Ó S Z^é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE Piu" SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, N0!«
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. XC.
Iwb'Sinn/Oirvt ^olL^,
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCL Vili.
% -^"^ p. r
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
VEL
Continuazione e fine dell' articolo
Velletri.
\jlemenle Vili si portò a Velletri
ai 20 febbraio i5g6 accompagnalo da
3 cardinali, cioè due suoi nipoti e il car-
dinal di Serraoneta, e vi giunse a ore
22. Fu ricevuto da' priori con nume-
roso seguito di nobili a porta Napolita-
na, percbè veniva da Cisterna; gli pre-
sentarono le chiavi, e complimentaro-
no a nome di tutta la popolazione, es-
sendosi armata tutta la milizia urbana.
Fu ricevuto quindi e con gran magni-
ficenza alloggiato dal cardinal Gesualdo.
Nel d'i scguente,dopo aver celebrato mes-
sa nella cattedrale, partì alla volta di
Roma. Il p. Gatlico, De Itineribus Rom.
Pon/., descrive con particolarità la visita
di Clemente Vili a Velletri, l'incontro
di 2 oc militi veliterni e del cardinal Ge-
sualdo co' cittadini veliterni 2000 passi
dalla città, il popolo tenendo rami d'o-
livo in mano e acclamandolo. Alla porta
tutta ornata si Irovò il capitolo e il cle-
ro, e l'accompagno alla cattedrale. Sul-
VEL
l'ingresso lo ricevè il cardinale in cappa
violacea, dandogli a baciare la Croce, e
dopo averlo 3 volte incensato, gli pre-
sentò l'aspersorio. Allora i cantori co-
minciarono il Te Dennt , terminato il
quale dal cardinale si disse il ^. Prote-
ctor Noster etc, e l' orazione Deus o-
mniunifideliimi Pastor etc. La cena lau-
tissima ebbe luogo nell'aula magna, il
Papa sedendo in mensa separata. Nella
seguente mattina al fine della messa, dal-
l'altare maggiore benedisse il popolo; il
quale altare nel dì precedente avea con-
sagrato il cardinal Gesualdo, colle reli-
quie de' ss. Clemente I, Ponziano e Eleu-
terio. Narra il can. Rauco. Nel principio
del pontificato di Clemente Vili si riunì
un numero considerevole di banditi e
di uomini facinorosi, capo de' quali era
Marco di Sciarra, la masnada compo*
neudosi di 600 e più uomini. Uccide-
vano, saccheggiavano, rubavano e com-
mettevano ogni sorla di scelleratezze. In-
festavano piucchè mai le proviociedi Ma-
rittima e Campagna, e non era libera
alcuna terra, onde avcaoo iacusso in lui-
4 * V E L
li un gran timore. Il Papa mandò contro
questa gente il geneiai suo nipote Gio.
Francesco Aldobiandini, il quale volle
seco una compagnia della milizia urbana
di Velletri comandala dal capitano Ot-
tavio Catelini. Furono inseguili i ban-
diti fin presso il regno di Napoli in un
luogo chiamalo Castro; ove giunti i ve-
literni fecero istanza d'avere la vaneuar-
dia per con)batterli. Si venne all'armi;
de' banditi furono uccisi molli, alcuni
presi e altri dispersi ; in maniera che mai
più si riunirono. Aggiunge il Borgia che
ottenuta da'veliterni l'antiguardia per
combattere, visto il luogo ove s'erano
fortificati i banditi, i velilerni presero
posto fra gli alberi e sassi, combatterono
■valorosamente e ne uccisero quantità, e
gli altri si posero in fuga. Questa disfat-
ta de' banditi, che infestavano la Cam-
pagna di Roma, si vede annoverata fra
l'altre imprese del general Aldobrandini
nella memoria postagli dal senato roma-
no nella chiesa d'Araceli, ivi leggendosi :
Lalrociìiiis paiicas intra dies Lalio loto
depulsis. L'iscrizione posta sull'arco del-
la cappella di s. Francesco Solano, la ri-
porta il p. Casimiro da R.oma nelle Mc'
morie della chiesa, d' Araceli. Il Borgia
loda il Catelini pel suo valore mostrato
in quella fazione, e dice inoltre. Per prov-
veder poi che nell'avvenire non avessero
più a ingrossarsi i fuorusciti e banditi
nella Campagna di Koma, il cardinal
Pietro Aldobrandini soprintendente del-
lo stato, die la cura di perseguitarli al
colonnello Minio Torni d'Ascoli colla sua
compagnia di i oc archibugieri a caval-
lo, e questi nel 1^98 fermò la sua resi-
denza in Velletri, deputando il veliterno
Fabrizio Gallinelli a suo alfiere colon-
Delio. Molti altri cittadini velilerni fio-
rirono nel secolo XVI nell'armi e nelle
lettere. Fra' militari che presero stipen-
dio sotto vari principi meritano ricordo
Alcide Santirecchia tenente colonnello
morto presso Slrigonia, Fulvio ZatFa-
raui che peli.°su quelle mura piaulò lo
V E L
stendardo cristiano,, ed Orazio Ciiiaco
capitano contro gli ugonotti di Francia.
Fra le persone letterate fiorirono princì-
palinenle Curzio Petrucci udilordi Pujta
in Firenze, conservatore di Roma e luo-
gotenente del legato delhi Marca. Do-
menico Gallinelli primario avvocato in
Roma. Tiburzio Baccari uditore del le-
gato dell'Umbria e del Patrimonio, e
uditore generale del duca di Parcna e
Piacenza. Filandro Coluzzi professore di
filosofia neir università romana, [)rolo-
medico di tutto lo stalo ecclesiastico, ed
autore d' opere dotle. Io devo limitarmi
a ricordare i velilerni illustri riferiti dal
Bauco, poiché il registro di tutti può ve-
dersi nell'opere degli arcivescovi Theuli
e Borgia, e nel Ricchi. Morto a'i4 feb-
braio i6o3 il cardinal Gesualdo, a' 19
gli successe il decano cardinal Tolomeo
Galli denominato il cardinal di Como
sua patria, che nel n)aggio recandosi in
Velletri, tra le altre cose ordinò doversi
ad ogni modo ultimare la fabbrica del
palazzo pubblico. Nel i6o5 facendosi
diligenza nel piano diFaggiola nel luogo
appellato Uolubro, benché 3 miglia lungi
da Velletri, per condottare l'acqua viva
in città, Paolo V permise al comune di
spendervi qualunque somma, e ne die
la soprinlendeuza al cardinal Oltavio
Bandiui. In detto anno compita buona
parte del palazzo, in ottobre vi si leone
il i,° consiglio. A' 3 febbraio 1607 per
decesso del cardinal Galli, a' io gli fu
sostituito il cardinal Domenico Pinelli
decano ; morto il quale a' 9 agosto 1 6 1 i ,
secondo l'Ughelli agii 1 1, al diredi Bau-
co a' 16, o ujeglioa'27 come scrive Co-
leti, citando gli atti concistoriali, dello
stesso agosto, assunse il governo spiritua-
le e temporale il decano cardinal Fran-
cesco di Gioiosa, e ne prese possesso ai
2 5 pel suo procuratore; poco dopo re-
candovisi di persona, venne accolto con
grandi dimostrazioni d' alTetto e osse-
quio. Chiamato in Francia da Etnico
IVj lasciò raccomaudalo il goveiuo di
VE L
Vellelri al cardinal Scipione Borghese
ni[)ote di Paolo V. Il celebre archiletlo
Giovanni Fontana ultimò la condottura
deUacque, con riunire 3 sorgenti d'ac-
<|ua viva da Faggiola, Velrice e Pelro-
ne; e per erigere le fontane facendo d'uo-
po dilatare le piazze e allargare le strade,
Paolo V che avea molto a cuore l'ornato
e il comodo della città, vi spedì nell'ot-
tobre 1612 il cardinal Ottavio Baiulini,
e fu risoluto d'ampliare due piazze, la
superiore delta del Trivio, e l'inferiore
appellata del Piano. Furono aperte an-
cora due strade, quella che porta al pa-
lazzo pubblico fu nominala Gioiosa, in
onore del cardinal vescovo governatore,
e quella che dalla via Metabo conduce
alla piazza superiore, dal cognome di
Paolo V fu detta Borghese. Ingrandite
le piazze furono ordinate belle funti di
travertino, come fu eziandio eseguito nel-
la piazza del Comune. In altre piazze
furono costruite altre fontane, per beve-
ratoi delle bestie, e co'ritorni dell'acque
lavatoi. Tutta la grande opera della con-
dottura dell' acque finalmente fu com-
pila e costò 100,000 scudi d'oro alla
città, onde ne fu posta memoria marmo-
rea nel palazzo pubblico. In questo tem-
po llorì Ira' veliterni il servo di Dio
fr. Clemente Calcagni sacerdote cappuc-
cino, e Paolo V fece vescovo di t^ossom-
brorie il nobile Lorenzo Laudi canonico
della cattedrale. Sempre intento Paolo
V all'abbellimento della città, nel 161 3
ordinò che chiunque volesse fabbricare
in ornamento della medesima, potesse
costringere il vicino a vendergli la pro-
pria abitazione, purché non eccedesse il
Valore di 5oo scudi, e il compratore pa-
gasse io più l'8 per 100, il che tuttora
è in vigore. Morto in Avignone il Car-
dinal Gioiosa a' 23 0 a' 27 agoslo i6i5,
gli successe il decano cardinale Antonio
M.'^ Gallo: a'g settembre fece prendere
possesso, non seujbrando vero che dive-
nisse vescovo a' 16, come registrò 1' U-
gheilì. lu vece di uomioure 11 solito luo-
V E L 5
gotenenle, deputò in pro-governatore e
sopì intendente di V^elletri il prelato Luigi
suo nipote e poi vescovo d'Ancona, ed
in vicario Antonio Panoli arciprete della
cattetlrale. Ottenne da Paolo V la con-
ferma delle l'acùltà godute da' predeces-
sori sulla giurisdizione temporale. Morto
a' 3o marzo 1620, a' 6 aprile gli fu so-
stituito il decano cardinal Anton M.'
Sauli, che pel suo uditore a' io prese
possesso. Fini i suoi giorni a' 24 agosto
1 623, ed a' I 3 ottobre gli successe il de-
cano Francesco M.^ Bourbon del Monte,
prendendo possesso per procuratore. La
città per dimostrare il suo inalterabile
attaccamento alla s. Sede, mentre que-
sta teneva in deposito la Valtellina, of-
frì a Urbano Vili i5,ooo scudi e si ob-
bligò alle spese degli utensili di due com-
pagnie di corazze. Il Papa ne conservò
grata memoria in tutto il suo lungo poa-
tillcato, in ogni occasione favorendo i
veliterni. In questa spedizione della Val-
tellina e sue guerre era maestro di cam-
po il marchese Giuseppe Ginnetti veli-
temo, e commissario apostolico il fratello
cav. Giovanni. Morto il cardinal del Mon-
te a' 1 7 agosto 1 626,a'7 settembre gli suc-
cesse il suddetto cardinal Ottavio Ban-
dini, che elesse a pro governatore il suo
congiunto prelato Ascanio Malici, o Maf-
fei come scrive Borgia, e vi continuò fin-
ché visse il cardinale. In detto anno Ur-
bano Vili creò cardinale il celebre Mar-
zio Gineltio GlnntUì {^F'.) vclilerno, cou
gran giubilo della patria, che gli donò
6000 scudi. liicoooscenti i veliterni a
Urbano Vili per altri benefizi, gli eres-
sero nel 1637 nella piazza Maggiore det-
ta del Trivio, una statua di brouzo, mo-
dellala dal celebre cav. Bernino, assiso
in cattedra e vestito in abiti pontificali
in atto di benedire il popolo, colla spesa
di 12,000 scudi, poiché molto costò il
trasporto. L' iscrizione posta nella base
di marmo si legge nel Borgia e nel Banco.
Questa tnaestosa e magnifica opera, nel
1 7(j8 fadistrutlu dalla forseoQata rabbia
6 VEL
repubblicana. Nella citata biografia dei
cardinal G inetti, erroneamente dissi col
Renazzi, Notizie de Maggiordomi, p.
122, ch'egli avea eretto la statua, e qui
ne fo emenda. Morto il vescovo di Fos-
sombrone, Urbano Vili gli surrogò il
fratello Benedetto Laudi pur velilerno,
il quale nel 1682 rinunziò la sede al ni-
pote Gio. Battista Landi. Concittadini il-
lustri contemporanei furono ilconleGiu-
seppe Bassi autore di scientifiche pro-
duzioni e delia descrizione di Velletrì,
Lodovico Prosperi poeta, e Gio. Battista
Rossi filosofo. JVel libro intitolalo, Del-
le donne illustri italiane dal XIII al
XIX secolo, stampato in Roma verso il
1 855 co' tipi Pallotta, a p. 3 1 6 leggo la
biografia dell' encomiato veliterno Ba-
silio Magni e da lui tratta dalla biblio-
teca Corsinìana di Roma, della suddetta
Virginia Vezzi natain Velletri nel i6oo,
la quale esercitando con lode la pittura,
la miniatura e l'intaglio, per la dolcezza
dell'indole e la vivacità dell' ingegno, di
queste doti e di sua bellezza invaghitosi
Simone Vovet valente pittore francese,
nel j 626 la sposò in Roma. Nel seguente
anno richiamato Vovet in Francia da
Luigi XIII col titolo di suo primario pit-
tore, Virginia co' propri genitori seguì il
consorte, il quale è chiamato il Raffaello
della Francia. Dimorò i 1 anni in Fran-
cia stimata da tutti e specialmente dal
re, alla presenza del quale Virginia so-
leva dipingere. Ella passò di questa vita
nel i638 lasciando a consolazione dello
sposo l'immagine di se in 4 figli, due
maschi e due femmine. Le sembianze
della pittrice veliterna l'avea incise a bu-
lino il rinomato francese Melian, e si ri-
peterono in una medaglia con quelle del
marito nel rovescio. Le pitture di Vir-
ginia non giunsero a noi, ma quanti scris
sero di belle arti italiani e francesi ne
fecero onorata menzione. Il i." agosto
1 629 cessò di vivere il cardinal Bandini,
ed il cardinal Giovanni Battista Deli che
gli successe a'3 settembre, dedito all'ozio
VEL
e alle ricreazioni, fu ventura che tosto
scese nella tomba a'i3 luglio i63o di
anni 54- A' 3o subentrò al duplice re-
gime di Velletri il cardinal Domenico
Ginnasi, già da prelato vice-legato di Ma-
rittima e Campagna, pel quale prese pos-
sesso il congiunto Francesco (ninnasi e
restò in Velletri per pro-governatore. Sot-
to questo porporato e pel provvido suo
governo furono estinti tutti i debili co-
munali, ed eretto il monte dell'abbon-
danza, onde gli fu decretata un'onorevo-
le memoria marmorea nel pubblico pa-
lazzo. A'i2 marzo 1639 passalo all'altra
vita il cardinal Ginnasi, a' 29 occupò il
suo luogo il cardinale Emanuele Pio di
Savoia; morendo ili. "luglio 164 « il car-
dinal Pio di Savoia, nello slesso giorno
come vuole Ughelli o nel decorso del me-
se come scrive Banco, gli successe il car-
dinal Marcello Lanle, che recatosi nel
maggio del seguente anno in Velletri,
lodò il consiglio delle querele solito farsi
dal magistrato ogni mese, nel quale a're-
clami de' cittadini amministravasi som-
maria giustizia. Urbano Vili non potè
indurre a far accettare l'arcivescovato di
Cosenza al prelato Girolamo Lanuvi no-
bile veliterno, decano della segnatura di
grazia ecommendatore di s. Spirito. Fra*
contemporanei illustri si legge nell' Al-
bum di Roma, t. 24, p. 5o, l'articolo :
Marcantonio e Ndzzario Bassi da /^eZ-
/e^r/. E scritto dal sullodalo veliterno Ba-
silio Magni, il quale dà erudita e critica
contezza di due produzioni de'medesimi,
non mancanti d'ingegno edi dotlrina.Es»
si furono fratelli. Marcantonio compose
la morale commedia: L'Amor Fido,
Nazzario scrisse la tragedia sagra: I gra-
vi tormenti di N. S. Gesù Cristo nella
sua Passione. Ambedue il d."^ Nazzario
fece stampare in Velletri nel 1689 da Al-
fonso dell'Isola, e dedicò al concittadino
d."^ Teocrito Micheletli cav. di Cristo, con-
giunto al capitano Giuseppe Micheletli,
pur veliterno, che neh 643 combatten-
do per Urbano Vili contro il duca di Parr
VEL
ma a Ponte Lagoscuro, ebbe gran paile
nella vittoria. Di questi fratelli Bassi non
ne parlarono Borgia e Kiccbi; ed ilTheu-
li soltanto fece cenno di JNazzario dotto-
re in legge e protonolario apostolico, e
lo dice poeta di buon talento, ricordan-
do il memorato suo componimento. Nel- ,
la detta guerra , il Papa nel 1 64^ levò da
Vellelri 4 compagnie, 2 di fanti e 2 di ca-
valleria, condotte da Cesare Filippi ca-
pitano di lunga esperienza, e se uè servi
per la custodia di Roma ; da dove poi
partirono per unirsi all'esercito pontifì-
cio nella provincia del Patrimonio, e die-
dero gran saggio di valor militare, di-
stinguendosi ancbe Leonardo Coluzzi ca-
pitano velilerno. Proseguendo la guerra,
nel 1643 Velletri generosamente offri a
Urbano Vili una compagnia dii 00 bra-
vi cittadini sotto il comaudo di Girola-
mo Toruzzi cav. di Malta, supplendo a
tutte le spese per essa; anche il Banco
lodando il capitan Micbeletti che contri-
buì all'accennata vittoria col suo valore.
In tutto il corso della guerra circa 1000
veliterni militarono, oltre gli ufficiali e
fra'quali si distinse il marchese Giusep-
pe Ginnetti sargenle maggiore generale
di s. Chiesa. Urbano Vili nel 1629 con-
cesse di potersi celebrare messa nella cap-
pella del ss. Crocefisso eretta dalla pietà
di Giulio Cesare Magno veliterno nelle
carceri del palazzo pubblico per comodo
di tutti i prigioni, pagando egli stesso le
limosine per le messe, onde nella cap-
pella vi fu posta un'iscrizione riferita dal
Theuli, e tuttora esistente. Il Ricchi tra
gl'illustri veliterniriporta un Erasmo Ma-
gno colonnello valoroso, che descrisse i
Viaggi d' Ungheria, e le quindici na-
vigazioni in varie parli dell' Universo,
da lui fatti, onde disse di lui: In pace
togam, in bello arma ferehal. Fino dal
i4oo un Pompeo Magni figura nel li-
bro de'consigli. Questo cognome si scrìs-
se in latino Magnus eMagnius, ma deve
leggersi in italiano Magni, in fatti era
priore del 1." bimestre del i5c)7 Anto-
VEL 7
niiis Magnius, da cui discese 11 lodato
Giulio Cesare benemerito de' carcerati.
Esiste la detta cappella e l'antiche car-
ceri, ma colla notabilissima differenza,
che da quell'epoca fino al i832 erano
state più che sufficienti, essendo servite
soltanto per la città e quale giurisdizìo*
ne privativa del cardinal decano. Ma dac-
ché Velletri io detto anno divenne capo-
luogo di legazione, e perciò le carceri do-
vendo servire per tutta la provincia, riu-
scirono, per naturale conseguenza,angu-
slissimee tristissime per la salute umana.
In sostanza sono i sotterranei del palaz-
10 comunale, ed alcuno che le vide, le
qualificò tombe de' viventi. Di queste
prigioni governative, narra il Theuli,
che al suo tempo esistevano nel mede-
simo palazzo comunale e sotto la curia
criminale le prigioni pubbliche e segrete
della città colla ricordata cappella. La
compassione verso i carcerati commosse
pure il più volte nominato veliterno Ba-
silio Magni, discendente di Giulio Ce-
sare Magni, che di recente ne fu viva-
mente compreso, per amore altresì del
patrio decoro, e siccome giureconsulto
professante la criminale difesa in Roma,
e di lui leggo l'eloquente, erudito e gra-
ve ragionamento letto nella pontificia
accademia Tiberina, indi pubblicato nei
n. 18 e 19 deli' Imparziale Fiorentino
del iBoy intitolato: Le Carceri. Dopo
avere ragionalo dell'utilità pubblica, se
i governanti si valessero sempre della sa-
pienza de' dotti, i quali debbonsi avere
in grande onoranza, passa a dichiai'are
con Ulpiano: il carcere è fatto per rite-
nere non per punire i rei finche sieno
giudicati. Perciò riprova le antiche orri-
bili prigioni, e loda quanto nel cristia-
nesimo fu ordinato a loro vantaggio, seb-
bene il carcere per quanto bello e spa-
zioso sia di sua natura contiene una pena,
cioè la privazione della libertà, più pre-
ziosa dell'oro, anzi inestimabile, pel com-
plesso eziandio delle conseguenze. Ma
CIÒ eh' è più doloroso, ti il uou di iddo
8 VEL
trovarsi in tale ioftìlice condizione anche
degl'innocenti, i quali usciti di prigione
ricordano per tutta la vita il durato pa-
timento, per aver perduto il prezioso te-
soro della salute. Riconosce giustissima
la punizione de' delitti, ma stima cosa
conveiiientissima la divisione del carcere
degli accusati e de'convinti, de' giova-
netti e degli adulti; ed insieme rileva i
disagi derivanti dal vivere unitamente
condensati, la pestilenza dell'aria, il tor-
mento degl'insetti, il danno della sanità,
non che i funesti risultati provenienti
dall'ozio, il quale con Aristotile lo defi-
nisce: Morte dell'uomo; poiché vivere
è operare. Invece loda il propagalo si-
stema penitenziario, e quello cellulare.
Infiammato d'alletto patrio e deploran-
do r infelice condizione delle carceri ve-
lilerne, mentre celebra la sontuosità del
palazzo pubblico, ove si tengono musi-
cali accademie, s'imbandiscono splen-
didi convili, si accoglie l'estremo della
pubblica allegrezza ; vi dimora il magi-
strato, abita il cardinal vescovo legalo,
ed alloggia in varie circostanze il Sommo
Pontefice, e qualunque altro sovrano di
passaggio per la città. Fero osserva cou
pena, per contrapposto di tanta letizia,
giacete nell'estremo sotterraneo del me-
desimo palazzo i caixerati che sospirano
e gemono nel dolore. E quel eh' è peg-
gio, tali prigioni sono quali pateticamen-
te descrive. Le chiama spaventose, an?
gusle, d'aria spiacente, con pareti umi-
diccie; ed ivi stipati poveri e benestaa<
ti, civili e plebei, giovani e attempati,
traendo giorni calamitosi, Peggiore è poi
la condizione di quei più miseri giacenti
nelle segrete, dicendolo luogo pestifero,
profonda, oscuro, se non che dall' allo
per un pertugio scende vm languido rag-
gio di luce, che appena imbianca gli a«
spelli tinti di mortale pallore. A porre
rimedio a siffatta piaga aperta nel seno
di sua patria, il velilerno Magni, per l'u-
tiliià de'cìlladini e la dignità del comu-
ne, liepe per ferino, che se i'olUmo ma-
VE L
gistrato manifesta al Sovrano Pontefice
la necessità in cui trovasi Velletri dopo-
ché divenne capo di provincia, e perciò
le sue ristrette carceri devono accogliere
tutti i delinquenti della medesima, on-
de il provvido pontificio governo in-
.nalzi comodo e proporzionato carcere,
ne sarebbe sicuramente esaudito ; bea
conoscendo che al supremo Capo della
Chiesa, più degli altri principi, è a cuore
colla temporale felicità de'sudditi, l'eter-
na loro salute. » Per la qual cosa, o pa-
dri eletti al veliterno magistrato, se vi
scalda il petto di verace amore dì pa*
tria, se vi punge vaghezza di belle im-
prese, se vi è caro il bene della città,
provvedete innanzi a tutto agi' infelici
cittadini che colle spose e co' figli pian-
genti vi richieggono di soccorso. Togliete
da essi lo squallore che li ricopre, il buio
che gli accieca, la fame che li consuma.
Basta la vostra voce a levarli d'ogni mi-
seria ; perocché il Sommo Gerarca traen-
do esempio da Innocen;'.o X e da Cle-
mente XI, il i.° de' quali fondò in Uoma
un nuovo carcere alla custodia più si-
cura e mite de' rei, l'altro una casa di
correzione in s. Michele, accoglierà be-
nignamente i vostri voli, e si dorrà di
non avere in prima conosciuto il danno
afliae di ristorarlo. Così adoperando, voi
darete generosa prova di somma bene-
volenza a tutti quanti i cittadini, e la-
scerete a' posteri, che vi benediranno,
memoria gratissima, ed io sarò contento
d'aver mosso a commiserazione i cuori
vostri, e levala francamente la voce per
la causa dell' umanità ". B.ipiglio il filo
di questi cenni storici. Il vescovo gover-
natore cardinal Lanle essendo nonage-
nario, vedendo di non poter da se adem-
pire il duplice regime, cou raro esempio
rinunziò il governo temporale. Innocen-
zo X l'allldò a Francesco Castagnacci,
ma avendo desialo non poche querele
nel popolo, gli sostituì Fulvio Petrozzi,
Morto il cardinale a'29 aprile i 652, gli
successe il cardinal Giulio Roma,che ^ve-
VEL
se possesso del vescovato e del governo
u'iu maggio, il quale per la carestia lo*
sto contribuì 10,000 scudi per acquisto
di grani, ed il pubblico nel suo palazzo
pose memoria di gratitudine. Ma nell'i-
slesso anno lo rapi la morte a' 16 set-
tembre, Subentiò a' aS il cardinal Carlo
de Medici. Intanto Alessandro VII di-
cliiarò arcivescovo di Mira in partibus,
suiFraganeo patriarcale e vicai io aposto*
lieo di Costantinopoli, fr. Bonaventura
Theuli oTevoli minore conventuale piis-
simo e assai versato nelle lettere; ono-
rato anche del pallio partì per la sua re-
sidenza di Pera, Fra le sue opere ricor-
derò, oltre il Teatro hisloricq di Felle Irì,
di cui mi giovai, ['Apparato Minorilico
della provincia di Roma, Velletri per
Callo Bilancìoni 1648. La patria, di cui
fu benemerito, ne fece scolpire l'elogio
in una gran lapide nel palazzo pubblico.
Keli7i4ne pubblicò la vita Pietro An-
tonio Teocrito Borgia. La terribile Pe-
flilenza di Roma del 1 656, da essa e da
Nettuno penetrò in Velletri, e dall' 1 i lu-
glio sino a' 3 maggio 1657 vi rapì 2716
vittime. Lieta la città per la sua libera-
zione ne rese grazie a Dio, e con portare
in solenne processione l'immagine del-
l'Immacolata Concezione, con voto di ce-
lebrarne ogni anno solennemente la fe-
sta. 11 cardinal de Medici mai si recò n
Velletri, non di meno è lodato per pia
generosità e indefessa vigilanza, anco pei*
aver stabilito il pubblico archivio nel pa-
lazzo del comune, dove furono raccolti
tutti gli atti notarili; morì a' 19 giugno
1666, ed a' 17 settembre gli successe il
cardinal Francesco Barberini seniore, ni-
pote d' Urbano Vili, die per lo scarso
raccolto de'grani del 167 3 ne fece venire
in gran copia da Livorno. Nel 1675 fu
fatta una nuova riforma sull'eiezione
de' magistrati, che per un biennio avve-
nire si ridussero a minor numero, per
le diminuite famìglie nobili perite nella
peste. I 4 priori trimestrali furono ri-
dotti u 3} ed il consiglio maggiore a soli
VEL 9
60, i5 de' quali doveano formare il con-
siglio minore semestrale. Innocenzo X[
nel 1677 fece vescovo di Ferentino Gio.
Carlo Anlonelli seniore nobile veliteino,
arciprete e poi canonico teologale della
cattedrale. Pubblicò lodate opere, fra
le quali: De regimine Ecclesiae Episco-
polis. De tempore legali. De loco lega-
li. De /uri bus et oneribus clericorum.
Di questo dotto se ne legge l'elogio mar-
moreo nel palazzo pubblico. A' i o dicem-
bre 1679 cessò di vivere il cardinal Bar-
berini assai com pianto come giusto e pi'u-
dente, profuso co' poveri e magnifico
nell'opere, di che è memoria nel detto
palazzo, A' 1 4 gennaio 1 680 divenne ve-
scovo e governatore il cardinal Cesara
Facchinetti. Nel seguente anno Innocen-
zo XI rallegrò i veliterni colla promo-
zione alla porpora del concittadino car-
dinal Gio. Francesco Ginelti o Ginnet-
ti (^f^^), che per debolezza vana chiaman-
dosi romano, indusse diversi scrittori a
crederlo tale; ma Bauco pubblicò la fede
di nascita e di battesimo ch'ebbe in s.
Maria in Trivio di Velletri : egli da fan-
ciullo fu educato in Roma, ove la sua
famiglia per la lunga dimora fattavi £0
ascritta alle patrizie. Finì i suoi giorni
il cardinale Facchinetti a'3o gennaio
i683,ed a'i5 febljiaiogli successe il car-
dinal JNicola Ludovisi, che non mancò
di recarsi spesso in Velletri e di mostrar-
si zelante del pubblico bene. Morì a' 9
agosto 1687, e pochi giorni dopo Inno-
cenzo XI commise il governo di Velle-
tri con amplissimo breve al decano car«
dinal Alderano Cibo, finché la chiesa non
fosse stala provvista dèi pastore, e ne fece
prendere possesso a' 17. Nel concistoro
de' 10 novembre egli stesso ne fu preco-
nizzalo vescovo, indi morendo a 2. 01, lu-
glio 1700. Gli successe a' 22 dicembre
il cardinal Emanuele Teodoro o Teodo-
sio de la Tour di Buglione, Nella guerra
per la successione di Spagna, Clemente
XI re<tò neutrale, a ninno de' pretenden-
ti Fdippo V e Carlo ili concedendo l'iU'
IO VEL
vestitura del regno delle due Sicilie.Fra'
baroni romnni il duca Caetani seguì il
Urìilito di Carlo III, ossia dell'arciduca
d'Austria e poi iuiperalore Carlo VI, e
perciò fu a parie della rivoluzione fatta
in Napoli a suo favore nel 1702. Allora
il Papa spogliò il Caetani de' suoi stali,
ed a' 4 giiig<io ordinò che 180 soldati
\eliterni si portassero a presidiare il for-
te di Sermonela già caduto in suo po-
tere, e che lo ritenessero a disposizione
della s. Sede. Nell'islesso 1702 Cleaien-
le XI inviò nel Lazio e Campagna Ro-
mana il couiniissiirio mg"^ Falconieri per
liberarle dagli assassini che le desolava-
no, e vi riuscì prontamente. Spaventosi
terremoti sentironsi nel 170^ in Velie-
tri, per consenso di que'che rovinarono
e desolarono Norcia e suo contado a' i4
gennaio, Aquila e sua provincia a' 2 feb
Jjraio. Clemente XI nel 1709 dichiarò
vescovo d Urbania e s. Angelo in Vado,
Antonio Antonelli canonico penitenziere
e decano della cattedrale; altro illustre ve-
Jiterno contemporaneo fu Giuseppe Pro-
speri insigne letterato, autore della D/y-
serlatio liistorica Icgalis de Regimine
civitatìs Feliternac: ma il Ranghiasci
nella Bibliografia dello Slato pontificio
)a dice stampata in Roma nel 161 5. Le
Provincie di Marittima e Campagna nel
1 7 1 3 patirono strage nelle bestie bovine,
e bufaline, per male contagioso. Termi-
nò i suoi giorni il cardinal di Buglione
8*4 marzo 17 i5, ed a' 16 gli successe il
cardinal Nicola Acciajoli, il quale morì
a' 23 febbraio 1719. A' 27 marzo il car-
dinal Orsini arcivescovo di Benevento e
poi Benedetto XI il, scrisse a Clemente
XI, che senza esaminare i suoi diritti ai
vescovati e governi annessi d'Ojtia e Vel-
lelri, colla dignità di decano, al quale
spellavano per anzianità, li conferisse al
cardinal Fulvio Aslalli,e il Papa l'eseguì
8*27 aprile. Perla peste di Marsiglia del
j 720, trovandosi Velletri vicino alla ma-
rina, prese precauzioni e fece murare la
porla di s. Lucia, qod che guardare l'ul-
VEL
tre due. Nel seguente anno per la pre-
cedente siccità Velletri penuriò d'acqua,
ed a'i4 gennaio perde il pastore e pre-
side cardinal Astalli, cui successe a' 3
marzo il cardinal Sebastiano Antonio Ta-
nara. Ora conviene fare onorevole men-
zione del nobile veliterno Alessandro Bor-
gia di grande erudizione e dottrina, suc-
cessivamente prudente e zelante vescovo
di Nocera, nominato legato apostolico
della Cina, e in vece promosso all'arci-
vescovato di Fermo. Scrisse diverse o-
pere. Indulto sopra il precetto d'aste-
nersi dall'opere servili in alcune feste.
Omelie e Pastorali. Della cristiana e-
ducazione: Del regno di Maria, Vita
di s. Geraldo vescovo e protettore di
Velletri, Vita di Benedetto XIll in la-
tino. Storia della chiesa e città di Vel'
tetri, di cui mi sono profittato. Per mor-
te del cardinal Tanara, avvenuta a' 5
miggio 1724, subentrò non nello stesso
mese, ma a' 12 giugno, il cardinal Fran-
cesco del Giudice, nel seguente anno ces-
sando di vivere a' IO ottobre. In questo,
secondo Banco, ma veramente pel con-
cistoro de' 19 novembre, succeduto il car-
dinal Fabrizio Paolucci, presto finì di
vivere a'12 o 19 (o li come leggo nelle
Notizie di Roma) giugno 1726. il i ."
luglio fu vescovo e preside il cardinal
Francesco Barberini giuniore, nel cui pa-
lazzo episcopale pernottò Benedetto XI II
a' 27 marzo 1727, tornando da Bene-
vento. Nella mattina seguente ammi-
se al bacio del piede i priori della città,
che gli offrirono in dono un bel reli-
quiario d'argento colle reliquie del ri-
cordato s. Gei'aldo ; visitò la cattedrale
e quindi partì per Roma. Così il Banco.
Ma la relazione del viaggio inserita nel
n." i534 del Diario di Roma del 1727
riferisce le seguenti particolarità. Prove-
niente da Cisterna, nella sera di martedì
giunse a Velletri incontrato fuori della
porla dal popolo in gran numero, e rice-
vuto nella chiesa della Madonna dell'Or-
lo degli agostiniani dal cardinal Barberi-
VEL
ni, e da'cai'dinali Aiiuibale Albani e Ler-
cari, co'quali si recò al duomo, ove l'os-
sec|iiiò il suniaganeo de Paolis, e il ca-
pilolo in cotta e rocchetto, restando a
pernottale nell'episcopio, ed il suo se-
guito nel palazzo del principe Ginnetti (ti-
tolo conferitogli nel precedente anno da
Benedetto XIII; ed aggiungo, che errò
Novaes nella SLoria di Benedetto XIII,
col dire ch'egli avea pernottalo nel pa-
lazzo Ginnetti), tutti trattali splendida-
mente dal medesimo cardinal Barberini,
Kella seguente mattina il Papa calò ad
ascoltar la messa per tempo, e poi co'
cardinali Barberini e Lercari visitò gl'in-
fermi nell'ospedale de'benfratellijec.Que-
sto Papa fece vescovo di Ferentino il ca-
nonico della cattedrale Fabrizio Borgia,
nella quale lo consagrò il sullodato fra-
tello Alessandro: di lui si baia Relazione
della traslazione del corpo di s. Geral-
f/o,Velletri I 7 i4'BenedettoXIIl nel 1729
volle tornare a visitare la sua amata chie-
sa di Benevento, partendo da Ruma a'28
marzo. Pernottò a Marino , indi la mal-
lina de'29 giunse a Vellelri a ore 1 9, pre-
se la cioccolata da'benfralelh e partì su-
bito per Cisterna, accompagnato dal duca
Caetani. JN'el ritorno, a'a giugno il Papa
lidi la messa nella chiesa di s. Marzio di
Castel Ginnetti. Presso Vellelri fu incou-
trato dal cardinal Lercari segretario di
stato, e proseguì con esso solo in carroz-
23 il viaggio per Genzano. Tutto leggo
nella relazione pubblicata co'n.i i8i6 e
1819 del Diario di Roma. Si guerreggia-
va dalla Spagna contro l'Austria pel re-
gno delle due Sicilie (f^.), e prevalendo
gli spagnuoli l'infante d. Carlo di Borbo-
ne conquistò l'isola nel 1784 e se ne co-
ronò re in Palermo, e tale venne acclama-
to in Napoli. Clemente XII rimase neii-
liale.. perchè gli domandava l'investitura
anche Carlo VI imperatore. Contro di
questi il re spedì in Lombardia i3,ooo
soldati, pel passaggio de' quali si prepa-
larono in Vellelri caserme con paglioni
e coperte. Non ostante , appena parlilo
VEL 11
dalla città il conte di Monlemar genera-
lissimo colla sua divisione, giunse l'ii
gennaio altro battaglione, e il colonnello
che lo comandava non volle alloggiare
nelle caserme, e ostinatamente ordinò a'
soldati che si portassero nelle case de'cit-
tadini. Mancando al magistrato il tempo
di provvedere, restarono le porte dell'a-
bitazioni aperte (luche durò il passaggio
degli spagnuoli, questi esigendo insolen-
temente d'esser serviti e di avere vetto-
vaglie. Le donne furono rispettate, e tran-
ne piccoli furti , altro non avvenne. Pe--
rò l'ordine stravagante, che i cittadini do-
vessero essere responsabili delle diserzio-
ni , cagionò non pochi guai, l'acificali i
belligeranti, 4 reggimenti di cavalleria
spagnuola recandosi a Napoli, producase-
lo disastro gravissimo a Vellelri. Narrai
nel voi. LXV, p. 270, il tumulto susci-
lato in Roma a'aS marzo 1736 nel bas-
so popolo, massime di Trastevere, pel se-
greto e forzoso ingaggio che facevano gli
spagnuoli di soldati. Intanto lai. "colonna
di detta cavallerìa a'i3 aprile giunse a
Valmont(jne, donde a'20 si recarono in
Vellelri due ufiìziali per vedere i semina-
ti d'orzo e di biade, a fine di servirsene di
erba alla purga de'cavalli. Il popolo mon-
tò in furia e si sollevò , indi sul far del
giorno de' 22 aprile erano in armi circa
3ooo cittadini, né riuscì a' priori e pri-
marie persone di pacificarli. I capi insorti
occuparono le porte della città, e la ple-
be furibonda di prepotenza da per tutto
s impadronì d'anni e di munizioni. A'23
sparsasi falsa voce che gli spaglinoli avan-
zavano verso Vellelri, subilo suonaionsi
le campane del palazzo pubblico e della
torre del Trivio, per chiamar all' armi,
L'armamento fu sollecito e numeroso, on-
de partire per Valmonlotie contro gli spa-
gnuoli, tra' pianti e le strida delle donne
trepidanti. Si obbligarono i gentiluomini
ad armarsi, e si fortificò la città. Il magi-
strato di tutto fece consapevole il segreta--
rio di slato e il cardinal Bai berini, e «pie-i
sii a'25 porloisi in Vellelri sperando fre»
i-x V EL
rial- l'animo de'tiimultuanti. Pochissimo
ollenne, benché per disarmare il popolo
ailopeiò persino le lagrime, e nel dì se-
guente palli per Roma, lasciando la città
nel terrore, ed i pacifici veliterni che non
aveanopreso parte nella sollevazione, fra'
nemici interni ed esterni; poicliè teaievasi
che gì' insorti finissero col saccheggio, e
gli spagnuoii esacerbati con porre la città
a ferio e fuoco. Mentre in tal frangente
reputavasi ventura il salvare la vita e te-
nevasi certa la rovina di Velletri, si ri-
corse a'3 maggio con fede alla già espo-
sta e prodigiosa immagine della Madon-
na delle Grazie nella cattedrale, protet-
trice benefica de' veliterni. Vero portentol
Ad ore 23 i sollevati deposero l'armi, si-
no allora inesorabili a qualunque esorta-
zione, e poterono i cittadini senza oslaco-
lo partire dalla città, sapendosi imminen-
te la sua invasione. Il prodigio fu compie*
lo. Gli spagnuoii d'Orbetello e di Napoli
chiamati in aiuto, con promessa di sacco,
sapulo il disarmo, fecero alto a Piperno e
retrocessero. Allora il magistrato mandò
due ecclesiastici al generale spagnuolo iu
VaUnontone, per informarlo del disarmo
e invitarlo a venire con sicurezza a Velle-
tri, il che eseguì a'6 festa della Madonna
delle Grazie. Seguì lo spoglio di 1026 fu-
cili, l'arresto d'alcuni, la multa al comune
«18, 000 scudi, un 3." cioè della prelesa,
il saccheggio delle case de creduli princi-
pali rei, e la demolizione di quella d' uno
de'primari autori dell'insurrezione, con-
tro i quali fu pubblicata la taglia per a-
verli vivi o morti, oltre la mietitura delle
biade a'3 giugno. Narrai a suo luogo, che
inoltre gli spagnuoii dierono fuoco al Sa~
le e Saline (/^.) d'Ostia, e da Palestrina
preselo a foiza 3ooo scudi. Finalmente
u'i5 di tal mese accomodatele vertenze
fra il Papa e il re, senza che Clemente XII
cedesse alle esorbitanti pretensioni del
cardinal Acquaviva ministro di Spagna
{F-), il generale spagnuolo partì da Vel-
letri, con inesprimibile contento de'veli-
Iciui. Subealrarouo alla custodia di Vel'
VEL
letri le milizie papali, con molti birri, e per
interposizione del vescovo il Papa perdo-
nò a tutti, solo venendo multato di poco
un ricco facinoroso, i veliterni conoscen-
do scampata la loro patria dall' estremo
eccidio a intercessione della loro celeste
Patrona, celebrarono solennissima festa
di ringraziamento. Morto il cardinal Bar-
berini a'27 agosto ( 738 {io vado correg-
gendo le date del Banco colle Notizie di
Roma AeiìZiì rilevarle, altrimenti conver-
rebbe non di rado riferire gli anacroni-
smi , che sono un niente in confronto di
sue benemerenze), a'2 settembre gli suc-
cesse il cardinal Pietro Ottoboni, il qua-
le a'6 fece prendere possesso, e 1' i i no-
vembre eseguì il suo pubblico ingresso.
Poco visse, morendo a'28 febbraio 1 740
in tempo della Sede apostolica vacante,
che terminando a' 17 agosto coll'elezione
di Benedetto XIV, questi nel concistoro
de'2q preconizzò vescovo d'Ostia e Vel-
letri il decano cardinal Tommaso Ptulfo,
il quale fin dal precedente marzo ne avea
assunto il governo, al dire di Bauco. De-
stinò per suo uditore, come raccontai a'
suoi luoghi, Gio. Angelo Braschi poi glo-
rioso Pio VI. Il cardinale tosto pubblicò
un bando contro ogni sorte di delitti, con
pene proporzionate; e sotto il suo gover-
no s'innalzò la grandiosa fabbrica de'pub-
blici granai e dell'oliarla; non che si este-
se la giurisdizione territoriale della città,
coll'annessione alla mensa vescovile del-
l'abbazia di s. Bartolomeo del Peschio, la
quale come dissi apparteneva a quella di
Frascati. Nel 1743 morì io buon odore
di santità la veliterna e ven.suor Ange-
la Caterina Borgia monaca di s. Lucìa in
Selci di PiOina, onde si cominciarono i
processi apostolici per la beatificazione.
Ed ecomi a riparlare degl'infausti avve-
nimenti di Velletri, fra'napolispani e gli
austriaci, che decisero la sorte del regno
delle due Sicilie a favore della dinastia re-
gnante, accennati nel voi. LXV, p. 27 j e
articoli relativi, in uno all'edizioni dell'e-
legaulissima descriziuae latina, scritta da
VEL
un ufTlziale del i-e Cnrlo, Castruccio Bona-
mici, la quale per la i ." volta recata in ila-
liane dal (1/ Montanari fu pubblicata in
Lucca nel 1841 in 2 tomi e col titolo:
Delle cose operate presso didietri nel-
l'almo 1744^ della guerra Italica ec.La
guerra accesa nell' Italia tra la Spagna e
l'Austria pel possesso del reame delle ilue
Sicilie, pendeva da dubbia fortuna. Do-
po varie battaglie, celebre fu quella data
presso Camposanto sulle sponde del Pa-
naro; ambo le |)arli si vantarono d'essere
rimaste superiori. Rinforzati gli austriaci,
comiuciaroiioa incalzare vieppiù gli spa-
gnuolìjche ridotti in poco numero si riti-
rarono nel regnodi Napoli inseguiti dagli
austriaci comandati dal principe Lobko-
witz, il quale divisò di rivolgere le sue
marcie verso lloma, muovere a ribellio-
ne la provincia di Campagna, onde più
comodamente entrare nel regno. Penetra-
tasi dal re Carlo di Borbone questa delibe-
razione , diresse verso tale parte tulle le
sue forze, per assaltare il nemico invece
d' essere assaltalo, secondo i consigli del
conte Gages fiammingo, valoroso e peri-
to nell'arte militare. Pertanto, alzfilo il
campo da s. Germano, piegò alla volta
d'Arpino, passò a Veroli, sì attendò in A-
nagni, e poco dopo per 4 giorni si trasferì
aValmontone. Intanto il generale austria-
co della regina M.^ Teresa, figlia ed ere-
de di Carlo VI, fece allo a Monte Roton-
do, da dove si recò a Marino. Saputasi dal
re la vicinanza del nemico, non pensò più
di porre stanza a Frascati, ma ordinò l'oc-
cupazione di Velletri, non per stanziarvi,
ma solo per fare riposare i soldati. Lobko-
witz partito da Marino,coprì Nenii eGen-
zano confinanti col territorio veliterno. In-
di avvicinandosi alla città, il re vedendolo
lontano 4 miglia, formò in Velletri il suo
quartiere generale, alloggiando nel palaz-
zo Ginnetti, egli presentò battaglia. Lob-
liowilz mirando l'esercito napolispano, e
considerando le dìflicili e spesse valli, se-
minate di vigne, albereti, siepi e fossi, che
iatermeltevaosi fra il suo e l' esercito del
VEL i3
re , e che il suolo facevano rotto e dilìl-
coltoso ad esser corso dalla cavalleria, spa-
ventato dalla diflìcile impresa , avea sti-
mato bene di riutanersi , fissando Nemi
per centro del suo esercito; occupando
frattanto i monti Artemisio e Spino, 2 mi-
glia circa lungi da Velletri e sovrastanti
la città. Perciò il general Gages cono-
sciuta la necessità d'impadronirsi di qua'
monti, gli assalii e prese a' 1 5 giugno, con
tanto successo, che se i na|)olispani aves-
sero continuato a combattere avrebbero
riporlatocompiula vittoria,ed invece to-
sto perderooo il monte Spino. In Velie-
tri nulla mancava ad essi , ma penuria-
vano d'acqua pegli acquedotti tagliati da-
gli austriaci, i quali erano alquanto coster-
nati per la cattiva riuscita di loro impre-
sa. Lobkoìvitz volle fue un ultimo ten-
tativo'per risarcire la sua riputazione e
aprirsi la strada al regno di Napoli, prò-
fittandodell'errore de'nemici che mal cu-
stodivano l'ala sinistra; questa stabdi al-
l'improvviso d'assaltare, e in pari tempo
d'attaccare l'ala destra sino alla sommi-
tà dell'Ai temisio. Adunque a' io agosto
I 744» che sarà sempre celebre per la me-
moria d'un'iropresa la più audace e ben
pensata, ma male eseguita, all'improvviso
gli austriaci in numero di 6,000 coman-
dati dal conte di Biown, nottetempo con
successo assaltarono l'ala sinistra,e vi peri-
rono i fanti del reggimento irlandese col
loro generale Macdonal, dopo valorosa
resistenza. Gli austriaci assalitori vitto-
riosi, si avventarono contro la porta, l'ab-
batterono e entrarono in Velletri. 11 re al-
l'avviso dell'assalto, balza dal letto, cinge
la spada e fugge al forte da lui formalo
sull'altura de'vicini cappuccini e munito
di numerosa artiglieria, ed ove si riuniro-
no il duca diModena Francesco II le l'am-
basciatore di Francia. 11 duca di Caslro-
pìgnano solo restò in città per comando
del re, onde tentare se a tanto disastro
polevasi porre argine. Il re quindi con
forte animo si avanzò all'ala destra , e-
sortò i soldati alla pugna e comandò da
i\ V E L
esperli<isimo capilauo.Cli austriarl ppi 3
diverse vie tlirainniulosi per Vellelri vi
cagionai onn lenoi e, confusione, sfraj^e e
incendii intlescrivibili,col ferro e col fuo-
co uccidendo quanti incontravano; e a-
perte le case de'paciflci cittadini, crudel-
mente le saccheggiarono, ammazzando e
imprigionando quanti spagnuoJi e napo-
letani vi trovarono. I palazzi ove allog-
giavano i capi dell'armata patirono il più
lenibile sacco; cioè quello del conte To-
ritzzi albergo del duca di Modena, ed an-
che incendiato , quello del cav. Gregna
dimora dell'ambasciatore di Francia, e
quello del cav. Dazi abitazione del conte
Gagespiù degli altri spoglialo. Intanlofu
assaltato il monte Artemisio, colla disper-
sione degli spagnnoli. Allora il re, Gages
e gli altri capitani tanto si adoperarono,
che radunata la truppa sconvolta eriani-
mata al combattimento, specialmente dal
valoroso e intrepido Castropignano,s'iu»-
pegno in grande zufl'a e con tanta strage
che vi perirono alcuni primari ufiiziali,
fraVjuali il prode Francesco de Croy con-
te di Ceaufort, che fu poi sepolto con o-
norevole epitaffio nella chiesa di s. Gio.
Battista. Merttre col più accanito furore
rombattevasi per le piazze e le vie di Vel-
lelri , quando gli austriaci si credevano
ormai padroni della città, affrontali con
tanto coraggio furono compresi da tale
terrore, che credendosi circondali da'ne-
mici, geliate l'armi si dierono alla fuga,
e perirono dalie balze da cui precipita-
vansi. 1 uapolispani uccisero più della 3."
parte de' nemici, e guidali dal Gages ri-
conquistarono I' Artemisio e inseguirono
i fiiggenli. Mentre l'infelice Velletri era
in preda al furore e al disordine, il duca
di Caslropignano, che il re avea lascialo a
suo presidio, con gran valore dispose le
sue truppe in 3 colonne per far fronte al
nemico, e dopo reciproca strage l'arreslò
in modo che fu compiutamente sbaraglia-
to da' valloni e fìnunninghi furenti pei"
la morie del capitano loro conte dì Beau-
fori. Così Ycllelri nella massima desola-
VE L
zione, inondato di sangue , per la felice
difesa del duca di Caslropignano reslì
sgr)mbro da'nemici. Il re ordinò il riposai
de' soldati, che aveano combattuto dal»
l'albeggiare (hio all'ora g."", obbligando!
possidenti veliterni a somministrare cia-
scuno un uomo e togliere a loro spese ^
cadaveri dalle strade; e chiamale altn
truppe dagli Abruzzi, rese fortissimi tuU
ti i punti della città. Ali.°di novembi
Lol)kwovilzalzòil campoesi tolse aliavi
sta di Vellelri dirigendosi verso Rom«
ed il re fece marciare 1' esercito a inse-'
guirlo sotto il comando del duca di Mo<
dena e del conte Gages. Il re dopo avei
visitato Benedetto XI V , tornò a Napoli
Si gli austriaci come i napolispani stima
ronsi vincitori in Vellelri, raa de'prit
ne morirono l'joo, ede'secondi 4ooo. la
Velletri poi, dopo tanti e sì gravi danni,
ammorbata l'aria, scoppiò una specie di
pestilenza; e la popolazione ne restò deci-
mata, avendovi contribuito i patimenti e
spaventi sofferti, che alterò la complessio-
ne di tulli, in tutto il 1744 '"'*''' ''0"°' '4'^
cittadini. La città deformata, i campi e le
vigne devastate, tutto presentando rovi-
na; i cadaveri mal seppelliti cagionando
infezione, da Roma fu spedito a presie-
dere allo spurgo della città mg." Alessan-
dro Clarelli, con 200 uomini e un gran
numero di cairellieri. Quando i veliterni
credevano d'esser liberi da tanti disastri,
a' 12 novembre videro entrare nelle loro
mura altre milizie spedite da Napoli pel
campo di Viterbo, e fra malati e conva-
lescenti napolispani contavansi 4ooo sol-
dati.Il Dauco corregge diversi abbagli del-
lo storico Beccalini, fra'quali che gli au-
striaci saccheggiarono il palazzo Ginnet-
ti, residenza del re, mentre il Bonamici
nulla ne scrisse; uè il Novaes poteva dire
che r uilitore Braschi salvò le carie della
cancelleria napoletana, per cui il regliene
restò gratissimo, perchè se vi fossero per-
venutigli austriaci, tal preda non sareb-
be loro sfuggita, come fece il marchese
Novali nel palazzo Toruzzi, raa che nel-
VEL
rimpndronlrsidellefarle del Juca Ji Mo-
dena restò prigioniero. Osserva Banco,
the se gli austriaci non si abbandonava»
□ocon avidità al bottino, l'innocente Vel*
letri non sarebbe andata esente dall'ulti-
inoesterniinio, ed essi sarebbero stali vin-
citori, perdendo il tenipoa commettere il
deplorabile spoglio de' pacifìci cittadini.
11 cardinal Ptuifo volendo sempre più ri'
stringere l'autorità de'magistrati, emanò
una legge che loro vietava la pubblica-
zione de'bandi concernenti la polizia e il
regolamento della città; ma conosciuti
gli statuti e i privilegi concessi da' Papi,
si quietò, e i conservatori restarono ne*
loro diritti. Nel 1 7^2 si ristamparono ia
\eì'\U\s,Statuta Cwitatis Felitcrnae.Mo-
ri il cardinale a' 16 febbraio 1 ySSoi 754,
di 90 anni non compiti, ed a'9 aprile gli
successe il cardinal Pietro Luigi Caratla.
Decesso a' 1 Sdicembre 1 755,a'i2 gennaio
1756 ne occupò il luogo il cardinal Ranie-
roDelci. F'ra'veliterni illustri si devono en-
comiare i segueuti, e pel i.°un gran ser-
ico di Dio, religioso francescano. Dissi già
più sopra che fu introdotta la causa per
la beatificazione, ed è a buon termine,
onde sperasi in breve tempo di venerarlo
sugli altari, del ven. p. Filippi Visi veli-
terno, de'minori osservanti di Cori, nato
da una Banco, alla cui morie Dio operò
prodigi per esaltare il suo servo, riposan-
do il suo corpo nella chiesa di s. Maria
d' Araceli di Roma. Ivi fu pubblicata la
sua l ita neh 844- Francesco Filippi sa-
cerdote della congregazione della missio-
ne di santa vita, la quale scrisse il p. Ve-
raci sculopo: la sua famiglia originaria di
Firenze, si stabilì in Velletri nel 1028 e
fu ascritta fra le nobili. Gìo. Carlo An-
tonelli giuniore da uditore della nunzia-
tura di Colonia divenne inlernunzio e
governatore del principato di Massera-
110 {J-^ ■), e poi anche in Tiliole, Cisterna
e Mortaiifìa nel Piemonte, altri luoghi
della s. Sede. Da Benedetto XIV fu di-
chiaratone! I 7S2 vescovo di Diocliaesuf-
fiaganeodi VtlIelri.PubblÌLÒ alcune pio»
VEL I ^
duzioni , e con due dotte e vohiminose
scritture si studiò di provare e sostenere
l'antico privilegio de'veliterni di potersi
eleggere i due rettori e il giudice, nella
morte del cardinal governatore. Eccone
il titolo che ricavo dal Ranghiasci. Ra-
gionamento fatto da un nobile cittadino
di J^elletri a favore della sua patria in
occasione della bolla (Ad Populorum)
pubblicata da Benedetto XIV il d^t 1 .**
aprileij/iS, nella quale si provK'ede al
governo delle città e de luoghi dello sta-
to pontificio in morte decloro governato-
ri. In Velletri pel Sartori, Fu ili." ditta-
tore della società Volsca, e nel t. 2 de'sùoi
Attia p. 265 vi è V Elogio scrittodal cav.
Cardinali. In esso si tratta delle sue pro-
duzioni,ed ancora i]e\Ragionamento pu!>
blicato nel i 74^, e dell'altra dimostrazio-
ne pureanonima pubblicala dopo la prov-
visione di Clemente XI li (incoi mi di-
spiace leggere qualificala la sua pontificia
adesione ad essa colle parole: ecclesiasti-
cità bonaria!), de'25 giugno 1759 (cioè
la bolla Inter multiplices, presso i\ Bull.
Boni, cont.t. 1 ,p. 2o5: Interdiciturelpro-
hibetiirne in Ecclesiastica Dilione,post
obilutn Romani PontiJicis,extraordina-
rii Magistratus, ani milituni Dnces eli-
gantur, ncque milites conscribi possint;
idque adcivilalem Velitrarum exlendi-
tur, decedente Cardinali Decano), onde
provvedere al governo delle città e luo-
ghi dello sfato nella vacanza della Sede
apostolica. » Non istetle già muto il no-
stro comune. Mg." Antonelli ebbe facile
e piana la via a dimostrare che quella
provvisione non poteva mai applicarsi a
Velletri, quando in Sede vacante nessu'
na mutazione si faceva presso di noi, do-
ve il cardinal vescovo continuava dal con-
clave a disporre quelle cose che al gover-
no si appartenevano. Questa era una e-
videnza. Bisogna dunque trovar modo di
chiudergli la bocca (cioè a'coui ponenti la
Corte di Roma , del qual vocabolo an-
che nel voi. LXIII, p. i53 ne ragionai).
Fecero una giunta alla provvisioue (di Be-
i6 VEL
nedoUo XIV), acciò quello che si dispo-
neva doversi operaie nello stalo alla mor-
te dei Papa, avesse a operarsi a Yellelri
olla morie del vescovo. Così tagliavasì il
«odo nel quale lo Anlonelli li aveva av-
volli, e che non potevasi distrigare ". il
Pauco parlando della bolla di Clemente
XI 1 1, dice clie proibisce alcune costnman-
te delle città e de'Iuoghi dello stalo eccle-
siastico nella morte del Papa; proibizione
che si eslese anche alla città di Velletri
pel diritto che esercitava, vacando la sua
sede vescovile, a mezzo del magistrato e
dei pubblico consiglio,ed anche nella mor-
ie o partenza del podestà, di eleggere due
lettori e un giudice cittadini, che assume-
vano il comando e governo assoluto del-
la città, sino all'elezione e al possesso o
del nuovo cardinal vescovo governatore
o del nuovo podestà. Tale elezione ed e-
sercizio di giurisdizione de' rettori e del
giudice cominciò nel i5i 3 e finì neh 755,
poiché dopo la detta bolla non ebbe più
luogo; e siccome veniva considerata da'
veliterni un memorabile avanzo di anti-
ca libertà restata al popolo, così il Bau-
co riportò l'elenco di que'cittadini chee-
sercilarono carica si onorifica con giuris-
dizione assoluta nel comando, nel detto
spazio di tempo. Fra gli elogi de'più illu-
stri cittadini, si legge scolpito in marmo
quello di Gio. Carlo Anlonelli, nel por-
tico superiore del palazzo pubblico. Nar-
ra il Novaes nella Stona dì Clemente
XIII, che nel 1761 continuando i malvi-
venti ad infestare molti luoghi dello sta-
to ecclesiastico, principalmente le provin-
cie di Alarittima e Campagna, fino alle
vicinanze di Roma, con grande spavento
e pericolo di que'popoli, il Papa risoluto
di rendere a questi la quiete coll'estirpa-
re quelli onninamente, con un bando del
cardinal Torregiani segretario di slato de*
18 agosto, ordinò l'intera osservanza de*
precedenti bandi e bolle, precipuamen-
te quella di Sisto V; ed inoltre comandò
per la totale estirpazione loro, si dasse il
&cg(io col suono delle campane all' armi,
V E L
colla riunione delle milizie, incaricandj
lutti i governatori a perseguitarli e cai
cerarli, sparando anco control medesimi
fino ad ucciderli impunemente. Già a'aj
giugno dello slesso 1 76 1 era morto il cai
dinal Delci, ed a'i3 luglio gli era succe^
duto il cardinal Giuseppe Spinelli, Iraslalo
da Porto e s. Ruffioa,e rinunziato 1' ar-
civescovato di Napoli. Questo cardinale
a'2 gennaio 1763 pubblicò alcune rifor-
me concernenti i tribunali di Velletri. Fu
il di lui governo sì nell' aramioistralivo,
come nel giudiziario esattissimo. Era tal-
mente rigoroso nella giustizia, che al mag-
gior segno tenne a freno i delitti. Lasciò
tanto nome e rispello per la sua giusti-
zia, che ne' governi posteriori, accaden-
do qualche misfatto, correva per la boc-
ca del popolo questa esclamazione: Oh
Spinelli! Giunse a segno tale la di lui in-
tegrità, che proibì a'suoi famigliari di an-
dare mendicando le mancie \)eì' Velletri
e sua diocesi nel Nàtale e nell'agosto. Mo-
rì questo celebre porporato a' 2 aprile
1763 , con rammarico di tulli i buoni
ciltadmi. A'i6 maggio e traslato da Al-
bano prese le redini del vescovato e go-
verno il cardinal Carlo Alberto Guidobo-
no Cavalchini decano. Non rallentò egli
punto il rigore della giustizia esercitata
dal predecessore.Fece eseguire la condan-
na all'ultimo supplizio data contro alcu-
ni malfattori, il che servì a frenare mag-
giormente i delitti , né minore fu la di
luì diligenza e vigilanza nell'amministra-
zione pubblica. Sotto di lui, trovo ne\Bnll.
Ron7. coni. t. 3, p. 1 1 5, che Clemente XI 1 1
emanò il breve Sincera Jideifàei apri-
le 1765: Numerus Consiliarioriun civi-
tatis Veletri ex sexaginta ad qnadra-
gìnta reduci tur, nec non tempus exerci-
iii Magistraturae de trimestre ad qua-
drimestre prorogatur. Insorte contro-
versie fra il cardinal decano e la Con-
gregazìone cardinalizia del Buon Gover-
720, in materia di giurisdizione sulla comu-
nità di Velletri, Clemente XIII per deci-
dere la logione delle due parti avea de-
V EL
pillalo nnn paiiicolare congregazione «li
() cardini) li coH'ucliloi'c del Papa per se-
grelario. Questa vertenza finalmente fu
risoluta sotto Clemente XIV a' 22 feb-
braio 1 744^ favore del buongoverno: ma
il Papa in riguardo a'meritì personali del
vecchio cardinal Cavalchini attuale go-
vernatore »li Velletri sospese 1' esecuzio-
ne della sentenza finché questi vivesse.
IVIorlo poco dopo il cardinale a'7 marzo
1774, ne il cardinal Gio. Francesco Al-
bani vescovo di Porto e s. Ruflina dive-
lluto decano, né il cardinal Enrico Bene-
detto M.' Clemente duca di York vesco-
vo di Fra'*cati divenuto sotto- decano, vol-
lero oliare a'vescovati d'Ostia e Velletri,
per cagione della lolla giurisdizione tem-
porale, onde passò a leggere queste chie-
se a' 18 aprile il cardinal Fabrizio Ser-
belloni traslalo da Albano, giusto, carita-
tevole e munifico. Ebbe però governo bre-
vissimo, essendo morto a'7 ovvero come
registrano le Notizie di Roma l'S dicem-
bre 1775, (juando però già Pio VI col bre-
ve Lt primuin, de' 18 novembre 1775,
Bidl. Roììi. coni. t. 5, p.i 65: Confiriiia-
tio omnium, clsingulorumprivilegioruni
Emincntissimi Episcopi Ostiensis et Fé-
lileniensis super privativa ejusjurisdi-
elione indictis CivilatibuSytam in civili-
husy criminalibns et oeconomicis, exclit-
sive ad quaecuinque trihunalia Urbis,
etiant congrega lionis ad considtanda
pontijiciae ditionis negocia designatae,
et reintegratio j'urisdictionis privativae
prò omnibus oeconomicis communi la tis
rdilrarum exclusive ad sac. Congre-
gationeni Boni Reginiinis. In tal modo
il cambiamenlo di governo di Velletri fu
di breve durala, per avere Pio VI annul-
lala l'anteriore sentenza e ristabilita nel
cardinal decano la giurisdizione privali-
va.L'accademia Velilerna a vea fatto |)lau-
so all'esaltazione di Pio VI col libro: Giu-
bilo della Società letteraria Folsca per
l'esaltazione di Pio /^/, Velletri 1775.
Piaccpie osservare al Dauco, che due Pa-
pi convenluali toUcrolagiurisdizioaelem-
VEL 17
poraledi Velletri al cardinal decano, Si-
sto V e Clemente XIV, achei due car-
dinali che senza di essa subentrarono a
reggere la chiesa veliterna, e per breve
ten)|)0, furono Gio. Antonio e Fabrizio
Serbelloni milanesi d'una stessa famiglia.
Essendo morto il cardinal Fabrizio, a'
18 dicembre I 775 divenne vescovo e go-
vernatoredi Velletri il cardinalGio. Fran-
cesco Albani. Il principio del suo gover-
no fu lodevole; ma in seguito fu di tali e
s^i gravi pregiudizi, che ancora può dirsi
che i cittadini ne risentano i danni, come
si esprime lo storico veliterno Dauco. Non
ostante lo loda come vescovo, qual per-
sonaggio di gran senno, assai pralico de
maneggi della corte, e di animo inclinato
alla clemenza. Il cardinale a' 6 settem-
bre 1777 emanò una giuridica istruzio-
ne sulla cumulativa, cioè che le cause pu-
ramente laicali potessero Irallaisi avan-
ti il suo vicario generale re integra, sen-
za che la curia laicale avesse diritto d'im-
pedire questa giurisdizione fra 1' una e
r altra curia, si dovesse appellare o a-
vanli allo stesso cardinale, o al suo udi-
tore di camera, o al suo uditore gene-
rale, per ottenere la circoscrizione de-
gli atti. Pio VI volendo emulare 1' au-
lica magnificenza romana pensò d'apri-
re nuove strade consolari, per rendere
più facile la comunicazione co' regni e
cogli stali limitrofi, e peragevolare mag-
giormente il commercio, nel 1779 ordi-
nò che si abbandonasse la vecchia strada
che da Roma conduceva a Napoli pas-
sando per Marino, e per la macchia del-
la Faggiola o Fajola sempre favorevole
asilo de' malviventi, e per Velletri, quin-
di si riprendesse il corso della via Appia.
Conoscendosi da' veliterni il grave dan-
no, che da questo cambiamento deriva-
va al loro commercio, restando la loro
patria dislaccala dalla viaconsolare, sup-
plicarono il Papa a non permettere che
Velletri avesse questo pregiudizioje qua-
lora loro accordasse la grazia richiesta,
dall'erarìocomuDale sarebbe fatta la spe-
VCL. xc.
L fi /
^
i8 V E L
sa (.li quel trailo di strada, che la disine-
cavadairiicceniiata viaAppia sino alla lo-
ro cillìi. Il l'apa esaudì i voti de' veliler-
nijche erogarono a tal uopo più di5o,ooo
scudi, e posero marmorea iscrizione sul-
la spianala del ponte Ros«o, in parie poi
spezzala da' repubblicani del 1798. Nel
pontificato di Cletnente Xlli erasi slabi-
litodi piantare la selva detta del Comune,
e porla a coltivazione di vigneti collannuo
canone di paoli 84 il rubbio; in quello di
Pio VI si elFettuò, e così fu nutnenlata la
rendita pubblica eia privata per la quan-
tità di vino che vi si raccoglie. Avendo
l'io VI intrapresala gigantesca disecca-
zione e bonificazione delle Paludi Pon-
tine (/'.), di persona volle recarsi nel i 780
a vederne i grandiosi lavori. A' 6 aprile
si pose in viaggio con pochi di sua corte,
giinise in Vellelri tra le somme dimo-
strazioni di gioia e di venerazione di tut-
ta la popolazione. Scese al pubblico pa-
lazzo e prese alloggio all' appartauiento
superiore del cardinal vescovo governa-
tore,per quanto raccontai superiormente,
da lui trattato con nobile magnificenza.
Vi dimorò quasi due giorni, ammise al
baciodel piede tutto il clero, la magistra-
tura e la nobiltà, ed ebl)e in dono dalla
cillà un (piadro di Giulio Romano rap-
presentante l'Adorazione de'ss. RelMagi,
allorché si recò a onorare le camere de'
conservatori. Celebiò la messa nella cat-
tedrale, cioè nell'altare della Madonna
delle Grazie, e lasciò in dono a quella
chiesa un ricco calice cuna gran pisside
d'eccellente lavoro, auibo d'argento do-
rato. L'8 partì per Terraciiia (1 .),o\e
si trattenne fino a' 20. Pio VI quasi in
lutti gli anni del suo pontificato, cioè in
quelli notati ne' citati orticoli, portava-
si verso il fine d'aprilee nel uiese ili mag-
gio a Terracina, confine dello stato e fin
dove giunge la nuova linea di strada ila
lui falla; vi si tratteneva a diporto e per
incoraggiare le lavorazioni dell'asciuga-
mento per i5o 20 giorni; quindi sia nel-
l'andare e sìa uel ritorno lralt{incvasi in
V E L
Vellelri nella visita della cattedrali.', do-
ve veniva ricevuto con profonda vene-
razione dal vescovo sulFraganeo, da lut-
to il clero., dalla magistratiu-a e dalla
nobiltà, e dopo qualche oin di tralleni-
mento nel palazzo pubblico, prendendo
un ristoro dal cardinal decano, prose-
guiva il suo viaggio. Altra fermata face-
va in Albano nell'episcopio, ivi pure vi-
sitando la cattedrale. In sostanza, tranne
il 1782, vi si recò ogni anno fino e inclu-
sive al 1796, onde è agevole leggere i
particolari de' ricevimenti, brevi tratle-
nimenti e passaggi per Vellelri, ne' Dia-
ri di Roma all'indicale epoche. Fioriva
in questo tempo 1' eccellente architetto
veliterno Nicola Giansimoni, di cui [)iìi
volte dovetti parlare con lode, Nel 1789
Pio VI rallegrò i veliterni per la promo-
zione al cardinalato del celebie concitta-
dino Stefano Borgia (^.), di cui e delle
sue opere ragionai in tanti articoli, che
pegli argomenti che trattò ne usai van-
taggiosamente; dotto, eruditissimo e ze-
lante porporato. I veliterni ringraziaro-
no il Papa pertanto onore, donarono al
cardinale 3, 000 scudi e fecero pubbli-
che feste per 3 giorni. Formò 1* animi-
razione de' letterati, di cui era il mece-
nate e l'amico ; e lo celebrai in principio
di quest'articolo. Alcuni sediziosi del bas-
so popolo,profillando della troppa liber-
tà che regnava in Vellelri pel mal go-
verno, vollero tentare una rivolta contro
i priori, il vice-governatore e la nobiltà,
forse coll'inlenzione di rubare e saccheg-
giar le case de' possidenti più ricchi. Ne
fu capo Francesco Ferrante,dello il Conte
Spacca; ma con 100 birri venuti dalioma,
e con arresti si rimediò a tempo, non sen-
za notabile dispendio del comune. Io ora
non posso tener dietro al can. Rauco nel
narrare gli straordinari e deplorabili av-
venimenti, con minuziosi particolari im-
portanti alla storia urbana, che comin-
ciarono nell'infausto 1798 anche in Vel-
lelri, i quali egli a ragione dice sem-
brano incredibili, e forse ne' futuri seco-
V E L
li saranno piesi per invenzioni, menlre
sono lulte inconlrastubili veiitù acca-
ilule sotto i suoi ocelli. Di e^si e de' po-
steriori tui limiterò a un fugace cenno,
iJd[)puicliè pel grande della storia dello
sialo papale, di sua Soi'ranilà e di Ro-
ma, in quegli articoli e ne' relativi ne
tenni proposito. Abbiamo poi di P. Pel-
lisseri: Quadro storico degli av^'enìmeii'
li più interessanti accaduti nella città
di Velie tri, e nelle provincie di Campa-
gna e Marittima dall' anno 1798 al
1 799, Vellelri i 800. Dopoché nel regno
di Francia[f'.) si suscitò il faiiatisiuo del-
la libertà, che .scosse il giogo monarchi-
co, e tentò d'abbattere ani:he l'aliare, si
rienjpì quella già florida regione d'orro-
re, di disordine, d'ogni scelleratezza. Non
si ristette il fanatico pregiudizio del libe-
ralismo entro i confini della Francia, n)a
qual torrente impetuoso ,sorraontate l'Al-
pi, inondò quasi tutta l'Italia, portando
in trionfo il libertinaggio e l'irieligione,
insegnando la ribt^llionc a' legittimi so-
vraui. Invaso lo stato pontifìcio da' re-
pubblicani francesi, ad onta del fatale
tiattato di Tolentino (^.), Roma 1' i i
febbraio 1798 fu occupata dal general
Berthier, a' i5 venne promulgata la re-
pubblica Romana o Tiberina, innalzato
l'albero della libertà in Campidoglio, ed
a' 20 il detronizzato Pio f J {V.) fu
strappato dal Vaticano, e deportato in
Francia gloriosamente morì in Valenza
{V.). Saputisi da'velilerni i primi lagri-
me voli casi di Ruma e del Papa, ne re-
starono costernali ed estremamente com-
mossi di spavento, prevedendo i gravi
disastri che loro sovrastavano. Anche in
Vellelri non mancarono democratici, ma
pochi, fra' quali un cattivo ecclesiastico
romano ivi domiciliato, che aderente al-
la setta ebbe ordine dal general Rerthier
di democratizzar la città; il che con altri
20 eseguì a' 1 8 febbraio piantando avan-
ti al palazzo pubblico l'albero sedicente
della libertà, col solito berrettone rosso,
die dicevano berretta di Urulo, e con
VEL 19
due bandiere tricolori. Allora prezzola-
li gridarono, finito il dispotismo de' pre-
potenti, morte a'tiranni, abbasso gli a-
ristocratici. Indi fu saccheggiato l'appar-
tamento vescovile, e si elessero alcune
cariche di polizia per regolare provvi-
soriamente la città, i capi della guar-
dia nazionale, ed a tutti fu imposta la
coccaida tricolore. Si suscitava una con-
traria fazione, quando comparvero in
città 5o dragoni francesi col comandan-
te di piazza e vari udìziali. A'24 si eles-
sero i consoli provvisori, ed i giudici ci-
vile e criminale. Per false voci di Ro-
ma a' 26 si commossero i popoli vici-
ni e i veliterni contro i france.si, i quali
prontamente fuggirono. Armatisi gì' in-
sorti, in numero d' 870 intrepidi mar-
ciarono contro i francesi di Roma, ma
tosto si sciolsero per via. I francesi inte-
sa l'insurrezione, in numero di 2600 e
condotti dal general iVIurat si diressero
a Castel Gandolfo, adronlati da' riuni-
ti veliterni ; i quali conosciuta la supe-
riorità del necnico, dopo combattimento
si dierono alla fuga, inutihnente volen-
dola impedire i marinesi loro antagoni-
sti. Pochi incauti rifugiatisi nel palazzo
apostolico. Murai fece aprire il portone
col cannone, e dopo vigorosa difesa furo-
no tutti tagliati a pezzi. La desolazione
tosto si sparse in Vellelri dal suono del-
le campane della cattedrale, della torre
di s. Maria del Trivio e del palazzo pub-
blico, che chiamarono all'armi; lutti fra*
pianti e i lamenti non pensando che a met-
tere in salvo la vita e le sostanze nelle vi-
gne, ne'boschi e ne' paesi convicini,i quali
furono larghi d'ospitalità per più giorni,
specialmente Cori. Murai sceso in Alba-
no, lo saccheggiarono i soldati; e giunto in
Velletri ilr.° marzo la trovò vuota d'abi-
tanti, tranne pochi animosi restati a cu-
stodire le case. Preso alloggio nella casa
Borgia, fu scongiuralo a ritirare l'ordine
del saccheggio di 6 ore e di atterrare la
parte inferiore della città, da'cav. Gio.
Paolo Borgia e Paolo Toiuzzi, che ria-
ao V E L
scìi 0110 a plncai lo. Pei ò volle In multa <li
4ooo scodi, e che in leiniine ili 12 ore
tulli i cittadini tornassero alle loro case
sotto pena della confisca de' beni. Parti-
to Murai nel dì seguente, i velilernico-
ininciarcnoa ripalriure, esi contjbbe die
87 erano stati uccisi e 5o feriti; mentre
i francesi ebbero 664 morti sul campo,
182 feriti e 4o cavalli uccisi. Passali 4
giorni venne una guarnigione di 5oo fran-
cesi, ed i patriotti ripiantarono gli alberi
della libertà nelle piazze del Comune, del
Piano e del Trivio. Si abolirono lulli i ti-
toli d'onore, tulli dovendo chiamarsi cit-
tadini ; si distrussero gli stemmi gentilizi
e l'iscrizioni lapidarie, e atleirala la cele-
bre statua d'Urbano Vili, Ira'viluperii
della rabbia repubblicana, non polen-
dosi spezzare venne fusa col fuoco e ven-
duto il metallo a prezzo vilissimo. Ope-
ralo il disarmamento, si fucilarono 4
coujplici della rivoluzione. Disciolto il
consolato provvisorio, si (ormò la muni-
cipalità di 7 edili compreso il presiden-
te, del prefetto consolare, del fpieslore,
del segretario e dei conunissariu di [>uli-
zia. Inoltre eranvi un pretore con 4 as-
sessori, uno scriba ; un presidente e un
prefello consolare e uno scriba di censu-
ra. A'26 giugno fu brucialo il libro dello
d'oro, che conteneva l'elenco di tulle le
famiglie nobili; e l'S luglio s'obbligaro-
no gli ecclesiastici a vestir da secolari, e
montar la guardia. Si soppressero i con-
venti degli agostiniani e conventuali, il
monastero de' basiliani, il collegio de' so-
U)aschi e tutte le confralernile. Toltele
chiese furono spogliale de' vasi sagri d'ar-
gento ed oro, e di altre suppellellili pre-
ziose, ìnclusivamenle alle corone d' oro
nel 1682 imposte dal capitolo Valicano
alia Aladonna delle Grazie e al divin Fi-
glio, ed alla petliera di pietre preziose.
Avanzandosi l'armata napoletana per oc-
cupare lo sialo della repubblica, condot-
ta dal duca di Sassonia, a' 25 novembre
entrò in Velletri, essendone parlili i fran-
cesi co' giacobini, per cui fra le accla-
V E L
mnzioni del popolosi atterrarono gli al-
beri della libertà, e il tluca ripristinò
l'antico magistrato; ma sì bella armatii
poco ordinala e composta di 52, 000 sol-
dati, fu sbaragliala a Civita Castellana
da francesi e polacchi; ed il re Ferdinan-
do IV fuggente da Uoma traversò Velle-
tii a' 12 dicembre. Laonde a' 17 ilicem-
bre cotivenne fare rial/are gli alberi del-
la libertà, e nel dì seguente cominciò il
passaggio de' francesi per la conquista
di Napoli, e come gli aliti gravoso per
gli alloggi e le forzose contribuzioni. Nel
piecedeiite luglio, naira l'aiinalista cav.
Coppi, la maggior parte delle provincie
di Alarittima e Campagna, allora for-
manti il dipartimento del Circeo, si sol-
levarono, e corsero all'armi; furono tru-
cidali o arrestali quanti francesi e patriot-
li si poterono raggiungere. Ne furono
cause immediate la soppressione di mol-
li luoghi pii e il timore della militare
coscrizione. Prima però che que'sollevati
potessero unirsi e ordinarsi, accorsero da
Koma forti distaccamenti di francesi e di
polacchi, e sul fine dello stesso mese di
luglio Ferentino fu preso e saccheggia-
to; lo slesso accadde sul principio d'ago-
sto a Frosinone ed a Terracina, non o-
slante la ben ordinala e validissima di-
fesa degli abitanti. Con questi esempi di
terrore la maggior parie degli altri luo-
ghi si sottomise senza combattere. Colle
commissioni militari furono quindi con-
dannali a morte diversi de' principali sol-
levati che caddero in potere de' vincito-
ri. Furono questi sconvolgimenti dello
stalo romano che misero in grande agi-
tazione la corte di Napoli. Quindi per
provvedere a' propri interessi e non la-
sciar penetrare nelle sue provincie i ri-
voltosi, occupò i principati di Beneven-
to e d« Ponte Corvo fin dall'aprile, e più
tardi intraprese la suddetta invasione del
resto dello stalo, con infelice esilo per al-
lora. Ne' primi del 1799 fu ordinalo in
Yellelii l'abbassamento delle campane
delle chiese soppresse, ma poi al ripristi-
V E L
naiiienlo del governo papale si resliUil-
lono; segni orribile carestia, ed i facol-
tosi verniero gravali di l'orli contribuzio-
ni. Nel maggio ri[)a$saroiio i francesi re-
tliici dal regno ili Napoli, dopo averlo
bc'iiespoglialo,quindi cominciarono a ve-
nne nelle provincie di Rlariltima e Cam-
pagna gl'insorgenti napoletani, e ne'pri-
inì di luglio pure in Vellelri perseguitan-
do i giacobini; però a' io luglio tornaro-
no i francesi e ne uscirono a'3 i , restando
tlisciulta la municipalità e abolito l' op-
pressivo governo democratico. Il i. d'n-
gosto un uilìzìale napoletano con uà
corpo d'msorgcnli e con una truppa di
cnlnbresi monturati, entrò in Velletri e
vi atterrò gli alberi della libertà; a' 4 vi
giimse il general fVodio, tutti in nome di
Ferdinando IV re delle due Sicilie. Sa-
putoci che dalla parte di Marino, uniti
a'marinesi e a'palriolti, i francesi si diri-
gevano perla via diFaggiola alla volta di
Vellelri per sorprenderla; i veliterni suo-
nata la campana airarmi,in un baleno riu-
nirono un corpo di circa 4ooo, compresi
gl'insorgenti ei Calabi esi, con diversi pezzi
d'artiglieria recandosi in alcune posizioni
viuitaggiose. Informali di ciò i francesi,
non si avanzarono. ]Ma a'2 1 agosto grave
fu il timore de'veliterni in sentire Rodio
disfatto a Frascati, colla perdila di mol-
la artiglieria e del bagaglio, preveden-
dosi iu)mìuenle una scorreria francese,
onde ognuno peusò a porsi in salvo co-
gli eifelli preziosi, restando spopolata la
città. Difutti i francesi da Rocca di Papa
marciavano per Faggiola per discendere
a Velletri, se a' 29 non entrava in Vel-
lelri il general Micbele Pezza detto fra
Diavolo con 2600 uomini di truppa in
massa e 4 pezzi di caimone, con gran con-
Unto del popolo ritornato. Il Pezza pre-
se provvide misure per la difesa, e passò
a dare il guasto a Marino, dov' eransi
annidati i patriotli fuggiaschi, essendo il
|)op()l() allora del partito repubblicano,
secondo Hauco. A' i5 settembre Pezza
parti da Vellelri alla volta d'Albano per
V EL 21
rinfozar 1' ala del principe di Rocca l\o-
niiina, e finalmente a' 3o giunse la lieta
novella che l'armata napoletana era en-
trata in R.oma contemporaneamente a-
gli austriaci, in conseguenza della con-
venzione col general Garnier di dover
sgombrare i francesi dallo stato romano,
imbarcandosi a Civitavecchia co' patriot-
li. La truppa di massa comandala da
l'ezza fu congedata a piccoli corpi, che
disturbarono e danneggiarono Velletri,
Cori assai di più, e così altri limitrofi
luoghi. Queste truppe d'insorgenti napo-
letani in massa arrolate dal cardinal Fa-
brizio Riilfo si appellarono della Santa
Fede e Sanfedisti. Se avessero accoppia-
to la moderazione, l'onestà e l'ordine, e
cosi dicasi degl' insorgenti veliterni, sa-
rebbero slati riguardiiti cornei più be-
nemeriti e illustri difensori della sovra-
nità; ma gli eccessi commessi da molti di
loro oscurarono la gloria della beli' im-
presa. Per cui \ì vocabolo Sanfedista
venne in odio ad ogni classe di persone;
talmente che nel dialetto napoletano /^/r
Santa Fede, il men tristo che valga è ru-
bare e rapinare. A frenare i delitti degl'in-
sorgenti, fu obbligala la pubblica auto-
rità di servirsi del rigore e de' castighi.
Adunatosi il conclave in Venezia per da-
re il successore a Pio VI.il cardinal Al-
bani pronunziò il Discorso tenuto nel-
la cappella del conclave il d'i primo di-
cemhre 1 7 99 «/ Sagro Collegio de' Car-
dinali congregato per l'elezione del fu-
turo Sommo Pontefice, \{.oma 1800. A'
(4 marzo di cpiesto fu eletto Pio VII, a
cui il re Ferdinando IV restituì lo stato,
e il Papa nominò legati a latere a' 32 o
a'2 3 maggio i cardinali Albani, Roverella
e Della Somaglia, per riceverne la conse-
gna in Ron)a, il che segui a' 23 giugno,
ed a' 3 luglio Pio Vii vi fece il suo ingres-
so. vSubilo fu riattivato l'antico governo
in Vellelri, e ne riprese le redini il car-
dinal Albani co(ne governatore, venendo
gli alfari pubblici regolati da'priori e dal
consiglio de' 40. Sebbene Pio VII catu-
2 3 V E L
biò il sistema goveroalivo ili tulio lo sta-
lo, la sola Vellelii eccellilo dalla legge
generale. Con suo molo-proprio il Papa
fissò in 75 articoli il sistema daziale, che
portò seco l'intavolamenlo de' beni co-
rnunitalivi ; onde prese il provvedimento
iV incamerare i beni di tulle le comunità
dello stalo. Per l'annullamento della mo-
neta plateale, delle cedole e degli asse-
gnali sotto l'estinta repubblica, anche in
Velletri restarono moltissime famiglie
miserabili e comunemente tutte indebo-
lite negl'interessi. Col detto regolamen-
to restò pure la comune di Velletri spo-
gliata di tutti i suoi beni, che furono le
grandi tenute di Lariano, di Faggiola e
del Comune, che in seguilo vennero dal-
la camera apostolica alienali, avendo ri-
servato però a favore de' veliterni tutti
que' diritti civili che prima godevano.
Questo nuovo sistema non fu d' alcun
danno a Velletri, poiché, per la pessima
Amministrazione de' beni e delle rendi-
te comunali, il debito assorbiva di gran
lunga la sua possidenza. Restarono abo-
lite, come già deplorai, tutte le corpora-
zioni dell'università artistiche, che in
questa città erano numerose. Alla serie
dell'accennate afflizioni e guai, suben-
trarono a flagellare i veliterni il terre-
moto, la fame e una terribile epidemia.
A' 29 dicembre 1 800 in Velletri fu gior-
no di spavento ed orrore per la veemen-
te scossa della terra, che poco mancò a
restare la città tutta fra le rovine sepol-
ta : giammai i veliterni ne aveano pro-
■vata altra simile, e non vi fu fabbrica
che non restasse lesa, per cui rinnovatesi
«lire 3 sensibili scosse, i cittadini fuggi-
rono alla campagna. Questo flagello non
terminò che a' 5 dicembre del seguente
anno, nel quale si udirono 16 scosse. Nel-
la notte de' 3i dello slesso mese, susci-
lossi in aria una tempesta cosi spaveii-
losa, che incusse non minor timore e
pericolo del terremoto. Nel 1 802 poi la
carestia comune a lutto lo stato fu ù
grande, che il grano costava 4^ scudi il
VEL
rnbbio; propoi'zionatamente le veflova-
glie, onde obbligati i cittadini a nudrirsì
di pessimi cibi ne risentirono i tristi ef-
((;lli nel i8o3, in cui si manifestò nella
città un morbo putrido così pestilenzia-
le, che in pochi mesi rapì 87G indivi-
dui. Il cardinal Albani passò all'altra
vita a'i5 seltembie i8o3, a cui successe
a' 26 il vescovo Tusculano cardinal duca
di York, che nel dì seguente ne prese pos-
sesso per procuratore, portandosi poi in
V^elletri nel novembre, dove fu ricevuto
colla massima allegrezza, cordiali accia-
niazioni e pubbliche feste, poiché i citta-
ditii da pili di 17 anni erano restali privi
della presenza del loro vescovo e gover-
natore. Narra il Pistoiesi, f'ita di Pio
T^If, t. 1, p. 243. « Due simultanei edit-
ti del cardinal Consalvi segretario di sta-
lo, ebbero luogo a' 23 settembre i8o5.
Essi per intempestivo rigore servirono
come di fomite al nascente brigantaggio,
che insensibilmente ingigantiva ed infe-
stava le male augurate Provincie di Ma-
rittima e Campagna, e che produsse di-
poi, come vedremo, l'infelicità di tante
famiglie, e per la proclamata amnistia il
iliscredito della corte di Roma. Il i, "editto
raggiravasi sulla fabbricazione, ritenzio-
ne e delazione dell'armi; ed il 2.° sulla ret-
ta, spedita ed esemplare punizione de'de-
lilti, fino alla pena capitale da subirsi nel
luogo dell'aggressione : m iis locix ubi
crassati sunl".¥vailiain\o Napoleone I
imperatore de' francesi avendo dichiara»»
lo re di Napoli il fratello Giuseppe Bona'^
parie, ordinò la conquista del regno; quin-
di lo stato pontifìcio fu inondato di trup
pe francesi, venendo olibligalo il gover
no a somministrare a' soldati transitan
ti viveri e alloggi. A' 20 gennaio 1806
stanziarono per 2 giorni in Velletri t 1,000
annali, compresa la cavalleria, oltre l'ar-
tiglieria e bagaglie. Non può immaginar
si la confusione, il disturbo e l'incorno
do delle famiglie per l'insolenze commes-
se da'militari. Occuparono per alloggiare
tulli i conventi e molte chiese; incomoda
I
V E L
che in Vellelri non cessò (Ino alla restau-
razione (li Ferdinando I V col nome diFer-
dinando I. A'26 agosto 1 806 poco mancò
che tutta la città non fosse eguagliata al
suolo e i cittadini sepolti fra le sue rovine
pel lejribiIelerrefnoto,unode'più spaven-
tosi per la durata di 28 minuti secondi.
Caddero alcune fidjbriche, fra le quali le
chiese degli Angeli e di s. Maria in Via
Latade'basiliani: le abitazioni sconquas-
sate di mano in mano rovinando, fu d'uo-
po deniolirle e rifabbricarle, e nella mag-
gior partesi doverono restaurare. Resta-
li i cittadini salvi, tranne de' feriti, per
aver invocato il soccorso della Madonna
delle Grazie, a questa resero solenni rin-
graziamenti, con voto perpetuodi festeg-
giare l'anni vei sario del singolare prodigio
e di osservare il digiuno nel i.° sabato di
maggio vigilia di sua festa; ed inoltre fu
dichiarata protettrice della città, e col-
locata memoria marmorea nella catte-
drale. Morto in Frascati (nel voi. Xll,
p. 325, di ciò parlando prima della pa-
rola Frascati, per ommissione tipografie»
mancano le parole : Ostia e Felle tri in,
allritnenti sembra che morisse vescovo
di Frascati, peroni qui vi supplisco), suo
prediletto soggiorno, \\ cardinale York
a'i 3 luglio 1807, dopo giusto e glorioso
governo,benemeritoco'poveri,e co'semi-
naristi pel locale formato per passarvi i
mesi estivi. A' 3 agosto da Porlo e s. Ruf-
fina vi fu traslato il cardinal Leonardo
Antonelli, il quale sebbene non avesse il
suo vice-govei nalore e il suo uditore per
Veìletri, per tutti gli alfari d'amministra-
zione comunale, e le cause specialmen-
te criminali, prima che si decidessero, do-
veano essere da lui rivedute e esaminale.
I ministri che lo servivano erano esattis-
simi, e il governo di lui fu ordinato e giu-
sto. Come il cardinal Borgia, avea an-
ch'egli accompagnato a Parigi Pio VII
nel 1804 per la coronazione dell'impe-
ratore Napoleone I. Veiletri poteva re-
putarsi felice, se non fosse stato inter-
rotto il suo regime dall'occupazione fran-
V E L 23
cese, che tolse al cardinale ogni potere e
lo esiliò da Roma, passando egli a Spo-
leto, e poi in sua patria Sinigaglia, ove
morìa' 2 3 gennaio 1811, e fu lodalo con
elegio funebre da mg."^ Teloni poi vesco-
vo di Macerala. Per la sua età decrepi-
ta, ebbe la patria per grazia in rilega-
zione. Per la sua dottrina e sommi meri-
ti poteva dirsi anche ili.°del sagro col-
legio. Napoleone I dopo aver occupato
il regno di Napoli, s'impadronì dello sta-
to papale e di Roma, fece arrestare e de-
portare in estero paese i cardinali, i pre-
lati e altri ecclesiastici, ed a' 6 luglio
1809 anche Pio VII. Avendo cambiato
il governo e diviso tutto lo stato in vari
dipaifimenli, Vellelri fu dichiarata sot-
lo-prefellura e capoluogo della provincia
di Marittima, con residenza del sotto-pre-
fetto francese colla sua corte. Vi erano i
tribunali di pace, e il collegiale di i." i-
stanza, l'ufìlzio di polizia. La magistra-
tura era composta del maire e di due ag-
giunti, con consiglio di 4o cittadini. Vi
esisteva numerosa truppa di fanteria e
cavalleria, essendovi il quartier generale
di Marittima con un generale di divisione
e suo stato maggiore, oltre il forte quar-
tiere. La sotto prefettura di Veiletri di-
visa in i3 governi abbracciò tra città e
castella i seguenti /\5 comuni, ed i capo
ili governo distinguerò in corsivo. P^el-
litri capoluogo e capo di governo. Ser-
moneta con Cisterna e Norma. Sezze con
Dassiano. Terracina con Soun'mo e s. Fe-
lice. Pipcrno con Maeuza, Rocca Gorga,
Pisterzo e Acqua Puzza. Segni con Gavi-
gnano. Gorga e Carpineto. f^alinontone
con Monte Fortino e Lugnauo. Paliano
con Piglio, Serrone e Sgurgola. Gema-
nn con Nemi, Civita Lavinia, Ardea, Net-
tuno e Porto d'Anzio. Albano con Castel
Gandolfo e Ariccia. Marino con Rocca
Priora, Rocca di Papa e Grotta Ferrata.
Frascati con Monte Compalri , Monte
Porzio e La Colonna. Cori con Giuliano
e Rocca Massima. Dal nuovo governo
imperiale francese furono aboliti i luo-
24 V E L
glii d'asilo ài Cniica e Campo Morto. Non
Irovantlo perciò iinalfuttoii dove rifugiar-
si per noi) cadere nelle mani della giusti-
zia, riuniiousi in diverse torme, che au-
mentate da numero considerabile di essi,
infestarono l'intere popolazioni, impedi-
rono il viaggiare, lesero diflicile il com-
mercio, comechè da tutti temuti. L'infa-
me arte usata da questi assassini, era d'ar-
restare i ricchi viandanti, e di sorprende-
re i padroni ne'loro poderi, e quindi tas-
sarli d'una somma considerabile di più
centinaia e anche migliaia di scudi , da
farsi ricapitare sui monti o nelle foreste,
dove strascinavano quegl' infelici ; colla
condizione, che se nello spazio di tante
ore non fosse stalo loro rimesso il dena-
ro, gli avrebbero uccisi. Altri di nottetem-
po, con ingaruio penetravano nelle case
de'possidenli, le svaligiavano de'denari e
de'piìj preziosi oggetti che potevano rin-
\enire, e per somma grazia loro lasciava-
no la vita. Molti uomini e anche donne
furono le villiuiedi questi mostri crudeli,
che a sangue fi eddo uccidevano con tor-
Dtcnli inauditi chi loro capitava in mano,
e spesso lo stesso inforliuiio colpiva quel-
li che presentavano la tassata rapina. Per
quanta industria adoperasse il governo
francese, mai gli riuscì d'estirparli. » Po-
leva al certo la potenza francese togliere
questi mostri dal mondo; ma siccome fu
da esso governo imposta una tassa binie-
strale della del brigantaggio, che sommi-
nistrava non piccola somma al pubblico
tesoro, non veniva presa alcuna forte de-
liberazione per ottenere il fine, acciò fos-
ie questa contribuzione permanente. Ri-
j)ristino.>si il governo pontificio, e questi
ussassini seguitavano ad infestare special-
mente le due Provincie di Marittima e
Campagna, doveeransi annidali. Questo
governo fu più energico del francese con
vari stratagemmi e con rigorose ordina-
zioni ; finalmente sotto il pontificalo di
Leone Xll videsi del tutto estirpala que-
sta genia. In Velletri accadde qualche tra-
gico caio di questi funesti assassiui : qui
VEl.
(poiché è Cauco che narra dì sua patria)
«lavasi da lutti in gran tiujore: aveasidd-
ficollà d'allontanarsi dalle porte della cit-
tà: nelle vigne e ne' campi non eravi si-
curezza; eniuno ardiva di abitare ne'casi-
ni di campagna". Dacché fu stabilito il go-
verno francese, come in lutto lo stato, e-
ziandioinVelletri furono soppressi e chiu-
si lutti i conventi^ i monasteri e lutte le
altre corporazioni religiose, le rendile de'
quali furono demaniale. Lo stesso accad-
de a'beni del vescovato, del capitolo e de'
beneficiati. IMolti fondi di questi luoghi
pii furono venduti. Olire il vescovo, alcu-
ni canonici ecurali che ricusarono di pre-
slare il giuramento proibito dal Papa e
l'ululo do'fiancesi, furono esiliali; onde la
popolazione per mancanza del pastore o
dì tanti sagri ministri , molto sollrì nel-
l'assistenza spirituale, come altróve, ben-
ché non risparmia ronsi i sacerdoti rima-
sti e non chiamali al giuramento nel col-
tivar la vigna del Signore. Il Dauco nel
rilevare quanto fosse abborrilo il gover»
no francese per le sue vessazioni, coscri-
zione, dazi straordinari, conliruie e for-
zose contribuzioni, incomodi d'alloggi mi-
litari e pe'danni che cagionava alla Ghie- >
sa; nondimeno loda i buoni stabilimenti
di polizia, l'esattezza e rigore della giu-
stizia co'delinquenli, per cui in Yelletri
sullo tal governo non accadde alcun orni-
cidiOj e fu rara la delazione d'armi. Nel
declinar deirini[)ero di Napoleone I, egli
fu abbandonato dal cognato Murai re di
Napoli, alleandosi coll'Austria e facendo
tregua cogl' inglesi nel gennaio i8i4-
Quindi si n)osse dal suo regno, ed occu-
pò Roma e gran parie dello stalo papale,
fissandovi il governo provvisorio napole-
tano; il perchè in Yelletri al sotto-prefet-
to francese successe il napoletano, e cos'i
avvenne de'giudici, della polizia e della
guarnigione.
Restituiti ì suoi dominii a Pio VII,
rientrò in Roma trionfalmente a' 24
n)aggioi8i4- Già in Yelletri a' 10 apri-
le soleiutità di Pasqua erasi cautato ti Te
1
VEL VEL 35
Di uni per la libernrione della prigio- lo «lesso efTelto sej^uir ne dovesse (|iiel
iiia il(.'l l'upu; tua tlupu per un foi-Uiilo proporzìuiialo sistema, atto ad evitine
avvciiinieiilo insorse grave tumulto del (|tialuii(|ue collisione di politiche e mili-
p(jpulo contro In gtictinigiune, senza rile- tari operazioni. L'editto ricliintnò in vi*
\iinti conseguenze. Tale disastro si rio- gore quelle disposizioni altre v(jhe e ne»
novo a'26 maggio per l'indisciplinatezza gli altri tempi emanate, e specialmente
di 4<JOO soldati napoletani che ritorna- iolto il pontdìcato di Sisto V. In esso
vano nel regno; anche questo Iranjbusto niiin luogo vedevasi eccettualo, ma si e-
III. n chlie deplorabile risidlato, partendo stendevano le pontificie determinazioni
l'insolente troppa nel dì seguente. A' a6 anche a'Iiiughi baronali, avvegnaché esi-
Sellembre di detto anno fu preconizzalo gesserò questi una speciale menzione,
vescovo d'Oslia e Vellctri il decanocardi- L'impresa che credevasi della piìi facile
Hill Alessandro iMaltei, dopo treanni e più esecuzione riuscì sotto tutti gli aspetti la
d'8 mesi di sede vaciinle, che tosto prese più malagevole. Non bastando i primi
possesso del vescovato e «lei governo, ri- provvedimenti si venne a'secondi, indi a
ccvuto da'veliterni con indicibile giubilo degli ulteriori e si aumentarono le furze:
u venerazione,! quali da quasi 5 anni e- si spesero somme enoriru; a%coltaronsi i
rano restati privi del pastore preside. Al- progetti di molti, ma niuno de' tentativi
l'annoi 8 1 4'! i^islolesi, / ila di Pio VII^ riuscì a svellere la pianta venefica, che
I. 4> P- 2*2) riporta. " ÌNè a rpiesto solo si spargeva i mortiferi influssi su quella pur
limitarono le core ili l'io VII. Egli vide, troppo male augurata provincia ". Seb-
che per una di quelle tante infauste con- bene una nuova |)outil!cia costituzione
seguenze della cessala invasione, diverse soppiesse le baronie e le particolari giu-
conventicole di malviventi andavano per- risdizioni, e pose tutti i popoli dello sla-
torbando gravemente alcune provincia lo pontilicio sotto le leggi generali (tran-
delio slato pontificio a segno, che n'era ne e in parte i pochi feudi che cessarono
lesala pubblica non meno che la priva- nell'odierno pontificato), pureVelletri ri-
la tranquillità. Que' provvedimenti, che mase sottoposto al governo del cardinal
l'umana prudenza e la saggia politica vescovo, non ostante alcune rimostranze
suggeiir possono sull'oggetto iujportanle fitte da'citladinì al Papa per esser colli-
di ottenere la estirpazione deli'mfeslanti presi nella nuova riforma; laonde si prò*
conventicole de'uialvi venti, furono poste seguì T antico costume dell' elezione de'
in opera coll'editlo pubblicato il giorno 3 priori e degli altri pubblici uffiziali col
dicembre. La provincia di Maiitlioia e consigliode'4o nobili. Intanto l'erarioco-
Campagna soggetta alla delegazione di inunale pagava il vice-govei nalore, i cau-
Frosinone offriva uno spettacolo di orro- cellieri e la forza, mantenendo i carcera-
re all'umanità, ed un motivo a'timori di ti j meiilre la popolazione era obbligala
chiunque fosse coslretto di transitarvi, a soddisfare al pagamento di lutti i dazi
Vivevano i crassatori in quelle macchie generali dello stato. In tal modo Velie-
fra le gole de'monti, e ogni giorno vede- Iri per mantenere la giurisdizione deca-
vasi contrassegnalo da un nuovo delitto, naie, era gravala di doppie imposte so-
.SilFatle circostanze non isfuggirono alla pia ogni altra popolazione dello stato. Il
considerazione del Papa, il (|uale ordinò, Villctti nella Pratica della Curia Ro-
i.he agli esecutori della giustizia, che già manaedc' tribunali di Roma e dello sta-
aveano con buon successu eseguila la cai- to, Roma 18 i 5, nel t. 2, p. 8 1, tratta: Z>e/
tura di molli individui di quell' infame Trihnnaldel Cardinal Decano.» ì\car-
conventicola, si aggiungesse (|ualche di- dinal decano del sagro collegio è vescovo,
iUccaroeulo di cavalleria, che u^cudo j)er ed iusieme governatore perpetuo d'Ostia
0.6 V E L
e Vfclletri, con alili luontii della diocesi.
Alza perciò Iribuiiale tanto in Vellelri,
(juaiUo in IloMia, per giudicare con giù-
lisdizione privativa, ad esclusione delle
s, congregazioiii della Consulla e del
Jìuon gDverno, e di qualsivoglia Tribu-
nale eli Homo, le cause lolle civili e cri-
minali delia sua diocesi, sieno quelle tra
laici, oppure Ira ecclesiastici; su di clic,
per quel di più che si potrebbe dire , ci
liporliatno al breve stampalo del souìrno
Furilelìce Pio VI de'i8 novembre i'/'j5.
ìli Vellelri giudicano con giurisdizione
cumulativa il vice-governatore ed il vica-
rio, e da' giudicali dell' uno si ricorre a-
«anli dell'altro. In Roma tiene un udi-
tore genei ale prelato, e questi giudica iu
figura di Segnatura, e di giudice ordina-
rio, in rappresentanza del i.° carattere
aauuetle o iiegii i ricorsi da'giudicali de'
giudici di Vellelri, ed auclie da' propri,
qualora avrà giudicalo come giudice or-
dinario. In figura poi di giudice ordina-
rio, giudica le cause tanto in grado di ap-
pellazione da'decreti de' giudici di Velle-
lri, quanto anche in I, 'istanza nelle cause,
ove si traila d'obbligo camerale, oppuie
quando il reo convenuto, benché sia di
Vellelri, dimora in Roma. Da'decreti di
questo uditole generale si |)uò ricorrere
all'uditore di camera del cardinal deca-
no, e poi all' Uditore del Papa. iVotaro
di <|ueslo tribunale è quello, che s'incon-
tra a servire il cardinal decano ^;ro tem-
pore , e perciò è mulabde insieme colla
persona del cardinal decano". 11 cardi-
iial Mallei nel 1817 fiece una nuova ri-
forma sopra i tribunali di Vellelri. Nel
i8i5 la fame afflisse i veliterui, in uno
a buona patte dello stato pontifìcio; gran-
de fu dunque la carestia e durò quasi uh
intero anno, ed il comune colle sue be-
nefiche provvidenze salvò molli indivi-
dui dal perir d'inedia. In detto anno pas-
sò tra' più il velilerno conte Paolo M.'
Toruzzi, meritevole di sommi elogi. E-
gli fu tra' pochi che conobbe nella sola
virtù consistere la vera JVubiUà{f'''.), per
V E L
cui si die alla coltura delle scien7e in mo-
do, che [)resso i letterali fu in molta sti-
ma. Fu segretario della società Yolsca, e
per un triennio dittatore. Pubblicò varie
sue produzioni, virtuosamente esercitò di-
versi incarichi, nel 1798 salvò la patria dal
già narrato estremo pericolo. Fu corte-
se e probo, e si rese amabile e desiderato
da tutti. Si legge il suo Elogio negli yJtli
della società f'olsca, t. 1, p.iq 5. Il ci-
tato Pistoiesi al già liarrato aggiunge
nell'anno 1 8 1 9 a p. 2 11.» Non senza pro-
fondo dolore vedea Pio VII aumentarsi
il numero de'malvivenli, che infestavano
la provincia di Marittima e Campagna.
Ninna impressione prodotta avea sull'a-
nimo di que'malfaltori , o il rigore che
spiegava giustizia, o la dolcezza delle pa-
terne persuasive per richiamare quegl'i-
niqui sul retto sentiero. Gli omicidii , le
Grassazioni, i ricatti aumentati, si aumen-
tarono pure le sollecitudini sovrane per
dis()erdere quest' orda d' iniqui che tur-
bavano quasi im[)ui)emenle la sociale
tranquillila. Pure inutili riuscirono lepre-
mure del sovrano, poiché a misura che
aumenta vasi il rigore, si accresceva il nu-
mero di quegl'infami, esi commettevano
continue atrocità e misfatti su quella pro-
vincia. IN'è la presente soltanto, ma vana
pure era stata la misura , che venne in
conseguenza del concordato fra la corte
tli Roma e quella di Napoli de' 19 luglio
18 r8, diretta ad estirpare quest'orda di
ladroni, che infestavano la provincia. Ma
parveche disponesse Iddio, che inutili do-
vessero rendersi lesollecitudini palernedel
Ponlefice per riserbarne la gloria a Leo-
ne Xn , sotto il cui glorioso pontificato
(juelle terre e quelle selve più non vide-
ro le orrende catastrofi a cui le assog-
gettavano gli scellerati co'Ioro frequenti
misfatti. Non é pero a negarsi, che tutto
dal suo cauto operò Pio VII a beneficio
de'propri sudditi, e alla tranquillità del-
la regione infesta la". A '20 aprile I 820 mo-
r'i il cardinal .Matlei, ed a'29 niaggio fu
preconizzalo il cardinal Giulio M." della
V E L V E L ?.7
Somnglia, già vescovo di Porfo e s. Ruf- l'i, e lo confiilò ail alcuni suoi faniigli.i-
fìna, che fin tla'28 tlel pieceilente avea ri. Questi in suo nome imposero nuove e
Assunto il governo. Il Marocco riporta una gravosegabelle,8enza intelligenza «lei ma-
iscrizione che trovò dipinta nell'episcopio gislrato e del consiglio. Ardirono d'ahro-
0 appartamento del palazzo Vecchio, che gare il privilegio del mercato franco con-
dice avvenuto il suo ingresso a Velletii cesso da Gi-egorio XIII in tutti i sabati
a' 11 ottobre. Subito egli abbraciiò al- dell'anno, e in ciò anco di derogare agli
cune disposizioni del codice generale del- statuti municipali. L'erario comtmale non
lo stato , ritenendo peto 1' antica forma veniva con f|uesti nuovi dazi aiuuentato,
della giudicatura. Abolì il magistrato an- perchè il denaro colava in altre (nani. In
lieo de'/'/7on {/^.), e gli sostituì quello del tali critiche circostanze i veliterui rinuo-
Go tifa lo ni ere [T'.) cogli 8 anziani, com- varono con maggior ardore a Leone XII
ponendo il consiglio misto d'una metà di i reclami per essere liberati dalla giurisdi-
nobili e l'altra di civili cittadini. Il gonfa- zione decanale, e compresi sotto la legge
loniere si scelse Ira' nobili, e gli anziani si generale dello stato, pe'maggiovi dispen-
nresero metà da' nobili e l'altra dal celo dii cui soggiacevano. Il Papa conosciuti
di cittadini civili. Tolse la squadra de' gì' inconvenienti di questa [)rivaliva giu-
birri col bargello malveduli;e presidiò la risdizione,si risolse restringerne il potere,
città colla guardia de'carabinieri detta di mala morteglielo impedì. Il cav. Ar-
polizia, come in lutti i luoghi dello sta- laud nella Storia di Leone XH^ t. i,cap.
lo, col commissario tli polizia. Prese lo- 8, racconta. »> Parecchi briganti , sparsi
devoli provvedimenti sugli interessi co- nella Campagna di Roma, inquietavano
nuinitativi, onde l'azienda comunale in il governo con una sfrontatezza inaudita,
pochi anni esiinsei debiti, ed alla sua mor- Mal puniti sotto il passalo regiuie , ora
le fiu'iino trovali nell'erario del comune arrestati e incarcerati, o deportali in a!-
1 7,000 scudi. Era allenissimo di far gra- tre provincie, ora prosontuosi di un per-
zia a'delinquenti condannali, avendo per dono che sembrava forzato, volevano es-
massima: giustizia vìoderataj grazia a ser considerali come una potenza , che
nessuno. Questo inflessibile principio ten- potesse trattare colie altre. S[)eclivano le
ne a freno non poco la popolazione dal loro cenciose deputazioni ad imporreleg-
comrnellere debiti. Stabilì una congre- gi persino alle città, e volevano ostaggi,
gazionedi persone scelte e inlelligenti per Un certo spirito pubblico, malamente di-
gli ornali e le fabbriche della città. Da retto da calcoli meschini, concedeva una
questo stabilimento cominciò Velletri ad protezione condizionale a que'ribaldi per-
essere abbellita maggiormente nella co- turbatori, il cui numero ogni giorno in-
struzione dell' abitazioni , nella rinnova- grossava. La paura, vile consigliera, raf-
zionedelleslrnde,ein tutlociòcheconcer- freddava le buone intenzioni de'gover-
ne l'interno ornamento della medesima, natori e de'loro luogotenenti. Per mala
E si die principio da lui alla fabbrica del sorle quel cotale straniero malcontento,
nuovo pubblico palaz70,ora dello delega- che tanlo si lagnava del governo, altra
tizio. Fortunata poteva reputarsi Velie- società non avea, se non quella ilegli al-
tri, se il cardinal Della Somaglia non fos- tri foraslieri,che, giungemlo a Roma per
se stato distratto ilall'incarico tìlUdatogh, diverse strade, narravano i pericoli ne'
nel finir del seltenibreiBxS, di segreta- quali erano incorsi nel loro viaggio. A.
tio di stalo da Leone XII. Egli fra laute f{uesli dolorosi disordini bisognava ap-
incumbenzedel governo generale non pò- prestare un rimedio pronto ed attivo: Leo-
leva pili di proposito attendere a »piello ne XII era diciòpieuamente persuaso me-
parlicolare di Vclletii, con 80 auui d' e- glie che ogni altra persona de'suoi sluli.
i8 V E L V E L
M tlisse clie il corilinal Severoli lo consì- cesi, Segni, Sene e Pi perno (quest'ulti me
- gliò d'incaricare duna missione pacifica due liunitt^alla diocesi di Tei niciua). («li
e insieme militare il cardinal Paliotln, co- nLilimli di queste montagne sono labo-
me risoluto, coraggioso e naluralnienle ru>si, industriosi, e non teoiono né il fVed-
piìi disposto a comandare determinario- do, né il caldo. E cosa coaiune per essi il
tii di rigore , che a lasciarsi condui re da p»'rcorrere a piedi 3o ed eziandio 4o le-
Cdlcoli d'una ragionala clemenza. Leone glie in 9.4 ore. Le generazioni crescono
XII proponevasi tli temperare lo zelo del robuste e belle: vi s'iiicuntrano molle di
capo d'una s'i diflìcile intrapresa, la qua- quelle corporature maschie e vigorose.cbe
le, perchè ben riuscisse, dovea essere de- Sjiessoil Guercino ha dipinto su'suoi (pta-
licatamenle condotta. Si ottenne qualche di i. Ledunne,ed anche le ragazzette, ban-
Juion esito, tuttavia senza un cocnpiuto no Un fare franco e determinato, e piene
trionfo,qitanlunquesiansiali'uopoiinpie- di animo e di brio attendono per Io più
gali sulle prime ulliciali sperimentati : la alle faccende domestiche, l loro costumi
somma è , ilie almeno si posero le basi sono esemplarissimi: qualunque minima
d'un futuro stabile ordinamento, che for- colpa verrebbe punita col più solenne di-
inerìi un duicvole soggetto di gloria nel sprezzo. I paesetti sono mal fabbricati, e
bel mezzo del pontificato di Leone Xll". si può dir quasi che non vi si conoscono
INel seguente rap. () soggiunge l'Artaud. sliade. Si viaggia per quelle montagne
« Nessuno lagnriassi di trovare in qiie- cos'i alla ventura, come faiebbesi ne'de-
8l' opera alcune partirolarizzate notizie serti. Un grande albero, una rovina sono
Sidl'originc e sui carattere di que'malvi- i segnali più ordinari, che tracciano la via
venti, (he allora appellavansi briganti^ per recarsi da un paese all'altro. La ter-
però che io credo che sin qui non sianse- ra, abbastanza fertile, produce frumento,
ne pubblicatedi abbastanza esatte. Il pae- grano turco (zen mayz di Linneo, che
.se degli antichi volsci forma una catenadi l'Alberti chiama anco melicone.)^ legumi,
iiu)ntagne, che occupa un'estensione geo- frutta, vino, ulive e tabacco: vi si tentò
grafica di 3o leghe di lunghezza per 5 di pure la coltivazione del cotone, tua il di-
larghezza. Queste montagne erano il ni- fettodi manufattare per lavorarlo ha fat-
do di briganti: è diflìcile il trovare una lo abbandonare questa sorte di coltura
situazione, la quale contener possa mag- assai costosa. La legna non ha alcun va-
gior quantità di gente al coperto delle ri- loie: non bisogna far altro che tagliarla
cerche dcH'autorilà. Sono desse fortifica- e trasportarla a casa. Non vi hanno abi-
le dalla niitura; poste tra il mezzodì e il fazioni isolate: tutti sono raccolti ne' vii-
levante di I\oma, cominciano alla distan- b'^ggi, i quali sono popolati da 5oo sino a
7a d'8 miglia da (piesta città e vanno a 5ooo anime. Questa popolazione è divi-
finire nel regno di Napoli, ne'dintorni di sa in due classi, ciascuna delle quali veste
Alpino, patria di Cicerone: confinanti a diversamente. Quelli che compongono la
levante cogli Apennini, a mezzodì colle Aorg/iesM sono vestiti alla francese, come
Paludi Poiiiine, a ponente col monte Al- gli abitanti delle nostre piccole città; il
I)ano e Tii«coIo, inumo a settentrione le popolo ha una loviua particolare, e por-
pianuiedella provincia di Campagna, so- ta un cappellaccio largo e basso, con la
la parte accessibile, ma pericolosa, per- faida rialzata a destra ed a sinistra; il pae-
cliè presenta una gola avente una sola sano non [)orta cravatta; la camicia è sem-
liscila. Le u)onlagne, di cui qui parila- pre aperta al petto. Il resto del vestire
mo, che sono gli antichi 0}oiiti Lepini, toiisisle in un giubbetto di tela bianca,
olirono una popolazione di 3o a 4o,ooo che discende sino alle anche, in brache
anime. CoDiprendonoaScomunieS dio- curie, generalmente d'una stoila di lana
V EL
roma tendente al colore di cannella, die
ait'iviino appena al gìnocciiiu , il quale
rimane sempre nudo. Non usa culzjue, se
si eccettua un pezzo di cuoio ili bufalo,
che per mezzo di curdiceiieè unito in for-
ma di coturno ad un [teezo di tela che
cuopre le gambe. Questo è il vestire gior-
naliero. Quando i paesani vanno alla
chiesa, od in città, tutto il loro vestiario
di ccremonia consiste in una giacchetta
simile allo spencer degl'inglesi, di panno
l'osso come quello delle brache: la por-
tano essi sulla spalla e sul braccio sini-
stro, di maniera che \eggenduii un pu'da
lontano si prendono come vestiti di bian-
co dal lato destro e di rosso dal sinistro
(bisogna tener presente l'epoca in cui
scrivea l'auloie, cioè i punlirìcati di Pio
VII e Leone Xll,de'quaii e di Fio Vili
scrisse e pubblicò le applaudite storie da
cristiano sincero. JNe' pontificati de' ilue
prin)i fu r.° segietario dell'ambasciata di
Francia, perciò storico contemporaneo
che fu (eslimonio di quanto narra, e di
tutto pienamente istruito.Sui nostri costu-
mi fecestudi accurati,couie lo dimostrano
le lodate sue opere). Questi meschini ve-
getano nella più crassa ignoranza. Hanno
poche scuole, pochissimi maestri, aluie-
uo così era non ha mollo tempo. A mal-
grado tuttavìa di questa profonda igno-
ranza , pare che la natura abbia voluto
in qualche modo compensare que'popo-
li. Sono essi dotati di una somma sagaci-
tà, ed hanno famigliari motti assai spiri-
tosi. Nel loro dialetto usano di parecchie
espressioni latine : e come i latini, dan-
uo essi del tu a tulli. Se incontrano un
prelato , lo salutano con queste parole :
2^ua Eccellenza. Basta loro la conversa-
rione di IO nùnut'i per giudicare assai
prossiuìamenle del nterito morale della
persona colla quale hanno parlato. Al-
cuni domandano perchè questi popoli so-
no I iinasti in tale specie di abbrutimento,
che in molli di essi ha generato le più
orribili passioni, il ladroneccio, i ferimen-
ti e la ffiotle nelle Itti, e p«isino la vea-
V L L 29
delta senza colleia. A questa domand.i
potranno rispondere le st^guenti conside-
razioni. I paesi di cui io piulo, hanno ap-
partenuto sino alla (ine del i 8 1 6 alla fa-
miglia Colonna, famiglia ben nota nella
storia del secolo XII. Quesia, nata nel se-
no ile'disordini delle guerre civili, spesso
in guerra co'Pontellci, Cdgli Orsini e con
altre possenti famiglie, «laluralmente non
pensò ad altro, se non a formare de'sol-
dati. In que'feudi chi non avesse saputo
maneggiare un'arma, sarebbe stalo chia-
malo indegno d' essere un suddito Co-
loimese ^ ed in certe occorrenze non a-
vrebbe trovala grazia appo il suo signo-
re. Questa famiglia, quantunque soven-
te domata da'Ponlefici, non si era mai
riconciliala con essi: aveva sempre con-
servato uno spirito d'opposizione a' Fa-
pi, ed a malgrado delle loro minacce, ha
sempre munite le sue fortezze di soldati
portanti la nappa verde. In questa con-
diziose di cose , i governatori Colonnesi
ben poco si affannavano della moralità
degli abitanti de'paesi soggetti alla loro
giurisdizione. Bastava ad essi aver uo-
mini atti al servizio uiiiitare. I Colonna
volevano esercitare assoluta ed esclusiva
giurisdizione nelle loro provincie. L'au-
torità del Pontefice limitavasi a trasmet-
tere bievetli di chierico (noterò, che ciò
è male espresso; l'Artaud intese allude-
re a quelli che prendevano la prima ton-
sura pel (ine di togliersi dalla giurisdizio-
ne de'tribunali laicali e godere qualche
privilegio clericale) a tulli gli uomini o-
nesti che li chiedevano. Muniti di que-
sti brevetti, erano esenti dalla giurisdi-
zione territoriale. Ma questo non era un
passo all'incivilimenlo di qua' paesi : ri-
mediavasi ad un disordine con un disor-
dine. Sopravvennero i francesi nel 1809, i
quali slabilironsi nella città di Roma che
avevano chiesto di attraversare solamen-
te. Essi rovesciarono ben tosto la giuris-
dizione de' Colonna, ed in seguilo dipoi -
tandosi meglio, pel bene del paese, di
quello che avessero couiincìalO) vi ordi-
3o V E L V E L
narono con mollo vigore e buon esilo del- Je grandi vie. A poco a poco l'ordine si
le iiuturilù muuicipaii e de'tribunnli. In è lislabilito: ma quel mesliei'o era sem-
i;iò l'opinione secondava rammiiiistrazio- brato una buona cosa ad alcuni sUanie-
iie; e puossi dire, die io spirito pubblico, ri. Molli faci noiosi del paese^ litigi' ìi,ma.
senza il soccorso deirarnti, distrusse qua- neggiatori di coltello, abbandonavano es-
si interamente il brigandaggio. Neil' an- .si pure la loro famiglia per unirsi a que-
noiSi i e neli8i2 i briganti erano in sì gli stranieri , quando la forza pubblica
piccolo numero ridotti cbe se ne conta- mallevasi in cerca de'dislufbatoi-i dell'oi--
vano 7 od 8 comandati da certi fratelli ca- dine. V'ebbero persino degli sposi pio-
labreìii. Ma neli8i3 la medesima animi- messi , cbe si unirono alle bande de' la-
iiisliazione francese distrusse quel jio'di dri, dilferendo le nozze al giorno in cui
Jjenecbe avea fallo negli anni auteceden- avessero ottenuto un* amnistia. Sventa-
li. S'imposero, come altrove, agli anticbi rate donzelle dicevano con dolore e qual-
leudi de'Coloima gravi requisizioni in uo- cbe volto con orgoglio: - Il mio promes-
mini, in cavalli, in denaro. Si consumalo- so è alla montagna 1 - Tal era la situazio-
no, prima eziandio cbe fossero scadute, le ne del paese che volevasi pacificare. In-
Jisle della coscrizione: si vollero persino tanto alcuni membri delle municipalità
tutti i cavalli, senza eccezione alcuna: si locali non facevano il loro dovere : una
pretese ordinare guardie d'onore... Na- commiserazione inescusabile confondeva
poleone dunque non avea cognizione al- il loro spirilo. Bisognava dunque soste-
cuna dello stato di questi paesi? Quegli nere energicamente l'autorità fedeli al
ubitanti irritati, tornarono a'Ioro primi- loro dovere, istruire le deboli delle loro
livi costumi. Si formarono bande di fa- obbligazioni, punire con fermezza i mal-
ziosi così detti yjo//Y/ci, die commetteva- vagi, cbe potevansi arrestare, e usar de-
lio ogni maniera di eccessi sulle pubbli- menza insieme con certi caratteri irrilabi-
che strade sotto pretesto di molestare le li, capaci di portarsi ad aumentare il nu-
inilizie di Gioacchino Murat. Alcuni co- mero de'ribelli. Leone XII, determinato
mandanti romani, troppo deboli, dopo la d'annientare questo sedimento infetto di
partenza del governatore francese,annun- brigandaggio, chiamò a se gli uomini pro-
trarono, che tutti quelli che prendessero bi e religiosi, che avevano dell'autorità,
Je anni, e contribuissero a stabilire la si- del potere in que'paesi, per concertarsi a
curezza delle strade, otterrebbero un per- tale bisogno: fece distribuire ricompense
dono generale per tulli i delitti anlerior- a'piU zelanti promotori del buon ordine;
mente commessi. Mezzi imprudenti e fu- trasporlo in altre provincia quegli abitali-
iiesti! perocché alla iin fine bisogna poi ti di Sonni no, che davano tristi esempli; e
passare alla punizione de'delitti, sei col- intanto metteva sotto la più severa vigi-
pevoli che hanno goduto un'amnistia ne lanza tutta quella città, che i briganti a-
comnietlono ancora. Tuttavia quella pub- vevano avuto l'audacia di chiedere al me-
Micazione determinò una quantità di bri- desimo titolo ch'era posseduta dalla fa-
ganli a diventare gli ausiliari dell'auto- miglia Colonna. Tuttavia non si ollene-
lità. La provincia di Campagna venne vano ancora tutti (jue'buoni risultanìeii-
coperta duoiiiini armati, e non erano al ti, che potevansi aspettare da tanti sagri-
certo uomini che volessero poi costante- lizi, da tante sollecitudini dirette ad as-
uienle vivere soggetti alle leggi nuove per sicurare il ritorno della quiete iu quelle
essi. Così crearunsi parecchi corpi di ve- fatali contrade". Se il riferito dall'Artaud
ri definitivi briganti, i quali non usciva- non è in alcune cose del lutto esatto, dal
no giammai da' nascondigli delle loro da me esposto nel principio e nel decor-
monlaguc, che per andare a rubare sul- so di quesl'ailicolu si puòricavai'Depluu-
\' E L
«iliile i«;lli(lcnzi(3Me ìi se l'illustre fitiiice-
se Arlatid fu persuaso, che niuiio si la-
mentasse, se nella storia d'un Papa da-
vo particolareggiate notizie sui malvi-
venti che infestarono le nobilissime pro-
vincia di Marittima e Campagna; con più
di ragione io mi dehho ciò attendere pel
propostomi superiormente, e perchè que-
st'articolo riguaidii, ècomune, si compe-
nelra e rannoda colle vicende e fasti del-
le medesime provincia , come ripetuta-
mente dichiarai. IN'ello slesso 1. 1 , cap. 1 8,
l'Aiinud deplora all' anno 1824, perchè
il cardinal Pallolta ne'primi giorni della
sua missione di legato n laleie di t\Ia-
rittima e Campagna, incaricato d'impie-
gare i mezzi più rigorosi e più acconci
per distruggere i ricellacoli de' briganti,
fd assiemare le grandi strade ch'essi con-
tinuavano ad infestare, avea pubblicato
un proclama da Ferentino sua residenza,
che fu disapprovalo in Roma, per essersi
abbandonato ad atti così singolari che
dispiacquero al l'apa; laonde si riconobbe
che il cardinale non riuscirebbe coinpiu-
laniente nella sua impresa. Allora fu, che
d'ordine pontificio, tulle ro{)erazioni del
cardinale vernicio sottomesse all'esame
della segreteria di stato, acciò le ulteriori
disposizioni fossero più saggie ed ellicaci.
Le notizie intanto della montagna, ove i
briganti sì erano ritirati, di ventando sem-
pre [)iìi cattive, Leone Xll giudicò con-
veniente di richiamare a Roma il cardi-
nal Paliotta, invitandolo a doniandare la
8ua dimissione dalla legazione. Il cardi-
nale si occupava priiicipalmenlea mante-
nere sicure da'biiganti le strade, che or-
dinariamente venivano frequentate , ma
non portava o non poteva estendere le
medesime premure alla vigilanza sulle al-
tre parti di sua giurisdizione. Forse non
avea suiliciente mano d'armati a sua di-
sposizione; o forse bisognava cominciare,
com'egli procurava di fare, dal soffocare
le (pici eie del cor|)o diplomatico, che as-
saliva il cardinal JDella Somaglia segrela-
lio Ui sialo colle sue note a proposilu del-
V E L
3i
l'aggressioni commesse a danno di Inlti i
viaggiatori stranieri, che venivano spo«
glialijgeltati prima brutalmenlecollayrtfC'
eia a terra. Qui l'Artaud spiega tale inu-
mazione de'briganti, e descrive come pra-
ticavano il depredamento crudele di quan-
to i viaggiatori possedevano. Ad onta che
l'inipresa fosse didlcile assai, continuando
il Papa ad insistere sulla dimissione del
cardinalPalloltajl quale tentava sulle pri-
me di rifititarla, gl'invio i cardinali Pacca
e De Gregorio per piegarlo; la dolcezza
e fermezza de' quali ottennero la dimis-
sione. Si presero nel medesimo tempo
prudenziali precauzioni, perchè gli attac-
chi de' briganti comandati dal famoso
Massarone(oGasparone) venissero respinti
con intelligenza e buon accordo tra l'au-
torità, non solo nelle grandi strade, ma
dovunque il IMassaroiie spedisse il più in-
fimo de'suoi luogotenenti. L'Artaud al-
l'annoi 824, '• 2,cap. I, narra l'ostinazio-
ne di Massarone nelle sue perfìdie, e che
tristi invidiosi di sua fatale rinomanza,
da tulle parti comparivano, o per me-
gliodirenonaveano mai cessato d'inquie-
tare il paese. Mg.' Gio. Antonio Benve-
nuti segretario del buon governo, prela-
to commendabilissimo pei* perspicacia
d'ingegno e splendore di virtù, colia ri-
tenzione di sua carica, fu mandato dele-
gato straordinario a Frusinone, invece del
cardinal Pallotta, ma con minori poteri;
egli si associò, in qualità di comaiidanle
militare, Ru vinelli colonnello de'carabi-
nieri, uomo esso pure di buon ingegno e
risoluto, attissimo ad imprese che doman-
davano vigore e celerità. P^inaluiente nel
cap. 22 l'Artaud racconta, che pubblica-
tasi la celebrazione dell'anno santo, il go-
verno pourdlcio colle ulteriori sue ener-
giche disposizioni, rese più certa e asso-
lutamente infallibile la distruzione de'
briganti, onde assicurale i pellegrini sul-
la sicurezza delle strade da' malfattori.
Mg.' Benvenuti risiedendo nella provin-
cia di Marittima e Campagna, ordinò pri-
tuaiueule, che le persone poste sotto la
32 V E L V E L
vigilanza <lella polizia , o die potessero «a perversa inclinazione, o die per com-
e'<serlo in seguilo,eil i parenti (le'hrigìinli messi (Idilli tlivenivano fuggiaschi. Si re-
I iconosciuli per tali, dovessero riliraisi sero [-.or Iroppocelohri nelle provincia ro-
iie'loro (lomicilii prima tlel tramonlo del mane De Cesaris e ()asp!)rone,enelle na-
sole, sollo pene severissime. Cliionqne si pulelane Furia ed i Vaiidardli. Le mou-
abbaltesse ne'briganli, dovea darne avvi- lagne nella slale,ledei>erlecanjpagne ma-
so all'aulorità più vicine. Glie le pei so- riltin)e nell'inverno, ed i vasti bosclii soni-
ne sospelle non polessero uscire dal loro minislravanoa loro molli rifugi, ne'qoali
comune, se non munite di loglio di via. polevanofacilinenledeUidere la vigilanza
1 pastori, i propi ielari di bestiame, si sol- e la forza de'governi. Uniti in bande co-
toposero a rigorose discipline. IS'èsi om- stringevano i conladini ed i pastori a som-
ndsero |necauzioni sui cacciatori , sulle ministrar loro il villo. Violavano le l'eni-
immnnilà locali e personali sospese. Glie mine che potevano raggiimgere. Assalla-
i debili riferibili al brigandaggio si giù- vano i doviziosi, e non conlenli di rapir
dicassero somniariamenle dal Iribnnale lorocpianloporlavanOjliconducevanosul-
piesieduto dallo slesso delegalo. E Leo- le montagne e gl'imponevauo enormi ta-
ne Xll volle esaminar le determinazio- glie pel riscatto. Se non ricevevano il chic-
ni per distruggere gli avanzi del brig'in- sto denaro li trucidavano fra'più orribili
daggio, onde allontanare ogni scandalo tormenti. Piesero fra gli altri nel i 82 i e
nel prossimo giubileo, e cosi felicemente taglieggiarono i camaldolesi dell' eremo
si pervenne al tanto sospiralo scopo; e le ch'è presso il Tuscolo, ed un collegio di
Provincie di Marittima e Gampagnariac- fanciulli esistenti alle porle di Terracina.
quistarono la loro piena tranquillità e si* Rovinarono molte famiglie e recarono
curezza, pel fermo operare di mg/ Ben- danni gravissicni all'inlerno commercio,
Tenuti, poi elevalo alla porpora. Il cardi- all' agricoltura e soprallullo alla pasto-
naie Della Soinaglia come segretario ili rizia. I governi adoprarono mezzi slraor-
slalo anch' egli contribuì al feru)o inlen- dinari per di'Slruggere tanli ribaldi. Tal-
dimento di Leone Xll, in liberare le prO' volta proposero premi a chiunque li uc-
\incie di Marittima e Can)pagna dagli as- cidesse. Altre volle disperando di rag-
.sassini che l'infestavano, e ciò del lutto si giungerli colla forza li richiamarono al-
ultenne felicemente nel 1825. Ecco come la società col conceder loro perdono e peii-
in tale anno il contemporaneo cav. Cop- sioni. Nella provincia romana di Gampa-
pi lo ilescrive nel n.°i2 de'suoi Annali gna rimase celebre una strepitosa legazio-
d'Jlalia.» Le provincieprossime a Roma ne eseguita nel 1824^3' cardinal Pallot-
iuronopermollianni tormentate daglias- ta, il quale arbitrariamente sconvolse o-
sassini o briganti, male comune colie vi- gni cosa senza rimediare alcun male. Fi-
cine napoletane degli Abruzzi, della Ter- naluienle dopo esserne slati uccisi o giu-
ra di Lavoio e della Puglia. Nelle solle- sli/iali molle centinaia , in quest' anno
vazioui di multe popolazioni contro i fran- «82 5 si ridussero ad una banda di 20 in-
cesi, allorquando essi occupavano queste dividiti. Questi nel mese di settembre Irò-
regioni, non pochi erano corsi alle armi vandosi pressoSonnino nella provincia di
più per amore della rapina che della pa- Gampagna, furono circondali dalle forze
Iria. Alcuni si assuefecero in lai guisa al pontilicie e napoletane. D'altronde era-
ladroneccio e vi persistettero anche dopo no ormai ristucchi di vivere più ad uso
terminati i popolari tumulti. Formali co- di fiere che di uomini, lutali angustie
M diversi nocchi di ladri, die scorrevano invocarono la mediazione di alcuni ec-
armali per le campagne, recavansi ad u- clesiaslici, e coll'opera loro 1 ^ si arresero
uirvisi molti di coloi oche avevano la sles- a disciezioue Uvl governo pontifìcio, e iu*
V E L
rono mnntlati a tertninnre i loro giorni
nella foltezza di Civitavecclìia (occupala
nel 1849 tia'fra noesi, i supersiili ftirono
trasportali in quella di Civita Castellana).
Cirniiiesi resero alle forze napoletane". Il
cardinal Della Somaglia passò airallra vi-
ta a'6 aprile i83o, eilal vescovato di Por-
to e s. lluflìna vi ili traslato a'29 iiiaggio
il decano cardinal Bartolomeo l'acca, ciie
preso possesso a' 5 loglio, sotto il nuovo
governo Vellcfri riebbe la sua trantpiil-
lilà. Debbo notare, cbe Pio Vili a'9.4 a-
prilei83o fece scrivere al cardinal l'ac-
ca^ dal cardinal Albani segretario di sta-
lo, cbe acciò non rimanessero più a lun-
go ritardati alle popolazioni d'Ostia eVel-
lelri i benefizi, cbe loro preparava la pa-
terna animinislrazione ch'era per intro-
durvi, ed i quali sarebbero loro ancora
per qualche tempo did'erili se si dovesse
attendere, secondo il prescritto da Cle-
mente XIII, che avesse preso possesso
della sede vescovile al cardinale riserva-
ta, l'autorizzava ad assumere immedia-
tamente il governo temporale con tutta
quella parte di potere temporale che il
breve di Pio VI avea confermato a fa-
vore de' cardinali decani e vescovi della
slessa diocesi. Di pili avvertì il cardinale,
d' avere altrettanto comunicato a rag/
Uafll uditore generale del defunto cardi-
nal Della Somaglia, il quale prelato nel-
l'attuale vacanza della sede Ostiense e Ve-
lilerna presiedeva interinalmente al go-
■werno d'ambedue le popolazioni. Pertan-
to ì! cardinal Pacca con notificazione, in
cui s'intitolò decano del sagro collegio e
governatore perpetuo d'Ostia e Velletri,
del i.^maggiOjdichiarò alle medesime po-
polazioni la pontificia abilitazione per as-
sumere il governo temporale, benché la
sede a lui riservata rimaneva ancor va-
cante. In conseguenza avere assunto il ti-
tolo e la podestà di governatore perpetuo
sino da'27 aprile, ordinando che tulli gli
atti amministrativi e giudiziari si faces-
sero in suo nome. Indi disse, che nel pren-
dere allora il formale possesso per mez-
VOI. xc.
V EL 33
zo de'suoi commissari, prolestaTa innan-
zi a Dio , di volere un governo fondato
sulla giustizia, alla quale sarebbero sem-
pre dirette le sue cure. Perciò essersi cir-
condato di persone note per la loro pro-
bità, e di aver nominalo uditor generale
mg.' Bofondi uditoredi Rota (ora cardinal
presidente del censo), il quale colla pie-
na approvazione del Papa avrebbe eser-
citalo le funzioni governative nella parte
politica ed economica, e nelle cose con-
cernenti l'amministrazione delle due cit-
tà d'Ostia e Velletri; e che sarebbe l'orga-
no immediato de'suoi ordini, presso i vi-
ce governatori e presso il magistrato e
consiglio municipale. Che non potendo
poi l'uditor generale prestarsi all'eserci-
zio della podestà giudiziaria, questa a-
verla delegata interamente all'avv, Giu-
seppe Luigi Barloli suo uditore particola-
re (poi avv, concistoriale e avv. geueraltì
del fìsco); il quale col titolo d'assessuie ci-
vile avrebbe conosciuto e giudicato tul-
le le cause, liti e controversie, che in pas-
sato si giudicavano dal prelato uditore
generale, ed inoltre sarebbe egli l'organo
immediato de'suoi ordini in tutlociòche
riguarda la giustizia civile. Aver pure no-
minalo uditore di can)era pe' ricorsi in
via di segnatura l'avv. Angelo Giansanti
(al presente avv. concistoriale e avv. ge-
nerale del fisco); e finalmente nomitrafo
uditore criminale l'avv. Demetrio Silva-
ni Loreni, al quale apparterrebbe la cor-
rispondenza in ciò che concerne la giusti-
zia punitiva. Volendo poi profittare de'
lumi de' suoi rappresenlanli e conoscere
le loro operazioni, dichiarò il cardinale,
che almeno una volta la settimana si sa-
rebbero riuniti in congresso avanti di lui.
Per la formalità del possesso avere depu-
tato i due primi nominati per commissa-
ri, coU'assistenzu degli altri due; e doven-
dosi in tale circostanza radunare il consi-
glio municipale^ aver formala la nota di
48 consiglieri, metà nobili e l'altra citta-
dini, espressi nella notificazione, a tenore
del prescrilloda Leone XI l pe'capoluoghi
34 VCL
di legazione: confei mando il gonfaloniere
e gli anziani. Invilo gli abitanti d' Ostia
e S'elicili di dirigersi a Ini con fiducia, prò-
ntetlendo migliorar la lorosorte, e toglie-
re gli {djusi ove fossero , riducendo tulio
alle vie di giustizia e d'equità, e mino-
rando i pesi per quanlolo permetteran-
no le circostanze. Disse per ultimo : la
quiete e l'unione de'ciltadini, la privata
sicurezza , 1' esecuzione imparziale delle
leggi costituire la pubblica felicità, la qua-
le era ili.° voto del suo cuore. Tanto ri-
cavai dal biglielto e dalla notificazione,
staoìpali in Roma, e credei opportuno di
darne cognizione, per spiegare come tal-
volta i cardinali decani assunsero il go-
verno temporale innanzi d' essere preco-
nizzati vescovi in concistoro; ed ancora
per dare notizia di quanto praticavasi in
tale circostanza, e come si costituiva il go-
verno dccanale prima che Velletri dive-
nisse legazione. Il cardinal Pacca imme-
diatamente abolì i dazi straordinari im-
posti in nome del defunto predecessore,
e qualche altro, che la libertà del popo-
lo favoriva, specialmente nello spacciodel
vino, 1.° ramo di commercio della città;
indi fece il suo ingresso in Velletri nel set-
tembre, tra la pubblica esultanza. Un ar-
co trionfale, bellissime luminarie, fuochi
artificiali, dimostrarono la gratitudine e
l'ossequio filiale de'velilerni. Di piìi essi
coniarono una medaglia analoga alla cir-
costanza inargento e bronzo, che sarà un
roonuuiento perenne di tanto vescovo go-
vernatore. Da una parte è la svia ellìgie
Goll'iscrizione : B. C. Pacca S. C. Deca'
nus. Nel rovescio si legge l'epigrafe: Jd-
seriori Felicilatis Publicae S. P. Q. V .
MDCCCXXX. Mentre i nemici dell'altare e
del trono tramavano lo scoppio di ter-
ribile rivoluzione, a' 2 febbraio i83i fu
sublimato alla cattedra di s. Pietro Gre-
gorio XVI, l'insurrezione cominciando
in Bologna a'4, i ribelli credendo lul(o-
ra vacare la Sede apostolica. Questa de-
plorabile rivolta si estese in quasi tutte
le Provincie dello stalo pontificio, ma
V EL
però non potè penetrare nelle due fede-
lissime di Marittima e Campagna. Velie-
tri, ch'è la città più considerabile di esse,
sebbene da'liberali fosse stata segretamen-
te incitala alia sommossa, pure memore
del fedele attaccamento sempre dimostra-
to alla s. Sede, non ascollò i pravi consi-
gli de' faziosi. Quantunque in questo scon-
volgimento la città fosse restala priva dì
milizia , richiamala tutta iu Roma per
opporsi alla scorreria che meditavano i
rivoluzionari, ed a'tentativi di quelli che
pretendevano destarvi scompiglio e rivo-
luzione; nondimeno si mantenne in pie-
nissimo ordine e tranquillità. À spese del
comune furono monturati e mantenuti 6o
uomini d'arme, che sotto il comando d'uu
capitano dovessero guardare la città, e
conservarvi il buon ordine e la polizia.
Marciando 6ooo ribelli alla volta di Ro-
ma , il governo prese energiche misure,
presidiò CivitaCaslellana, coWocò un cor-
po di truppe al Passo di Corese, di che
feci parola anche nel voi. LX, p. 67, on-
de impedire ad essi d'inoltrarsi , e Rieti
gli chiuse lepoi te e li disperse. Finalmen-
te per l'intervento degli austriaci, e le o-
perazioni delle Milizie pontifìcie, i ribelli
furono vìnti, e ripristinata la pubblica si-
curezza. Gregorio XVI amando paterna-
mente i suoi sudditi e desiderando ren-
derli felici , incolpato delle lagnanze d«
popoli, nelle sue pubblicazioni cort beni
gni sentimenti gli esortò a tornare alla dil
vozione e a mantenersi fedeli alla Sovrc
Ulta della s. Sede (V-)j invitandoli a ri
correre a lui pe'propri bisogni, promet-
tendo esaudirli in tutto quanto potesse. Itt
conseguenza di tali amorevoli inviti, i ve-
literni si proposero di far conoscere al Pa-
pa il desiderio d'essere rimossi dalla pri-
vativa giurisdizione del cardinal decano,
e di venire soggettali alle leggi generali e
comuni dello stato, come aveano domali^
dato a'suoi predecessori, anco per esser*
sgravali da'doppi dazi pel mantenimento
del governo privativo; del resto essendo
ben conienti del savio governo del cardi*
\
VEL
nnl l'nccn. Le loro isfnnie ernno diretle
fl nieveniie In litmovazione tli nnteiiori
vessnzioni, inipeiocchè i cardinali giunti
al ilecaiifito , liiiiienclo in loro luminose
cai'iciie, (loventloacciiilii-e a gravissimi af-
fari e risiedere in Roma, impossd)ilitati a
reggere in persona il governo d' Ostia e
Velleli i, confidandolo ad altri, questi tal-
volta non furono opportuni o ne abusa-
rono, trattando i velilerni non quali sud-
diti dtl l'apa,n>adel cardinale decano. A-
<lniique la città deputò Cesare Ulisse del
ceto nobile , e Giuseppe Latini Macioti
del ceto civile, per ottenere da Gregorio
XVI l'esaudimentodella sua ardente bra-
ma; ed al foglio d'autorizzazione de'aSki-
glioi83i,si sottoscrissero 272 cittadini
ecclesiastici, consiglieri, nobili, possidenti,
negozianti. Vernilo ciò a cognizione del
cardinal Facca,ordinò al gonfaloniere,che
trattandosi d'un affare di sommo rilievo,
non era conveniente che si maneggiasse
dal popolo; ma che tosto convocasse il
consiglio, il quale se avesse approvato la
richiesta del popolo, eleggesse 6 depotati
autorizzandoli di portare al trono sovra-
no i desideiii de'velilerni. Il consiglio se-
guì il voto popolare, e scelse a tiepulali
mg/ Geraldo Macioti vescovo d'Eleusi e
sulfraganeo di Velletri , il conte Stefano
Coluzzi, il cav. Pietro Paolo Salimei , il
maggiore Clemente Borgia , il capitano
Giovanni Graziosi, e Clemente Cardina-
li. Gregorio XVI li accolse benignamen-
te, ed ascollata la causa, per cui Velletri
gli avea inviata questa legazione, fece co-
noscere di non essere alieno dal decreta-
re quanto richiedevasi; però essendo la
domanda rilevante, meritava ponderata
discussione. La grazia che domaiìdarono
i veliterni si compendia in queste pai'ole.
Di erigere una nuova provincia appella-
la di Marittima, della quale Velletri fos-
se il capoluogo, e il cardinal decano suo
vescovo la regolasse col titolo di leeato a-
poslolico perpetuo. Disse po' mg.' Macio-
ti snirrnganeo , nella dedica al cardinal
Pacca del 1. 1 degli Atti ddlaSocittà Voi-
VEL 35
scfi, di cui era diltatore."Ma il benefìzio
pili grande, e che forma epoca ne' fasti
della patria, si è quello appunto di aver
protetto ed avvaloralo il volo unanime
della città a fine di ottenere dal Santo Pa-
dre il moto-proprio del I. "febbraio! 832.
Imperocché quantunque l'antico gover-
no decanale sia stato per lo passato buo-
no e proficuo a questa popolazione; pu-
re pel cambiamento notabile delle circo-
stanze, essendosi cambialosostanzialraen-
te l'andamento generale delle cose,in og-
gi ritorcevasi a pregiudizio quello slesso,
che prima era stalo a noi dato per pri-
vilegio; ond'è che la giurisdizione priva-
tiva non era più combinabile col sistema
collegalo ed uniforme delle leggi attua-
li. Quindi a giusta ragione si può da noi
concludere, che l' Em.^ V. come nel ri-
pristinare l'accademia Volsca le ha dato
una nuova vita; cosi nel fare che Velletri
sia sede di legazione e capo della provin-
cia di Marittima le ha dato una nuova
esistenza. Ed oh felice la nostra città, se
conoscendo essa la propria sorte , saprà
profittare d'un tanto beneficio". Mentre
pendeva la risoluzione della domanda,
Gregorio XVI proclivead accordarla, tro-
vandosi nella villeggiatura di Castel Gau-
dolfo, lunedì io ottobre i83i si recò ad
onorare di sua presenza Velletri. Fu quin-
di scrillo da Velletri e pubblicato nel n."
4 1 delle Notizie del giorno del 1 83 i . A
ore 16 giunse in Velletri il Sommo Pon-
tefìce,incontralo dal gonfaloniere cogli an-
ziani fuòri di porta R.oinana,dal quale gli
furono presentatele chiavi della città. La
frequenza del popolo, gli applausi, le vive
acclamazioni e l'allegrezza del medesimo
fecero ben conoscere la venerazione e la
fedeltà verso il sovrano. Il Papa per la
via corriera si condusse alla cattedrale,
dove fu ricevuto dal cardinal Pacca, da
lutto il clero secolare e regolare, e da tut-
ta la nobiltà. Dopo avere oralo innanzi
il ss. Sagramento decorosamente esposto,
e ricevuto la sua benedizione, e pregato
nel santuario della U. Vergine delle Gra-
36 V E L
zie, posso nella sagrestia gronde. Ivi nssi-
«0 nel Irono preparato ammise al bacio
•lei piede i prelati, il capilolo, tulli gli al-
tri ecclesiastici e gli alunni del seminario.
Da della basilica si trasferì nel palazzo
vecchio destinatogli per abitazione, rice-
vuto ivi pure dal cardinale, da'magislia-
li, dal consiglio, dalla nobiltà e dagl'im-
piegati pubblici, tulli schierali nell'atrio
e per le scale. Preso alcun riposo nell'ap-
parlamento vescovile disposto a sua di-
mora, a preghiera del cardinale scese al-
l'appartamentodel magistrato, e dalla sa-
la delle lapidi uscito sulla grandiosa loggia
espressamente fabbricata, dopo le solile
precijGregorioXVIaflelluosamen te com-
partì l'apostolica benedizione all'immen-
so popolo, che ansiosamente dalla piazza
la domandava. Tornato nel suo apparla-
tnento ricevè al bacio del piede il magi-
strato e il consiglio, la no])iltà e le dame,
le deputazioni di Sezze e di Sermoneta.
Nell'ore pomeridiane, accompagnato dal
cardinale, volle vedere la città a piedi, e
▼ihilare i monasteri delle teresiane e del-
le Clarisse. Indi accettò le due mule del
cardinale, col quale a spalla pertossi o
trottare fuori della porta Napoletana. Ivi
fu ad ossequiare il Papa ilcardinal Weld,
e ad un'ora di notte s'incendiò alla pre-
senza sovrana un bellissimo fuoco artifi-
ciale sulla sottoposta piazza, e si elevò un
globo areostalico. Tutta la città fu illu-
minata, il palazzo pubblico a cera, come
altri della nobiltà, e nella via corriera e
in(|aclla del comune ardevano su pali co-
perti di verzura più di i eoo fiaccole: l'al-
ta torre del Trivio era parimenti da fiac-
cole illuminala sino alla sommità della
croce. Nella seguente mattina Gregorio
XVI, dopo aver celebrato la messa, si de-
gnò ricevere altre deputazioni de'luoghi
circostanti: mg.' Grati amministratore a-
postolico di Terracina, Sezze ePiperno;
e particolarmente la deputazione della
città, cui assiemò graziosamente, non me-
no del suo sovrano gradimento alle fatte
diaiosliazìoni, che della sua propensione
V r:L
e fnvore intorno all'erezione della nuo-
va provincia e legazione. Date pure ^pe-
ranzedi ritornare a Velleiri, noreI4pa>■■
lì accompagnalo dal cardinal Pacca lino
a due miglia dalla città, tra l' incessnnli
acclamazioni e felici angurii del popolo,
sventolando al ponte Rosso le bandiere
col pontilicio stemma. Iscrizioni tempo-
ranee erano stale collocate a porta Ro-
mana, alla cattedrale, nel santuario del-
la Madonna e poi scolpita in marmo, al
palazzo pubblico. Bande musicali da fia-
to e a corda della città l'avevano ralle-
grata, il cardinale trattò splendidamen-
te il Papa e la sua corte. Altri particola-
ri sui festeggiamenti e sinceio entusiasmo
tie'velilerni, si ponno leggere nelle citale
Notizie; né mancarono poetiche compo-
sizioni celebranti l'avvenimento, come di
Felice Valentini accademico volsco.
Gregorio XVI col moto-proprio Ln-
minose prove di feritila inconcussa alla
s. Sede, del i ."febbraio 1 832 , Bull. Iloni.
coni, t.iq, p. 85, riportalo anche dal can.
Banco, pienan>ente appagò i fervidi voti
de' velilerni, con inesprimibile giubilo di
essi. Con tale memorabile atto il Papa,
encomiata la fedeltà de' velilerni, ricorda-
le l'amplissime lodi e privilegi meritatisi
da'suoi predecessori, inclusivaraente alla
prerogativa concessa al loro cardinal ve-
scovo, per lo più decano del sagro colle-
gio, prima di prolezione della città co
giurisdizione, poi di governatore perpetu
della medesima, e cosi goderono lung
mente d'un reggimento dolce e tutto p
terno; rammentate le riforme inlrodot
in tutto lo stato , necessarie alla pubblici
amministrazione, rilevòcheil nuovoordi-
ne di cose portando collisione colla pri-
vativa giurisdizione del cardinal decano,
e privando del godimento de'benefizi fat-
ti allo stato col nuovo sistema i veliler-
ni, questi supplicarono Pio VII e Leone
XII a loro parteciparglielij i quali Papi
benché inclinassero a contentarli, ne fu
rono impediti dalla morte. Divenuto egl'
Papa, quanto più insigni furono le rifor-
I
V E L
me e i miglioranietili da lui decretati al
bene de'suclilili, tanto più fervorose si rei-
leruroiiu le suppliche ile' velileriii a par»
leciparne, ed insieme a erigere la provin-
cia ili IVIarilliina (che si t'ormò pure con
alcune comuni tolte dalla Coiiutrca di
Roma), e allidnrne il governo al cardinal
vescovo con titolo di legalo apostolico, ed
erigendo in capoluogo la città di Vellelri.
Di più i velilerni avergli rassegnalo un
alto di adesione alle loro suppliche de'
pubblici rappresentanti di vari luoghi e
città della Marittima, perchè fossero di-
staccati dalla provmcia di Campagna o
Frosinone ('.), ad essi di troppo incomo-
do accesso, e riuniti alla nuova legazione
di Velletri. Sembrando a lui piene d" e-
qiiità le cose esposte, oltre la considera-
zione del gran beiiefizio che ne derivava
alle popolazioni situate nella costa di
monte che guardano il mare, e come so-
no quasi separale dalla natura d'interes-
si e di comunione dalle popolazioni della
Ca(npiigiia , cosi ancora fossero divise
d'amministrazione; e si formasse un ca-
poluogo,nel quale avrebbero vicini e pron-
ti, e tulli applicati al proprio vantaggio
ed al sollievo de' propri bisogni i magi-
strali ed i ministri del governo. Penetralo
da questi riflessi, continua a dire il Papa,
averli comunicati colla sua voce a' depu-
tali di Frosinone, i quali ne' seutimenli
di moderazione, di giustizia e di disinte-
resse onde sono animati, sentendone tut-
ta l'importanza, e con piena soddist'azio-
uedel suo animo, si limitarono ad itnplo*
rare, che nella erezione della nuova pro-
vincia fosse loro recalo il minor danno.
w In tale stalo di cose rivolgemmo o^ni
nostra cura a conciliare gl'uiteressi delle
supplicanti popolazioni colla dignità e il
decoro del sagro collegio, del quale nou
è ultimo ornamento il governo e la giu-
risdizione esercitata dal cardinal decano
sopra le popolazioni di Oslia e Velletri. A
questo fine credemmo conveniente di co-
uuinicare quanto concerneva quesl(j ne-
gozio imporldult: a tulli i veuerubili uo-
VE L 37
stri fratelli cardinali dell'ordine de'vesco-
vi, non che ad alcuni degli altri ordini,
domandando loro , se fosse opportuno
l'istituii e la nuova legazione, e come si
potesse conciliare, che nella qualità di le-
gato fossero al cardinal decano attribui-
te quelle prerogative, che distinguendolo
dagli altri legali, venissero ad equipai'are
l'onoi'evole concessione con la quale nella
qualità di governatore perpetuo di Vel-
letri i nostri gloriosi pi-edecessori aveano
condecoi'alo nella di lui persona lutto il
sagro collegio. A queste domande aven-
do essi corrisposto, prevalendoci noi de'
loro lumi e del loio consiglio , abbiamo
risoluto a vantaggio della oosti'a dilettis-
sima città di Velletri, non che dell' altre
città, luoghi e terre che verranno qui ap«
presso designate, di creare i:ina nuova le-
gazione, ed a vieppiù crescei-e il lustro e
la dignità del sagro collegio de'cai'dinali
di s. Chiesa romana nella pei'sona del lo-
ro decano vescovo di Velletri, allìdarue
ad esso il governo con titolo, diritti e pre-
minenze di legalo, e con facoltà partico-
lari non comuni agli altri cardinali legali
delle Provincie. E perchè questa deter-
minazione dell'animo nostro sia iuessaad
edetto senza ulterioi'e rilardo, di nostro
molo-proprio, retta scienza e deliberala
volontà, colla pienezza dell'autorità apo-
stolica ordiniamo e comandiamo quanto
segue. § I. La Legazione (f.) di Velle-
tri comprende la provincia di Marillima
formata da'governi e paesi nella tabella
annessa alla presente cedola di molo-
proprio (che riportai di sopra descriven-
done tulli i luoghi). La città di Vellelri
è il capoluogo. § II. Il governo della prò*
viucia è allidato ora e in perpetuo al cai'-
dinal vescovo d' Ostia e di Velletri, per
lo più Decano (P'.) del Sagro Collegio
( P'.). Egli prende il titolo, e gode lutti gli
onori, preminenze, prerogative,atU'ibu-
zioni e privilegi della s. Sede. § 111. Il car-
dinal vescovo Legato (/^.) dovendo per
ragione della sua dignità avere la resi-
deazct ia Curia, viene ritppreseotalo uel
38 V E L
capoluogo della provincia e legazione da
ut» FiceLegnto. § IV. E adclello al cai"-
dinaie vescovo legalo un assessore spe-
ciale per gli affari della legazione. Que-
sto assessore risiede in Roma. E nomina-
to da noi sulla proposizione del cardinal
legato, e riceve uno stipendio fisso dal no-
stro erario. § V. Appartiene al cardinal
legato: i.° Approvare qualunque aliena-
zione de' beni comunitativi, e qualun-
que debito che le comunità della provin-
cia volessero contrarre. 2.° Il decidere sui
ricorsi che si promuovessero contro le ri-
soluzioni del vice-legato e della congrega-
zione governativa relativamente ad inte-
lessi delle comunità della provincia. Tutti
i ricorsi hanno sempre l'efFetlo puramen-
te devolutivo, dove la risoluzione contro
cui si reclama sìa d'altronde ritrattabile.
3.° L' approvare ogni imposizione non
considerata nell'art. 24, tit. 2." dell'edit-
to de'5 luglio 1 83 1 , in supplemento a'bi-
sogni delle tabelle cooiunilalive. 4'° L'e-
saminare le proposizioni e domande de'
consìgli comunitativi intorno alla rias-
sunzione degli statuti, ed il farne ragio-
nalo e dettagliato rapporto per ottenere
le nostre deliberazioni. 5.° L'esercitare
personalmente la presidenza del consiglio
provinciale, o di proporre a noi la nomi-
na d'un presidente. 6.° 11 diritto di no-
minare i membri de' consigli comunali
neli." impianto, e di approvare le nomi-
ne successive a forma dell'art. 4) ''t. 2.°
dell'editto de'5 luglioi83r; di ricevere
dalla congregazione governa ti va, e rimet-
tere a noi le terne di nomina de'deputa-
ti a' consigli provinciali ; di partecipare
a'consigli stessi il nostro ordine per l'a-
dunanze straordinarie,ov vero per lo scio-
glimento ne'casi preveduti dall'editto de'
5 luglio i83i ; e dì rimettere in segre-
terìa di stalo le deliberazioni della con-
gregazione governativa intorno agli alti
de'consigli provinciali. § VI. Tutte l'at-
Iribuzioui che nell'editto de' 5 luglio
1 83 I , e negli altri editti, regolamenti, or-
dini e disposizioni generali pubblicate 0
V EL
da pubblicarsi sonoo saranno riservale o
concedute alla congregazione del buon
governo, debbano esercitarsi dal cardi-
nal vescovo legato di Vellelri nella sua
provincia o legazione. § VILE attrdjui-
ta inoltre persingolar privilegio allostes-
so cardinale legato la facoltà di presen-
tare le terne per quelle nomine degli nf-
fiziali e impiegati nella provincia, che di-
pendono dalla nostra assoluta volontà a
nelle quali non ha luogo l'in tervento di;'
consigli comunali, distrettuali o provin-
ciali. § Vili. Il vice-legato ha la sua re-
sidenza in Vellelri capoluogo della pro-
vincia o legazione; amministra la pro-
vincia stessa o legazione in nomee vece
del cardinal vescovo legato, e vi fu ese-
guire gli ordini de'supremì dicasteri. § IX,
Kisiede egualmente in Vellelri presso il
vice-legato un assessore legale. Vi risie-
dono pine la congregazione governativa,
il consiglio provinciale e la commissione
amministrativa provinciale a forma del
disposto nell'art. 8, lit. 1.°, e negli art. i
(• i4,tit.i 3.° dell'editto de'5 luglio 1 83 f,
§ X. La giustizia civile e criminale si ain -
ministra in Vellelri snella provincia co-
me negli altri luoghi e provincie delio
stato. Risiede in Vellelri a quest'elfello,
oltre l'assessore legale, un tribunale ci-
vile e criminale, che viene ordinalo, e
dovrà procederecolle norme stabilite da-
gli editti, notificazioni e regolamenti de'
5 e 21 ottobre, 5 e i5 novembre i83i,
e 5 gennaio corrente anno (argomento di
cui parlai a Tribunali di Roma). § XI.
Sono e saranno sempre ed in ogni futuro
tempo osservate ed eseguile in Vellelri e
nella provincia o legazione tutte le leggi,
editti, regolamenti o disposizioni emana-
te 0 da emanarsi intorno a qualunque
ramo di pubblica amministrazione, co-
me nel ri nianen te dello stalo. § XII. Com-
mettiamo specialmente al cardinale no-
stro segretario di stato la liquidazione e
divisione degl'interessi finora comuni fra*
paesi che formano la nuova provincia, oÌ
que che rimangono sottoposti alla delei
V EL
I garione di Fiosiiione. Egli (ledile iri'e-
: tiatlnMI nienti; t; s<'n7.a reclamo liille le
ciiiitioversie, che pdlraniio iiisoigere per
l'esecn^ioiie ilelleco*eoitliimte ed espres-
se nella presente cedola di molo-proprio.
§ XIII. La cillà d'Oslia esito tenilorio
è riunita alla Corna rea di Roma \)ei' es-
sere governata come gli altri paesi della
«tessa Comarca a forma delle leggi gene
ruli (nel voi. L, p. 5 1, di ciò parlando per
mancanza di due non, pare clie Grego-
rio XVI confermasse OstianeWa giurisdi-
zione governativa del cardinal vescovo,
onde qui lo rettifico. Si deve però qui
rauimentare. Nel successivo Riparto ter-
ritoriale a lutto ili 833 e pubblicato nel
i836 si dice: Ostia già antica e illustre
città, vescovato suburbano, giurisdizio-
ne del cardinal decano. Anche tale asser-
zione indusse all'emendata proposizione.
Di poi nella Raccolta delle leggi, Ostia
fu registrata nel Distretto di Roma: a-
nime 5o, accrescendosi nell'inverno di
qualche centi naio di contadini. Nella Sta-
tistica a tutto I 853 o Riparto modifica-
to secondo i cambiamenti a cui andò sog-
getto dopo il i833, pubblicato nel 1857
dal ministero del commercio, Ostia è no-
minata con Fiumicino e l'Isola Farnese,
l'antica A'c;"o, dopo le parrocchie di Ro-
ma. Si dice Ostia contenere 20 case, I 37
famiglie, 206 abitanti. Finalmente nel-
la successiva Statistica reltificata e pub-
blicata dal ministero dell'interno a' i4
iiovembie dello stesso 1857, si avverte,
che essendosi cofuprese le frazioni nel-
la popolazione de'comuni oappodiatidi
cui fanno parte, così Ostia, Fiumicino e
r isola Farnese non furono nominali.
Quanto a Porto, egualmente non fu no-
minato, comecliè qualificato nel Riparlo
del I 833 : Già antica e illustre cillà, ve-
scovato suburbano, distretto e Comarca
di Roma, anime 2 5. Non nominandosi
nella Statistica del 1 853, pare duncjue,
che Porlo egualmente si consideri fra-
zione di Roma. Noterò inoltre, che nel
i832 la legazione di Vtllelri fu dicbia-
V E L 39
rata 1 .' legazione dello slato pontificio, ed
a capo di tutte venne scritta ne'pubblici
atti)". Appena pubblicalo in Velletri il
moto proprio, l'esultanza fu generale, e
poi mostrò la sua gratitudine con pub-
bliche luininarie e feste, con entusiasti-
che acclamazioni, e co'suddescritli mar-
morei monumenti. A' 12 febbraio i832
si convocò un consiglio straordinario al-
la presenza di mg.' Macioli sutfraganeo
dichiarato vice-legato provvisorio. I con-
siglieri furono 32. Il prelato parlò del-
l'esito felice sulla richiesta fatta da Vel-
letri al Papa, colla istituzione d'un'altra
legazione nello stato; fece conoscere quan-
to avea operato la deputazione, ed esor-
tò tulli a decretare un pubblico monu-
mento a perpetuare la memoria d'un fa-
vore e d'una grazia sì straordinaria. In
nome del cardinal Pacca dichiarò, che
esso avea assunto il titolo, le prerogati-
ve, il potere e l'attribuzioni di Legato
perpetuo della s. Sede in f^elletri e sua
provincia di Marittima, a forata del mo-
to-propriodi Gregorio XVI ; e che la città
di Velletri era slata prescelta in capoluo-
go.Quindifu letto il moto-proprio e le no-
tificazioni analoghe del cardinal Bernelll
segretario di stalo, de' 4 e 6 febbraio, il
quale non pocoadoperossi a fivore di Vel-
letri. Fu decretalo, fino alta nomina de'
nuovi consiglieri e della nuova magistra-
tura, a norma dell'editto de'5 luglio 1 83 1,
esercitasse provvisoriamente le funzioni
di gonfaloniere il conte Stefano Coluzzi.
Al vice-legato provvisorio subentrò l'ef-
fetti vo rog."^ Francesco de Medici de'prin-
ci pi d'Ottaiano napoletano (nominato da
Gregorio XVI, e non da Pio Vili come
dissi nel voI.XLI V,p. 89).Così a' 12 feb-
braio i832 cessò la prerogativa, il tito-
lo e la giurisdizione di governatore per-
petuo di Velletri, dal 1 548 esercitati da'
cardinali decani vescovi veliterni.La cit-
tà andò crescendo di comodi e di orna-
menti, e ciascun gonfaloniere pensò a la-
sciare di se memoria, con rordinaie pub-
blici lavori a decoro della patria. Né man-
4o V E L
parono succeisivameiitc altri illusili ve-
lìlenii a iìoriie, ilc'quali giù feci onore-
vole licoi do. Cleineule Cardinali dipoi tu
compianto iti morie da'suoi cittadini per
l'onore e vantaggio che recava a Velie-
tri, daini tanto cimata. Contribuì al ri-
sarcimento della società Volsca, ne com-
pilò gli ^tU in 3 volumi; più volte ne fu
segretario epoi dittatore. La pubblica bi-
blioteca da lui promossa, l'ordinò e au-
mentò, per cui venne dichiaralo biblio-
tecario. Celebre letterato, profondo ar-
cheologo, illustratore de'monuruenti pa-
trii, l'elenco di sue pregiate opere riferi-
sce Banco, in uno alle patrie benemeren-
ze, anche per l'erezione della nuova pro-
vincia di Marittima, di cui fu scelto uno
de'4 consiglieri governativi, e col suo ta-
lento e cognizioni giovò al buon regola-
piento e interessi della medesima. L'a vv.
Giuseppe Pietromarchi nobile veliterno
fu di lustro alla patria, per la soda dot-
trina in giurisprudenza e teologia, e mi-
rabile erudizione, colla quale die alla lu-
ce in Vellelri varie dissertazioni. E senza
tornare suH'aigomento, i meriti del cav.
Luigi Cardinali, pel quale il Bauco scris-
se )a biografia, non si ponuo esprimere
in brevi parole. Mirabile e raro fu il suo
ingegno, col quale adunò un' erudita e
scelta libreria, e potè pubblicare diverse
dotte ed erudite produzioni scientifiche]
perciò fu caro al cardinal Borgia e ad al-
tri dottissimi ; assai slimato da'cardinali
vescovi veliterni.Mg.' Bèrnetti invialo da
Leone Xll in ambasceria all'imperatore
di Russia Nicolò I, 1' ebbe a segretario
della medesima per pontificia disposizio-
ne. Sposò la marchesa M.' Anna MuliFa-
pazzurri rotnana,che colle sue viriti for-
mò la di lui felicità. Più volte fu segre-
tario della società Volsca, e poi dittato-
re. Incomparabile fu il suo amor patrio,
ed anch' egli contribuì presso Gregorio
X\i per l'innalzamento di essa a capo
della provincia di Marittima ; perciò fu
aggregato alla sua nobiltà. Fu egregia-
lucule Igdalp nei fuqerultì dui eh. can.
V E L
Luigi Angeloni con elegante discorso.
Trovo nel n.° 76 del Diario di Roma del
i83G, che nel settembre il cardinal Pac-
ca invitò i veliterni a preghiere e alla
triplice visita della Madonna dcdic Gra-
zie,per lucrare l'indulgenza plenaria con-
cessa da Gregorio XVI, e per la preser-
vazione dal minacciante cholera, e vi si
recò piu-e il cardinale. Come per la pro-
lezione della B. Vergine nel seguente an-
no restò illesa Vellelri dalla pestilenza,
l'accennai più sopra. Mg.' De Medici fu
pronjosso a uditore del camerlengato, in-
di a maestro di camera, poi a maggior-
domo, e mori cardinale nel jSJy. Nel
maggio i838 fu destinato a presiedere
questa legazione qual vice-legato mg.'
lioberto Lolli di Ferentino ch'era ponen-
te di consulla. Nel iSSg Gregorio XVI
nuovainenle onorò Vellelri di sua pre-
senza, lunedi 22 aprile. Narrano il prin-
cipe Massimo, colla Fii'lazionc del viag-
gio d'i Gregorio Xl' I da Roma a v. Fc'
lice, il Banco, e i n. 32 e 34 del Diaria
di Roma. Da Albano fino a Velletii il re
di Portogallo d. Michele accompagnò a
cavallo la pontificia carrozza. Sui confi-
ni del territorio veliterno fu incontra-
to e complimentalo da'magislrali vestiti
in robboue e col treno di 3 carrozze con
livree di gala, scortati dalla cavallerìa de'
bersaglieri; e a due miglia fuori della por-
ta Romana, il Papa vedendosi venir in-
contro il cardinal Pacca vescovo e legalo,
unitamente a mg.' Lolli vice-legalo,asce-
se nella di lui carrozza per fare l'ingresso
nella città insieme, alla di cui nominata
porta sopra due torri recentemente co-
struite sventolavano due bandiere cogli
stemmi poiitilicii, e yi si leggevano due
iscrizioni, le quali colle altre che in parte
nominerò si leggono nella Relazione, e
tulle SI dispensarono nel ritorno coli' o-J||
puscolo:Z^e Gregorio X FI P. O. i)I. //irli
seripliones temporariae felilernac Cle-
mentis Cardinali, Velitrisi839. Giunto
il Papa a ore 23, in mezzo a fragorosi
lieti i(ppl£((4ki di folto popolo, ueliu piai
VEL
del Coniuiie, siiioiilò alla chiesa parroc-
cliiiWe di s. Michele Arcangelo, dove già
essondo esposlu il ss. ^agraiiieiitu fu cuti
esso data la benedi/.i«jiie ila ti»g/ Fraiici
sulIViigaiieudi Velletii, a>sisleiuiovi il ca-
pilulo col seiniiiariu. Inciiiiiirìiiuitosi poi
a piedi al vicino palazzo niiniicipale, il Pa-
pa trovò schierati nell'atrio e per le scale
la congregazione governativa, la ajagi-
stralnra comunale, il corpo giudiziario,
l'atUorilà militari, il corpo del consiglio,
la iiobillà e gì' impiegali pubblici. Indi
Giegorio XVI comparti dalla gran log-
gia, espressamente costrutta nel i .°appar«
lauieuk), l'apostolica benedizione all'im-
menso popolo radunato nella sottostante
piazza allegro e acclamante. Sopra la por-
la del [)alazzo leggevansi óne iscrizioni,
altra e prolissa era sulla porla della gran
sala senatoria, celebrante l'istituzione del-
la legazione. Asceso il Papa al superiore
a[)partan)ento del cardinale, viammise al
bacio del piede nella stanza del trono il
clero, la magislralura e 1' autorità civili
e militari, le quali poi, mentre il Papa si
era ritirato nelle camere destinategli, fu-
rono fatte servire di lauto rinfresco dal
cardinale, che simdmente trattò con sin-
goiar magnificenza, tanto nell' alloggio,
quanto nella nobdtà della mensa, il Papa
con tutta la sua corte. Nella raedesinta
sera, fu incendialo un fuoco d'artifizio
sotto al palazzo, a vedere il quale, oltre
il Papa, era concorso innunierabile po-
polo, non ostanlela pioggia, che neppu-
re impedì l'illuminazione generale della
città, e l'innalzanìcnto d'un globo arco*
statico. 1 due palazzi comunali Furono il-
luutinali a cera, la torre del Trivio, e i
due prospetti delle chiese che guardano
la piazza del Comune aveano speciali lu-
minari^: tulle le vie per dove passò il Pa-
pa erano ornale di festoni, e rischiarale
da centinaia di faci. Dipoi tra' suoni di
banda, si vide imbandita una latita meu-
sa, alla quale il Papa, seduto in posto più
elevalo e distinto, si degnò ammettere le
pefsuue più ragyuEjiduvuli del suo segui-
VEL
4i
lo e della cillà, oltre il gonfdoniere con-
te EUure Borgia; «:ome volle praticare ne'
seguenti giorni in altri luoghi. Alle orei 3
e mezza della mattina appresso Gregorio
XV l,dopoa»erammessoal bacio del pie-
de il magistrato ed esternato per lutto il
suogradiu)0'ito,parlìda Velletri,in mez-
zo alla moltitudine che airelluosamenle
gli augurava buon viaggio. Nel riturno poi
a'29 aprile il Papa partito da Terracina,
ed incontrato dal cardinal Pacca fuori di
Vellelii, unitamente a mg.'^ LoUi che a-
vea avuto 1' onore d'accotnpagnare Sua
Santità a s. Felice, scese dalla propria car-
rozza per salire quella del cardinale, e coti
esso per porta Napoletana entrò nella cit-
tà a ore 16, venendo complimentata dal
cardinal Falzacappa vescovo d'Albano. Al-
l'atrio della basilica catledrale, Gregorio
XYI fu ricevuto dal clero e dalla n)agi-
stralura , e dopo avere oralo e ricevuto
la benedizione col Venerabile, si recò be-
nignamente a visitare lo stabilimento de'
fratelli delle scuole cristiane. Smontato
indi nel pubblico palazzo, dalla loggia be-
nedì l'affollato e Iripudiante popolo, e am-
mise al bacio del piede l'autorità eccle-
siastiche e civili della città. Dopo un trat-
tenimento di 3 ore e più , nelle quali il
Papa col suo seguito fu trattato a splen-
dido pranzo dal cardinale, riparl'ida Vel-
letri a ore 19 tra incessanti acclamazioni.
Clemente Lucchiotfrì un sonetto stampa-
to in Vellelri; ed ivi pure impressi furo-
no l'augurio e l'invito, ciascuno compo-
sto in 6 sestine dal dottore Luigi Leo-
nardi,medico dell'Ariccia, limitrofa di Ca-
stel Gandolfo, in nome di quel clero e po-
polo per immensi benefizi gralissimi,neU
l'augurare (elice viaggio e nell'invilarea
consolarli di sua sperimentata benefica
presenza. L'anno 1842 fu uno de'più fu-
nesti e infelici per Vellelri, poiché per lo
innanzi giammai vi si sperimentò il fla-
gello della grandine così frequente e tan-
to terribile. Diverse contrade di vigneti,
e molli seminali di grano odi biade resta-
rouo duliulli. Ma il più grava e tmaie-
4i VEL
iiìorabìle infortunio e clisastro che piom*
bò sopra V'ellelri e il suo territorio, fu il
26 of^oslo, che sarà tanto più ricordevo-
ìli per quanto fu luttuoso e dannevole, a
motivo (Iella grafuhne sterminatrice mai
Così crudele dopo quella de' 10 agosto
j63i , preceduta da trenjendo turbine
che fece crollare anche l'abitazioni e da
pioggia dirottissima non mai veduta la
siinile. La spaventevole grandine diuò cir-
ca 20 ujinuti, e la comune eguagliava la
grossezza delle noci, e mischiata con va-
li pezzi di ghiaccio di varie forme e pe-
santi da 6 a q oncie. in pochi momenti
questa massa di proietti stritolò tutti i
cristalli delle finestre dell'abitazioni vol-
te a oriente, spezzò ne' letti canali e te-
gole, e fece alti i gravi danni. Non può ri-
dirsi lo spavento e il timore di tutti, an-
che per l'incessante scroscio de'guizzanti
fulmini; (juindi generali gridi, pianti e la-
rneiili. La successiva pioggia a torrenti
inondò le case e le strade. In pochi mi-
nuli quasi tutto il territorio fu devastato,
disperse e atterrate le uve, e gran parte
dell'olive e altri frutti; le vigne furono ri*
dotte come nell' inverno. L'inondazione
tie'fossi eguagliò al suolo vigne, canneti e
«eminati di gi-ano turco; rese impraticabili
Je strade rurali, strascinò ima capanna e
vi restò annegato un giovanetto. Il dan-
no in città fu calcolato a circa 4ooo scu-
di,equellodella campagna a 100,000 dop-
pie. Da 14,000 botti di vino eccellente che
si raccoglievano, in quest'anno appena se
ne ricavarono i5oo e cattivo, oltre la ces-
sazione delle corrispondenti opere ma-
nuali e de' trasporti. Ne furono conse-
guenza angustie e nnserie, ma nel seguen-
te anno vi furono meno risse e delitti per
l'acetosità del vino. Leggo nella notifica-
zione del cardinal l'acca, de' 28 novem-
bre 1S42, intitolandosi per la misericor-
dia di Dio vescovo d' Ostia e Felltlri, che
penetralo Gregorio XVI dall' iofortunio
a cui fu soggetto il territorio veliterno, e
bramoso nel paterno suo cuore di soccor-
rere nell'alluali ristreltezze del pubblico
VEL
erario la classe indigente, erasi degnato
ordinare che dalla tesoreria fossero posti
n sua disposizione scudi 6000; avendo
sotnma eguale accordata alla città di Bo-
logna, abbenchè colpita da infortunii di
gran huìga maggiori. Pertanto il cardi-
nale fece versare tale somma nel sagro
monte di pietà di Velletri, lo fece riapri-
re colla facoltà d'estendere le sovvenzio-
ni a titolo d' imprestito fino a scudi tre,
e ordinò la restituzione gratuita di lutti
i pegni per la somma non magi;iore d'u-
no scudo. Nel 1843 Gregorio XVI pei*
dimostrare il suoailetlou'fedelissimi sud-
diti di Marittima e Campagna, volle vi-
sitarne le Provincie con decoroso seguito,
nel modo in buona parte descritto nel
[)rincipio di quesl' articolo, co' Diari di
Roma e colla Relazione del viaggio fallo
da Gregorio Xf^I alle provi ncie. di Ma-
rittima e Campania, del principe Mas-
simo. Ora quanto a Velletri, con essi e
col Dauco riferirò la 3.' visita fattale da
Gregorio XVI. Lunedì 8 maggio Grego-
rio XVI proveniente da Terracina, giun-
to al confine del territorio di Velletri, fu
incontrato dalla magistratura, la quale
per mezzo del conte Ettore Borgia gli pre-
sentò le chiavi della città, e più avanti
da mg."^ Lolli vice-legato e da mg."^ Pac-
ca nipote del cardinale, venuti a osse-
quiarlo per parte del cardinal Pacca, trat-
tenuto in Velletri da leggera infermità. Il
Papa avendo la carrozza piena d'un'in-
finità di memoriali ricevuti in tutta la
strada da'contadiui e abitanti del territo-
rio veliterno, ridotti alla miseria dalla de-
plorata grandine devastatrice di loro so-
stanze, verso le ore 20 giunse alla porta
Napoletana, sulla quale erano stati inal-
berati in cima alle sue due antiche torri
due stendardi pontificii, con iscrizionece-
lebrante il Papa, Provinciae Marittimae
InstanratoriBenignissimo Vclilras ter-
liuni Ingredienti. Fevmaioi'ì il Papa pres-
so delta porta avanti la cattedrale, fu ri-
cevuto dal suiFraganeo mg."^ Franci, dal
capitolo, dal clero e dalla magistratura.
V E L V E L 4:1
Entrò nella cliiosu lulla parata eilluini- lalacorte, egregiamente lo composee de-
ntila con ningiiiliceiiza , al ili cui altare dico al Pap'i, cli'era slato amico e assai
maggiore, ilo v'era esposta rinimagine di slimato dal cardinale, il pronipote del nie-
Maria Vergine delle Grazie, furono caii- desiniomg/ Costantino Borgia nobile ve-
late in musica le litanie e dati la bene- lilerno, allora accademico ecclesiastico,
dizione col ss. Sagramento. Risalito il Pa- poi da Gregorio XVI dichiarato siioca-
pa in carrozza, col suo segnilo percorse ineriere segreto partecipante , indi con-
quasi l'inlera città, le cui vie erano col» fermalo dal regnante successore, che pro-
ine di esultante popolo e le finestre ad- muovendolo a prelato ponente di consub
dobbatedi ricchi drafipi, per giungere al la^ n'è divenuto decano e vice-presiden-
palazzomiiiiìcipide, in cui il cardinal Pac le del 2.° turno. Fra'rnolti sonetti che in
ca, sebbene adranto dall'età e dali'inrer- sì lieta circostanza pubblicali furono pa-
mità, non polendo reggere ali'etnozione rimenli oll'erlì al Papa, nella Relazione
the provava nel sentire l'arrivo di Sua si leggono (|uelli di Giuseppe Minni, due
Santità, volle calare lino a piedi della sca- di Clemente Lucclii, altro del marescial-
la per riceverlo, ma la risab in portau- lo Fiorentini comandante i bersaglieri di
lina per amorevole ingiunzione del Pa- Velletri, e in nooje di tale compagnia al-
pa. Entrato poi il Papa nella vasta sala tro. Due iscrizioni si leggevano nel mo-
comunale, si recò a compartire la soleu- naslero di s. Chiara, ed al collegio de'fra-
ne benedizione all'ailoUalo popolo tripu- lelli delle scuole cristiane. Lascia fu fé-
dianlej dalla gran loggia appositamente steggiala con generale illuminazione, mas-
costruita e l'iccamenle addobbata, sui ili simene'principaliedifizi,e ne'palazzi |)ub-
cui lati leggevansi due iscrizioni, riporta- blici e Ginnetti; e con un bellissimo fuoco
te coH'allre nella Relazione e nel librel- d'artificio incendialo incontro al palazzo
lodislribuitodalla magislraturacollacol- comunale, accompagnalo dall' innalza-
lezioue stampala nelle medesime e inti- mento di vari palloni, e dicerie lucidis-
lolata al Papa. Nella scala del palazzo era sime stelle artificiali, i di cui colori for-
oltra lunga iscrizione, di gratitudine pel alavano un effetto sorprendente in mez-
soccorso elargito per la grandine deva- zo alla densissima nebbia che empiva
statrice. Indi il Papa passalo nel suo ap- l'atmosfera. Nel seguente giorno Grego-
parlamento, si fermò nella sala del Irono rio XVI partì dopo le ore i3 da V^elle-
per la cereraonia del bacio del piede, do- tri, prima consolando con un teneio ab-
polaquale ritiratosi nelle succamere voi braccio il cardinal Pacca, e ricambiando-
le avere seco a pranzo il cardinal Pacca, lo con espressioni cooìmoventi, senza vo-
inentre a tutta la sua corte veniva per lergli permettere d'accompagnarlo per le
cura del venerando porporato imbandi- scale, e lasciando vari contrassegni di sua
ta una lauta tavola, in cui sedevano 5o beneficenza, fra'quali scudi 5oo da di-
convitali , hi una lunga galleria benissi- stribuirsi a'|)0veri, e scodi i 5o per dotare
iTjo dipinta e decorala. Nelle ore pomeri- 6 povere zitelle, oltre l'aver conferito la
diane, non permettendo l'intemperie del decora/.ione di commendatore di s. Gre-
tempod'uscire, il Papaammiseairodieu- gorio Magno al gonfaloniere conte lìor-
za varie deputazioni e magistrali. In ta- già. Uscì dalla barriera di porta Pioma-
le occasione gli furono presentati vari uà, sulla quale sventolavano due bandie'
componimenti in versi ein prosa, fra'qua- re pontifìcie, con due epigrafi a'Iali, lun-
li il gonfaloniere gli umiliò del suo zio le go la strada ricevendo altro grandissimo
Notizie hiograficìie del cardinale Stefa- numero di memoriali, che dierono gli a-
no Borgia, Roma 1 843. Questo inteves- bitanti del territorio veliterno, sempre a
sante libro, che fu pure dislribuilo a lui- da lutti acclamalo e beuedcllo. Il cardi-
44 V E L
nal Piicca fu quale tentai descriverlo nel-
la biogralìa, ed ivi ancora gli resi un tri-
IjuIo eli gratitudine, perchè nella sua sin-
gol.ne heuignità verso di me, come de-
cano elei sagro collegio e prefetto della s.
congregazione cerenìoniale,graziosainen-
te accettò la dedica dell'edizione a parte
della n)ia opera storico-liturgica: Le Cap-
pelle Pontificie, Cardinalizie e Prelati'
zie ; che nel i84i con questi stessi tipi
pubblicai in numero di mille e cento e-
seniplari, tosto interamente esauriti. In-
di conque'soavi modi a lui famigliari, di-
chiarò il suo gradimento a voce, in iscrit-
to , e con dono onorevole di bellissima
scrivania d'argento, in cui primeggia la
figura del cane con una penna in bocca;
degiiando"si rilevare nel gentile biglietto
nccompagnatorio: » Avere scelto per suo
ricordo la scrivania, come scrittore, ed il
cane simbolo della fedeltà , caratteristica
che così bene si addice a Lei". Fra le pro-
letlorie ch'ebbe, vi fu quella del romano
almo collegio Capranica (F.), detto già
(Iella Sapienza Fert/iana, peichè fonda-
lo dal cardinal Domenico Capranica : ne
riparlai ne'vol. LXX, p. 227, LXXXI V,
p. 3 1 7. Questa protetloria l'esercitò pure
l'immediato suo successore, ed ora l'eser-
cita il cardinal Altieri. A'19 aprile i844
passò a miglior vita rotlimocurdinal Pac-
ca. Dispiacque generalmente la sua pei -^
dita a' veliternij per essergli mancato il
benefattore e il padre. INou sarà per pe-
rire giammai in Velletri la memoria del-
l'illustre e dotto porporato, che tanto fa-
ticò, tanto patì, e tanto si adoperò pel be-
ne della Chiesa cattolica e pe' vantaggi
dello slato pontificio. Oltre i consueti suf-
fragi , dipoi in Velletri la sera dell' 8
maggio 1845 la società letteraria Vol-
sca. con apposita solenne accademia, re-
te un tributo di riconoscenza al suo pro-
iettore. Viene descritta nel n.° ^o del
Diario di Roma del i845. A' 17 giu-
gno 1 844 *^^^ vescovato di sua patria Fra-
(jcati/u trasfei ito in (juesto il decano car-
dinal fr. Lodovico Micaru cappucciuu.
V EL
Ne prese possesso a' 1 1 per procvira di-
retta a mg.' Gesualdo Vitali canonico e
vicario capitolare, che in questa circo-
stair/a coid'ermò nella carica di vicario
generale dal medesimo esercitata sotto il
cardinal Pacca. Essendo il vescovo di Vel-
letri legato apostolico nato della provin-
cia di Marittima, intervennero a quest'at-
to non solamente gli ecclesiastici, ma an-
cora il vice-legato con tulle l' autorità
governalive, tribunale, magistratura e
impiegati, indi agli 8 ottobre si recò in
Velletri il cardinal Micara, ricevuto fuo-
ri della barriera dalla magistratura e da*
consiglieri. Vestitosi degli abiti pontifi-
cali nella chiesa di s. Gio. Battista, di là
processionahnente accomprignato d al ca-
pitolo e da tutto il clero si recò nella ba-
silica cattedrale, dove furono fatte le con-
suete ceremunie. Indi a' 5 aprile i84'>
domenica delle Palme aprì la sagra vi-
sita. Nella sera vi fu illuminazione per
tutta la città, ripetuta nella seguente col-
l'incendio di fuoco artificiale, con gran-
de concorso di popolo e acclamazioni.
Dopo che gli austriaci nel «744 taglia-
rono i condotti che conducono 1' acqua
potabile in città, quest'elemento ormai
mancava, insudicienti essendo riuscite le
riparazioni, ed i posteriori tentativi sem-
brarono inutili per riaverla, a fronte del-
le successi ve vistose spese. Nel 1842 l'in-
gegnere Girolamo Romani velilerno co-
minciò le operazioni che descrivee loda
il Bauco, per le quali nel i845 Velletri
vide sgorgare dalle sue fonti abbondan-
ti acque, che mai più mancarono, prova
evidente della regolarità dell'operazione.
Egli si applicò ad altri miglioramenti, ma
siccome volevasi distruggere tutte le vec-
chie condutture di piombo, il Romani
rinunziò all'incarico. Olirei delti lavori
idraulici, Velletri ha di lui la parte pò-
sleiiore del palazzo Alfonsi, e il palazzet-
lo Corsetti sulla via corriera. Pe' lavori
successivi si dovette seguire il disegno di
Romani, ina costarono molto. A' 28 no-
vembre 1 845 «)§.' Lolli fu proujosso a
V EL
volante di sognaliiif», e nel dì «e£»n»»nte
Iti vice-legalo n)g.' Slefnno de' maicliesì
Entli jìonenle di consulla, «l)bievialore
del parco inaqgioie e scguMario della
congrega7Ìone cardinalizia tieputala per
le verleuze de' pascoli di Ncpi. Con for-
se unico esempio, il municipio a dimo-
strale il gradÌDienlo del nnovo vice-lega-
lo, r 8 febbraio 1846 gli die una gran
serata di musica nel palazzo del comu-
ne, con invito di tulle le magistrature
della provinciale di personaggi anche ro-
mani,(ra'quali il principe e la principessa
Lancellotli Ginnetti. A'iS maggio 1846
sulla cillà e in parte del territorio vigna-
lo cadde una grandine sterminatrice più
grossa del 1842, ma meno estesa, né ac-
compagnata da tanta copia d'acqua, du-
rando IO minuti. Gravi furono i danni.
» Lunedi i." giugno passò agli eterni ri-
posi il Sommo Pontefice Gregorio XVf,
presso che d'improvviso cedendo al peso
tl'aiini 80, mesi 8, giorni i4(«ieaveadi
più; ma di ciò e di quanto facilmente po-
trei aggiungere di quello che semplice-
mente vado a riportare col Banco, mi ri-
metto air ampiamente riferito in tanti
luoghi). Conlava egli di pontificato i5
anni, 1 mesi, g giorni (anco questo com-
puto è erralo, essendo i mesi 4 "^eno un
giorno). Visse in diflìcilissimi tempi. Co-
minciò il suo pontificato colla ribellione
di quasi tutto lo slato suscitata da' rifor-
matori liberali. Ciò nonostante adoperò
tutti i mezzi possibili per restituire la
tranquillità presso i suoi popoli. Si servì
d'una rigorosa giustizia per reprimere il
vizio, e per far fronte a' segnaci dei libe-
ralismo. Fu tulio zelante nel suo unicio
di Vicario di Cristo, the in varie parti
del mondo istituì di nuovo 3c) vescova-
ti (se si vuole comprendervi i vicariali
apostolici, il numero è maggiore); e nel-
la Gran Bretagna formò 4 nuovi vica-
riati apostolici. Testimonianza infalli-
hilc che la religione di Cristo non crol-
la. Non mancarono contullociò uomini
malevoli, che hun tentalo di calunniare
V E L 45
e denigrare co' loro esecral)lli scritti la
memoria di sì illustre e glorioso Ponte-
fice: conte se il suo governo fosse stalo
anarchia completa (si ponno vedere gli
articoli Roma, Storia, Tesoriere, Tri-
bunali DI Roma ec. ec). INè dee arrecare
ciò meraviglia; perchè avendo egli per-
seguitalo colla massima giustizia i setta-
ri liberali, erasi tiralo addosso l'ira e l'o-
dio di tutti i loro seguaci; i quali accadu-
ta la morte di Gregorio XVI, liberati
dalle prigioni, dalla galera e dall'esilio,
sfogarono la loro bile colle più perfide
calunnie contro un Pontefice degno d'o-
gni rispetto e venerazione. Sentì Velelri
con sommo rammarico la pei dita del suo
sovrano benefattore, di cui manterrà e-
terna memoria;enon mancò iidì 5 sullra-
frare quella grande anima con solenni fu-
nerali celebrali nella cattedrale coli' in-
tervento di tutto il clero, del vice-legato,
dell'autorità governative, magistratura
e milizia con islraordinaria frequenza di
popolo". Il Diario di Roma del 1 846 col
Snppiemenlo al n. 52 descrive tali fune-
rali, il dolore profondo e l'eterna rico-
noscenza di Velleli i. E il precedente Sup-
plemento al n. 49 riferisce le solenni ese-
quie celebrate dalla confraternita degli
Amanti di Gesìi e Maria, e il sommo do-
lore piovalo dal sodalizio per sì amara
perdita. A' 16 giugno fu eletto Sommo
Ponteiìce il regnante P/o IX[f'.). Il can.
Banco dopo aver narrato i feslcggiarnen-
li fatti in Velletri perla pronta cessazio-
ne della sede vacante ed esaltazione del
comune padre e sovrano, dice. » Solle-
vato sulla cattedra di Pietro Pio IX, in-
cominciai otio non poche riforme nello
stato, efìello dello svisceralo amore del
Pontefice verso i suoi sudditi, che pen-
sava al modo di renderli felici. Le feste,
gli viva, che contemporaneamente comin-
ciarono in Pioma e in tutte le città dello
stalo, sul principio furono una spontanea
dimostrazionede'popoli; ma ilcontiiuiar-
le piìi del dovere, contro la volontà dello
slesso Principe, il vcodetle iulemperan-
46 V E L V E L
ti, fu opera della farione, ohe vedeva nel- gli ohMigata pel riallacci.imento dell'ac-
le iniziale riforme il me/zo di pervenire qiie, e per la nuova condoltura delle rue-
alla mela de' suoi desideiii. Vociferavasi desime.
per Roma, che il Papa avrebbe accorda- Nel concistoro dell' i i giugno fu tra-
ta l'tìinnistia a' rei politici. Qiie>ta voce, slato da' vescovati di Porto, s. Rullina e
che prima era un tlcsiderio, lÌMÌf|unsi per Civitavecchia a questo d' Ostia e Velie-
divenire certezza. In questo teu)po si era tri 1' odierno decano del sagro collegio
sparso per Roma l'anagramma seguente, cardinal Vincenzo Macchi, e per conse-
A Giovanni I\larin Dlastai Ferretti, h.- guenza divenne legalo apostolico della
nn^ViWnma, Grati nomi, amnistia e ferra- provincia di Marittima, con gran con-
ta via. Pio IX avea incontralo in mezzo tento de' buoni veliterni, sperando mol-
ai suo stesso consiglio una forte opposi- ti vantaggi dalla sua somma prudenza,
zinne per questo perdono. Gii si mette- e singoiar perizia negli affari governati-
va in vista il Magico fine di Luigi XVI re vi. A.' i 3 giugno prese possesso per pro-
<!i Plancia. Ma egli fu salilo nella sua vo- cura fatta a mg.' Franci sulfraganeo, col-
lonlii. Cosicché il d'i i6 luglio soltoscris- ì'intervento del capitolo e tulio il clero,
se il ilccreto d' amnistia, e il 1 8 fu prò- del vice-legato, dell'autorità governative,
clamato. Il .*^allto Padre amava troppo consiglieri, giudici, della milìzia, di lutti
i suoi sudditi, voleva la loro felicità. Ma gl'impiegati e di molto popolo. A'5 lu-
gli amnistiati posti in libertà, tolti dalle glio fu pubblicalo l'ordine pontificio dei-
carceri, dalla galera e dall'esilio, a fronte l'armamento della guardia civica, e si
d'una grazia tanto singolare, dopo tante formò un battaglione di g3o uomini di-
loro tlitnoslrazioni di gratitudine, e do- viso in 6 compagnie, con tenente colon-
po solenni promesse di fedeltà costante nello nella persona del conte Ettore Bor-
e di filiale venerazione alla s. Sede e al già, e altri udiziali. Il cardinal Macchi ve-
sovrano Pontefice, conie han corrisposto? scovo e legato fece il solenne ingresso in
colla più nera mgratitudine, collo sper- Velletri a' 29 settembre. Ira l'acclama-
giuro e colla ribellione eccitata in tutto zioni deiraffollalo popolo, e con dimo-
lo slato pontificio. In Veletri non vi fu strazioni d'alfetto d'ogni celo di persone,
alcuno, che godesse dell'amnistia. Prova Si fecero pubbliche feste, generali lumi-
certa tlella fedeltà de' suoi cittadini alla narie, ordinata e risplendente essendo
s. Sede ". L'8 gennaio 1847 mg. "^ Bruti, quelladellatorredel Trivio, ed i prospet-
dopo aver disimpegnato la carica di vi- ti de' due palazzi del comune e della vi-
ce-legato col'a massima esattezza e retta ce-legazione a cera, ed incendio di gran-
giustizia, il Papa lo nominò proconimis- dioso fuocoartificiale, oltre l'innalzarnen-
sario apostolico della s. Casa e città di lo di globi areostatìci ed il canto eoa
Loreto. Agli II fu dichiarato vice-lega- suoni dell'inno di Pio IX. A' 1 o ottobre
lo di Velletri mg."^ Antonio Pellegiini di la magistratura, per onorare il suo car-
Sonnino, di poi votante di segnatura e dinal vescovo e legalo, die solenne acca-
ora chierico di camera. A' 24 maggio demia di musica con rinfresco: la sala fi-
mori il cardinale Micara vescovo e lega- larmonica riboccò di spettatori. Avendo
lo di Velletri, Il governo. di lui sarebbe il gonfaloniere nobile Virginio Macioli
stato di non pochi vantaggi per Velletri fatto un indirizzo al cardinale, questi ri-
e sua provincia. Avea buone intenzioni, spose con tale franchezza e persuasione,
e l'avi ebbe eseguite se non fosse stato che destò l'ammirazione di lutti, ed ia
quasi di continuo travagliato da maiat- ispecie inculcò la pace che regnasse ne-
lle, e non fosse così presto sceso nel se- gli animi de' veliterni. Il n. 4o delle No-
polcro. Velletri in ogni modo dev'esser- tizie del giorno di Roma del i847 ^'s*
VE L
scrive i parlicolari ilall'tccpnnnfo solen-
ne ingresso del cardinal Macelli in Vel-
jetri, la presenlnzione delle chiavi della
città fatta alla barriera di porla Roma-
na dal gonfaloniere, mentre era salutato
da loi colpi di morlari. Che disceso dal-
ia carrozza avanti la chiesa di s. Marti-
no, ivi assunse gli abili pontificali, e po-
stosi sotto il baldacchino sostenuto da 8
distinti soggetti, preceduto dal clero se-
cola ree regolare, e seguito dal vice lega-
lo, da'consiglieri governativi, dalle au-
torità municipali, giudiziarie e militari,
dalia nobiltà, dall'intero corpo de'consi-
glieri comunali, dagl'impiegati pubblici,
dalla banda musicale, dalla truppa civi-
ca e bersagliera, fra il suono delle cam-
pane, lo sparo de' mortari, e r.tcclama-
tioni eevviva dell'immenso popolo, essen-
do tulle le finestre ornate »li parali, araz-
zi e bandiere, processionalmente si tra»
sferì alla basilica cattedrale. Ivi pervenu-
to, tra il Canio M\' Ecce Sacerdo.f 3Ia-
gnus, ascese al trono, ed ammise il capi-
tolo e il clero al solito bacio. Terminato
il canto, il cardinale recitò dentro il pre-
sbiterio una dotta e tdlelluosa omelia,
che commosse e riempì tutti d'ammira-
zione. Terminata la sagra funzione, de-
posti gli abili pontificali, risali in carroz-
za, e si condusse al suo appartamento nel
palazzo pubblico, residenza de' vescovi e
legali. Indi da una finestra compartì so-
pra di tutti l'apostolica benedizione, fra
un grido fesloso e imanimedi /-'Vi'rt Pio
IX! Viva l'Ein" Macchi i'cscovo e lega-
to ! Dipoi il n. 97 del Diario eli Roma del
1847 narrò.Cheil cardinal Macchi, emi-
nente per ogni virtù e giusto apprezza-
tore delle utili riforme proclamate dalla
sapienza di Pio IX, mentre dimorò inVel-
leiri 5o giorni, si die a lutl'uomo a con-
solidare un uugliore e felice avvenire a*
veliterni che ama con alletto paterno. Le
prime sue sollecitudini aveile rivolte al
suo pastorale ministero, aprendo di per-
sona la sagra visita a'3 ollobre, ed ema-
liaudo vari decreti e oidinamenli a tu-
V E L 47
tela delleamministrazionide' luoghi pii.
Desideroso del bene s[)irituale dell'ani-
me, visitò in tutte ledoMieniche gli oralo-
rii in cui s'ammaestrano le giovinette ne*
rudimenti di nostra s. Religione; ed inter-
rogandole su alcune parti della dolliina
cristiana, premiò le più valenti. Pontifi-
cò nella cattedrale nella festa d'Ognissan-
ti, pronunciando dopo l'Evangelo dotta
paterna omelia. Amatore dell'istruzione
pubblica, volleassisterea'sag^i calle ptd)-
bliche conclusioni tenute da' seminari-
sti, nelle scuole comunali, e piesso i mi-
nori osservanti, conferendo di pro[)ria
mano i premi ed esortando i giovani allo
studio. Fondò una scuola notturno pres-
soi pp. dottrinari, e su tale esempio il mu-
nicipio istituì altre scuole serali e l'aflidò
a'fratelli delle scuole cristiane; quindi sì
r una e sì l'altre furono inaugurate dal
cardinale con acconci discorsi, commos-
so dal vedere 3oo giovani volonterosi di
prò fi l la rne.Si occupò ancora d'utili prov-
vedimenti per migliorare il patrimonio
municipale, la servitù de' pascoli, il ma-
teriale delle carceri, la pubblica istruzio-
ne, il gravame di qualche dazio comu-
nale, e il compimento dell'incominciato
edifìcio del teatro, a tutto nominando np-
posite commissioni. Sotto la sua presidou-
za apertosi il consiglio provinciale, fu an-
che deliberalo d'impiantare in Velletri
capoluogo uno stabilimento agrarif) per
l'educazione de' giovani poveri eabbiui-
donali, e d'offrire al governo 2000 scudi
per r armamento della guardia civica.
Allietò di sua animatrice presenza l'aula
municipale nell'adunanza de'26 ottobre:
parlò da vescovo e da legato, ramineu-
lando i morali e civili doveri che incom-
bono a un corpo rappresentante l'infera
città. Inoltre il cardinale die contiiuii e
splendidi trattamenti, fece giornalmen-
te dispensare copiose limosine a' poveri,
dispose In restituzione di lutti i pegni di
5 paoli, fatti nel s. monte da' 1 3 giugno
sino allora. Tanti olili provvedimenti e
beneficenze eccitarono ne' velitcrui una
48 V E L
pubblica dimostrazione nella sera de' i4
novenilnc precedente alla sua partenza,
la quale seguì previa altra della guardia
civica, che agli encomi del cardinale cor-
rispose con claoiorosi evviva e con innal-
r.ire sulle baionette de' fucili i loro cap-
pelli, partendo benedetto da tutti, quale
amatissimo padre e pastore. Il can. Bauco
scrivendo accuratamente anche la storia
contemporanea (che io scrissi nel citato
orticolo e con [>\ii diffusione ne' relativi,
ondecjui mi limiterò ad appena accennar-
Ja, per quanto riguarda Velletri e sua pro-
vincia), passa a narrare la creazione della
consulla di slato fatta dal Papa, e nomi-
nando per la provincia di Velletri 1' avv.
Luigi Santucci patrizio velilerno a con-
sultore tli stato. La promulgazione dello
statuto fondamentale del governo tem-
porale negli stati della Chiesa de'r4 niar-
zo 1848, eie corrispondenti festive dimo-
strazioni, onde in Velletri si tennero i
comizi per l'elezione del deputato al col-
legio elettorale de' 4 governi di Velletri,
iJegnijCori (al cui paragrafo parlai dell'in-
tera annessione del suo governo a questa
legazione), e Valmontone,i maggiori vo-
li essendosi riuniti a favore dall'avv. Fe-
derico Galeotti, e del cav. Luigi Cardina-
li, prevalse il partito del i.°non senza pa-
lese intrigo e così restò eletto. » Si disse
allora per la città. Scelta opportuna: poi-
ché questi non sono tempi di Cardmaii,
ma di Galeotti ". Dopo qualche mese il
Galeotti rinunziando, la maggioranza e-
lesse in deputato il conte Ettore Borgia.
Decretatosi dal Papa l'arrolamentod'un
esercito di volontari per la difesa dello sta-
lo, per guardare i confini del Bolognese e
Ferrarese, Velletri presentò 60 giovani co'
lorouniziali,a'quali furono dati scudi6oo
per oblazioni contribuite dal cardinale
e dal clero secolare, inclusivamente alle
monache. Protesta Bauco, non intende-
re descrivere tutte le scene luttuose e i
terrìbili disastri, che piombarono sopra
Roma (F.) e sopra lo stato contro la So-
vranità della s. Sede (/-'.), la Religione,
VE L
ì suoi ministri, i pacifici sudditi, avendo-
ne tiat tato iimumerabili scrittori; ma sol-
tanto registrare le cose che hanno relazio-
ne con Velletri, ed io in breve ripeterò.
Riempita Roma di f;icinórosi rifuggiti da
ogni parte dell'Europa per iscampare l'ul-
timo supplizio; ivi chiamati da'capi della
fazione liberale, i quali aveano stabilito di
dar da essa principio alla vasta rivoluzio-
ne. Questi settari segnarono ogni loro
traccia d'orribili delitti, facendo palese al
mondo a qual segno possa giungere l'in-
gratitudine. Essi insultarono la pazienza
di quel Sovrano Pontefice, che avea po-
co prima loro donato il perdono, la patria,
la libertà, lecariche, gli onori. Il dì i 5 no-
vembre 1848 ucciso il suo i.° ministro
conte Pellegrino Rossi nel momento che
andava a rappresentarlo nelle camere, si
giunse nel dì seguente obbrobriosamente
ad assalire ilPapa a mano armata nel pro-
prio palazzo sulQuirinale col cannone, col-
l'incendio, col l'uccisione del prelato Se
gretarìo delle. Lettere latine, e col disar-
mo degli Si'izzeri guardia pontificia. Gii
fu imposto di notte di formare un ministe-
ro a volontà del sedicente popolo, e di no-
minarvi taluno ancora di coloro ch'erano
a capo della più vergognosa rivoluzione. A.
vista di tali esecrabili attentali intimori-
li i cardinali, e per consiglio del Papa,
cercarono di porsi in salvo con uscir da
Roma, ed il cardinal Macchi giim<e in
Velletri a' 20 novembre e partì il 28 per
Gaeta, Il Papa non poco costernalo pe*
tragici attentati avvenuti sotto i suoi oc-
chi, maggiormente fu compreso di spa-
vento allorché fu accertalo, che a'26 del-
lo slesso infausto novembre i rivoluziona-
ri aveano determinalo di consumare un
assassinio esecrabile ecompleto nella stes-
sa sua santissima persona. Appena sep-
pe r iniquo divisa mento, si raccomandò
a Dio, e si rimise allo zelo de' ministri
delle potenze estere, e fece risoluzione di
partire e fuggir da Roma, benché guar-
dato a vista e perciò con giave rischio.
Nella sera de' 24 novembre colle vesti iH
1
V E L
semplice prete uscì di Roma, passando
perVelIelri alle ore 5 italiane, dovecam-
Lio i cavalli nella posta, e nel dì seguen-
te felicemente giunse a Mola di Gaeta. Ivi
nominò una commissione governativa
per Roma, che non fu riconosciuta; e i
deputati nominarono in vece una giunta
provvisoria, ìndi i rivoluzionari resi più
audaci pubblicarono in Roma la costi-
tuente. Avendo la giunta stabiliti presidi
pel governo delle Provincie, per Velletri
nominò il conte EttoreBorgia ai gennaio
del memorabile 1849, il quale prese pos-
sesso a' 1 5, e poscia si nominarono nuovi
consiglieri governativi. Il Papa Pio /A' le-
vò intanloalto la sua voceapostolica, pro-
testando avanti a Dio e in faccia a tutto
il mondo contro tanti gravi e sacrileghi
attentali, come prima di partir da Roma
avea fatto co' rappresentanti delle corti
d'Europa e di altre nazioni, e fulminò la
Scomunica maggiore contro coloro che
aveano dato opera a' falli diretti a dan-
no della pontìHcia sovranità, e special-
mente contro la costiluente.ln Velletri la
mattina degli 8 gennaio trovossi alla por-
ta della cattedrale adissa copia di tale
scomunica, pose in bisbiglio la città, e
nella notte fu strappata. D'ordine della
giunta convocata in Velletri l'assemblea
nazionale per l'elezione del deputato del-
la provincia di Marittima per la costi-
tuente, restò eletto Luigi Novelli veliter-
no a' 22, In questo giunsero da Roma in
Velletri 25o soldati finanzieri indiscipli-
nati, che assaltalo il convento de'minori
conventuali, vi entrarono di forza e de-
rubarono, con indicibile spavento de're-
ligiosi. Finalmente l' assemblea costi-
tuente in Roma avendo decretata la de-
tronizzazione del Papa, e la Repubbli-
ca Romana, questa fu proclamata in
Campidoglio a' 9 febbraio; e nello stes-
so giorno si recò a fare altrettanto in
Velletri il tenente colonnello Bartolo-
meo Galletti con 800 soldati della le-
gione romana, di che nella sera fecero
gran festa i repubblicani. Quaulo suc-
▼Ot. xc.
VEL 94
cessivamenle fece la repubblica, Io de-
plorai ne' ricordati articoli e altrove. » Il
popolo poi, che riconosceva e invocava
l'assemblea, non era il popolo dello sla-
to ron)ano, il quale, pacifico per natura,
fu intimorito, e lasciossi imporre un gio-
go che abborriva sotto la democratica ti-
rannia, li popolo invocato dall' assem"
blea era una fazione di uomini facinoro-
si,irrequieti, per la maggior parte spianta-
ti, di una plebaglia corrotta: era un bran-
co d' avventurieri audaci, senza onore,
senza religione. Il vero popolo è un ceto
della moltitudine razionale stretto dal-
l'unione concorde, e dal consentimento
della giustizia e dell' utilità. Questo po-
polo al certo non poteva creare la repub-
blica romana, la quale era immorale, ir-
religiosa e violalrice degli altrui diritti ".
A' 12 febbraio cacciati a forza i carme-
litani dal convento, in questo si formò
l'ospedale militare. Anche in Velletri u-
sci la legge della demaniazione de'beni ec-
clesiastici, e fu nominata la relativa depu-
tazione, che senza scrupolo accettò l'in-
carico, non potuto effettuare per la bre-
ve vita della repubblica; alla quale pre-
starono intanto a' 4 marzo giuramento
di fedeltà le truppe, e in seguito tutti
gl'impiegati furono obbligati all'adesio-
ne. L'ii di detto mese nell'assemblea
comunale si formò il nuovo municipio;
il presidente, anziani, segretario, tutti ac-
cettarono: ed in casa Borgia si aprì il cir-
colo democratico VolscOy con presiden-
te e segretario; democratica ri unione che
poco durò, per le scissure insorte tra' re-
pubblicani. A' 1 3, dopo il solenne pranzo
democratico delle truppe, fu innalzato
l'albero della libertà innanzi al quartiere
della piazza del Trivio, fra le grida e il
suono delle bande, oltre molti discorsi
democratici. Nel dì seguente e con dispia-
cere de'buoni fu posto un gran berretto
repubblicano sulla Croce del campanile
di s. Maria del Trivio. A' 2 r formatosi
il consiglio municipale, indi a' 24 elesse
il goufaloniere e 4 anziani, e fece slam-
4
5o VE L
jiare pe' soli velilerni 2000 scudi di car-
ta moneta. Si feceio piil)l)liclie pregliie-
le pel felice successo deiraimi repubhli-
cane; menlre nelle feste e ne' canti not-
turni, era grido ordinario: morte n pre-
li. In Velletri ninno del clero si mostrò
repubblicano, tranne 3 non velilerni. Per
brcTilà tralascio altre notizie mbanp,
propiiedella luttuosa circostanza. Dimo-
rando il Papa in Gaeta nell'ospitìilissinio
regno di JNapoli, circondalo dall'iunoro-
see riverenti cure del religiosissimo Fer-
dmando II re delle due Sicilie, invocò da
vari sovrani la loro difesa de'domiuii del-
la s. Sede, e aiuto per liberarci fedeli suoi
sudditi dall'anarcliia.E siccome l'Ausilia,
la Francia, la Spagna e il regnodelle due
Sicilie si trovavano per la loro posizione
geografica in situazione di poter solleci-
tamente accorrere colle loro armi a ri-
stabilire negli stati della s. Sede l'ordine
sconvolto da una fazione di settari, il San-
to Padre domandò loro l'intervento ar-
mato e prontamente l'ottenne. L'arma-
ta della repubblica fiancese proveniente
da Tolone a' a') aprile 1849 imbarcò a Ci-
vitavecchia,e a'3o trovossi sotto Uouia ;
perchè la nazione francese volle I' onore
d' operar sola contro i repubblicani che
difendevano Roma, onde far cessare la lo-
ro oppressione,e dopo vari comballimen-
li l'esercito francese vi entrò a'3 luglio.
A'29 aprile l'esercito napoletano capila-
natodallo stesso reFerdinando 11 penetrò
nello stato papale, e si fermò in Terraci-
na. III. "maggio il preside e il comandan-
tedella piazza di Velletri l'abbandonaro-
no; si ritirò la magistratura repubblica-
na, e vi fu soslituila una rappresentan-
za di cittadini, per ovviare qualunque di-
sordine nella città, speciahnenic pel pas-
saggio dell' esercito regio, alla lesta della
quale fu postoli cav. Giovanni Giaziosi
con molti altri onesti e buoni cittadini. Si
elessero 3 deputali a provvederle veltova-
gliee lecaserme,oltre quello [tergliallog-
gi eallriuniziali.A'2 maggio avviciniMiilo-
siresercilonapoletaDO,ilrefucompliiueu-
V E L
laloa 5niiglia Itmgì dalia citlà da due de-
putazioni del clero e del comune. Intanto
filili i preparativi per ricevere l'esercito,
allerrato l'albero della hberlà, levato il
berrettone repubblicano dilla Croce del
cauqianile del Trivio, furono innalzale
l'anni pontificie sidla porta Napoletana,
nel palazzo della legiizione e nella caserma
de' Ciirabinieri, i (piali ripresero la coc-
carda papale. Alle ore 18 giunse in Vel-
letri la vanguardia, ed alle ig cominciò
l'entrala deli'e^ereilo. II re marciava nel
mezzo delle schiere accompagnalo dal
fratello d. Francesco di Paola conte di
Trapani, dal cognato d. Sebastiano in-
fante di Spagna, dallo stato maggiore e
dal commissario apostolico mg.' Dome-
nico Giraud, suonando a fesla tutte le
campane della città. L'esercito contava
circa 8000 uomini, numerosa cavalleria,
2000 pel treno, 3 batterie di cannoni di
varie misure, moltissime casse di mu-
nizioni, carri, bagagli e tulli altri attrez«
zi di guerra. All'ore 2 r il re scese di ca-
vallo avanti l'atrio della cattedrale, rice*
vuto dal capitolo in abito colla Croce co-
rale. Entralo in chiesa orò innanzi il ss*
Sagramenlo esposto nell'altare maggiore^
e ricevuta la benedizione si diresse a vi4
sitare l' immagine miracolosa di Mariag
ss. delle Grazie, e volle che si recitassero
le litanie. In questa occasione si ammiri
anche da' velilerni la particolare divo-
zione e spirilo di religione di Ferdinanda
11. Accompagnato dal capitolo sino alla
fine dell'atrio riraonlò a cavallo, e allora
r esercito seguitò la marcia. Le finestre
delle case erano parate, e il popolo eoa
contiuueacclamazioni ripetè: VìvailRe^
VWa Pio JX. Appena giunte le prime
file sulla piazza del Trivio s' impossessa-
rono del quartiere civico, disarmarono^
la guardia e gli ulficiali, commciando a
maltrattare lutti coloro che coltivava-
no la barba (segno stabilito dalla setta,
dice liauco): in un momento tutte le bar-
be furono rase; egli uomini apparvero
allora uomini, non mostri e orsi (sic). Il
VEL
re fu alloggiato nell* nppaiiamenlo del
cardinale, e tiitli gli iil{Ì7.iali ebbero al-
loggi convenienli al loto grado. Le trup-
pe occupa loiio le caserme, tutti i conven-
ti, il seminario: la maggior parte dimo-
rava sulle piazze, fuori della barriera e
della porta Napoletana. A'3 maggio giun-
se in Velleiri un fratello del re con un
corpo di circa 3ooo uomini. La guardia
civica fu sciolta d'ordine del Papa, edi-
sarniE^ta. Il re ricevè il capitolo, benefi-
ciati, curati e seminario; e si portò sul-
l'altura de' cappuccini, per considerare
quella meravigliosa posizione. Mg.'^ Gi-
raud per comando sovrano destinò pro-
legato della provincia di Maritticna l'avv.
Raimondo Alfonsi. Nella sera fu illimii-
nata tutta la città, e i due palazzi del co-
mune e della legazione a cera. A' 4 mag-
gio parli lutto l'esercito alla volta di
Genzano, ed il re volle prima ascoltare
messa nel santuario della Madonna del-
ie Grazie, coli' assistenza del capitolo, e
fece larghe limosine. Alle ore 20 giunse
in Velletri da Valmonlone un distacca-
mento di 4000 uomini, compresa la ca-
"valleria,con numerosa artiglieria e baga-
glie. In questo giorno fu ripristinata l'an-
tica magislralura, i consultori, i tribuna-
li. Il re avea formato una colonna mobi-
le di truppa in massa composta di citta-
clini per guardare il territorio veliterno,
con suo soldo e coccarda, nominando per
capi Giuseppe Caprara eMarco Scipioni.
La truppa venuta da Valmontone partì
b'5 maggio per Genzano, e nel dì seguen-
te fece altrettanto un treno di carri di
munizioni provenienti da Terracina. Nel-
la mattina de' 7 corse voce che in Val-
montone era apparsa la divisione repub-
blicana del general Garibaldi, e che vo-
levasi piegare su Velletri. Ciò udito i cit-
laduii sprovvisti di difesa pensarono di
salvarsi, e la città restò spopolata. All'i-
stante fu spedita una staffetta •- * " coo
al re perchè soccorresse Velletri, e sen-
za indtigio il re mandò una colonna di
4000 tra fanti e cavalli cou artiglieria.
VEL 5i
Nel dì seguente il distaccamento dopo a-
scoltata la messa, partì alla volta di Val-
montone, ed a'g s'imbattè colla divisio-
ne repubblicana, e seguì tra loro una
scaramuccia presso Palcstrinn, con po-
chissima perdila tra le parti. A' io tor-
nò da Galestrina in Velletri l'armata na-
poletana,che seguitò la marcia perla Ric-
cia. L' I i giunse d'Albano in Velletri una
colonna regia di 2000 uomini con caval-
leria e 4 pezzi di cannone, e tosto forti-
ficò vari punti della città, con ripari al-
le fosse che la circondano, demolendosi
il ponte che conduceva alle mole di Gin-
netti Lancellolli ; ed a' 16 arrivò altra
truppa regia da Valmontone con 20 ar-
restati e 3 carri di fucili presi nella pro-
vincia di Campagna. Nella mattina de*
17 i soldati dopo la niessfi partirono per
Castel Gandolfo; ma nel dì seguente si
vociferò con certezza che Garibaldi colle
truppe repubblicane erasi presentato a
Palestriua, a Zagarolo e Valmontone,
onde subito ne fu avvisato il re. Peronel-
la sera cessolo Velletri la costernazione
all'ari ivo di buona parte dell'esercito con
molta arliglieria,reduce d'Albano e dalla
Piiccia, e nel dì seguente giunse anche il
re co'suoi fratelli e il commissario aposto-
lico. Questo movimento retrogrado che
destò meraviglia ne' veliterni e luoghi
convicini, derivò come notai altrove da
questo. Che mentre in Roma eransi co-
minciate le trattative coU'inviato straor-
dinario di Francia, Ferdinando di Les-
seps, ora preoccupato nel grandioso ta-
glio dell' Istmo di Suez, il triumvirato
repubblicano vide il partito che poteva
ricavare da questa nuova posizione, che
lasciavagli tempo a respirare per par-
te degli attacchi de' francesi, e senza ri-
tardo audacemente decise -una spedizio-
ne contro l'esercito napoletano ; giacché
pendenti le negoziazionicoU'inviato fran-
cese, con iscaltrezza tirate in lungo, po-
teva disporre di gran parte delle truppe
che slavano inoperose in città, in numero
di 1 5,000 COQ 1 2 pezzi d'artiglieria diri-
52 VEL
geodosi alla volta di Velletii. 11 re Fer-
dinando U.conosciuto che l'esercilo fran-
cese cnoiandato dal general Oudinot vo-
leva solo la gloria dell'espugnazione e li-
beiazione di Roma, se i trattati non si
accordavano, o per altri motivi, ordinò
il ritiro del suo esercito nel regno. Dava
egli riposo alla sua truppa in Velletri sa-
ltato 19 maggio, quando l'esercito repub-
blicano uscito da Roma a' 16 e 17 sotto
il comando del generale in capo Rosel-
li, de' generali Masi, Galletti avvocato,
Garibaldi eBartolucci generale di caval-
leria, e de' colonnelli Manara, Bartolo-
meo Galletti e Marchetti, si diresse sotto
Tivoli, equindi a' 1 8 a Zagarolo e Mon-
te Fortino, mosse la mattina di detto 19
per Velletri. Circa le ore 1 1 italiane si
vociferava per Velletri che Garibaldi col-
la sua divisione era giunto a Lariano, sen-
za che i condottieri napoletani avessero
poste sentinelle avanzate verso quella
parte; onde avvisatone il re, che riposa-
va nel palazzo municipale, ordinò che
tutto l'esercito si ponesse sull'armi, ed e-
gli stesso comandò la truppa, ch'era ac-
campata nella vasta piazza del Trivio, e
la fecesituare nel palazzo Ginnetti Lao-
cellotti con duepezzi d'artiglieria impo-
stati nei cortile, onde i soldati occuparo-
no que' grandiosi loggiati che a levante
scoprono la campagna. Fu spedita una
numerosa compagnia di cacciatori a ca-
vallo verso Lariano per fare delle scoper-
te. Questa s'imbattè colla divisione Gari-
baldi, che senz'ordine del general Rosel-
li mosse da Monte Fortino per Velletri,
per cui si trovò solo in quest'attacco. Si
venne all'armi, e nel primo scontro Ga-
ribaldi cadde dal cavallo feritogli e fu in
grave pericolo; poiché il maggior Colon-
na napoletano era per farlo prigioniere,
se un suo lanciere non l'avesse salvato
dandogli il proprio cavallo, e il suo dilet-
to Moro non l'avesse coadiuvato ucciden-
do con colpo di pistola un tenente napo-
letano che avea investito di fianco il me-
desimo Garibaldi ; ed il Moro nel dì se-
VEL
guente entrò in Velletri ferito. Questa
zullà accadde nella contrada Colonnella
circa due miglia dalla città. La cavalle-
ria napoletana stretta sulla strada senza
potersi stendere impedita dalle folte siepi
delle vigne, bersagliata dalla fanteria re
pubblicana impostata dentro il vignelo,ri
costretta a retrocedere,dopoaver perdute
26 soldati con un tenente ; non minori
fu il numero de'repubblicani periti. Cìv-
ca le ore i/^h\ fragore della moscbetle
ria dell'accennato attacco, si die movi,
mento a tutto il regio esercito. Uscì fuo'
ri della città un battaglione di fanteria
quasi mezzo miglio, il quale evitando li
pubblica via,si sparse nelle sovrastanti vi
gne,dove trovò imboscate e insidie per o-
giii parte; si difendeva, ma eragli diilici«
le offendere i repubblicani impostati
nascosti a guisa della caccia de' daini. Gli
convenne ritirarsi. 1 morti superarono il
centinaio, molti furono i feriti e 3o i pri^"
gionieri. Mentre ciò avveniva al di fuori/
considerando il re chel'assalto da tentarsi
da' repubblicani sarebbe stato di conse'
guenza, perciò ordinò che d'ogni parte si
munisse la città. Qtiindi verso l'ore 16 fu-
rono trasportati e impostati 5 cannoni
sull'altura de'cappuccini con 2000 fucili!
ri; e 2 cannoni furono collocati nella saliti
che batlevanola strada in Via Lata. NelU
sottoposta vigna Fortuna il casino si guar
ni di 200 soldati. Sul rauraglione dellj
barriera si posero 6 pezzi d'artiglieria, (
guardavano losbocco del ponteeil vigne
to sottoposto, con numerosa fanteria. Ut
cannone era sul cancello di ferro degli or
ti Ginnetti Lanceliotti. Una linea di nuJ
merosi soldati cominciando dal mura
della città prossimo al lavatoio di Meta<
bo, stende vasi lungo gli orli sino al sudi
detto palazzo. La porta Napoletana f«
ben munita d'artiglieria e soldatesca. La
parte di ponente e nel convento di s. Fran-
cesco, e nell'alture della Coroncina, de'
pubblici granai e del convento del Car«
mineeraguardatae difesa da più di 2oo<
soldati. Siccome la cavallerìa di cin
VEL
3ooo uomini restava inoperosa, impedi-
ta da' continuali vigneti circondali da
Tolte siepi, fu disposta in modo che dal-
la porta Napoletana progredisse divisa
io vari corpi fino al ponte dell'Incudini,
4 miglia lungi dalla ciltà. In alcuni col-
li di quella campagna erano stati im-
postati diversi cannoni, e guardati da
multi picchetti di cavalleria. Seguiti gli
accennati attacchi, si unì alla divisione
Garibaldi la legione romana comandata
dal colonnello Bartolomeo Galletti. Si a-
vaiizaroiio queste truppe a tiro di rao-
sclietto a zufTa sparpagliata. Sperimenta-
vanogravi danni non solo dalla raoschet-
feria nnpoletaiia, ma più dalle mitraglie
e granate dell'arliglierie, che fulminava-
iiu dall'altura de' cappuccini, dal palaz-
zo Ginnetti e dal cancello di ferro degli
orti omonimi. Appena i repubblicani sì
scoprivano dalla verzura delle vigne, da'
ripari degli alberi, delle siepi, de' poggi,
delle case rurali e delle grotte, le quali
cose tutte servivano loro di barricate,
non si salvavano. Essi aveano impostalo
due pezzi d'artiglieria sidla strada pro-
vinciale innanzi al cancello della vigna
del cav. Cardinali circa un buon miglio
distante dalla città. All'ore 21 venne a'
repubblicani un rinforzo di due batta-
glioni della linea, per cui falli più ani-
mosi, senza comando si dierouo a rotta
per quelle spaziose vigne, e rannodatisi
in quadriglie, gruppi e drappelli, avvici-
nandosi alcuni fino alle fosse della ciltà,
restavano sagrificati senza speranza d'al-
cuna conquista. Laonde dall'ore 2 i sino
alle i^e mezza il fuoco dell'artiglierie
napoletane, e quello della moschetteria
d'au)l>o le parti fu raddoppiato e spaven-
toso. Una parie del i.° battaglione della
linea sotto il comando del colonnello
Marchetti fu inviala sulla via postale per
tagliare la ritirala alle truppe regie, eoo
promessa di Garibaldi che avrebbe spe-
dito altra fanteria e uno squadrone di ca-
valleria. Questa truppa partendo dalla
Colouuella per vie segrete non ballule,
VEL 53
giunse a penetrare sino alta via suddet-
ta circa un miglio e mezzo da porta Na-
poletana. Ivi trovaronsi 4 uiule cariche
di biscotto guardate da pochi soldati che
dieronsì alla fuga, lasciando le bestie e
il carico. Poco dopo i repubblicani veden-
dosi circondati da un corpo di circa 5oo
uomini,allora ilMarchetti,che inutilmen-
te avea aspellato il rinfoi-zo promessogli
da Garibaldi, ordinò la ritirala. Presela
sua truppa una vantaggiosa posizione,
né ricevè molestia alcuua da'napolelani,
e circa la mezzanotte tornò nel quartie-
re generale di Garibaldi posto nella vi-
gna di Francesco Mauimucari. Già il re
Ferdinando 11 co'suoi fratelli, lasciali gli
ordini opportuni, era partilo da Vellelri
circa le ore 1 8. Si pose egli alla testa della
cavalleria impostata ne'culli dell'accenna-
ta contrada dell'Incudini. Nella notte del
1 9 al 20 l'esercito napoletano abbandonò
la città e rientrò nel regno. Il generalis-
simo repubblicano Roselli, cogli altri ge-
nerali Masi.avv. Galletti, Barlolucci e il
colonnello Mauara colle loro numerose
divisioni si tennero mollo lontani dal luo-
go del combattimento, né vi presero par«
te alcuna. Pensa Dauco, che se fra que-
sti generali non vi fosse slata scissura, se
fossero stali esperti e coraggiosi, con for-
ze così imponenti e con in:provvisa sor-
presa tutti uniti col general Garibaldi,
avrebbero potuto impadronirsi di Velie-
tri, e recare gravissimi danni all' eserci-
to napoletano. IVIa disunite le forze, i re-
pubblicani riportarono vergogna e som-
alo pregiudizio : tornarono a Roma colle
mosche in mano, dopo avere ricevuta una
buona lezione. Veramente non vi furono
battaglie propriamente, ma piuttosto si
pouno dire scaramuccie, attacchi e com-
battimenti particolari alla spicciolata. La
perdita de'napoIetani,da diesi ritirarono
il) città, non oltrepassò fra morti e feriti
il numero di 20. Quella poi de' repubbli-
canijde'soli feriti superò il mezzo migliaio,
de'quali ne morì una metà; a proporzione
furono gli uccisi, di cui aou si potè co-
54 V E L
uoscere il uiirneio pieciso. Si è costan-
tetuente dello in Velletri, clie i morii su-
|)erarouo il tuigliaio. Basti il dire, che
della legione lomana coiidolla dal colon-
nello Gulletti e composla d'8oo uomini,
ne restarono 200 soli, per cui il colon-
nello tornalo in Roma fu dal Iriumvira-
ralo promosso a generale. Nell'avvicinar-
si l'esercito repubblicano, i veliterni con-
cepirono gravi timori pel disastro ch'era
per sovrastare alla patria, e cercarono il
modo di salvarsi, quelli specialmente che
uveano mostralo attaccamento al Papa
o ch'eransi compromessi accettando o
riassumendo le magistrature. 1 preli e
religiosi già minacciali di morie da' re-
pubblicani, eccello pochi nascostisi in
città, tutti fuggirono insieme co' secola-
ri nel regno di iNapoli, o ne' paesi cir-
convicini, ne' boschi e nelle vigne lonta-
ne. Le Clarisse furono costrette abban-
donare il loro monastero, situato sulla
piazza della Carriera, e ritirarsi in quel-
lo delle teresiane, che rimane nell'inter-
no della città. Lo strepito incessante del-
l'artiglierie e della ruoschelteria per io
ore continue, produsse indicibile spa-
•venlo. Le chiese restarono chiuse per
diversi giorni, cessò il suono delle cam-
pane, né trova vasi chi amministrasse isa-
gramenli : fuggirono persino gli operai
delle vigne. iNon pochi soldati repubbli-
cani atterrate le porte delle cantine, del-
le grotte e de' casini, li saccheggiarono,
portarono via e consumarono considera-
bile quantità del «niglior vino. L'autore
del Soininario storico degli avveiiiiiitn-
ti che occorsero negli Siati della s. Se-
de da' i4 novembre 1848 all'ingresso
de' francesi in Roma, ivi pubblicalo nel
i85o, giustificando la leale e religiosa
condotta diFerdinando li, uellj'intervenlo
per difesa del Papa, quanto alla sua riti-
rata colle truppe dal territorio romano,
dice l'opinione piìi comune si fu. Che il re
in conseguenza di diplomatiche intelli-
genze era persuaso di non incontrare la
uiiuiaia resisleuza uell'occupaie le prò-
i
V E L
vincie meridionali dello sialo pontifici
Che inteso l'arrivo dell'inviato fiances
in Roma, stava tranquillamente in Ve
letri, in attenzione di vederne lo sciogli-
mento. Che qualunque ne fosse l'evenla
riteneva per cosa certissima, che i frani
cesi non avrebbero permesso, che pen-.
denti le trattative il governo dominante
in Pioma potesse mandare contro di lui
le sue truppe, ed avrebbero ii» ogni ca-
so impedito la spedizione. Che vedendo-
ci invece iuaspettalamenle assalilo dal
migliore e più forte nerbodi forze repub»
blicane,supponesse seguito un improvvi-
so accordo a suo danno, e che perciò sde-
gnatosi rilirasse,e poi ne movesse querelo
a'francesi per non essersi opposti allaspc'
dizione contro di lui. 11 general Uose Ili
saputo che l'esercito napoletano avea ab
bandonato Velletri, nella mattina de'ac
vi entrò con tutto l'esercito repubblicai
no verso le ore io. Si disse, ch'era sta U
promesso a' soldati il totale saccheggit
della città, ma che a questa risoluzione
si opponessero il general Galletti e il co-
lonnello Galletti; nondimeno i soldati J
Garibaldi derubarono e saccheggiarono
il collegio de'dottrinari.i conventi de'cap
puccini e de' minori osservanti, il semi'
nario e il monastero di s. Chiara, da do
ve trasportarono tutti i letti nell'ospedali
militare pe' feriti, oltre il saccheggio d
diverse case de'particolari. Presero qaai"
tiere ne' detti conventi e in quello de
conventuali, nel seminario e nelle caser
uie, e convertirono in istalle le chiese d
s. Maria del Trivio e di s. Lucia. Poser<
numerosa guarnigione nella barriera
a porla Napoletana. E siccome tutta 1
truppa era alfamata, gravissimi dan
recarono a' fornari e venditori di co
mesiibili. Il consiglio e la jnagistratur
della repubblica ripresero il governo dei
la città. Fu rialzato l' albero della liba
là, e si posero bandiere repubblicane n
due palazzi del comune e della legazi
ne, e nel quartiere, dopo spezzate l'ari
ponlìOcie. Si fecero luminarie, t: a ceti
V E L V £ L S5
ne' detti due palazzi à' 3 i i sulcliiti se- riuusaiido di anelare nelle caserme pre*
guiluruiio iiiipuneiuenle a sacclieg;^iai'e paiate, si sparsero perla città, e all'iui*
ie case de' papalini, e quella de' fratelli piuvviso uccuparonu l'ubìtazioni de'cil-
delle scuole cristiane; non mancarono ladini, il die produsse confusione e nial-
curcerazioiii, ed in Giuliano imprigiona- contento, (incile dopo la mezzanotte il
runo l'arciprele Santurri clie fucilarono generale ad istanza della cuagistratura
iiiAnagni barbaraniente.La truppa par- ordinò die si ritirassero. A' c) partirono
ti, seco conducendosi una carrozza del per Genzano aSoo soldati, i ({uali furo-
carduial Macchi, e lasciando in Vellelri uo ricltiamati l'i ( dal general Cordova,
una guarnigione. A' 2/4. da Roma l'u spe- perchè Garibaldi co' suoi masnadieri si
dito il nuovo preside Alfredo Cardinali, aggirava ne'contorni della provincia, e li
Mentre a' 3 luglio i francesi erano en- fece marciare coU'artiglieria a Valinon-
tiali in Roma, in Velletri giuuNe l'avvi- Ione. Il ritiro degli spagnuoli da Genza-
60 d'alleslireGooo razioni e 1000 forag- no avvenne ancora, perchè i francesi ol«
gi per l'esercito spaguuolojdie sino duH'B tre Roma doveano occupare la sua Co-
giugno era in Tenacina. Nel'dì seguen- marca. A*i4 venne da Valmontone par-
ie il preside repubblicano obbandunù la te di detto esercito culi' artiglieria, ed a'
cillà, col comandante di piazza. Uscito da ij fìnaUuente con editto si ripristinò il
Pionja Garibaldi, culla sua masnada, di- governo pontificio, e gli antichi iuipie-
ligendosi verso Tivoli, si proponeva fa- gali a'ioro uliizi. A'22 onorevolmente si
le una scorreria a Velletri per porvi con- scoprirono nel palazzo legatizio l'armi
tnbuzioni, perciò inviando esploratori, dei Papa e del cardinal Macchi, e nella
che fuggirono sentendo giunta la van- cattedrale si cantò solenne Te Dcuiit.
guardia spagnuola in quel punto, cioè a con luminarie nella sera e concerto delle
ore 1 7, provenienle da iiezze, la quale bande spagnuole. A'28 parti la cavalleria
«ubilo abbattè l'albero della libertà. L'è- e 2 compagnie di fanteria perPaleslrina ;
Selcilo entrò a ore 20 composto di dodo ed in Velletri gli spagnuoli si fortificarono
combattenti con 8 pezzi d'ai tiglieria, con sull' altura de' cappuccini con 8 pezzi di
curi di munizioni e bagaglie. Eruvi al cannone, e vi formarono il quartiere gè-
c<niiando dell'esercito il general Fernan- nciale: poi giunsero 6 pezzi da montagna,
do Fcniaiidez de Cordova^ e con esso A' 3i fu sciolta la truppa in massa for-
ing. Giuseppe Berardi di Ceccano in qua- mata da Ferdinaudo 11. A' 3 agosto la
lilù di commissario straordinario punti- città diresse una deputazione a Gaeta per
flcio delle Provincie di Marittima e Cani- ossequiare il Papa, esternargli i sensi di
paglia, già vice-presidente del tribunale fedele sudditanza, e congratularsi pel ri-
civile di Roma, con istruzioni d'estende- cuperatodominiotemporaleAgli 8 si for-
re la sua giurisdizione in tutti i luoghi mò la commissione comunale provvisoria
che sarebbero occupali dagli spagnuoli. composta d'8 membri col prc'sidente cav.
L',*:sercitò fu collocato nelle caserme, ne* Giovanni Graziosi. Indi fu istituito il con-
coi) venti e nel seminario; i generali nel- sigilo di censura per la provincia, onde
l'appartamento del cardinale. A'5 tornò conoscere le magistrature e impiegali de-
ad occupare la carica di prò legato l'avv. guidipunizioue.ll{.°seltembrecessòd'es-
Aliuiisi; furono ripristinali i magistrati ser pro-legato l'avv. Alfonsi, ed il suo uf-
del governo papale, e cogli onori milita- flcio si compenelrò nel commissario mg.'
ri fu innalzata la bandiera puntilicia nel Berardi. A' i4 novembre dopo l'esilio di
palazzo legatizio. A' 7 le Clarisse torna- quasi i 1 mesi tornò da Gaeta in Vellelri il
runo ai loro monastero. Nel di seguente cardinal Macchi vescovo e legato. Fu per
gnuisero 3Goo soldati spagnuoli, 1 quali lui uu li iuufo,ricevuloiu forma pubblica,
56 V E L
con salve d' artiglieria, suono di tutte le
cunipatie e serale illuminazione. Le trup-
pe spagnuole sparse nella provincia di
Sabina e Rieti a poco a poco si riconcen-
trarono in Vellelri, da dovea'aS comin*
ciarono in separati corpi a partire per ioi-
liarcarsiinTerracina : gli ultimi due bat-
taglioni «paguuoli di Spoleto arrivarono
in Velletri a' 20 dicembre. Nel gennaio
i85o per gratitudine ed a maggior de-
coro della ciltà furono aggi^egati alla no-
biltà velilerna i cardinali Macchi, Anto-
nelli e Eufondi, i prelati de Medici e 6e-
rardi, il conte Baldassare Negronì e il
cav. Luigi Cardinali. A' 1 4 febbraio giun-
se inVelletri una compagnia di linea pon-
tidcia perserviredi guarnigione, dopo la
partenza del residuo dell'esercito spa-
gnuolo, la quale seguì a'28, lasciando di
se onorata nieuìoria per mirabile e rigo-
roso ordine, e siccome osservante la più
esatta disciplina. La città in segno di sod-
disfazione e di gratitudine ascrisse alla
sua nobiltà il general Cordova, con un
presente. Abbiamo di Francesco Gigliuc-
ci, Memorie della rù'oluzionc romana,
Roma 1 853. Fatti atroci dello spirita
demagogico negli Stati ropiani^RaccoH'
ti, Firenze 1 853. Ora colla Relazione del
viaggio del Papa Pio IX da Portici aRo-
tna, del commend.Barluzzi, col can. Bau-
co e col Giornale di Roma (che a p. 33o
riporta il programma della commissione
municipale delle pubbliche dimostrazioni
che si propose celebrare per 1' avvenlu-
l'osu avvenimento), narrerò l'onore com-
partilo dal Pontefice alla città nel recar-
visi di persona. Dissi già a suo luogo che
nll'EpilalIìu, confine del regno di Napo-
li, si presentarono a fargli omaggio mg/
Berardi commissario pontificio,colIa de-
putazione dei consiglieri provinciali della
legazione di Vellelri; ed inLai'iano il car-
dinal Macchi, che poi fece salire nella
sua carrozza, colla deputazione del capi-
tolo eclerovelilerno. Alla barriera fu ri-
cevuto dalla suddetta commissione mu-
uicipale, che fece la consueta esibizione
VE L
delle chiavi, sventolando sulla medesima
due grandi stendardi pontifìcii. Questa
parte della città non ha propriamente
porta, ma ne teneva luogo un sontuoso
arco (che dice il Bailuzzì doversi conver-
tire stabile presso a poco dello stesso di*
segno e forma, qual monumento storico;
mu finora non ebbe effetto), facendo cor-
po colla barriera e sotto il (|uale propria-
mente segiù l'omaggio delle chiavi. Era
costruito di legname e tela, nel colore pe-
rò e nel disegno avea 1' aspetto d'un an-
tico arco trionfale. Nell'alto spiccava la'
statua esprimente il Pontefice in atto di
benedire, e altre due genuflesse rappre-
sentavano la Fedeltà eia Sudditanza alla
s. Sede. Quattro altre statue, due verso
settentrione figuravano la Pace e la .Spe*
raoza,e due a mezzogiorno verso la città
simboleggiavano la Giustizia e la Fortez-
za: con emblemi negl' intercolunnìi e in
suir attico, e al solito con iscrizioni nelle
due faccie. Queste e le altre iscrizioni
fatte in questa lieta circostanza, le ripor-
tano Bauco e Barluzzi. Ivi trova vasi uà
signore inglese in assisa di arciere scoz-
zese ; era il figlio del celebre amuìiraglio
Cochrane. Mostrando di riverire da vi-
cino il Papa, questi lo fece appressare, gli
die graziosamente a baciar la mano, e
volle pure baciare il piede. Egli fece tosto
stampare in Londra dal Times la rela-
zione dell' arrivo di Papa Pio IX in Vel-
letri, e la l'ipetè il Galignaais Messen*
ger. Dall' arco trionfale passò il. Santo
Padre col suo corteggio in tnezzoalla città'
per la via corriera. Vedovasi ornata la
strada dalla barriera sino alla porta Na-
poletana, e quella delComune da più cen-
tinaia di pali vestili di verzura uniti da
beili festoni di mirto e fiori, e tulle le fi-
nestre dell' abitazioni ornate di ricchi
drappi di damaschi a vari colori. Intanto
suonavano a festa tutte le campane e le
bande musicali, frauìmiste al rimbombo
di loi colpi de'morlari, ed a'plausi in-
cessanti de' veli terni. Smontò il Papa neU
r alt io della calledralc« ricevuto dal ca^
VEL
pìtoln, tutto la croce del quale incedeva-
DO i capitoli delle due cullegiatedi Cori,
il clero della città, quello regolare, le au-
torità governative e giudiziarie, tutti gli
impiegali e le commissioni, con mg/ Be-
t'ardi. Fu condotto sotto il baldacchino
portalo da 8 canonici sino alla porta della
cliiesa. Nell'altare maggiore era esposto il
Venerabile, li Papa inginocchiandosi sul
faldistorio, erangli vicini ì cardinali Mac-
chi, Asquini,Ou Ponte Antonellì, che lo
acconipugnavano nel viaggio; e mg/
Franci suliragaueo comparti la benedi-
zione. Quindi passò il Papa alla cuppel»
Ih della Madonna delle Grazie, e dopo
avervi orato, si recò in sagrestia e am-
mise id bacio del piede i canonici, e lut-
to il clero secolare e regolare. Recatosi il
Papa nel palazzo pubblico, destinato per
sua residenza, entrò nella sala delle la-
pidi, e seduto in trono ascoltò il compii-
mento di felicitazione del general in ca-
po della spedizione militare francese del
Mediterraneo Baraguay d'Hilliers. Uscì
sulla loggia ap[iositamente costrutta, e
comparti 1' apostolica benedizione ad un
immenso popolo, venuto da' paesi limi-
troll eacclamaiite.Salito il Papa nell'ap-
piirtamento superiore del cardinal Mac-
chi, a tale elTelto addobbato splendida-
mente, si ritirò per poco tempo, indi pas-
sò a mensa, e fra'personaggi che vi am-
mise vi fu il general francese. Quella del-
la tavola di stato era ali. "piano, in uno
agli alloggi del seguito. Dopo il pranzo,
dalle finestre godè dello spettacolo d'al-
cuni fuochi a luce di Bengala incendiati
sulla piazza, mentre i due palazzi del co-
mune e della legazione erano illuminati
a cera, come altri della nobiltà veliter-
n<i,e brillanti luminarie rischiaravano la
città, massime la gran torre del Trivio
ed i prospelli delle due chiese sulla piazza
delComune.Ammise poi all'udienza qual-
che deputazione e altri illustri soggetti,
fra' quali ilcomamlanleeilcapitano delle
guardie nobili. Nella seguente mattina il
Papa ricevè la cuuimissioue municipale
VEL 57
di Velletri, che gli presentò in dono il pa-
norama della città miniato in argento,
ed un disegno esprimente il trionfo della
Religione, pur miniato d'argento e di fi-
nissimo lavoro; il consiglio provinciale
della legazione condotto da w^/ Berar-
di, che olhì l' iconografia del bassorilie-
vo da collocarsi a spese della provincia
nella facciata del palazzo legatizio, che
descrissi parlando di esso; e la congrega-
zione governativa. Accolse poi le deputa-
zioni delle Provincie di Campagna e della
Comarca d" Roma; le deputazioni delle
commissioni municipali di Sezze, Cori,
Worma,Sermoneta, Porto d'Anzio; quelle
del clero secolare e regolare veliterno, ed
altre, non che parecchi litolati e distinti
individui della provincia e della capitale,
oltre la sorella del generalBaraguay d'Hil-
liers. l''inita l'udienza il Papa pertossi col
cardinal Macchia visitarci monasteri del-
le Clarisse e delle carmelitane; quindi al
palazzo Ginnetti Lancellotli, atteso osse-
quiosamente dal principe e principessa
Lancellotli, ove in trono ammise alctuie
dame cospicue romane, venute ivi per
aver quesl' onore. E poscia dalla loggia
che guarda la piazza del Trivio comparti
di nuovo la ponlidcia benedizione al nu-
meroso popolo esultante. Tornato alla
sua residenza, dopo il desinare passò il
resto del giorno in udienze accordate a
persone ragguardevoli. Venne in Vel-
letri anche il cardinale Patrizi vescovo
d' Albano, per invitare il Papa a tratte-
nersi in tal città alcun poco nel passar-
vi. Nella sera il Papa discese col cardi-
nal Macchi nell'appartamento della ma<
gistratura per godere sulla loggia l'in-
cendio d'un fuoco artificiale, sopra gran-
diosa macchina situata in contro al pa-
lazzo, essendosi rinnovata 1' illuminazio-
ne per la città come nella sera precedente.
Le iscrizioni che acconcie a q<iesta cir-
costanza si videro per Velletri, olire quel-
Irtdell'arco, furono quelle delle due porle
ilei palazzo comunale, per le sue scale, e
nella sala delle lapidi; nella porla della
59 V E L V E L
cailedrnle, nella facciata tletla chiesa di Icgitlo. Ma è un Hiilo, die dopo lale di-
k. iSiiuliiio 8, in quella della chiesa di s. sposizioiit; piincijìalmeiile il [xelato dele-
Augelo 2, in qnella della cliiesa delle gaio funge il yovernaiuento, ed il cardi-
ijliuiniale, nella porla del nionaistet'o di naie non nella alcuna parte; laonde cessò
fc. Chiara. iVelia nialtina de' 12 aprile l'autoiità civile e non leslòche il nome
<:iica le ore i3 il Papa parù per Ilonia dì legalodi più vasta provincia, cioè delle
fra gli evviva del nunierosopopolo, dopo tre nominale. Quindi cessò l' uUlzio di
ji ver concesso la croce dell'ordine l'iano al commissario pontificio di Maritlinia e
j)re»idenledellacommissionemunicipale, Cam|)agna di mg."^ Derardi, e della vice-
e medaglie agli altri memhri della me- legazione di Velletri, e venne promosso
tlesima; lasciando al cai dinal Macchi scu- a sostituto di segreteria di stalo e se-
di 5oo [)e' poveri, i quali vennero pure gretario delia cifra. Il Dauco loda 1' il-
feovvenuti dal municipio. J cardinali A- lustre prelato per prudenza, moderala
squini, Du Poni e Antonelli seguirono il giustizia, qual buono e giudizioso gover-
Papa. La commissione comunale e prò- nanle, ed i veliterni gli conserveranno
viiiciale non lasciò quindi di recarsi in sempre gratitudine. Dichiarata la provia-
Koma, per rinnovare al Santo Padre le eia di Marittima delegazione apostolica e
proteste di fedele sudditanza e di filiale facente parie di delta legazione, il Papa
ultaccamento dell'intera città e provin- scelsea delegato il sullodato mg.'^ Bruti
eia, e di gratitudine pel compartiloonore già vice-legato. Egli commissario aposto-
dei benigno soggiorno. Di poi nella sala lieo della s. Casa e città di Loreto, ne'
delle lapidi fu posta una marmorea iscri- tempi i più tristi tenne regolare e senza
z.ione, che ricorda la venula e dimoradi detrimento la vasta amministrazione di
Pio IX in Velletri. Nel di seguente anche quel sautuiuio, e così la lanciò ne'noti e-
il caiduial Macchi tornò in Roma, dopo venti. Fu ramingo come gli altri fedeli
aver dimoiato in Velletri quasi 5 mesi, ministri della s.Sede.E pai tito per l'orien-
Per ordine del l*apa il cardinal Antonelli tee visitati i santi luoghi di Palestina; fìni-
kcgretario di stato a'22 noveudire i85o te le vicende, tornalo infloma, fu nomina-
}'ubblicò la legge sul governo delle prò- lo protonotario apostolico partecipante e
vincieesuH'amminislrazione provinciale, specialmente deputato per gli atti della
Con essa lo stato pontificio fu diviso iu congregazione de' ss. Riti. Il 1,° maggio
4 leij;azioni, oltre il circondario della ca- i 85i prese [)ossesso della nuova carica di
j»ilale. La legazione di Marittima e Cam- delegato. Giàa'24 marzo per nomina so-
])agna si formò delle pio vincie e delega- vrana era stalo elelto il nuovo consiglio,
zioni apostoliche di Velletri o Marittima, il quale si riunì a'3o per formare le ter-
di Frosinoneo Campagna, e di Beneveu- ne della nomina del gonfaloniere e di 6
to, come già notai. La legazione di Ma- aiiziiiiii,a termini dell'editto 24"<jvembre
rittiina e Campagna si conferisce seni- i85o; e nello stesso giorno cessò la com-
pre al cardinal decano del sagro collegio, missione comunale provvisoria. Ne'primi
che la ritiene durante la sua vita. Per del 18 T2 mg.' Bruti fu promosso a/Jt'jg^ge/i-
questa legazione i provvedimenti di alla te della caiici'llcria apostolica, e gii sue-
jiolizia, ed il movimento delle truppe di- cesse nella delegazione mg.'^AntouioBaiu-
jiendonoda' ministri competenti, il de- bozzi. Come Velletri celebrò la promul-
legato esercita nella sua provincia 1' au- gazione della definizione del dogma del-
torilà governativa ed amministrativa, di- 1' Immaiulata Concezione, seguita so-
peiulentemente dal cardinal legalo. Il de- lennissimamente nel tempio Paticano
legalo per gli affari della sua delegazione (''^•), lo narrai nel voi. LXXIH, p, yo,
conispoude ordinariumeute cui cardiual nel raccouture quuulo [)recedellc, uc-
V E L
compagno e seguì U niemornlVile awe-
iiimetitu. Nell'anno i855 caduto in Ilo-
ma in penosa e grave infcnnitìi il car>
diluii Macchi, siccome amultssimo ve»
scovo e legato, i veliterni non cessarono
di rivolgere fervidi voli a Dio perla pron-
ta gnarigione. Questa ollenula, si ralle-
grarono e ne reitero pubbliche e solenni
azioni di grazie all'Altissimo e alla Ma-
donna delle Grazie; ed il Papa si recò
a vi>itarlo e confortarlo a' i5 nìarzo.
Tutto riferiscono i n. 6i e 62 del Gior-
nale di Roma. Dipoi il Supplemento del
n. I i3 riporta il program tua del gonfa-
loniere conte Baldassiire Negroni, pe'fe-
gleggiamenli co' quali sarebbe celebralo
il ritorno del cardinale in Veìletria'ia
maggio. Si descrive quindi l'incontro e
r ingresso triont'ule nella città, e come il
cardinale pose al colmo la generale esul-
tanza, con mostrare benigno gradimento
di tante lispellose e allettuose dimostra-
zioni. Registrai nel voi. LXXX, p. 166,
che il Papa dichiarò n)g/ Bambozai nel
marzo 1 856 direttore generale delle car-
ceri, case dì condanna e luoghi di pena ;
in pari tempo nominò delegiito a[>osto-
lico di V ellelrì l'odierno mg,' Luigi Gior-
dani, Riferisce il G ior nate di Roma dal-
V 1 I settembre iSSy come Yellelri ce-
lebrò il ritorno in Roma del Papa, dal
viaggio fatto ne' suoi stati, a Modena e
nella Toscana; e memore senipredel be-
nefizio accorda loie nella ferro via, a ver de-
cretato un monumento a perpetuare il
nome del munifico Gerarca, inviando
inoltre il magistrato a rassegnare a'suoi
piedi le più sentile grazie. Fra le pubbli-
che dimostrazioni vi fu un bel fuoco ar-
tificiale incendialo sul colle di s. Lucia,
ove fu aperta testé una nuova passeggia-
la, nomata Pia,
L'origine della chiesa vescovile di Velie-
tri è involta fra le tenebre dell'antichità,
presto pelò entrò in Vellelri il salutifero
lume della religione cristiana, llcau.baxi-
co congettura che i prinji fondamenti cri-
kliaui ia Velletii biuuo &lull gellali u dei
V E L ' 59
«. Pietro, 0 da s, Paolo^ il quale nel re-
carsi a Ruma nell'anno 6 idi nostra era e
il I <j.° del ponlilicalo di s. l^ietru, secon-
do i calcoli del medesi'.no Bauco, fu in-
contrato da una squadra di cristiani alle
Tre Taberne, 3o miglia circa lontano da
Roma, luogo che crede restasse poco di-
stante da Cisterna, che rimane 8 miglia
lungi da Vellelri ; nia con buone ragioni
esclude che avesse potuto deviare dalla via
Appia lungi 4 ojiglia dalia città, per dif-
fondere in questa la fede, essendo in istalo
di prigioniere, e s. Luca non avrebbe om-
messo di riferirlo. S. Pietro spesso da
Roma usciva per annunziare le verità e-
vangeiiche ad altri popoli, come asseri-
scono gravissimi scrittori, fra' (piali l'U-
ghelli, il Lucenti, l'Olloino, E ftcile a-
dunque il credere, ches. Pietro abbia vo-
luto estendere le sue predicazioni sino a
Vellelri, distante da Roma 20 miglia. Po-
teva ancora averlo fallo per ujczzo di s.
Ch'Io da lui stabilito suo vescovo coa-
diutore per annunziar la lede ne'sobbor-
ghi di Roma, come vuole Ciacconio, e poi
3." sommo Pontefice ; e poteva anche a-
verlo fatto per mezzo di s, EfialVodito,
ch'era uno de'ya discepoli di Gesù Cri-
sto, al quale commise s. i^etro la cura
di promulgar il Vangelo in tutta la pro-
vincia di Campagna, e il fece vescovo di
Te/VtìffZ/jrt.Che questo santo vescovo an-
nunziasse la fede cri^lialia ìu Vellelri è
opinione di Ughelli, di Lucenti, di Gon-
zaies e di altri scrittori. Se vuoisi soste-
nere, che s. Paolo predicasse la fede iu
questa cillà, crede Banco che però noa
dev'essere sUito il primo, perchè già era-
no scorsi I 7 anni del ponlilicalo di s, Pie-
tro ; non polendosi supporre che il suo
zelo, o quello di s, Cleto o di s, Epafro-
dilo si restasse da non giungere sino a
Vellelri, luogo si vicino a lloma,a far co-
noscere la dottrina di Gesù Cristo. Quan-
do s. l^uolo fu da'crisliani incontralo al
Foro Appio e alle Tre Tubeine,foise non
furono tulli ruinuni, e può credersi che
fiu di esài ve ne lusserò puiede'uucsi cir-
6o VEL
conviclni e anche velilerni. Forse allor-
ché s. Fnolo «lìcliinrato in Roma inno-
cfnleeiasciiitoin libertà, parlendone per
diverse regioni a recarvi la luce ilei Van-
gelo, ovvero nel suo ritorno in Roma,
potrà essersi recalo anche in Vellelri. In-
oltre in Velletri è tradizione, che ancora
s. Clemente /, poi 4-° Papa, istruisse il
popolo veliterno, anzi si vuole che reg-
gesse la chiesa di Velletri, e che seguisse
s. Paolo nelle sue apostoliche fatiche.
Rauco qualifica tale tradizione priva di
prove e senza fondaniento. Certo è che
s. Clemente I pure fu vescovo coadiuto-
re di s. Pietro ne'sobborghidi Roma. Che
se in Velletri è dedicata la basilica cat-
ledrale,con)e tullelechiese, a Dio,in ono-
re di s. Clemente !; e sei velilerni ab ini-
meinorahili lo scelsero per i ."loro protet-
tore, avranno forse ciò (atto per qualche
nitro impellente motivo. Dice il Piazza,
che i velilerni dedicarono a s. Clemente
1 la cattedrale, come a loro concittadino
discendente dalla famiglia Ottavia, nou
meno die i ."apostolo della città, e secon-
«lo alcuni anche i.°vescovo di essa, e suo
patrono. Si può vedere il Theuli lib. 2,
e. 2 : Ingresso della Fede in Felletri.
E il Rorgia, lib. 2, secolo 1.°: Dal Nasci-
mento di Cristo Signor Nostro. Però il
■veliterno Dauco, contro gli scrittori con-
cittadini Theuli e Roigia, dichiara false
le opinioni, che s. Clemente I fosse il 1 ."
vescovo di Velletri, e discendesse dalla
famiglia Ottavia e perciò veliterno. Es-
sendo stata l'ancora l'istrumento del suo
martirio, riferisce il Dorgia.dipoi per sua
memoria fu tolta per impresa della chie-
sa cattedrale di Velletri, che ne'tempi di
Costantino 1 Magno fu a luidedicata. An-
che il cardinal liorgia disse s. Clemente I
discendente dalla famigliaOttavia. IIRau-
co seguì il sentimento del cav. Luigi Car-
dinali : Osservazioni di un antico sigil'
lo Capitolare, presso il t. 2, p. 29^ de-
gli y^tti dell'accademia romana di Ar-
clicologia. Dal sin qui narrato si ptiò con
quasi certezza osserire, che la fede cri-
VE L
stiana penetrasse in Velletri al tempo
della primitiva Chiesa. Entrato il cristia-
nesimo in questa città, devesi credere che
i Pupi ne decorassero la chiesa colla cat-
tedra vescovile, sia per la frequenza del
suo popolo e sia per la vicinanza a Ro-
ma. Se mancano memorie per provare
l'antichità del suo vescovato, per la po-
ca accuratezza e infelicità de'secoli anda-
ti, nondimeno questo vescovato fu sem-
pre considerato come uno de' primi e
principali. Ne'primi secoli i vescovi che
ressero questa cattedra furono veliterni,
poiché ordìnavasi da'sagri canoni, che i
vescovi si scegliessero tra'cittadinì, e vie-
tavano innalzare alla dignità vescovile
persone straniere; non mancano però
molti esempi contrari. La chiesa di Vel-
letri é stata sempre annoverata tra le cat-
tedre più antiche e primarie di s. Chie-
sa, come tra le Siihurbicarie. Allorché
ebbero principio i Cardinali {^P',), ed an-
che prima che questa sede fòsse unita a
quella d' Ostia {f^-), fu sempre cardina-
lizia : sempre ambedue furono soggette
immediatamente alla s. Sede, ed il suo
vescovo il i.°fra'6 suburbicari. Le Ozioni
(/''.) de* Vescovati Suburbicari, de' Ti-
toli e delle Z^mro«ie cardinalizie princi-
piarono neli4o9 e nel i4io. L'unione
delle cattedre vescovili d'Ostia e Velle-
tri l'operò Eugenio III nel i i49 stabil-
mente, poiché prima lo erano stale a be-
neplacito de* suoi predecessori. Ciò av-
venne perché Ostia, antica città fabbri-
cata da Anco Marzio re di Roma, alla fo-
ce del Tevere perché vi si fermassero i
viaggiatori e le merci provenienti dal ma-
re, e servisse d'ostacolo a' nemici di na-
vigare su tal Hunìe, restò distrutta per
le guerre civili di Roma e pel nocumen-
to dell'aria, onde priva d'abitanti lasciò
d'essere città. Ne riparlai a Tevere come
parte di sua foce, ed ancor più a Porto,
detto anche Porto d'Ostia, rimpetto ad
essa situato, e perché in principio fu un
emporiodipendeute da Ostia, a spese del-
la quale si accrebbe. Del Sale e Saline
VEL
d'Oblia in quell'articolo ne ragionai, e<*
sendo divise dallo stagno d'Ostia che oli*
benda di pesce. Erano di Feio (T.) e
Anco Marzio l'ampliò e migliorò, indi
continuarono ad esercitarsi fino al 1798
e furono riattivate nel 1826. A Tabacco,
trattando della Regia ponliflcia de' suli
e tabacchi, dissi alcun'' altre parole del
sale e delle saline d'Ostia. Di queste e del
Porlo Ostiense ossia Romano dovrò ra-
gionarne in (Ine. Dopo l'unione d Ostia
a Yelletri, lutti i privilegi e le preroga-
tive, i diritti che appartenevano ai i. "ve-
scovato suburbicario d' Ostia, e rimar-
cati in queir articolo, sì consolidarono,
compenetrarono e si resero comuni a que-
sto di Yelletri, essendo divenuta una sola
cattedra ; inclusivaniente al diritto che
avea l'arciprete d'Ostia d'inlervenirealla
consagrazione e ordinazione del nuovo
Papa, nel caso che il vescovo non vi si
trovasse presente, che perciò passò nel-
l'arciprete della cattedrale velitertia nel-
l'assenza del vescovo d'Ostia eVelIetri,
come ancora nel caso che il vescovo stesso
fosse esaltato al soglio poiitincio. Ma es-
sendo egli vescovo, s'intenderà forse d'in-
tervenire alla sua Benedizione. iNon per
altro motivo dunque, rileva Banco, Be-
nedetto XIII sommamente pratico delle
cose ecclesiastiche, nel suo breve col qua-
le decorò i canonici della cattedrale ve-
literna dì cappa magna, appellò questa
chiesa la prima tra le sei suburbicarìe,
che sogliono reggere i cardinali più an-
ziani dell' ordine de'/'^eicoi-/, Prior E-
piscoporuin. Papa s. Leone 11 nel 682
fu consacralo da'vescovi d'Ostia, di Par-
to, e di V^elletri in luogo di quello d'y^Ma-
Ajo cui apparteneva, perchè allora quella
chiesa si trovava priva del suo vescovo.
Narrai a' suoi luoghi, che fino da' primi
secoli della Chiesa la Consagraziontt o
ordinazione del Papa (^.)si eseguiva
da 3 vescovi, ili.°de'quali era l'Ostiense,
per cui Papa s. Marco conferì al vescovo
d'Ostia l'insigne ornamento del Pallio,
di cui riparlai nel voi. LXXXI, p. 38,
VEL
61
I
perchè da lui si consagrava e ordinava
il rumano Pontefice, e perciò coll'insegna
del pallio orna il suo slenima gentilizio,
e tuttora il vescovo d' Ostia e Yelletri
l'eseguisce assistito da due altri cni<lina-
li vescovi suburbìcarì più anziani, in uno
all' Intronizzazione e collocamento sul
Trono (f^.), e Papa s. talentino (F.)
nell'827 fii prima introni/zato e poi cou-
sagrato. Gli ultimi tre esempi li dierono
Clemente XI Y, Pio VI e Gregorio XVI.
A cagione dell'avanzala età del cardinale
Cavalchini vescovo d* Ostia e Velletri e
decano del sagro collegio, consagrò «'19
ntaggioi 769 Clemente XIV, il cardinal
Laute sotto-decano del medesinio e ve-
scovo di Porto e s. Ruirina, coll'assislen-
za de' cardinali Albani vescovo di Sabi-
na, e York vescovo cM Frascati, come car-
dinali vescovi suburbicari pìLi anziani, e
lo ricavo dalle notizie di Roma dì quel-
l'anno. Pio VI fu consograto a' 11 feb-
braio 1 775dal cardinal Albani (senza no-
minarlo dice la Relazione di tutte le ce-
remonie fatte per la consa graziane in
\>esco\'0 di Papa Pio FI, Roma ijj^,
dal decano) vescovo dì Porto e s. Rubi-
na e decano del sagro collegio, ch'ebbe
ad assistenti i cardinali Yoik vescovo di
Frascati e il cardinal Rezzonico vescovo
di Sabina. Osserverò che il cardinal Al-
bani in conclave fece quanto spetta al de-
cano e pel I ."rese l'adorazione d* Ubbi-
diènza; e leggo nelle Notizie di Roma
del 1775 nella nota de'cardinali secondo
l'ordine d'anzianità : i .° d cardinal Alba-
ni decano, 2.° il cardinal York sotto-de-
cano, 3.° il cardinal Serbelloni vescovo
d'Ostia e Yelletri pel narralo di sopra,
4.° il cardinal Rezzonico. Di conseguen-
za al cardinal Serbelloni per anzianità in-
combeva per lo meno d'assistere al con»a-
grante ; sarà slato indisposto, ovvero non
credette prestarsi come vescovo d'Ostia e
Velletri, a cui spetta consagrare il nuovo
Papa se non è insignito del grado vesco-
vile. Qualora non fosse Suddiacono, Dia-
cono e Sacerdote, io questi articoli dissi
62 V E L
come procede l'ordinazione dell'eletto
Papa, per mano del carilinal decano o del
cardinal soUo-decano. Gregorio XVI n'6
febbraio 1 83 i fu consagralo dal cardinal
Pacca decano del sagro collegio e vesco-
vo d'Ostia e Velletri, in unione al cardi -
rnleGalleni solto-decano del medesimo
e vescovo di Porto, s. Ruflìna e Civita-
■vecchia, e al cardinal Arezzo vescovo di
Sabina, come più anziani. Dice il Banco,
altro speciale privilegio del decano del
Sagro Collegio (la segreteria e compu-
tisteria del quale ora trovasi collocata de-
corosamente nel palazzo della Cancelle-
ria, come notai nel voi. LXXXII.p. 25o),
Sacri Senatns Principcm, è quello di
presiedere allo Scrutinio che neìConcla-
ve si fa per 1' /^lezione del Papa, e la
Coronazione dell' Imperatore. Ne' due
primi de'ricordati articoli riportai tutte
quante le prerogative del cardinal deca-
no del senato apostolico, oltre quelle che
esercita in Sede Vacante {V.)-, e dell'a-
pertura della Porla Santa di s. Paolo,
(V.), se non è arciprete d'altre patriarca-
li; e ne' due penultimi dichiarai la parte
ch'egli avea nella consagrazione degl'im-
peratori, la quale si fìiceva dal Papa,
bensì e col pallio in mancanza di questo,
cioè per sua assenza da Uoma o impo-
tenza, apparteneva al vescovo d' Ostia e
Velletri, come eseguì il cardinal Pietro
Bertrand che coronò l'imperatore Carlo
iV, insieme coli' imperatrice Anna sua
moglie. Soltanto Clemente V per la co-
ronazione di Enrico VII deputò il cardi-
nal vescovo di Sabina, benché tra'3 car-
dinali assistenti vi fosse quello d'Ostia e
Velletri. Facendo la coronazione il Papa,
allora il cardinal decano vescovo d'Ostia
e Velletri, ornato del pallio, ungeva col-
l'olio esorcizzato l'imperatore. iNelle sa-
gre funzioni delle Cappelle pontifìcie, se-
deva sopra i Re, come nel ponlilìcale ce-
lebralo in s. Pietro nel 149^' perla festa
de'ss. Fabiano e Sebastiano, iu cui il car-
dinalDella Rovere sedè sopra Carlo Vili
re di Francia. Quali Fisite il cardinal
VEL
decano riceve e poi rende, in quell'artico-
lo ne discono. Per assenza e impotenza
del Decano (V.) in tutto supplisce nella
suprema dignità decanale il sotto-decano
del sagro collegio, d' ordinario vescovo
di Porto (V.) e ss. Raffina e Seconda,
già detto di Selva Candida, ed in Roma
avea residenza nell'isola del Tevere (f.^
esercitandovi giurisdizione. Questo vesco-
vo per lo più era Bibliotecario della s.
Sede ( K.^jCapo degli Scriniari (F.) ossia
Proloseriniario(F.). \iìo\\ve il Dauco re-
gistra il privilegio già particolare de' ve-
scovi Ostiensi e Veliterni, nel giudicare
privativamente sopra la cognizione delle
causede'danni dati soprai beni del la men-
sa vescovile; concessione ch'era stata fatta
nel i635 da Urbano Vili al cardinal
Ginnasi, ed è scolpita fuori della catte-
drale. Sui privilegi e prerogative del car-
dinal vescovo d' Ostia e Velletri, si può
vedere il Piazza. Le chiese d'Ostia e Vel-
letri fiu'ono nobilitate da i i cardinali
eletti Papi nìentre le governavano: dì
Ostia, e come dissi nel suo articolo, fu-
rono Urbano II e Onorio II, ed anche di
Velletri secondo Dauco; gli altri li rife-
rirò nella serie de' vescovi d'Ostia e Vel-
letri, tenendo presenti 1' Ughelli, Italia
sacra, t. i, p. 42 : Episcopi Oslienses et
Feliternenses. Piazza, La Gerarchia
Cardinalizia: Di Ostia e Fellelri, Ripe-
terò l'avvertenza, che non mi diffonderò
nelle notizie de'cardinali vescovi, sebbene
divenuti Papi, perchè ne scrissi le biogra-
fie; molto meno dopoché ebbero la giu-
risdizione teniporale,avendone trattato di
sopra in uno alle precise date dell'elezio-
ne e del possesso, dopoché fu loro conces-
sa In giurisdizione civile; laonde da quel-
l'epoca in poi soltanto accennerò l'anno
iu cui divennero vescovi. Egualmentedi
molto del loro operato già ne discorsi, e
sarebbe ripetizione il ridirlo. In Velletri
fu stampato neli684: Facultales et pri-
vilegia Emi, Cardinalis Decani in Epi-
scopatii Ostiensi, et Feliternensi in spi-
ritualibiis, et temporalibiis. il cardinal
V EL
Della Somaglia fece stampare in Pioma:
Giiirisdizinnc pri^'atù'ndt'ÌC Pjn,''vRe\\°
Cardinal vescoK'odi Ostia e di Fcìlelri,
decano del sagro collegio, slahiliin da
Coslilnzioni apostoliche, riconosciuta <?
dichiarata da decisioni del tribunale
della s. Rota, e da cosa giudicata. Que-
sta illustre e nobilissima chiesa vescovile,
è riguardala la J.* in dignil;», non sola-
mente fra le chiese siibuil)icarie, ma do-
po la Romana la r.' fra le chiese del cri-
slianesimo ; il cui cardinal pastore dal-
rUghelli è dello Primus omnium epì-
scoporum. Egli, come gli altri cardinali
Vescovi Suhnrbicari ,ev» Ebdomadario
(T •) nella proto-basilica Laleranense, ce-
lebrando in ogni setlimana sull'altare pa-
pale pel Sommo Pontefice. III. "vescovo
(li Velleiri di cui siasi trovata memoria
è Deodalo, il rpiale intervenne al conci-
lio di Roma convocalo da Papa s. Ilaro a*
ly novembre 465, nominandoci fra've-
scovi die v'intervennero Deodilo Feli-
terno. Anche il Lucenti, segnilo dal Co-
leti, commentatori dell'Ughelli, con esso
comincia la serie de'vescovi veliterni, che
r Ughelli avea principiala col 3.° Celio
lìonifacio del 499Slin)a lìauco, che non
è però da dubitarsi, che molli vescovi pre-
cedes>ero Deodalo nella cattedra di que-
sta chiesa ; ma per i remoti tempi e suc-
cessive infelici vicende politiche, accadde
a Velleiri come a molle altre insiiini cil-
là vescovili d'esser priva di memoria de'
suoi primi pastori. Gli successe Bonifa-
cio, il quale si trova registrato tra'vesco-
vi presenti al concilio celebialo in Roma
da Papa s. Felice Ili a'i3 marzo 4^ 7. lo-
di Celio Bonifacio trovasi nel concilio ro-
mano di Papa s. Simmaco, del I. "marzo
499, Episcopus FcUternns. E da rimar-
carsi la preminenza ch'egli vi ebbe, poi-
ché la sua sottoscrizione segue immedia-
tamente lu poiilifjcia. Il Laurenli o[)ina,
che i due vescovi di Minlurno e di Vel-
leiri fos';ero in questo sinodo colhiterali
del Pjpa, essendo stali ambedue prefe-
rili fra il uumcio U' 82 vescovi, anche a
V E L (')3
quello d'Oslia sottoscritto per ordine
aif.ibetico Betlalnr Otlicnsix. Tlienli e
Piazza confusero Bonifacio e Celio Boni-
ficio, e senza distinzione ne fecero un
solo vescovo. In seguito resse la cattedrn
di Velleiri Silvano, che intervenne a'si-
nodi romani «li Papas. Simmaco del ^o r,
de'6 novembie jo?., nel ToS e in altro
di dello anno del !.° ottobre, nel quale,
come neh. "e 3.°de'non)inali trovasi s(tt-
toscrillo Sylvnnus l'elilernns, e senza
dubbio è quello stesso del 2.° in cui è no-
minalo Syvano e sottoscritto Sylviniis
Velilermts. Siccome nel Martirologio ro-
mano a' I o febbraiosi legge: la Campa-
nia s. Sylviani episcopi et confessoi-is,
è controversia se sia il nostro SHvano o
Siiviano vescovo di Terraciua. Il diligen-
te can. Banco anche in questo riporta !e
discrepanti opinioni, senza però pronun-
ziarsi. Dopo la morte di Silvano, per lo
spazio di quasi 90 anni non apparisce me-
moria alcuna di vescovi velilorni.Nel 5q2
reggeva questa cattedra Giovanni I, a cui
Papa s. Gregorio I nel gennaio diresse
una lettera, ordinandogli che [)er evitare
il furore de' longobardi trasferisse la sua
sede in luogo più sicuro di sua diocesi
appellalo Arenata presso la chiesa di s.
Andrea apostolo. Allo slesso vescovo nel-
l'agosto il Papa inviò altra lettera, in cui
gli commise la cura e il governo della
chiesa di TreTaberne, come dissi nel pa-
ragrafo Cisterna, assoggettandola e u-
nendola alla chiesa di Velleiri, con pie-
na podestà di disporre del suo clero e pa-
trimonio. Ciò avvenne, perchè quella cit-
tà quasi distrutta da'lougobardi, e man-
cante del proprio vescovo, non restasse
priva del [lastore. il nome di Giovanni [
trovasi registrato in uu privilegio con-
cesso nel 5c)3 da detto l'apa all' abbate
di s. Medardodi Soissous, ed intervenne
al sinodo romano coiivocalo dnllo stesso
s. Gregorio I a'5 luglio 593. Sul mento-
valo luogo Arenala, vari sono i sentimen-
ti degli scrittori che ne fecero indagini,
ed è lucerlo il sito suo, come io è quello
64 V E L
dove sorgeva Tre Taberne. Questa ci Uà
si vuole die fosse nella via Ap|)in lungi
circa 4 "liglifi da Cisterna, viciiioal lìu-
me A stura, in un luogo che ancora oggi
chiamasi Tre Taverne, ove si vedono le
vestigia d'antiche rovine. E comune opi-
nione, che questa città fosse dove ora esi-
ste Cisterna, che in lingua latina ne por-
ta il nome; sentimento opposto all'Iti-
nerario d'Antonino che la fissa 4 miglia
lontano da detta terra. Piutloslo dovrà
dirsi, pensa Banco, che l'opinione derivò
perchè Cisterna dalle rovine di Tre Ta-
verne acquistò maggior territorio e più
numero d'abitanti, e ne asounse perciò il
di lei nome in Ialino. Dal49q in cui De-
cio era vescovo dell' antichissima chiesa
di Tre Taverne, sino al 592, epoca in cui
accadde l'unione alla chiesa di Velleiri,
non trovatisi altri suoi vescovi. Dopo un
secolo e mezzo, per industria e cura de*
vescovi veliterni, la chiesa desolata di Tre
Taverne risorta al primo splendore si
sciolse la soggezione alla chiesa di Velie-
tri, e fu ripristinata la sua sede vescovile.
Kel 761 aveail proprio vescovo, così nel-
rSGp, dopo ilqual anno non trovasi me-
moria d'altri,ondevuoleLucentichesul fi-
ne del secolo XI la sua cattedra fosse nuo-
vatnenle sottoposta per seoipre alla veli-
terna, nella cui diocesi è compreso anche
oggi il luogo di Tie Taverne. Avverte
lìaoco nella i. "edizione del 1841 e nella
2.° del 1 85 1 , che oltre l'Ughelli e il Piaz-
za che lochiauia s. Geraldo Moroneo (for-
se dal credersi discendente de' Merovei
re de franchi, popoli gei mani che conqui-
starono la Calila, e forse per questo al-
cuni lo dicono francese e altri germano di
Batisbona), vi sono alcuni i quali nel SgG,
con anticipazione di secoli, erroneamente
danno per successore a Giovanni I vesco-
vo velilerno, s. (^eraido monaco e perciò
fiorilo sotto s. Gregorio I, che da suo mo-
naco l'elevòa questa cattedra: sono tante
e solide le ragioni che adduce,onde reputo
inutile il riferirle, essendolo stato nel se-
colo XI, come dirò alla sua epoca. Inve-
VEL
re per immediato successore di Giovanni
1 (levesi riconoscere Umile nel 601, che
a' 5 aprile di tale anno intervenne al si-
nodo romano adunato da s. Gregorio I,
nel quale a favore de'monaci promulgò
il celebre privilegio cliiamatoCr;//.9//7«^o,
ed in questo pel 2. "vescovo si sotto.scrisse
Hiunilis episcopus Delitrenxis. Il p. Lab-
bé volle correggere tale sottoscrizione in
questa forma: Joannes hitmilis episcopus
ì' tliternensis ; volendo con ciò infende-
re, che il vocabolo Umile [F.) non sia
nome proprio, ma piuttosto un aggettivo,
ma senza alcuna prova. E sebbene diversi
vescovi, anche veliterni, usarono l'epiteto
humilis nelle loro sottoscrizioni, non può
però asserirsi che sia slato usato da Gio-
vanni I. Comunque sia, eziandio il Rauco
pose nel catalogo de' vescovi veliterni li-
mile dopoGiovanni I. Nel concilio di [Io-
nia del 649 di s. Martino 1 Papa, v'in-
tervenne Potentino Belliternensi epìsco-
po, Neil' altro sinodo romano celebrato
sotto Papa s. Agatone nel 680, vi fu Pia-
centino vescovo veliterno, che si sotto-
scrisse Plncentinus episcopus provinciae
Campaniae. Questi fu chiamato ancora
Placizio, poiché in altro sinodo tenuto in
Roma nello stesso anno, o nel precedente,
sopra gli affari della chiesa d'Inghilterra,
si legge registrato Placitio Feliternensi.
L'Ughelli lo chiama Poteniius sive Pia-
centius, senza riportare Potentino (il che
darebbe a sospettare che i vescovi del
680 e 681 fossero uno slesso personag-
gio, il cui nome colle prime iniziali e fi-
nali si scrisse in diverso modo), e il Cole-
ti, vel Placilius. La provincia de' volsci
si chiamava Campania, ed ecco perchè
s. Silvano e Piacentino si sottoscrissero
vescovi di essa, ma debbonsi riconoscere
di Velleiri. Nel 683 a'i5 agosto divenu-
to Papa s. Leone II, nella sua ordinazio-
ne si legge in Anastasio Bibliotecario:
Qui suprascriplus sanclissimus t'ir or'
dinatus est a tribits episcopis, idest An-
drea Ilosticnsi, Joaniit Porluensi, et
Piacentino ìelilernensi^ aggiungendo il
VEL
Novnes, in luogo del vescovo tV All)nno;
ed inoltre dice che I* elezione dt;! l*apa
seguì a'i6 agosto 58'?.. A'7.3 luglio G85
eletto Papa Giovanni V, ancli'cgli fu con-
sagrato dal vescovo Andrea, assistilo da
qtie' di l'orto e Velleiri, cioè Giovanni e
Piacentino, onde si aigomenta dal No-
vaes, che fosse ancora vacante la chiesa
dì Albano. Giovanni II fu al concilio di
Roma adunato da Papa s. Gregorio II
a*5 aprile 72 i , e si sottoscrisse: Joanncs
hiimUis episcopus s. Ecclesine Vcliler-
nensìs hiiic constilulo a nobìs promul-
gtito subscrip. Mei sinodo di Lalerano ce-
lebrato nel 743 da Papa s. Zaccaria, in-
tervenne Grazioso vescovo veliterno, de-
nominato dall' Ughelli anche Grosso. In
altro concilio Lateranense, dallo slessoPa-
pa convocato nel ']^5, è registrato Gra-
(ioso f^ellilrias, e si sottoscrisse: Grado-
xns episcopus s. Kcclcsiae. Vellilernen-
sis his gcslis atque sentenliae a ìiohìs
proniitlgatae siibscripsìt. Nel 761 a' 2
f>iugno s. Paolo I celebrò il concilio ro-
mano, in cui fu fatto un costituto a fa-
vore del monastero de' ss. Stefano e Sil-
vestro OS. Silvestro in Capile, da lui fon-
dato nella sua casa paterna, e tra'vesco-
viche v'intervennero in 3. "luogo si sotto-
scrisse: G ralianus hwnìlis episcopus A e-
///re«.y/.«^(Cc/e5/<7e.Theuli e Piazza diGra-
xioso e Graziano fecero un vescovo solo,
ma Lucenti distinse l'uno dall'altro. Pel-
lai."volta Bauco introdusse nella serie
de' vescovi veliterni Cidonato, omniesso
dagli altri palrii storici e dall' Ughelli, per-
chè di lui non si ebbe notizia prima del
73 I : Cidonato intervenne nel 769 al si-
nodo di Laterano tenuto da Stefano III
detto IV, trovandosi ivi scritto Cidonato
Episcopo P illitriae. Nel pontificato d'A-
driano I del 772 rUghelli riporta il ve-
scovo Teodoro, raa di lui e d' altri ve-
scovi nel rimanente del secolo non si tro-
va roen)oria. In quest'epoca Papa s. Leo-
ne 111 nel princìpio del secolo IX donò
alla chiesa di s. Clemente (piae ponitur
in f'eliiris, secoutlo Aiiablasio LiLliole-
VOL. xc.
VEL Gj
cario, una veste r/e .W/i^r^c/, vocabolo che
il Magri spiega, drappo con croci in mez-
zo, ed il Zaccaria, tcxtilc crucibns refcr-
lnni acrnx patens. Gregorio Episcopo
f ellitris si legge notato nel concilio Va-
ticano d' Eugenio Papa dell' 826. Il ve-
scovo Giovanni III intervenne al sino-
do romano dell'S dicembre 853 di Papa
s. Leone IV, sottoscrivendosi /'yn'.9roy>«.y
Belliterncnsis; e fu pure all'altro di Ro-
ma de' 1 8 novembre 862 adunato da Pa-
pa s. Nicolò I contro l'arcivescovo di Ra-
venna. Fra tutti i vescovi nominati nin-
no salì alla fama di Gauderico, che suc-
cesse a Giovanni III neir865,e fu detto
anche Gaudenzio, come lo chiamai col
Cardella nella biografia, ove lo celebrai
cardinale amante delle lettere ede'lelte-
rati, singolare nello studio della storia ec-
clesiastica, e celebre per gravissime pon-
tificie legazioni. Anche Rauco lo ricono-
sce per cardinale e nativo di Velletri.
Non si trovò alla consagrazione di Pa-
pa Adriano II, che seguì a' i 4 dicembre
867, perchè a motivo di false accuse da'
ministri di Lodovico 11 imperatore era
stato esiliato col vescovo di Nepi. Però Jj
il Papa tosto con molte e caldissime let-
tere a Lodovico II ne ottenne la hbera-
zione, e così Gauderico fu restituito alla
sua patria e sede, la quale ricuperò il suo
concittadino e pastore. Nel concilio ro-
mano dell' 879 di Papa Giovanni Vili
figurò Gaudenzio il 1° de' cardinali ve-
scovi, e fu pure nel novembre a quello
di Ravenna, e inoltri celebrati da detto
Papa. Per sua cura fu scritta la vita di s.
Clemente I Papa e martire da Giovanni
Diacono, che non avendola coojpita, la
terminò lo stesso Gauderico e dedicò a
Giovanni Vili. Nell'SgG il vescovo Gio-
vanni IV intervenne al conciliabolo adu-
nato in Roma neir897 da Papa Stefano
VI detto VII, nel quale tolta a'vescovi la
libertà de'loro pareri, volle che approvas-
sero e confermassero quanto con inaudita
crudeltà avea egli operato contro il cada-
vere disumato del Pupa Formoso, già ve-
5
6G V E L
scovo cardinale ili l'orlo, percliè pei i .'
<lal «escosato era salilo al papato, secon-
ilo Panviiiio <la lui chiamata usiirpario-
ne. Ma Papa Giovanni IX nel sinodo ro-
mano dell' 898, o del ()o4 secondo Biiu-
co, revocò e abrogrò il fallo da Stefano
VII contro Formoso. Negli atti di esso si
legge : InterrogatnsJoonnesBellitrmius
si intervenisset UH synodo, re spondili
interfuicoactuset iin'itas. Giovanni IV
non fu conosciuto dall'Ughelli e suoi con-
tinuatori. Nella i.'melà del 946 trovasi
inennuria del vescovo Leone I. Esiste di
lui neir archivio di Velletri l'istroniento
d'un contratto enfiteulico, ch'egli fece
in late anno con Demetrio figlio di Me-
losio console, ed èia più antica scrittura
che in esso si conservi. Dice il Nibby che
s'intitolava eminentissimo console e duca,
ed enumera i fondi ricevuti in enfiteusi
posti Ira Velletri e le Castella, col l'obbli-
go però di fabbricarvi un castello e di
stabilirvi una popolazione che coltivasse
le terre. Di più Leone I intervenne al
conciliabolo adunalo in Roma a' 6 no-
vembre 963 dall' imperatore Ottone I
contro PapaGiovanni XII,chefuscismati-
camentedeposto e in sua vece intruso l'an-
tipapa Leone Vili laico. Ma caccialo da'
roDiuni e ristabilito Giovanni XII, que-
sti nel concilio Valicano de'26 febbraio
964 condannò l'imperatore e l'antipapa,
scomunicò e degradò i cardinali vescovi
d' Ostia, di Porlo e d' Albano che 1' a-
veano consagralo; non che privati della
dignità cardinalizia e sospesi da* vescova-
ti^ sebbene poi in tutto pare che fossero
reintegrati, tranne il vescovo d'Ostia co-
me consagrante. Non si conoscono i suc-
cessori di Leone I, sino a Teobaldo I, il
quale a'27 maggio 997 sottoscrisse il di-
ploma di Papa Gregorio V a favore de'
monaci di Monte Amiato, contro Esnal-
do vescovo di Chiusi. L'ordine delle sot-
toscrizioni riporta peri.°il vescovo d'Al-
bano bibliotecario di s. Chiesa, per 2.°
Teobaldu.s episcopus s, BellitìcìisisEc-
clesiat, (juindi i vescovi di Paleslrina, di
VEL
Osila, rarcidiacono e gli altri cardinali.
Intervenne Teobaldo I al concìlio convo-
calo in Roma da detto Papa nel 99G o
998, al quale si sottoscrisse Eplscopnx
/^ e / lit(rnpnsìs,\ud\ i vescovi diPalestrina
e di Ostia. Lucenti lo chiama Cardinrilis,
wa non avendolo riportato Cardella, al-
meno con tal nome, non ne feci biogra-
fìa. Gli scrittori delle serie de'vescovi ve-
literni,dice Dauco, riferiscono che vacasse
questa sede sul fine del secolo X, notan-
do nel 1000 per successore a Teobaldo I,
Giovanni che appellarono lV,il quale nel-
la sua pietà temendo l'irruzioni de'predo
ni saraceni, nascose le sagre suppellettili
e le ss. Relìquie : a questo danno per suc-
cessore Ottone o Odone nel 1 002, e pon-
gono un altro, al quale fanno reggere il
vescovato sino al ro46- Questo catalogo il
Bauco lo giudica apparire apocrifo, come
mancante di prove. Dappoiché Teobaldo
I viveva ancora nel 101 5, essendosi sot-
toscrìtto nel sinodo romano di Papa Be-
nedetto Vili, Tkeohaldus s. Felilerneti-
sii Ecclesiae episropnsj e nt\ privilegio
dato da Papa Giovanni XIX dello XX
a' 17 dicembre 1026 in favore dellachie-
sa di Selva Candida, trovasi soltoscrìllo
Theohaldus Belli Iren epi se. Negli atti
d' un concìlioconvocaloin Roma da detto
Papa, per conservar le ragioni della chie-
sa di Selva Candida, si legge: No s vero
resideiìtes in Ecclesia s. Sylvestri, (pine
est infra pnlatìnm Lateranense, una
cimi Theohaldo Bellilernensi, Petra
Praenestino, Benediclo Portnensi, Theo-
baldo Albanensi,Pelro Ostiensi, Domi-
nico Lavican eie. Questa precedenza del
vescovo veliterno fa conoscere la dì lui
avanzata età, onde sì può alfermarecon
ragione, che questi fosse lo stesso Teo-
baldo 1, di cui lai.* memoria trovasi nel
996. Lui morto, gli successe Leone 11^
apparisce da un contralto di donazione
de' 2 I gennaio 1082, esistente nell'ar-
chivio della cattedrale, falla nelle mani
di Leone II ad utilità dell'esistente par-
rocchiale chiesa di s. Lucia, che dal me<
V EL
tle^icoo ern stata consijgrata. Eyli iiiler-
vt'ime :)l sinodo roinaiio di l'apii Heiiti-
«lelto IX del loSy o io38,in cui è sot-
io!tcritlo LeoEf)ìscoj)us Belletrc/isis.Vtì
tieilo ni'cliivio esiste un istroraeiito d'en*
fileiisi lutto dei questo vescovo coi consen-
so della congre-'iizione de' suoi preti, a'
i6 febbraio loSp. Il Cordella nelle 3Ic-
iniìrie slorirhc de' cardinali, non sola-
aiente lo dice fregiato di talediguit-'i, ma
credersi essere stalocilladiiio di Velletri;
atlrt-tlauto dissi nella biugrafia. Indi sem-
bra successore imiuediato Teobiddo II
o sia Teofilatto diverso dal precedente:
io nella biografìa come cardinale lo cliia*
mai Tcohaldo e che morì nel 1046. Ma
dalle notizie riferite col Cardella, osser-
vo che alcune si conipenetrano con Teo-
baldo I. Caucu altro non sa diTeubaldo
II, che fu antecessore di Giovanni Min-
cio, il quale fu creato in luogo di Teo-
baldo cardinale vescovo di Velletri, la
qiial chiesa era allora fra le cardinalizie
annoverata, come si ha dalCiacionio.Gio
vanni V Dlinclo de'Conti Tuscidani, già
monaco beneilettino di s. Anastasio di
Roma, nel io5o fu promosso da Papa
s. Leone IX alla dignità di vescovo car-
tlinale di Velletri. Intorno ad esso nasce
(pialchecontroversia; imperocché Theuli
e Borgia lo dicono figlio diGuido de'Coii •
li di Tusculi», nato da Alberico III e di-
scendenlu dalla famiglia Ottavia di Vel-
letri ; dr.''lo crede oriundo di Velletri e
il 2.° ivi nato, ed il simile riferisce il Car-
della, con l'Ialina e Ciacconio, e cardina-
le. Il Volalerrano lo dice velilern-j. A-
scanio Landi nel Compendio delle, cofe
di Velletri niss., io ritiene figlio di Gui-
done della nobile ftuniglia de'Guidoni di
Velletri. 11 Sansovino lo dice da Velie-
tri : il Panvìnio come il Ciacconio l'af-
fermano oriundo da Velletri, ma nato in
Roma. Tuttociò può esser vero, se si ri-
fletta che a Guido padre di Giovanni nella
divisione fatta col fratello toccarono i beni
che i Conti Tusculani possedevano in Vel-
lelrij per cui veune a blabìlirsi in questa
VEL 67
città, come già aveano fatto altri de* suoi
antenati. Posto ciò, può congeltiu'arsi che
Giovanni o nascesse in Velletri o uè fosse o-
riundo;non può poi,sostieneBauco,asserir-
si che la nobilissitna famìglia Conti discen-
da dalla famiglia Ottavia velilerna, poiché
la famiglia degli Ottaviisi estinse in Ol-
laviano Augusto imperatore da un lato,
e tlall'altro in Marco Ottavio, come più
sopra col medesimo dissi, Giovanni V a
3o marzo io58 per auiHizione, profittan-
do delle discordie de' romani, nel d» se-
guente alla morte di Papa Stefano X, di
notte e a oiauo armata s' intruse nella
cattedra pontificia, fiancheggiato dallo zio
Gregorio conte Lateranense e Tuscula-
no, da Gerardo conte di Galeria e da al-
tri potenti romani. Usurpato con violen-
za il pontificato, assunse il nome di Be-
nedetto Ay/^y, econ tale è nel novero de-
gli Antipapi. Dopo 9 mesi e 18 giorni fa
deposto e degradato dal vescovato e dal
saceidozio nel concilio di Satri (^.), i
quali ultimi gradi poco dopo gli furono
restituiti, secondo alcuni. Visse abbietto
in Roma presso la basilica Liberiana , e
in essa fu sepolto; sebbene il Palazzi, po-
co crìtico scrittore, il Piazza e altri, pre-
tendano che passasse il rimanente de'suoi
giorni in Velletri e ivi fosse seppellito. Il
Rauco registra altrove la sua morte al
loSg. Il p." Zaccaria nella sua Lettera'
tura straniera storica, inserì una disser-
tazione del cardinal Stefano Borgia inti-
tolata : Apologia del pontificalo di Be-
nedetto X. L'amor patrio l'indusse a vo-
ler dimostrare legitlitno Benedetto X,
come il poeta Gugliehno Burlo nella Cro-
nologia de' Papi per tale lo contò, nella
Brevis notilia Romanoruni Pontijìcwn.
Ma in vero , e lo confessa anche il can.
Rauco, a sentimento comune di tutti i
critici, Benedetto X deve reputarsi anti-
papa. Il Novaes sebbene pretnise alla
Storia de' Sommi Pontefici la cronologia
del Borio, dice che non avrebbe di/Bcollà
di arrendersi alla forza delle ragioni del-
l'iliustre e dotto Borgia, se noto gli.fosse
68 V r; L
con quale autoiilà poteva Nicolò II de-
pone un IcgiHiiuo Papa, o come prima
della degradazione e deposizione di De-
tiedcilo X, non dovesse chiamarsi anti-
papa Nicolò 11, eletto, comesi suppone,
in tempo d'un legilliino Poiilefìce. Non
deve meravigliare se poi Benedetto XI
prese questo nome, quasi riconoscendo
quello di Benedetto X (pianto al nume-
ro, invece di dirsi egli Benedetto X, poi-
ché già s. Leone IX erasi cosi intitolato,
ad onta che Leone Vili era stalo un an-
tipapa. Perciò sono in errore quelli che
da tali due esempi, credono legittimi Leo-
ne Vili e Benedetto X. Lodovico Agnel-
lo Anastasio nella Storia degli Antipapi,
nel 1. 1, p. 200 e seg., riferisce quella di
EcnedeltoX. Narra la sua elezione tumul-
tuaria per aver corrotto molli, ed essere
senza spirito e senza merito. Che fu co-
ronalo a' 5 aprile domenica di Passione
da Gregorio cardinal arciprete, e poi die
il pallio a Sligant arcivescovo di Cantor-
hery. In tempo di questo scisma era car-
dinal vescovo d' Ostia s. Pier Damiani
dottore di s. Chiesa, il quale fu acerrimo
difensore del legittimo Papa Nicolò II,
contro il Mincio, avendo scritto di lui con
dispregio qua! ignorante. Il Theuli eidue
Uorgia vogliono che o nella deposizione
e rilegazione di Mincio, o dopo la di lui
morie, fosse da Nicolò II sostituito io suo
luogo nel vescovato di Velletri. Eglino per
prova adducono un diploma d'Alessandro
li delio65, con cui concesse un privile-
gio al clero di Vellelri a istanza del san-
to, dal quale sembra eh' egli reggesse la
chiesa velilerna. Producono pure una let-
tera di s. Pier Damiani , ad Annone ar-
civescovo di Colonia , nella quale parla
de'canonìci velilerni ridotti da lui a vita
esemplare e penitente, ossia i canonici
della cattedrale; sentimento seguito da
Costantino Coetani che raccolse le opere
del santo dottore, per cui lo pone fra've-
scovi veliterni. Perciò gli scrittori palrii
sostengono, ch'egli olire il vescovato di
Ostia, in questa circostanza abbia retto
V E L
ancora la cattedra di Vellelri. Pare che
non possa di ciò dubitarsi , anche se si
riflella,che nella serie de' vescovi veliterni
non si trova descritto altro vescovo se non
dopo la morte del santo. E comune o-
piiiione in Velletri, che il Damiani dopo
il Mincio abbia avuto ancora questa se-»
de; ed altri credono che almeno lo fos-
se quale amministratore apostolico del-
la n)edesiuia. E forse perciò, ed a richie-
sta del cardinal Tanara vescovo ostiense e
veli terno, la chiesa di Velletri fu privile-
giata sul principio del secolo XV III, a
celebrar la festa di s. Pier Damiani con
rilo doppio. Però il p. Maroni nel 1766
pubblicandoli Coniinenlarius de Eccle-
siis et Episcopis Ostiensibiis et Feliter-
nis,in quo Ughelliana series emendatur,
continuatnr et illustra tur j si oppose agli
scrittori veliterni e al Caetani, dicendo do-
versi considerare Damiani come visitato-
re apostolico, e che chiamando egli i ca-
nonici veliterni, canonicis nostris, s' in-
tenda de'canonici regolari ossiano mona-
ci, del quale istituto era anche il Damia-
ni, cioè monaco dell'Avellana. Questa o-
pinione del Maroni è seguila dal veliter-
no cav. Cardinali, nelle ricordate Osser-
vazioni di un antico sigillo capitolare.
II BaUco quindi intorno a questa contro-
versia fece alcune osservazioni. Dice a-
■vere il p. INIaroni preso foi-se un abba-
glio, non facendo alcuna distinzione fra
r istituto di canonico regolare e di mo-
naco, per cui egli ne dichiarò la diversi-
tà; e che il Pennoni x\e.\\' Istoria tripar-
tita, aCFermò che la chiesa di Vellelri fos-
se fin da'suoi principii ufllziala da'cano-
nici regolari. Da lultociò potersi conclu-
dere, che i canonici di cui fa menzione il
Damiani, siano canonici regolari e non
monaci; e che realmente questi canonici
appartenessero alla cattedrale. Tanto piìi
quest'asserzione cresce di prova perchè
presso la cattedrale velilerna esisteva una
antichissima fabbrica appellata canoni-
ca, della cpjale tuttora se ne mirano gli^
avanzi nel resto del chiosUo. È comun«
V E L
spntimenf<) degli scrittori eccle<iiaslici, die
i preti luldetti al servij^io della cattedrale
ne'priiui secoli della Chiesa doveano vive-
re in coiminioiie, a seconda delle prescri-
zioni de'sagri canoni. Vivente il santo Ni-
colò Il (e non Urbano II) nel ioTiq con-
vocò nn ooncilio in Amalfi, altri dicono
Mellì , nel quale ordinò la riforma de'
cliierifi a norma de' sagri canoni; ed A-
lessandro II, che gli successe, in (|uello di
Roma del i o63 a persuasione dello stes-
so s. Pier Dacniani rinnovò il decreto del
predecessore, con obbligare i chierici al-
la Vita comune nel vitto e nell'abitazio-
ne, tolta loro ogni particolare proprietà.
Dopo tali concilii, s. Pier Damiani si po-
se con proposito a riformare il clero di
Velletri, che per la vita canonica, a cui
i preti veliterni furono obbligali, chiama-
vansi canonici, ma regolari, e se ne ha te-
stimonianze dalla sua lettera. Poste tut-
te queste premesse, arguisce il Dauco, che
il santo parlò de'canonici regolari addet-
ti al servigio della cattedrale, e non mai
de' canonici monaci. Senza decidere la
controversia soggiunge: sapersi di certo,
che Damiani in quella convulsione di co-
se nella chiesa veliterna cagionate dallo
scisma del suo vescovo Giovanni V, re-
golò gli affari ecclesiastici di Velletri. Se
poi la sua presidenza sìa stata o come visi-
tatore apostolico, o come vescovo, for-
merà sempre una questione. Sia comun-
que, egli seguitò l'ordine cronologico de'
vescovi veliterni coH'annoverarvi ancora
il Damiani, registrandolo nel catalogo, s.
Pietro I Damiani nel io58. A ciò anco-
ra si determinò, dappoiché avendo il san-
to rinunziato al vescovato e cardinalato,
e ritornato all' Avellana ne baciò le mu-
ro, Alessandro 11 ch'era slato consagralo
da lui, per riverenza di uomo sì grande
non vi volle sostituire alcun altro esso vi-
vente, benché ritirato nella solitudine A.-
vellanense; ond'éche passarono degli an-
ni senza residenza di vescovo alcuno. E
siccome questa vacanza succedeva nel
tempo stesso ad ambedue le cattedre di
V E L Gi>
Ostia e Velletri, deve congeltùrarsi, che
fossero esse governale dallo stesso Da-
miani. CoM il Banco. Leggo in Rinaldi
all'annoi 06 1, n° 28, che s. Pier Damia-
ni recatosi da Alessandro II, si studiò di
poter rinunziare il vescovato d'Ostia e la
cura della chiesa di Gubbio ingiuntagli
da Nicolò II. Si contrastòsu queste cose
molto e lungamente, trattando Damiani
la sua causa , ed Alessandro II resisten-
dogli , come impugnandolo il gran car-
dinale Ildebrando arcidiacono e poi glo-
rioso s. Gregorio VII. Inclinava il Papa
ad esaudirlo, ma Ildebrando era costan-
te nel suo contrario parere; onde il Da-
miani emessa la sua rinunzia tornò alla
solitudine dell'Avellana, lasciando molto
mesto Alessandro II. Di che per zelo, mol-
lo sdegno ne prese Ildebrando , il quale
avrebbe voluto che fosse stato tenuto e-
ziandio contro voglia, e coslretto non o-
stante qualunque sua ripugnanza, e lega-
lo co'ceppi dell'id^bidieuza, sapendo egli
molto bene quanto giovamento recalo
avrebbe in que' calamitosi tempi alla
chiesa romana l'assistere Damiani il Pa-
pa. Pervenuto l'uomo di Dio al suo ere-
mo, scrisse un'epistola apologetica ad A-
lessandro II e alcardinal Ildebrando, con
questo titolo: Dilectissimis Apostolicae
Sedis elccto, et virga Assur H'ddehran-
do. Siccome Ildebrando era violento ini-
pugnatore del suo proponimetito,per l'im-
mensa stima che ne faceva, Damiani gra-
ziosamente e scherzando lo chiama nel-
r epistola Satana Santo, Satana perchè
era in ciò suo avversario, Santo perchè
egli il tutto faceva non con animo nemi-
co (come alcuno pretese), ma a buona in-
tenzione; essendo Ira loro una santa ini-
micizia , mentre Ildebrando voleva rite-
nerlo che non andasse alla solitudine , e
Damiani ricusava il'essere in modo alcu-
no impedito. Però non ostante il suo ri-
tiro, il Papa finché visse non volle sosti-
tuire alcun altro nel suo vescovato , per
riverenza alla sua dottrina e virlìi, e con-
liuuò a servirsene nelle legazioni aposlo-
70 V EL
liche, alle qiifili egli sempre pronlaroenle
ubbidì. Inoltre Hi sua niiunzia al carcli-
Dolntoe al vescovato ne feci cenno nella
sua biografìa enei voi. LIV, p. 146, di-
cendo the ciò fece con Nicolò II e A lessan-
ilro II. Tentai ora di poter stabilir 1' <'po-
ca della 2/ sua rinunzia, ma non mi riu-
scì. Certo è, che restò tuttavia vesscovo di
Ostia, che i mentovati due Papi vollero
che proseguisse a governare, anzi conti-
nuarono a impiegarlo in servigio della s.
Sede e con molteplici legazioni; e tuttociò
conferma la probabilità che continuasse
pure il govj'rno e la cura «Iella chiesa di
Velletri. Si ponno consultare il citalo fi-
lippino Rinaldi negli Annali Ecclesìa-
.^//Viy il suo confratello p. Giacomo Lader-
ibi the scrisse e pubblicò la Vita s. Pe-
/ri Damiani S. R. E. Cardinalis Epìsco-
pi Oslicnsis et Veliternen-iis , Romae
I 7<»2. La critica che ne fece l'autore del li-
bro intitolato: Sejani etRuffìni, Dialo-
giisefe Ladercìiiana hi storia s. PeJriDa-
////rtn/, Parisiisiy25. E il dotto can. faen-
tino d. Andrea Strocchi, Compendio del-
la vita di s. Pier Damiani protettore di
Eaenza,Wì\Si^^. In lai città moiìs. Pier
)3amiani 3*22 febbraio 1072 di 66 anni
ei4 di cardinalato, come riferisce il Car-
della e citando i Bollandisti; onde pare
ch'egli non consideri le fatte rinunzie del
cardinalato propriamente accettale, e di
conseguenza altrettanto dovrà credersi
della sua dignità vescovile con giurisdi-
zione. Sembra ciò confermarsi dall'appa-
rire soltanto nel 1072 nella serie de' ve-
scovi veliterni il cardinal s. Gherardo o
Geraldo, come lo chiamai nella biogra-
fìa col Cardella. S. Geraldo di Ralisbo-
na e monaco di Cluny, divenuto priore e
cresciuto nella pietà, prudenza e dottrina,
fu scelto da Alessandro li negli ultimi
mesi di sua vita a vescovo cardinale d'O-
stia, indi dal successore s. Gregorio VII
fatto vescovo di Velletri, e impiegato nel-
le legazioni di Francia , ove celebrò un
concilio a Poiliers a' i5 gennaio 10740
I075(auche altri), di Spagna, di Oerma-
V E L
uia e di Milano {ed allre)con sommi van-
taggi della s. Sede: visse santamente e pas-
sò alia patria de'beati a'6 dicendjrei 077
(o 1078. Di sua cappella nella cattedra-
le, come del recente qu.idro che lo rap-
presenta intercedere da fJio la salvezza
di Velletri dall' assedio de' saraceni, ne
parlai di sopia nel descriverla). Uiferi-
.sce Cardella, che al dire ilei continualo-
re d'Ermanno Contratto, crealo s. Geral-
do vescovo d'Ostia e Velletri, non hi nien-
te inferiore al suo antecessore s. Pier Da-
miani ; così scrisse Bertolilo da Co<lan-
za altro gravissimo scrittore di quel tem-
po. Osserva Rauco , che a priuja vista
sembra foise contraddizione che fosse
crealo vescovo d'Ostia e poi di Velletri.
Egli rauimenta , che le due chiese dopo
Jo scisma di Giovanni Y Mincio furono
sem|)ie rette da un solo vescovo, anche
innanzi all'unione d'Eugenio III, a bene-
placito de'Papi. Quindi non dover mera-
vigliai e se s. Geraldo da Alessandro li fu
o
esallato alla sede Ostiense e iinmediata-
menle dalsuccessores. GregorioVII pro-
mosso alla Veliterna, la quale egualmen-
le rimaneva ancora vacante per la mor-
te di s. Pier Damiani. Dopo quella di s.
Geraldo, fu da s. Gregorio VII crealo ve-
scovo cardinale d'Ostia e Velletri Ollo-
ne 1 o Odone da Chaiillon francese, di
scacciatone priroaGiovamri scismatico,già
intruso nella sede d' Ostia contro s. Ge-
raldo, dall'antipapa Clemente III e dallo
scismatico Enrico IV. Scomunicato que-
sto persecutore della Chiesa da s. Greg<»-
rio Vii, e di lui acerrimo nemico , lìnal-
mente riuscì ad Enrico IV d'espugnare
Roma a'2 I marzo 1 084, e nel giorno se-
guente fece collocare nella sedia di s. Pie-
tro l'antipapa Guiberto col nome di Cle-
mente Ili. Questi nel 1087 intruse nella
cattedra d' Ostia e Velletri il psetido ve-
scovo Giovanni. Di tale illegiUiino pa-
store esiste nell'archivio capitolare un
islromento stipulalo nell'anno VII del-
l'anlipoiitilìcatodi Clenìenle Ili, coopta-
le Amalo prete, col consenso di Giovan-
VEL
ni vescovo, rinunciò e ceilè la chiesa de'
ss. Filippo e Giacomo, di's. Pratoie, e di
s. Aittoiiiiio a Serbato atciprete e altri
preti di s. Clemente, a'cpiali la delta chie»
sa apparteneva. Si crede, che questa chie-
sa rimanesse nella piazza , che tuttora
conserva il nome di s. Giacomo, la qua-
le è adiacente al chiostro dell'antica ca-
nonica. Del legittimo vescovo Ottone (
esiste memoria in un'antica iscrizione di
tnnrmo nella chiesa di s. Silvestro di Vel*
letri, da lui dedicata nel io85 a' 20 lu-
glio. Questo vescovo, morto Papa Vitto-
re 111, che avea consagrato coU'assisten-
za de' vescovi di Porto e d' Albano, nel
marzo 1 088 in Terraciua fu eletto Papa e
|Mese il nome d'Urbano Ily il quale so-
stituì iti suo luogo nella cattedra d'Ostia
e Velletri Ottone li da Chnlilloii figlio
di Guidone suo fratello. Nel 1098 esi-
stendo ancora lo scisma di Clemente MI,
nell'assenza da Uoma di Urbano II, dagli
scismatici fu adunato in quella città un
conciliabolojin cui fra'pseudo-vescovi car-
dinali è nominato iu 2.''luogo/or//i«e,9 e-
fjiscopus Ostiensis, ch'è l' intruso Gio-
vanni già mentovato, né di esso trovasi
altra memoria. Eletto Papa Pasquale II,
il cardinale Ottone II a'i4 agosto 1099
lo coiisagrò vescovo. Nel 1 idi passò al*
l'altra vita il cardinal vescovo Ottone II.
A questo successe nell'anno stesso Leone
HI de'conti di Marsi della Campania, ed
è quel vescovo nominato più sopra nel
paragrafo del castello di s. Giuliano, nar-
rando la traslazione del corpo di s. Mar-
co Papa nella sua chiesa di s. Vito , la
quale perciò da lui fu dichiarata la i."
dopo la cattedrale. L'Ughelli riporta la
lettera di Pasquale lì, El prava corrige-
re, de'6 aprile 1 1 02, diretta: Feletranae
Urbis Ch'ibus, Aposlolicac Sedis fidcli-
bus, Salute/n tt apostolicam benediclio-
nem. Essendo nell'ottobre deli 100 mor-
to l'antipapa. Pasquale II volendo accor-
rere a' bisogni della chiesa veliternii e
frenarne gli abusi , a istanza della città
col suo diploma stabili i coullui di sua
VEL 71
giurisdizione , che in esso si leggono. Il
Papa Pasquale 11 es^seudo con violenza
stalo costretto da Enrico V, persecutore
come il padre Enrico IV dellii s. Sede,
a concedergli il tanto contrastato privile-
gio dell' [iivcstiture ecclesiastiche (f^-)t
questa concessione dispiacque a'cardinali
zelanti della libertà ecclesiastica, tra'qua-
li furono Giovanni vescovo Tusoulano e
Leone III vescovo di Velletri, i quali a-
pertamente reclamarono contro tal fatto
riprovato da'suoi predecessori e da più
concilii. Il Papa diresse a questi due ve-
scovi da Terracina, dove dimorava, una
lettera che principia: Paschalis Episco-
pus Servus servorwn Dei vencrabilibus
fratribusJoanniTuscidanofitLeoniVel-
letrensis Episcopis el Cardinalibus in
unum congregatis consortium, etpaceni
iuDornino. In essa ilPapa rese loro ragio-
ne di quanto avea fatto in grazia d'Enrico
V, durante la sua prigionia, e nello stessa
tempo gli avvisa palernatnente a non i-
sparlare contro di lui. Nasce controversia
fra gli scrittori ecclesiastici intorno al ve-
scovo Leone III nominato in questa lette-
ra. Baronio negli ^«^a/i dice esser stato
vescovo di Vercelli e non di Velletri, ed è
seguito dal Bìnio, De Conciliis; ma nel-
la serie de* vescovi di Vercelli del can,
Bima non lo trovo registrato in tale epo-
ca. Oppongonsi però gli scrittori ricor-
dati da Banco , ed il toro sentimento è
confermato da un codice Vaticano delle
Vite de' Pontefici, leggendosi in quella di
Pasquale II. Litera, quarti misit Domi-
nus Papa Tusculan. et Vclletren. Epi-
scopis j e così fu decisa la controversia,
dice il Cardetla. Non mancano altri scrit-
tori, i quali opinano che Leone III fosse
solamente vescovo di Velletri e non di O-
slia insieme; supponendo che prima del-
l'unione fatta da Eugenio III, la chiesa di
Velletri avesse sempre il vescovo distìnto
da quello d'Ostia. Ma ciò non è sempre ac-
caduto, poiché il Cardella nelle Memorie
storiche dc'Cardinaliy nella biografia del
cardinal Ugo, e il Novaes uella Storia de'
7» V E L
Pontefici, in quella d'Eugenio IH, rifoii-
scono che questo Papa nel i i 5o creò car-
dinale vescovo d'Oslia e Vellelii il bea-
lo U^o, chiese che indi in poi restaro-
no costaiileinenle unite per decreto del-
lo slesso Eugenio ili , sebbene prima lo
fossero slate all'arbitrio de'predecessori,
precariamente e dissolvibili. Da queste
autorevolissime testimonianze si scorge,
che anco prima d'Eugenio III reggeva le
cattedre d'Ostia e Velletri un solo vesco-
\o. Kifletle Bauco , che dalla morte di
Giovanni V accaduta nel loSg sino al-
l'unione decretata neh i49(circa),vi sono
go anni di divario, ed in questo spazio di
tempo gli scrittori della serie de' vescovi
veliterni registrano soltanto Odone e il
detto Leone; e che ciò supposto dovreb-
be dirsi, o che ciascuno di essi vivesse nel
vescovato (|uasi mezzo secolo, o che la
chiesa veliterna per alcun tempo fosse re-
stata vedova; il che non si prova. Stringe il
suo dire con dichiarare, potersi franca-
mente asserire, che il Leone di cui si par-
la, altri non è che Leone de'conti di Mar-
si o Marsicano vescovo cardinal d' Ostia,
e successore di Odone o Ottone 11 nel go-
verno dell'una e l'altra chiesa suburbica-
ria; il che provasi col fatto. Pasquale li
scritta l'accennata lettera, nell' anno se-
guente adunò in Roma (nel i i 1 2) un con-
cilio per annullare quanto forzatamente
avea fatto a favore d'Enrico V in pregiu-
dizio della Chiesa. Negli atti del concilio
trovasi L, Ostiensis, cioè Leone vescovo
d'Oslia, senza nominarsi di Velletri, di
cui ancora era vescovo. Essendovi inter-
venuti tutti gli altri vescovi cardinali sub
urbicari, essendo Leone col vescovo Tu-
sculanu stati i primi a riprendere il Papa,
non poteva mancarvi. Né dovere ostare il
vedere la lettera di Pasquale 11 diretta al
vescovo (li Velletiie non d'Ostia insieme,
poi» Ile governandole andiedue, poteva or
di una e or dell'altra intitolarsi. E seb-
bene in que'tempi i vescovi veliteriii s'in-
titoliivnno solo d'Ostia, pure alle volte sì
chiauiavano solo di Ycllclri, come il Uau >
VEL
co dice del prossimo Lamberto. Leone
111 inoltre era intervenuto al concilio di
Guastalla; e trovasi sottoscritto ad un pri-
vilegio concesso alla chiesa di Marsida Pa-
squale II, e ad una concessione fatta tla
tal Papa d'alcune terre all'abbate di Su-
biaco neh 109, segnandosi Leo FclliCri'
nus. Sommamente lodato come zelante
della libertà ecclesiastica e come celebre
cronista, morì a'22 marzo 11 16. Sicco-
me il Bauco l'encomia per cronista, dirò
io per esser quel Leone Ostiense o Leo-
ne tli Marsi celebre storiografo , che in
questogià ricordato articolo, oltre d'alcu-
ni sermoni e vite di santi, lo dissi autore
delia Cronaca (l'i MonlcCassino, nel qua-
le articolo ne riparlai. 11 Cardella dopo la
biogialia di Leone de'conti di Marsi ve-
scovo d' Ostia e Velletri , riporta quella
d'un Leone vescovo di Velletri,che si trovò
uelhi basilica Vaticana, quando Pasqua-
le Il fu imprigionato dall'empio Enri-
co V, dulie cui mani gli riuscì fortunata-
mente di soltrarsi sotto le vesti di villano,
insieme col cardinal Giovanni de'contidi
Marsi vescovo Tusculano. Ma siccome le
notizie di questi si compenetrano col car-
dinal Leone de'conti di Marsi , e dicendo
lo, stesso Cardella che poco fondamento
deve farsi del cardinalato di Leone, co-
me negato dal Borgia, il quale vi ricono-
sce la confusione fatta con il vero Leone
di Marsi, non credei farne biografìa e solo
mi proposi qui darne un cenno ad evitare
equivoci. Neh 1 17 subentrò a Leone Ili
nella cattedra d'Ostia e Velletri il cardi-
nale Lamheilodi Faijnano bolognese de*
Scaniiahccciii , del quale scrisse il con-
temporaneo Pandolto Pisano, ossia il car-
dinal Masca, narrando la sua assunzione
al ponlifìcaloa'a r dicembre i 124*^"! "O-
me d'O/iOìio II, alla quale Irovossi pre-
sente. Liiinl>erlaii Oslic/isis episcopns ile
mediocre p/cLc coniitatns Bononìensi.s
gcniliis, bene lainen literatux^ a Domi-
no Papa Pascìinli II recepUis est, ci in
episcopiini JJelitrcnsem proniotus. Reti-
yiosae aiUem niemoriae Calisto // Pa-
VEL
pacJffitnctn^omncx patrcs (le c'irinCar-
flìnnh-s ttXc. Il Lnceiiti con altri scrittori,
parlniulo di Lamberto fi'a'vescovi d'Oblia
e Velletri primn tleli'iinione d'EMysiiio
HI, sup[)one vizioso il testo di l'andulfo,
e \iiolei:lie in lufigo di lìclitrciiscin def-
ilasi leggere Osliciiscm; mentre veramen-
te nel testo trovasi l'uno e l'altro, e così
lo trascrissero il Baronio, l'Oldoino e Por-
rerio. Mentie eia vescovo d'Ostia e Vel-
letri avea ordiniito prete e consagralo ve-
scovo a' IO marzo I i i8 Papa Gelasio II,
ed a'c) febbraio i i i Q consagralo Papa Ca-
listo li già arcivescovo di Vienna, come
atlernia Lodovico Agnello Anastasio. O-
norio II nella 2." promozione cardinali-
zia latta nel dicembre 1 126, creò cardi-
nale vescovo d' Ostia e Velletri Giovali'
ni VI da Dcdogna pi iore generale de'ca-
«laidolesi, celebre [>er santa vita: il Cor-
della lo dice soltanto vescovo d'Ostia. Mo-
rì pieno di meriti neh i33. Il Banco gli
«là per successore il cardinal Pietro II
benedettino neh 1 3o, il che f"i anacroni-
smo colia precedente data, dal Ciacconio
detto vescovo d' Ostia , ciò che negano
J'Ughelli e il p. Maroni; indi registra nel
I I 34 il cardinal Dragone o Drogonc. be-
nedettino francese vescovo d'Ostia e Vel-
letri, ma il Cardella dice solamente d'O-
stia; nel I I 35 il cardinal yflherico france-
se, ed egualmente il Cardella lo riconosce
per solo vescovo d'Ostia, sebbene il Ban-
co riporti le testimonianze di Panvinioe
Ciacconio, nominandolo tra gli elettori di
Celestino 1 1 e Lucio 11, cardi iialis Oslicii-
xis ci f^elitcrnus, ceìebve pev legazioni in
Europa e in Asia, ove celebrò i conciiii
d'Antiochia e Gerusalemme. Lo stesso
llauco gli dà per successore nell' anno
I i47 Guido, non conosciuto con questo
nome dal Cardella, che anzi crede che
Alberico ancora vivesse neh 1 4^J e tlice
che ne parla 1' Ughelli , ma cpiesti pure
dicendolo fatto vescovo d'Ostia nel i i 48,
nella sottoscrizione della bolla d'Eugenio
HI, colla (piale neh i\<) ap|ìrovò la fon-
dazione del monastero Arcuusuno dell'or-
VEL 73
dine di s. nencdetlo nel ducalo di Wur •
tenib('rg,ripoita6'f//VA<.y^^'>/jV*/tsrv('^/.sro-
pii.s; net seguente anno il Papa lo nomi-
nò legato rt /(^z/cvr in Lombaidia e morì
nel I I 5o. Il Banco dichiara fin qui giun-
gere la serie de' vescovi velìterni [)rima
del decreto d'unione de' vescovati d'Ostia
e Velletri, sebbene per l'innanzi cpiesla
unione era ad arbitrio de'Papi, il che ac-
cadde per poco meno d' un secolo , cioè
da Giovanni V deposto nel io5c) sino al
I 1 5o; ma io temo dlie forse la sua inter-
pretazione sia alquanto lata, per tutti i
vescovi d'Ostia da lui riportati eziandio
di Velletri, cioè per quelli che non lo pro-
vò, soltanto continuando la serie. E" ve-
ro però che pel deterioramento di Ostia,
sembra che i Papi tralasciassero di prov-
vederla di vescovo sin da Pasquale II, e
col solo titolo d' Ostia davano la cura
delle chiese d'Ostia e Velletri, senza no-
minare Velletri espressamente; laonde in
certo modo già ne formava una sola, fin-
ché Eugenio III le unì canonicamente per
sempre.
Dell'unione de'due vescovati cardina-
lizi suburbicari d' Ostia e Velletri fatta
da Eugenio III neh ì /^q, non trovasi di-
ploma, bolla o altro documento,che com-
provi questo memorabile fatto così in-
teressante alla dignità e preminenza del
sagro collegio, per cui s' ignora in qual
modo fosse decretata. Non mancano pe-
rò scrittori ecclesiastici in gran numero,
che questa unione riportano, fra' quali
Bobeito abbate del monle s. Michele nel
snpplimento che fece alla Cronaca di Si-
geberlo monaco Genblacense nel 1 181.
Trovasi ancora di Eugenio III notato in
un antico codice de'romani Pontefici nel-
la biblioteca Vaticana, riferito da Baro-
nio : Ilio univ'ii Episcnpalnin Velilcr-
nuìii cuììi Ostiensi. Ma senza cercare al-
tre prove, la continuata osservanza di
questa unione ci là conoscere, che i titoli
d'ambedue le chiese uniti furono in una
slessa persona con perfetta eguaglianza,
per cui i vescovi vtjliterui dopo questa u-
74 V EL
iiìone si li'ovanu sempre intitolati e sot-
tosci'itli : Episrojjus Osticiisis el J eli-
leriius. Ma pure l'eguaglianza del lilolo
non porla egiiagliniiza ili giurisdizione,
» he per es>eie Ostia desolata e allatto vuo-
ta dì abitanti e mancante d' abitazioni,
pas>ò tolta nella chiesa di Yellelri, ed il
tallo lo dimostra. La chiesa velilerna e-
hcrcita piena giurisdizione sulle reliquie
delia chiesa osliense, come si vede nella
celebrazione de' sinodi in Yellelri. Sono
stali in quest'occas'rone inlimali que' del
clero d'Ostia, e consideiali come gli al-
ti i della diocesi di Yellelri, dandosi al
parroco «l'Ostia, che si appella arciprete,
il luogo fra gli altri pairochi della dio-
cesi velilerna. Il titolo che si dà ne'sino-
di a quest'arciprete, altro non è che di
cappellano curato della cattedrale di s.
Aurea Ostiense. Il luogo assegnalo al me-
desimo si scoige dopo tolti que' del clero
SI della città, come della diocesi, e come
apparisce da'sinodi deli 678 e del 1698.
Nell'ultimo tenuto nel 18 17, fra gli uili.
ziali del medesimo non si trova nomina-
lo alFalto l'arciprete oatcìm parroco d'O-
stia. Così dopo la morte del cardinal ve-
scova d'Ostia e Yellelri, il vicario capi-
tolare di Yellelri esercita la giurisdizio-
ne ordinaria in Ostia e nei suo distretto,
couje in ogni altro luogo della diocesi ve-
lilerna. Questo diritto che già da molti se-
coli era m vigorefaconferutatoperdecre-
to della s. congregazione del concilio a' 3
luglio 1723. Fmalmente l'arciprete della
caltedrole velilerna ha acquistalo il dirit-
to d'intervenire alla consagrazione del
Sommo Pontefice in caso che il vescovo
d'Ostia e Yellelri non vi si trovasse pre-
sente. Dal fin qui detto col can. Dauco,
con lui dico ancora, sembra che piutto-
sto possa supporsi, che la chiesa d'Ostia
sia stala unita a questa di Yellelri, di
quello che la chiesa di Yellelri a quella
d'Ostia. Imperocché ad altri si tmisce chi
non può reggersi per se slesso, il che non
poteva dirsi della chiesa velilerna,la qua-
le sempre é stala iu grande splendore e
V E L
pel ninneroso capitolo de'canonici e be-
neficiali nella catlediale, e pel numero
de' sagri miitislri che sotto l'altre 5 par-
rocchie assistono al cullo divino, e pe*
conventi di religiosi e pe' monasteri di
monache, e per la frequenza del popolo
e per l'estesa sua diocesi. Al contrario la
chiesa d Ostia, e nella città e nella dio-
cesi eia distrutta. Iti non rimase uè ca*
pitolo di canonici, né clero, essendo re-
stali i sagri templi sepolti nelle rovine.
La cura dell'anime si esercita in Ostia,
in Castel Romano, in Decimo, iu Porci-
gliano, de'q'ialt luoghi tratta il Piazza, ed
il Ndjby ììkW Analisi de dintorni di Ro'
///r^,edaiicliepiU'licolarnienled Ostia nel
suo r'i/tgi^io antiquario ad Ostia colla
Carta itineraria da Roma ad Ostia, e
quella delle J'^estigia d' Ostia antica, a-
veiido pure ragionato della moderna,
presso gli Atti dell' Accademia Roma-
na d' archeologia, t. 3, p. 267. Castel
Romano, 1 2 miglia lungi da Roma a si-
niella della via Laurentina, ha un paiaz»
zoinì[)onente fabbricato nel 1 73 1 dal car-
dinal Alberoni. Accanto ha un lungo fab-
bricalo di case a guisa di borgat'i. La chie-
sa è dedicala a s. Michele. Così Nibby. A
tempo del Piazza, che lo dice io miglia
distante ila Roma, era del marchese Sac-
chetti, che vi avea fabbricato la chiesa e
vi manteneva il cappellano come suo pa-
dronato. Declino, Castrum Pons Deci-
mus, è IO miglia fuori la porta Ostien-
se o s. Paolo, come il precedente, il cui
potile é al X miglio dell'antica via Lau-
lenlina, il quale serve a passare il rivo o-
monimo il più grande dell'Agro romano.
Di presente proprietà de'Torregiani, do»
pò esserlo slato di Crescenzio, che lo do-
nò nel secolo Kl al monastero di s. Paolo
fuori le miu'a di Roma, dal (piale pas^ò
t< quello di s. Alessio, poi a' Frangi pani e
a'baroni del Nero. Yi è una specie di pa-
lazzo del proprietario, la chiesa puri oc-
chiale di s. Antonio abbate, e altri fabbri-
cali rurdi, opere in gran parte edificale
dal cardinale Torregiaiii circa il j 760.
V i: L
Nil)I>y ripoiia gli iivanzi tì'alcune lapilli
tiDiìilie e rilliislia. Il Piazza, ilnpo aver
detto clic giace sopra erto monticello po-
co salubre, riporta l' opinione che «juivi
pati il luarlirio s. IMartìna nobile roma-
na, e da'cristianì fu edificala a suo ono-
re una chiesa, di cui appena si vedono le
rovine; e pare che il corpo della santa ivi
fosse deposto, con quelli de' ss. Epifanio
e Concordie niortiri.Nel territorio si vuole
che seguisse il mai tirio di s. Prisca vergine
roDtana, ove da'cristiani le fu eretta una
chiesa, e poi trasferito il suo corpo nella
Chiesa di s. Prisca di lioma. Quanto al
corpo di S.Martina lo stesso Piazza ueW E-
mtrologio di Roma lo dice deposto an-
che nel ciniiterio di s. Calisto: ora si ve*
nera in Ruma nella sua chiesa, che de*
scrissi nel voi. LXIII , p. 5i, dell' acca-
demia di s. Luca, e dove dissi che fu tro-
vato co'corpi de'ss. Epifanio e Concorclio,
che ivi pure si venerano. Di PorcigliaiiQ
ragionai nel voi. XXX VII, p. ciig, e si
vuole che occupi il silo dell'antico Lau-
reiilo già metropoli dell'antico Lazio, ora
denominandosi Castel Porziano. Il IMìiz-
za parla inoltre dì Casale Sacchetli pta-
so Ostia, pei" cui in quell'articolo ne feci
parola. Questi luoghi propriamente con
siderali casali di lenimenti, non sono per-
ciò registrati nel riparto territoriale del-
lo stato pontificio. Essi sono inoltre gli a-
•vanzi dell'antica e illustre diocesi d' O-
stia. La cura dell'anime, in poco nume-
ro, si esercita da' parrochi amovibili sti-
pendiati da'signori de' luoghi per como-
do degli abitanti, i quali sono piuttosto
gente collettizia e mercenaria , che indi-
vidui originari e permanenti abitatori.
Che sia cos\, viene provato da quanto leg-
gesi nel calendario de'preli della diocesi
d'Ostia e Velletri. Nell'ullioio di aiusno
vi esiste un avviso diretto a' parrochi e
cappellani d' Ostia, i quali nel tempo c-
slivo a cagione dell'aria malsana, soglio-
no ritirarsi dalle proprie parrocchie e
chiese, restando que'Iuoghi affatto vuoti
d'abitaoli; che però devono iar conosce-
VEL yfl
re al cardinal vescovo in qiial paese so-
no per fissare la dimora per ogni buon
fine. Dal che è nato, che i vescovi hanno
sempre consideratola chiesa velilerna per
la loro principale sede, e qtiivi e non in
Ostia bau fatto e funno le maggiori fun-
zioni del loro uflìzio. Io Velletri tennero
i sinodi, ivi sono gli olii santi, ivi leniro-
no la cattedra e i tribunali. Allorciiè fu
dato al cardinal decano un vescovo suf-
fraganeo che sup|)lisse in sua vece alle
funzioni annesse all'online vescovile, non
è stata a questo prelato assegnata la re-
sidenza e l'obbligo di adempiere queste
funzioni che solamente nella cattedra di
VelletrijConsiderandosi quella d'Ostia co-
nte distrutta. Poiché sebbene esiste «na-
lerialmente in Ostia la chiesa tiedicata a
s. Aurea, non però vi esiste la chiesa for-
mate, la quale non consiste negli edifìzi,
ma nel capitolo de* canonici , nel clero e
nel popolo. La rendita della mensa ve-
scovile di Velletri era assai tenue, che al
più poteva ascendere ad annui scudi
i5oo. Seguita l'unione della chiesa Ve-
lilerna coirOstiense, siccome questo ve-
scovato si trovò largamente provvisto per
l'aggiunta delle copiose rendite della men-
sa vescovile d'Ostia nella somma di scu-
di 6000, fu smembrata da questo vesco*
vaio la tenuta del Peschio delta di s. Dar-
tolomeo, che fu aggiunta alla mensa ve-
scovile di Frascati. Questa badia ficeva
anticamente parte del territorio veliler-
no, come rilevasi da documenti certi. Nel
pontificato di Nicolò II, Gregorio conso-
le de' romani donò molle chiese e mona-
steri al monastero di Monte Cassino, e fra
gli altri vi fu il monastero di s. Angelo
del Peschio nel territorio di Velletri. Ce-
duta questa tenuta al vescovo di Frasca-
ti, restòdislaccala dal territorio velileino,
per cui egli vi esercitava piena giurisdizio-
ne. Intanto non mancarono frequenti con-
travvenzioni, e gravi disturbi tra'cilladi-
ni veliterni e il vescovo di Frascati. On-
de per togliere afi'atlo ogni conlrover>ia
e lite fra il vescovo di Frusculi e il cumu-
76 VEL
ne di Vellehi, Benedello XIV nel 1740
tolse al vescovo di Frascati, e diede al ve-
scovo d'Ostia e Vellelri, ch'era allora il
cardinal RulFo, la piena giurisdizione e il
possesso di della tenuta, col peso di pa-
gare in perpetuo scudi 600 annui alla
mensa vescovile di Frascati, il che tutto-
ra si osserva. Dopo la delta unione, ih."
vescovo cardinale registralo vescovo d'O-
slia è il b. £/go o Ugone francese, disce-
polo di s. Bernardo dottore di s. Chiesa,
e abbate delle Tre fontane, da Eugenio
]|l neh i5o dichiarato cardinale e vesco-
vo d'Ostia e Vellelri. Donò Ugo a' suoi
tuonaci cistcrciensi il monastero del (non*
le di s. Maria di Marmosole diocesi di
Vellelri, il cui documento è nell' archi-
vio della cattedrale. Visse nell'esercizio
delle virtù cristiane così santamente, che
il Cireyo lo ascrisse tra'beati dell'ordine
di Cistello, essendo morto il 1 .° dicembre
I I 58. Non voglio tacere, che il Piazza ad
onta di sua vasta erudizione e che fece la
8. visita della diocesi d'Ostia e Vellelri,
comincia la serie de' vescovi dopo l'unio-
ne, seguendo il Ciaccouioeil Mancinel-
li, con Alberico francese che dissi morto
neh i48, mentre egli scrive nel i i5o, e
indi gli dà per successore Ugo cnrissicno
n s. Bernardo, come lo era slato il car-
dinal Alberico. Nel i 1 58 Adriano IV pro-
mosse al vescovato d'Ostia e Vellelri il
cardinal Ubaldo ^//»cmi,'o//diLucca,che
Novaes chiama decano del sagro collegio,
in tempo del quale dimorando L^apa A-
lessandro 111 in Benevento diresse al ve-
scovo Ubaldo, all'aiciprete e canonici ve-
iìterni una lettera riguardante le dispo-
sizioni lestamentarie, che si facevano a-
vanli il proprio parroco, ordinando che
non si usassero le solennità prescritte dal
diritto civile pel Testamento (f^-), che ri-
chiede la presenza di 5 o 7 testimoni, ma
che fossero suOicienli :ì o 3 : questa let-
tera si riporta net lib. 3 delle decretali di
Gregorio IX, con erudito commento del
Gonzalez. Altra lettera sopra i testamenti
scrìsse Alessandro HI a'giudici di Vellu-
VEL
tri, decretando che per la validità de'te-
stamenti a favore della Chiesa non si ri-
chiedessero 705 testimoni , secondo le
leggi civili, ma solamente 2 o 3 , giusta
la disposizione de'sagri canoni; e l'origi-
nale di (piesla lettera è nell'arcliivio del-
la cattedrale. Alessandro III d<inò al det-
to vescovo una terra nel lerritorio veli-
lerno. Nel vescovato del cardinal Allu-
cingoli, il popolo ostiense promise l'an-
nuo tributo al Papa di due barconi di le-
gna, quando dimorasse in Roma. Passa-
to all'altra vita Alessandro III, come già
narrai, gli successe ih.° settembre i i8i
il cardinale Allucingoli col nome di A^h-
cio III in Vellelri, ed ivi fu coronato a'
6. Siccome avea stabilito la sua sede e la
curia coorte romana in questa città, vol-
le seguitare a reggere ancora la cattedra
di Ostia e Vellelri. Avea però sostituito
alla cura di quesla chiesa, col titolo di f^ì-
oe Domino [f^.), Ruggiero primicerio del-
la cattedrale, ed applicò ad utilità della
medesima chiesa le rendite che al vesco-
vato appartenevano; di che esiste docu-
mento autentico nell'archivio capitolare
In Vellelri Lucio ili esercitò le più graf
esagre funzioni annesse al ponti llcato, co
me si ha da molli diplomi, bolle e bre*
spedili colla data di Vellelri; come pun
quella dell'erezione dell'arcivescovato d
Monreale. Quando Lucio^III nel 118J
parli da Vellelri , diede a questa chiesi
per vescovo il cardinal Tcohaldo IL
francese, già abbate di Cluny, anzi lo eri
a' 17 giugno come rilevasi da un diplo<
ma prodotto da Ughelli nel t. i, p. 332,
e sottoscritto pel 2.° dopo il vescovo di
Porlo, indi morto a'i4 novembre 1 188
Non riporto il luogo della morte e sepol
tura de' vescovi, perchè colle loro notizii
lo descrissi nelle loro biografie. Neh i8c
gli successe il cardinal Ottaviano Conti ro«"*
mano, già elevato alla dignità cardinali-
zia da Lucio III nella promozione da lui
fatta in Vellelri, poi anche vicario di Ro-
ma e morto nel f 206. In questo lnnocenÌ|
IO III coufeilil vescovato al nipote Ugo?'"
V EL
1 o Ugolino Co/i//tl'Anagni de'Conli tli Se-
dili , ni'ciprete Vaticano. Al>bì<iino dal
ilaitghiasci, Dlandala FcUlrcnsibus^Co-
ranis ctSarminilanis (seu Sci inonetanis)
data anno 1207 circa ah HugoUno epi-
scopo Ostiensi prò conservanda pace cani
Nyniphaenis et Silinis, Exst. inSlepha-
ni Bululio, AlisceL, Lucae edil. 1761, l.
3, p. 92. Questo vescovo tolse Ostia da
alcuni invasori, e la foitilìcò con loiri e
mura. Il cardinal Conti d'83 anni fu e-
lelto Papa a' 19 marzo 1227, prese il no-
raedi Gregorio JXe mori dicirca 98 an-
ni. Questo Papa ritenne il governo vesco-
vile di sua chiesa, e soltanto neli23 t no-
minò vescovo d'Ostia e Velletii il nipote
cardinal Rainaldo I o Orlando Conti d'\-
nngni de'Conti di Segni, il quale ottenne
dallo zio per Velletri grazie e favori, go-
vernò la sua chiesa con fama di singoiar
probità di vita e umiltà di cuore per 32
anni sino alla sua morte; dappoiché ele-
vato alla cattedra apostolica a' 12 diceai-
brei 254 col nome d'Alessandro IF, ri-
tenne il vescovato, e mori a' 25 maggio
1261. Tolomeo da Lucca nel Iodarlo,nar-
ra che or predicava, or ascoltava la pre-
dica tanto in Ostia, popolata allora me-
diocremenle,quanto inVelletrijonde sem-
bra che Ostia allora o fosse risorta al-
quanto, o non fosse ne'.lo stato in cui si
ridusse. Essendo Papa, e volendo lascia-
re un monumento sagro all' amata sua
chiesa velilerna, le donò una Croce d'o-
ro del peso d' i i oncie, ornala di perle o-
rientali e di varie pietre preziose, entro la
quale conservasi partedcl legno dellaCro-
ce vera del Redentore. Egli la consagrò,
e concesse molte indulgenze a chi la ve-
nerasse. Questa Croce conservasi nel re-
liquiario della cattedrale; si espone e mo-
strasi al popolo nelle duesolennìtà dell'A-
scensione e di s. Clemente i protettore
della città. Si ha della medesima l'eru-
ditissimo, Comincntarius de Critcc ì^e-
lilerna , auctore Slephano Borgia sac.
congreg. de Propag. Fide a secrclìs^ Ro-
luaeiySo. lu e:i$o fi vede il disegno de'
VEL 77
due iati della Croce, fililo incidere dallo
slesso dotto prelato illustratore. Il car-
dinal Borgia dimostrò col suo pregievo-
lissimo Cowwr«/rtr/»5,cheLipsio,Gretse-
ro, Fivizzani, Rocca, tutti scrittori della
Croce del Signore, raccolti dal Cori nel-
le sue Simhole letterarie fiorentine, non
avevano del tutto esaurito quest'insigne
argomento; e già nel precedente anno a-
vea illustrato la Croce Vaticana donala
dall'imperatore Giustino li. All'illustra-
zione della Croce Veliterna fu d'eccita-
mento al Borgia la gita fatta nello slesso
annoi 780 da Pio VI a VelleUi nel por-
tarsi a Terracina per visitare la memora-
bile impresa del bonificamento delle Pa-
ludi Pontine. Consapevole l'erudito au-
tore dell' antico costume di riceversi i
grandi principi nelle città coli' incontro
delle Croci, egli si avvisò di rimettere ia
uso per qualche parte l'antica costuman-
za , proponendosi di presentare al Papu
un' immagine incisa in rame di questa
preziosa Croce, ed un conveniente com-
mentario che rilluslrasse. In mezzo al ge-
neroso rifiuto che Pio VI fece di tutti i
plausi e di tutti gli onori che gli si prepa-
ravano per la fausta circostanza , restò
solamente al prelato la gloria di potere
eseguire susseguentemente questo suo di-
visamento, con elegante lettera dedicato-
ria a Pio VI, celebrando così il suo pon-
tificio passaggio per la sua patria; e tes-
sendo come un diario del suo accesso al-
le Paludi Pontine, venne insieme a fare
un'accurata storia de'Iavori per l'avanli
eseguili d'intorno alle medesime, nella
qunl storia si vede primeggiare il canale
ossia la linea Pia, idea concepita felice-
mente dalla mente e dal genio di Pio VI,
come unica atta a produrre il grande ef-
fetto che si desiderava da tanto tempo;
oltre il rammentare la nuova via che
d'ordine suo andava costruendosi , per
rendere più comodo e breve il corso del-
la posta; non meno i benefizi preparali
a'terracinesi per l'idea nudrìta da Pio VI
di g uidai e enti o il loro aulico porlo uu al-
78 V E L V E L
tro cannle d'iicqne Ponline, che fìicilitdn- vare i cloni the ficcvanotillf; chiese dì liO"|
«lo il loro ingresso in mare, producesse il ma. Questa Ciroce dallo chiesa di Vrile'
disterranienlo del porlo niedesiuio, e di tii pas>ò a quella d'Anagni e poi ritornò'
portare inoltre ac(|ùa piùsainbre e legge- nella vcliterna. Continuando la descri-
ra in Terracina da' vicini monti Lepiui} zione della Croce, dice che sulla parte,
di lutto facendo al Papa i più vivi rin- [)rincipale e nel centro è l'iininagine del,
graziaoìenli, in nome di Velletri antica Crocefisso, n)a senza //7o/o, del quale as-
capitale de'VoIsci e indi ascritta alla tri- sai ragiona, cotne d' ogni parte; lateral»
I)ù Pontina, e delle provincie di iMaritli- mente sono le immagini della B. Vergi*
ma e Campagna. Dopo la dedicatoria co- ne e di s. 'Giovanni apostolo , rimarcau-
niincia il commenlaiio con una prolusio- dole espresse senza duolo benché assisles-
re indirizzata al capitolo e canonici veli- sero alla Crocefìssione; cerca perchè sul;
terni,in cui si accenna l'antiche costumati- pallio che co[)re il capo della ss. Vergina
ze, cioè la riforma ila loro esattamente e- vi è una crocetta o stella, e chiama scon-i
seguita, di s. Pier Damiani, e la vita co- cezza l'avere espresso vecchio ramata
mune parimenti da loro osservala; parlò discepolo, adducendo molli esempi di si-
di altre glorie e prerogative del medesi- mili monumenti. Passa a descrivere la fin
mo, come d'aver luogo il loro arciprete, gora posta nella [)arte superiore dell'aula
in mancanza di quello d'Ostia, nella con- perpendicolare, in allo di benedire colla
sagrazioue del Papa, quando non vi fos- mano nuda, che s'è proprio de' vescovi &
se presente il vescovo delle chiese d' O- altribuito anco a' laici ed agli Angeli, e
stia e Velletri; e di aver pure la nomina, forse esprimere un alto salutatorio : dal-
cioè il vescovo, canonici e capitolo veli- la chierica che si scorge , desume altro
terni, di 2 giovani velilerni da mandarsi argomento d' ecclesiasticità nella perso-i
al collegio di Perugia istituito dal cardi- na, e forse un Santo vescovo e meglio un
ìial Capocci (di che tratta ancora il suo Apostolo, anzi s. Pietro. Discende poi alla
zio arcivescovo Borgia, Sloria di P^clle- descrizione dell'allra figura in fondo al-
//■/, p. 3 I 3, rilevando che doveano essere l'asta, riconoscendovi s. Elena. Pa>su al.
chierici di Velletri 0 sua diocesi, non prov- 1' altra facciata della Croce, e descrive
^'isti di benefizio ecclesiastico sopra il va- 1' Agnello eh' è nel mezzo della medesi-
lore di 9.5 fiorini d'oro, onde apprender- ma, ed i4 fnislici animali simboli degli
vi per 6 anni la ragione canonica). Indi Evangelisti, che si vedono espressi ne' 4
loro ricorda la dignità di primicero e di lati; pe'cpiali riporta un emonio di eru-
preposto eh' essi aveano nel loro ceto, e dizioni e del loro cullo presso i copti. Da
lo nuove giurisdizioni e onori conseguiti ciò prende aigomenlo d'illustrare un'an*
tiel decorso del secolo. Perchè poi non tica Croce di bronzo esistente nella chie-
s'iuvaniscano delle nuove decorazioni co- sa abbaziale della ss. Trinità di Velletri,
rali, presenta loro 1' umiltà della Croce padronato di sua fimiglia Borgia; ed in>
d'aversi sempre avanti gli oc( hi. Quindi oltre ad illustrare un antico greco en--
passa alla descrizione della Croce della colpio del uìonastero de' ss. Bonifacio ed
forma e grandezza della figura da lui Alessio di Roma, riproducendone la figu»
falla incidere; enumera le perle e le pie- ra incisa. Restandogli il rilevare la reli»
Ire preziose colorate e gli smeraldi che quia del s. Legno della Croce del Reden-
l'ornano, le figure che sulle due parti si loie, che in questo bel monumento è rac-i
trovano espresse in ismalto, e reputa il chiusa, nota il costume di collocar nelle
lavoro deirVlII secolo o del IX. Forse Croci diverse sagre Reliquie, ed insieme'
già esisteva da molti .'inni nel vestiario illustra una tavoletta della chiesa di sj
deTapi, dal (piale si solevano da essi ca- Maria in Campilelli di Kotua. Desci'ivj
VE L
posci.1 il cnlfo che si presla in Vpllehì a
<|(iesto sagro monnmenlo, e eli sua espo-
sizione nelle suddette feste , e nella feria
VI deH.i settimana santa, ne'qunli riti la
cntledrale velilerna si conforma in parte
alla basilica Lateranense e in parte olla
Vaticana, commendando la pietà de' ve-
literni verso la Croce e Passione del Si-
gnore, ed il religioso costume di munire
nella vigilia dell'Ascensione con Croci di
cera benedette le 4 porte della città e le
principali contrade. Termina il commen-
tario con eccitare il clero veliterno al oid-
io della Croce, che comprende la corame-
morazione della l'assione dell'Uomo Dio;
e delle prerogative del capitolo e della
chiesa di Velletri, neiri»p[)en(lice pubbli-
ca 1 5 autentici documenti, ne'quali si par-
la dell'antiche monete che aveano corso
in Velletri e specialmente tìe'proi-isìui o
pecunia Scnntus, e de* rolomngcns! pe-
cunia poco cognita, olire altre cose di pa-
tria erudÌ7Ìone. Gli altri 3 documenti,
qno riguarda la vita comune adottata nel
I02O da' canonici di s. Egidio di Cepra-
no, il che mostra l'antichità di questa e-
semplnr comunanza nella provincia di
Campagna e Miirittima; ragiona d'altre
cose, come della formola, Regnante Do-
mino Nostro Papn,ede\ gitu'amenlo.Pfr
salntem Domini Nostri Papac. Gli altri
due documenti illustrati , uno è del sud-
detto antico greco encolpio, coll'immagi-
ne del Crocelisso confitto con 4 chiodi,
avente a' due lati la Madonna e s. Gio-
vanni; essendovi ncll' altra [)arte la C
Vergine cogli Evangelisti privi di simbo-
h, de'(|ualì riparla, insieme al calicee pis-
side donati da Pio VI alla cattedrale. L'al-
tro docuujenlo è il già discorso breve Ro-
tnanus Pontìfcx , col quale Benedetto
XIII liei 1724, concesse a' canonici ve-
literni, invece dell' almuzia che usava-
no, la cappa paonazza con fodere di pel-
li d' armellini nell' inverno, e nell' altre
stagioni di Seta riiìieo orniesi/io. Ritor-
nando alla serie de'vescovi, morto Ales-
sandro IV, il successore Urbano IV uel
V E L 79
1 o.fio', cren cardinale e vescovo d'Ostia e
Velletri Enrico I Bartolomei o Romani
detto Ostiense ài Susa, anche per essere
autore della Somma Ostiense, movlo nel
ì'y.'jf. Nel dicembre (nelle tempora di
Pentecoste, dice il gesuita p. Bonucci, F-
storia del b. Gregorio X, p. 90) layS
Gregorio X promosse al cardinalato e al-
la chiesa d'Ostia e Velletri, non chea pe-
nitenziere maggiore, fr. Pietro IH di Ta-
rantnsia donienioano di Savoia e arcive-
scovo di Lione, il quale nel concilio ge-
nerale di Lione II prese posto fra que'
che sederono alla destra del Papa, al qua-
le successe a'2 i gennaio 1*276 col nome
d' funocenzo V, Poco visse e cosi i suoi
tre successori, onde restata vacante que-
sta sede vescovile, a'22 marzo 1278 Ni-
colò III la conferì colla dignità cardinali-
zia al nipote fr. Latino Frangipane ro-
mano e domenicano, poi vicario di Roma
nello spirituale e nel temporale , morto
a' IO agosto 1292 in buon odore di san-
tità, per cui dagli scrittori domenicani è
contato fra' beati dell'ordine. Il Banco
tanto nel Compendio della storia Fé li-
terna, quanto nella Storia della città di
feletri, troppo assolutamente asserisce,
che gli si dà la gloria d'esser l'autore del-
la Dies irae, dies illa (^.), sequenza,
ritmo o Prosa [T''.) i\\ cui con certezza
si contrasta l'autore. E vero che io ne*
due articoli lo noverai fra quelli che se
ne credono autori (fra'quali fr. Tomma-
so da Celano, che nel f ." articolo per fal-
lo tipografico è detto Colano), anzi che la
comune opinione è pel cardinal Frangi-
pani; ma lessi poi nel can. Giandomeni-
co Giulio, Fersione poetica di tutti gl'in-
ni della Chiesa secondo il Breviario Ro-
mano, di alcune antifone della ss. Ver-
gine, delle quattro Sequenze della Mes-
sa, dell'inno Gloria in excelsis Deo, To-
rinoi8i6, che nella sequenza in discor-
so non dice chi ne fosse l'autore realmen-
te, probabilmente avendo trovato incer-
to il poterlo asserire. Lessi ancora nel
Manuale de fra ti Minori disposto dalp.
8o VEL
Fliìtninin da LaU-ra,^oi\ìa 1 776, essere
lu stqtienzii composta ila fr. Tommaso tla
Celano, benché altri rallribuìscano all'al-
tro uiinoi ila fr. Matteo d'Acquasparla poi
cardinale. Forse questi la compose e l'al-
tro la pose in canto fermo? Conviene pru-
denlemente concludere , essere tuttora
positivamente incerto il vero autore. Al
cardinal Frangipani nel1294succes.se il
cardinal fr. Ugone o Ugo 111 Dilloinoo
Ayscellin francese doraeuicano ed arcive-
scovo di Lione, morto con fama di santi-
tà neli297.DonifacioVlll nel 1299 com-
mendò questo vescovato a Leonardo Pa-
trasso d'Alalri suo zio, che a 11 marzo
i3oo creò cardinale. In dello mc'^e lo
stesso Papa fece vescovo il cardinal fr.
INicolò l Bo< casini da Treviso do(neni-
cano, il quale meritò di succedergli nel
pontificalo col nome di Dcncdctto XI a
22 ottobre i3o3j e quindi dalla Chiesa
fu po>lo nel catalogo de' beati a' 7 lu-
glio. In Velleiri e diocesi se ne celebia o-
gni anno la memoria coH'uIìlcio e messa
di rito doppio minore. Poco dopo la sua
esaltiizione a' i B dicembre creò cardinale
e vescovo d'Ostia e Velleiri fr. Nicolò 11
Alberti o Albertini di P/-«fo domenicano,
che fatalmente conliibuì ali'eie/.ione di
Clemente V, il qualecollo stabilire la pon-
tifìcia residenza in Francia e in Avigno-
ne, fu cagione d' immensi e lagrimevoli
danni, e la chiesa d'Ostia e Velleiri ri-
mase senza la vicinanza del pastore, e for-
se o probabilmente ne avrà provalo le
conseguenze. Il cardinale neh 3 12 si re-
cò in Roma per assistere alla coronazio-
ne dell' imperatore Enrico VII, pel già
notato, che segui a'29 giugno, onde con-
getturo che avrà visitata la sua chiesa.
Mortoli cardinale in Avignone nel i32 1,
ivi ebbe il vescovato il cardinal Piinaldo
Il o Pieginaldo della 7W/^ francese, che
assente dalla residenza mori in Avignone
sul fine del 1327 e non nel i325 come
vuole Ughelli, e neppure nel i324 come
corregge Coleti. A'27 dicembre di detto
unno Gìovatml XXll nominò vescovo il
VEL
suo nipote cardinal Bertrando I de Po-
yel o Poggcilo francese. Il lìauco non fa
menzione d' mi vescovo intruso che ap^
prendo anche tlal Lucenti. iNel 1 37.8 re-
catosi in Pioma lo scismatico Loilovico V
pretendenle all' impero, ivi fece elc^ger(
l'antipapa Nicolò V, il quale fra gli au'
ticardinali pure creò Giovanni de' conti
Alberti o Martini a' 17 maggio, dichia-
randolo insieme vescovo d' Ostia e Vef
letri. Per quanto dissi nel voi. LXXVI
p. 172, sembra che tali false dignità U
ricevesse in Tivoli, ed ivi più- narrai clu
l'antipapa co' suoi anlicardinali fuj^gi t
Todi, donde si ritirarono a Pi<:a a'3 gcii'
naioi329. Ma Nicolò V abbandonato d(
Lodovico V, si sottomise al Papa nel 1 33o
che l'avea scomunicato co'suoi seguaci, 1
fu condotto in A vignom; mentre Giovali
ni cogli altri falsi cirdiuali, fuggendo al
trove, terminarono di godere l'apparente
loro dignità. Si può vedere Lodovico A-
gnello Anastasio, Sloria degli Aiiti/ìapi
t. 2, p. t i5e seg. Meglio dell' intruso ve
scovo Alberti parlerò col Coinei', IVolizii
delle chiese di f'cnezia, p. 1 1 . Giaconu
Albertini di Prato in Toscana, vescovi
di Castello ossia di Venezia, per essers
dichiaialo fautore di Lodovico V, n«
I 327 fu cacciato dalla sede da Giovami
XXII. Portatosi in Roma unse col sagri
crisma il suo Lodovico, coronato impe
ratore da' deputali del popolo romano
ad istanza del quale fu dichiaralo dal
l'antipapa cardinale e vescovo Ostiense
false dignità che poco godette, poiché r<
stiluito alla propria sede il legillinio pa
store, l'usurpatore Giacomo fu deposto
espulso,morendo miseramente inGerens
nia ov' erasi ritiralo. Quanto al cardinal
Poggetli da Giovanni XXII fu indi spedi-
to legato in Italia con amplissime facoltà,
e per 16 anni governò lo slato pontificio
e Bologna, donde per insurrezione foggi
neh 334 in Avignone, ove moi'i neh 35 1.
Non si ha memoria, se nel suo soggiorno
nello stato papale si recasse a Velleiri, ma 1
falla il Piazza con dire che risiedendo ii
V r: L
\ \ ignone fu assente. Nel suo vescovato, in
Osiia ancora era vi una considerabile po-
polazione; ed il capitolo della cattedrale
avea la dignità dell'aroiprele eio canoni-
ci. In suo luogo passò al vescovato nel
1352 il cardinale Stefano Albert fran-
cese e insieme fatto penitenziere mag-
giore, che nell' islesso anno a'i8 dicem-
bre divenne Papa Innocenzo l'I. Que-
sti nel i353 elesse vescovo il cardinal
Pietro IV Bertrand francese de' signori
di Colombier, che inviò neh 355 in Ro-
ma a coronare 1' imperatore Carlo IV,
la f|ual funzione si fece a' 5 aprile festa
di Pasqua. In questa occasione egli si
Irasfeili in Velletri persoli i giorni agli i i
api ile per consolare ilsuo greggecoHasua
presenza. Tornalo in Avignone vi mori
ili peste neli36t. In questo gli successe
Aiiloino o Andoino ò.' Albert francese, ni-
pote d'Innocenzo VI, e dopo aver cousa-
grato Urbano V morì nel i363 in Avi-
gnone, senza mai aver veduto la sua chie-
sa e le sue pecorelle, alle di lui cure com-
messe. Gli successe nell' islesso anno il
cardinal Elia di s. Eredio o Yrieixo Y-
rier francese, benedettino o come altri
pretendono poi minorità, e finì di vivere
inAvignone nel i 36y, egualmente sempre
assente dal suo vescovato. In questo di-
ventò vescovo il cardinal Fr. Guglielmo I
Sondre francese domenicano, morto in
Avignone nel i373,e al dire del Piazza,
avendo anch' egli lasciato in mano de'
mercenari la sua gregge e senza averla
neppur veduta. Nello stesso anno Gregorio
XI confeiì la chiesa d'Ostia e Velletri al
cardinal Pietro V di Stagno o d'Estain,
il quale già legalo d'Italia, seguì il Papa
nel ristabilire in Roma la residenza ponti-
ficia nel gennaio iSyy (essendo appro-
dato ad Ostia il Papa colla curia e cor-
te ), e in quell'anno ivi terminò i suoi
giorni, colla gloria d'aver contribuito an-
ch' egli a tale riprislìnamento, e princi-
palmente s. Caterina da Siena, come la
celebro nell'articolo Ve5aissiso. Nel i SyS
successe nel pontificalo Libano VI , nel
VOL. \c.
V EL 8i
cui conclave, come osserva Cecconi, StO'
ria di Palesi ri na, p. a83, era decano del
sagro collegio il cardinal Giovanni Cross
o Gross penitenziere maggiore e vescovo
di Palestrina. Perl'elezioned'Urbano VI
fece un nobile elogio a suo onore e poi gli
si ribellò. Indi Urbano VI nominò vesco-
vo d'Ostia e Velletri il cardinal Bertran-
do II Lrt/g^r francese, ma ingratamente
l'abbandonò per eleggere l'antipapa Cle-
mente VII, eseguito questi in Avignone
vi terminò la vita nello scisma neli3Q3,
senza aver mai visitalo la sua sede, come
nota il Piazza. Urbano VI per provvede-
re alla chiesa d'Ostia e Velletri nel tem-
po che il suo vescovo infelicemenlesegui-
va il grande scisma d'occidente, vi man-
dò Giovanni Paolino canonico Vatica-
no, come vicario apostolico, e di lui esi-
ste nell'archivio capitolare una senteuz;i
de'i6 febbraio! 383. Ma morto Bertran-
do II, l'antipapa Clemente V^ll audace-
mente promosse l'anlicardinale fi'. Gio-
vanni di Neocastro o Novacastro dome-
nicano francese, già maestro del s. palaz-
zo,suo cugino e parente, di cui parlai an-
che nel voi. Ili, p. 2r4. Morto 1' antipa-
pa, a' 28 settembre i 3g4 gli successe il
pseudo Pontefice Benedetto XIII, il qua-
le a'3 ottobre fu ordinato sacerdote dal-
l'anlicardinale Guido falso vescovo di
Frascati (come vuole Novaes,*ma non re-
gistrandolo rUghelli, sarà forse il da lui
riferito Ira'vescovi Prenestini Guido Ma-
lesec o Malosicco nipote di Gregorio XI
e da lui creato cardinale nel i375, indi
seguendoli parlilo dell'antipapa Clemen-
te nel iSyS fatto vescovo di Palestrina,
secondo Cecconi e Pelrini. Questi aggiun-
gono, che trovandosi nel sinodo di Pisa
del 1409 decano del sagro collegio de'
parliti di Gregorio XII e antipapa Bene-
detto XIII, si affaticò per la cessazione
dello scisma; onde deposti ambedue i no-
minati, dichiaratasi sede vacante, restò e-
letto Alessandro V, il quale per togliere
la mostruosità di trovarsi provviste le
chiese di due prelati, a tenore dello sta-
6
«2 V E L
luilo iielln sessi.oue xxi o xxii, nel cou-
cìsloro (Iti'aG giugno o più laidi, lrasf(?iì
il cardinal Gactaiii tlalla sccIlmIì Palesili-
no, (li cni era l<'giriimo pasloie, a quella
ili l'orlo; acciò Guido leslassc canonica-
lnenlealla l'ieiieslioa, e fregialo allora le-
gillittiatneiile di lai chiesa, inlervenne al-
l'elezione diGiovanni XXI II, morendo nel
i4i I. A Uri in lale elezione dicono deca-
no del sagro collegio il cardinal Arn»el o
Ijiognier, peiciiè abbandonalo lo scisma,
erngli successo nel decanato degli antìcai-
clinali Guido), e l'i i consagralo vescovo
dal Neocastro, il quale mori nello scisma
in Avignone a'4 ollobrei SgH. Già il Pa-
pa Bonifacio IX udila la u)orte diBei Iran-
do 11, nello slesso i 3g2 promosse a que-
sto vescovato il cardinal Fdippo iV Alea-
con della regia stirpe de Valois, arcipre-
te Valicano: era slato vescovo di Sabina,
dalla quale chiesa l'avea deposto Urbano
VII, sia per sospetti per la parenlela che
avea col redi Francia seguace e fautore
dello scisma, e sia per la sua oondoUa te-
luila iu Udine (^/.^ quando ebbe in com-
menda il palriarcalo d' Aquileia : morì
in Roma con fama di santità e miracoli
nel 1 3q7. In questo gli successe il cardinal
Augeìo Acciiij'oli fiorentino, arciprete Va-
licano e vice-cancelliere, merlo in Pisa nel
1 407. Continuando lo scisma sostenuto da
])enedelloXlll,osòdopo la morte di Neo-
caslrodi conferire nel i4oo il vescovato
d' Ostia e Velletri all' anticardinale Gio-
vanni Repucavardi o Rupecaurda france-
se, morto circa il i4o2, come dissi par-
lando di lui nel voi. ili. p. -ìaojquindi gli
sustilui l'anticardinale Pietro Corsini Cio-
renlino, già cardinale d'Urbano V, che
inoi\ in Avignone a' 16 agosto i4o5. O-
slinalo l'antipapa nelle sue pretensioni, gli
die a successore l'anlicardinale fr. Leonar-
do de Rossi dello Gidbne salernitano mi-
norila e generale del suo ordine, morto
nel 1 407. Quanto a questa data conviene
leggere la biografia che ricavai dal Ciac-
conio e riportai nel voi. Ili, p. 212 , ove
io dissi dotto, che Uibaoc Vi lo voleva
V E L
creare cardinale nel 1378,6 non 1373
iiienda di stampa ; ma disgnslalosi deila
ju'rtinacia di Denedetto XIII l'abbando-
nò e inon in Avignone neli4o'). Inoltre
l'antipapa nel 14^7 pretese ci e<ue vesco-
vo d'Ostia e Velletri l'anlicaiilmale Gio-
vanni VII Ai'fnct o Brognicr ii,i\\o'i:\v(\o,
il quale abbandonalo lo scisma, nel 1409
fu riconosciuto per cardinale vescovo nel
Sinodo {f' .) di Pisa e da Alessandro V,
e non airalto prima, ed alliua fu pure le-
gittimalo nel vescovato. Alessandro V era
stalo eletto in detto sinodo nel 1409, con-
tro Gregorio XII legittimo Papa e conilo
il falso Bcnedello XII I, da'loro cardinali
e anlicardinali, i quali ultimi essendo dal
sinodo riconosciuti per veri, nederivòche
òwt medesimi avevano uno slesso A e,yro-
vaio suhiirhicario, o un medesimo Titolo
o Diaconia j laonde per togliere tale mo-
struosità permise Alessandro V le Ozio-
ni y ossia il passaggio da un vescovato al-
l'altro, o da un titolo o diaconia all' altra
in que'che aveano altro cardinale co' me»
desimi vescovati , titoli e diaconie. Vera-
mente tutti i detti cardinali erano scomu-
nicati da Gregorio XII e deposti , cioè i
suoi cardinali come ribelli, quelli dell'an-
tipapa come scismatici. Egli è per questo
che alcuno chiamò Conciliaholo il famo-
so sinodo di Pisa (T^.). Osserva il citalo
Cecconi vescovo di Monlalto nella Storia
di Palcstrina, a p. 287 e 292. Che fra le
pessime conseguenze del lungo scisma, una
era quella che due cardinali avessero un
medesimo vescovalo,litoloo diaconia. I*er
rimuovere tal disordine, nella sessione xx
sì determinò di formare de'due collegi
cardinalizi uno solo, mediante T ozione
d' uno de' due cardinali di dette catego-
rie, contro la consuetudine coslanleinen-
le ritenuta nella Chiesa romana (tranne
poche eccezioni), per cui tulli zelavano in
vantaggiare le loro chiese, essendo a vita.
Perciò col Panviniode|)lora le conseguen-
ze [uegiudizievoli dell'ozioni, perle quali
le chiese con nocevoli discapili di frequen-
te hanno un altro cardinale, che appena
VE L
islallalo nella sua chiesa, mentre comin-
ciava ad adezionarvisi e conoscerne i bi-
sogni, per le ozioni deve abbandonarla.
Coirintrodursi la consuetudine d'oliare
da una chiesa suburbicaria all' altra, ne
derivò, che morendo il decano tutti i car-
dinali oliavano da un vescovato all' altro;
e le Promozioni (P'.) solile a farsi ne'gior-
ni destinali alle Onh nazioni [F.), e spe-
cialmenle nelle Quattro Tempora [f'.),
nelle quali il mercoledì o venerdì erano
i Cardinali (F.) creal'ìy il sabato si pub-
l)licavano ed ordinavano negli ordini mag-
t;iorì, e la domenica si consagravano ve-
scovi, vennero poi a celebrarsi in qualun-
que tempo. Nolo ancora il Ceccoui , che
quindi il cardinal Ugone di Lusignano ve-
scovo di l'alestrina , pel t.° oliò ad una
chiesa senza bisogno, cioè alla Tusculana.
Delle ozioni ne riparlai ne' voi. LX,p. 1 98,
LXXV, p. 224. Neh 4 IO permorted'A-
lessandro VelettoGiovanni XXIIF, ilcar-
dinal Armet l'ordinò sacerdote e consagrò
vescovo. Indi nel concilio di Costanza da
lui presieduto, poco mancò che il cardi-
nale non fosse eletto Papa nel 1 417; Mar-
tino V che lo fu, venne da lui ordinato
suddiacono, diacono j sacerdote e consa-
grato vescovo, figurando qual decano del
sagro collegio de'cardinali presenti al con-
cilio delle 3 Ubbidienze di Gregorio XII
Corraro eroicamente rinunziante a mez-
zo del procuratore, di Giovanni XXIII
Coscia deposto, di Benedetto XlIIòe Lu-
na scomunicalo ; benché in premio della
virtù di Corraro, fra le distinzioni accor-
dategli fu dichiaralo cardinal vescovo di
Porto e decano del sagro collegio. Rac-
conta Banco, che lo scisma dalla 1.' sede
passò nelle sedi inferiori; ma però questa
chiesa d'Ostia e Vellelri non risenlìi al-
cun incomodo, perchè gli anlicardinali
ssismalici che in Francia si arrogavano il
titolo di vescovi d'Ostia e Vellelri rilene-
vano il solo nome, egiammai giunsero ad
occupare la cattedra e ad amministrar-
la. Nondimeno nel 1409, e non nel 1407
com'egli dice, riconoscendo Alessandro V
V E L 8i
il cardinal Brognier, in questa chiesa si e-
stinse Io scisma degl'intrusi nominalmen-
te. Morto il cardinal Corraro, il Coscia
geltalosi a'piedi di Martino V nel(4i9j
fu da lui dichiaralo cardinal vescovo di
Frascati e decano del sagro collegio, ma
visse 6 mesi. II cardinal Giovanni VII Ar-
met o Brognier morì in Avignone (ove
avea fondalo il collegio de'Savoiardi, co-
me pia- dirò a Veìvaissino) a'i6 febbraio
I 4^6. Secondo il Cecconi, Storia di Pa-
lestri/ia, p. 292, divenne decano del sa-
gro collegio il cardinal Angelo di Anna
Sommaiiva camaldolese, vescovo di Pa-
lestrina, notando che in quel tempo non
era stata fissala nella chiesa Ostiense si-
mile preminenza, e morì nel 14^8 o
nel 1429 e decano del sagro collegio,
secondo Cardelh. Intanto lo scisma non
fu del tutto estinto, poiché morendo
il falso Benedetto XIII, fece giurare a*
suoi anticardinali Bonafede, e Giulia-
no de Lobo o Dobla o Lobera spagnuo-
10, che da chierico di camera avea fatto
nel 1409 o t4'24 ^''*"^'""'^'"^'6 ^ poi ve-
scovo d'Ostia e Vellelri, di dargli un suc-
cessore. Essi a' IO giugno 1420 elessero
l'antipapa Clemente Vili, consagralo da
Giuliano. Fmalmenle, a'26 luglio 14^9
l'antipapa rinunziò la pseudo dignità, e
così fecero i suoi anlicardinali, e Giulia-
no a' 1 6 agosto nel palazzo del maestro dì
Montesa presso Paniscola. Di lui tratta
Ciacconio, Vìlae Ponti ficuni et Cardina-
Unni, t. 2, p. 744- '0 oe parlai ne' voi.
11, p. 211, III, p. 23o, 237, 238 e al-
trove. Per la detta morte del cardinal
Armet o Brognier rimase lungo tempo
vacante la cattedra Ostiense e Veliterna
sino al i43i. In questo Eugenio IV le
die per pastore il cugino Antonio I Cor-
raro veneziano, nipote di Gregorio XII,
trasferendolo dal vescovato di Porto e s.
PiulTìna, inconseguenza dell'inlrodotleo-
zioni da Alessandro V: fu camerlengo di
s. Chiesa, arciprete Valicano, ammini-
stratore del vescovato di Cervia dal r43>
al 1 44®, e morì decano del s. collegio a' r 9
84 V E L
j-etinaio 1 44 ^- ^^' ' 7 "'«oo'^ S'' successe il
corcìiiial Giovanni VJII Ccn'anlfs s[m-
gnuolo, che cessò ili vivere a' 2 5 marzo
1453 : iliiiioraiulo nella Spagna, qua! ve-
scovotliSiviglia,quancloNicoiò V nel i4 )2
coronò iuiperalore Federico lll,qiiesli in
\er,e fu unto coll'olioesorcizzalotlal cardi-
nal Concltilmero vescovo di Porlo e s. Pmf-
fìna. Noterò, che insorto l'antipapa Felice
y di Savoia {^'), rinunziando poi l'un-
liponlificalouel i449) Nicolò Vl'avea di-
chiarato decano del sagio collegio e ve-
ficovo di Sabina, morendo nel i45>< In-
di a'28 aprile 1453 occu[)ò la sede d'O-
stia e Velletri il cardinal Giorgio Fic-
schì genovese, morto l'i i ottobre i 46'-
Avverte il Borgia a p. Sj i òtW'Isloria dì
] ellelri, ch'egli non fu decano del sagro
collegio, come prelesero alcuni scrittori,
i)oa essendo ancora a quel leD)po annes-
sa stabilmente tal dignità alla chiesa di
Ostia e Velletri, ma bensì al più anzia-
no de'vescovi cardinali, né il tempo di sua
|)romozione gli concedeva tale prerogati-
va, come osserva il Lucenti, il quale ec-
co quanto scrive ncW Italia sacra, l. i ,
^.•jd.TìiCiacconiiun opere scribiliir obiis-
se (il Fieschi) Decanum Sacri Colle.gii.
Secl si gradus liic desurnatur ex prae-
mineiilia Ostiensi sedis noiiduin liac
splendehatpraerogativaj siex persona,
(juae prìor devenisse t ad Purpuram in-
ter Episcopos liic sane erat Isidorus
Thessalonicensis Sahincnsiian Episco-
pus. Per ca etiam tempora Martinns
Crumeriis, Latinum cardinalem IJrsi-
nian, Ostiensem, prò Sabinensenì,vitio-
se nominai. Nel detto i46i occupò la
cattedra della chiesa d'Ostia e Velletri il
celebre e benemerito cardinale Gugliel-
mo à' Estouteville francese cluniaceuse,
del quale già nel paragrafo Cori narrai
le munificenze, ove stabilì nel conven-
to da lui liibbricato un' abitazione per
suo uso e de'vescovi successori, e poscia
lo dissi edificatore a sue spese del palaz-
zo vescovile di Velletri. In Ostia pure fe-
ce sperìtueiilare la sua grandezza d'aui-
V E L
mo. Ne restaurò la cillà, che trovò da
mollo tempo abbattuta; fi'ce farcii dise-
gno della cattedrale di s. Aurea, e forse
die principio alla costiiizionc della torre
attuale, la quale fu innalzala e forlifJca-
la dal successore. Fu il i .° vescovo ch'eb-
be dalla s. Sede anche l'aulorilà tempora-
le sui diocesani, la (piale in principio non
importava propritn» etile che prolezione
e conservazione de' privilegi. Come ri-
cevè in Ostia Pio II, lo narrai nel voi. LtV,
p. 2 1 3 e 2 1 4) e meglio verso il fine di que-
st'articolo riprodurrò. 11 quale Papa ne'
suoi Co/?/wic/jf^2ridescrisseO stia quale era
a'suoi tempi. Le rovine che ora occupa-
no mollo spazio indicano che Ostia fu un
tempo grande e magnifica. Aff'ezionalis-
simo alla sua chiesa, donò alla cattedra-
le molte preziose suppelletlili, e neh 475
concesse a'canonici lacappellania di s. Ge-
raldo, come si ha da' suoi diplomi dati
dal palazzo di s. Apollinare di Pioma ove
abitava, onde in Velletri esiste perpetua
meuìoria di lui. Consagrò nel i47' ve-
scovo Sisto IV, sebbene ancora non di-
venuto decano del sagro collegio , bensì
fiegiatodi tale dignità morì a'22 febbtaio
1 483, colla fama d' essere stato uno de*
principali restauratori delle lettere e del-
le scienze. In detto anno Sisto IV vi tra-
sferì da Frascati il nipote celebratissimo
cardinal Giuliano della Rovere d' Albizo-
la, che nel 1481 avea consagralo vesco-
vo di Sabina, penitenziere maggiore. In
Ostia fece fabbricare l'odierna cattedra-
le, sul modello di Piiitelli fallo fare dal
predecessore, la torre o rocca odierna fa-
mosa, e le fortificazioni che coronano O-
stia, coll'opera del celebre Satigallo , che
perciò dimorò due anni in Ostia, insieme
alla torre di Dovacciano di difesa sul Teve-
re. Nel voi. LIV, p. 2 i4, 'ipsula' come
ricevè in Ostia lo zio Sisto IV. Si recò
più volte a visitare Velletri e il suo greg-
ge, vi ricevè con benemerenze de'cittaili-
ni, come descrissi, Carlo Vili re diFrau-
cia nel palazzo vescovile, e fece allrellan-
to iu Ostia, in Velletri a sue spese ftibbri*
1
V E L V E L 85
co la sni^reslin della cattedrale, che ar- leslo cardiiuìlalo, e con snli 5 mesi di go-
rictlii di (Ioni e di sogli [>aran)enti, Iti" verno vescovile, a' t 7 maggio 1 52/4. deca-
collizzò i canonici a testare, ed ili." no- no del sagro collegio. A' 18 oiaggio ne
ven>l)rei5o3 tlivenne il gran Giulio 11. occnpò la cattedra , lasciando qnella di
Questi dal vescovato snbuibicario di Sa- l'orlo, il cardinal Nicolò 111 Fieschi ge-
i^ma tosto vi trnslatò il celebre cardinal novese, per un sol mese, poiché mori de-
Oliviero Cnraffii napoletano, morto de- cano del sagro collegio a' 1 4. giugno. Nel
canodelsagrocollegioa'aogennaioi 5i i. dì seguentegli successe il celeberrimocar-
Giiilio II dalla sede di Porlo e s. Uulllna dinal Alessandro I Farnese *X\ famiglia
nell(j slesso anno vi trasferì il cngino cele- romana o nato a Canino, già e con raro
bie cardinal Rartìiele lìiario di Savona, e«empio vescovo suburbicario di Frasca-
tiopo essere stalo vescovo di Sabina, vi- ti, Sabina, Falestrìna e l'orto (non d'Al-
re-cancelliere e camerlengo (per le pri- bano , come pare quasi che si dica nel
marie caiiclie che vado accennando, per voi. XII, p. 34)- Nel tempo del suo ve-
l't-poche e loro dinata ponno vedersi gli scovalo frecpienleruenle portavasi in Vel-
ari icoli delle medesime). Secondo il Car- lei ri, non tralasciando cosa alcuna sì nel-
dcila e il NovaeSjda'fondamenti rifabbricò lo spirituale che nel temporale, che gio-
l-.i cattedrale di Porlo, equeìla di Velleiri, var potesse al suo gregge , colla vigilan-
l'anlica essendo in deplorabile slato. Do- za, colla sua protezione e con larghe be-
po varia forluna, morì a' G luglio iSar neficenze , fino a visitar gì' infermi che
ilecano del sagro collegio d'anni 6 i e 44 soccorreva colle sue mani, e aiibellì l'a-
di cardinalato (nel voi. IX, p. 292 e 298, pi-^copio e la calledrale. Passati piìi di io
lormai due elenchi, de'cartlinali eletti in anni dacché era vescovo d'0->lia e Vel-
giovanile età, e de'cardinali che goderò- lelri e decano del sagro collegio, a'i 3 ot-
no meno di 3 mesi la sublime dignilàje tobre i534 fu sublimato al liiregno col
nel voi. XV, p. 2qi , ftci un elenco de' nome di Paolo III. Per qualche tecupo
cardinali che vissero assai e intervennero volle ritenere 1' amministrazione dell.i
a multi conclavi). Nel medesimo anno chiesa d'Ostia e Velletri, (incile a'26 feb-
Leone X did vescovato di Sabina pron)os- braioi535 vi trasferì da Porlo il carili-
se a (ptesto , e lo era stato pure di Pale- nai Girolamo Piccoloinini sanese, afhne
sirina, il cai dinal Bernardino Car^'aj'al di Pio II e nipote di Pio III , morto in
spagnnolo. Sotto di lui eletto nel 1 322 A- patria e decano del sagro collegio a' 2 i
driano Vlmentreera nella Spagna{P\), novembre loSy d'anni 62.
portandosi in Rouia approdò in Ostia ri- A'28 dicembre,o novembre come scri-
cevuto magnificamente dal cardinale. Do- ve l'Ughelli, del medesimo iSSy, da Por-
po inquieto cardinalato, morì decano del lo fu traslato in (piesta sede il cardinal
sagro collegio a'i6 dicembre i523; lui- Giovanni IX Domenico de Cnpis romei-
Livia nel dì seguente disse di lui Clemen- no, arciprete Laleranense e decano del
teV II in concistoro, essersi spento un gran sagro collegio: questi fuili.°de' vescovi
lume ilei sagro collegio, ed essere manca- ch'ebbe il titolo e l'ampia autorità di go-
to wn uomo per dottrina e sperienza de- vernalore perpetuo di Velletri , Ostia e
t;li aUari veramente insigne. Nello slesso diocesi, colla giurisdizionedel merce mi-
loncisloro il Papa die per pastore a que- sto impero, per bolla del i '748 di Paolo
^la chiesa il cardinal Francesco I óWen- IH. Il Piazza dice che accrebbe alla cat-
/// fiorentino, trasferendolo da quella di ledrale l'organo, la donò di molli para-
j'orlo, e siccome l'Ughelli dice a' 14 di- menti e v'istituì il sodalizio del ss. Sa-
Kinbre, converrebbe abbreviar la vita gramenlo. A' 10 dicembre i553 passalo
ùi 3 giorni al precedente. Morì dopo mo* agli elerni riposi il cardinale, Giulio HI
86 V E L
nel dì seguente vi tiaslalbda Porto il \'n'-
luoso cardinal Giovanni X Pietro Ca-
ra/pi napoletano, il quale confondatore
Oc Teatini (/^.)i con non comune esein-
j)ioavea governato anclieì vescovati sub-
iirbicari di Albano, Sabina e Frascati, de-
cano del sagro collegio (cioè, come avver-
te Piazza, il piti anziano de'cardinali pre-
senti in Roma),di cui era particolare orna-
mento, per l'integrità e santità della vita,
per la religione e la dottrina esen» piare.
Trovandosi in età di 79 anni restò elet-
to Papa a'aS maggio 1 555 col nome di
Paolo Jr\ e poi morì d' anni 83 e giorni
5o , dopo glorioso e travaglioso ponliQ-
calo. Paolo IV a'ag maggio i555 pose
in suo luogo in questa cattedra il cardi-
nal Giovanni XI de Btllay francese, già
di Porto e prima di Frascati, che bene-
dì il detto Papa, e non cousagrò come
scrive Piazza, essendo già vescovo con-
«agralo fin dal setteuìbre i5o6, e Pao-
lo 111 nel 153^ gli avea imposto il pallio
quale arcivescovo di Chieti, come m' i-
fctruisce la Storia di Paolo IT\ di Carlo
Bromato da Erano, cioè il p. d. Bartolo-
meo Carrara teatino bergamasco, che sot-
to il detto nome anagrammatico, che io
jjreco significa: un cibo tolto da una inen-
aa imbandita a spese di molti (cb'è qua n •
lodireunacompiIazione,coscienziosa però
per averne, come si dovrebbe, giustissima-
mente e con diligenza citalo le derivazio-
ni), nascose modeslameule il proprio. Il
cardinal Bellay,minislrodelredi Francia
in Pvoma, e non mai ambasciatore come
lo qualìfica il Piazza, non potendo esserlo
nemmeno d* Ubbidienza {T\) presso la Se-
de apostolica, morì in seguito a' 16 feb-
braio I 56o. Dal vescovato di Sabina a'
19 marzo preconizzato da Pio iV passò
in questo ilcaidiualFrancescoll di Tour-
non de'conti di Piossiglione e afline del re
di Francia, decanodel sagro collegio. Non
lo fu di Porlo come avverte il Lucenti, cor-
reggendo rUgbellijil (juale fuseguilodal-
lo Sperandio nella Sabina sagraj e per-
ciò non lo registrai a Porto. Egli fu seuj-
VE L
pte assente da questa sua sede, chiamalo
in Francia per combattere la nascente e-
rcsia, di cui fu anitnoso impugnatore ; il
perchè raccomandò la cura di (|uesla chie-
s,i alcardinalGio. A ntonioiSe/'ieZ/o«t mi-
lanese, nipote del regnante Pio IV, poi
»uccessivau)ente vescovo di Sabina, Pale-
strina, Frascati, Porlo e di questa sede,'
come poi dirò. Cessalo di vivere in Fran-
cia il cardinal Tournon a' 1 1 aprile i 562,
a' 18 maggio gli successe il decano del sa-
grocollegio cardinal Ridolfo Pio de'prin-
cipi di Carpi vescovo di Porto, che pro-
teggendo il frate conventuale Peretti, pie-
parò la sua futura grandezza nel diveni-
re Sisto V ,• indi morì nel i564. 1» que-
sto e dallo stesso Portovi fu traslato il de-
cano cardinal Fraucesco 111 Pisani vene-
ziano, che da 1.° diacono avea coronato
Marcello 11 e Paolo IV. Pel i." ottenne
da s. Pio V la facoltà di tenere in Velie-
tri un vescovo in partibus per suffraga-
neo, che supplisse per la continua asse»-
zade'propri vescovi alle funzioni de'pon-
tificali, onde neh 568 peli.° vescovo suf-
fraganeo fu uomiuato fr, Lorenzo Ber-
nardini di Lucca domenicano vescovo di
Corone, e non Cotrone come vuole il
Piazza. Osserva questi ch'egli tardi per-
venne al decanato e dopo altri meno an-
ziani di lui, per l'assenza da Roma qual
vescovo di Padova. Dirò io: a molti de-
cani agevolano questa dignità que' car-
diuali preti che non amano d' essere ve-
scovi subui bicari, benché residenti in Ro-
ma. 11 cardinale Pisani dopo essere inter-
venuto a 8 Conclavi, morì d'afflizione
per la morte del nipote cardinal Luigi,
d' anni 76 e 53 di glorioso cardinalato
nel iSyo. lo questo a'4 luglio da Porto
vi fu trasferito il decano celebre cardinal
Giovanni XII Moroni milanese, il qua-
le con assai raro eseaqjio era stalo ve-
scovo anche delle altre 4 s«^di suburbica-
rie di Frascati, Palcslrina, Sabina e Al-
bano, e così lo fu di tutte. Fu tanta la
vigilanza pastorale e l'impegno governa-
tivo di quest'amplissimo porporato, che
V E L
spessissimo portavasi in Vellelri per prov-
vedere collii sua pieseiiza all'avauzainen-
lo della relit;ioiie, e al bene spirituale e
leinpoiale del popolo a lui commesso.
Fra' decreti del coucilio di Trento vi
fu quello che obbligava i vescovi a cele-
brare il Sinodo diocesano. Conoscendo
ben egli la negligenza de' suoi antecesso-
ri, che da piìi secoli l'uso di radunare il
sinodo aveano tralasciato, ne celebiò due
nella cattedrale veliteriia. Il i." nel giu-
giioiSyS, presieduto per lui dal suosof-
fraganeo mg/ Uernardini; il 2." nell'otto-
bre iSyq, presieduto dal cardinale stesso.
1 mss, originali d' audjedue sono nell'ar-
chivio capitolare: nell'ultiuio in 3 pagi-
ne mirasi la sottoscrizione e il sigillo del
cardinale. Se ne trova memoria nelle co-
sliluzioni sinodali del vescovo cardinal
Bourbon del iMonle del 1624. Secondo il
Jacobilli, scrittore della vita del cardinal
Rloroni, si crede con fondamento, ch'e-
gli inerendoall'osservanza de'decreti Ti i-
dentini, dasse principio al seminario dio-
cesano veliterno, aj)[)ena venne al gover-
no di questa chiesa. Do()0 la morte del
sulfragaiieo mg/ liernardini, gli successe
fr. Eugenio fisavini ago>tii)iano vescovo
titolare di Smirne. Il Cauco nel catalo-
go de'vescovi suifraganei lo registra nel
1572, inavvedutamente, perchè nel iSyS
dice che il |)redecessore presiedè il sino-
do di quell'anno. Il cardinal Moroni do-
po l'intervento a 5 conclavi e 35 anni di
cardinalato, di 72 d'età morì nel i58o as-
sai lodalo e pianto. Tosto gli successe i! ce-
lebre cardinal Alessandro 11 Farnese ro-
Diano, nipote di Paolo III, e già vescovodi
Porlo, arciprete Liberiano (e non Lalera-
Dense, come dissi nel voi. XII, p. 324), e
poi Vaticano, decano del sagro collegio.
Disse di lui l' imperatore Carlo V: Col-
leginm Cardino Unni si ex talibus viris
co.istaf, profc.cto Senalns siaiilis nics-
guani genliuni reperietur. Ed il sagro
collegio ne vanta un numero iunumera-
bile, con tanto splendore e gloria. Nel 1 58 5
de>ideroso che fiorisse nel suo clero loslu-
V E L 87
dio della teologia e delle sagre lettere, isti-
lla fia'caiionici velilerni la prebenda teo-
logale, a norma de'decreti ilei concilio di
Trento, ed alla cattedrale donò molti pa-
ramenttsagri.lXel [)recedenteanno diven-
ne sulfraganeo fr. Agostino Buzi minore
osservante vescovodi Smirne. Il cardina«
le mancato a'vi vi neh 589, fu sepolto nel-
la magnifica Chiesa del Gesìi (r.)t\\ llo-
ina, da lui colla contigua casa professa
fabbricata a' Gesuiti. Gli successe il de-
cano cardinal GiovanniXllI AnlonioiVcr-
helloni milanese summentovato, già ve-
scovo di Porto. Da questa chiesa pure per
sua mcrte, nel i 59 1 fu promosso a vesco-
vo d'Ostia e Vellelri il decano cardinal
Alfonso Gesf/rt/c/o napoletano. iN'eli5q2
a' 2 febbraio consagrò vescovo Clemente
Vili, e nel mese di luglio celebrò il sino-
do diocesano io Vellelri, e ristabilì il se-
niiiiario diocesano, che per mancanza di
rendite non più esisteva. Si vede il suo ri-
trailo dipinto al naturale nella tribuna
della cattedrale, da lui fatta nobilmente
decorare con pitture. Nel i5g7 fu fallo
sulfraganeo mg."^ V^iiicenzo Quadrimani
vescovodi Nicea. Morto nel i6o3 il car-
dinale, dalla chiesa di Porlo a questa per-
venne il decano cardinal Tolomeo Galli
di Como, già segretario di stato di Grego-
rio XIII. Pel suo decesso nel 1607 pari-
menti da Porto vi fu Iraslatoildecanocar-
diiial Domenico I Pmc//i genovese, arci-
prete Liberiano, che fini di vivere nel
161 1. In questo dal vescovato di Sabina
fu Iraslatoil decano cardinalFrancescoIV
di Giojosa francese, morto di 53 anni e
32 di glorioso cardinalato, nel palazzo a-
postolico d' A vignone nel 1 6 1 5. La sua as-
senza, per dimorare ili Francia dopo il ri-
chiamo del re, uou tolse a questa chiesa
gli aiuti spirituali pel governo del suo
gregge, mentre volle che si celebrasse iu
Vellelri il sinodo diocesano, dando perciò
le facoltà di presiedervi a mg."^ A.ntonioSe-
neca vescovo d' Anagni, e fu tenuto nel
161 3. Peto al dire di Piazza, la sua as-
senza gl'impcdi ù'ellettuare il suo propo-
,SU V E L
iiìiiiento di fabbricare una villa neilaFag-
giola, per lencleie nnieno a diporlo de'
vescovi quel luogo che fu altre volte l'og-
f>etto delie guerre e dissensioni sauguìno-
ke nella Campagna. Nel suo vescovato av-
■venne il definitivo deterioramento d'O-
stia, pel narraloanchenel vol.Ll Vjp.2 i5.
IVel 1616 trasferito da Porto, subentrò il
decano cardinal Antonio 11 M." Gallo o-
simauo, vigilantissimo pastore, che tenne
il sinodo diocesano in Yellelri a' io gen-
naio 1618. Decesso nel 1 620, gli successe
il decano cardinal Antonio Ili M.' Sauli
genovese, già di Porlo: riguardalo l'ora-
colo del senato apostolico, fu a 8 conclavi
L" terminò i suoi giorni nel iGaS. In que-
sto vi passò da Porlo il decano cardinal
Francesco V M." Bourbon del Mantelle
inarchesi di quel feudo della Maica e na-
to in Venezia , prefello della segnatura
ili grazia. Pio e caritatevole co'poveri, ce
kbrò in Vellelri il sinodo diocesano a'ag
f)prilei624. Wella cattedrale fece esegui-
re a sue spese ini organo sontuoso, la cui
Ciissa pel disegno e duratura (sic) merita
e.-sere mollo slimala, ed esiste in buono
stalo. Nella cattedrale d' Ostia eresse e
dotò la cappella di s. Monica , ove per
molli anni era siala la santa sepolta, pri-
ma cliefosse trasferito il corpo nella Chie-
sa dì s. Jgosdno a JxOfì)a. Urbano VII!
nel 1625 decretò, che il vescovo d'Ostia
e Vellelri non potesse stare senza un ve-
scovo Sii/Jraganeo [F.),c\n assegnò scudi
5oo dalla mensa vescovile. Il Novaes ri-
porta tale decreto all'agosto 1 628. Morto
il cardinal del Monte nel 1626, in que-
sto da Porlo vi passò il decano cardinal
Ottavio Bandini fiorentino, che favorì
lo studio delle belle lellere e in Velle-
lri protesse l'accademia de'SoIlevali, che
ji'suoi giorni si aprì nel convento de'mi-
iiori conventuali, morendo nel 1629. Nel
settembre gli successe il decano cardinal
Giovanni XIV De// fiorentino, nipote di
Clemente Vili, morto dopo pochi mesi
di 48 anni ([)eichè era arrivato al deca-
nato per essere sialo crealo cardinale di
V E L
anni 1 7 con penlìmenlo dello zio, onde e
per la sua ignoranza non senza grandi dif-
ficoltà e opposizioni, non che ripugnan-
za d'Urbano Vili) nel luglio i()3o. Nel-
lo stesso e al solito da Porto fu promos-
so a (|uesta chiesa il benefico decano car-
dinal Domenico li Ginnasi j pio e libe-
rale co"* poveri, nella cattedrale eresse la
cappella de'ss. Protettori. Colla sua vir-
tuosa parsimonia fondò in Roma il nio-
uaslero delle Carmelilane Teresiane , e
dispose che ne fosse sempre protettore il
cardinal decano yoro tempore. In Ostia
eresse un ospedale pe' poveri infermi e
pellegrini, e la chiesa di s. Sebastiano. Il
Piazza enumera le sue beneficenze colla
caltifdrale di Vellelri, e rileva che nella
città v'introdusse l'arte della stampa per
pubblico comodo. A suo tempo e nel i63i
diventò sulFiaganeo tng.' Giuliano Vi-
viaui vescovo di Solona, e poi nel i63g
dell'/<o/ain Calabria Ulteriore. Termi-
nò (li vivere il cardinale nel i63c) d'8(j
anni e 35 di cardinalato, e da Porlo qui-
vi venne il benefico decano cardinal Car-
lo I Ematiuele Pio di Savoia ferrarese,
beiieinerito porporato, anche per aver in
gran parie animato il p. ab. L'gìwlli (V.)
a intraprendere la laboriosa e celebre o-
y>e\iìi\e\V Italia sacra. iN'eli64ofu fatto
suo suffraganeo mg."^ Camillo Andiiani
vescovo d'Almira. Nel seguente anno il
cardinale cessò di vivere, e gli fu surro-
galo il decano cardinal Marcello Lanle
romano, già vescovo di Porto, aleni tem-
po e nel 1642 divenne suUVaganeo mg.
Alessandro Sperelli d'Asisi vescovo di
Tortosa, traslato poscia a Gubbio: in suo
luogo nel 1643 fu surrogalo fr. Paolo Cie-
ra veneziano agostiniano, vescovo di Vie»
sii nel regno di Napoli. 11 cardinale spleU"
didamente limosiniero, ne avranno sen-
za ilubbio sperimentalo i generosi elFelti
i bisognosi veliterni; rifabbricò 1' episco-
pio, e con raro esempio non permise che
vi si ponesse lapide o stemma : morì nel
i652 d' anni 91 e 46 di porpora, sen-
z'aver mai sufi'et'lo in sua vita alcuu ini
VE L
comodo di $alule. Da Poi lo gli successe
il ileciiiio canliiiai Giulio I Roma unla-
iieM' a' IO maggio, niii a' i6 selteuilue e
(li (")8 anni scese uella locuba, nell'anni-
versario dello slesso giorno e ora in cui
iiac(|Me. Egli era stato benefico vescovo di
llccanali e Loreto, e munificenlissimo di
Tivoli, e cautissinio nel parlare con don-
ne. Ad una che l'importunava di trattare
un negozio grave, niodest ìuìente rispose:
»» Se questo all'are s()elta alla vostra co-
scienza, venga il confessore; sed'altra ma-
teria, mandate il marito". Indi liasferilo
da Porlo, fu vescovo il decano cardinal
Callo 11 de Medici de'graiiduchi di To-
scana,che inai si portò al vescovato. Tut-
lavolia, compiangendo Vellelri attacca-
ta da lieta peste, mandò larghi soccorsi
a'poveii in lutto il tempo del malore. I(U«
piegò la somma che dissi per rifabbrica-
re la cattedrale in parte rovinata, e il cain-
pande. Fece togliere le colonne di mar-
mo che sostenevano la nave di mezzo, li-
Icnute insunicieuli a sostener il peso del
su(litto,e vi fece innalzare gli attuali gran
pd.islri di pietra e mattoni. Mori di yo
aitili e 5o di cardinalato nel 1666, e gli
.successe il decano cardinal Francesco VI
Jùirhcrini il giuniore fiorentino, nipote
♦l'Libano Vili, arciprete Lateranense e
poi Vaticano, bibliotecario e vice-cancel-
liere di s. Chiesa, prefetto di segnatura.
IN'ella sua magnificenza ornò la cattedra-
U. della bellissima tribuna ricca di mar-
mi , e donò alla sagrestia gran copia di
sagri parumenti. L' i 1 giugno 1673 ce-
lebrò in V'elletri il sinodo diocesano e fu
stampalo: Synodus l'elilrcnsis a Card.
Barberini anno 1678, liomae. Già nel
1668 era divenuto sulfiaganeo fr. Anto-
nio Molinari carmelitano vescovo di Te-
gaste. Con 5Q anni di cardinalato e 82
d'dlà, nel 1679 morì il cardinale, e uel
"^C8o da Porto fu traslato il decano car-
dinal Cesare Faccliintlli bolognese, pro-
ni()ote d'Innocenzo IX, pro-vice-cancel-
licre di s. Chiesa, morto nel i683. Con
àollcciUidme pusluiale visitò la diocesi,
V EL 89
coll'assistenza del peritissimo, dotto e pro-
fondo erudito Cai lo Bartolomeo Piazza,
ligiialiiiente da Porto qui passò il deca-
no cardinal Albergati Liidovisi bologne-
se, [lenitenziere maggiore, zelante pasto-
re e profuso co' poveri. Non vi fu eserci-
zio di magnificenza, di generosa pietà e di
zelo episcopale che non praticasse. Risto-
rò in Ostia il palazzo vescovile e la roc-
ca; il qual palazzo per suo diporto avea
iiiagniflcamenie edificalo il genio d'Ales-
sandro VI. Colla sua morte, avvenuta nel
1687, '' vescovo di Porto cardinal Alde-
rano Cibo de'principi di Massa e Carra-
ra diventò decano e vescovo d' O^tia e
Velletri, essendo segretario di stalo d'Iu-
nocenzo XI. Sostenne con savia accortez-
za e gelosia le ragioni, le prerogative e il
decoro del sagro collegio, da cui fu con pa-
ri corrispondenza ecoll'onore dovuto a si
supremo grado, slimato e riverito. Ripa-
rò con gravi sfiese in Ostia il mal'influs-
so di (|ueir aria infelice per cagione del-
l' acque palutlose e stagnanti; diseccan-
do per quanto fu possibile le paludi più
vicine all'abitazioni. Fece copiose limo-
sine a cpie' contadini, destinati ne' tempi
p.ù pericolosi dell'anno alla coltura del-
le spaziose campagne ed a fabbricare il
sale; altrettaiito sollecito di provveder lo-
ro ili aiuti spirituali. R.estaurò il palazzo
vescovile d'Ostia, abbellì la cattedrale di
s. Aurea e la donò di copiose suppellet-
tili, onde vi fu posta una lapide, clie rife-
risce l'encoiuiato Piazza suo vicario e vi-
sitatore , rinnovando con pitture e fini
marmi la cap[)elia di s. Monaca. 11 corpo
della santa ivi riposò dal SGa al i4^o,
nel quale Malfeo Vegio , |)io letterato e
datario di Martino V, lo fece trasporta-
re con soleiiiiissima pompa in Roma nel-
la chiesa del figlio, ove a sue spese eres-
se una I icca cappella. lu tale traslazione,
Martino V recitò un'elegante orazione in
lode della s. Matrona, e col racconto d'al-
cuni miracoli seguiti nella medesima oc-
c.iiioiie. l'iistoròpure la calledrale di Vel-
lelri uobilLuenle,efu beueflcculissiiuoco'
^o V E L V E L
vtlileiiii,.'il modo iiaiiatoJul Piazza. EI)' '719 '^ Pì'P'i f;li «liù a stiffraganeo w.i^.'
Jjc a sultragaiic'o nel iGc)4 '"S"' ^'^'''O INicolò Torzugo vescovo di .Saiiiaiia. Mm-
Murzi tibuitino vescovo tl'Elio(>oli. Voi- lo il cardinale a'23 febbraio ti 8q anni cir-
le che iicliGqS si celebrasse d sinodo dio- ca e 49 di cardinalato, il cardinal Orsi-
cesnno in VcUelri, dove non potendo in- ni poi lìenedelto Xlll, residendo nel suo
tervenire per l'avanzata età, vi fece pre- arcivescovato di Denevento, conte sotto-
siedere il fratello Odoaido Cibo palriar- decano e vescovo di l'orlo poteva oliare
ca di Costanlinopoli, ed as'^istere oltre il al decanato e vescovalo d' Ostia e Velle-
delto sidlVaganeo, mg/ Douìenico Erco- tri, ina con lettera de'27 marzo pregòC le-
le (Monaniii vescovo di Terracina , mg. mente XI, che senza esaminare i suoi di-
Gnzzoni vescovo di Sora, e mg.' Pietro rilli luUoconferisse al canlinal Aslalligià
Paolo Gerardi vescovo d' A nagni, lutti in- nel 1714 consagrato da dello Pa[)a in ve-
vitali per la solenne traslazione delle sa- scovo di Sabina. Il Papa lodala tal mo-
gre reliquie di s. Geraldo vescovo e pa- derazione, dichiarò che intanto niun pre-
Irono della cillìi, celebrata nell'occasione giudizio dovesse provenire al più anziano
del sinodo, il quale fu compilo a'24 e 25 cardinale nella vacanza del Dtcano del
novembre. 11 Banco di questo santo par- Sagro Collegio, essendo fuori della curia
la ancora di sua nazione e patria, come li- rou)ana nella sua cattedrale; ma e come
belò la città da'nemici e da morbo con- dissi in quegli articoli, fatta esaminare la
lagioso, e del riconoscimento delle sagre cosa, decretò poi a'7 marzo 172 i che il
sue ossa, descrivendo la pompa di della decanaio in vigoie della bolla di Paola
solenne traslazione. Il cardinal Cibo a'22 IV dovesse S[)etlare al cardinale più an-
luglio I 700 passò all'altro mondo d'anni lieo presente in Uoma alla vacanza, esclu-
88 e 56 di cardinalato. Siccome Inno- si i più antichi che allora trovansi fuori di
cenzo XII era infermo non potè tenere Roma, se e qualora non lo sono per co-
concistoro per trasferirvi da Porto a que- mando del Papa; decreto poi confermalo
sta chiesa il cardinal decano Emanuele da Clemente XII (abrogando quello fat-
Teodosio de la Tour di Buglione fiaiice- loda Benedetto Xlll). Quindi non in f'or-
he,consanguineodel re di Francia, nipote za di lai decreto , come dice Bauco , per-
tlel celcbi e maresciallo Tureniia, il quale clic posteriore, ma in conseguenza della
per impotenza dello stesso Innocenzo XII lettera del cardinal Orsini, Clemente XI
in detto annoavea aperto la porta santa nel concistoro de'27 aprile 1719 preco-
ilella basilica Vaticana. Morto il Papa a' nizzò decano e vescovo d'Oslia e Velletr
27 sellembre, fu eletto a'23 novembre il cardinal Fulvio Aslalli, nato nel sul
Clemente Xì e fu consamaloa'So dal car- feudo di Sainbuci diocesi di Tivoli; inJ
dinaie, funzione che non erasi veduta da a' i S maggio festa dell'Ascensione, il Pa
Clemente Vili in poi. Si ha la Relazione pa gli conferì il pallio nella basilica Late
delle cereinonie falle nella basilica di ruiense, dopo avervi celebralo la messa
{.Pietro nel giorno 3o di noK'ernbrei'joi, come leggo nelle Notizie di Roma e n<
nel quale fu consagralo Clemente Xt. />/d/7odelCeccoui. Dopo la funzione, Cl«
Questo Papa a'2 1 dicembre promulgò il mente XI die la solila solenne benedizi(
cardinal Buglione in vescovo d'Ostia e ne. Terminòdi vivere a'i4gemiaioi72
Vellelri, che poi visitò nell'ultima sua d'anni 66, ed allora Clemente XI dichi
grave infermità, e per tale esempio fece- lù decano il cardinal Sebastiano Antonii
ro il simile i cardinali, mentre finì di vi- Tt/ziar^j bolognese nato in Piouia, nel cot
vere di 72 anni neli7i5. In questo pas- cistoro de' 3 marzo trasferendolo a quel
♦■ò da Porlo a questa chiesa il decano car- sta dalla chiesa di Frascati. Noterò, cIm
Uitial Nicolò V Acciajoli lioreuliuo, e nel le Notizie di Roma del 1 7 2 i , pubblicai*
V E L
iprìmadi tnlcoiicisloio, riferiscono la luor-
le ilei cardinal Astrili, e fVa'cardinali vi-
:\enli peli." lipoiiano qual AO/Zo-r/ectìf/iO
liei sagro collegio \\ cardinal Orsini, bea-
elle asciente e vescovo di Porlo, diuioran-
le nell'arcivescovalo di Benevcnlo, etl il
;cardinal Tanara pel •2." qual vescovo di
Frascati (per oliare al qual vescovato fi-
rasi portalo a Roma da Urbino sua lega-
zione, e poi eravi ritornalo), e la diocesi
d'Ostia e V'elletn è notata vacante. Dice
il Novaes che alcaidinalc fu contrastalo
fortemente il decanaio col vescovato d O-
klia e Velletri da' cardinali Orsini e Del
Giudice vescovo di Paleslrina, ilqualeot-
tenne il vescovato di Frascati già del Ta-
nara, nel concistoro de'5 ntarzo 1721.
Morto Innocenzo XI 11, il cardinal Tana-
la entrò in conclave, ma per toalaIJia do-
vette uscirne, morendo a'5 maggio 1724
d'anni 'j5; laonde a' 29 maggio elettosi
Papa il sotto-decano cardinal Orsini, il
cardinal Del Giudice, come più anziano,
gli fece la solita interpellazioue se accet-
tava il sommo pontificalo, e tutte le al-
tre successive funzioni proprie del cardi-
nal decano. Benedetto XI li nel i.° con-
cistoro che tenne dopo la sua esaltazione
a' 12 giugno a.' fesla di l'entecosle, come
appreiidoilidcotilemporaneodiarislaCec
coni e dal Novaes, dopo avere ringrazialo
il sagro collegio per averlo innalzalo al
trono papale, con allocuzione riprodotta
dal Cecconi, e dopo aver a[)erto la bocca
al cardinal Alberoni, propose le chiese
vescovili d'Ostia e Velletri (sic) unite pel
cardinal Francesco VII del Giudice de-
cano del sagro collegio, originario geno-
vese nato iu Napoli, t: non conte dice il
Dauco fallo vescovo nel maggio. Moti se-
gretario del s. Oflizio a' IO ottobre i 720,
ripelutamenle visitalo da Benedetto Xlll
iiell'infiirmilà; il cui Funerale [F.)i'aaii'
cooipagnato dalla Cavalcata (^.), pro-
pria pure de'cardinali decani, come il ta-
lamo funebre. Gli successe il sottodeca-
no e vescovo di Porto (titolo diesi por-
la dui cardiuulc cui s^>cUa il d<;cauc(lu^ o
V E L 91
di altra chiesa, finché in concistoro non
è preconizzato vescovo d' Ostia e Velie-
tri e decano del sagro collegio, come leg-
go negli antichi Diari di Ro/na : ora le
proposizioni concistoriali dicono. SS, Do-
niinusNostcr in proxiino consis torio prò-
ponet Ecclesias Ostieri, et P'elilernen. iti-
vicein perpetuo canonice uiiitas vacati,
per obituiìi ci. me. N. dain vivere S. R.
E. Cardinalis N. ultimi illaruiii Episco-
pi dcfancli; quas Ecclesias optare inten-
(Ut Eiiius. et Rrnus. D. N. cjusdem S. R.
E. Cardinalis N. S. Collegii Deca/ins,
hacteniis Episcopus Ecclesia rum vel Ec'
clesias N.)cAVi\n\?i\¥iihv\z\oPaolucciÌov-
livese, vicario di Roma, penitenziere mag-
giore, segretario del s. Olììzio, segretario
di stato diClemenle XI ediBenedeltoXllI
stesso, il quale nel medesinjo anno gli die
per suIFraganeo fr. Gioacchino M.' Oidi
carmelitano vescovo di Gas tona. Nel 1726
per morte del cardinale, toccava il vesco-
vato d'Ostia e Velletri al cardinal Fran-
cesco Pignaltelii teatino napoletano, che
a'17 novembrei 725 da vescovo di Fra-
scati lo era divenuto di Porto e s. Rulli-
na; ma siccome dal 1708 trovavasi arci-
vescovo di Napoli, non volle otta re al ve-
scovato in discorso, ma bensì comesotlo-
ilecano del sagro collegio divenne suo de-
cano, e per tale io trovo nelle Notizie di
A'owrt. Laonde da Palestrìna vi fu Irasla-
to il sotto-decano cardinal Francesco V 1 1 f
Barberini il giuniore romano, pronipote
d'Urbano Vili. Morto in Napoli a'5 di-
cembre 1734 il decano cardinal Pignal-
telii, divenne decano il cardinal Barberi-
j.i. Eblie a suliraganeo mg."^ Gaetano de
Paolis nobile veliterno e arciprete della
cattedrale, già da Benedetto Xlll preco-
nizzalo vescovo di Caradra a'3 dicembre
1726. Nel 1788 per motte del porpora-
to, gli successe il decano cardinal Pietro
V 0//o/;o«« veneziano, pronipote d'Ales-
sandra Vili , già vescovo di Porto e s.
Rullina, arciprete Liberiano e poi Lale-
lanense, vice-cancelliere di s. Chiesa. De-
funto ueli74<^> pure da Porlo quivi pas-
i)i V E L
su il (lecTno cardinal Tommaso fif^^na*
|ifilelano, vite-cniicellieie di s, Cliiesa e se-
jjinlario del *. Llìlzio. lìenedelto XIV nel
I 745 yli die a siidrai^aneomg/Gio. Car-
lo Bandi vescovo di Bostra, il quale es-
sendo iidilore del earilinale, ollenne tale
ullizio pel nipote Bra>>clii , che divenuto
Pio \'I lo creò cardinale: perciò nel 1775
il magistrato veliterno in onore del car-
dinale e del Papa, nell' atda municipale
collocarono due lapidi riprodotte da Ma-
rocco, 3I011UIÌÌC11IÌ dello stato pnnlifirio,
1.6, p. I 74 e 1 75. Siccome Benedetto XIV
nel I 752 promosse d Bandi al vescovato
d'Imola, in tale anno dichiarò suliragnneo
e vescovo di Dioclia il suliodalo veliterno
eciinonico della catledrale mg/ Gio. Car-
lo Antonelli. JNel detto anno fu pubblica-
la i'opei-ii del gesuita p, Andreucci, De
Itpisco/)is Coi dinali.'i Subiirbicariis, in
cui si sosteneva poter essi ne'Iorp palazzi
in Roma conferire olire lai." Tonsura i
j.rimi Ordini (/'.) minori a'Ioro diocesa-
ni; ina Beuc'iletto XIV dichiaròivi non j)o-
ler conlijrir lai.' tonsura. IMorlo d'anni
<)0 il carilinal Rullò nel 1753 (vei amen-
te le Notizie di lioiita del 1754 lo regi-
sti ano ripetutamente vi»ente; in quelle
poi dell 755 lo leggo inortoa'22 febbraio
1 7'53, ed a'c) aprile i 753 traslatoda Por-
to il successore), ne occupò la sede il de-
cano cardinal Pietro Luigi Caraffa na-
poletano, morto a'i5 dicembre 1755. Nel
j 706 fu vescovo d'Ostia e Velletri il de-
cano cardinal Raniero Delci fiorentino,
the continuò n ritenere in commenda il
suo antico titolo presbiterale di s. Sabi-
na, e indi rifabbricò a sue spese la chiesa
di s. Maria del Trivio; morto di c)'* anni
nel 1761. In questo gli successe il decano
lardinalGiuseppeiy/;///^/// napoletano già
ili l'orto;ed al (|uide per esser morto di 70
anni a' 12 aprile I 763 spettava succedere
il cardinal Camillo l*aolucciMerlini sotto-
decano del sagro collegio e vescovo di Por-
to e s. Runìua; ma per le sue abituali in-
disposizioni, non soianienle ricusò di pas-
sare al vescovato d'Ostia e Vellelri, ma
V E L
r7Ìandio ni decanato. Di conseguenza a
un tratto a' 16 maggio diventò vescovo
d'Ostia e Velletrre decano del sagro col-
legio il cardinal Carlo 111 Alberto Gui-
dobono CV/i'(7/r/j//?/"<li Tortona, a cui Cle-
mente XIII neli76B die per sulfragaiieo
mg,' Antonio Vigliaroli vescovo d'Orlo-
sia. Quanto al cardinal Paolucci Merlini
terminò ili vivere nello stesso 1763 l'i t
giugno, cioè pochi giorni dopo. Narrai di
s<i|)ra, che morto nel i 774 il cardinal Ca-
\alchini, di c)0 anni e 4o di caidinalalo,
spet l'indo la sede e il decanato al cardi-
nal Albani vescovo di Porlo, non volle
ottarvi,ma fu riconosciulodecano, e nep-
pure il cardinal Yoik vescovo di l'^rascati,
per aver Clemente XIV data la giurisdi-
zione temporale di Velletri alla Canore-
giizionc cardinalizia d(d buon governo,
oiule passò a (piesta chiesa da quella d'Al-
bano il cardinal Fabrizio Serbelloid nù-
lanese, morto l'B dicembrei 775.GIÌ suc-
cesse il dotto cardinal Giovanni XV Fran-
cesco Alì>ani romano, pronipole di Cle-
nienteXl,arciprete Liberiano, perchè Pio
VI avea ristabilito nel decano vescovo di
Ostia e Velletri la giurisdizione goverrJI
ti va. Quel Papa nel i 779 gli die a sulh-JU
ganeo ir. Filippo Bulla torinese de'mino-
ri conventuali e vescovo di Zenopoli: nel
1. 1 , p. I 85 degli Alù della Società lette'
raria T olsca [''eli terna, vi è {'Elogio di
mg." Filippo Buffa dittatore della me-
desima. Per sua morte, che il Banco di-
ce nel 1794 e I' autore dell' Elogio nel
1796, Pio VI gli sostituì (dirò io colle'
Notizie di Roma il i.° giugno i7o5) Ir.
MicheleArgelali bologuesede'servidiMa-
ria vescovo d'I ppa. E siccomePio VII l'i i
agosto 1800 lo trasferì alle chiese di Ter-
racina, Sezze e Piperno, a'22 ottobre fe-
ce sulfraganeo, e non nel 1801 come re-
gistra Banco, tng.' Silvestro Scarani no-
liile veliterno, ch'esercitava il vicarialodi
Ostia e non ancora sacerdote , col titolo
vescovile di Dulma. Il cardinal Albani n(
I 802 ricevè in 0>ti.i Pio VII, che vi si
co a vedere i luigliuramenli latti alla fu
Iole
I
V E L
[ma, egli scavi lionticliìlìi die facevo in-
ilraprendere. KehboS con 84 anni d'eUi
,e 5G eli porpora , il cardinal Albani ler-
liiinù la sua caiiiera mollale, e gli suc-
cesse il cardinal Enrico li Denedello M.*
Clemente duca di Yoik, secondogenilo di
Giacomo 111 re d'Inghillena, nato in Ho-
ina, giù vescovo di Frascati, vice-cancel-
ilicre di s. Chiesa e arciprete Vaticano,
.merlo d' 83 anni e Go di splendido car-
;tlinalalo nel 1807. Ebbe a sull'i aganeo, e
Jo fu pure de'successorisino al iSSy.mg.'
Geraldo ]Macioli nobile veliterno e arci-
prete della cattedrale, da Pio VII a* 23
ì; marzo I 807 fatto vescovo d'Eleusi,secon-
jdo le Notizie di lionui, dal can. I5<nifo en-
'coniiato per molta erudizione, bentmeri-
]to dell'incremento e del monlenimenlo
idei pubblico bene patrio, [)eculiani:ente
[adoperandosi con Gregorio XVl per la
icreazione della nuova provincia e lega-
zione di Marittima. Da l'orto passò a que-
sta chiesa il decano cardinal Leonardo/^/i-
■ toncllitW Sinigiiglia, pcnilenyiere maggio-
ire, arciprete Laleianense, prefetto di Se-
gnatura, segretario «lei s. Ollizio, pro-se-
,gretariode'bievi, eccellente pastore, iiior-
.10 d'82 anni in rilegazione a'aS gennaio
181 I. Per le raccontale miserabili vicen-
de politiche deH'mvasione fiancese, que-
sta chiesa rimase priva per notabile lem-
.posulicpiesl'ottimo pastore, come di suc-
cessore vescovo. Olirei già racconlati e-
. logi, il Dauco altri ne rende giustamente
j al gran cardinale Antonelli, che io in tan-
i li luoghi celebrai. Lo dice di singolar
talento , di molla erudizione e dolio in
. ispecie nelle materie teologiche ed eccle-
siastiche : fu vescovo secondo il modello
. di s. Paolo. Visitò spesso la diocesi, e cou
. zelo e indefessa fatica cercava rendere il
: clero esemplare e santo , acciò pur .santo
. fosse anche il popolo. La sua apostolica
voce spesso udivasi dal pulpito, e annun-
ziava la parola di Dio con taleetrusinuedi
spirito e con dottrina si soda, che persua-
deva e commoveva. Ciò fece con maggior
ardore allorquando uel dicembre 1807
V E L c)3
porlos<i all'improvviso in Vellelri per ri-
parare r oltraggio fallo a Dio per l' em-
pio furto sacrilego della pisside rubata
dal ciborio della eatlcili ale, venendo spar-
se sull'altaie le s.igre paiiicole. Per me-
moria , egli le donò una grossa pisside
d'argento, coli' iscrir.ioue : Jd repnran-
dom furio sublalavi anno 1 807. JNlemo-
jabile è la sua visita pastorale fatta in tal
anno, di cui riparlai nel paragrafo Co-
r/. 11 disastro del suo patrio esilio impedì
diesi celebrasse il sinodo diocesano, per
cui teneva già pronto tulio il materiale; e
di più avrebbe eseguila l'erezione della
chiesa e casa parrocchiale di Lariano per
provvedere al bene spirituale di tanti cit-
tadini veliterni che ivi dimorano, al qua-
le fine lasciò I 000 scudi. La sua carità era
sì grande, che appena gli fu aflidala que-
sta chiesa, raddoppiò i sulìingi airaiiima
del virtuoso prelato Saverio Antonelli ve-
literno, ucciso in l'ioma a' i 2 luglio 1 768
e sepollocon iscrizione nella 2." cappella
a conili Evaiìgelii t]e\\a chiesa di s. Nico-
la in Arcione (della quale parbii nel voi.
XVI, p. i3i); a cui fin d'allora a vea fat-
to applicare una messa quotidiana, per es-
seie rimasto liafitlo a tradimento per i-
sbaglio invece sua , mentre era assessore
del s. Oflizio e in odio dell'uflizio. Né mi-
nore fu la carità e largizioni praticate da
lui co'Iuoghi pii (de'4 oralorii notturni
da lui eretti in Pioma riparlai nel voi.
LXXXIV, p.i68),e verso i poveri, e per
que'di Vellelri ne fu elemosiniere il can.
Banco, alla cui cattedrale lasciò molti ric-
chi arredi sagri e tutta la credenza d'ar-
genti di sua cappella, erigendo nella me-
desima il beneficio residenziale denomi-
nato Maria ss. delle Grazie, poi unito nel-
la massa comune de'beneficiati. Se il can.
Bauco per l'intimità goduta e per ammi-
razione ne fece lanli elogi, anche per la
sua il libala vita e profonda prudenza; io e
adonta che mi protestai, oltre il detto ile'
cardinali decani come governatori veli-
terni, che alle loro biografie ne tessei col-
le principali gesta l'elogio, del cardinale
()4 V i; L
Antonelli per grnlo aiìimo qui ne feci en-
cezioiie. Questa ncon(iscei)z.a è perchè
jtrecipiinmente a Itii dohbinnio un Fran-
resco Cancellieri, il principe defili eriulf-
1i nioclorni, e delle cui inesauribili fonti
il'eriiclizioni io graiiflenienle ne profittai.
JMi gode l'animo d'averlo leinlegrafo in
f|nesl' iniperiltire pagine. Intendo ricor-
dare Iq sua iscrizione sepolcrale che ri-
mossa dalla basilica Laleranense, ripro-
dussi nel voi. LXXV, p. 35. Tale lapide
jl Cancellieri fece porre sulla sua tomba,
che elesse presso il cenotafio da lui coin-
])oslo in onore del suo auìalissitno cardi-
nal patrono, ed esistente nella stessa pa-
triarcale. La vescovile sede vacante ebbe
line a'26 setteud)rei8i4 col divenire de-
cano del sagro collegio e vescovo d'Ostia
V Vclleiri ilcaidinal Alessandro III lìlat-
tei romano, aiciprete Valicano, segreta-
1 io del s. O/llzio e pro datario. Già a suo
luogo raccontai che in Lariano pose ad
elTelto il religioso desiderio del predeces-
sore. Celebrò il sinodo diocesano in Vel-
Jetri ne'giorni 26, 27 e 28 maggioi 8 1 7;
gli atti del quale, come della visita men-
vionata del cardinal Antonelli , furono
scritti con erudita e aurea latinità dal
virtuoso d. l*aoIo Polidori (l'^.), poi edi-
ficante cardinale , che Io assisteva come
suo teologo. Vi si trattò del dogma, del-
Ja morale e della disciplina ecclesiastica.
Si stabilì la norma regolatrice pecapito»
li, pe'parrochi, pe'padridi famiglia. Que-
sto imparo dal eh. ab. Bellomo, Conti-
nunzionc. della storia del Cristianesiiiio,
». 2, p. 248. inoltre mie noto che fu stam-
pato con questo titolo: Synodus Dioece-
sana Ostiensi set J'' eliterna an. ìSij ab
Jùìì. et fì. Card. Alex. Malhaajo f^c-
lilris celehratum , Piomae 1818. Morì il
cardinal Matlei di 76 anni e 4' <^li poi-
pora; e dal vescovato di Porto passò a que-
sto il decano cardinal Giulio il Maria del-
la ó'o?»tì'g//(7 piacentino, vicario di Roma,
arcipreleLateranense, segretario del s. Of-
fjzio, vice cancelliere di s. Chiesa, segre-
tario di sialo di Leone XII. Nella sua bio-
VEL
grafia col diplomatico, accurato e nobil
storico cav. Artaud, celebrando ancor qui
sii alTetluosamente, di lui esposi diver
concetti, sulla primaria dignità a cui era
pervenuto il cardinale per anzianità , e
sull'eminente carica diplomatica che afl
cettò a 80 anni, succedendo al celebil
tissimo cardinal Consalvi romano e
riundo di Toscanella C^-). L'Artaud ifF"
proposilo delle voci sparse su qualche ma-
le intelligenza quindi insorta tra il caA
dinaie e il Papa, e del probabile suo rqj'
tiro dalla Segreteria di siato, come quel-
lo ch'era tanto dottamente istruito delle
cose nostre, per essere stato tanti annii.
segretario dell' ambasciata di Francia e
incaricalo d'affari della medesima presso
la s. Sede, ecco come si espresse. »>Uii car-
dinal decano, che sta bene ancora in pie-
di, che può assistere alle ceremonie e da-
re udienza, e che desidera rin)aner nella
carica che occupa, è un dignitario che dif-
ficilmente si può dimettere, il Papa ben
lo sapeva: pel solo cardinal decano il Sa-
grò Collegio si muove. Egli è quello che
scuote tulli que'gravi personaggi , che li
chiama, che gl'invita : essi non si sposta-
no mai, che dietro un suo comando". Fi-
naluiente il cardinale si ritirò dalla cari-
ca di Segretario distato. Dal 1808 vaca-
va quella onorificenlissima di Bililioteca'
rio di s. Chiesa, e durante tale lacuna i
cardinali segretari di stalo ne aveano fat-i
lo le veci ; questa carica Leone XII nel
I 826 conferì al cardinale, il quale feceal-
la biblioteca que'doni, di cui riparlai nel-
la biografìa. Dopo aver esercitato il de-
canato sotto 3 i^api, morì d'86 anni nel
i83o. Da Porto gli successe il decano
cardinal Bartolomeo Pacea di Beneven-
to, 2ià seqrelario di stato di l-*io Vii , <i
con esso sostenne con forte animo durn
persecuzione e deportazione ; arciprcU-
Lateranense, camerlengo di s. Chiesa, se
grelario del s. Offizio, pro-datario, e i.
legato apostolico di Velletri per disposi^
zione di Gregorio XVI; il quale nel 1 837"
gli die a suHragaoeo il pio, dolio e sag
V E L V E L 9^
mg/ Anloiiio {''ranci di Fil.icciniio Co- 63, (Inppniclu'qtieirinsijjiieniTiaineiUo lo
iicaili />V)//J//, vicntio geiieiale in Vel donianila in concistoro da perse il neovc-
riii, col lilolo di vescovo di Canata. Il scovo d' Ostia e Vellelri; mentre a p. 64
«rdinal l'acca q»»al preside di Vellelri, e narrai come Gregorio XVI l'i i iuglioini-
anche pastore niuninco e yelanle, di so- pose il pallio al nìedesimo cardinal Mi-
,)ira, nella hiocrafia e alttove aflelttiosa- cara.Qoesli morto a'24 'nnp;gioi847, da
niente celebrai, per dottrina eerudizione, n)g/ Francesco l'enlinicdid cav. Anlo-
:niecenatede'lelterali, amatore intelligen- nio Neri snoi eredi fiduciari, furono n>an-
le di belle aiti, amabile e venerando a dati in legalo alla cattedrale di Velletri,
■lutti, benefattore insigne di Velletri e sua una pianeta e la cassa degli argenti di sua
diocesi e provincia, generoso co'poveri e cappella. Il regnante Pio IX nel conci-
;Colla cattedrale, che abbellì e donò di co- sloro dell' 1 i giugno i 847, assolse dal vin-
(spiciii nlcn-iili sagri. Di più ristorò In cai- folo di vescovo di Porlo [T' .)^ s. Rnfjinrt
tedrale d'0.y//«,e ne abbellì l' ej)iscopio e Civila^'crchia [come Io stesso Papa nel
(formandovi il museo Ostiense (oltre rpiel- i854 disgiunse Civitavecchia e 1' uni a
i|lo domestico che indicai nella biografia), Corneto, conferendo la chiesa di Porto e
[e nel i83q vi ricevè Gregorio XVI, il s. Piuflìna al sotto-decano e arci|)rele Va-
Upiale vi si recò per migliorare la navi- ticano cardinal ftlario [vlallei di Pergola,
[{^azione del 7V'«'e/T, e la sorte d'Ostia on- ora pro-dainrio, già vescovo di Fr(i'!cnti
de liberarla dall'acque stagnanti, purgar e prefetto di segnatura, lo notai ne' voi.
l'aria dalle mefìtiche esalazioni, bonifica- LXXII,p. 275, e LXXVllI, p. 28o),rat-
|ie i suoi terreni e ripopolarla. Le vicende tuale decano del sagro collegio cardinal
|de* tempi oou gli permisero d' edelluare Yincenzo Macchi di Capo di Monte dio-
tali beiiefici divisamenli. Il canlinal Pac- cesi di IMoiitc Fiascoiic (nel qual artico-
,ca, infermatosi in Pioma di grave malat- Io narrai le sue benemerenze con quella
]lia, venne due volle alFelluosamenle visi- cattedrale), lo preconiz7.ò vescovo subui-
lato da Gregorio XVI, e poi morì nel ba- bicario d' 0-.tia e Vellt-tri. Già delegalo
tcio del Signore nel i844 d'88 anni me- npostolico di 7''or/oo'rt//o, arcivescovo di
'iK> I i4 giorni, assai compianto. Gli sue- Nisiììi e nunzio di Si'izzera e di Fran-
,cesse il decano cardinal fr, Lodovico iMi- eia, prefetto della Segnatura di giustizia,
,( ara cappuccino, già vescovo di sua pa- come narrai in tali articoli; ora è segreta-
, fria Frascati, chiesa da lui ritenuta scn- rio del s. OHÌzio , segretario de' brevi e
I za pregiudizio del sollo-decanalo, quan- perciò gran cancelliere degli ordini eque-
;do a'22 gennaio 1844 si astenne dal pas- siri pontificii, i.° legato apostolico di Ma-
'sare a quella di Porto e s. Ruffina, men- ritlima e Campagna, ossia «li Velletri e
■Ire a'17 del successivo giugno pervenne sua provincia, e prefetto della s. Congre-
a questa. Come in tale concistoro, essen- gazionc cardinalizia della ceremoiiialc,
;do il cardinale maialo, il suo procurato- prefettura annessa al decanato, come lo
I re cardinal Macchi indi lui nome da Gre- è la pioteltoria dell'arciconfialernita di
I gorio XV I oliò questo vescovato, lo dissi s. Anna (\e Palafrenieri {F.) sino dalla
nel voi. L, p. 82, riportandone la formo- sua fondazione. Di sopra ragionai del suo
\ la , in lino a quella colla quale il cardi- solenne ingresso, delle molteplici e gene-
^ nai Macchi domandò dimettersi dal ve- rose beneficenze verso Vellelri e sua dio-
scovato di Paleslrina per passare al vaca- cesi; quanto sia zelante e provvido pasto-
to di Porto e s. Iluftina. Come nello sles- re, sollecito del decoro della casa di Dio,
so concistoro il cardinal Macchi fece istan- limosinierocogl'indigenti, benemerito del
za al Papa pel cardinal Micara del pallio, pubblico insegnamento civile e morale,
colla furmola, lo riportai nel voi. LI, p. Onde ben a ragione il can. Dauco dice,
.,(> V E L V E L
leputnisi forlunala la cillà e diocesi pov gnnnle Ponlefice Fio IX, olire ì listniivi
e>s<fr f;oveiiialn da un [)aslorecosì mimi- della rocca d'Ostia (destinala pe'condan-
fjco.anioroso, dotto, vii^ilanle e tulio l)un- nati a'Iavoii pidjblici, onde nelle buone
là. 11 Papa gli die nel concisloio de' 27 stagioni adoperarli in opere agricole ed
sctlenìlire i852 a sullifiganeo l'odierno altre di pubblica ulilità, conke 1' impie-
mg. Gesualdo Vitali di Rlondolfo dioce- garli negli scavi medesimi, a vanlagj^io
si di Sinigagliii, preconizzandolo vescovo delle antichità e delle arti. Iieslanri ese-
d' Agalopoli. Dice la proposizione conci- guiti sotto la direzione del prof. Federi-
sloiiale, che successivamenle era slato vi- co Giorgi, col doppio scopo di restituirla
cario generale di Ferrara, Ostia e Velie- alla sua forma e assicurarne la conser-
tri, Palestrina e nuovamenle d' Ostia e vazione, e senza recare nocumento alla
Velletri, come Io è tuttora, prolonolario sua struttura e superstiti oruamenli), si
apostolico, cameriere d'onore pontificio e riaprirono per cura e spese del prelato
arcidiacono di Paleslrina; encomiandolo mg. 'Giuseppe MilesiPironi-Ferrelli mi-
in essa il Papa per prudenza, probità, dot- nistro de'lavori pubblici e belle arti, ob
liìua come (iolìoì e in nlrofjite j'uris, re- cardinale legalo delle R.omagne, onc
riinique. iisii pracslanlia spccimiiia. Ili- rivedessero la luce altri monumenti pr«
ferisce la della ultima proposizione conni- gievoli per l'erudizione e per l'arte ; sol
storiale, ogni nuovocardinal vescovod'O- lo la direzione del eh. commend, Pieli
.stia e \ elletri non essere tassato ne' libri Ercole Visconti co'nmissario dell' anl|
della camera apostolica, né in quelli del chilà,edel cav. Gio Ballista Guidi ispt
sagro collegio. Ascendere le rendile della lore onorario de' medesimi scavi, Piicoi
mensa ad uiìdecini circiicr luìllia sento- dai i nìonumenli scoperti a Ostia, e ci
rum, ma colla perpetua pensione di scu- me il Papa andò tulio a vedere con pi(
di 600 a fijvore della mensa vescovile cere l'i 1 ottobre, ricevuto dal cardin|
Tusculana, ainscjne oueribiis gra\'ati. Macchi. Al cennochediedì, citai i num^
iJioece.ses unìtae salis sunl anijìlae, et ri del Giornale di llonia, che bene ogj
jiliira .sub se conlinent loca,c\\e tutti de- cosa descrissero. S'incominciarono gli sci
scrissi superiormente in questo stesso ar- vi in uno de' sobborghi, a poca dislani
licolo. da Ostia moderna, quasi dirimpello al
11 vescovato del cardinal Macchi forme- suburbana chiesa di s. Sebastiano, elj
là epoca, anche per Ostia. Imperocché, silo superò le concepite speranze; essei
dopo aver parlatoaqueU'ailicolodella fé- dono ubertosa primizia il prezioso sepc
lacità de'suoi scavi, inli apresi prima da creloivi trovato, con vari marmi pregie-
l'ioVl, epoi con piùsuccesso da Pio VII, voli, e iscrizioni delle romane famiglie
già notai nell'articolo Tevere, colla qua- dimorate in Ostia. Il ricordalo numero
le tanto si rannodano le sue notizie, come del G/o/vjfl/e, ecco come descrivel'odier-
iieli855, e nel modo rilisrilo dal n."! 07 na Ostia, quando la visitò Pio 11, rica-
del Giornale di Roma (il quale rileva a- vandolo da'suoi Commentari. »jVeggoii-
Vere il cardinal Macchi corrisposto e da- si diroccali portici, giacenti colonne e
lo a'voleii pontificii pronto adempimen- frammenti di statue, pareli d'un anlicc
lo, ed inoltre: essere benefica e provvida tempio spoglialo del marmo, e una par
intenzione del Papa, che con quanto si te d'un acquedotto. Le anlicheed ampli
estrurrà da' lécondi scavi, intende d'ac- mura della città crollarono, e ridotte ;
crescere gl'insigni musei pontificii di Ro- forma più angusta racchiusero sollanl(
ina ; ed all'evenienza quelli pure di Do- la cattedrale e pochecase; ma anche que
Jogna e di Perugia, dove siano d' ulile sle si dicono disIruUe da Ladislao re il
ogh studiosi delle arti), d'oidiue del re- Sicilia. Le mura souo per la più pari
V EL
rotte, la chiesa crollata, reslantlo solo la
parie superiore, ove sorge l'uitare mag-
giore: tutte le altre case sono in rovina. Il
palazzo episcopale fu coperto ed in par-
ie restauralo dal cardinal camerlengo di
Papa Eugenio IV: e nessun altro edilizio
vi ha da potersi abitare, tranne un'oste-
ria ed un'alta e rotonda torre fatta da
Martino V per custodia del luogo e per
vigilare il contrabbando. Ecco qual è al
presente Ostia, sì celebre presso gli an-
tichi. L'abitano pochi pescatori prove-
nienti dalla Dalmazia, ed i custodi della
terra". Noterò che in progresso la Con-
dizione d'Ostia e di sua cattedrale miglio-
rò, oltre r erezione della famosa rocca,
che di sopra sono andato rammentando,
per munificenza de'cardinali vescovi d'O-
stia eVelletri. Successivamente il Giorna-
le di Roma del 1 856, con articoli dell'en-
comiato commend. Visconti, il quale fece
conoscere eruditamente i progressi vi la vo-
ri di scavo per ricerca di antichità, e Tim-
portanza del rinvenuto. Laonde col u. 7 l
del Giornale si apprendono i risultati di
quelli de* Bassi d'Ostia, di Monticelli, di
s. Ercolano, di s. Sebastiano. Come per
ogni dove si trovarono nobili avanzi, e
•i conobbe esservi più siti rimasti intat-
ti all'anteriori ricerche. Gli oggetti tro-
vati ne' vari edifìzi furono 4 grandi mu-
saici figurati, rilevale le composizioni a
nero sul fondo bianco; uno de' quali di
finissimo disegno con dadi tanto minuti
che supera l'artifìcio di molti musaici a
colori. Quasi 100 iscrizioni antiche, inte-
ressanti anco per la dimostrazione de'
legami di famìglie fra la colonia Ostien-
se e Roma; e contenenti pure ricordi
d'iifTizi pubblici e privati, non che indizi
de' luoghi di Ostia e suburbani. Otto os-
suari di varie forme e ornali, di meravi-
gliosa conservazione e del pììi elegante
intaglio. Cinque sarcofagi con ben con-
servati e leggiadri bassorilievi, di prefe-
renza esprimenti ninfe sopra tritoni e a-
nimali marini, a diporto nel placido ma-
re. Diverse altre sculture, fra le quali la
voi. xc.
V EL 97
figura al vero d' una donna velata seini-
giacente. La statua d'un giovanetto, ve-
stito colla pretesta e colla bolla penden-
te dal collo. Un busto femminile, che
per la sua bellezza meritò collocarsi nel
museo Vaticano - Chiaramonli, perchè
sen)bia rappresentare la famosa Giulia
figlia d'Augusto. Si apprende dal n. i 2 i
del Giornale di Roma, che il Papa Pio
IX a' 28 maggio i856 si recò ad Ostia
per visitare gli scavi, ricevuto ossecjuio-
samente dal cardinal Roberti presidente
di Roma e Comarcajda mg.' Milesi-Pi-
roni-Ferretli, dal commend. Visconti e
dal cav. Guidi. Si cocnpiacque osservare
in ogni loro parte gli oggetti d'antichità
molto importanti ivi scoperti. E dopo
aveie esternala la sua approvazione, am-
mise al bacio del piede diverse persone;
e partì per andare a vedere gli afi'reschi
che si stavano eseguendo nella basili-
ca di s. Paolo, e restò a desinare nell'a-
diacente monastero cassinese. Delle pa-
ludi, Iago o stagno Ostiense, ne parlai a
Ostia, ed a Sale e Saline, quelle d'O-
stia producendo ottimo sale e meglio lo
daranno se l'aria, come ora si spera, per-
mettesse maqs'ior numero di lavoranti.
Accennai nel voi. LXXXIV, p. 61 (oltre
la bonificazione Piana o prosciugamen-
to de' terreni vallivi del 1.° circondario
della provincia di Ferrara, di cui ripar-
larono il Giornale di Roma del 18 58
col n. 23, e la Cii'iltà Cattolica nella
serie 3.", t. 9, p. 234), '*■ pontificia conces-
sione tendente a prosciugare lo stagno
d'Ostia, che ha intrapreso una società,
rappresentala dal cav. Felice Bidault, on-
de rendere all'agricoltura assai parte di
quel territorio, e provvedere alla salu-
brità de' vicini latifondi, non che a quella
stessa di Roma, alla quale riescono pre-
giudizievoli gli effluvi di quella vasta e
abbandonata palude. Riferì poi il n. 228
del Giornale di Roma^ che il Papa Pio
IX 1*8 giugno 1857 si recò ad Ostia, ri-
cevuto dal cardinal Roberti presidente
di Rooiu e Comarca, e dal sullodalo uig.*^
7
98 V EL
Milesi-Pironi Fent'lli. Dopo avere ora-
lo in chies.T,ferniossl anzi lutto ad un mo-
numento onorario, ove la società pel tli-
seccameiilo per lo stagno Ostiense e per
l'ampliazioneemiglioraaienlotlellesaline
avea collocato in suo onore la martnorea
iscrizione, che il Giornale riporla,e com-
posta dal commend. Visconti. Indi si con-
dusse a piedi agli scavi, accompagnalo
dal Visconti e dal cav. Guidi, percorren-
do l'antica via Ostiense, la quale essen-
do fiancheggiata da' sepolcri ivi scava-
lli; lasciati sul luogo persuo volere, il
Papa si fermò a osservar quelli aventi le
antiche iscrizioni, che ricordano cospi-
cui personaggi della colonia romana d'O-
stia. Giunto alla porta dell'antica città,
vide al lato di essa la stazione militare,
dove in un nascondiglio furono trovate
219 medaglie del triumvirato d'Ottavia-
no, di Marc'Antonio e di Lepido. Oltre-
passato quel punto, osservò il Papa la
grande statua di Cerere, e ammiratane
la bellezza ordinò che fosse collocala nel
museo Vaticano, riempiendo così il vuo-
to lasciato nella sala rotonda dn quella
trasportata a Parigi (la Cerere Ostiense,
restaurata dal valentissimo scultore Pie-
tro Galli, con illustrazione se ne pubbli-
cò il disegno wf^W Album di Roma, t. 25,
n." i4)' Fermò anche la sua attenzio-
ne sopra 6 altre statue, e specialmen-
te sugli avanzi d' un colosso. Proseguen-
do per la scoperta via dell* antica cit-
tà, giunse ove sì stava scavando la conti-
nuazione del pubblico condotto della co-
Ionia Ostiense coll'epigrafe: Colonoruni
Coloniae Osticnsis. Esternatasi dal Pa-
pa r alta sua soddisfazione per lutto-
ciò ch'erasi fìttto dall'ultima sua visita,
passò al palazzo dell'episcopio, dove fer-
matosi alquanto, ammise al bacio del
piede varie persone, a tutte comparten-
do la sua apostolica benedizione. Rimon-
tato in carrozza, partì da Ostia, recan-
dosi a pranzo nel monastero cassinese
contiguo alla basilica di s. Paolo, che per
giacere maestosamente sulla via Ostìen-
V E L
se, anche con questo nome si appelli. 11
medesimo Giornale di lìonia lìaì 1817
produsse del commend. Visconti 1' arli-
colo: Scavi d'Ostia, hi esso si aggiungono
oltre erudite nozioni alle riferite, per fui*
conoscere la rara feracità del classico suo-
lo Ostiense, che (juasi ad ogni poco trat-
to che ne venga rimosso, si hanno mol-
teplici insigni dimostrazioni del fioren-
tissìmo stalo della romana colonia. Si
parla, oltre de' nobili marmi, de' trova-
li utensili in bronzo, in avorio, in vetro,
in argilla e stucco. Delle scoperte rovine
ivi fatte di diversi edifizi, non lunge dal-
la torre Covacciana, d'8 stanze o sale, hi
una vasta camera, le cui pareti sono anco-i
ra rivestile di avanzi di preziosi marmij
trovossi in perfetta conservazione il pavii
mento di musaico a colori vivissimi e vaj
riatijdi smalto e pietre, rappresenlanli (le
ri e meandri,e intreccio d'ornati d'elegai
te disegno; opera accurata eseguita ad ini^
tazionc de' tappeti asiatici degli assir
Questo musaico pare che dovrà decora
re nel J'adcano il pavimento della sa
la che va a dipingersi a fresco, con ra[
presentarvi il promulgato dogma del
r Immacolata Concezione. In un'alti
camera un musaico bianco e nero pr(
senta in un quadro un amorino che ca
valca un delfino, spingendolo al cori
colla frusta. Altrove in un musaico, pi
re a bianco e nero, sono ritratti di na
turale grandezza 5 atleti, e quello ch'I
nel mezzo corona se stesso. E siccome
lega e corrisponde al gran musaico tratt
dalle termeAntonianeed esistente nel int
seo Lateranense, probabilmente in ess
si trasporterà. Fra' moltissimi avanzi (
rari marmi, ancora esistono due colon
ne di giallo antico, in parte ancora erel
te sulle basi, e sembrano appartenenti
un portico; anzi si congettura, con qua
che fondamento, potersi ravvisare ni
discorso grande edifizio gli avanzi dell
terme d'Ostia, edificate con ogni proft
sione d'ornamenti nel principio dell'ini
pero di Autonino Pio; così quell'august
VEL
nel coslrnii'le soddisfece nd una promes-
»n (li Ti:>iano,e se ne iva la conferma da'
holli de' mattoni trovati, spettanti al t."
anno del suo ìm[)ero. Tali teitne sog-
giacqiieio a incendio e quindi furono re-
staurate. Presso lo scavo vicino alla por-
ta della città, si trovò un'iscrizione voti-
va per la salute di Cornmodo; raro rno-
nu(nenlo, sapendosi che venne abolita
ogni memoria di quel degenere figlio di
Miirco Aurelio per pubblico decreto. Col
ritratto ili esso Conimodo si rinvenne an-
cora un bollo in piombo, che ha all'intor-
no r iscrizione della stazione del foro o-
stiense per l'opera o pel materiale di ferro;
cosa che prima non erasi veduta in simili
bolli, già per se stessi ben rari. Dichiarò
poi il n.° 25 del Giornale di Roma del
i8'j8, avere il Fapa a' 20 gennaio per-
messo, in conseguenza delle concessioni
de' 4 "'"Sd'o i^'^S e 22 gennaio 1837,
approvandone gli statuti, per mezzo del
ministero del commercio e lavori pubbli-
ci, la formazione d'una società anonima
di azioni, per le saline d'Ostia per Scan-
ni, e per 99 il bonificamento dello Sta-
gno Ostiense. Indi m'istruisce il n°6'j del
Giornale de'2 1 marzo i858, della for-
mazione della società stessa col titolo di
Società Pio-Ostiense per le Saline e
Bonificamento dello Stagno d' Ostia,
riportandosi in detto numero e nel se-
guente gli approvati statuti. La società
ha per iscopo.i. "Le saline d'Ostia, miglio-
ramenti e prodotti di esse.2.°La fabbrica-
zione de' prodotti chimici che si ricava-
no cMV acri ne nindri3°\\ prosciugamen-
to dello stagno d'Ostia e la coltivazione
di esso.4.''Tntle l'operazioni d'industria,
d'agricoltura e di commercio che si lega-
noa'sopra esposti oggetti della società. Di
questa è ingegnere in capo il cav. Dechar-
me. Il n°'j5 del medesimo Giornale, ri-
porta l'articolo: Società Pio-Ostiense
per le Saline e Bonificamento dello Sta-
gno di Ostia. In esso si contiene l'accor-
datodnl governopontificioal cav.Didault,
concessionario delle Saline d' Ostia e io-
VEL 99
ro miglioramenlì e della bonificazione
dello Stagno Ostiense, per indennizzarlo
delle spese da farsi. Su di che devesi te-
nere presente la dichiarazione pubblica-
ta nel susseguente n.° 87 del Giornale.
Nel n.° 90 si legge: Sua Santità si è be-
nignamente degnata di porre l* augusta
suo nome nella sottoscrizione della So-
cietà Pio- Ostiense pel bonificamento del-
lo Slagno d' Ostia, ed il miglioramento
delle Saline. 11 Giornale di Roma (\e\ìo
stesso i858, n.° 97 narra : Che il Papa
Pio IX, a' 29 aprile si recò ad Ostia, ac-
compagnato dalla sua nobile Camera
segreta, ivi ricevuto dal cardinal Rober-
ti, dal conte Colloredo Walsée ambascia-
tore d' Austria, portatosi a visitare gli
scavi, da mg.' Alessandro Macioli arci-
vescovo di Colossi e vicario generale del
cardinal Macchi, come vescovo d' Ostia
(secondo la rettificazione inserta a p. 395
dello stesso Giornale), e dal cav. Luigi
Tosi sostituto del ministero del commer-
cio e lavori pubblici. Dopo avere ascol-
tata la messa. Sua Santilà si compiac-
que rivedere gli scavi piìi vicini e altre
volte visitali, ed il commend. Visconti le
fu guida. Il Papa osservò il tempora-
rio ornamento fatto disporre per si fau-
sta circostanza; si fermò lungo l'antica
via a vedere i nuovi avanzi de* monu-
menti sepolcrali scoperti, il nuovo sarco-
fago in marmo ornato di sculture sulla
fronte, rinvenuto nell' ultimo sepolcro
sgombrato a sinistra di chi giùnge alla
porta liomana dell'antica città. Indi os-
servò ancora l'antica stazione militare
presso la stessa porta, compiacendo?! ri-
conoscere la disposizione appropriata al-
l'uso, non che le testimonianze della pre-
senza de' militi, che tuttora vi rimango-
no. Entrato il Papa nella città, trovò nu-
merosi frammenti marmorei e le statue,
quali pili e quali meno conservate, ivi di-
sposte, rammentando quanta testimo-
nianza si vedesse in tali monumenti del-
l' antico splendore dell' Ostiense colonia
e della potenza romana. Fermatosi nella
joo VEL
piazzn che si apre all' ingresso della cit-
tà, vide la fonte con parte delle decora-
zioni, edincnin a destra ; vide il diraninr-
si delle vie, la fabbrica presso alia quale
fu trovalo l'orologio solare in marmo,
giù per sua nìunifìcenza nel museo Va-
ticano, ed il non lontano luogo dov'è an«
cora r iscrizione onoraria posta a Caio
Grafiio Maturo. Veduto lo sviluppo che
i lavori di scavo erano per acquistare su
questo punlo, gli antichi condoni di piom-
bo per gran trailo conservali sul luogo,
non senza dimostrare quanto approvas-
se tulio l'eseguito, il Santo Padre passò
in carrozza all'altro punto delle lavora-
zioni. Quivi discese nell'inferno delle va-
ste Tern)e Ostiensi, ne ammirò parte a
parte la disposizione accompagnala sem-
pre da sontuosi ornamenti. Richiamaro-
no la sua attenzione i rari marmi onde
le pareli sono in parie ancora rivestile,
gli avanzi delle colonne, i pavimenti in
musaico, fra'(|uali arrestò la sua speciale
attenzione sui distinti pregi di quello
grande a colori imitante il discorso ricco
babilonico tappeto, e nuovamente con-
fermò r ordine che venisse trasportalo
ad acrescere lo splendore del Valicano.
Passando più oltre, dove l'edificio del
bagno è piìi profondo, lesse 1' iscrizione
composta e fattavi collocare dal commis-
sario dell'antichità, esprimente i pensie-
ri ed i voli che ben si confacevano alla cir-
costanza ed al luogo, la quale venne ri-
prodotta dall'^^/i^m di Ronia,l. i5, p.
109. Era quivi ancora la statua mulie-
bre ultimamente scoperta, lavoro per
larilà d' artificio e per bellezza di con-
servazione egualmente commendabile. E
a notarsi che si raro lavoro conserva trac-
ce della pittura sovrapposta con varie tin-
te alla tunica e al manto, l'uno colorito
di porpora e l'altro di tinta cerulea. 11
Papa ordinò il trasporto della statua, che
ha porporzioui oltre al vero, per esser
poi collocala ne'ponlificii musei. Veduti
altri frammenti di scìdtura e passando
oltre nel vasto edifizioj mentre osserva-
VEL
va un leggiadro musaico, rappresenlnnle
un genio che spinge al corso un delfina
stando sopra esso a cavallo, furono a'picdi
del Pontefice i valenti incisori incanmii-i,
Tommaso e Luigi padre e figlio Sauli-
ni, e presentarono ridotto a cammeo il
grazioso soggetto, ed il Papa si degnò ac-
coglierlo benignamente. Accolse poi la
deputazione del consiglio amministrativo
della Scjcielà Pio-Osliense pel bonifica-
mento dello Slagno e miglioramento del-
le Saline, a cui dimostrò quanto ha a
cuore il buon esilo dell'impresa. Ammes-
si al bacio del piede gli scolari d'archeo-
logia deli' università romana (i cui nomi
si leggono nel citalo Album di Ronidj
insieme al sonetto da loro umilialo al
Papa, ivi celebrandosi questa pontificia
gita ad Ostia), il commissario dell'anli
chilà gli presentò una raccolta a stampi
dell' antiche iscrizioni Ostiensi, in conti
n nazione a quella pubblicata ne' passat
anni. Sua Salitila mostrala la sua sovra
na soddisfazione, e dopo essersi paterna
niente trattenuto con villici adulti e fan^
cìulli, die generosa elemosina e la sua be
nedizione, partendo a mezzodì per la pa
triarcale basilica di s.Paolo, incontralo da
cardinali Anlonelli, Bofondi e Teodolfo
Merlel ( che poi nel declinar di giugno
nominò proiettore di Cori), Nel mona-
stero ammise alla sua mensa tulli i sun-
nominati cardinali, gli ambasciatori di
Austria, di Francia e di Spagna, gli ar-
civescovi Macioti e Falcinelli, altri ve-
scovi, il general Goyon comandante la
divisione francese di Roma, il genera
None in essa comandante di piazza, ed al
tri personaggi. Dopo il pranzo Sua San
lilà visitata la basilica Ostiense, ritornò
«l Valicano. Tra le narrale ulteriori esca
vazioni, ricorderò il basso rilievo rap-
presentante due de'falli d'Ercole; quan-
do solfoca Anteo, e quando uccide Bu-
siride. Tale scultura, egregiamente con-
servata, fu posta per avventura ad orna-
re la stazione militare vicino alla porta,
presso la quale si rinvenne. JNella stazio-
VE L
ne meilcsiin.i si scuopn all' aulico suo
luoijo una tavola lusoria di marmo ,
stata tl'uso a' soldati pe' loro giuochi. Il
connnendator Visconti, nel!' accademia
romana d' aiclielogia, di cui è segretario
pei[)elun, pili volte dicliiarò il metoilo
da lui fililo eseguire negli scavi per la
ricerca de'montitnenti tornati in luce in
Ostia, progressivamente clieandavnsi fa-
cendo; rilevando l'accresci mento de^pre-
gi edelleglorie monumentali che ne de-
rivavano a Roma (nel corrente i858 ne
ragionano i n. 20, 3i, 62, 100, 109 e
I2g del Giornale di Roma). Inoltre nel
pregievolissimo Giornale Arcadico di
Roma, di cui è direttore lo slésso com-
mendatore, si riportano del medesimo,
e da Ini umiliale al Papa. Nel t. iSg.
Le Iscrizioni della Rocca d! Ostia per
la prima volta riunite e pubblicate nel-
la faustissima occasione che il Papa
Pio IX si reca ad osservarla. Si ag-
giungono alcune singolari iscrizioni
cristiane antiche scoperte in Ostia, do-
ve si trovano infisse nel palazzo vesco-
vile, ec. Nel t. «42. Antiche Iscrizioni
Ostiensi tornate in luce dall' escavazio-
ne dell' anno 1 856, scelte e pubblicate
nella faustissima occasione che il Papa
Pio IX si recò ad osservarle il 28 mag-
gio dell'anno medesimo ec. Si aggiun-
gono alarne brevissime annotazioni a
talune di esse Nel l. 5 della nuova serie.
Antiche Iscrizioni Ostiensi, tornate in
luce dalV escavazioni dell' anno iS56 in
1 85 7, scelte e pubblicate dal commend.
P. E. f^isconti ec, nella faustissima oc-
casione die il Papa Pio IX si recò ad
osservarle il giorno 8 d' ottobre iSSj.
Per tutto (juanto i'accenoalo, per tanti
fausti auspicii, si è cominciato in Ostia
un lusinghiero avvenire; laonde può ra-
gionevolmente sperarsi, che Ostia presto
Gambiera i suoi destini, la sua condizio*
ne; e andrà nel materiale e nel formale a
riacquistare parte del suo antico splen-
doree importanza, con miglioramento di
aria, e perciò aumento d'abitanti, di com-
VEL IO!
merclo e industria, e di colli visitatori.
Inoltre non si può tralasciare di ripro-
durre il disegno di ricostruzione dell'an-
tico Porto Ostiense o Romano, e quanto
si propone pel fine di risanare l'Agro Pon-
tino, col riferito egregiainente dalla Ci-
viltà Cattolica, sevìe 3.', t. 9, p. 598, per
la sua grande importanza e per interes-
sare non solamente Ostia, ma Velletri
slesso e sua provincia, anche come argo-
menti di cui tanto parlai in questo e in
altri articoli, ed i quali hanno piena re-
lezione con questo medesimo, L'egregio
ingegnere Vincenzo Manzini pubblicò nel
1 857 inRoma: Del metodo di restituire a
Roma l'antico suo Porto, liberarla dal-
l'inondazioni e da' centri d'infezione del-
la sua aria, e delle conseguenti Bonifi-
cazioni, navigazione ed irrigazione ge-
nerale degli Agri Romano e Pontino, ri'
sguardate quali basi di pronta e sicura
colonizzazione delle provincieMediter-
rance Pontificie. Progetto dell'ingegne-
re ec. Questo grandioso ed elaborato di-
segno, per risolvere l'antico e importan-
tissimo problema di sanare, rifiorire e
colonizzare tutta la Maremma Romana,
il regnante Papa ha di nuovo proposto al-
l'esame de' dotti. La Civiltà Cattolica^
occupandosi tanto utilmente anche delle
scienze naturali, lasciando a' periti il giu-
dicare della parte tecnica di quest'insigne
lavoro, reputò pregio dell'opera il darne
un breve ragguaglio, facendo insieme
plauso al Mair/ini del suo nobile pensie-
ro e de* profondi studi da lui posti a ma-
turarlo. Due sono le parti principali che
abbraccia questo disegno, riaprire cioè
alle foci del fiume Tevere l' antico Porto
Ostiense o Romano e risanare l' Agro
Pontino; ambedue connesse intimamen-
te fra loro e necessarie, secondo l'autore,
a dare una compiota soluzione al quesi-
to proposto. Quanto alla r.*: de' 3 porti
c'o'ebbe in antico Roma imperiale, cioè
quello d'Anzio a levante, quello di Cen-
tumcellé a ponente, e fra essi due quel di
Ostia o Romano in sulle foci del Tevere,
I02 V E L
pare gìustflDiente all'autore che quest'ui-
limo, come il più opportuno, fosse e an-
cora sia il più clej^no di fonnare la vera
porta ili mare della capitale del oìoiulo .A.
rendei e al PortoOstiense oKomano l'an-
tico splendore non altro si richiede, che
ricostruirlo a un dipresso quale fu sotto
gl'imperatori. Claudio, che lo decretò nel-
l'anno 48 di nostra era, lo apr'i scavando
al lato della bocca 0 foce tiberina un vasto
bacino dentro terra e introducendovi il
mare. Quindi gettò nel mare slesso due
grandi aggerì, che ne chiudessero il seno,
e in sulla bocca di (|uesto alFondando la
gran nave che avea traspoi tato in Roma
l'obelisco Vaticano, se ne servì di base
all'isola che fabbricò per antigiiardo del
porto,edal mezzo del quale sorgeva il gi-
gantesco faro, imitato da quel di Alessan-
dria, i 3oj00o operai occupali a ciò negli
I I anni che gli restavano di vita non ba-
starono a Claudio per veder compiuta
l'opera. Questa fu terminata e inaugura-
ta dal suo immediato successore Nerone,
il quale non contento di tanto, volle an-
che in Anzio sua patria costruire un al-
tro sontuoso porto da lui chiamalo Nero-
niano, ora detto Porlo d'yJnzio, Dipoi
Traiano aggiunse al Porto Ostiense os-
sia Romano nuove e grandi opere, che
Io recarono al colmo del suo splendore.
Scavò dentro terra la Darsena Traiana,
equivalente per ampiezza ad un 2.° por-
to, comunicante col i.° per un largo ca-
nale; di fianco al porto condusse la Fos-
sa Traiana, ora Canaledi Fiumicino (sul
quale luogo frazione di Roma, come Por-
to e Ostia, non si devono dimenticare le
nozioni statistiche recentissime di sopra
riferite, alle quali aggiungo, che la Sia-
Ustica del i853 del ministero del com-
mercio vi enumera: case loo, famiglie
aoo, popolazione Soy. Non ricordando
Porto, forse l'amalgamò a Fiumicino), e
per mezzo d'un canale trasverso messa-
la in comunicazione colla sua Darsena,
congiunse l'acque delTevere a quelle del
porlo interno, di modo che le navi potes-
VE L
sero (la questo continuare direttamente
la via su pei fiume sino a Routn; ed alla
bocca di questo canale trasverso |)iantò
robuste porte o chiuse contro gl'iiiterri-
menli, alle quali porte è dovuta la con-
servazione del porto per oltre a 1 5 seco-
li, come dalla loro distruzione deve ripe-
tersi la perdita del porto e il così rapido
e seuìpre crescente protendimento della
spiaggia di Fiumicino. Il disegno dunque
del jMauzini propone in 1 ." luogo di sca-
vare un bacino da lui chiamato Bacino
Pio, al modo stesso che Claudio scavò
il suo porlo ; poi riaprire ed espuigare
il Porto di Claudio e la Darsena Traia-
na ora Lago di Porlo, sgombrandoli dal
fango e dalle niacerie, e in un lato della
Darsena aprire lo sbocco ad un canale sal-
so che vada a metter capo nel Tevere de-
vialo a Ironie Galera, ovesaranno le porle
o chiuse Traiane costruite colle pro|)or-
zioni d'un grande sostegno moderno. In
tal guisa il Porto Pio, nome dato dall'au-
tore al nuovo porto, allunganilo l'anti-
co di quanto s'è inoltrata la spiaggia ver-
so maie, si troverà alla testa dell'antico
Porto Romano, di cui laddoppierà la su-
perfìcie, formando così uno de'più grandi
porli d'Italia, anzi del Mediterraneo. 11
nuovo porto occuperebbe una superfìcie
galleggiabile di metri quadralÌ2,632, 600;
de'quali 474>3oo presi al mare, 887, 5oq
pel nuovo Porto Pio, i,o43,85o pel Por-
to Claudio, 256,85o perla Darsena Tra-
iana; e potrebbe egli solo ricettare più va-
scelli che non tutti insieme i porti italia-
ni, eccettuata Venezia. La Fossa Traiana
non servirà più di bocca al Tevere, ma
munita di porte varrà a niellere in comu-
nicazione il porto col fiume, e per esso
con Roma, affinchè poi le navi, dopo va-
licato il sostegno, trovino fondo sudìcien-
le per continuare il viaggio di Roma, il
corso presente del Tevere dal sostegno sai
rà corretto ed abbrevialo. Inoltre difìaiil
co al sostegno si getterà sul nuovo Te vi
redi JMaccarese (tenuta dell'Agro Piomaj
uo, presso io Stagno di Caiupo 5uluio e u
V E L
, mare Mediterraneo, sulla sponda destra
della foce minore del Tevere, ina non n
contatto con esso, e presso la foce e sul-
la sponda destra dell'Arrone, fiume che
ila origine dal lago di Bracciano e si sca-
rica nel mare presso la torre di Maccare-
se. Questa tenuta è proprietà del princi-
pe Ros|)igliosi, ubertosissima e destinala
al pascolo delle vacche edelle bufale,lungi
circa i4 miglia da Roma, fuori le porle
1 Porlese.s. l\incrazio e Cavalleggieri. Nel
I 5o8 di Roma fu dedotta la romana colo-
i nia marittima d'\Fregenae,c\ìe poi decad-
I de e maggiormente alla fondazione del
Porto Ostiense o Romano) un robusto
ponte, sopra cui passerà la via Porlueu-
se, e i cui pilieri o piloni sosterranno le
porle o chiuse destinate a tenere in collo
le ncque magre, e a far correre, quandosi
voglia, l'intero Tevere chiaro nel canale
salso e attraverso l'intiero porto : mezzo
potentissimo d'espurgarlo, U Tevere poi,
che libero e diviso in più rami, i quali ne
scemano l'impeto, minaccia d'impaluda-
re e d'interrire sempre più la spiaggia,
incatenalo e costretto ad una sola bocca
a Maccarese,colmerà quello stagno, e sca-
ricandosi in mare con tutta la sua piena
terrà sbarazzata la sua foce, mentre un
emissario, munito esso pure di sostegno,
condurrà V acque torbide del Tevere a
colmare l' altro Stagno d* Ostia ; sicché
saran lolli di mezzo que' centri d'infezio-
ne e di sterilità. Tali sono i principali lavo-
ri ideati dal commendaloManzini nella i.'
parte. Nella 2,' tratta delle terre Pontine
M e del loro totale risanamento, compien-
do l'opera degli anlichi romani, e poi de'
Papi, principalmente di Martino V, Sisto
V e Pio VI, rimasta in gran parte inefil-
cace, o per incuria de'posteri, o per la fal-
lacia de'principii idraulici con cui fu ne'
Tari tempi condotta", A questo scopo l'au-
tore propone come spediente capitale
quel che già proposero nel 1800 Prony e
Fossombroni, di escludere cioè dall'Agro
Pontino i corsi d'acque stranieri, che so-
no la vera cauta delle paludi, couduceu-
VEL io3
doli fuor d'esso mediante nuove inalvea-
zionial mare: le acque paesane trovereb-
bero allora facile scolo, e il terreno ver-
rebbe in breve tempo prosciugato (il dot-
to avv. C. Fea nell'opuscolo, Ristabili-
mento'. i^Della città d' Anzio, e suo Por-
lo Neroniano.i. Della città d' Ostiacol-
l' intero suo Tevere. 3. Modo facile disec-
care le Paludi Pontine. In conseguenza
proposizioni solide per la coltivazione
delle Campagne Romane j ed estensio-
ne del commercio direttamente coli' este-
ro mediante que' Porli o nuovi Territo-
riij secondo l'intenzioni di Sisto F", Cle-
mente f^III, Innocenzo XII^ Benedetto
XIFe Pio VI, e della strada antica da
riattivarsi per Anzio, Roma i835. Egli
ragiona ancora dell'opere di De Frony,
Description hydrogr. et histor. des ma-
rais Pontinsj e del cav. Fossombroni,
Saggio sulla bonificazione delle Palu-
di Pontine). Di queste acque inoltre egli
vorrebbe giovarsi per compiere un ca-
nale interno di navigazione, che parten-
do da Terracina, pel monte Circeo, per
Anzio e pel Porto Romano si stenderebbe
fino a Roma. Ad Anzio si riaprirebbe
l'antico Porlo Neroniano, col quale co-
municherebbe il canale sopraddetto. E
cosi, prosciugatigli slagni, colmati i bassi
fondi, governate le acque, tutto quel trat-
to di maremma che si stende daTerracina
ad Ostia e a Roma, cioè una superficie
di I 3oo miglia quadrale, capace di ben
25o,ooo abitanti, verrebbe radicalmen-
te risanalo e restituito con immenso van-
taggio alla colturaeairabitazione.')L'ira-
presa tuttoché gigantesca e ardua, non
è certamente maggiore delle forze ma-
teriali di cui oggidì può agevolmente di-
sporre la meccanica e l'idraulica, soprat-
tutto colle macchine a vapore, le quali
suppliscono ad un tratto le migliala d'uo-
mini e di cavalli ; né delle borse, giacché
coll'associaziune de' capitali tutto è pos-
sibile. Secondo i calcoli dell'autore la spe-
sa totale dell' opere da lui ideale ascen-
derebbe a aa, 2 19,500 scudi: ma que-
io4 VEL
sti renderebljeio losto, mercè i leneni
actjuislali e luiglioiali, un prodotto di
41,012,600 scudi, cioè poco meno che
il 200 per 100; e ciò senza calcolare le
rendile de' porli di Roma e di Anzio,
dellit navigazione sul Tevere e «ul cana-
le die da Roma e da Porlo metterebbe
per Anzio e pel Circeo a Terracina. Quan-
to al tempo, lutto sarebbe compilo in 20
anni. III." decennio andrebbe ne' lavori,
cioè4anni per costruire il nuovo l'orto
Romano^dirìzzaree incatenare il Tevere,
ed eseguir l'opere delle Paludi Fontine; e
Gallili per colmare lutti gli stagni e co-
minciar lungo il lido una striscia di colta-
raa bosco. Il 2." decennio sarebbe impie-
gato a coltivare i lerrenigià sani, suddivi-
derli, fabbricarvi e popolarli. Degli im-
mensi vantaggi poi, che il compimento di
sì grand' opera recherebbe a Roma, allo
statoPoiitificio e all'Italia non accade par-
lare: tanto essi sono uianifesti,soprattulto
chi miri la nuova importanza che a'nosUi
mari promette di dare l'aprimenlo del-
rislnio di Suez (di cui feci ulteriori pa-
iole nel voi. LX.XXVlI,p.i88e i92),e
la floridezza che acquisterebbe senza dub-
bio il nuovo Porto R.omano, che per ca-
pacità sarebbe il 1° de' porti Medileria-
nei, e per postura Iroverebbesi quasi nel
centro della nuova e gran via che sta per
prendere il commercio marittimo delle
nazioni ".
\ELO, Fclum, Carbasus. Tela finis-
sima di seta cruda, stoffa più o meno leg-
gera. Velo si dice anche un abbigliameu-
lo fatto di velo, e talora di tela lina, che
portavano anticamente in testa le donne,
il quale non solo ancora usano, come si
dice ne' nostri Dizionari, le monache e
le villanelle, ma le donne in generale,
giacché in molti paesi dell'Europa, sq-
praltutlo in quelli del mezzogiorno, con-
servasi l'uso di coprirsi col velo. Le don-
ne greche allorché uscivano di casa ave-
vano un lungo manto chiamato pcploii,
P un panno di stoffa assai fina e legger^,
chiamato calypliyt, paracalj(-/jlr(i, crc-
VEL
(Icmnon, cecryphalox, therisln'on o ihe-
risCroii, che serviva loro di oriiamenlo,
e con cui esse si velavano e coprivano il
volto, sia per guarentirsi dall'aria, sia
per nascondere il volto allo sguardo al-
trui. SìIIjUo costume è stalo in lutti i
tempi osservato dalle donne degli orien»
tali per non esporsi in pubblico agli occhi
degli uomini, massime in Turchia, Pa-
recchie divinità mitologiche vedonsi ne'
monumenti col capo velato. Saturno lo è
sovente, e siccome è altrimenti chiamalo
il Tempo, fu così rappresentato come co-
lui che macchina nella sua lesta astuti
progetti, o piuttosto perchè i tempi sono
oscuri e coperti d'un impenetrabile velo.
Anticamente col velo si simboleggiava, l'e-
ternità; ed il velo fu anche geroglifico
della notte, e del termine della vita urna*
na, il che fu espresso ne' sepolcri antichi,
col simulacro della Notte che distende un
velo per dinotare il fine de' tempi, al mo-
do riferito dall'annalista Rinaldi all'an-
no 337, n.19, nel rendere ragione perchè
Costantino I fu espresso col capo tulio
velato in una medaglia, (iiunone per pia-
cere sempre più a Giove, dopo aver esau-
rita lotta l'arte degli acconciamenti, si
coprì d'un bel velo bianco; questo attri-
buto della dea, secondo alcuni, serve a
indicare, che spesso le nuvole oscurano
l'aria, della quale essa è simbolo. Anli*
camente si velava ancora il capo in se-
gno di dolore, ed i veli neri, come indizio
della morte, lo sono del Lutto (P^-)' In
Grecia e in Roma velavasi il capo duran-
te il lutto; ma i greci servi vansi in queste
occasioui di panni e di veli di color nero,
mentre le donne romane all'incontro im-
piegavano abili e veli di color bianco.
Quello ch'era vi di singolare in questo cor
stume sì è, che i figli accompagnavano i
funerali de' padri loro colla testa velala,
mentre le figlie seguivano il corteo col
capo scoperto. Spiega Plutarco che que-
sto si osservava, perchè i figli devono ri-
spettare al pari <ie' numi i padri loro,
che l§ figlie li devono piangere e Ume^j
VEL
lare solamcnle siccome uomini moi'll. Al-
tri opinano, che tale cosluniunza prove-
niva da questo, che in occasione di [ulto
»i osservava nell'althigHamento il contra-
rio di quello che solevasi praticare ordi-
nariiiniente. La stessa diversità dell'abito
era osservala in simile circostanza in E-
gilto e nella Grecia. A' parricidi fu decre-
tala la pena di morte col volto coperto
da ini velo nero, dovendo incederealsup-
plizioa piedi scalzi e con una lunga cami-
cia; come morte esemplare, ad tcrrorcm,
secondo le leggi di molti popoli. Gli an-
tichi scrittori parlano di veli, che consi-
stevano in drappi particolari, sioiiglie-
voli a' veli di cui le nostre donne si ser-
vono attualmente. Se le donne dell' anti-
chità non trovavano necessario di nascon-
dersi il volto loro, lo stesso velo riceveva
altre forme, edera accomodato diversa-
mente : da questo venne che la parola
crcdernnon indica in pari tempo la ben-
da con cui cingevasi ilcapo, e il velo che
' copriva interamente il volto. Questi veli
erano finissimi e trasparenti, d'una slof-
fii che fijbbricavasi nell'isole di Cos e di
A morgos nella Lidia, a Taranto e a Siris,
città d'Italia, ed è perciò che venivano
denominati eoa, ainorginae strina. Sì
traeano pure da Sidone, ov'erano tinti in
porpora, caujechè presso i greci i veli fos-
sero per l'ordinario di color bianco. Di-
oearco descrive in modo singolare l'uso dì
velarsi praticato dalle donne tebane. Es»
se portavano sulla testa un velo bianco,
che a cagione della sua estrema (ìrìezza si
accoinoda va al volto come una maschera,
ad eccezione degli occhi che rimanevano
sco[)erli col mezzo di due aperture che vi
si praticava. Le ateniesi servivansi egual-
mente di veli. Euclide di Megara per sot-
trarsi alla legge che proibiva sotto pena
di morte agli abitanti di quella città di
comparire in Atene, si travestì da donna,
si coperse il volto con un velo, e con sì
fatto stratagemma entrò la notte in Ate-
ne, per trovarsi nella società di Socrate,
l'resso gli spaitaoi le giovani fanciulle
VEL io5
Compai'ÌTano in pubblico col volto sco-
perto, giacché le soie donne maritale e-
scivano velate. Scrive Rinaldi, le donne
spartanelodatissi(ne sopra tulle lealtre,le
vergini solevano andare colla faccia sco-
perta, e le maritate coperta, acciocché le
une trovassero marito, e le altre avendo
i mariti non curassero di piacere altrui.
Ma soggiunge, che se le vergini spartane
sono riprese perchè portassero le vesti in-
sino al ginocchio, così non si devono lo-
dare che s'esponessero colla faccia scoper-
ta, quasi venali. Che direbbe il Rinaldi
se vedesse l'uso odierno, che le donne cri-
stiane, maritale e zitelle, portano cappel-
li, cheoltrelulto il volto lasciano scoper-
to quasi la metà del capo?! E che quasi
quasi, in alcuni luoghi, rare sono (|uelle
che usano di appendervi il velo detto vol-
garmente scullino, recandosi in chiesa?!
Qualche volta ledonne non coprivano che
per metà il loro volto per convenevolez-
za.In Calcedonia quando ledonne incon-
travano un uo(no e principalmente un
magistrato, non scoprivano che una me-
tà ilelle loro guance. Presso i romani le
donzelle e le doime maritate non osava-
no comparire pubblicamente senza esse-
re velate. Caio Sulpicio Gallo ripudiò la
moglie, perchè era uscita senzo velo.Que-?
sto era ordinariamente d'una slolFa tin-
ta in rosso o in porpora, ornato .sovente
di frangie e chiamalo Jlammeum. he ma-
trone romane avevano un altro modo di
velarsi, coprendosi la testa e la spalla
dritta d'un panno chiamato Stola (F.)
in greco e ricinium in latino, la cui mcr
là era gettata sulla spalla sinistra. Il co-
stume di velarsi giunse purea' celtiberi,
e le loro donne ornavansi d'un velo che
copriva tutta la persona, ed era fìsso sut
capo in modo affatto particolare. Esse
portavano delle collane di ferrocon lacnit
ne, che s'innalzavano al di sopra del ca-
po, e eh' erano incurvate assai in agget->
lo ; queste lamine servivano a sorregge^
re il velo, che le guarentiva dal sole, e
loro servi va in pari tempo d'ornaoieulo.
io6 V E L V E L
Il costume di velarsi esisteva pure pres- rneum nuptiale, non pei* altro cei'la-
so i greci dell'Asia minore e presso gli al- mente, se non perchè era di color por-
ti i popoli dell'oriente; egli è a (juesli per- pora, per meglio dinotare questa virtù
sino die deve la sua origine tale costo- s'i propria delle persone maritate, di cui
Dtanza. Le donne nella Media non usci- uH'i ne forma il principal ornamento. La
vano che velale, e CI edesi che Medea loro benedizione nuziale seguiva mentre gli
regina ne introducesse l'uso. Il velo era in sposi erano coperti di qnesto velo, per
uso nella Persia, e le rendite d'un'intera cui dice s. Ambrogio, che il matrimoiiio
provincia erano impiegate pe' veli della sia satiliflcato dal velo e dalla benedizio-
legina. Anzi Escliilo attribuisce assoluta- ne sacerdotale. Dice il Buonarroti nelle
mente l'uso de' veli alle donne persiane. Ossei\'azioni sopra i \'nsi nntichi di l'e-
Nell'Arabia le donne si velano con tanta tro, che il velo usato dalle donne cristia-
ansterità, che esse si coprono l'intero voi- ne nelle nozze, non è così antichissimo
lo ad eccezione d'on occhio. Negli Spo- come vogliono diversi scrittori; e quan-
salizi(V.)^\e%<^o i greci la nuova sposa si do fu introdotto venne colle benedizioni
coiuhiceva coperta d'un velo nuziale nel- ripurgato dalle superstizioni geiUilesche.
la casa del manto; essa non moslravasi E parla del velo portato dalle fanciulle
scoperta che il 3." giorno dopo le nozze, ch'erano per maritarsi. Nelle pompe nu-
ei regali che il marito faceva alla sua don- ziali di monumenti antichi mitologici, di
no, erano allora chiamati optcria e apo- marmo e musaico presso Wuìckelmann,
c.'i/jplcria, da calffìtra nome che indi- si vede la sposa col volto coperto da un
cava il velo. I romani osservavano lostes- velo nuziale bianco trasparente. A Spar-
so costume; presso di essi la giovane spo- la la statua di Venere Morfo, che avea
saera coperta d'un flaiivnewn implinle, un tempio con tal soprannome, era orna- '
per cautelare la sua modestia. Quel velo la d'un velo cnlyptraj la dea era velata,
nuziale era color di fuoco o rosso, aìlnie colle catene a'piedi postegli da Tindaro
d'indicare il pudore ch'essa doveva sem- sia per la fedeltà e subordinazione del-
pre conservale. Nel citato articolo parlai le donne versoi loro mariti, sia per ven-
di dello velo e di quello che si usava in dicarsi di Venere, cui egli imputava l'in-
copiiie gli sposi neir atto degli sponsa- continenza e i disordini delle sue pro-
li; del velo usato dalle spose degli an- prie figlie. La statua di Polissena a Co-
tichi romani e di altre nazioni anche cri- slaiitinopoli avea il volto coperto dal ve-
stiane e co' loro signitìcali. li Chardon, lo crerleinnon, per indicare insieme il'
Storia de' Sacramenti, lib. 3, cap. 3: suo piidoree il dolore da cuiera compre-
Zhdl'antichità d' alcune, ceretnonie del- sa. Andromaca e Medesicaslo, in cattivi-
la celebrazione del Matrimonio, dice là presso i greci, erano rappresentate ve«
che s. Ambrogio parla del velo o pai- late nel celebre quadro a Delfo dipinta
lio, che si stendeva sulla testa di due ma- da Polignoto di Talo. Presso gli orientali,
l'itati cristiani, la qual cereraonia inse- come presso i greci, il velo usavasi anche
gnava loro, che il j)U(lore esser doveva nelle ceiemonie religiose. Enea facendo
la regola di lor condotta (forse da tal rito un sagrifizio a Minerva si copri la testa
ebbe origine quello col quale negli spo- alla foggia de'frigi . Aristrando l'iudovi-
salizi il sagro ministro, dopo aver be- no, nlfereudo un sagrifizio a Giove e
Dedetti gli anelli nuziali, che in alcuni Minerva, era vestito d'un abito biancc
luoghi la sposa pure dà allo sposo, e e avea la lesta velata. La sacerdotessa dij
scambiali tali anelli dagli sposi, copre Siso[)oli, genio tutelare degli Elleni, noi
colla stola le mani a' medesimi sposi, e ardiva penetrare nel tempio di quella]
quindi li benedice). Egli Io appella /lain- divinità senza un velo bianco che le cO'
priva la teila e il volto. Tultavolla Ma-
crubìo nel liU i de'iiuui Satttrnalì, dice,
che preikO i greci i Sagri fizi (f^.) si face-
vano d'urdinarioa capo scoperto, l'ressu i
romani ìSacerdolit ìeSaccnlolrs.u^r'.),
come il nuinine Diale odi Giove, e le /'c-
stali, e queUi che indirizzavano le loro
preijhiereo facevano sagriflzi agli Dei, por-
tavano un Velo, ma con rpieslu dilierenza
che coprivano il loro capo o d'un pontio
o della Toga, e che il volto d'ordinario
rimaneva scoperto. Si credeva, secondo
l'iularco nelle sue Questioni roriiaiie, che
il costume di velarsi nelle ceremonie re-
ligiose procedesse da Knca. Questo eroe,
dopo il suo arrivo in Italia, essendosi oc-
cupato un giorno a fare un sagrilizio, e-
rasi velata la lesta vedendo passare Dio-
mede suo nemico, e in tal modo terminò
quell'alto di pietà. Altri pretendono tlie
l'uso di velarsi durante il sagrifizio os-
servavasì in segno dì rispetto alla divinità
alla quale si sagrificava, o piulloslo per
non conoscere o vederci segni di qual-
che sinistro presagio, che potevano ma-
nifestarsi durante la preghiera. Castore
lllosofo pitagorico, pretende che siccome
il buon genio ch'è nascosto nel nostro
interno, prega i numi, parimente il vela-
aie del capo significa, che l'anima è co-
perta e nascosta dal corpo. Egli non era
se non a Saturno e all'Onore (in Roma
eravi il Tempio dclfOnort e della yir-
Cu, che descrissi in quell'articolo) che si
sagrificava colla lesta scoperta: al i.° per-
chè il culto di quel nume era più antico di
quello che si attribuisce ad Enea, o per-
chè Saturno era annoverato fra le divi-
nità infernali, e che il suo cullo dovea
essere distinto da quello delle divinità
celesti. Queste diverse opinioni riferisce
Plutarco nelle dette Questioni. Quando
le Vestali facevano un sagrifixio, esse
portavano il loro abito ordinario, i loro
capelli erano allacciati con una fjttuccia,
lua esse ponevano inoltresulla lesta un ve-
lo bianco, chiamato suffìbuluin, di foroia
oblunga e quudrala^ricauiatudi |Jorpuru,
VEL 107
che esse attaccavano al di sotto del mento
con un fermaglio. Varrone dice, che le
donnechesagriflcavano, avevanOjConfor-
memente al rito romano, la lesta coper-
ta d'un velo che chiamavasi vira. Se-
condo Cicerone, nella sua orazione Pro
domo, coloro che dedicavano un tem-
pio a qualche divinila erano velati nello
stesso modo de' sacrificatori. Insegnano
Festo e Tito Livio, che i giovanetti e le
fanciulle, che gli antichi popoli d'Italia
consagravano agli Dei per calmarne lo
sdegno, erano condotti velali alle fron-
tiere per non più rientrare giammai nel-
la patria loro. I greci e i romani ne* viag-
gi loro coprivansi la testa col tnanto o
colla Ioga, per guarentirsi dall' aria e
qualche volta per non essere conosciuti.
] filosofi nelle lon» profonde meditazio-
ni facevano lo slesso, per non essere di-
stratti dagli oggetti da cui erano circon-
dati. Si velava ancora il capo per na-
scondere agli occhi altrui il rossore che
si provava. Finalmente si può osservare
che all'avvicinamento di pericolo imnu-
uente, inopinato, inviluppavasi il mento
coprendosi la lesta, e in quest'attitudine
si as[)ettava il suo destino con rassegna^
zione,come,fra'tanli esempi, fecero l^ota-
peo e Giulio Cesare; e que' valorosi ro-
mani che per la salute della patria, dopo
pronunziata la formola che ripoitai al-
trove, colla testa coperta di loro Ioga af-
frontarono la morte gettandosi nella mi-
schia cou successo allo scopo. Osserva
Rinaldi, che anco anticamente si velava-
no gli occhi de'condannali alla decapita-
zione o ad altri estremi supplizi; perciò
l'apostolo s. Paolo chiese il velo a Plau-
lilla, per bendarsi, secondo l'uso de'giu-
dei, come dimostra GioselTo, prometten-
dole che glielo avrebbe restituito, sicco-
me fece dopo morto apparendole. Non-
dimeno fu riposto nel suo sepolcro, e
perciò negato da s. Gregorio 1 a Costan-
tina Augusta quando glielo chiese con
grandissime istanze. Siccome il velo in
dello anche Sudario, in qucll' articolo
io8 VEL
ne I ipat'Iai.Eravi nncora un'altra manie-
ra (li velarsi [iialicata ila' romani, la qua-
le consisteva nel cociillus, o capperone,
die copriva il capo e s'impiegava d'or-
tlinario nelle parlile di piacere, quando
non si voleva essere conosciuti. Presso i
j umani esisteva un'usanza somiglievole
a quella «lar noi praticala a' nostri gior-
ni : idlorchè un uomo velalo incontrava
una persona distinta, un amico o un ma-
gislialo, scopriva in segno di rispetto il
cap<i con Saluto (f^.). INonio riferisce,
«uH'appoggio di Sallustio, che allorquan-
do passando si trovava sul cammino il
dittatore, scoprivansi il capoe alzavansi
in piedi coloro ch'erano assisi. Il dit-
tatore Siila usava la slessa attenzione
verso il grande Pompeo, quantunque
allora non fosse che un semplice pri-
valo. Notò Seneca, che quando s'mcon-
Irava im console, un pretore, qualche
j)ersona di distinzione, scendevasi da ca-
vallo, scoprivasi la testa e lasciavasi lo-
ro libero il passaggio. Il velo di Coserà
tanto trasparente, che lasciava vedere il
corpo come se fosse nudo; per coi Var-
rone chiamò gli abili che n'erano forma-
ti v'dreas togas, toghe di vetro; e Publio
Siro li disse t'^/j<H//z texlilein, [essuto di
vento, nehulani lìncam, nebbia di lino.
Questo velo, secondo Plinio, era slato in-
ventato da una donna denominata Pan-
dia. Si faceva il velo di Cos con seta fi-
nissima, che si tingeva in Porpora avan-
ti di tesserla, perchè dopoché il velo era
formalo, non avea bastevole sodezza per
conservare la tintura. In Roma da prin-
cipio non eran vi che le cortigiane, le qua-
li osassero di portare tali abiti; ma le al-
tre donne non lardarono ad imitai le, e
rie sussisteva ancora l'uso a' tempi di s.
Girolamo, che riposò nel Signore l'anno
420. Ne'palazzi degl'imperatori romani,
dopo aver percorse molte sale di superba
Uìagnifìcenza, si vedeva una cancellata, e
poscia un gran velo che copriva l'ingres-
so, per conciliare venerazione alla mae-
§tù del principe. Lampridio nella vita di
VEL
E I i oga ha lo d ice : Qui subilo m ìlilutn stre-
pita exterritus, in angulunise condidet,
ohJccliKjftic. {'di cubicularii quod in in-
troita erat, cuhiculix se (exit. Ancor Ca-
ligola atterrito dalle grida sediziose, rife-
risce Svetonio, inter praelexta foribus
vela se abdidil. Chi giungeva tra la can-
cellata ed il velo aveva ottenuto inlerio-
rein admissioncrn. Di esso fa menzione il
codice Teodosiano, lib. a. De Senatori-
bus, e Vopisco in Aureliano, cap. i 2. I ve-
lari erano ministri ad forrs, c\oè una spe-
cie di guardie d'onore, che custodivano
il velo, dov'era l'ingresso per l'imperato-
le. Questi velari aveano il capoo soprin-
tendente, ed il Grutero, p. 5gg, n.° 7, ri-
porta l'iscrizione in cui è nominato: Tha'
liuspraepositus Velariorwn doinus Au-
guslae. E sotto il n." 8 quella di L. Fla-
i'ius supra Velarios de domo Angus tae.
Non pare, come scrisse mg.' Fdippo del-
la Torre, De Inscript. M, AquUii , che
questi ministri velari, pula observassc
vela, canne deduxisse ut palerei aditnv
introeuntibus, quod hodie dicitur- alzar
la portiera • ideoque appellatosfnisse Ve-
larios, Dappoiché troppo minore sarebbe
statoquest'udìziojenon couTenientea per-
sone cheavvicinavanola persona del prin-
cipe. Tertulliano in Scorpiaco^ chiama
questi ministri ve\an, potestates j'anitri-
ces, paragonandoli a Carila , a Forcuto,
a Limentino, divinità tutelari e custodi
delle porte. Laonde ivi slavano per dife-
sa e non per alzar la portiera, (piasi guar-
die del corpo del principe. Seneca li con-
siderò, De clem,: Ministri aulici et cor'
poris custodes non tantum praesìdii , ve
rum edam ornamenti causa habentur.
bell'antica corte v'erano pure gli u(Ii«
ziali accensi ^f7rtr?V, che secondo Nonio
e Varrone aveano l'incarico d' eseguire
le chiamate, l'ambasciate e i voleri del
principe. Gli antichi anfiteatri erano ri«|
parati di tende, vela, che costituivano il
relariuni: ne parlai nel voi. LXXIll,
246 e 249. Un velo sospeso come una
cortina, sui raonumeotì, indica che l' aj
V E L
rione In» luogo iiell'inlerno ileiP otlifizio
e iKtii ull'Htia npertii; alcuni veli coìì so-
spesi lenirono luogo tii Uippezzetia , or-
noH(losi COSI le volle tlellii slniiza , e fa-
cendo loro anche tener luogo di soHìtlo;
chiama vansi vela Iriclinaria, I veli che
fabbricansi attualmente in Italia non la
ceilodo ceilaniente in finezza a quelli la-
vorali dagli antichi. Nel voi. LXXXIV
riparlai, a p. 1 34 della lana, a p. i 87 dei
lino, ed a p. i\'è della seta ; quanto alla
lana e al lino, l'ima e raltro impiegali
nel divin culto del vero Dio sincf nella
legge Mosaico.
L'uso d'avere la lesta coperta o sco-
perta ne'lempli non fu il medesimo pres-
so i diversi popoli , anche fra gli adora-
tori del vero Dio. Il costume pei ò più ge-
nerale presso gli antichi fu che i sagrili-
colori esercitassero le loro funzioni colla
testa coperta da un lembo della loro ve-
ste, perchè cos'i fossero meno dislialti, e
perchè non potessero guardare uè a drit
te , né a sinistra. Cornelio a Lapide ed
allri hanno osservalo che presso gli ebrei
i sacerdoti non pregavano e non sagrifica-
vano colla testa scoperta né nel Taber-
nacolo, né nel Teivpìo [^ .) , ma copri-
Vania con una tiara o mitra ch'era un
ornamento. Nel crislianesimo,rifeiisceAs-
semani, il patriarca de' nestoriani nnizia
colla testa coperta , così pure (juello di
Alessandria , come anche i monaci di s.
Antonio, ì copti, gli abissini, ed i sii i-ma-
roniti , oltre il patriarca de' siri. In occi-
dente il sacerdote adempie le funzioni del
suo ministero colla testa scoperta, essen-
do proibito anche 1' uso del Berrettino
clericale (V.), concedendosi licenza con
limitazioni, ed egualmente occorre di-
spensa per fare uso della Parrucca (/^.).
Eravi nel Tempio di Gerusalemme o
di Salomone (/'.) un velo di slolla pre-
ziosa, appeso a due colonne, che separa-
va il Santuario o il Santo de' Santi, in
cui eravi l'Arca dell'alleanza, dal restan-
te del recinto chìaiDalo santo : era cioè
tra l'Arca e l'aliare su cui ardevano i va-
V E L 109
si de'profumi. E questo velo che si squar-
ciò in due parli dall'ulto al biisso nel mo-
mento della morte di tiesìi Cristo. Que-
sta circostanza fu considerata come assai
rimarchevole da'P.idri della Chiesa: Dio,
dicono essi, testificava così che il tempio
di Gerusalemme non era più il santua-
rio in cui soleva per l'inuinizi abitare, e
che quell'edifizio sarebbe presto distrut-
to; che il cullo che vi si celebrava a-
vrebbe ceduto il luogo ad un cullo più
puro e più gradito a'suoi occhi, come tra
gli altri osservano s. Ciò. Crisostomo e s.
Leone I. Il velo del leiupio squarcialo per
la morte del Redenloie fu altresì un an-
ticipalo preludio dell'enicacia di quella
morte, per la quale il cielo, prima inac-
cessibile agli uomini, fu loro aperto; ed
adempite tulle le figure, manifestati fu-
rono i misteri non prima intesi. Imper-
ciocché dentro 0 quel velo nessuno poteva
entrare giammai, eccello il solo Sommo
Sacerdote, ed egli una volta sola all'an-
no portando il sangue degli animali uc-
cisi nel dì dell'espiazione solenne e gene-
rale. Osserva il Rinaldi, colla leslimonian-
za de'ss. Padri, che tìue erano i veli del
tempio : quello esterno posto avanti al 1 ."
tabernacolo, dov'era il candelliere , la
mensa e il turibolo, e questo si divìse;
r altro velo copriva l' inlima parie dei
tempio cljiamato Sancta Sanctoruni. Si
divise dunque il velo ciie separava il po-
polo da' sacerdoti, e perciò esposto alla
vista di tulli. Nelle Chiese cristiane o
lempli del vero Dio si fa altresì uso di
diversa specie di veli. Chiamasi pure ve-
lo il panno con cui coprivasi V /altare fiiO'
ri del tempo della celebrazione de'sanli
misteri. Onde il Magri nella Notizia de'
vocaboli ecclesiastici, ó\ce che l elnm è
un vocabolo die significa anche 7ova-
glia (V.) dell'altare. Anastasio Bibliote-
cario riferisce i doni die i Papi facevano
alle basiliche romane in porpore dorate,
e in sete ricamale in oro, e intarsiate an-
ciiedi gemme, in cui vi erano rappresen-
tali o i falli dell' anlieo Teslaoiento, o i
no VEL
misteri (Iella nuova alleanza, o nlciini
traiti della storia ecclesiastica, perchè ne
(ossero rivestili i loro principali altari.
Oritle alcuni da quegli ornamenti ripe-
tono l'origine de' Pniiotli, e quindi l'u-
so degli altari non più vuoti, ma ripie-
ni, tra il coro e la nave, cioè avanti
il Santuario o Sancta Sanctorurn (f^.),
luogo accessibile a'soli ecclesiastici, era-
vi un velo o cortina steso durante VUf-
fìziaiura (.\e\ Scn'izio (livino (F.), chia-
malo pine Brandcuvi, ed i diaconi l'a-
privano dopo il Prcfazio , allorché il
celebranle incominciava il Canone del-
la Messa. Conservasi ancora qtiesto ri-
to in alcune chiese, particolarmente in
Francia, tra gli arsiieni e altri orientali,
come ricordai nel voi. LXXII, p. 2o5,
riferendo i vocaboli con cui $j chiamava-
no i veli o tende co' quali chiudevansi
gli altari isolati delle chiese, massime fin-
ché fu in vigore la saggia diseiplìna del-
r/^rrY7/;o,diversodal tenebroso delle i^ef-
te. Il Magri nei vocabolo Altare y chia-
ma bellissima la ceremonia antica usata
la notte del s. Natale. Si copriva 1' alta-
re con 3 veli; il i .° era di color nero, che
si levava finito ili. "notturno, e dinotava
il tempo avanti la legge; l'altro velo bian-
co si levava finito il 2." notturno, e signi-
ficava il tempo della legge; 1' ultimo di
colore rosso si levava finito il 3.° nottur-
no, ed era sindjolo della legge di grazia.
Aggiunge, che l' istcssa ceremonia si fa-
ceva nel giorno di Pasqua dopo ciascuna
lezione, per essere un solo notturno. iNar-
ra inoltre, clie nella Spagna dal i.° gior-
no di quaresima si tira un velo avanti
l'altare maggiore, mentre ne'giorni feria-
li si recitano l'ore canoniche e si canta la
messa , il quale velo si rilira nel tempo
dell'elevazione delle specie sagramentali,
quando si canta il Vangelo, e finalmente
mentre si dice l'ultima orazione sopra il
popolo. Nel giorno poi del mercoledì santo
si leva del tutto questo velo, quando nel
Passio si cantano le paroleei velimi Tew-
p// imi»;// cs/.Anlicanienlecorline tirate
VEL
fra le colonne de'teuìpli separavano i due
sessi e ne impedivano la vista reciproca,
in ciò vegliando, pegli uomini i Diaconi^ i
Suddiaconi, ^'\ Ostiari (f^.)j' per le don-
ne lePrcshitcresse^ìe Diaconesse,\e Siid-
diacoìiesse e le pie f edove (^J.) ha sepa-
razione de' due sessi tuttora e in vigore
in moltissime chiese; in alcune poi di que-
ste, nell'istruzionedella Dottrina crislia'
na, il luogo delle donzelle è riparalo da
tende, avanzo della delta antica discipli-
na. Anche anticamente eranvi tende e
portiéte alle porle della Sagrestia, del
Coro, ed alle Porte di cluesa. Quanto a
quelle del coro, rammentai nel volume
LXXlll, p. 345, che essendo andate in
disuso le tende a'cori per impedir la vi-
sta degli Stalli, s. Gaetano le prescrisse
a'suoi Teatini, e furono imitati da mol-
ti cleri , principalmente di regolari. Il
Magri chiama Telotliyrttni la Portiera
(/.) o cortina, voce greco-latina compo-
sta da P^eluni e dalla parola greca che
significa Porta; onde tutto il vocabolo
quivale a portiera, e riporta gli esem{
d' Anastasio Bibliotecario. Viene ancl
chiamala J/iiphitìiynmi, cioè di due poi
le, perchè la portiera si apriva da due il
ti. Di tali cortine ne fanno eziandio ti
sliajonianza i versi di s. Paolino ed il
sto d'Evagrio, da'quali se ne rileva il pn
gio e l'antichità. Dissi nel voi. XII, p.i^'
che l'arcibasilica Lateranense di giorno e
di notte era aulicamente sempre aperta,
soltanto essenilo nelle porte ripari, cor-
line e veli, o portiere, che il citalo Anj
stasio chiamò Siparii. Delle ricche e ni
bili portiere, che i cardinali preti e diacij
ni somministrano a' loro Titoli e Die
co/i/f, per le feste solenni, riparlai nel ve
LXXV, p. 242. Alle chiese nell' esposi^
zionedel ss. Sagramento in forma di Qua-
rancore {V.), è prescritto di tenere in-
nanzi alle porte maggiori una cortina. An-i
che neirantichilà pendevano nell'interno*
delle basiliche e altre chiese, e specialmen-!
te fra le colonne, de'drappi chiamati Pe4
risiroinata e Fcla. Quanto a' veli di raai
V E L
I gioie anticliità che servivano precisa*
melile per ailoinare l'ultare, si appieiide
da Palladio, che alcune matrone romane,
rinunciando al mondo , dierono a que-
st'oggetto omnia sua siiperhurneralia
legiimenta. Il Buonarroti, Osservazioni
sopra ire ([ittici antichi, p. 260, narra
che i cristiani ebbero in costume ne'gior-
ni più solenni di adornare le chiese di
Tari arredi, i principali de'quali erano al-
cuni panni preziosi, che chiamavano veli,
e che usavano di mettere pendenti agli
archi o architravi delle navate, e special-
mente ne' 4 lati delle cappelletle o ci-
bori, sotto i (piali stavano gli altari. Tro-
vo nv\ Se\€{ ano, Mi-riìorie sagre, p. lo^.
Rusticiana nobilissima patrizia romana
nel 601 mandò a s. Gregorio I alcuni
veli o panni preziosi per la con|essioiie di
s. Pietro, per ornamento di essa. In mol-
le chiese per le /^e^/c solenni, tra gli ad-
dobbi, si usano anco i veli di diversi colo-
ri. Vi furono i veli brandei o sudari, che
operarono prodigi come i corpi de'Santi
che aveano toccato , e lo prova Rinaldi
all'anno 55, n.''i2 e altrove. Che la sles-
sa virtù fu comunicata a' Fiori a altre co-
se che toccavano i corpi de'Santi, lo dissi
nel voi. LXXI X, p. 1 7 I ; e cosi la polvere
che si formava sui medesimi, come rilevai
nel voi. LXXI,p. 70. \\Brandeuin,o Pai'
Unni, o Santuarium, è un nome usato da-
gli sciitlori della bassa latinità per signifi-
care un lenzuolo di seta odi Imo, nel qua-
le si avviluppavano i Corpi /le Santi e
le loro Reliquie (/^.), e questo nomeda-
vansi a' veli e pannilini co' quali tocca-
vansi le medesime ss. Reliquie. Imperoc-
ché notai in più luoghi, aver dichiarato
s. Gicgorio I del Sgo, che al suo tempo,
e anco i 5o anni prima di luì, non si to-
glieva nessima parte dal corpo i\e:^ Mar-
tiri o altri Santi; t che quando si voleva
gratificare qualcuno colle loro reliquie,
invece di mandare le loro ossa, si spediva
in ima scatoletta im pezzo di questi bran-
dei, lenzuoli o corporali, che aveano ser-
tilo in avvolgere le reliquie o corpi de*
V E L III
Santi, o ti nveano toccati. In più arti-
coli ragionai de' veli brandei di seta o
di panno, che per toccare le ss. Reli-
quie si calavano dalla Fenestrella (^•),
apertura o foro, detto in latino fene-
strella, foramen, delle Confessioni [f"^.)
delle chiese , precipuamente de' Liniina
^postoloruni (/ •), e quindi ne traevano
prodigiosa virtù, e si donavano a'fervo-
rosi fedeli d' ogni parte del mondo, che
li ricevevano e veneravano quali sagri te-
sori. Nel voi. XLIII, p.i88, parlai della
coltre de'ss. Martiri, che si venera nella
basilica Vaticana. Nota il Magri nel vo-
cabolo Altare, che era segno d' adora-
zione il girare intorno al sagro altare,
sotto di cui riposa vano le reliquie de'santi.
E si legge nella vita di s. Fulgenzio: Po?/-
quam sacra Martyrum loca venerahi~
liter circuii. Altrove si fa pure menzione
di tale ceremonia,comenegli altidi s. Ot-
tone: Basilicani s. Galli ingressus cuni
orando altana circuiret.E per tale elfet-
to erano gli altari staccati dal muro, co-
me si vedono isolati in tutte le chiese au-
liche, e costumano i greci, all'altare de*
quali però non è lecito alle persone lai-
che di accostarsi. I Crocefissi e le ss. hit-
ni agini {f"^.), nuche alcune le sagre statue,
delle chiese, nella settimana di Passione
e nella Settimana santa [f^.) si cuopro-
no con veli o cortine di seta paonazzi e
neri. Nel /^Vrterr/) (/'.) sante il Crocefis-
so della Cappella pontifìcia fin dal pre-
cedente mattutino ècoperlo di velo nero
di seta; io diverse chiese si usa il paonaz-
zo. Però nella precedente mattuia del
giovedì santo nella cappella pontificia la
Croce dell'altare e il quadro di questo so-
no coperti di veli bianchi : nelle chiese la
sola Croce è coperta di velo bianco, a cui
si sostituisce il velo paonazzo o nero, do-
po i vcsperi e quando il celebrante proce-
de allo spoglio dell'altare. Fu lunga e con-
trastata controversia fra'rubricisti, prima
che il decreto che vado a riportare definis-
se il punto, ponendo fine a' dispareri, se
la Croce dell'altare nella mattina del gio-
112 V E L
vedi santo debba essere coperta con ve-
lo bianco o paonazzo. Alla s. congrega-
zione de'rili fu falla la domanda: Iiujid'
rìlurnitin feria V inCoenaDomini,diim
soh'ììinìs Miss a cinta tur Criix conperta
esse debeat T^claìnento Albo ratio/leso-
lemnitatis dici , seii Violaceo propler
Passionis teiupus? Rispose con decielo
de'20 dicembre 1783. Albi coloris de-
bei esse Velimi Crucis Altaris in quo
A/issa celehratur: Violacei vero Crucis
Processionis^et Allaris Lotionis. Dice il
Piazza neir£'w?f'ro/og^/o,a'2 5 aprile, par-
lando delle Litanie maggiori, die ne'ce-
remoniali antichi viene riferito, che per
la peste che afflisse Roma sotto l'elagio
11, in esse si usavano Croci nere, ed il
popolo vestiva con abili neri, e le Croci
degli altari si coprivano con veli neri in
segno di mestizia e di penitenza pertiin-
la strage di persone. Cosi pure paravau-
si gli altari tulli di nero per l;i meilesiina
cagione, come si ha dal Durando. Le ss.
Immagini che sono in grande venerazio-
ne, sono sempre coperte da veli o drap-
pi di seta, né si scoprono che per bisogni
straordinari e nelle solennità, previa l'ac-
censione di maggior copia di lumi innan-
zi. In alcuni santuari^ come nelle città di
Cori e di Velletri (V.), ^\uax^àos,^ scuo-
prono le immagini miracolose, nella i."
della Madonna del Soccorso, nella 2.' del-
la Madonna delle Grazie, suonano tulle
lecanjpane della cillà. Quando ciòsi pra-
tica in alile cliiese, solo suonano le pro-
prie campane. Notai ne'vol. XXXlV, p.
9, e LXXV, p. 204, che costumarono i
primitivi cristiani^ alle porte delle chiese
ch'erigevano in onore de' ss. Martiri, di
appendervi alcuni veli, ne'quali era dipin-
ta l'immagine o descritto il nome di quel
Martire al quttle si dedicavano; e che ne'
veli altresì si dipingevano le ss. Immagi-
ni d'appendersi nell'interno delle mede-
sime chiese, onde venerarli. Narra Rinal-
di all'anno 3g2, n.° 5&. Dell'uso de'veli
ornati di sagre Immagini, chiara teslimo-
uiauza Qc rendono s. Paolino e Yenau-
V EL
rio Fortunato; ed Ennodio vescovo Uza-
lense, la cui fedeltà approva s. Agostino,
racconta l'istoria d'un velo coli' immagi-
ne di s. Stefano, che portava in ispalla
la croce; il quale velo fu dall'Angelo da-
to a Sennodo suddiacono pure Lzalense,
ed attaccato nella chiesa del Santo pro-
tomartire vi concorse molto popolo a ve-
derlo e venerarlo. Invece delle pitture
sulle mura delle chiese, un tempo si pre-
ferì rappresentare le ss. Immagini su ta-
vole, onde nascondersi nelle persecuzio-
ni , come accennai nel voi. L XXI II , p,
347: per lo stesso fine probabilmente si
estese l'uso di dipingerle sopra i veli. Dis-
si di sopra, che col capo scoperto i mini-
stri del culto devono celebrare i santi mi-
steri,tranne molli orientali, i quali credo-
no più rispetto tenere il capo velato; quan-
to al comune de'fedeli, nella Chiesa pri-
mitiva s. Paolo decise che gli uomini ne*
sagri templi debbano fare la Preghiera
{V.) a capo e viso scoperto, e vuole che
le Donne (V.) convenendo nelle chiese a
orare fossero velale (le donne giudee (
d'altre molte genti, anche avanti la ve
nula di Cristo, ebbero in costume d'ai
dar velate, e lo prova il Rinaldi all'anm
57,0. 84). Il medesimo Apostolo nella sui
Epist. i,ca\).i I, a'Coriiili, chiama il veh
Polcslas,ytiv segno della soggezione delh
donna: Debet niulier potestateui haben
saprà caput propter Àngelos. Per la me
desima ragione il velo da Tertulliano, Z?(
corona mi IJt. ,?ii detto: Hunidilatis san
dna. Lo chiamò pure Jugu/n, ed elegau
temente , Honorigeram nolani virginl
tatls. Il Buonarroti neW Osservazioni so
pra i vasi antichi di vetro, tratta dei velj
portato in capo dalle donne secondo 11
prescrizioni dell'Apostolo, e dice che prò
babilmente fosse lo stesso di quello eli
gli uomini nel tempo dell'orazioni tene
vano solamente sulle spalle. Si disse Do
inenicale {V.) il velo col quale ledono
si coprivano il capo nel ricevere la sj
Eucaristia: altre opinioni ponno vedere
in lulc articolo, lu Africa, al tempo di Tei'l
V E L
tiillinnnje donne andavano alla chiesa ve-
late: fu permesso alle zitelle di andiirvi
senza velo. i\Ja Terlulliano sostenne ch'e-
ra quello un abuso, e scrisse il libro De
Fìrgitiibus vclandis. Coloro i quali ne
prendevano la difesa pretendevano che
un tale onore fosse dovuto alla vergiui-
lìi; che caratterizzava la «aiutila delle ver-
gini ; che essendo riinarcabìli nel ten>pio
ilei Signore , invitavano così gli altri a
imitale il loro esempio. Però Tertullia-
no non accettò si (latte ragioni: dove avvi
gloiìa, dice egli, avvi vanità, interesse,
debolezza, aiFeltazione ; ora la verginità
atTcttata è la sorgente di tutti i delitti.
Clemente Alessandrino voleva che le zi-
telle dovessero portare un velo in chiesa
come le donne maritate, e ciò per non
iscandalezzare i giusti. In molti paesi le
litelle vanno alla chiesa colla testa coper-
ta da un velo bianco e le donne da un ve-
lo nero. In altri usano i ridicoli cappelli,
che deplorai in principio, ed anco senza
il velo o portato ad ornatutn. L' abi-
to antico delle matrone e vedove roma-
ne cristiane, era di portare un velo sot-
tilissimo rivolto intorno al capo in mo
do di turbante , di che fa testimonianza
il Piazza nel Cherosilogio, p. 220. Il ve-
lare le sagre Fergini (F.) si tiene per
tradizione apostolica, essendo anlichissi*
IDO rito della Chiesa; la qual ceremonia
allude allo spii ituale sposalizio della ver-
gine col suo amato sposo Gesù ; ovvero
denota la ritiratezza e verecondia che de-
ve avere la vergine in questo secolo, e la
gloria e il premio nel futuro. Così il Ma-
gri. Esso inoltre notifica che le sagre ver-
gini in Africa invece di velo portavano
alcune mitrelle fatte di lana tinta di por-
pora. Oltre i detti vocaboli, co* quali fa
VE L ii3
vergini. Il p. Claudio Delle domenicano
nella sua Storia o Antichità dello stato
monastico e religioso, Parigi '699, trat-
ta del velo delle Religiose (F.) e ne di-
stingue 5 sorti: cioè il velo della Profes-
sione religiosa (^ •), il velo di consagra -
tione, il velo di ordinazione, quello di pre-
latura, e quello di continenza. Un'altra
opera sullo stesso argomento già era sia-
la pubblicala nel 1680 a Lione e intitola-
ta: Del velo delle religiose e dell'uso di
esso. Lo scopo dell'autore è di dimostra-
re che il velo delle religiose non dev'es-
sere chiaro e trasparente, ma fitto e tale
che possa nascondere il viso della perso-
na che lo porta. Il velo di professione è
quello che si dà alle religiose quando pro-
nunziano i loro voti. Il velo di consagra-
zione è quello che il vescovo dà alle ver-
gini con certe ceremonie che non si osser-
vano nella professione ordinaria, e che si
facevano anticamente ne' giorni di Pa-
squa, di Natale, e talvolta nelle feste de-
gli Apostoli. Si deve notare, che ne' pri-
mitivi tempi della Chiesa di pericolo e di
persecuzione, questa consagrazioneanli-
cipavasi nell' età prescritta. Il Magri poi
dice, che secondo la costituzione di Papa
s. Gelasio 1 e del Sagramentario di s. Gre-
gorio I, il velo si dava alle vergini consa-
grale a Dio, nella festa dell'Epifania, nel-
la feria 2." dopo Pasqua, e nel giorno na-
talizio de' ss. Apostoli; e secondo s. Am-
brogio nel giorno della Pasqua di Pvisur-
rezione. Questo santo nell'esortazione al-
le vergini fa menzione del rito di loro ve-
lazione. Il vescovo dava un anello (in di-
versi luoghi lo si dà tutlora) a quella che
contraeva alleanza con Gesù Cristo , ed
osservava altre ceremonie,le quali non so-
no più in uso che presso le Certosine{P'.),
thiauialo il velo, riferisce quello del Cri- e ne riparlai negli articoli celativi, li ve-
sostorao, Insigne suhiectionisj e quello
di s. Cipriano, il quale chiamò empio e
sacrilego il velo col quale si coprivano i
sagrificanli. Il velo è insegna di virgini-
tà, e dice il U inaldi, che le chiese di più
lo di ordinazione è quello delle Diacones'
se (F.), e ne riparlai a Vedova, le quali,
dopo una benedizione particolare che lo-
ro dava il vescovo, potevano cantare so-
lennemente il Vangelo al oiatlutiuo, non
nazioni appresero da' corinti a velare le però Della messa solenne. 11 velo di pre-
vot. xc. „- , 8
ti
fòySemoyib. ¥m.
ì
ii4 VEL
latina o di superiorilà era quello clic (la-
vasi i\\Y Àhhcide.sse (/'.) quando si bene-
dicevano. Sono più di due secoli ihe que-
sta ceremonia non sì fa più nella benedi-
zione deli'ahbadesse, cui era unita talvol-
ta l'ordinazione di diaconessa. 11 velo di
continenza e di osservanza è quello delle
f'^cdove (7^.) , e donne maritate separate
da' loro mariti che facevano profes»sione
religiosa. Si chiamava facilini pvdoris et
honoris. Alcuni hanno creduto ches. Ge-
lasio I Papa del 492 avesse loro proibi-
to di portare i! velo, perchè leggesi in una
sua lettera: Fuduas autem velare Poiili-
ficiiin mtilus atlenlct. Ma secondo la glos-
sa, il Papa proibì solamente a' vescovi di
dare il velo alle vedove colle medesime ce-
remonia con cui egli lo dava idle vergi-
ni nella loro consagrazione. Avverte il ci-
tato Piazza, sull'autorità di Gemma, />e
antiqui t. Rilu Missae, lib. i , cap. 2 3, e del
Pontificale Romamim, che s' impone il
velo della professione, tanto aJIe vedove,
quanto alle vergini, ma con questa diffe-
renza, che alle vergini viene posto in ca-
po dal vescovo colle proprie mani, e la
vedova lo piglia da se medesima dall'al-
tare, ed essendo presente il sacerdote al-
la professione della vedova, le impone in
ca{)0 il velo. Anche il Magri parla della
diversa specie de' veli per le donne dedi-
cateal divino servizio. lli.°lochiama Ve-
Inni professionis, ed è quello che si con-
cede nella professione religiosa alle vergi-
ni calle vedove, e per queste colla dilfe-
renza notata dal Piazza. Il 2.°dicesi re-
turn consecrationisj e si concede alle sole
vergini, colle ceremonie e solennità asse-
gnate dalPo/i///?ca/e_,*questo velo non può
concedersi prima che la vergine sia in età
di 26anni;edallora chiamavasi diacones-
sa, perchè poteva leggere il Vangelo al
mattutino. Il 3.° era il Fehmi consecra-
iionis, col quale si consagravano le diaco-
nesse nel 4o.° anno di loro età. Il ^.^ di-
cesi Feluni prùelatìonis, il quale conce-
devasi ali'abbadesse. L'ultimo era dello
T'dum com'ersionis, che da vasi alle dou-
VEL
ne converti te, che do pò averlo por lato per
un anno intero non potevano ritorn:ire
indietro dal santo loro proposito. Vi è
altres'i il velo di prova ovvero di novizia-
to, che si dà alle novizie nel i ." loro rice-
vimento, e che d'ordinario è bianco: in-
vece quello delle professe è comunemen-
te nero, eccettuale alcune religiose spe-
daliere, le suore converse degli ordini di
s. Brunone, di s. Domenico, del Carmine,
di s. Chiara e d'altre che portano il velo
bianco anche dopo la professione, le qua-
li tutte descrissi a'Ioro numerosi articoli,
dicendo pure del soggolo usalo da mol-
tissime monache, che cuopre tutto il col-
lo sino al mento, il velo nero delle reli-
giose suole chiamarsi di grazia, almeno
di quelle cui fu concesso mentre n'era-
no prive. Prendere il velo significa far-
si religiosa. Dicesi velare il con sagrare le
vergini e le vedove. Il dare il velo alle re-
ligiose e ricevere i loro voti, non può far-
lo che il vescovo 0 il da lui incaricato. Il
velo non può darlo il sacerdote, nèponno
le religiose prenderlo da lui. Altri per pri'
vilegio danno il velo e ricevono i voli. No
tai nel voi. LXI, p. io3, che il concilio d
Saragozza proibì dare il velo alle vergin
prin)a dell'età di 4o anni, e coll'autorii
zazione del vescovo. Per altro osserverò
che fin da'primi secoli della Chiesa, que
sta costumò di ammettere alla professio
ne di verginità le pie donzelle che senti
vansi ispirate di consagrare allo sposo oc
leste con ispecial voto il loro fiore imtot
colato. L' età richiesta perciò era, coni
dimostra l'eruditissimo Tomassino , D
veter. et nov. Eccl. discipl., la slessa eh
secondo le leggi romane bastava a coi
trarre lo Sposalizio, cioè di 12 anni. M
oltre a questa 1 .' dedicazione delle verg
ni, laChiesa riserbava loro in età più na
tura una "2.' e più solenne consagrazione
in cui riceveauo dal vescovo il velo ver
ginale. Ne' tempi di persecuzione quest
consagrazione autìcipavasi di più ann
e le caste spose di Cristo fui tifica vansi al
le vicine lolle del martìrio sUingeudo pìi
VEL
fermi a pie dell' altare i celesti loro nodi
e ravvalorandoli coli' episcopale bene-
dizione. Laonde le vergini cristiane che
già si erano coli." voto sposate in eterno
all'Agnello immacolato, quando le atroci
persecuzioni stavano per prorompere, ar-
dentemente bramavano di consumare la
loro solcniie oblazione prima di morire,
e di maritare alla sperata palma bello e
fiorito il virginale loro giglio. Le religio*
se velate e coriste differiscono dalle Con-
verse (T^.J.DeUe velazioni e vestizioni fal-
le da'Papi e da'cardinali, ragionai ne'vol.
XLVI, p. 47 e 48,LVn,p.9o,eLXIX,
p. 128, i3o, i34, i35, i4o. Apprendo
dal Rinaldi all'anno Sy, n.' 89, che il ve-
lo delle vergini dedicale a Cristo era di
tela più fitta, né punto trasparente, e so-
levasi benedire dal sacerdote , essendo
biasimali i veli radi delle donne. La ce-
remonia della velazione facevasi con so-
lenne rito anche ne' primi secoli della
Chiesa, in determinali giorni, e come si
suole fare negli sposalizi de' secolari, se-
condo s. Agostino favellando di Deoie-
triade nobilissima vergine: f^elationis a-
pophorcliun gratissiine acccpimusj re-
gali che non si solevano dare se non uè'
sontuosissimi conviti, e da portarsi a ca-
sa. Questa solennità si chiamava nozze,
cioè spirituali falle con Cristo ; per la
qual cosa sono delle da s. Cipriano e da-
gli altri Padri, adultere di Cristo quelle
che avessero prevaricato. E s. Girolamo
appellò suocera di Dio la madre d' una
vergine consagrata a Cristo. Nola Can-
cellieri nel Mercato, p. iqS, che il con-
cilio tenuto in Toledo nel secolo VII or-
dinò che il sagro velo delle vergini fosse
di color porporino o nero. Con questo si
ricoprivano lutto il volto. Narra s. Am-
brogio di s. Solere, De horlatione ad
virginità lem , lib. 4, p- 33 i, che nella
peisecuzione di Diocleziano, condotta a-
vanti al giudice, ed essendo costante nel-
la fede, questi ordinò a' ministri che le
dessero delle guanciate. Ella a tal coman-
do scopri inlrepidameule il volto, fiuoal-
VEL ii>
lora tenuto lutto coperto. Altre seloav-
volgevano intorno alla faccia , lasciando
libero solamente un occhio, per vedere,
come dice s. Girolamo, aperta facìe^ vix
unum oculiini lihcrant ad videndnm ,co'
sturoanza in parte osservata, soggiunge
Cancellieri, anche a' dì nostri, dalle fan-
ciulle che andavano in processione vela-
te a prender le Doti (/'.), distribuite da*
iS'of/rt//z/(de'quaIi riparlai a Università."
artistiche) e da altri luoghi pii. Dice an-
cora , che le donzelle del Piemonte ne*
bassi tempi nell'andar fuori di casa si co-
privano la faccia con un velo o altra te-
la, in cui f icevano due buchi , pe* quali
vedevano a guisa di quelle che pongono
sul volto la Maschera (V.)y 0 de'fratelli
delle Confraternite co\ cappuccio delSac-
co (P^-)j' e due altri ne facevano pel na-
so e per la bocca, come dimostra il V^e-
cellio, fratello del celebre Tiziano, nella
Descrizione degli abiti dell'italiane. Lo
slesso dice, che le nobili donzelle di Pari-
gi non si lasciavano vedere il viso, per-
chè lo portavano coperto con un pezzo di
seta o di raso nero; e quando incontra-
vano qualche parente, si scoprivano per
salutarlo. Confermasi quest'uso dal Bel-
tinelli, Del risorgimento d'Italia, t. 2,
p. 369, ove dice che nel secolo XVII usa-
vano in Francia di andare in chiesa, a*
passeggi e alle visite con raascherelle al
volto per conservar la pelle delicata, né
scoprivansi se non allorché erano nelle
camere, e in luoghi difesi dall' aria. Fi-
no da'primi tempi della Chiesa nelle sa-
gre liturgie s'introdusse l'uso de'sagri ve-
li, e le Oblazioni (/^.) si coprivano cou
un velo, come fanno gli Oblazionari[r,)
nella metropolitana di Milano. Chiama-
si velo piccolo o sopracalice quello che
copre il Calice (/^.). Dice il Magri qtìe-
slo velo dinotare l'oscura notte della pas-
sione del Signore, quando furono istitui-
ti i diviui misteri. Di questo velo ragio-
na il canone apostolico 73. J^as aureunj,
vel argcnteum, vcl i'eluin saaclificatuui
ncnio ainplius in suiun usum converta t.
ii6 VEL
Chiama»? Sidnrium (o Sudnriitm) Pe-
plum. Col medesioio velo si copriva la
faccia del sacerdote moribondo e agoiii/,-
zante; rito praticalo non solo dalla Chiesa
Ialina, ma ancora nella greca, come scris-
se s. Gregorio 1 a s. Cassio vescovo di
JNarni, Fpist. 87 in Ei'ang. La chiesa di
Lione sebbene lo usa, ha conservalo l'an-
tico rito di usare due Corporali, uno or-
dinario e l'altro grande col quale copre
Je Oliale [F.) all'oflertorio e all' incen-
sazione. Questo velo dev'essere dello sles-
so colore e drappo della Pianeta (^ •);
talvolta è d'un drappo più leggero, più
o meno ornato, ma corrispondente a quel
paramento. Con esso si copre, olire il ca-
lice, la Patena, V Ostia e la Palla j si le-
va all'offertorio, si piega e si colloca pres-
so la Tabella delle Secrelej indi torna-
si a spiegare e si ripone sul calice dopo
la comunione. 11 eh. ab. Diclich, Dizio-
nario sacro-liturgieo , articolo Patena,
dice che il sacerdote per iscoprire il cali-
ce, leva il velo con ambo le mani. Il mi-
nistro poi, se sia chierico vestito di cotta,
lo piega e non il sacerdote celebrante, co-
me vogliono Bauldry, Tornelli, Sarnelli
e tanti altri citati dal Merati.Ma il p. Mag-
gio nella sua opera eruditissima. De sa-
cris Caeremoniis j soslieue il contrario
dicendo: Cum haec plicatio facile a sa-
cerdote ipso fieri possit, cimi suis mani-
bus Velimi aiifert, ministriim hoc one-
re liberans, ut celeriiis ampiillas et ipse
ex abaclw sumere, et ad altare dcfer-
re queatj quod video ab omnibus obser-
vari, nisi aut Sacerdos aliter innuat,
aut veli alicujus ratio idposcere videa-
tur: nam exceptis aliquibus auctoribus
comrnunius, dlii de Velo nihil loculi ju-
hent, ut tunc a ministro solum ampul-
lae capiantur. Il qual parere, soggiunge
il Diclich, secondo il citalo Merali, si de-
ve abbracciare nel caso che il ministro
fosse fanciullo, o incapace a tal funzione;
e in tal caso il sacerdote scoperto il cali-
ce piegherà il velo e poscia lo porrà vi-
ciuo alia tabella delle segrete i/i conili E-
V IL L
pistolae, o vicino al corporale , ma non
mai sopra. La Palla si ileve porre sul cor-
porale, quando non copre il calice o l'o-
stia; alcuni la pongono sul velo ripiega-
to. E' vietalo d'usare il velo «lei calice, in
luogodel pannolino o lavaglielo diesi dà
b1 comunicando nel ricevere la comunio-
ne. Qualche volta ho veduto esposto al-
cun reliquiario con insigni reliquie, co-
me della ss. Croce, collocarsi sopra il ve-
lo del calice. Il niedesimo ab. Diclich nel-
l'arlicolo Blessa solenne, esamina se in
questa il velo del calice si debba lasciare
sulla credenza. Il suddiacono pollatosi
olla credenza e assunto sugli omeri il ve-
lo lungo, si ricerca da' rubricisti , se nel
prendere il calice per portarlo all'altare,
debba levare il velo che lo copre, e la-
sciarlo sulla credenza. Il Castaldo e il Ijra-
lion dicono di no. Il Gavanlo poi co' li-
turgisti Baiddry, Bisso, Lohuer e altri di-
cono di si; prima perchè la rubrica del
messale non fa alcuna menzione di dettOa
velo piccolo, quantunque faccia j)arte di
tulle quelle cose che si debbono portar<
col calice; e secondariamente perchè il ca-
lice senza velo si porta piùspeditamenU
e coprendosi col velo lungo. Il velo lung(
che si pone sopra gli omeri dal suddiacc
no nelle messe cantale o solenni, e di
quelliche compartono la benedizione col
l'Ostensorio e con esso incedono in Pra
cessione, ovvero portano colla Pisside i
ss. Viatico, chiamasi Umerale o Onu
rate {V.). Neil' Appendice del dotto ri
cordato Dizionario è il quesito.» l*erchl
si tenga coperta la patena col velo ome
rale dal suddiacono nella messa solenni
da vivo.^ e ciò non si faccia in quella d
morto? L'encomiato Diclich per sciogli*
re tale liturgico quesito, per averne poo
scritto i commentatori de'sagri riti, a dar
ne in qualche guisa una soluzione all'uo-
po, all'etimologia e origine, credette con-
veniente risalirea quella della patena. La
riprodurrò senza riferire gli autori che ci-
ta. Comincia eruditamente a dichiarare,
che la voce Patena è presa dall' antica
V E L
pnrolii Plnlcna o Pia/ina , cio« piccolo
piallo atlaltalo a contenere le piccole o-
blazìoiii die sì fanno e che sì distribuisco-
no. Fu cliiamala anco Palella, Patina
e Patena dal verbo ^7rt/<?o, che sigiiiiìca
qiande e aj)erto. Nella chiesa d'Imola è
una polena d'argento di s. l^ietro Griso-
lego, con in mezzo disegnalo un altare
con Croce, 1' Agnello, e il distico: Quem
vlehs lune chnra Crucis jamjixit in a-
ra. - Ho stia fit gcntix primi prò labe pa-
renti":. Picseiilenienle sono le patene mol-
to più pìccole ili 6 secoli prima, luentre
sì usavano allora per dintribuir la comu-
nione a'fedelì, ed ora essendo molli i co-
muuìraiidi adoperasi la pisside.' Il diaco-
no poi la proenla coli' ostia , perchè si
reputa a proposito, che per lo meno nel-
le messe solenni il sacerdote non offra se
non ciò che gli conlribuisce il popolo dal
diacono rappresentato. Si leva la patena
dall'n ilare dopo l'offertorio, perchè dopo
loco anni e più fu cretluto più opportu-
no di collocar l'ollerle sopra d'un panno-
li no, e perciò ella più «lon serve, che per
frangere sopra l'ostia, e per amministra-
re la comunione. Difalti ne' primi secoli
della Chiesa si consagrava l'ostia sulla pa-
tena. Sì è poi mutata i' espressione , ad
conficicndtun in ea Corpus Domini N.
J. C, diesi usava nel consagrarla, esi po-
se nel Pontificale, confringendum in ea.
lu Vienna pure così si osservava, secondo
il messale del iSig; i greci però tuttora
consagrano sulla patena. Il motivo poi per
cui non si lascia la patena sotto il corpo-
rale, come nelle messe privale, è per ri-
cordare che ne' primi tempi del cristia-
nesimo poche erano le chiese e numero-
se l'adunanze de' fedeli, e perciò copiose
le comunioni, e quindi la patena era uti
piallo capace di contener quanto era per
consagrare il sacerdote, la quale appunto
per la sua grande dimensione veniva ad
imbarazzar l'aliare. Nelle vite auliche de*
Papi, dello il Pontificale di Daraaso, par-
lasi d'un gran numero dì patene d' oro e
d' argento del peso di a5 e 3o libbre. I
V E L
117
greci usano ancora per patena un gran
piatto assai profondo. Pertaulo invece di
trasportar la patena in sagrestìa, ed ivi la-
sciai la sino al tempo d'usarla, viene cu-
stodita dal suddiacono, e secondo l'uso di
varie altre chiese da un accolito, perchè
sia pronto a somministrarla quand'oc»
corra. Intorno a questo rito l'Amalaria
noia alcune varietà. Nel secolo XII nel
principio della prefazione Sursufn corda,
e dello il principio del canone, ur. accoli-
to con fascia al collo portava dalla sagre-
stia o dall'armadio la patena, la quale da
lui sì custodiva dinanzi al petto, e coper-
ta dalla medesima fascia , per esser poi
presa alla metà del canone dal suddiaco-
no, che scoperta la e insegnava al diacono.
In Parigi per tener la patena con più pro-
prietà, «ili cantore della cattedrale per no-
me Ohei lo donò un bacino d' argento,
onde si posasse sino al momento, che per
awetlire il populodeirimmirienlecoinii-
nioiie,la si dovea mo>)trare ad esso. E nel
Micrologo antico <ii Nostra Donna, pure
in Paiigijsi legge questa particolarità, che
ivi si osserva come rito. Un giovane del
coro, cioè, o un chierico in cappa cusia-
dìsce la patena sopra un bacino , finché
il suddiacono prendendola al princìpio
del Pater noster, la tiene innalzata sino
al Paneni nostrum, per darla al diacono,
che la mostra altresì, e al fine del Pater
la porge al sacerdote. Giusta il messale di
Grenoble involgevasiessa uel velo del ca-
lice, e così involta si lasciava al lato di-
ritto del sacerdote. Si tiene poi così in-
nalzata, I ." per esser pronto il suddiacono
a prestarla, 2.° per avvertire i fedeli che
s'avvicina il tempo per la comunione. La
ragione mistica per cui il suddiacono so-
stiene la patena colla destra, sì è per di-
notare la speranza certa della gloria futu-
ra e della vera allegrezza, quando un po'
prima colla siuistra matio trasportato a-
veailcalice, simbolo delle passioni di c|ue-
sta vita. Per la medesima ragione adun-
que sì ommelle nella messa de'defuntì la
cereraoaia di sostener la patena, perchè
ii8 VEL
ili questa messa la letìzia si esclude , se-
condo rAmalatio e il Gemma. Nel voi.
LXXXIII, p. 102, parlai tie'veli, i quali
Ile' pontificali celebrali dal Papa si pon-
gono sugli omeri del Sagrista del Papa
e de'nobili laici, ih.° nel portare coperti
i sagri J^asi, i secondi nel portare egual-
luente coperti i Tasiòe.\ boccale e baci-
le per la Lavanda delle mani, onde ver-
ttjie l'acqua sulle pontificie mani; non che
del velo Fimpa o Plppa (P\) adopera-
lo da'sostenitori àt' Triregni e delle Mi-
tre del Papa , e quanto a quesl' ultime,
miche de'cardinali e de' vescovi. 11 Mani-
polo (F.) ebbe origine da, quel Sudario
(/^.), o velo o fazzoletto che il celebrante
uDticamente portava al braccio sinistro
jier rasciugarsi le lagrime o il sudore; dal
sudario usato intorno al collo da' Papi, de-
rivò il Fanone (V.). 11 Fanone, che usa il
Papa ne'pontificali, dal Cancellieri è chia-
mato velo di seta sottilissimo, a striscia,
vergulo di vari colori. Quando il Papa
iie'pontìfìcali fa al trono la comunione a'
cardinali diaconi ed a' nobili laici , due
}>relati uditori di rota sostengono uu ve-
lo lungo di seta bianca con merletto d'o-
ro, per impedire la caduta per terra d'al-
cuna sagra Particola (o de'fiammenli di
eisa), come avvenne ad Alessandro VI e
Innocenzo X. Il Grembiale o Gremiale
(F.) derivò dall'antico pannolino o ve-
lo, che il vescovo solennemente parato e
cedente in cattedra teneva in seno, per
non macchiare colle mani la pianeta,
forse innanzi l* introduzione de' Guan-
ti {F.). Chiamasi Onalmeute velo il co-
nopeo o padiglione del Tabernacolo
{f .) e della Pisside {F.), e serve loro
come di baldacchino, essendo del colore
conveniente all'ufTizio che si celebra. An-
ticamente uu velo o cortina (come dissi
nel voi. IV, p. 219: che le donne nel
battesimo fossero spogliate dalle diaco-
nesse, od altre pietose donne, in tal gui-
sa però che aveano sempre il corpo co-
perto, o dall' acrpiu nel tempo nella fuu-
ziuue, 0 d'alcun drappo ali' cullare ed
VEL
uscire dall'acqua, lo afferma ancora il
Cliardon, Storia de' sagramentl , 1. 1 , lib.
i,cap. I 1), detto pure conopeo, si frappo-
neva fra il sacerdote e il Fonte batlesi-
nu/le, nel tuffarsi in esso le donzelle che
ricevevano il Battesimo,as%\s{\le dalle dia-
conesse; e forse da questo ebbe origine che
alcuni Battisteri o Fonti sagri sono co-
perti dal conopeo, come rilevai anco nel
voi. XLIX, p. 7. 11 p. Lupi, Dissertazio-
ni, t.i, parlando degli antichi battisteri e
del battesimo per immersione, ragiona
de'iuoghi ch'erano ne*s. fonti separati pei*
le donne. Dice insegnare l'Ordine roma^
no, che prima si battezzavano gli uomi>
ni, poi le donne. Ed il Casali , De velC'
ribns sacris Christianoruni rilibns, cap.
S, crede che il s. fonte quasi in due si di-
|)artisse per mezzo d'un gran tavolalo, e
a questo forse in più battisteri serviva la
colonna nel mezzo del fonte, per sostene-
re cioè un lai divisorio. Soggiunge il p
Lupi , almeno si dovevano tirare delle
cortine, per cui racconta il riferito dall'au
tore della. vita di s. Ottone apostolo del
la Pomerania, nel far costruire 3 balli
steri, uno detto mares pe'fanciullt, gli al
tri per le femmine e pegii uomini. Taf
ta quoque diligenlia, tanta mnndilia <
honestate Pater optimus Sacramenti ù
peralionem ficriedocuit, ut nihil indeco
rum , niìdl pudcndum , nihil unqitatn
quod alieni gentilium minus piacere poi
set, ibi ageretur. Namque dolia gran
dia valdae terrae allius immergi prat
cipit , ita ut ora doliorum usque ad gè
nus liominisj vel minus de terra promx
nerent: quibus aqua impletis,facilis e
rat in eamdescensus. Cor tinas circa di
Uajixis columnellis ffunique includi^
oppandifecitj ut inmodum coronac velo
undique cappa cingeretur. Ante sacer-
dotem vero, et coninnnistros, qui ex una
partes adstanles Sacramenti opus explc-
re habebant, linteum fune trajeclo pe-
pendii, qnatcnus verecundiac iindiqui
proviswnforet, nequìdinepliae, aut tu,
pikidinis nolarelur in Sacramenlo , h
l'iH
VEL
honeslìores personac jiiuloris occasione
se a ba/ìtixnto suhlrahcrent. Ciim ergo
ad sladiuni catechismi lurbae venirent,
sermone , qui talibus compctcret , Epi-
tcopiis eos omnes communitcr alLoquens^
sexumquc a sexii dextrorsuni et sini-
strorsum statuens, catechizalos ol<:o pe-
runxìt j deinde ad paptisteria digredì
tnandat. Igitur ad introitimi cortinae
venientes singuli tantum cuoi patrinis
tuis intrabant , slatinique vestcni, qua
fuit amictus zV, qui baptizandus eral, et
ccreum, ilio in aquani descendente, pa-
trini suscipiebant , et ante facieni suani
Ulani tenentes, txpectabant donec cani
redderent de aqua exeunti. Sùcerdos ve-
ro, qui ad cuppani staimi, cuni audissct
potius quam vidisset, quod aliquis esset
in aqiia,velo paulluluni amoto trina im-
mersione capilis illius niysteriumSacra-
menti perjieit, unctamque liquore chri-
sinatis in vertice, et alba imposita,redu-
ctoque velo, de aquaj'ussit exire baptiza-
iuni, patrinis vestem, quam tenebant, il-
luni cooperientibus alque deducentibus...
Ilienie vero in stubis calefaclis, et in a-
qua calida, eodcni nitore, atque vere-
■ cundiac ohscrvatione, infossis doliis, et
cortinis adldiitìs , thure quoque et aliis
odoriferis speciebus cuncta respergenti-
bus, veneranda baptismi confecit Sacra-
menta". Si può vedere il Zaccaria, Ono-
sniaticon rituale selectnni, all' articolo
Vela, plura hoc nomea sign iJical.K rito
antico di coprire con veli preziosi le Cat-
tedre vescovili (^.); cosi le Sedie del
Papa{F.).
VELZl Giuseppe Maria, Cardinale.
Da onesta e agiata fdiniglia nacque in Co-
mo 1*8 marzo lyGyjCdeducatoalla pietà
e alla buona naorale, fino da'suoi teneri
anni palesò inclinazione virtuosa, amore
alio studio, uou comuni talenti, non che
indole dolce e gentile. Cliiamato da Dio
alia vocazione claustrale, scelse il cospi-
cuo ordine de* predicatoli, ondo profes-
sarvi i voti religiosi. Portatosi a tal effet-
to in Uoma verso il 1783, nel convento
VEL U9
generalizio di s. Maria sopra Minerva ve-
stì r abito di s. Domenico, e fu dichia-
rato figlio di quella comunità regolare.
Percorse con successo la palestra degli
studi ne' conventi dell' ordine, in Peru-
gia, Viterbo e Lucca venendo dichiarato
lettore e maestro io s. teologìa. Per la
sua prudenza e virtù meritò d* essere
preposto a priore dello stesso convento
della Minerva circa il i8o5. Occupata
Roma e lo stato pontificio dagl'imperiali
francesi, e nel 1809 deportato Pio VH,
nel seguente anno dal governo imperiale
sciolti tutti gli ordini religiosi, il p. Giu-
seppe M.* dopo aver salvato molli effetti
di valore del suo convento e chiesa, per
la benevolenza ch'erasi procacciata, ripa-
trio e propriamente in Como dovette eoa
, pena deporre l'abito domenicano, in forza
delle prescrizioni governative. Era allo-
ra vescovo di Como il correglioso e con-
cittadino mg.' fr. Carlo Rovelli, il quale
scorgendo nel p. Giuseppe M." le oppor-
tune qualità pel geloso e importante uf-
fizio di rettore del seminario diocesano,
ad esso lo destinò. Avendo pienamente
corrisposto alla di lui espettazione, anzi
procacciatasi la sua particolare affezione,
lo volle compagno del suo viaggio a Pa-
rigi, ove Napoleone I a' 1 7 giugno 1 8 1 1
fece aprire l' assemblea de' vescovi che vi
uvea radunati, sotto il nome di concìlio
nazionale, coU'apparente scopo di prov-
vedere a'mezzi di conferire l' istituzione
canonica a' vescovi da lui designati per
le sedi vacanti, ma in sostanza per de-
primere la s. Sede coli' autorità de'con*
ciiii. Fallito questo proponimento, a' io
luglio l'adunanza fu sciolta, e mg.' Ro-
velli poco dopo col p. Giuseppe M.' si re-
stituì alla sua sede. Nel 1819 morì il
prelato, e siccome gli ordini religiosi era*
no siali ripristinati da Pio VII, il p. Giu-
seppe Maria riassunto nei passaggio per
Firenze il diletto abito domenicano nak
1 82 I jportossi a Perugia ove fu fatto pro-
procuratore generale.IndiritornòaRoma,
ov'era pro-vicario generale e procurato-
lao VEL
le generale efFeltivo dell' ordine il p. m.
]'io Maurizio Viviani, la cui 2. 'carica fu
tosto pienamente a lui attribuita, e co
me tale già lo leggo uelle Notizie di Ro-
ma del 1822. Trovandosi nel declinar di
selleaìbre 1823 in Napoli per recarsi
qnal visitatore nella provincia di Sicilia,
fu elevato alla cattedra di s. Pietro il
Papa Leone XI I, il quale per rinunzia
del p. Viviani lo dichiarò vicario gene-
rale dell' ordine. Nondimeno a'5 novem-
l)ie passò in Palermo e visitò i conventi
dell'isola di Sicilia, e nel marzo 1824
fece ritorno a Napoli, indi nel maggio si
ii[)orlò in Roma. Questa visita fu vera-
mente trionfale, per 1' universale acco-
glienza ricevuta di venerazione e di ono-
rificenza, non meno da'convenli che dai
luoghi e dall'autorità ove esistono. Nella
stessa Napoli fu favorito con predilezione
da' ministri Medici e Tommasi, e dal
principe e principessa ereditari poi re
Francesco 1 e regina isabella, ed i quali
giovarono a superare tutti gli ostacoli;
il resto r operò la sua UD)aua e lodevole
condotta, che provocò i goduti festeggia-
menti. Nel selten)bre 1825 rivide la pa-
tria e i propri fratelli, nell' occasione di
visitare i conventi di Bosco, di Torino
e di altri, come di alcuni delle Marche
nel ritorno a Rou)a. Per le singolari sue
doti,saggezza e maniere conciliative, Leo-
ne Xll trovò opportuno di destinarlo vi-
sitatore apostolico de' conventi e case di
Roma de' rispeltabiti ordini de' carme-
hlani dell' antica osservanza, de'minori
osservanti, de' minori conventuali, dei
hurnabili, e de' minori cappuccini, per
diverse occorrenze; quindi nel 1826 lo
juomosse alla ragguardevole carica di
Maestro del s. Palazzo apostolico (F.J,
the funse con pubblica soddisfazione e
j)lauso, avendo a cooperatore il rev." p.
Domenico Butlaoni, ch'egli scelse per
compagno e socio anco a insinuazione del
Papa e poi l'ebbe a degnissimo successo-
re, ed il quale l'avea accompagnato con
fcuccesso nella visita di Sicilia, ed io quella
VEL
del Piemonte e delle Marche. Intanto ac-
cumulandosi in lui per la propensione e
stima che ne faceva Leone Xll varie gra-
vi consultorie, nel 1828 rinunziò al vi-
cariato dell'ordine, per meglio attender-
vi. Se il suo bel cuore fu nel 1829 addo-
lorato per la morte del gran Pontefice,
in breve si rallegrò per l'elezione di Pio
Vllljche non solo non fu inferiore al pre-
decessore nella estimazione che ne faceva,
ma I' onorò sempre di particolare amici-
zia. Rallrislatoassai presto pel decesso del
Papa, il suo dispiacere venne ben ricom-
pensato nel i83i all'assunzione nel so-
glio pontificio di Gregorio XVI, die riu-
niva in se le benevole inclinazioni,la stima
e r amicizia de' due antecessori in pecu-
liar modo verso di lui. Essendoli p. Giù-
. seppe M.' benemerito del suo illustre or-
dine, consultore del s. ofTizio, dell'indice,
de's. j'ili, della correzione de' libri della
chiesa orientale, dell' indulgenze e s. re-
liquie, esaminatore de' vescovi in s. teo-
logia, e convisitatore della s. visita apo-
stolica, come ricavo dalle Notizie di Ro'
ma, Gregorio XVI si determinò a pre-,
niiarne i meriti ed i servigi prestati alh
8. Se(\e. Nel concistoro de'2 loglio i833j
lo preconizzò vescovo di Monte Fiasco^
nee Co/vzcio, edopo aver enumeralo neli
la proposizione concistoriale gli uOìzi da
lui egregiamente esercitati, gli fece que-,
sto elogio.»» Vir summa doctrina, gravi-
tate, prudenlia, rerumque omnium eXi
perientia singolari praedilus ; dignus
proplerea reputalus qui praefali's Lede-
siis (Monte Fiascone e Corneto) in Epi-
scopum praeficialur". Inoltre nel mede-
simo concistoro avendolo con altri creato
e pubblicato cardinale dell' ordine de'
preti, nell'allocuzione stampata, come la
proposizione, gli rese questi ulteriori en-
comi.» Alter per omnesoQlciorum gradui
ad praefeclurara ordinis sui jure optimo
eveclus dignus a Nobis, uti a Decessori-
bns Nostris, habitus est, cujus fldes, pru-
dentia, doctrina, zeluscathuiicae ìnlegri-
talis ad librorum censuram adhibere-
1
VEL V E N lai
Ijir; ad muniìs nimiium eo graviu*, ac Mentre il cnrclinale con paterna solleci-
jaboiiosiis, quo niagis in liac saeculi pia- Indine governava ledue diocesi e veglia-
vitale scriploriini perniciosissimoruiu u- va nH'iiicremenlo del seminario, il n. gS
bique intiiidat colluvies. Quem prople- <St\ Diario di Roma del 1 836 pubblicò
rcii, neiUini ob alia siojul egregie accii- l'infausta notizia, die in Monte Fiascone
rata buie niuneri aduexa motnenli ma- a' aS novembre ad ore «5 era maucato
xiini negotia, de religione ac de re publi- di vita il cardinale (di mal di fegato non
ca oplinie ineritum bonore boc bone- conosciuto), munito di tulli icouforlidi
slanduni censuimus". L' allocuzione si nosira s. religione, in elùdi 70 anni non
Ugge nel n," 57 del Diario di Roma del compili. Oltre altre lodi, ivi si legge: » Lo
ìH3ì,eiìc\Uull. Hom.coiìt.yi. ig.p.i i 3. scio pastorale, 1' illibatezza de' costumi,
ludi il l'iipadopo avergli dato il cappello la giustizia e l'amore verso gl'indigenti,
cardinalizio, gliconferi pel titolola chiesa furono le principali virtìi, che rendono
di S.M.' sopra Minerva, lu annoverò alle veneranda la memoria del defunto vesca-
congiegazioni del s, olljzio, de' vescovi e vo e porporato. Nella cattedrale gli fu-
regolari, dell'indice, e de.lla disciplina re- rono celebrate solenni esequie, intli il suo
gulare, e Io fece protettore del comune di cadavere, secondo la ilisposizione del tle-
Giotte ili Castro. Tra le dimostrazioni fon lo, fu trasportato nella celebrecbiesa
di pubblica letizia die videro la luce del- di s. Maria della Quercia de'domenicani
le stamce, per celebrare la duplice prò- presso a Viterbo, ed ivi venne sepolto con
mozione, ricorderò quella del rinomato onoriHoa lapide nella cappella del suo pa-
lipogralò Annesio JNobili, il quale con tiiarca s. Domenico. Il Papa ne fu assai
bflla epigrafe glintitolò la f^ila dclcar- rammaricato, e con lui tutti quelli che
dinal Pietro Lembo, cominentario che lo riverivano egli erano affezionati siii-
esposto in Ialino da mg.' Giovanni del* ceramente. Bello e maestoso nella perso-
la Casa, fece pure vullare in italiano dal na, nel suo volto traspariva il suo nobi-
cb. Giuseppe Ignazio Montanari. ÌN'e'vol. le, franco e gentile animo, per eccellenza
]^IV, p. 6, e XV 1 1, p.i 53, narrai come coilesissimo, cordiale e manieroso nel
Gregorio X\l nel i835 portandosi a tialto. Mi vanto d' averne anch' io spe-
Ci\ìta Vecchia vi si recò ad ossequiarlo limentata la sua benignità, degnandosi
il cardinale, accolto amorevolmente co- riguardarmi con particolare deferenza,
me quello che gli era tanto carissimo, e Terciògodoin rendere qui un pietoso Iri-
lo condusse seco nella gita che per mare buio d' ammirazione alla memoria del-
fece sul battello a vapore il ]\lediteira- l'esimio porporato.
lieo al porto dementino per visitare le \Y.^ i\Y^O ( Feiiafran).C\\.\.Vi con re-
saline di Corneto. Raccontai pure, che «idenza vescovile del regno delle due Si-
tornato il cardinale a Montelìascone, e cilie, nella provincia di Terra di Lavoro,
sentendo che il Papa avrebbe visitata distretlodi Ì-'iedimonte,capo!uogodi cau-
r altra sua sede di Corneto, vi corse a Ione, distante 4^ miglia da Napoli, e i5
tributargli la sua alfeltuosa venerazione, dal mare , sede della regia giustizia. Il
recandosi a incontrarlo circa due miglia Caslellanoladiceposta allefaldedelMon-
lungi dalla città, fallo ascendere da Gre- le Cassino e lungi 1 1 leghe al nord di Ca-
gorio XVI nella propria carrozza. Ac- seria. Trovasi nel sito più mediterraneo
compagno il Papa nella cattedrale e ne* dell'antica Campania, in clima buono e
stabilimenti che onoròdi sua presenza, e placido , alle frontiere del Sannio e del
poi ebbe la consolazione di riceverlo nel Lazio, sul corso della via consolare che
proprio episcopio, facentlolu servire in da Napoli conduce agli Abruzzi. Una val-
un alia iua corte di Dobiii riufreichi. le piaui^alma ael perìmetro di >o e più
,aa VEN
miglio sembra che la coroni per ador-
narla: nel recinto ile' monti si osservano
\ari paesi , ì di coi naturali scendono a
collivarvi le fertili terre. Il lato orientale
della vallee placidamente bagnatodalgià
rapido Vollurno, che può dirsi il natu-
rai confine tra la Campania e il Sannio,
precisamente dove un magnilìco ponte fu
niodernamenle costrutto. Le falde del
monte imminente, ch'è il suo nord, reg-
gono gli edifizi della città, sorti dalle ro-
vine di varie e[)oclie: ui\ tempo i venafra-
Ili ahilarono anche il colle. Nel sito più
basso scaturiscono limpidissime acque,
leggerissime e fresche da vari punti , e
formando il fiumicello detto di s. Barto-
lomeo, e quindi del Sesto sotto le Penti-
iie, vatuio ad unirsi a quelle del Voltur-
no. Rallegrano anche la vista, e animano
talune macchine idrauliche. Dal mercato,
il di cui largo è fatto dal ripiano d'alio
muro, conte dal piìi bel punto di vista,
Bcorgesi la sottostante ampia pianura, in
cui i venafrani prendono la miglior por-
zione; ed ivi presentaci a poca distanza
l'antico anfiteatro, oggi ricetto d'armenti.
Dall'ospizio poi riguardasi la città a gui-
sa di spazioso colle rivestito di case, tra
le quali riluce quella del re. 1 fieri contagi
e gli orribili terremoti del secolo XIV, ro-
vinarono Veuafro,massiine nel 1 349,colla
morte di 700 persone. Per coiaio di scia-
gura 8 anni dopo il re Lodovico marito
ili Giovanna I la fece incendiare alla sua
piesenza. Avutone il dominio Maria du-
chessa di Durazzo, sorella della regina, a-
iiimò i superstiti cittadini a rialzare l'a-
bitazioni nella parte attuale, dove meno
il terremoto e l'incendio erauo prevalu-
li: di più fece foggiare il così detto Castel-
lo, ampliato poi da altri baroni, e la Tor-
re a! mercato , dove indi si amministrò
la giustizia. Vicino vi fu eretto il pubbli-
co sedile, a'nostri giorni convertilo in cor-
po di guardia. Inoltre la duchessa, bene-
merita del misero avanzo della gente ve-
iiafraoa, coli' opera loro fece cingere la
rinata città a guisa della primiera con
VEW
muri e antemurali, riattati nel lyoS, e
colle porte al Mercato, Portauova, lifit-
ta ueliySo, Portelluccio, e F^ortagugliel-
mo così detta dal giudice di tal nome, e
corte della bagliva sedente. Coll'aggiunla
poi del borgo, altro muro colla porta Ro-
mana vi fu costruito. La città nel 1437
giunse al punto d'essersi posta nello sta-
to di gagliarda difesa. La bella cattedra-
le pare innalzata sul materiate rovinato
di qualche tempio gentile, forse della dea
Bona. E costruita a 3 navi, con decora-
zioni miste d' una architettura di gusto
gotico, e di riparazioni de'bassi tempi. E-
«ternamente apparisce un ri n vestimenti
di pietre, che senza dubbio altre volte fé*
cero parte de'roinani monumenti, e nelle
tribune si ravvisano avanzi di fregi, capi-
telli di bassorilievo e iscrizioni dell'accen-
nala epoca. Venne dedicata a Maria As-
sunta in cielo. Questo primario tempio
soggiacque alle tante rovine della città, e
l'ultima fu pel terremoto e incendio ri-
cordati del 1349 e i356. Ricostruito, in
seguito si fecero altre rinnovazioni, e l'ul
ti ma per l'incendio avvenuto alla sagi'<
stia néh8o4- Venne di nuovo solenne
mente consageato da mg.' Slabile a' 2.
ottobre 1 764. Spiccano in esso co'marti
dell'altare maggiore, preziosi arredi sa
gri. Fra le varie cappelle sfondate vi
quella del SuiFragio co' privilegi aanes
pe'defunti; e quella del ss. Crocefi«o, l
cui altare furono aggregati parecchi b<
nefizi semplici di padronato. Vi è pur
l'altare de'ss. Nicandro, Marciano e Da|
ria martiri e protettori di Venafro, o pr<fl
priamente del ss. Corpo di Cristo, in cui !
una volta riponevasi la ss. Eucaristia , e
accosto gli olii santi, eretto dal vescovo
Mancini eoo benefizio sotto quel titolo.
Il Viatico di là partiva associato dalla
confraternita istituitavi dopo il detto teni-i
pò , a causa delle rovine in mezzo allei
quali era riaiasto il duomo isolato, che
perciò trovasi distante dall'abitato. Nel
I 5o3 a cagione della peste, per l'urgen-
ze degli spirituali bisogni iu tempo di uol-.
V EN
le, viilesi pericoloso 1* aprirsi una cliiesa
in cainpajiiia , per cui coU' oblazioni tle*
fetleli, e coH'opera del vescovo e ilei ca-
pilolo nel I 53 5 vi fu aggiunto un cappel-
lone, e permessa la porla al eli fuori col-
l'altra al di dentro, per comunicare col
duomo. Di là eslraevasi sagrauienli e sa-
gramentali, e i canonici sin d'ullora usa-
rono di celebrarvi le funzioni sagre nel-
l'inverno. Quindi un venafrano della fa-
miglia Buve lasciò la sua casa nel centro
dell'abitato da convertirsi in chiesa sotto
il titolo medesimo, ampliata nel i65o e
rinnovata da' fondamenti nel 1790, che
per essere più comoda fu sostituita all'u-
to indicato, riserbalo però il duiltoalla
cattedrale del i." battesimo nel sabbato
santo e in quello di Pentecoste. E' dun-
que chiara la dipendenza di questa chiesa
dalla cattedrale, quantunque non sia u-
nila neir amministrazione. Tre ordini o
siano 3 diversi celi di canonici trovansi
da tempo immemorabile addetti al duo-
mo, e tutti amaionlano a4o. Ili.° è quel-
lo de' 18 prebendati, inclusi i 3 dignitari,
cioè l'arcidiacono, a cui è addossata la pe-
niteiizieria,e i due piimiceri(regolalori del
canto dtl coro) e che presiedono alle 3
settimane alternative; il canonico teolo-
go che siede al suo stallo fisso, e il deca*
110 che tra'canonici siede il i.° dopo le di-
gnità. Godono l'insegna di seta di color
coccineo con cappuccio, pelli d'armellino
bianche, e cappa magna o breve secondo
i giorni, perconccssione di BenedettoXI V
nel 1 743, mentre sino a quell'epoca si era
tenuta di altra foggia. Quel Papa nel bre-
ve fa un bello elogio della chiesa Vena-
frana, e la repula degna d'esser posta nel
rango delle prime e cospicue del regno. 11
a.° ceto è quello de' i o canonici ebdoma-
dari, prima c), che alternativamente assi-
stono all'ullizio, erinlonano ne'giorni fe-
riali è domeniche meno solenni, cantano
la messa conventuale pe'benefattori, e sie-
dono negli stalli medesiuìi dopo i preben-
dati, senza far parte del capìtolo , dove
liou hauDO uè voce, né &epolturd couiu-
VEN ia3
ne. Hanno l'insegna slessa, differente nel-
le fodere delle pelli d'armellino cineri-
cio , e della seta di color violaceo. Per
indulto d'Innocenzo XI ponno delegarsi
8cand)ievolmente nelle parziali incomben-
ze, l due ultimi assistono nelle solennità
I dignitari, ed essi nelle messe cantate lo
sono da'canonici soprannumerari, che ap-
partengono al 3.° ordine. Questi al nu-
mero di 12, talvolta di 9, sono eletti tra'
chierici figli di cittadini, da'prebendati e
confermati dal vescovo. Insigniti con al-
muzia paonazza fregiala d'armellino, fan-
no un sol corpo col capitolo, partecipan-
do egualmente della massa comune, del-
le distribuzioni quotidiane ed'allri incer-
ti; eccettuati i funerali, dove dividesi il
provento per graduazione. Non hanno
voce né attiva, né passiva, bens'i la sepol-
tura co'prebendati comune. Compete lo-
ro per immemorabile costume il diritto,
confermato nel i532 da Clemente VII
con bolla, d'essere assunti allei 4 preben-
de che vanno a vacare^ detti perciò Espct-
tanli , perchè expectnnt Praehcmìam.
l'riraa per anzianità ascendevano, senz;i
il bisogno di nuova bolla , e il capo del
capitolo dopo l'esequie d'un defunto pre-
bendato investiva col solenne possesso un
espeltante e col privilegio d'ozione; ma
siffatta usanza rimase in parteabolita sot-
to il cardinal Grimaldi vescovo; e sebbe-
ne il Tridentino soppresse simiglianti a»
spettative, pure per decreto della s. con-
gregazione del concilio fu nel i6()3 di-
chiarato non essere stata abolita quella
di Venafro che rimase tuttavia fino al
i8oi, in cui vi fu qualche altra modili-
cazione per regio placito. La topografìa
della cattedrale fa sì che l'ore canoniche
per indulto speciale e antica costumanza
si soddisfano quotidianamente tutte di
mattino, ad eccezione de'giorni solenni e
quaresimali. Prima le parrocchie erano
13, ora ridotte a 6, ma con doppio tito-
lo, per essersi diminuito il numero degli
obitanti, prccisanieute per i vari contagi.
Alla cura e direzione dell'auiiAe suou ap-
.7.4 y^^
jiosilamenle deputali 6 parroclii. E" os-
se rvabile il leiiipio deirAiiuuiiziata, com-
posto d'u>ia gran nave con cupola e cain-
jianile, e coll'organo eli molto pregio. An-
che (luello del ss. Viatico col suocaiupa-
Dile, olire altri. De'distrulli templi, se oe
legge la memoria nella bolla d'Alessan-
dro III, di cui alla sua volta parlerò. Il
monastero delle Clarisse, insiemeaila chie-
sa hen tenuto, e in cui la religiosa esem-
plarità vi fiorisce , fu fondato nel i657
per opera d'Ippolita Valletta, e da altri
pii testatori dotato. Le n)onaclie prendo-
no interesse al l'educazione delle ci vili don-
zelle. Questo monastero è superstite alla
deplorabile soppressione del 1808 degli
altri istituti religiosi. Nel convento de'
cappuccini, introilolti aeìiSZ'j, la città vi
esercita i solili diritti, e vi sono allevali
ultimi religiosi. Il buon locale anticamen-
te accoglieva i basiliani, quando già esi-
steva la basilica, e vi rimasero sino alla
fine del XV secolo (uflìziando essi la chie-
sa de'ss. IMarliri in Napoli, convertita poi
in s. Patrizia, ed ulliciando con rito greco,
in tale idioma ne trasportarono l'ullìzio),
donde derivò la prepositùra di s. Nican-
dro, conferita poscia a'reltori per lo più
cardinalijCoineMag ilotli, Cantelmi,Bou-
compagni e altri, insieme alla badia di s.
Croce, in ajipresso aggregate al seminn-
rio. I cappuccini custodiscono la basilica
de'protelluri i ss. Nicandro , Marciano e
Daria martiri, i corpi de'quali si venera-
no sotto l'altare maggiore in una gran cas-
sa di pietra, la cui festa celebrasi a' 17
giugno. Da essi furono tolte varie reli-
quie, die si venerano nella metropolita-
na di Capua, nella chiesa abbaziale di
Monte Vergine, nella cattedrale d' Iser-
nia, anzi la proposizione concistoriale di
questa ciiiesa dice: Inter quae corpus s.
IVicandri rnarlyrìs ipsius civitatis pa-
troni deceiiter assen>altir. Certo è che
in Venafro dalla cassa fu estratto il cra-
nio di s. Nicnudro, che il vescovo de Co-
reo nel I 340 fece incastrare in argento
(cioè Barbalo da Sulmona eseguì il lavo-
V E It
ro in dello anno, e l'Ughelli registra l'in-
clusu)ue della reliipiia ali 344), uon che
la reliquia esistente nel petto della statua
d'argento del santo, da d. Antonio s. Bar-
bara donata alla città , che vi contribuì
5oo ducati, mentre egli nel i6g6 ve ne
avea speso 800. Nel 1780 il vescovo Sta-
bile dal cranio tolse delle reliquie pel
principe di s. Nicandro e per alcuni cit-
taduti. In tulli i tempi si è creduto da'
veuitfrani, che dalle ossa de'ss. Protetto-
ri scorra un sagro liquore , detto man-
na , del quale sonosi sperimentati mira-
bili elFetli. Sino al detto 1808 in Vena-
fro vi sono stali altri conventi. Quello de'
coiiveutuali di s. Francesco d'Asisi fonda-
to dal medesimo santo: la volta della chie-
sa per l'irregolare costruzione cadde nel
terremoto del i8o5. Vi si venerava la
bella statua dell'Itumacolala Concezione
proteltricedella città, trasferita nella con-
tigua chiesetta. Il convento degli agosti-
niani eretto prima dov'è l'orto detto s. A-
goslino vecchio, e quindi dentrodella cit-
tà circa il I 5o8. Quello de'caruielitani ac-
costo alla cattedrale, ov'era stata colloca*!
ta nel 1702 la famosa biblioteca dal pri
niicero De Bellis, che non senza dolori
venne dissipata. Gli alcantarini france
ecani nel 1 758 si stabilirono nella villa de
De Bellis, da questi destinata a tale usoj
Successivamente per reale munificenza e
colle limosine civiche si formò un ampia
locale,dove i frali ilimorarono pochi anni
finché fu convertito in ospizio e spedale
civile e militare, anche pel ristabilimento
degl'infermi, e sostituito all'altro del bor
go, ch'era stato già rinnovato. Vie il se»
minarlo per l'istituzione de' chierici ;
due pubbliche scuole per ambo i sessi i
separati locali. Il primicero De Bellis del
le scuole fu il benefico fondatore nella prò
pria casa. Perchè vengano onestament
collocate in matrimonio le donzelle in
digenli e le orfane, non avvi pio luogo eh
non concorra ad estrarne in sorte auuual
mente un dato numero, con contribuire
corrispondenti sussidii> di cui partecipa
V E N
noczinmiio le vedove. Il principale bene-
lieo slabiiimento è 1' ospizio, e non può
dirsi nbba'ilnnza quanto debbano n que-
st'asilo deirinforlunio l'umanità e la re-
ligrone. Vi è il legato utilissimo delle sSk
Missioni per ogni sessennio. Perolièilde'
ro venga esercitato nelle materie die lo
riguardano , ogni donìeiiica il canonico
teologo fa la pubblica spiegazione della
8. Scrittura; e nel giovedì vi sono l'acca-
deiuie de' casi morali o liturgici , le cui
questioni sì propongono dal prefetto del-
la congregazione de'preli di s. Angelo Cu-
stode. A tale congregazione spetta il soc-
correre gl'infermi sacerdoti indigenti, se
ve ne sono: alla niorte d' un confratello,
ciascuno celebra una messa per esso. La
confraternita del Purgatorio cura il ben
luorire degli agonizzanti col n)ezzo di 3
cappellani. I sodalizi diretti ad unire con
vincolo più stretto di amore e carità i fe-
deli, aiììne di destare l'emulazione nelle
pratiche virtuose e ne'religiosi esercizi, so-
no 4: qnello di A. G. P. o de' Vatlenli ,
fondalo nel i 385; di s. Nicola di Toienti-
no,e di s. Antonio di Piidova, istituiti nel-
la mela del secolo XV, ed eguali di prece-
denza; di s. Sebastiano, die si |)relende
più antico de' precedenti. Le confrater-
nite ilei ss. Viatico e del Prosarlo, poi u-
nile alla pubblica beneficenza, pare die
siano cessate; mentre la nuova congrega-
zione di s. Spirito ebbe tosto buon ef-
fetto. L'indole de'circa 4ooo abitanti è
dolcissima, laboriosa eattiva;rivolli prin-
cipalmente air agricoltura a cui li trae
l'estensione del territorio tutto fruttifero.
Le arti liberali e meccaniche vi sono e-
sercitate. Si tengono 3 fiere triduane ne'
prin>i 3 mesi dell'anno, ed altre duea'24
giugno ed a'29 settembre. All'ammini-
strazione municipale sono riuniti con co-
mune interesse il villaggio di Cippagna,
con Casamatteoe Noci. In Venalio, an-
tidiissima e celebre città, sempre fiorirò-
uo molte nobili famiglie e cittadini illu-
stri; per aver in ogni epoca gareggialo
con altre per opulenza, uuiueiosi abitau-
V E N 1 2 7
li e fortificazioni. Si celebrano il figlio di
Alio, qualecredulo fondatore tiella città.
Licinio apporiatoie piin»iero «legli olivi
liciniani in Venafio. In Venafro sionoia
la memoria d'Augusto con essa tanto be-
nefico, e di quanti ne seguirono l'esempio,
come de'Cosmiani, de'l'elici, degli Avio-
ni Giustiniani ealtri. Secoiidoalcuni scrit-
tori , come del Corsignani nella Bcggia
Blarsìcana, si vuole \enafiano s. Ormi-
sda Papa del 5i4>e cl^*^ soltanto origina-
rio o nativo di Fr osinone [F.) fosse il
di lui padre Giusto. Papa s. Silveiio del
536 figlio per legittimo matrimonio di*.
Ormisda, dicesi di Prosinone o di Atella,
ovvero di Troia, o fors'anco nato nel rio-
ne Campo Troiano di Ceccano, perchè e-
ziandiodi lui sono discrepanti gli storici
nello stabilirne la patria. 1 venafrani ve-
nerano per loro concittadino s. Ormisda,
e già le immagini di lui e di s. Silveiio
si vedevano nell'inlernodella porta gran.
de della cattedrale, coperte ilall' organo
ivi dal coro trasportato. Di più nel 1730
{innovandosi la porla nuova, vi fu uell'a-
pice effigiato s. Ormisda, ed il priinicero
De Bellis insieme ad un benefizio di suo
padronato sotto quel titolo, ne introdus-
se anche la solenne festa a' 6 agosto nel
propiio altare nella ehiesa di s. Sebastia-
no. Un Giovanni da Venafro a'tempi del-
l'imperatore Federico 11 fu giustiziere di
Terra di Lavoro. Giacotno Montaquila
canonico o arcidiacono della patria , nel
1 4 1 8 vescovo d'Isernia. Si vuole della fa-
miglia de'Normandi, al pari di Gugliel-
mo , Antonio e Nicolò fiatdli, a cui il re
Roberto concesse nel 1 328 la giurisdizio-
ne della bandiera per Venafro, a'casali in
tempo di fiera. Fu ancora discendente lo-
ro quel Guglielmo di Rinaldo, al quale
la città di Venafro donò neli335il ba-
ronaggio diRoccapipirozzo.il vescovoGia-
couio caro a Martino V, consigliere d'Al-
fonso V e Ferdinando I, nel terremoto ile'
5 dicembre 1456 che fece cadere tutta ì-
sernia, colla morte di quasi 800 persone,
dicesi che fu salvalo Ira le rovine io cui
1 26 V E N
miseramente Irovossi. Giovanni de Ami-
cis celebre giureconsulto, cui fu eretta una
statua nella patria chiesa de' conventuali
al suo sepolcro, poi trasferita all'ingres-
so del convento coli' epila (Fio. Antonio
Giordano nato da unsarto» parimenti fd-
inosogiureconsulto e preside della repub-
blica di Siena, come confidentissimo del
signore di essa Pandolfo Petrucci. Ad I-
inola trattò la pace col Borgia duca Va-
lentino, fu legato a'Papi Alessandro VI,
Leone X e Clemente VII, a Massimilia-
no I imperatore e ad altri principi , e di-
venne conte palatino e senatore del con-
siglio di Napoli. Amico s. Barbara valoro-
so neir armi , come lo fu il figlio Lucio.
Al valore militare accoppiò la forza d'in-
gegtio nelle lettere l'altro insigne capita-
no Battista della Valle, che pubblicò il suo
trattalo delle fortificazioni, de'fuochi mi-
litari, del modo d'ordinare in battaglia
gli eserciti, e sul duello. Tommaso Roc-
ca famigerato medico, versato nell'ame-
na letteratura. Francesco Andrea Mascio
dottore in teologia e autore d'opere. Ni-
candroJosso eccellente filosofo e scrittore.
Francesco d' Amici giureconsulto. Bene-
detto Bruno dottore di molto nome. O-
jazio Dattilo arcidiacono e vicario genera-
le di Gerace. Gio. Domenico Martuccio
])ubblico lettore. NicandroGarriga predi-
catore cappuccino. Francesco Agricoletti
scrittore. Scipione Coppa canonico e au-
tore dell' Eco politico. Lodovico Valla
j)rimicero, raccoglitore di notizie patrie e
«li monete antiche. Benedetto Monachet-
ti primicero benemerito delle patrie me-
morie. Il primicero De Bellis beneficen-
tissimo co'suoi concittadini. Fu vicario
generale dell'abbazia di Volturno,i4nìi-
glia lungi da Venafro, 18 anni del vesco-
vo Massa, quindi vicario capitolare. De-
siderò fondare il seminario a sue spese, a
condizione d'apporvi il suo slemma genti-
lizio, il che non gli fu accordato. Mori
nel 1730 e fu sepolto in cattedrale nel
cappellone del Ciocefisso, ove la sua pia
eredità gli eresse uo busto maiiuoieu eoa
YEN
iscrizione. Cesare Guglielmo provinciale
de'conventuali,come lo furono Giq. Bal-
lista Giusto, Benedetto Errigo che fece
la chiesa con porzione del patrio conven-
to , Andrea Rocco; e di molto sapere fu
il p. Ronallo. Tra'cappuccini fiorirono tre
esemplarissimi venafrani.BiagioMorra ca-
nonico zelantissimo della salute dell'ani-
me, limosiniero e pieno di virtù. Cosimo
de Utris giureconsulto. Nicola Pilla me-
dico, autore di diverse opere. Venafro ol-
tre l'abbondanza di buone acque, possie-
de nel territorio quella perniciosa di Tri-
verno, l'acque acidule dette comunem«^n-
te solfuree, delle quali se ne fa uso salo-
bre nell'estate, commendate da Plinio al
pari di quelle d' Ischia, qual medicinale
utilissimo pe' calcoli. Difatli furono fre-
quentate, e restano alcuni avanzi de'suoi
edifizi. Neil' altra sponda del Volturno
appariscono altre acque minerali. L'anti-
co romano acquedotto pel corso di circa
i4 miglia conduceva l'acque nella città,
allo 7 palmi e 3 largo; pare che sia stato re-
staurato d'Augusto, e rimase negletto do-
po la venula de'longobardi. Accosto agli
orti di Venafro sono gli avanzi dell' anti-
co e ampio anfiteatro, dove si celebravano
vaii giuochi, spettacoli gladiatorii, com-
batticnenli con fiere, e poterono servir lo-
ro d'ergastoli le superstiti cellule. Forse fu
costruito a'tempi d' Augusto, e potevano
allogarvisi piùd'8ooospettatori;ciòche f(j
calcolale quasi pel doppio la popolazionf
di quel tempo, siccome mostrano del pai
le pubbliche terme. Si vuole che l'anfij
leali o andasse in disuso a'tempi diCoslaaj
tino I, che proibì gli spettacoli gladialorijj
1 vandali poscia ne rovesciarono l'edifizic
e dd'saraceni nel saccheggio della Camj
pania sembragli derivato il nome di /ori
lascio. L'anfiteatro rovescialo in tutto
in parte, fu dato dal re Roberto al sul
gentiluomo cav. Antonio o Ugone Mari
luccio, quindi Nicandro Martuccio lode
nò alla cappella di s. Giovanni della cat
tcdrale,soppressa nel 1700. L'antiche mi
va lisalgouo ad epoca anteriore alla coi
V E W
dizione iTi prefettura di Venafto, e Jagfi
avanzi si scorge tli'erano larghe 6 palmi
e mezzo. Dell'eccellenza dell'olio e degli
ulivi venafVani assai ne parlarono gli an-
tichi ei moderni scrittori, celebrandosi da
Platone inlrodultore degli ulivi in Vena-
froit sunnominato Licinio. Vuoisi quindi
cheVenafroabbiainlrodoI la la col tura de-
gli ulivijchene'lempidiTarqiiinio Prisco
non erano ancor conosciuti in Italia, e che
ella migliorò la formazione degli olii e ne
riportò somma laude. Contribuì alla ce-
lebrala particolarità degli ohi venafrani,
la natura del suolo ghiaioso, e le diver-
se sorti dell'ulive, di cui se ne distinguo-
no sino a iG co'ri>pettivi nomi, -quanti ne
riporta IMacrobio, benché Columella ne
ricordi solilo. Tuttora gli olii venafrani
conservano l'antica dolcezza; nondime-
no senibra doversi accordare la premi-
nenza a que'di Lucca o di Provenza ; ma i
provenzali un tempo, come quelli d'Aix,
vennero a Venafro a provvedersi di pian-
te liciniane, e scrnpolosantenle osservano
i precelti che ci iiaiino lasciato gli antichi
romani per ricavar l'olio più squisito.Tut-
ta volta l'esperienza ha dimostrato che gii
olii venafrani non perdono il grato sapo-
re sebbene vecchi, e non si alterano se
trasportati. Gran copia di monete negli
scavi si trovarono e trovano sempre, gre-
che e romane d'ogni epoca, il che mo-
stra il frequente commercio della città. Se
ne rinvenne qualcuna col Vtnaf. aven-
te il gallo nel dritto, e nel rovescio l'im-
magine di Pallade o Minerva, ad onta
che Venafro non pretenda vuutare mo-
nete urbiche o lubicarie o locali, ossia co-
niate localmente. Negli slessi scavi molle
sono le lapidi scritte trovate, e in buon
uumerosono riportate tra quelle del Mu-
ratori. 11 nuinero maggiore appartengono
al leu. pò che V^enafro fu colonia, e sicco-
aie es>a appai lettne alla tribù Teientina,
il Ter. si legge in molle. Una notabile
quantità, esistenti in Venafro , sono ri-
prodotte nelle Memorie istoriche di Ve-
nofio compilale da Gabriele Coiugno
VEN 117
canonico teologo della maggior chiesa
di (/nella città, Napoli 1824. Di questa
bellissima, dotta e critica opera, io ne ri-
cavo i presenti cenni, e perciò con ammi-
razione mi dichiaro gralissiruo al bene-
n)erito autore. «Se vive l'illustre venafra-
no, gli auguro prospera sanità; sedefunto,
gli desidero pace seutpiterna e gloria im-
peritura, in Venafro sono parecchi fram-
menti di antica scultura , non senza im-
portanza. Non vi è angolo poi della valle,
in cui non si scoprano tuUngiorno sepol-
cri antichi, casse di piombo, di pietra, di
marmo, ma più di legole grandi alla sem-
plice foggia; non che qualche moneta,
tasi di lagrime, armi, medaglie. Oltre le
terme dell' acque acidule , vi è un altro
luogo termale, animato dall'acque voi-
turnesi, con vestigia delle medesime. La
torricella che si presenta a prima vista
a chi da Napoli qui recasi, pare che ap-
partenesse alle ricordate antiche mura di
circuito, e servisse a'soldali ili custodia: è
differente però dall'altra che dicesi tor-
ricella scarrupala. D.i taluni si crede che
questa servisse di fumiera per dare avvi-
si, in qualche modo a foggia degli odier-
ni telegrafi, sebbene di gran lunga diver-
si. Ma che l'antiche Torri servissero per
tale uso, ne ragionai in quell'articoloe al-
trove, con segnali di convenzione, e a>i-
che col fuoco di notte e col fumo di gior-
no. Le dette due torri sono di slrullur.i
de'teuipi baronali. Da PiOOia a Venafro
vi conduceva la via Latina, attraversan-
do gli eroici col Lazio, quindi nell'itine-
rario d'Antonino si trova Deneventum^
Vennfruni, Theanum Sidicino. Di tale
via lastricata esistono alcuni avanzi, e co-
minciò ad andare non curata dalla ca-
duta dell'ini [lero d'occidente. La via di
Venafro sotto s. Pietro in fine partiva
dalla Latina; equantuiupie poi protratta
verso Isernia, non fermavasi prima sol-
tanto in Venafro, ma nuovamente a quel-
la che avea corso le gole di Mignano ec,
e vi si riuniva, onde pule ben dirsi un
piccolo ramo della Laliua. GUuutichi ro-
j 7.8 V E N
mani presso Venafto f;ibbiicaronoi1iver-
se ville, siccome reputata soggiorno de-
iizìoso e perciò fieiiueiitata. Il tratto ve-
nafrano sloto forse non sarebbe tale, né
cclL-bratodaglianlicliiautori cotanto sen-
f.a le ville, Ira le quali quelle eli Attilio
Legolo, elle sospese le faccende del foro,
ivi recavasi a passarvi giorni sereni e
tranquilli; e di Cicerone, come riferisce
il Clavelli neir indice della sua Arpino.
Avanzi delle ville romane si credono di-
verse grotte, che saranno stati criltopor-
tici, ove scendevasi nell'estate, a scanso
dell'eccessivo caldo; lutto poi annientato
Dell'invasioni de' barbari, distruttori del
bello e dell' utile. Il territorio di Veua-
fro è ferace di frumento , avena , orzo,
spella, legumi d'ogni genere, canape, li-
no e d'ogni sorta di pomi. Gli olivi che
tanto bene vi confanno e 1' ottimo olio
producono, occupano oltre a de'trallinel
piano, le falde de'monli di Ceppagna si-
iioa l'ozzilli.E vago ammirare fra quelle
nobili piante la grandezza dell' annose
querce, pel dello terreno che vi contri-
buisce e pel meriggio che le feconda. Il
vino è reputato assai eccellente; disse Ga-
leno: / inurn venaframun slomacho gra-
tum eZ/tn'c. Egli inlese dire di facile dige-
stione, non giù leggiero, poiché anzi è ge-
neroso. Gli orli ben irrigati offrono eccel-
leuli erbaggi. La pastorizia trova soste-
gno ueir erbe del campo e in quelle de'
nionli. Vi sono differenti cacciagioni, fol-
la ed estesa selva, con monte e colli va-
ri : vi si entra pel sontuoso ponte eretto
dalla grandezza di Carlo 111, che vi ac-
quistò le tenute, e si dicono siti reali. Il
busco fu fretpaentato dal figlio Ferdinan-
do 1 con piacevole godimento, e spesso
con personaggi principeschi d' Europa,
the dividevano con lui il contento e le
prede, avendola ridotta a vera caccia re-
gia. 1 fiumi forniscono varie specie di pe-
sci in abbondanza e di buon sapore, co-
me la qualità delle acque.
La contrada riconosce per suoi primi
abìlaturi la colonia iapelica, perciò d'o-
VE N
rlgine orientale ed ebrea, il che attestano
i caratteri etruschi scritti all'orientale ;
poscia altra colonia la popolò di fenici o
cananei, da cui discesero que'popoli che
presero varie denominazioni, che in prin-
cipio furono selvaggi e feroci, detti per-
ciò lestrigoni, e poi aurunchi, cioè scesi
da' monti ad abitar nelle falde, invitati-
vi dal maggior comodo. Avanti Roma,
divenuta tutta l'Italia elrusca, parlavast
il linguaggio etrusco con vari dialetti ; e
conseoguentemente in Venafro, dove u-
sa vasi (piello osco. Le colonie greche lun-
go le coste, vi si stabilirono al nascer di
Roma. Nel fine del 3.° secolo di Roma le
12 tavole furono credute scritte in osco,
benché nel Lazio l'antico latino si usasse.
Però assicura Livio,che i fanciulli romani
istituì vansi nell'etrusco. Vuoisi che la lin-
gua osca durasse a tutto il V secolo di Ro«
ma in questa contrada e nel resto d'Italia,
finché 1 romani vinti i toschi al lago di Va-
dimone circa l'anno 47 « > h'a'i fieri patti
gì' imposero quello di ricevere la lingua
latina, alla quale dopo la rinnovazione
dell'impero d'occidente fu sostituita l'ila-
liana, avvilita col nome che serba ancora
di t'o/garpjpoiché luogo tempo nella bocca
del volgo solamente era in uso,qualset
plice interprete de' naturali bisogni. Coi
rotti i dialetti barbari, le persone coli
cominciarono nel secolo XI a modella
re la lingua che parliamo, accostando!
quanto fu possibile alla latina. Gli oried
tali dunque in diverse stagioni popolare
no la regione, ma la densa nube di seco
li remotissimi non può assegnare un pria
cipiocertoa Venafro, come ad altre città
JNclla metà del VI secolo di Roma per
non era solo esistente il nome di Venafro
ma erasi la città assai bene avanzata ne
l'esercizio dell'agricoltura e dell'arti, oi
de fa supporre molti secoli trascorsi dalla
sua nascita. Catone il vecchio diceva a'
suoi tempi: Chi ama di provvedersi de*
buoni badili, vada a Venafro; e per ogni
sorta di vasi qual altro paese darà i piìi
acconci e ben falli? Ziri, anfore, tegole!
YEN
Da Venafioin prefeieiiza acquistarsi po-
tranno. Qual norma coiivieiiti teucre nel
vender l'olive pendenti? Si prenda da
Yenafro. E per diritto di vaglio pel fior
di farina? Anche ivi si vegga come si
pratica. Tanto riferisce l'antichissimo
scrittore a Polibio contemporaneo. Nar-
ra Orazio, che Attilio Regolo recavasi a
villeggiare a Yenafro oa Taianlo.Fii egli
fatto prigione da'cartaginesi circa il 49B
di lioma, ed è sicuro che in quell'epoca
Venafro era un delizioso soggiorno. La
sua etimologia si fa derivare da taluni da
F cìiafriigum, pe'suoi campi ubertosi; da
Pinete ed Jphros pel sito atto alla ge-
nerazione; dal l'ìiiifcr, perclhè feriice di
vino. Altri pretendono ri[)eteie col no-
me la fondazione da Q. Fvnafro^ per una
lapide sepolcrale ancora esistente. Milat-
le etimologie peiò mal possono conve-
nire, e rimangono annullale dalla storia
delle lingue. Il latino antico appena cra-
si introdotto, quando Yenafro era quello
quale si è detto. Pertanto si \uole origi-
nato il suo nome da due voci ebree, don-
de nacque l'etrusco o l'osco: Venajer di-
scende da Jen o Ben signifìcanley/^/Zo,
e /tjer ossia O/è/ (veiosimilmente figlio
di Madian quaitogenito d' Abramo per
Celura, oppure d'altro ebreo collo stesso
nome di jfro)Xìa\ figlio di questo Afro,
the ne fu senza forse il fondatore,edal no-
me del padie sno,come pivi celebre, deri-
vò quel di fe/7fl/ro. L'ebreo ^en suona lo
stesso che Fen^ e ne" mezzi tempi trova-
si nominalo Benafruni^Civitas Bcnafra-
na, Caatruni Bvnafruvì^ come dalle cro-
nache volturnesi e cassinesi. All'uso del-
le rustiche capanne successe quello del-
le fabbriche a secco e senza calce. Parec-
chie di queste in Venafro mostrano un'
a ntichilàsorprendentee mirabile solidità,
ma non si può assicurare se siano di quel-
le allora formale. Disse il Clavelli, che
Giano e Saturno edificarono molle città
e castella, fra le quali immaginò taluno,
che si potesse anno\erare Venafro antica
città, non lungi da Castel Salurng. Da-
voi. xc.
YEN 129
gli orientali oda' derivati da loro, con-
viene ripetere le tante istituzioni, di cui
trovavasi la città fornita nel V e V l seco-
lo di Roma, poiché olire le mura a secco,
molle monete si rinvennero del dio de'fe-
nici.La contrada prese il nome di Caiiìpa-
n/Vz naturalmente sorlo dal di lei silo ame-
nissimo,cuiPlittio chiamò contrasto del-
l'umano piacere, delta perciò dipoi Fe-
lice, pe' copiosi prodotti de' suoi uberto-
sissimi campi. 1 campani si soggettarono
b' romani, quando loro domandarono
contro i sanniti amicizia e aiuto, e n' eb-
bero la romana cittadinanza. Se Venafro
divenne prefettura, dev'esser prima sta-
ta municipio, altrimenti né Attilio R^e^
golo, né altri romani sarebbero venuti a
diporto nell'ftgro venafrano, se la città
non fosse stala loro amica; né Silio Ita-
lico avrebbe parlalo della gioventù ve-
nafrana bellicosa chiamata in Arpino,
per riunirsi a Varrone nella 2.' guerra
punica, poco prima del sinistro avveni-
mento di Canne, qualora a' romani non
fosse appartenuta Venafro. Alcuno so-
spettò, che Venafro limitrofo al Siinnio,
ad esso piuttosto che alla Campania fosse
appartenuto; ma sono troppi gli antichi e
moderni storici, che costantemente nella
Campania conosciuta IrovaronoVenafro.
Da quanto asserisce Sigonio della regio-
ne campana, Venafro (u assunto a mu-
nicipio romano, senza il diritto del suf-
fragio ne' romani comizi; ebbe dal suo
corpo civico il senato composto da' de-
curioni, che si sceglievano li a le persone
per merito e per fortuna distinte; deci-
devano essi i pubblici affari col popolo^
e dal numero loro erano scelti i magistra-
ti de' duumviri a guisa de' consoli, gli
edili, i censori quinquennali ec, e molli
sono notati nell'iscrizioni venafrane^del
tempo in cui nuovamentedivenne muni-
cipio, e di quando fu colonia. Nel 542
dopo la 2." guerra punica, Capua, Ye-
nafro e altre città ribellatesi a' romani e
datesi ad Annibtde, per averle occupate
co' cailagiucsi, indi da' romani nuova*
9
,3o YEN
mente prese leslaiuiio cl<'gracì.ilee n<lol-
le a piefcllni'e, perciò governate da oja-
gisliali Sjiediti da Roma e con leggi ivi
filile. A Veiiafro ogni anno luaiulava il
prefetto, il pretore iirliano di Eoma, e
Sanfeiicela chiamò jìrarfcc tura ccldiris.
Nella guerra sociale Italica e Marsicn,
trovandosi in Venafro due coorti roma-
ne, nel 663 il capilaiiosannila Mario E-
gnazio prese la città a tradimento e le
trucidò. Indizio di tale scianuin fu lo sino-
O 1
fondamento di terieno nel 658, supersti-
zione narrata come prodigio da Giulio
Ossequente; credesi che la voragine si a-
prisse ov'è la fossa di Jacara. Calmale le
cose, dopo altri militali successi, conven-
ne a* romani premiare una città, la qua-
le non era slata semplice spettatrice del-
l'avvenimento, ma avea opposto una ga-
gliarda resistenza di 3 giorni. Si crede
che già fosse stata reintegrata del grado
municipale. Come appartenente alla Iri-
Im Tarentina, con facoltà di sufliagio, è
cerio che ne fece uso nel 6(^g nel vota-
re per G. Plancio alinate che ottenne
r edilità, dicendo Cicerone fra' mimi-
cipìa celeherrinius Jciiofraiius. Nella
guena civile Ira Mario e Siila, quest'ul-
timo pi e valendo, furono rovinale diver-
se città, fra le quali Isernia, e Telesia
T'enafro conjimcla,c'\oèTe\eie 7 miglia
distante e non quella vicina a Beneven-
to. Non pare che Venafro soggiacesse al-
la proscrizione di Siila, per non aver pre-
so parte pe' sanniti e per Mario. Nel yoS
cominciala l'altra guerra civile tra Cesa-
re e Pompeo, il i." fu ad Isernia e il 2.°
U' Venafro, il che fece congetturare cia-
.scuna de' loro partiti ; ma Isernia forse
Don erasì potuta rialzare dalla ferocia di
Siila patita ^o anni prima, e i favorì
comparlili poi a Venafro da Ottaviano
Augusto, nipote e figlio adottivo di Ce-
sare, escludono la probabilità che le due
città parteggiassero per que' poleoli e-
luuli. Nel 7 I o durante il triumvirato di
Lepido, M.Antonio e Ottaviano, 18 cit-
tà municipali furono date a' veterani ,
YEN
friT le quali Venafro ()ppirIinn,c.oìn]et-
lo come cinto di muraglie e fortificalo, e
e così divenne colonia romana. Preva-
lendo Olliiviano e divenuto iuipcratore
col nou>e d' Angusto, concesse al teo»-
pio venjifrano della dea Bona, pel man-
teniuiento de' suoi ministri, le sommila
delle montagne. Egli fra le 28 colonie
falle da lui dedurre, compresa Venafro,
le fiequenlò di persona, e ne promos-
se l'organizzazione a modo di Roma, ed
n Venafro fece molli benefìzi; la via sul
monte, la maiiulenzionedeiracquedollo,
I anfiteatro si ripetono da lui, come an-
cora gli altri pubblici i>lituli, e il colle-
gio della famiglia pubblica, ad onta de*
liberti e de' servi propri della colonia.
Forse fece pure costruire 0 restaurale i
templi di Giove Celeste, di Silvano, di
Bona e di Nemesi. In laute guise divenu-
to Augusto benemeiilo di Venafro, nel-
la sua infermità si fecero Toti per la di
lui salvezza, e si celebrò la guarigione co'
speltacoligludialorii. Sotto il pacifico suo
governo, anche Venafro godè calma e
floridezza. Continuando Venafro nello
slato di colonia romana, dopo la niortc
di Traianon'era Patroniis Sesto Pulfetu
BÌo, e difensore de' suoi diritti in Roma
e circa 1' epoca di Costantino 1 era pio
lettore della medesima L. Gabinio Co
sraiano pontefice; difensore e patroiK
benemerito lo fu pure Mecio Felice: lui
lo si ha dalle lapidi, come di molte altr
cose che vado accennando. Da Costaa
lino I ad Onorio la regione non fu mo
lestata da' goti, i quali già aveanocomii»
ciato a tribolar l'impero. Nel 3c)3 di nO'
stia era Teodosio 1 divise l'impero a'
suoi figli, assegnando ad Onorio l'occt'
dentale, e ad Arcadio l'orientale. Indi
goti inondarono la contrada, eia Campa
iiia resero infelice colle stragi, fino allt
morie d'Alarico, e al matrimonio della
sorella d'Onorio con Ataulfo, eh' eraglj
succeduto nel 4 12. Alle desolazioni cagi(
nated'Alarico, successe l'invasione italici
degli unni condotti dal feroce Attila,
VEN
qiielln <ìi Genserico re tìe' vanclnli, nel
i^^ì, il cui esercito incendiò e distrusse
le città della Campania sino a Noln, por*
tantlo schiavi in Africa molti abitanti.
Venitfio soggiacque a tale grave infortu-
nio. Il più bello fu tolto via o bruciato ;
sl'istituti e i monunienti distrutti; il fo-
ro colle adiacenze fu demolito insieme
alle pubbliche terme e all' anfiteatro, sic-
come a Capua successe, interessa in pro-
posito l'iscrizione posta accanto al porci-
le de' cappuccini, in una base di statua
eretta al benemerito A vionio Giustiniano
preside della provincia de'sanniti in for-
za di conclusione civica, poiché egli insie-
me al decurionato di VenafrOji'vi espresso
col vnlcndidissimo ordine sfatiirn j'am
conlnpsurn prò healìludinesaeciili repa-
rrtw'/.Essa chiaramente dimostra la segui-
ta ristorazione de'danni sofferti in quella
circostanza. Vi si óìcePro^'inciae Sainni-
liim, non Sainnii, poiché devastata la
Campania in tal modo, e distrutta Capua
da' fondamenti, mancò il consolare che
reggeva la provincia, la quale perciò, come
aggiunta, ritnase confusa con qutdla del
Sauniosino a'iempi dell'esarca Longino;
tanto è vero che in altra lapide anteriore
alla ricordata del ^60, di Mecio Felice, vi
si legge Provinciae Samnitiuin acljun-
ctìve. Ma non sì tosto Venafro respirò
colla Campania dalla catastrofe, dopoché
ebbe perduto cogli abitanti i più belli
pregi che l'adornavano, quando insorse
a tribolar l* Italia per parecchi anni O-
doQcre co* suoi eruli, che fece teruiinare
rimperod'occidente,dipoi nel 493 disfat-
to e ucciso da Teodorico re degli ostro-
goti. Malgrado i notati infelici successi,
iu Venafro non erasi totalmente cambia-
to il sistema del governo municipale, ed
avea il suo vescovo. Il dominio qolico fl-
vh nel 554 presso il fiume Saruo colla
morte del re Tela, ivi sconfìtto da Nar-
sete, capitano di Giustiniano I iu)pera-
tore tl'oriente. Quel generale guardava
il passo d'Jsernia e di Venafro, quando
il re volendo soccurtere il suo tesoro ìu
VEN i3t
Coma, e non polendo penetrarvi, fu ob-
bligato a batter la via de'marsi e peli-
gni. Il misero avanzo de* goti chiara?»
nella contrada 75,000 altri barbari tra
franchi e alemanni, che da per tutto spar-
sero il terrore e la morte, paragonando-
li la storia alle locuste. I greci nuovi si-
gnori del paese imposero lasse gravosis-
sime, onde gl'italiani per tali e altre op-
pressioni di Karsete, ricorsero all'impe-
ratrice Sofìa moglie di Giustino li per-
chè lo richiamasse a Costantinopoli. Ciò
avvenuto, Narsete irritalo, invitò a ca-
lare in Italia Alboino co* suoi longobar-
di, i quali tosto invasero l'Italia nel 56B,
mentre ancora era desolata per le patite
fame e peste. In principio i ntiovi barba-
ri mostrarono di voler lutto distrugge-
re, ma poi il loro governo fu meglio del
"reco. Aulari re de' longobardi istituì il
ducalo Tìeneventano nel 389 e ne investi
Zoloiie, il quale poi lo diviselo tante ga-
staldie. Nel ducato cora[irendendosi Ve-
nafro, fu sottoposta al ga>taldato di Ca-
pua enei 594 avea il titolo di contado.
Convenne abbandonare il codice Teodo-
siano, il piescrilto d'Alarico, e adottare
l'usanze longobarde, restando in vigore
le proprie leggi. Bandite le lettere, l'arti,
l'agricoltura, lutto conservarono i sagri
chiostri. Animiratori di questi i longo-
bardi si convertirono dall'arianesimo al
caltolicismo, e piamente fondarono con
ampie [)ossessioui molte case religiose e
chiese, fra le quali il celebre monastero
e abbazia di s. Vincenzo u)artire di Vol-
turno, fondato nel BgS nella diocesi d'I-
sernia, e ristabilendo il proto-monastero
di IMoule Cassino. Per la debolezza de-
gl'imperatori greci, il regno longobardo
si protrasse fino al 774 circa, in che Car-
lo Mdgno re de'franchi lo conquistò im-
prigionando re Desiderio. Il ducato di
Ijenevento però rimase presso Arigiso li,
the per dichiararsi indipendente, lo ele-
vò a principato; ma 1 3 anni dopo Carlo
Magno lo guerreggiò e lo assoggettò ad
annuo tributo, oltre le spese della spedi-
i32 VEN
zionc. Nel 787 gli successe il figlio Gri-
uiuaido 111, il (juale scossa u£;iruli|)erKlen-
za, seppe resistere a Carlo Magno, bencliè
in questo s. Leone III riiniovò l'impero
<r occidente. Da lui degenerancJo Gii-
nioaUlo IVjtiuovanienledovelle comprar
Ja pace da quell'impeialore. Grimoaldo
JV nell'Big ofiiì al nionaslero Vollur-
nese molle terre e monti nella valle De-
nufrana, e Ira es^i un terreno diiamato
Ciccrana. Altrellanloaveano fatto Alaliis
figlio d'Arigiso 11, Radoaldo, Paigimper-
lo,laiellaudanco. Nel pa^ìsaggio di Carlo
Magno avendo opposta valida resistenza,
Tuliverno castello venafrano, allora for-
te e ben munito, fu totalmente distrut-
to non senza immensa strage de' suoi. E-
ra stato sempre un punto di difesa come
frontiera della Campania in faccia al
Sannio. Avendo Siccardo principe di Be-
nevento colle sue immoralità preparato
la scissura del principato, ucciso verso
r 840, sotto il successore Radalgiso I
venne diviso in 3 dinastie indipendenti.
Landolfo gaslaldo di Cnpua se ne fece si-
gnore, nominandola contea Siconolfo,
fratello di Siccardo, con)baltendo lladal-
giso I. La loro guerra civile durò 12 an-
ni, e si risolse cou invitare i saraceni di
Sicilia e di Spagna a venire nel princi-
pato. Indicibili furono i guasti, le de-
predazioni; dopo aver tolto ogni bene a-
gli abitanti, li conducevauo schiavi in
Africa. Tanto patirono Isernia, VenaCro
e altre città rovinate dal fiero Sedoan
neir88i, o prima di tale anno, poiché
neli'865 circa o neir879 altri pongono
la distruzione fatta da Sedoan del mo-
nastero di s. Vincenzo di Volturno, la
cui cronaca la registra nelt'882, come il
Barouio, colla morte di 5 00 monaci, ol-
ire 4oo fatti schiavi. L'Ughelli, Italia sa-
cra,l. 6,p. 877, insieme al catalogo degli
abbati di s. Vincenzo diYolturno,ricava-
to dal suo Chronico, riporta V Historia
decollatoruni Nongenlorurn inouaclw-
rum hujus monasterii. Precedentemen-
te ueir 847 uu tenibile tcnetuotoavea
VEN
rovinalo tutta la regione di Benevento,
massime Isernia colla morte del pioprio
vescovo e di mollo popolo, non che la
stessa badia di Volturno. Di Venafro
niente si dice; ma se l'orribile fenomeno
avea desolato 3o anni prima siHutti pae-
si, cosa poterono inoltre farvi i saraceni?
Le sciagure per j 80 anni sì successero
senza respiro, e le cronache le racconta*
nocosì inaudite da sembrare romanzi. Il
gasluidalo di Salerno dopo orribili mi*
scliie per opera dellimperatore Lodovico
Il era divenuto un principato scisso d<i
quel di Benevento: Siconolfo reggeva il
I.", Hadalgiso 11 l'altro. E sebbene essi
aveano promesso all'imperatore dipen-
denza di sudditi, pine non la seibarono
che presenti le sue forze. Capua egual-
mente, che da contado dovea mostrarsi
dipendente al principato di Salerno, tro-
vò nel suo conte Landone lo spirito d'in-
dipendenza, onde divenne un 3.° stalo
assoluto, restandovi uniti parecchi gastal-
dati. Tal si mantenne dair85i, sinché
Pandolfo Capodiferro, occupando am-
bedue i principati, nel 978 le die anche
egual titolo. Adunque al principe di Ca-
puaapparteneva ilgastaldalodi Venafro,
quando il venafrano Paldefrito conte pes
dignità, vi esercitava l'ufBzio di gastaldoJ
ossia d'amministratore temporaneo della
giustizia e de' beni riservati del principe^
e la cronaca Volturnese al 954 fa men-
zione d'un placito intorno a' beni addet^
li a due celie nel territorio di Beoafro^
Il contado di Venafro colia città abbrac*!
clava il distretto de' paesi a lei soggettiJ
ed estendevasi fino a Marsano e lora; edl
eravi notabile divario tra'conli della ciltàl
e quelli del contado. Nel 965 insorse una]
lite pe'confìni, Ira Aligerno abbate di Mon-
te Cassino ed i figli del conte Atenolfo,
Pandolfo e Landolfo conti di Venafro ri-
vestiti della prerogativa di gastaldi. Nel
ioi8 quando i normanni occupando il
castello di Velicuso tentarono d' edificai'jJ
quello d' Acquafondata, e ne furono e-i||
spulsi dall'abbate cassiuese, che fece da'
V E N
lòiKlamenll tlislruggere gì' incomincinti
eclifìzi, sì \)ì menzione tle' couli ili Vena-
fro, senza notarsene i nomi. Questi con-
ti, come altrove, erano i presidenti delia
città, i governatori esercitando il gover-
no civile e giudiziario. In Venafro l'iotro-
ilns-ie il longobardo Arigiso II, ma senza
giurisdizione che aifidò a' gnstaldi. iNella
regione il vero sistema fendale s'introdus-
se nel io56 sotto Roberto Guiscarilo, pel
quale i feudi divennero ereditari ne' pri-
mogeniti. Intrapresero buon numero di
venafrani il pellegrinaggio per MonteGar-
gnno, adìne di visitar la basilica di s. Mi-
chele Arcangelo, quando colti per via da
ignotoinfortunio, fermaronsi in un bosco
della diocesi di Larino. Quivi, per moti-
vi che non permettevano ripatriare, vol-
lero stabilirsi, e in quel dintorno sul de-
clivio d'una montagna edificare un pae-
se, che denominarono Venafro, poi cor-
rotto in Bonifro o Bonefio. Ignorasi l'e-
poca dell'avvenimento, bensì anteriore al
io38, in cui Benefro esisteva, come ri-
levasi dal diploma d'oblazione del mona-
stero eprepusitura di S.Eustachio in Fan-
tasia f.ilta in detto anno a Monte Cassino.
Nella bolla d'Innocenzo IV del 1^54 cir-
ca chiamasi Venafro, e in alcuni registri
Veinfroe Bonéfro. Fu prima castello e al
presente terra capoluogo di cantone, con
bel castello di delizia, chiesa parrocihia-
le, 4ca$edi soccorso ecirca 4ooo abitan-
ti. L'occasione medesima di venerare la
celebratissima grotta del Monte s. Ange-
lo, eccitò quasi ogni anno i venafrani a
recarvisi. Per le attenzioni falle dal ca-
pìtolo ad un canonico venafraiio, i due
capitoli stipularono perpetua recìprocau-
wdi fraterni uflizi.Nel io44 solt^> Guai-
maro principe di Capua, essendo slata
data in enfiteusi la chiesa di s. Benedetto
piccolo a. Maìone, nella pergamena parlasi
di desolazione del contado di Venatro per
cagione de' nobili e altri snui abitanti.
Contribuì a tali discordie civili |,i ve-
nuta de' norn)anni, sotto il ili cui princi-
cipio tulio pareva anarchìa sino a Gui-
VEN i33
scardo. Nel roG4 pacasi di Paldone con-
te e di sua moj'lie che fecero l'olVerta a
o
Monte Cassino della 6.^ parte di Venafro
e d'altri luoghi. Due anni prima dal suo
fratello Pandolfo conte di Venafro era
stata offerta la 4-' parte del castello di
Sesto, Teano, Carinola, Calvi e Caiazzo;
amplissime oblazioni frequenti in quell'e-
poca. Dalla cronaca cassinese rilevasi,
che Morino conte di Venafro nel loyS
fu oblatore di talune chiese e terre, cocne
de' ss. Nìizario e Celso in Piperozzo, e di
s. Bartolomeo in Ravinola, di cui i beni
si vedono annessi a qiie' della mensa ve-
scovile, per le successive permute del ca-
stello di Cardilo e di Cerasolo. Nel 1077
Giovanni conte di Venafro figlio di Lan-
dolfo, e Ala contessa figlia dell'anzidello
Paldone offrirono porzione de'beni loro a
Monte Cassino. Pare che a quest'epoca il
con lado di Venafro fosse di venuto indi pen-
dente da'principi di Capua, e solo sogget-
to al^uo conte. Nel 1084 lo stesso conte
di Venafro Giovanni permutò il feudo di
Cardilo con alcune chiese e terre; queste
poi restituì nel 1 oq6 il figlio Pandolfo.
Rodulfo Molise nel i 100 fondò il pae-
se di tal nome e ne assunse il titolo di
conte, lasciato il primiero di Venafro,
d'Isernia e Boiano. Lo slesso fece il conte
Roberto, che nel 1 1 3o donò a Monte Cas-
sino il castello della Serra; anno rimar-
chevole per la coronazione del re Rug-
gero I, il quale seguito dal duca Rainul-
fo nel 1 1 38 assalì Venafro, ch'era città
forte e ricca, presa ad onta di tenacissim-i
difesa; fiero fu il saccheggio, il bottino
enorme, e la genie veuafrana fuggì disper-
sa. Conte di Venafro nel ! i34 era Ugo-
ne di Molise, nipote di Tancredi celebra-
to da Tasso e marito di Clemenza natui-a-
ledi detto re. Tenne il contado sino al re
Gugliemo I, da cui fu privalo per essersi
ribellato con altri baroni. Nel i 166 la
contea passò a Riccardo Mandra, con
quella di Boiano e altre terre, per inve-
stitura della regina madre di Guglielmo
li; ne fu privato e poi le riebbe. Gh suo-
j 34 V E N
cesse il confa Ruggeio di Molise, nel tem-
po che Berlnldo capitano dell' impeiulo-
re Enrico VI, co' tedeschi disfece il re
Tancredi conte di Lecce. Bertoldo prese
di forza Venafio e l'abbandonò a tenibi-
le saccheggio nel giorno di s. Martino del
1193. Corrado detto Moscancervello ,
che r avea assistilo, ottenne il contado
di Venofro dall'imperatore; il rpiale per
sua morte nel 1 197 ne invesl"i il famoso
Ma rcualdo, poscia per le sue scelleratezze
l'spulsodal regno dall'inìpcratriceCostan-
za. Questa morta, Marcnaldo vi torno con
numerose truppe, e passando per Vena-
fro vi fissò la sua residenza. Ne partì per
manomettere vari luoghi, lasciandovi per
conte Diopoldo, che ad onta del giura-
mento di non molestar la terra di s. Be-
nedetto, a tradimento vi fece crudeli se-
vizie. Nel l'io I gli fu spedito contro Gual-
tieri conte di Brienne, da Papa Innocen-
zo lllqaal tutore dell'imperatore Federi-
co II, cogli aiuti dell'arcivescovo di Capua
e deifabbate di Monte Cassino. Marciò
su Venafro, e nella vigilia di s. Gio. Bat-
tista la fece consumare dal fuoco, tranne
il castello superiore sostenuto dalie genti
di Diopoldo. Malgrado l'incendio, in bre-
ve V^enafro fu rialzato dalla sua rovina.
Nella minorità di Federico li, PapaOuo-
lioin già suo maestro, creò i fratellicon-
ti di Sora, di Molise e di Vei»afi o ; ma
avendo seguito le parli d'Oltone IV, ne
furono privati da Federico II. 11 conte di
Molise e di Venafro fu Tommaso Savelli,
In quell'epoca Venafro contrasse lode-
vole reciprocanza con Sora, per cui nel
dì della Candelora tanto in Venafio e
quanto in Sora, nella distribuzione delle
candele, prima d' ogni altro ad alta vo-
ce si domanda se vi è presente un sora-
no o un venafrano, per dargli lai."" can-
dela. Scambievoli poi sono fra le due cit-
tà urbanissimi atti ospitali. Ribellatosi
Federico II a Papa Gregorio IX, le mi-
lizie di questi nel 1229 occuparono Ve-
nafro, Presenzano, Isernia, Pietra e Vai-
rano,ncuperali poi dall'imperatorcUn A-
V E N
melio oUgone fratello del contedi Molise
era conledi Venafro a tempo di Manfredi
naturale di Federico li. Scomunicato e
deposto Manfredi come il padre da' Papi
supreuù signori del regno, Clemente IV
ne die l'inveslilura a Carlo I d'Angiò,
contro il quale insorse Corradino nipote
di Federico II, il quale a' 1 5 febbraio
1268 in Pavia confermò ad Ubertino
Laudi il dominio di Venafro, d'isernia, di
Rocca Mandoifì e iL'alcune terre di Mo-
lise, perchè si suppone rivestilo di tali di-
gnità da IManfredi, cessata colla morte in-
felice di Corradino. Nel 1269 Carlo I die
la metà del castello di Molise a Ugone
Erardo, ed a Giovanni Conligio Miran-
da col molino d'Isernia, apiartenenli a
Rabone di Molise. Giovanni Fanvilla
gran contestabile del regno ebbe nel 1 3q7
da Carlo II I' investitura di Venafro e
d'AlifejgIi successe il figlioGofi'reilojaI cui
tempo e nell' ottobre l347 '"^'^^o il re-
gno da Luigi I re d'Ungheria per vendi-
care l'uccisione del fratello Andrea, fu
presa Venafioe Teano, e dal figlio delcon-
te fu dato agli ungheri il mercato colla
rendita. Dopo esser Venafro nel 1 349 sog-
giaciuto alla deplorata rovina del terre-
moto, preceduto da crudele epidemia, ri-
bellatosi a Lodovico marito di Giovaunq
I, il tedesco Corrado Codispillo conlcslf
bile con 800 cavalli e ioq fanti 'ii ricc
vrò vicino a questa sventurata città, trj
vagliando con ruberie i dintorni. Marci
il re contro di lui colle genti di Lande
e fuggendo que'Iadroni, sfogò la sua ir
nella misera Venafro, faceutloln dislruj
gerea furiadi fuoco nel giugno 1 356. Tu
tavella furono concesse a Maria duchei
sa di Durazzo nel seguente anno le restau
razioni in principio riferite col suo domi
nio, che i Durazzi conservarono sino al
1 4 ' 3, quando re Ladislao lo fece pas^aie
al suo cameriere Giacomo Gargano, a cui
successe il figlio Giovanni. Neh 435 per
la morte di Giovanna II, il regno fu cou^
trastato con deplorabili guerre da Renji
to d'Angiò e d'Alfonso V d'Aragona. Se
V EN
giù il partito tlel i." Francesco Pamlone,
il citi Giacomo Calcloia j^li die nel 1437
\ enafro in ciiitodia, contro del qoale si
(liri'sse Alfonso V, uccupaiulo Vaiiaiioe
i'reseiiziino. Giunto vicino a Vennfio, il
I';>ndone gli ufTi'i la piazza se lo avesse
f.Élto conte di Venafro; il re accellò la
pioposizione, s* Ì!i)padfon\ della città , e
pi i nel 1443 gliene concesse l'investitu-
ra, colle tene materne di Praia e Doia-
iKi. Gli successe il nipote Scipione, inve-
stito nel 14^7 da Alfonso V , e dominò
sino al i^fyì integerrimo, hisciando la
contea al figlio Cario, il cui fratello .Sii*
vi«> fu vescovo d'Aversa. Carlo sposò Ip-
polita d'Aragona, fu caro a Ferdinando,
e restò ucciso dal fulmine nell'accampa-
mento contro i francesi al Garigliano, Nel
l5o3 ebbe la contea il figlio Eni ito, nel
rpinl anno ti emendo e lungo contagio tol-
se a Veniifro i 5oo individui, tlie colpì
pure Carinola e altre città. Allorché Lau-
irecli per Francia marciò sul regno, En-
rico per le dissolutezze gravalo ili debili,
ne seguì le parti; ma disfatti i francesi,
odioso a tulli pe'suoi misfatti, accusalo
di fellonia, gli furono conficcali i beni, e
per singoiar coincidenza venne condan-
nalo a morte dall' illustre venafrano An-
tonio Giordano, già da lui persegui lato.
Nel 15^8 terminò in lui la linea de'conti
Pandoni di Venafio, e ne fu investito nel
I 53o dall'imperatore Carlo V Filiberto
d'Orange che morì nel seguente anno. A*6
ottobre! 53 1 il cardinal Pompeo Colon-
na, come utile padrone di Venafro, firmò
i capitoli municipali: era viceré tli Napoli
e moli 11*28 giugno 1 532. Venafro l'ebbe
uit d. Filippo, di cui l'egregio can. Colu-
guo o la slampa tacquero il cognome (ma
da notizie particolari apprendo, che Car-
lo V concesse la terra di Venafro a Fran-
cesca di Alonbel principessa di Sulmona,
vedova di d. Carlo de la Hoy, ed an-
nesse a quel feudo il titolo di conte, co-
me risulta dal diplomadiconcessìone, da-
to da Pialisbona a' 18 luglio 1 532); a que-
sti successe Del 1 55ó il figlio Carlo, iudi il
V E N 1 35
fratello Ora7Ìo, e quindi il marchese Fi-
lippo Spinola neh 58o, che venite i suoi
diritti per 70,000 ducali, morto nel 1 584-
11 suo figlici Ambrogio per poco tempo
possedè V^enafro, poiché la città olleniie
la pretesa prelazione di ricomprarsi nel
i58G. Ildeiiarosi prese ad imprestilo dal
principe dì Sulmona e dal conte di Tri-
vento; gravata perciò di debito enorme,
per l'ioleresse, e travagliala da' commis-
sari, astretta vìdesi a farne rinunzia al
demanio, perchè nuovamente si vendes-
se. Infaltì lo fu per ducati 86,000 nel
1606 a d. Michele Perelli nipote di Si-
sto V, coll'annesso litolodi principe (ma
nel voi. LXVn, p. 109, col Ratti, Z?e//rf
finiiglia Sforza , nella quale passò lo slern-
ma, il cognome, le prerogative, l'eredità
de' Perelli , dissi d. Michele pronipote di
Sisto V ; che sua sorella comprò da'Pic-
colomini duchi d'Amalfi, nel i5gi o me-
glio nel I 594 a' 1 5 ottobre in Napoli, per
gli alti del notaro Vincenzo de Marro, la
città di Venafro, la baronia di Pescina e
la contea di Celano, titoli che tuttora por-
ta l'odierno duca d. Lorenzo Sforza Ce-
sai ini, intitolandosi anche principe di Ve-
nafro. Che Filippo III re di Spagna, come •
sovrano delle due Sicilie, nel i6o5 eresse
Venafro in principato e ne dichiarò pria-
cipe d. Michele; ed il Ralli segretario e
archivista de'Sforza Cesarini afferma, che
il regio diploma in pergamena si conser-
va nell'archivio Sforza-Cesarini. Il Cor-
siguanì già citalo , racconta che il con-
temporaneo principe d. Gaetano Sforza-
Cesarini conferì a d. Sforza suo figlio e
pronipote d' Innocenzo XII! del 1721,
il titolo di principe di Venafro, benché
da altri allora posseduto). Nel i63i gli
successe il (icilio d. Francesco Perelli ab-
baie (quindi neli64i cardinale), il quale
col cardinal Del Monte (e perciò prima
del cardinalato) si recò in Venafro. 11
principato (alla sua morie, avvenuta nel
i655) toccò alla di lui sorella d. Maria
Felice Perelli, marilalu col principe d.
Bernardino Savelli, la quale diede i capi»
136 V E -\
tuli imtnicipali, cos'i neh 656 il suo figlio
ti. Giulio Savelli, delti della bogliva ecou
privilegi. Nel 1647 surseil tlioi-uscilo Pa-
poue, che nieiintiilo sacco per ogni do-
ve nella C<iiiipaiiia, giunse a far crescere
la suii masnada sino ad ottomila. Erran-
do Papone e inferocendo, tra'-zS dicem-
breaii." gennaio 1648, accampato nel vi-
cino bosco delle Pentiine, e ben voluto
da que'paesani, assaltò Venafro; ma per
la gagliardia de' cittadini, fu costretto a
ritirarsi con perdila notabile. Ebbe poi
dalle milizie regie le prime rotte in Tea-
no, e arrestato in PontecorvOjfinì al mer-
cato di Napoli i giorni suoi neli64B. ili-
mane ancora in bocca del'e venafrane il
nome di Papone , con cui sogliono far
paura a'ianciutli per acchetarli. Costume
riprovevole in fallo di educazione,pel ma-
le che cagiona alla tenera fanciullezza.
Equi biasimo pure lo spauracchio roma
no di lìocio e Barbocio, di cui parlai nel
voi. IV, p. 281 e altrove. Disastrose fu-
rono le (iere tempeste patite da Venafro
nel 1643 e nel 1680. L'atroce Pestilenza
del 1 656 tolse la vita a a5ooabi lauti, men-
tre 1000 furono il residuo della cataslro-
é fe.Ntrlla capitale ne perironoquallrocento-
tnila,e in taluni giorni se né coniarono e-
stinti quindicimila. In Veuafro per la se-
poltura fu destinato un residuo di crillo-
portico antico, che dicesi Campo santo e
più volte convertito a tale uso. Pel terri-
bile terremoto de' 5 giugno 1688, ebbe
origine la processione della i ."' domenica
di giugno, e il suono delle campane nel
. dì anniversario, poiché cadde la sola fic-
ciala della chiesa del Carmine. D. Giulio
Savelli nel 1690 vendè Veuafro al (iglio
di sua zia d. Carlotta Savelli, d. Giambat-
lisla Spinelli Savelli duca di Seminala e
fratello del principe di Cariati, con regio
assenso. Dagli Spinelli passò il feudo ad.
Giauibottista di Capua duca di Mignaiio,
per ducali 100,000 nel 1 698 (con islru-
menlo de' 7 giugno stipulalo da Riguc-
tio di Napoli), e ne prese possesso a' 17
giugiiu. Dui suo ziod. Giulio Cesare per-
V E N
venne il principato a d. Beatrice di Ca "
pua marchesa di Longiieville e principes-
sa di Conca, siccome unica superstite del-
la famiglia, la quale nel 1744 ^'^6 giu-
gno con regio assenso, ed istrumento ro-
gato da De Sanctis di Napoli, vendè il
feudo al nipote d. Francesco Caraccio-
lo duca di Miranda per 9^,000 duca-
ti, di cui rimase erede 1* unica figlia d.
Marianna, morta a' 4 gi'^gno 1786. La
sua unica figlia d. Gaetana succede ne'
feudi materni, e sposò d. Ferdinando Ca-
racciolo secondogenito de'principi di To-
rella, che morì a'i6 marzo 1796 senza fi-
gli. L'anno seguente si rimaritò con d.
Onoralo Gaetaui dell'Aquila d'Aragona
secondogenito de'duchi di Laurenzana e
cacciatore maggiore delle reali riserve di
Ferdinando I. D. Gaetana passò a mi-
glior vita a'26 febbraioi8i o, compianta
per le sue rare virtù e animo benefico,
che continuò ad esercitare co' venalrani,
non ostante l'abolizione del sistema feu-
dale poc'anzi avvenuta. La sua figlia d. Ma-
rianna CaelaniCaracciolo duchessa di Mi-
randa e contessa di Venafro,nala dad. O-
Dorato, nel 1822 sposò d.Giuseppe de Me-
dici {il cui fratello d. Francesco morì car-
dinale nel 1 857:di questa celeberrima pro-J
sapia trattai nell'articolo Toscana) duca
di Miranda e primogenito de'principi dì
Ottaiano, a di cui vantaggio lo zio cele-
bre cav. Luigi de Medici segretario di stai
lo del re istituì un opulento maggiorai
SCO : da questo matrimonio nacquero
Michele Onorato primogenito, in cui
trasfusero i titoli di duca di Miranda
conte di Venafro, ed il cav. d. OnoraH
de Medici, ambo viventi. Nel resto Vena^
fro seguì i destini del regno delle due ó'tj
cilie (r.).
La fede ci'isliana penetrò in Venafro
ne'lempi apostolici, secondo l'Ughelli, /J
talia sacra j t. 6, p. 079: Vena frani
piscopi. L'epoca non si può determina:!
rei bensì la salutare introduzione del Vai
gelo prosperò col sangue de' Martiri
co'di loro religiosissimi esetupi la coutr^^
VEN
da fu f^Ioiiosnmente fecoiiilala e onorata.
I >s. Ni( andrò e Marciano (/'.) costilui-
ri iitlla dignil?! prelettoria, liminziiuido
allu iiiotKlatu) milizia, (itercè la divina gra-
eia , ^i asci isserò alla crislinua religione.
PtMciò ileiuinziali a Massimo presili^ del-
ia Can)pania, leniò colle persuasive , lu-
singhe e minacce di richiaaiatli all' ido-
latria. La moglie di Nicandio, s. Daria,
alla presenza del preside incoraggi il ma-
rito a persistere fortemente nella fede di
Cristo. Di ciò sdegnato Massimo, la fece
carcerare; e vedendo che non poteva in-
durre i ss. Martiri a rinegare il cristiane-
simo, egualmente li fere impiigionare, e
dopo 20 giorni per la loro costanza nel
professarlo, li condannò con Daria a mor-
te. Lacerali con unghie di ferro, sospesi
in alle travi, forate le membra cogli spie-
di iicuniinali, trascinati su carboni accesi
e balluti con verghe, si pose acelo e sale
sulle loro ferite, le quali furono pure stro-
picciale cou acuii pezzi di tegole. Poscia
con [)ielre fracassate le loro bocche e i
\olti, per ullin)0 alla iccisione delle lin-
gue segugi il mozzamento de'capi, consu-
niaudu così i gloriosi eroi il martirio in
Venafro. I cristiani seppellirono i loro cor-
pi vicino al luogo del supplizio, dove poi
fu costruita a loro onore la basilica, nella
quale riposa pure il corpo di s. Daria.
Tullociò accadde sotto l'impero di Dio-
cleziano e Massimiano a' 1 y giugno, agli
8 celebrandone la memoria la Chiesa o-
rientale. Dalle lezioni si apprende il mar-
tirio avvenuto in Venafro nel 3o2. Sul
narralo vi sono varie opinioni, come sul
luugo del martirio, sugli olii del marti-
rio e loro festa, riferite e illustrale dal can.
Colugno. Pertanto, i ss. Martiri venafra*
ni , .si sono creduli nobili africani o me-
glio addetti allu legione africana, e dimes-
si dalla milizia propagarono la Cede in A-
tina e in Venafro, perciò martirizzali a
Paonio, luogo fra le due cillà, circa il 94
di nostra era, come se le due città fossero
limitrofe nella disianza di 3o miglia; altri
\\ vollero martirizzali uella stessa Caaipa-
VEN 137
nia, senza precisarne il sito. Altri dicono
che Ftdgenzio vescovo d'Atina, consagra-
lo da Papa s. Clemente I , ivi seppelh i
loro corpi, vicini a quello del suo prede-
cessore s. Marco , e che Salomone altro
vescovo nel 186 ne compose le gesta, e
costruì loro un tempio con aliare. L' U-
ghelli ne ragiona ancora a p. 406, Ali-
nenses Episcopi. Non mancano quelli che
fanno seppellire da' consanguinei vena-
frani il corpo di s. iNicandro,edagli ali-
nesi quello di s. Marciano, poi secondo
altri trasferiti in s. Sofia di Benevento; cioè
il corpo di s. Marciano dal duca Gisulfo
li, e quello di s. Nicandro dal successore
principe Arigiso 11, dopoché i longobar-
di distrussero Atina. Ma Paolo Regio vuo-
le che a' due ss. Martiri fin da' tempi di
Costantino I verso il 3i3,i venafrani eri-
gessero in loroonore una chiesa e lì pren-
dessero a protettori. Finalmente ilBaronio
gli enuncia nel flJarlirologio decollati ia
Venafro sotto Massimiano, e negli Anna-
li li dice martirizzati a tempo di Costanzo
Cloro e di Calerlo nel 3o3, Si vuole inol-
tre, che il loro martirio sia avvenuto nel-
la Mesia inferiore (come dissi probabil-
mente, seguendo il Butler nella loro bio-
grafia, non senza avvertire che i moder-
ni sostengono seguito il martirio in Ve-
nafro), nel paese di Dorostoro o altrove,
anzi persino in Egitto, forse ciò derivan-
do il luogo Aegypso 100 miglia distante
da Dorostoro. il can, Colugno, dopo rife-
rite echiarile le discrepanti opinioni, con-
clude. >t Ma comunque sia, se nuove ra-
gioni non saranno ellicaci per annullare
un inveteralo possesso, la nostra condi-
zione, per regola del diritto, sarà sempre
la migliore, e avremo ragione a ripetere:
Felice il Venafrauo suolo illustrato da
tanti secoli con alti sì gloriosi, e col san-
gue di eroi sempre meritevoli della na-
stra divozione; tanto più che trovandoci
possessori delle di loro venerande reliquie,
abbiam la fortuna di serbare il pegno il
più tenero, che ne guarentisce la di lora
perenne protezione: egiàsuilcoosli'e mi^r
1 38 V E N
ra da Dio desliriMli si veggono custodi co-
sì vigilanti, nella giiisa che furon conces-
si altra velia alle mura di Geiosolimn".
La sede vescovile fu fondata ne'piimi se-
coli della (.hiesa,sufFraganea delia metro-
politana di Capua,e lo è tnllora con Isei-
nia. III." vescovo di VenatVo che si cono-
sca fu Costantino del 49^> <^''<J l'Ughelli
dice intervenuto nel 499 '*' '''"odo roaia-
no di s. Simmaco: continuava ad occu-
par la sede a' tempi di s. Gelasio I Papa
ilei 49^1 ''■ cui esiste lettera a Ini diretta,
e inserita da Graziano nelle Decretali.
Uopo di Ini corre lungo intervallo , che
fa ignorare i successori. Il che proviene
dalle scorrerie, devastazioni e incendi de'
barbari; perciò Papa s. Gregorio I dovette
riunire molte cinese, pei' non poterà cia-
scuna inviarvi il pastore. F^li si querelò
ì\e\\' HoniiL IO, n.° 24) parlando de* ve-
scovi destinali. Aid dclruncatìs ad nos
tnanihus redeiiiit, aliì capti, alii i/ite-
reniplì nuntiantnr, Jam cogor linguam
retinere ah expositionc, quìa laedct a-
niinani meam vitaenieac. Nota pure Lu-
centi la vedovanza della chiesa per la let-
tera di s. Gr('gorio ! scritta ad Antemio
Kuddjiicono. Si ha da altra del 5gi. Epi-
stola hnlìctur 3f, Grcgorii scripta An~
their.ìo siibdiacono, qua ei injungit ca-
st/galionemOpilionissHhdiaconi, al Cre-
scentii clerici rcnafranae Ecclcsiae,
qiiod vasa sacra et ministeria Ecclesia^
stìca judaeis vendìderit^ ut ex lil>, i E-
pist, Iiìd. IO. La rilegazione di tali chieri-
ci fu per espiar loro la colpa d'aver ven-
« duli due calici d'argenlo, due corone con
deljjni e di altre corone i gigli (erano vasi
per porvi de'lunii), e sei paliii maggiori,
E' notabile lo stalo in cui allora trova-
vasi questa chiesa, e l'interesse che il Pa-
pa mostrò nel dare congruo assegnamen-
to agli addetti al di lei servizio. In segui-
to vuoti i monasteri, derelitte le chiese, si
sa quanto soffrì Monte Cascino. Nel 663
quando l'imperatore Costante llcoslretlo
a toglier 1' assedio da Benevento si volse
verso Roma, quali imtneusi danai non re-
V EN
co a'paesi della Campania cheattraversa-
vaV Nel 702 sono conosciute le devasta-
zioni di Gis(dfì) I duca di Benevento nel-
la sua terribile irruzione, per cui rrtr/of//.
dem ad nos i.^li FJpi scopi oh /noiiitincntO'
rum ìiiopìanì,acfrcqueutes Cimpaniae.
calatnilafes peri'encre,quoad loiìgohar-
di in Italia dominati siint. Nella (ine del
secolo IX deplorano i Papi lo stalo me-
schino della Campania per simile motivo.
Scrisse Giovanni Vili all'impei-atoreCar*
lo II il Calvo: e n civi tates, castra et vii-
lae desti tu tae hahitatorihtts; et Epìsco-
pix liac, Ulaqite dispersi sunt. Un altro
vescovo Coslanlino si nomina nel 1004,
destinato a questa cattedra da Giovanni
XVIII dello XIX; non è conosciuto dal-
l'Ughelli, bensì dal Lucenti e dal can. Co-
togno. Nel I QiZ (l'Ughelli dico nel i oS^,
ma in vece nel loaiS lo registra, Aeser-
nienie<; seti Isernienses Episcopi) Ghe-
rardo fu consagralo vescovo d'IserniajBo-
ianoe Venafro, da Aleuolfo arcivescovo
di Capua, Ne fa memoria il capuano can.
Michele Monaco, nel Sanctuarium Ca-
punntimje nell'archivio del capitolo d'I-
sernia dicesi conservare un privilegio in
proposito, che si legge nell' Ughelli. Pie-
tro da Ravenna monaco cassinese ciica il
io5g fu consagrato in Acerra, vescovi!
di Venafro e d'isernia ; nel 1071 assista
alla consagrazione della chiesa di Monte
Cassino, fulta d'Alessandro II, alla cui boU
la si sottoscrisse: Ego Petr. Venafr. Epi*
scopns. Leone vescovo di Venafro fu or-
dinato da Urbano II,"enel 1090 interven^
ne alla dedicazione della chiesa di s. Mar-
tino in Monte Cassino, Mauro fu vescovo
di Venalio e d'isernia nel 1 io5, e lo era]
nel 1 1 13, Alcuni vogliono che nel i x^'iX
sotto Lucio 11 si parli di Dario vescovo di!
Venafro, die l'Ughelli registra tra'vesco-
vi d'Isernia ne'pontificatid'lnnocenzo Ilf
e Onorio HI. Raìnaldo vescovo di Vena-i
fro e irisernia, che intervenne nel i 179
al concilio generale di Laterano III di A-j
lessandro III, ed ivi è sottoscritto vesco-
vo di Venafro. Già da tal Papa ne|u 72 j
V 1-: i\
avea ottenuto la bolla Ciim ex ìnjuuclo
iiuhis, riprodotla dal caii, Colugno, per
]a chiesa di Venafro , dalla (juale si Ime
quanto allora si possedeva dal vescovo in-
sieme co' canonici, i (juali a quell'epoca
partecipavano della massa conume. Vi si
notano 54 chiese poi divenule tanti titoli
per le prebende canonicali, parrocchie e
benefizi semplici, e precisamente taluni
terreni e decime; e di più tutti i paesi che
componevano la diocesi, non che la con-
fernia degli antichi privilegi e consuetudi-
ni. L'originale di quest'interessante ]ìo\\ì.\
è nell'archivio di Monte Cassino. Papa
Lucio IH da Velletri nel 1 182 indirizzò
9I vescovo Pisinaldo, Isernie'nsi Episco-
vo,su\sque successorihus, la bolla di [)ri-
vilegi rifleritadairUghelli, sottoscritta A.\\
Papa e da 1 1 cardinali, ed è a favore della
chiesa d'Isernia. Nel 1229 per avere Gre-
gorio IX scomunicato l' imperatore Fe-
derico II, in quelle lagrimevoli turbolen-
ze si patirono triste persecuzioni, contro
le chiese principalu)enle,coll'esilio di mol-
li vescovi, che aveano preso parte colle
loro città rispettive. Bruciata Som, furo-
no iu)poste pene pecuniarie a Teano, 1-
sernia e Venafio, il di cui vescovo prima
esiliato e poi carcerato , fu fatto ii) fijie
Uìoriie, tuttoché altri prelati fossero re-
stituiti alle loro sedi, ma se n'ignora il no-
me, benché alcuni pretendono clic si chia-
masse Teodoro, Lo storico caidinal Uo-
*clli d'Aragona, si meraviglia che Riccar-
do da s. Germano ne onimptla la morte
nella C/2/-o/i/a/,eIodica re>liluitoall;i se-
de nel luglio I 229, come i vescovi di Tea-
no ed'Alife. Quegli veramente si annun-
zia trapassato nel 1280. Ma due anni do-
po riferisce Riccardo, che i vescovi di Ca-
serta, Calvi, Carinola, Venafro, Alile e
Nola, chiamali dal giustiziere di Terra ili
Lavoro in Teano, interpelliili di ninna
molestia si querelarono, Potrebbe forse
egli essere un altro? Il successore fu dal
medesimo Federico li esiliato, con que'
di Teano, Carinola e Aquino. Da iliccar-
do viene segnato coU'R, ed il Uarouio che
V li N
189
parla del predecessore, coll'altuide nota
quello d'Alife, e lo dice tuorlo in Roma
nel 12 39. Neil 241 tutti i tesori e le cose
di pregio, ch'erano nelle cljiese delle cit-
tà di Venafro, isernin, 13<iiano, Guardisi
Alft-ria e Trivento, e in quelle deliri loro
diocesi, d'ordine di detto imperatore fu-
rono recale in Boiano, ivi inventariate e
quindi trasportate presso di lui in s. Ger-
mano; e poiché ne permise con dato prez-
zo la ricompra, cos'i ne fu qualche por-
zione redenta, e il restante venne portato
nel monaslero di Grotta Ferrata , dove
traltenevasi Federico II col suo esercito
contro di Roma. Innocenzo IV dal capi-
tolo fece eleggere per vescovo e confermò
nel i25o, M. Rainaldo , cappellano del
cardinal Stef mode Normandis titolare di
s. Maria in Trastevere. Siccome l'Ughclli
chiama questo vescovo, M. ììaynnldiis
ex capellano Stcjjhani tit. s. Man'ae in
Translyberim preshyl. card., cos'i il Co-
togno equivocò c(m dire lo stesso vesco-
vo cardinale di s. Maria in Trastevere,
Tulli erriamo; non cesserò mai di quan-
do in f|uando di ripetei lo, anzi più si stu-
dia e maggiormente si conosce quanto re-
sta ad imparare; il che vieppiù conosco
ora che Dio mi ha fatto pubblicare questo
XC.° volume ! Dappoiché l'accuratissimo
e dotto Moretti, De basilica .?. lìlariae
Trans Tyherim: Notitia Cardinaliiuii
Tilulariiin?, mentre seppe riunire erudi-
tamente molteplici notizie sul cardinalSle-
fano, giammai vescovo di Venafro, non
conobl)e ch'era della famiglia trasteveri-
na de Normandis. Cosi due beneujeriti
speciali storici non conobbero bene il pro-
prio vescovo e il proprio cardiuaIe,Le mo-
rali riflessioni all'intelligente lettore, per
accordare a tutti benigno compatimento.
Nel I 289 era vescovo Giovanni, morto nel
1294. Nel seguente Bonifacio Vili gli so-
stituì il proprio intimo amico Andrea d'A-
versa, che cessò di vivere ne! 1299, lli,°
giugno gli successe Giordano (di Seruio-
neta) canonico (della collegiata) di s. Ma-
liu de Caimiuetu, diuce^i di Terraciua;
i4o V E N
e pure non vide il compimento di lai an-
no, disceso prima nella toml)a. L'arcipre-
te tii dellrt chiesa de Carmitieta,Docibi-
le di Scrmoiieta, nel marzo i 3oo occupò
questa cattedra e morì nel i3oi. Ommi-
»e il cali. Col ugno l'avvertenza di Cola-
ti, commenlalore d'Ughelli, die nel 1 3oo
fu eletto vescovo di Veiiafro il veliterno
Eo(uano monaco di Valloinbrosa, morto
non consagiMto. Il Banco nella Storia dì
fU'letriy per tale lo riconosce, lo dice del-
la f.iuiiglia Borgia, e che il suo nome si leg-
ge in un'antica lapide posta vicino all'e-
piscopio venafrano. Neli3of fr. Pellegri-
no agostiniano preposto di Vene diocesi
«li Padova, morto nel 1 3o6.In (|uesto Spa-
rano di s. Severo consigliere di Carlo U,
da cui pel suo zelo ottenne un favorevo-
le rescritto contro i baroni di sua dioce-
si , che volevano turbarlo nell'esazione
«ielle decime e de' benefizi, e inoltre ne
ottenne la conferma dal successore Ro-
berto. Viveva neh 324- Gli successe Pie-
tro, nel 1 326 traslato a Nola, secondo U-
glielli e Cotogno; ma Coleti corregge, a'9
settembre iSiB. In questo a*i3 di detto
mese vi fu traslatu d' Amelia (come no-
l.ii riparlando di tal sede nel voi. LXIX,
p. 46) Giovanni de Goreo o Gocco, di
sopra ricordato. L'Ughelli lo dice morto
nel 134B. A.'24 8'"o'"^ ^''' l*'fi'''o Bossia*
no domenicano , e Cotogno lo dice pre-
sente al terremoto de'22 gennaio '349,
morendo neh 366. Nello slesso da Troia
(nel qua! artìcolo coli' Ughelli dissi nel
i385, senza avvedermi fra una siepe di
numeri romani della rettificazionediCole-
ti, che giustamente scrisse nel 1 366) a' 1 o
agosto passò a questa sede Guido o Gui-
done. Nel 1387 governava la chiesa ve-
nafrana Nicolò, che quale erede di Nico-
la (li Praia arcidiacono di Venafro , nel
I 394 ottenne alcuni suoi beni, A suo tem-
po l'antipapa Clemente VII v'intruse il
ngeudo Carlo. Mori Nicolò nel 1 396, e to-
sto gli successe fr. Ruggero della Pietra
di Vairano. Cessato di vivere nel 1399,
nello iitesio occupò la cattedra Andrea
VEN
Fiascono di Praia decano di Teano. Nel
1 4^0 era vescovo Carlo Ancamono, Ira-
slato a Bitelto nel 1^11. \^ì% dicembre
1427 divenne pastore della patria Anto-
nio Mancini di Venafro primicero della
caltedrale, che si rese utilissimo alla sua
chiesa, di cui ricuperò molti beni e dirit-
ti. Governò 38 anni, e dicesi a lui eretta
la piccola statua sul cjmpanile,delta d'Ao-
tuono, ora alquanto sfigarata. Nello stes-
so 1 465 di suo decesso , fu vescovo Gio-
vanni Gatlola di Gaeta, che ottenne da
Ferdinando I la conferma della decima
grande, in favore delle mense vescovile e
capitolare, ed altre ancora. Neh 4? ' An-
gelo de Albero spagnuolo; Alessandro VI
lo dichiarò prò legato diMarittì ma eCatn-
pagna. Nel 1 5o4 Hiccomannode Builalini
di Città di Castello, nato in Roma, dolio,
pio ed esemplare. Intervenne neli5i2 al
concilio generale di LateranoV, fu zelan-
te pastore, visitò il s. Sepolcro in Gerusa-
lemme, e morto in Roma nel 15^8, fu
sepolto in s. Maria Nuova. Dice il Cotu-
gno : neh5o8 aprì la porta santa, come
apparisce dall'iscrizione nella colonna ac-
costo coiranno 1 5o8 e la pavoìtìJnbilaeuv,
\J Anno Santo fu celebrato da A lessandro
VI nel i5oo: le Porte Sanie (/-'.) soni
soltanto nelle 4 principali patriarcali bai
siliche di Roma. Talvolta furono conces
se per singoiar privilegio ad altre chiese
perciò forse l'avrà conseguito anche Ve
nafro; ma così tardi? Nello slesso 1^28 fcj
dichiarato perpetuo amministratore deM
la chiesa venafrana il cardinal Girolamo
Grimaldi [f^.). Confermò, come dissi,)
canonici l'antico diritto d'eleggere gli
spettanti, riservandone al vescovo la con^
ferma; ma proibì loro di continuare a coiu
ferire le prebende per anzianità agli espel
tanti, senz'alila bolla, il che ratificò CU
menteVll.iNeh536 rassegnò questa chie
sa a fr. Bernardino Soria di Burgosde'ml
nori osservanti riformali, già vescovo
Ravello. Paolo III neh 548 elesse vesce
vo Gio. Battista Caracciolo de Pisquitii
napoletano, sagrista di Giulio III, iuort4
VEN
I in Uonia vfli^fì'j. L'Uglielli soltanto lo
I clis-e: Sacelli apostolici nssistens, che il
1 Colugno interpretò per Sngristn. Questi
èpretètlo della sagrestia ponlincin, e non
assistente della cappella. Kella serie de'
I óV7gr/i7/, che formai in (jueli'articolo.non
vi trovo il Caracciolo. Ministri assistenti
della cappella pontifìcia sono il Prete, il
Diacono,, il Suddiocono. Che fòsse stalo
Vescovo assistente al soglio nella cappel-
la pontifìcia, lo credo più probabile. Nel
medesimo i 557 gli successe Gio. Antonio
Caral'd napoletano, eletto dal parenteFao-
lo IV, morto in Roma nel 1 558, come
vuole Ughelli eCotugno. A' 18 luglio ne
occupò la cattedra Andrea Matteo Acqua-
viva d'Aragona, che nel 1 57 3 fece costrui-
re nella cattediale l'organo attuale, ebbe
il benefìcio di s. iVicandro, padronato del-
la città. In tale anno trasferito a Cosenza,
nel settembre gli fu suri'ogalo Orazio Ca-
racciolo de Fisqiiitiis oapoletano, che a-
prì il giubileo nella delta porla, e la chiu-
se apponendovi il suo stemma colle se-
guenti parole. Haec Sancla Porta,quae
pr imo claudehatur Ugno, mine vero /nit-
ro construilur^ et Crucis signo adorna-
ttir. Horatiiis Caracciolus D. G. Epi-
scopus Fenafranus eani a perni tei clan-
sii. A. D. MDCLXXVi sub Greg. Xllf
Pont. Così va bene: il Papa avea celebra-
to l'anoo santo neh 575. Dnn(pie V'ena-
fro è tra le poche chiese che fu decorata
della porta santa, poiché anche il Lvicen-
li che ciò nnri-a e riferisce l'iscrizione, op*
portuoamenle soggiunge. Placulari si-
quideni anno Roinne exacto duin in Or-
beni universum Christiamim sacer ejus
thitsaurus sequentì anno diffunderetur^
Venofri Portae hujus interposita cele-
brilate excrptus est. Morto Orazio nel
]58i, nell'ottobre gli successe Ladislao
d'^ywi>io(/^.) napoletano, chiaro per vir-
tù e per sangue , indi nunzio apostolico,
governatore di Perugia, oeli6r6 cardi-
nale, morto nel conclave del 1 62 1 , in cu-
iicitlo praefecti sacrarii apostolici, non
però a' 1 a fcbbraio,poichè agli 8 i cai dina-
VKN i4i
li entrarono in conclave e nel d'i segnente
restò eletto G/rgor/o AV (/".)y ingresso
ed elezione cbe il Mascardi anticipa, al 6
e 7 dicendo creato il Papa. Non credo che
la morte gli rapisse il papato,coaie preten-
de il Ciarliinte. Egli fece formare l'i^salta
platea dove sono descritti i beni della chie-
sa di Veuafro, le prebende e i benefìzi; e
l'eccellente quadro dell'Assunta nella cat-
tedrale. A'i3 settembre fu nominalo ve-
scovo Ottavio Orsini romano. Sofliì de'
disgusti col principe di Venafrod. Miche-
le Perelli, che ottenne di far venire nel-
la diocesi un vicario apostolico. E come
due alili vescovi tiovaronsi nelle mede-
sime circostanze, cioèque'di Conversano
e di Segni; coM Urbano Vili prese l'espe-
diente di traslalare l'Orsini in Segni nel
1682, quel di Segni a ConveiSiino , e
quest'ultimo in Vennfio. Egli fu fi". Vin-
cenzo Martinelli di Bari domenicano. Il
Coleti, che riporta l'isciizione se|)olcrale,
lo dicedi A riccia romano, oriundo di Ba-
ri, e ne celebrò le doli. A' 26 dicembre
1634 convocò il sinodo diocesano, anco-
ra in osservanza, e lo fece stani pare a Piu-
ma. Moi"ia'2oselteaìbrei635sopra Con-
ca-Casale in tempo di s. visla, e trasferito
il corpo nella cattedrale, il fratello gli e-
resse un marmoreo avello ove si ascen-
deva al coro. Ivi furono sepolti i succes-
sori, sinché mg."^ Stabile lo tolse, e ne co-
struì altro più decente a'gradoni della sa-
grestia. Il 1 .° ottobre venne eletto Giacin-
to Cordella di Fermo. Esercitò pure \^
podestà ten)porale,a lui delegata dall'ab-
bate Francesco Peretti principe di Vena-
fro. Ampliò il palazzo vescovile, e fece ri-
durre a miglior sialo di coltura gli olive-
ti della mensa, rinnovandone la ileielilta
piantagione. Allora i beni del vescovato
rendevano 3ooo scudi, ad onta del tenue
valore de'cereali. Portò da Roma 1 2 sla-
luelle di legno colle reliquie de'ss. Mar-
tiri, e le collocò in una cappella della ss.
Annunziata, tolta nel 1 757 per la restau-
razione del tempio. Per la micidiale pe-
ste deli 656 si rilitòuella badia di s.Via-
i42 VEN
cenzo (li Volturno; f|uii)cli pe'trìsii efFelli
ilei contagio e per l'clà avanzata, piocu«
lò d'avvicinarsi alla patria, con ottenere
nel 1666 le chiese di Recanali e Loreto.
Kel 1667 gli successe Sebastiano Leonar-
di di Sezze, arcidiacono della patria col-
legiata, lodato pastore, nior"i neliG6q.Gli
fu surrogato nel 1670 Lodovico Ciogni
nobile romano scenzialo peritissimo, che
da Eorna vi portò le reliquie battezzate
di s. Daria. Fece costruire nel coro i se-
dili di legno a bassorilievo , e rifondere
più grande la campana Uìnggiore. Sog-
giacque a vessazioni per sostenere l' im-
iirunilà ecclesiastica, tutlavolta fu com-
pianto in morte neliGgo. Nel seguente
Carlo Nicola de IMassa della diocesi di
Sorrento, consagrato da AlessandroVllI.
Fece ri dulie a nuova forma l'interno
della cattedrale, coprendo qualche anti-
chità e cancellando le lettere dell'antiche
pietre. Soppresse molte cappelle, rinno-
vò le due navi piccole, e lasciò 3oo duca-
li per(juelladi mezzo, morendo con gene-
rale dispiacere neh 7 IO. Dopo lunga sede
vacante, nel 1717 o 17 18 nel 1.° aprile,
secondo le Notizie di Roma, Mattia 1 oc-
eia decano della metropolitana patria di
Capua, flicendo il solenne ingresso, aven-
do già dato bel saggio disc ne'doe qua-
resimali predicali in Venafro, Prima sua
cura fu l'istituzione del seminario, sopra
un fondo civico e propriamente sul mu-
ro della città. A'9 aprilei 720 nel gettar-
si le fondamenta vi fece cader g pietre in
onore della ss. Trinità, della ss. Vergine
Assunta al cielo, e de'ss. Martiri patroni,
contribuendo all'istituto i cittadini d' 0-
giii ceto. Nello slesso anno aprì il preca-
rio seminario in una casa privata di s,
IJarbara, e compita la fabbrica nel 1728
vi fi-cero solenne passaggio 3o convitlo-
ri, celebrandosi festa e accademia lette-
raria. Pel mantenimento, oltre la pensio-
ne de' convittori, vi concorsero il capi-
tolo, gli ebdomadari, i pariochi e tutti i
luoghi pii, sino alla formazione d'una
vcudila suflicìente. Si rivolse quindi a ri-
VEN
sforare la cattedrale,facendola nave gran-
de e molli slucchi, lasciando in morte al-
tri materiali pel resto. Aggregò molti be-
nefizi alle prebende penitenziale, primi-
ceriale e teologale. Dopoi '7 anni d'utilis-
simo e benefico governo si riposò nel SÌ*
gnore nel 1733. Solenni funerali gli fu-
rono celebrali, e in segno di venerazione
gli si strapparono gli abiti. L'i 1 maggio
fu nominalo Francesco Agnello Frngian»
ni di Barletta preposto di Canosa, restau-
rò r episcopio e fu traslato a Calvi nel
I 742. A'24 settembre Giuseppe France-
sco Uossi di Mormanno diocesi di Cassa-
no^ peritissimo nel gius civile e canonico,
consagrato da Benedetto XIV. Uiù al se-
minario i fondi della badia di s. Nican-
dio e alcuni benefizi, morendo nel l'j^^.
fi' 7.0 maggio Francesco Saverio Stabile
di Martina diocesi di Taranto, spiegando
indicibile pi emura e zelo per tutta la dio-
cesi. Fece fiorire il seminario, arricchì la
cattedrale di suppellettili sagre e ne pro-
mosse l'abbellimento. Adornò di marmi
e di balaustra l'altare maggiore e il tro-
no, ingrandì il coro e fece il nuovo se-
polcro tie' vescovi. Celebrò la nuova sua
ricordata dedicazione, richiamò l'osser-
vanza della disciplina ecclesiastica, de'sa
gri riti , del canto ecclesiastico e d' ogi
istituzione. Nella carestia del 1764 tla pj
die sollevò la popolazione, sempre esser
dolode'poveri. Fra le lagrime di tulli m<
lì nel i78'8,e nell'esequie fu altamente U
dato, lasciando pii legati e dotazioni pi
maritaggi. Vacò la sede fino a'26 mai
zo 1792. in cui fu preconizzato I'uIiìdi
vescovo Donato «le Liquore canonico de
la patria metropolitana di Napoli, preti
calore esimio e di sonora voce, versatissi-
mo nella s. Scrittura e nella teologia. Fu
esemplarissimo pastore, fece costruire il
molino con due mole, sostenne col capi-
tolo la causa delle decime, e dopo l'incea-
dio della sagrestia rifece molti paramei
li. A lui si deve i! nuovo cimiterio, la di
ratura dell'organo e dell'orchestra. M<
lìdiQi anni io Napoli a'27geuuaioi8 il
VEN
e fu sepolto nella congregazione de'Rlan*
chi allu Spirilo Santo, di cui era sialo
prefetto, nelle funebri pompe avveoen-
ilo cose meravigliose. Restala vacante la
chiesa di Venafio, in conseguenza della
iiiK)va circoscrizione di diocesi, Pio VII
la soppresse , dichiarò la cattedrale insi-
gne collegiata, ed uni la diocesi a quella
ò' I.sernia{f\), colla bolla Deiitiliori do-
minìcae, de'28 giugno i b 1 8, Bull. Roin.
coni., I. I 5, p. 56. L'odierno vescovo fu
preconizzato da Gregorio XVI neh 887,
ed è nig."^ Gennaro Saladino di Napoli,
iodato dal Papa nella proposizione conci-
storiale, ora vescovo d'Isernia e Venafro.
Jmperoc'cliè riferisce il n.^aSS'del Gior-
nale tli Roma deliiS52. Nel marzo 1849
una deputazione di notabili venafrani, es-
sendosi portala in Gaeta a deporre n'pie-
di del rea! trono i sensi d' iinìmo divolo
e di fedeltà, implorò la riprislinazionedel
vescovile seggio dalla maestà di Ferdi-
nando II, il quale permise che a tal uopo
fosse dagli stessi supplicato il Papa Pio IX
die in quella città ritrova vasi. Il vescovo
d'Isernia mg.'Saladino,nel febbraio 1 8 j2
l'innovò personalmente le medesime i-
stanze, e a' 1 q giugno il Sommo Pontefi-
ce fece pagin i voti de'venafrani, ripristi-
nando eoa sua bolla in cattedrale la chie<
sa collegiata di Venafro sotto il titolo di
Maria Vergine Assunta in cielo, da rima-
nere lai chiesa come concaltedrale con
unione egualmente [irincipate alla chiesa
d'Isernia, rette entrambi da uu solo pa>
store. Munita di sovrano assenso la bol-
la, e incaricato come legato pontiflciodel-
la sua esecuzione mg. "^ Innocenzo Ferrie-
li, arcivescovo di Sida e nunzio apostolico
in Napoli, il medesimo si recò in Venafro
a'aS setleD)brc delio stesso i852 per l'i-
naugurazioue della ripristinata cuDcalte-
drale, accompagnato dal suo seguilo, dal
sindaco di Venafro e da Tommaso Man-
cini, e ricevuto ai luogo dello Ponte Reale
dal vescovo mg."^ Saladino e da'priueipali
del clero e del comune. Immensa gente at-
tendcvalo iu ^ enafro con rami d' olivo,
V E !V 143
non che il capitolo e il decurìonato che
Inseguirono fino alla casa del sindaco, do-
\e alloggiò e ricevè gli ossequi del capi-
tolo, del clero secolare e regolare, di tut-
te l'aulorilà, rimanendo a fargli compa-
gnia il degnissimo vescovo. Il dì seguen-
te, dopo che il nunzio apostolico ebbe ce-
lebrata la s. messa privatamente, vestito
di mozzetla (la mozzetta non è in dii ilio
propria de' nunzi, da qualche tempo
l'hanno adottata alcuni di es«i per mag-
gior decoro, come quelli di Napoli-, Pa-
rigi ec.) e rocchetto, preceduto dalle 4
confraternite laicali venafiane, da' cap-
puccini, dalle Croci de'panochi e arcipre-
ti della diocesi, dalla capitolare co'semi-
naristi, da tulli ì canonici, e seguilo dal
regio giudice, dal sindaco e dall'allre au-
torità, recossi alla nuova cattedrale sot-
to un sontuoso baldacchino sostenuto da
6 decurioni. Quivi 1' arcidiacono gli die
a baciare il Crocefisso, gli oderse l'asper-
sorio e l'incensò, e quindi entrato in chie-
sa fu cantato con eletta musica VEcce Sa-
rerdos 3Iagitu<!. Dopo di che prese pos-
sesso nelle solite forme, terminando la
so'enneceremonia col canto del 7(; Detun,
e colla benedizione del ss. Sagramenlo,
Non è a dire come la chiesa fosse gremi-
ta di gente accorsa da tutta la diocesi, e
come in tanta frequenza di popolo che
ingombrava le vie si mantenesse sempre
il più perfetto ordine. La gioia religiosa
che invadeva tulli gli animi non lascia-
va luogoad alcun altro pensiero. Nel gior-
no appresso rng.*^ nunzio visitò il mona-
stero delle Clarisse, la basilica di padro-
nato comunale, ove riposano i corpi de'
ss. Martiri protettori Nicandro, Marcia-
no e Daria, varie altre chiese e da ultimo
fece visita all'ottimo prelato mg.' Sala-
dino nel palazzo vescovile. Il 27 fece ri-
torno in Napoli collo stesso accompagna-
mento che avea avolo al venire, e colle
stesse dimostrazioni di rispetlochel'avea-
no accolto al suo giungere in Venafro.
Nelloslesso di 27 mg/Saladino prese pos-
sesso della novella sua chiesa, secoudu le
• 44
V IL N
r.eiemonie piesciille dal Pontificale ro-
mano, lecuiiciosi su d'un cavallo bianco
e colle vesli solenni dalla chiesa del Piu'-
galorio alla concattedtale fra innumere-
vole calca di popolo, preceduto dal clero
e dalle confi atei nite, e seguilo dall'auto-
I ila tutte della città, lu tutte le 3serefuT-
vi generale illuminazione per Venafro, in-
cendio di fuochi artificiali, suono di fusli-
ve bande musicali. E perchè ogni bella
azione n)erita lode, e fra le più lidie so-
no da contare precipuamente quelle che
tornano a lustro e decoro di nostra s. lie-
ligione, non si deve tralasciar di dire, che
9 delle più notabili famiglie venafrane
hanno assicurato con pubblico istronien-
to rogato in Isernia, una rendita sul gran
libro d'annui ducati 6go a favore della
mensa di Venafro: essi sono il cav. Fran-
cesco Nola giudice del circondario, Bene-
detto del Prete sindaco, d. Giambattista
Melucci primicero , Vincenzo Armieri,
Giam bai tislaLucentoforte, Tommaso Lu-
centofoile, Giovanuangelo del Vecchio,
can. Achille Mancini, Nunzio Manselli.
Un'epigrafe italiana posta nella casa del
comune eterna la memoria di questo fat-
to. Per questo novello benefìzio che i ve-
nafrani s'ebbero dall'augusto sovrano, il
sindaco nel precedente giugno erasi recato
in Gaeta con una commissione a rendere i
più fervidi ringraziamenti, ed il magna-
nimo Fetdinando II gii accolse colla sua
solita benigna clemenza. Venafro può an-
darne superba. Le due diocesi d' Isernia
e di Venafro si protendono a più miglia,
e contengono circa 26 luoghi.
VENAISSIN o VENAISINO o VE-
NESINO o VENOSINO CONTADO,
Comitalus Venayssini^ Fenasstnsi Co-
mitatus, ed il Morcelli disse qua' di Ve-
naissiu ed i Venessinesi, P'enusìn. Paese
celebre ed ameno di Francia, nella Pro-
venza[P\),^\ìi domìnio sovrano della Se-
de apostolica, che ora forma parte del di-
partimento di Valchiusa, Vaiicluse. Es-
so al presente contiene, oltre l'antico con-
tado Veuaissiuo, il cunludo d' Avignone,
VEN
altro già domìnio temporale della s. Seile
(per cui quest'articolo interacnentea quel-
lo si rannoda e compenetra, laonde è in-
dispensabile di doversi tenere presente,
essendo un compendio storico del Ve-
naissiuj e ad ambedue è poi stretlainen-
te collegato (|uello di ToLOSA),e il princi-
pato d' Grange {f^.), i cui princi[)i, ra-
mo de'duchi di Nassau, divennero re de'
Paesi Bassi {f^.) regnanti. Prima di essi
il principato d' Grange fu posseduto da'
conti diChalons,e venne riunito alla Fran-
cia col trattato d'Utrecht. Il dipartimen-
to trae il suo nome dalla celebre e deli-
ziosa fontana di Valchiusa, esistente nel
villaggio omonimo, e da cui deriva il fiu-
me Sorga, lesa immortale dal soggiorno e
da'versi del sommo aretino Petrarca, al
pari della Castalia , per 1' accennato nel
voi. LXXV, p. i 33 , in onore del quale e
della famigerata provenzale Laura, da ul-
timo l'accademia letteraria di Valchiusa
d'Avignone vi eresse neli8og una bella
colonna per monumento. Il meraviglio-
so fonie e la romantica valle della Sorga,
immortalati dal Cigno di Valchiusa, so-
no descritti nel I. 6, p. 4' ' àeW Alhiint
di Roma col suo disegno. Sgorga il fonte
da una grotta, e molti torrenti fragore
samcnle vi sì gettano dentro e ne acci-fl
scono l'acque, in guisa che la Sorga coN
le quali si forma, può sostenere battelli
all'uscire medesimo della sua conca, e fa
muovere molte macchine di fabbriche di
carta. Il gran poeta abitò pure sovente
nel propinquo castello del vescovo di Ca-
vaillon, situato sul sovrastante monte, on-
de venne denominato castello del Petrar-
ca. Questo dipartimento è limitato da
quelli della Dróme, delle Bassi Alpi, del-
ie Bocche delRodano e diGard,e da'fiu'
mi Duranza e Rodano, La sua lunghez-
za è di 26 leghe, la larghezza 1 5, avendo
di superficie t83 leghe quadrate, o 194
secondo il Castellano , ovvero 336, 000
ettari. Tutto apparteneva questo suolo al-
la s. Sede , tranne l'antico principato di
Orangc, la cui superficie ha 5 leghe di
VEN
lunghezza, sopra 3 di larghezza, essendo
slato anch'esso rinchiusone! contado Ve-^
naissino; nonché Api di Provenza, di cui
poi farò cenno. Nel diparli mento di Val-
cliiusa vi sono delle pianure all'ovest, ma
il paese è coperto di montagne più o me-
no alte in tuttala parte del nord-estjdell'est
e del sudest. Vi si rimarca principalmen-
te il prolungamento di due rami dell'Al-
pi, conosciuti sotto i nomi di montagne
ili Lure e di Leberoo. Fra'corsi d'acqua
che solcano il dipartimento, i più rimar-
cabili sono il Rodano e la Duranza; ih."
riceve l'Aigues e la Sorga, che s' iiripin-
giia coirOueze; la 2.% che ad onta di sua
estensione non serve che alla discesa de'
legnami per galleggiafnento , accoglie il
Cavaillon. Contiene questo dipartimento
parecchi canali d'irrigazione che vi sono
di grande utilità, l' acque essendovi rare
e necessarie, e fertilizzano terreni prima
coperti di sassi e ciottoli, ed i principali
sono: il canale aperto fra la Daranza ed
il MeriudoI, per innadlare il territorio di
I Cavaillon e del Cavallo Bianco; quello di
Calcedon, vicino al suddetto; la Diwan-
' za, che percorre il territorio d'Avignone,
• ed il Crillon che dalla Duranza va al Ro-
• dano. Il suolo del dipartimento di Val-
' chiusa, essendo ritaglialo da pianure,
colli e montagne, otfre necessariamente
nella sua natura grandi varietà; in gene*
■ rale, le terre sono calcaree e miste più o
' meno coll'argilla e l'arena, il che le rea-
' de ora troppo forti, talvolta anzi assolu*
! tamente dure e compatte, ora troppo leg-
I gere, e di sovente senza verun nesso. Tut-
tavia in alcuni cantoni trovansì i detti
priocipii ancor modillcati da vene di ges-
so, di marna bastarda, di sabbia non an*
cora pelrificala, e nella maggior parte da
I una quantità immensa di pietre, ciottoli
i e banchi considerabili di ghiaia. La par-
E te vicina al confluente del Rodano e della
< Duranza, vale a dire la quasi totalità del
territorio d' Avignone, presenta un suo-
' lo grasso e argilloso; ad una lega di di-
' slaaza da quella città e per un tratto di
VOL. xc.
VEN 145
4 o 5 leghe è inleramenle ciottoloso, ad
eccezione d'alcuni raonticelli, quali la ru-
pe d'Avignone e quella di Vedenes. la-
contransi vasti piani di sabbia dalla par-
te di Mourmoiron, di Bedoum, e supe-
riormente ad Grange, nelle quali vege*
tano alcune piante particolari. Sano è il
clima e temperato, quantunque lo sbo-
scamento delle montagne abbia rinfresca-
ta la temperatura. L'atmosfera va sog*
getta a grandi variazioni; frequenti ven-
gono le procelle e talvolta accompagnate
da grandine devastatrice. Veggonsi non-
dimeno degli anni senza temporali, ma
allora la siccità è estrema e dura ben 3
e 4 mesi. Gran parte delle terre è appe-
na capace di coltura. 11 prodotto della rac-
colta de' frumenti non basta al consumo
degli abitanti; ma coltivasi molto la sega-
la e l'orzo. Le viti occupano presso ad un
7.° della superfìcie del suolo, ed i boschi
un 8.° Si fa ordinariamente copiosa ven*
demmia, ma i vini di questo paese dan-
no alla testa, e fortemente colorati, sono
generalmente mediocri e poco alti all'e-
sportazione; ve ne sono peraltro che han-
no maggior forza e delicatezza, come quel-
li di Chàteauneuf, Laner,Sorgues,Gada-
gne ec. Il miele e la cera abbondano , e
raccolgousi circa i5oo quintali di seta al-
l' anno, molte olive, zaffurano, robbia,
mandorle, noci , buoni frutti. Sommini-
stra questo dipartimento cortecce aroma-
tiche e medicinali, quercia verde , legno
di scotano, seme giallo d' Avignone, ani-
si, coriandoli ec. Adopraosi a lavorar le
terre molto gli asini e i muli; vi hanno
numerosi armenti di bestie lanute, ma di
mediocre razza. Contiene questo diparti-
mento numero assai grande di cave di
torba non utilizzate, di carbone di terra,
e qua e colà sparsa miniera di ferro epa-
tico, limaccioso, in granelli e io rognoni;
solfati di ferro, piriti marziali, miniera
di piombo. Se il paese non è ricco di so-
stanze metalliche, almeno abbonda di ter-
re da vasaio, di cave di gesso, di belle ca-
ve di pietre da fabbrica e di pietre da cal-
lo
i4G YEN
ce. Inoltte oflfreil dipaiiimeDto parecchie
sorgenti minerali di differente indole. At-
tivissima è la sua industria, e tende so-
prattulto verso la preparazione e fabbri-
cazione delle seterie , lu manipolazione
della robbia, la laminatura del rame e del
j)iombo, gì' istrumenti rurali. Vi hanno
fàbbriche di minuterie comuni ad Avi-
gnone ed a Carpeutrasso) Mazan è noia
per le sue lucerne di ferro: vi sono mol-
le distillerìe d'acquavite, concie di pelli
e tintorie rinomate. Le tele dipinte sotto
il nome di tele d'Orange, formano un ra-
mo del commercio d'esportazione. L'im-
portazione cotisìste in grani, rame, ferro,
piombo, panni fini, tele, mussoline , ca-
valli, muli, bestie bovine, lavori di mo-
da, minuterie e chincaglie. Gli iibitanli,
compresi quelli d'Apt, ascendono a circa
25o,ooo, e quasi 10,000 de'quali sono
d'Orange, che hanno generalmente i ca-
pelli castagni tiranti al nero, la pelle più
bruna che bianca, lo sguardo vivo e pe-
netrante, la fisionomia spiritosa e pateti-
ca: la taglia quasi sempre mezzana, e co-
inunementeassai robusta. Sono vivaci, af-
fabili, ingegnosi e disinteressati, li popolo
generalmente senza lettere, riesce facile
a condursi. Il vestimento delle donne è
snellissimo e sembra che tenga la massi-
ma relazione con quello dell'etiche gre-
che. Sono questi i sudditi che benigna-
mente per circa 6 secoli governarono i
Papi, e beneficarono in tanti modi. Inol-
tre energicamente li difesero dalla fana-
tica eresia armata degli Albìgesi e de-
gli Ugonotti (f^.)y che insanguinarono
la contrada, ponendola a ferro e fuoco,
sfogandovi le più empie e le più crudeli
scelleratezze, cou guerre sterminatrici e
desolanti, che manomisero anche i sepol-
cri, ne bruciarono le ossa e ne sparsero
le ceneri al vento o gettarono ne' fiiuni,
inclusivamenle a quelle de' Santi, oltre
altre indicibili profanazioni. Egli è que-
sto il paese ch'essi signoreggiarono indet-
to periodo di tempo, e 7 de' quali per sua
gran ventura vi fecero resideuza, cella cu-
YEN
ria e corte romaDa, onde al medesimo e-
lano rivolti in tale epoca tutti gli occhi
del cristianesimo, con immensi vantaggi
di ricchezze e onori. Indi infelicemente
deturpato dalla cattedra di pestilente sci-
sma, che lungamente vi tennero due au-
daci e ostinatissimi antipapi, con funestis-
sime conseguenze e danni alla Chiesa e
a'fedeli da loro ingannati. Il dipartimen-
to di V'alchiusa, di cui è capoluogo Avi-
gnone, n)andavn 3 membri alla camera
de' deputati per rappresentarlo, ed ap-
partenne all'S.^ divisione militare, forma
I arcidiocesi d'Avignone, e dipendeva dal-
la corte regia di Nimes, ed è della circo-
scrizione dell'accademia universitaria di
detta città. L' arcidiocesi fino al 1801,
oltre l'arcivescovato d'Avignone, com-
prendeva altre 3 sedi vescovili, Carpeii'
trasse, propriamente capitale del conta-
do Venaissino, Cavaillon e T'^aison (^.),
sufTraganee d' A vignane, la qual città era
poi anche capitale di tutto lo stato. IVel
regime de'Papi moltissimi illustri italia-
ni ne furono i vescovi, non che presidi
temporali. Grange era sufFraganea del
metropolitanod'Arles. Avignone era pur
sede del cardinal legato, poi del prelato
vice-legato, indi e soltanto per disposi
zione di Clemente XIV del prelato pr
sidente, che voleva creare cardinale, e
la tradizione della /;e;ve;/(2 in Avignone
come notai ne'vol.XI X,p.2o3,LXXX V I,
p. 76 e altrove, avendolo il detto Papa
equiparato in certo modo al presidente
d'Urbino. Però Pio VI avendo conferito
pei i.°tale dignità al Dui ini, fallo pre-
sidente dal predecessore, ristabilì il tito-
lo di vice-legato senza la prerogativa del
cardinalato, e nominò Giacomo Filomari-
no (e non Filonjanno, come per fallo ti-
pografico fu impresso nel voi. in,p. 277)
napoletano. Nel voi. Ili, a p. 233 riportai
la serie de' cardinali legati d'Avignone,
ed a p. 275 quella de' prelati vice-legati, 1
e per ultimo presidenti. La serie de'pi ela-
ti rettori del contado Venaissino, residen-
ti iu Carpeulrasso, la lìferìrò iu seguito.
1
I
VEN
In q ueslo diparlìuiento vi è una chiesa
coucistoriale, e gran numero d'ebrei. Es<
»o si divide ne'4 ciicoiidari, d\ y4fjl, giù
«c'de vescovile di Provenza buflragaiiea
d' Aix, di Avignone, di Carpenlrasso, e
di Grange; iu 22 cantoni, ed in i5o co-
muni. Apt non fece parie del contado
Venaissino: il suo circondario è diviso in 5
cantoni e in 5o comuni, con circa 54iOOO
abitanti. Riferiscono i geografi che il di-
partimento di Valchiusa è patria degli
antichi voconci, cavari e nieuciuiì; i due
ultimi de' quali popoli galli resistettero
ad Annibale quando co' suoi cartaginesi
passò il Rodano; furono poi soggiogati da'
romani, e qualche secolo dopo da' popoli
•venuti dal Kord. JNell'articolo Avignone
procedei precipuamente col p. Sebastiano
Fautoui Caslruccicarmelilano,/s/or. del-
la città iV Jvìgìione t del Contado Ve-
nesino. Stati della Sede apostolica nel'
la Gtì//i«, Venelia 1678. Anche in que-
sto ne proHtterò. Egli pertanto riferisce,
che, al dire d'alcuni, questo contado si
denominò P^enesino dalla caccia, che iu
latino è detta fcnatio, asserendo, che
anticamente, più di oggi, il paese fusse
ripieno di selve e di macchie per la cac*
eia opportune, ovvero dalla caccia che
&i esercitò liberamente in questi Ino-
ghi : a Venalione libera. Altri opina-
no che il nome lo prese da Venasca^ si-
lo dell' antica città di Findauxica, ne-
gato però da quelli che osservano es-
»ere a' tempi c'elia repubblica romana
divisa la provincia iu cavari e vocon-
ci, popoli de'quali non poteva essere ca-
po Vmdausica. Nel teu)po degli impe-
ratori romani, continuando la divisione
■ del Venesino in cavari e voconci, ne
' furono fatte capitali Avignone e Vaison,
I come adermano Tolomeo, Plinio e Pom-
I ponio Alela. Nella decimazione dell'im-
i pero romano, si trasferì la sede vescovile
5 di Carpenlras a Vindausica, segno che
■ fino allora non era stilla Vindausica qna-
' lifìcala con alcuna prerogativa di prefe-
renza.£ ìq avesse a quell'epoca cuiuiucia-
VEN 147
lo ad acquistare tale carattere, abilea de-
nominare il Venesino, forse neavreutmo
dalle storie alcun lume, poiché nou mol-
ti anni dopo la detta traslazione, passò
sotto il dominio de'borgognooi, al quale
successe quello degli ostrogoti. Imperoc-
ché il re Teodorico possedè iu proprie-
tà la Provenza orientale, e l'occidentale,
nella quale si comprendeva il Venesino,
ed in raccomandazione la Linguadoca,
della quale eiano capitali dell'Alta To-
Iosa e della Bassa Montpellier (f^.). Ri-
partì lo stato in 4govc>u* generali, da'
quali dipendevano quelle provincie, co-
stituendo i governatori in JVar^ona, iu
Marsiglia^ \ii Arles e ìtx Avignone j^ìc-
che in quel tempo Vindausica rimase sen-
za superiorità. In seguito, passalo il do-
minio della Provenza dagli ostrogoti a'
franchi, la provincia fu divisa in 4 parti
nel ripartimento fatto fra'due re,Gontra-
uo d* Orleans e Borgogna, e Sigeberto I
d' Austrasia, figli di Clotario 1 re di Sois-
sons, e le parli furono : la città di Marsi-
g/i'a (dell'attuale costruzione della nuo-
va città e cattedrale feci cenno nel voi.
LXXXIV, p. 24: altre parole su Marsiglia
dissi ne' voi. LXXIII, p. 82, LXXIX, p*
282), c^e restò indivisa Ira'due fratelli ; il
contado d'Avignone, e il coulado d' Aix
colle loro dipendeuze, i quali paesi furo-
no la porzione di Sigeberto 1; ed il cou--
tado d' Arits colle sue appartenenze, e-
quivalente a'due d'Avignone e d'Aix,che
toccò a Gontrano. Laonde ancora nou
trovasi alcuna preminenza di Vindausi-
ca, che possa aver denomiuato il Vene-
sino, mentre ella era in piedi. Tale città
fu poi distrutta nel VI secolo dall'armi
de* longobardi, e allora il suo vescovato
fu unito a quello di Carpeutras, dalla
quale nel precedente secolo la sua sede
vescovile era slata trasferita in Vindausi-
ca. Per questa unione, congiuntosi a Cur-
pentras il nome di Vindausica, potreb-
be dirsi, che per essere Carpenlras il ca-
po del Venesino, abbia la stessa città di
CarpeuUas con quel 6Uo uome diViuduu-
i48 VEN
sica denominato il paese; ma ciò neppu-
re sussiste, perchè non fu distinto questo
paese in corpo dal restante della Proven-
za, mentre sotto gli altri re franchi, e poi
sotto i rad' Àries ubbidiva tutta ad un
principe; né si conosce, che sotto i mede-
simi re fosse Carpentras per qualità di
governo capitale del moderno Venesino.
Questo poi passato da' re alla proprietà
de' conti, non fu mai soggetto ad un sol
principe, fuorché ne' tempi degli ultimi
conti di Tolosa, ed allora Carpentras non
poteva esserne capitale, perchè era citlà
baronale, come si trae dal diploma del-
l'imperatore Federico H (rammento,
cìie formatosi il regno d' Arles colla
Provenza nell'Syg, a cui si unì nel gSS
la Borgogna Transiurana e Cisiurana,
Arles col regno divenne in seguito qua-
si una repubblica sotto il padronato de-
gl'imperatori, che l'unirono aW Impero,
e se ne intitolarono e coronarono re.
Quindi vi vollero esercitarne l 'alta si-
gnoria, e Federico li le accordò distin-
ti privilegi. Arles celebre città appartie-
ne alla Provenza, ora é nel dipartimento
delle Bocche del Rodano), col quale egli
comandò ad alcuni baroni del Venesi-
no, e tra essi al signore di Carpentras,
di riconoscere in loro basso sovrano Rai-
mondo VII conte di Tolosa, ch'era stato
privalodeldominiodelVenesino nel trat-
talo di Parigi del 1228. Contro tali pro-
ve, non è da adottarsi la congettura d'al-
cuni, per l'arme de' conti di Tolosa già
possessori del Venesino, la quale è spie-
gata dalla nobile famiglia Thesan de' si-
gnori di Venasca; perchè non già in ri-
guardo del dominio di Venasca, succe-
duta alla distrutta Vindausìca, ma per
altri suoi meriti le sarà stato comunica-
to quello slemma de'conti Tolosani, men-
tre essi erano feudatari in alcuna parte
di Venasca per sola infeudazione loro fat-
tane, come ancora ad altri, dal vescovo
di Carpentras, il quale sotto la sovrani-
tà del Papa, n'era signore diretto per do-
nazione del conte di Tulosa. Si danno
VEN
taluni 0 credere, che un tempo vi fosse il
conte Vendacense di Venasca, e che per-
ciò si chiamasse pure Venesino, da essi
detto Venascino; ma cioè un' illazione,
come dimostra il Fantoni.Egli inoltre di-
ce, altri pretendere, che supposto debba
il Venesino denominarsi da alcun luo-
go, derivi il suo nome A' Avignone, e per
la conformità de' vocaboli, e per la pre-
minenza che altre volle ha goduto Avi-
gnone in tutta la provincia, poi detta Fé*
ncsina, o nella maggior parte di essa. La
conformità de' vocaboli è aperta, dicen-
dosi Avignone in latino, Vrbs y4\>ennica,
et Avennicoruin,anù Vennìcoriini; on-
de il paese è detto Avennicinus o Fen-
niciniis, ed in francese l^enesinus o P'e-
ìiaissùms. La preminenza d' Avignone
agevolmente ancora si prova, oltre quan-
to dissi nel suo articolo, ne' tempi de'ro-
mani e de* borgognoni. Però, dopo il
5o6, seguita la memorata divisione del-
la Provenza, venne suddivisa in Sgover-
ni, Teodorico propose a governatori Ge-
mello di Arles, Marado di Marsiglia, e
V indilo di Avignone, che perciò fu ca-
pitale della 3." parte della Provenza. Ne
570 Sigeberlo I re d'Auslrasia, uno de'
4 fìgli del re Clotario I, non soddisfati
to del regno assegnatogli nel partimea
to prima tra loro seguilo, pretese pa»
te della Provenza eh' era toccata a Gon
trano suo fratello, e l'ottenne. Divisa li
Provenza in due porzioni, delle quali l'u
na ih la città d'Arles colle sue dipenden
ze, che leslò a Gonlrano; e l'altra pe
Sigeberlo 1 si compose delle citlà d'Avi
gnoneed'Aix, edellelerre lorodipendeii
ti, restando |)er entrambi indivisa la cit'
tà di Marsiglia. Ampie dunque doveano
essere le dipendenze d'Avignone, e mollo
esleso il territorio Avennico : tullociò si
conferma, perchè il patrizio Mommolo,
che ne'tempi de're franchi della 1 ." stirpe >
Merovingia era governatore d'Avignone,
e reggeva ancora Vaison, come città di-
pendente dal suo governo; ond'è certo,
che gran parie almeno del Venesino era
VEN
compresa sollo il governo d'Avignone,
perciò allora sua capilale.QiiiiidijSebbene
il paese che dipendeva solto i re dal gover-
no d'Avignone, si tlislraesse succeduto il
governo de'conli in varie sii^norie ; non-
dimeno in virtù della goduta preminen-
Ba, potè restare a parte di esso la deno-
minazione di feite.sino e in francese l^e-
naissin, quasi f'ennicino da Avignone,
città Fenilica o À^'cnnica, perduta la i .*
lettera A. Non però le manca la sua dif-
lìcollà, mentre il nonìe di Venesino par
più moderno di quel che comporti la sup-
posta derivazione, l'oichè tal nome ili
Venesino non si ha notizia che si trovi
prodotto, se non dopo che dal Papa In-
nocenzo III e dal concilio generale di
Laterano IV si dichiaiò la Chiesa roma-
na tener le terre di qua dal Rodano, di
Raimondo VI conte di Tolosa, fauto-
re degli eretici, per provvederne il suo
figlio Raimondo VII, quando egli fosse
pervenuto ad età maggiore, se degno si
mostrasse dì quella grazia della Chiesa;
mentre dal Papa e dal concilio erano sta-
te concesse l'altre terre di là da detto
fiume a Simone di Monfort capitano su-
preoiode'crocesignali.Neli222 divenuto
conte di Tolosa Raimondo VII, produsse
il nome d'iFenaissiuo in un contralto che
seguì in tale anno tra lui e i consoli d'A-
vignone; e dopo <|ueslo documento con-
linuamente trovasi lo stesso nelle bolle,
lettere e istromentì de' Papi, non meno
in diplomi e carte di principi e di priva-
ti. Si vuole giustificare l'asserto, con sup-
porre di avere Raimondo VII dato il no-
me di Venaissino al suo paese, relativa-
mente all'antica estensione d'Avignone,
tuttoché in quel tempo si fosse somma-
mente accorciata, né più il paese propria-
mente appartenesse ad Avignone, ad ec-
cezione d'alcune poche terre e castelli del
medesimo, che continuavano ad essergli
soggetti. E ben ne avea Raimondo VII
qualche motivo, pe' servigi a lui resi da-
gli avigiionesi, perchè col favore di loro
forze era rientrato iu possesso delia prò-
VEN «49
vincia. Cos'i dell' antiche; dipendenze di
f^alenza o Falence, si eresse il contado
e poi ducato del Valentinese o Valenti-
nois, nel Delfinato ('/^.j e ora capoluogo
del dipartimento della Dróme, non di*
pendente dalla città propriamente, ben-
ché fosse residenza di tali conti, onde al-
cuni la dissero capitale del contado Va-
lentinese. Seppure non piacesse di dire,
the Raimondo VII spogliato d'ogni al-
tro stato, allora a quel paese di cui si e-
ra posto in possesso dasse il nome di Ve-
naissino, a Fenatione, che già vi era
libera ab antico^ o libera fu da lui fatta
per conciliarsi gli animi di que'popoli. Re-
sta a vedere quando avesse principio il
titolo di Contea nella Provenza Fenesi-
na. I conti di Tolosa assunsero il titolo
di conti del f'^ene.sìno, e ne decorarono i
loro primogeniti. Altri però provano, che
i conti di Tolosa non altro titolo assun-
sero, che di marchesi di Provenza, per
essere possessori del paese Venesino. Wè
manca chi asserisce, che Raimondo VII
trovandosi privo del contado di Tolosa,
dato dalla Chiesa al Monfort, prima che
essa consegnasse a lui le terre di qua dal
Rodano, ne prese colla forza il possesso
e insieme assunse il titolo di conte del
Venesino. In prova di ciò, nell'accennatQ
alto dell 222 traini e i consoli d'Avigno-
ne, nel suo sigillo si legge da una faccia :
S. R. C.j cioè Signiun Raymundi Co-
fiiitis, e dall'altra Fefiaissini. Ma perchè
dopo questo inonumenlu in altri legge-
si Venesino senza titolo di contea, dà ar-
gomento di congetturare che cessasse poi
questo titolo, come usurpato da Raij
inondo VII, senza legittima autorità del
Papa supiemo signore del Venesino, o
dell'imperatore per l'alia suvrauità che
vi esercitava, come dipendente dui regno
antico d'Arles. Alcuni atferinano, che il
Venesino fosse già contea, quando il re
di Francia Filippo ili l'^r^/Vo, succedu-
to ad Alfonso di Valois conte di Tolosa
suo zio, restitu'i il Venesino al Papa. Al-
tri poi sosleugonOj pei mostrare che il
1 5o V E N
Venesino non ebbe sì tosto il titolo di
contea, i." Nell'atto della pace di Pari-
gi del 1228, trattandosi del Venesino è
scritto : Terrain aiUeni, qua est Imperio
ultra Rhodanif et omnes jus si quod
ipsi Raymundo competiti vel competere
poteste in eapreeisa et absolufe quittn-
\'it dìcto Legato nomine dieta Ecclesiae
in perpetnum. 1.° L'imperatore Federi-
co II, persecutore della Cliiesa romana,
mal tollerando cbe questa possedesse
quel paese, in un diploma che spedì a
favore di Raimondo VII conte di Tolosa
nel 12 35, non gli die il nome di eontado
ma di terra Venesina. 3.° Papa Grego-
rio IX, rispondendo al re s. Luigi IX, [)a-
dre di Filippo III, intorno a questa pro-
vincia, gli scrisse: Lileras quas prò di-
lecto filio nohiliviro Cornile Tolosano
super Terram quani Romana Ecclesia
ci tra Rhodanum ad manus suas reti-
nuit. E negli slessi termini si spedirono
altre lettere. Il suddetto Alfonso di Va-
lois, fratello di s. Luigi IX, conte di Poi-
tiers e di Tolosaj dopo la morte di R.ai-
tnondo VII suo suocero, possedendo il
Venesino, non se ne qualificò conte, ma
chiamò il paese Siniscalcato{àt\ qual vo-
cabolo resi ragione nel voi. LXI I , p. 90),
p mentre chiamò Tolosa Contado. Il Pa-
pa Gregorio X scrivendo a Filippo III
re di Francia, dopo avere quel monar-
ca restituito alla s. Sede nel 1272 il Ve-
nesino, si espresse con queste parole: De
Terra Venesinn, Romana Ecclesia^
ciijiis est propria libere, dimiltenda. Se
dunque il Venesino già avea il titolo di
contea, doveva il Papa qietterlo nelle let-
tere patenti, colle quali nel 1272 ne de-
putò al governo Guglielmo V illareto, e
in vece usò questa forroola : De Terra
Venayssini^qnae esiejiisdem Ecclesiae
speciali'!— Ed appresso: Ciiram^ cuslo-
diam, administrationeni,reginien, etj'n-
risdictionem terrae illius Fenayssini^
qiioad tcmporalia tua sollecitudini us-
que ad nostrum bcneplacitum praesen-
iinm tenore cornmittimus. Il p. Fantoni
VEN
siringe la sua digressione cori dire, che
il Venesino fu eretto in contado, come
vado a nai rare, soltanto circa 34 «niii
dopo la restituzione del medesimo alla s,
Scde;ecol pareredi vari scritlori agj»iun-
gè, che la voce T'enesìnn deve prefeiir-
si a quella di T^ennscino non mai usata
anticamente da'Papi, né dagl'imperato-
ri, né da' conti, i quali tutti per ordi-
nario hanno detto Venesino^ Fenayssi'
no o Venaiscina. Anche il Petrarca lo
chiama Fenesino.
liaccontai con diffusione, coll'autorità
«li gravi e veridici storici, negli articoIiTo-
T.osAe AviGNONE,edivi meglio ragionando
degli eretici Alhigesì, seguiici degli ahbo-
minevoli errori de' i]/i3/«V7ie/ e altri ereti-
ci,da'quali derivarono allre esecrabili set-
te, che col favore delle tante guerre soste-
nute da Raimondo V conte di Tolosa, e
delle turbolenze insorte al suo tempo,
gli albìgesi mollo si estesero ne' suoi sta-
ti, massime in Tolosa, ed in Alby capi-
tale dell' Albigese nella Linguadoca su-
periore, ora capoluogo del dipartimen-
to del Taro, dalla quale cititi presero il
nome. Cresciuta sfrontamente la loro 1
resia, fu nel i 176 condannata nel cor
cilio d'Alby, e nuovamente dal concili]
di Laterano III, celebrato da Alessandii
III neh 179. Raimondo V fece molto p(i
frenare gli albigesi, senza alcun succed
so. Il figlio Raimondo VI a lui succedi
to nel I ig5, già inclinatissimo all'eresi
albigese, poi ne fu pertinace fautore. Que
sta eresia come idra miseramente si dj
stese con ispaventose proporzioni, mal
grado lo zelo per impugnarla de' cisteH
ciensi, de' domenicani e d'altri missiona
ri; e ad onta eziandio del grande imp^
gno di Papa Innocenzo III, che non
lamenle ampliò l' Inquisizione con ist
tuire il SUOI. "tribunale in Tolosa, ma de-
putò i suoi legali a combatterla e insieme
preservare i cattolici dal suo mortale ve-
leno. Raimondo VI avendo fallo truci-
dare il cislerciense s. Pietro di Castel-
nau, uno de' legali pontificii, il conte f;
YEN
«coraunicato e controlli lui pretllcatn la
sagra guerra della crociata, per impa-
ci lonirsì delle sue terre, non che contro
gli albigesi; e ne fu dichiarato generalis-
simo Simone conte di Monforf, che fe-
ce moltissime conquiste, e di diverse ne
divenne signore. Citalo il conte Raimon-
do VI, da Milone legato apostolico nel
suo tribunale di Valenza,ad ottenere l'as>
soluzione de'suoi gravi reati, die per mal-
leveria alla s. Sede 7 forti castelli, 3 de'
quali erano del Venesino, cioè Opede,
Uaumes e Mornas con legge di caducità,
la contea di Melgueil, e parte o metà
delia città d'Aviignone, o meglio tutta in-
tera se poteva in seguito speftare al con-
te. Dappoiché tanto i 7 castelli, quanto la
contea di Melgueil, si doveano devolve-
re al dominio temporale della s. Sede
ogni volta che il conte luancasse alle pro-
messe. E siccome per maggior cauzione
giurata sull'osservanza delle medesime,
la fecero i nobili suoi dipendenti,! con-
soli d'Avignone, di Nunes e di s. Egidio
o Gilles, con legge che tutti restassero
sciolti dal giuramento di fedeltà dovuta
al conte, nel caso ch'egli non adempisse
le medesime promessejed allora tutti i di-
ritti di Raimondo VI sopra Avignone si
trasferissero nella Chiesa romana. Il lega-
to tutto corroborò con autentico atto. In
nume della Chiesa romana, il collegato di
essa Tedisio oTeodisio canonico di Geno-
va, per ordine di Milone ricevè in conse-
gna i castelli e li munì. Non ostante, di-
venuto Raimondo VI peggio di prima, fu
scomunicalo nel 12 11 dal concilio d'Ar-
les, e decaduto da' 7 castelli, dalla par-
te e altri diritti su Avignone, e sopra la
contea di Melgueil ; l'apa Innocenzo III
fece occupare per la s. Sede la contea di
Melgueil pe' diritti che avea sulla mede-
sin»a. Tale piccolo paese, pare che sia
Melguel 0 Mauguio, 3Ie/gorium, di Lin-
guadoca, nel dipartimento delTHerauIt,
circondario di Montpellier, da cui è di-
stante to miglia, capoluogo di cantone,
sullo slagno del suo nome, ove era vi an>
VEN i5i
licamenle un porlosul Mediterraneo. La
giieira di religione fu micidiale e disa-
strosa, piena di sanguinosi e lagrimevoli
eccessi, commessi da ambo le parti, i le»
gati mostrandosi rigorosi coli' eresia ar-
mata e crudele. Tolosa e tutti i dominii
del conte furono occupali da'crocesigna-
ti. Nel concilio generale di Laterano IV,
celebrato nel 12 15 da Innocenzo Ili, nuo-
vamente furono scomunicati gli albige-
si e tutti i loro fautori. Raimondo VI (u
dichiarato decaduto dalle sue terre e da
da ogni sovranità, con assegno pel suo
sostentamento; ed alla contessa sua mo-
glie, in grflzia di sue virtù, fu lasciato il
godimento de'suoi fondi dotali. Al conte
di Monfort fu aggiudicata Tolosa e tut-
ti gli altri paesi conquistati da' crocia-
ti, salvi i diritti della Chiesa e delle per-
sone cattoliche. Il rimanente de' domi-
nii esistenti sul Rodano si concessero al
figlio Raimondo VII, se li meritasse col-
ia sua condotta, e intanto spettassero al-
la custodia e signoria della Chiesa ro-
mana, e ad essa rimanessero in sovranità
se il giovane principe se ne fosse mostra-
to indegno nell'età adulta. Ma Raimoa-
do VI tosto riaccese la guerra contro
Monfort e i crocesignati, e per l'antica
afi'ezione a' conti Tolosani, alle sue in-
segne si unirono varie città di Provenza
e del Venaissino. Però Monfort sconfìsse
i nemici, e compì la conquista delle ter-
re di Raimondo VI. Nondimeno gli an-
tichi sudditi si dichiararono pel figlio Rai-
mondo VII, che ricuperò Tolosa e al cui
assedio vi peri Monfort. Papa Onorio Il(
scomunicò Raimondo VI e Raimonda
Vii, perchè manifestamente proteggeva,
nol'eresiaje minacciò il 2.°di privarlo del-
la signoria. Anzi scrisse Cohellio nella
Noti Lia CardinalaLus : Honor'ms III ...
Hoc eliam Pontìjlcem sedente^ lune prù
niuin Comitatuin f^enaysinuni Romana
Sedes ohtìnitit. Morto nel 1222 Raimon-
do VI allacciato dalla scomunica, il fi-
glio Raimondo VII vedendo le sue cose
ridotte a mal partilo, fìnse d'emendarsi
1 5ci V E N
e poi poco dopo tornò a' suol pravi er-
rori ; laonde Luigi Vili re eli Francia
prese contro di lui la croce, e s'impadro-
nì de' suoi stati. Papa Gregorio IK an-
ch'esso scomunicò Raimondo VII e i suoi
fautori, eccitando il nuovo re di Francia
s. Luigi IX a sterminare la desolatri-
ce eresia armata. Finalmente nel 1228
nel concilio o assemblea, cominciala a
Bassege, continuata a Meaux e termina^
ta a Parigi, si stabilirono gli articoli di
pace, per ammettere Raimondo VII alla
comunione defedeli, e rientrare in gra-
zia di Gregorio IX e di s. Luigi IX. La
pace e le condizioni si confermarono for-
malmente a Parigi, a'9 o 1 1 aprile. L'at-
to fu concluso e stipulato tra Raimondo
VII, la s. Sede e s. Luigi IX ; ed il conte
venne assolto per autorità di Gregorio IX
dal suo legato cardinal Bonaventura Ro-
mano. Giovanna,unìca figlia del confe,fu
fidanzata e poi sposata da Alfonso conte
di Poiliers e fratello del re di Francia,
colla condizione, che se da loro non na-
scessero figli, la contea di Tolosa e la Lin-
guadoca apparterrebbero alla Francia,
Decaduto Raimondo VII da' suoi stati,
anco in conseguenza del disposto dal con-
cilio Laterauense fin dal 1 2 1 5, come per
diritto di conquista fatta coli' armi, e
cessione fatta da Raimondo VI in ter-
mini amplissimi, in pei petuo fu dato al-
la s. Sede il Venaissino in piena sovra-
nità, e ciò per compenso delle gravissime
spese fatte da lunijo leojpo da' Papi co'
legati, co'presidii de' luoghi alla loro cu-
stodia aflldali, e per guerreggiare co* cro-
ciali gli atroci eretici, per la pace e pro-
sperità della contrada, difesa e mante-
nimento della pura fede. Il paese Vene-
sino fu consegnato alla s. Sede nel 1229.
Contribuì alla cessione delle terre Vene-
sine alla Chiesa romana il re s. Luigi IX,
il quale ebbe la suddetta contea di M.d-
gueil, sulla quale la s. Sede avea ragio-
ni sovrane. Al re fu inoltre dato 4 de' 7
castelli di là dal Rodano, ch'erano pure
devoluti alla ». Sede per l' obbligazioni
VEN
contralte dal defimto Raimondo VI. In
conseguenza delle quali, ed in forza del
riconosciuto dal trattato di Parigi, su-
bentrò la s. Sede eziandio ne' diritti del
conte sopra Avignone, al modo già ri-
portato;e ricevette ancora in sovranità le
contee dal Valentioese e del Diese, ossia
del Valentinois e di s. Diez, delle quali
trattai all'articolo Vale\za di Francia,
qual sede de' conti. Ivi dissi, come Gre-
gorio IX nel 1228 divenuto supremo
signore di tali due contee, le accordò in
feudo al conte Aimar II con molli pesi,
fra' quali che le seconde appellazioni
giudiziarie <li dette terre si devolvesse-
ro ai presidi e rettore pontificio del Ve-
naissinOjChe la s.Sede cominciò a gover-
nare nel 1229 e continuò sino alla rivo-
luzione di Francia, che lo tolse con Avi-
gnone a Pio VI, nel modo che rifcM-irò.
Quanto alle contee Valentinese e Uiese,
di poi Alessandro VI le cede a Luigi XII
re di Francia, onde costituirle nel duca-
to di Valentinois, per investirsene il di
lui figlio famoso Cesare Borgia, perciò
coniiuiemente appellato il duca Valen-
tino. Fiainujndo VII fu versipelle, e piii
volte venne rimproverato e minacciato
da Gregorio IX e dal re di Francia. Ili
perchè si adìdò poi il governo della con-
tea di Tolosa ad Alfonso di Poitiers ge-|
nero del conte. Questi non avendo polu-
tootteneredal Papa l'investitura del Ve-
nesino, la domandò e ottenne illegalmen-
te dall'imperatore Federico II; concessio-
ne nulla pel decretato dal concilio Late-
rauense, e per essere Federico II inter-
detto dalla s. Sede, qual persecutore di
essa, per cui i rettori pontificii continua-
rono a governare il Venesinoper la Chie-
sa romana, tranne alcune signorie de'ba-
roni partigiani del conte. InlanloRaimon-
do VII invocandola pontificia misericor-
dia, ottenne l'assoluzione dalle censure
da Gregorio IX. Recatosi in seguito a
Roma per giustificarsi da altre imputazio-
ni con Papa Innocenzo IV, da lui anche
(jltenue,ad istanza di s. Luigi IX, l'asso-
VEN
luzionee I<i vitalizia investitura del Ve-
nejiinu iloininiu della s. Sede, e così pei'
sua figlia e genero, se non avessero pro-
le. Moiì piamente Raimondo Vii nei
1249* lasciando sua erede universale la
fj^lia, estinguendosi con lui la discenden*
za maschile de' potentissimi conlidi To-
losa. Gli sui^cesse il genero Alfonso conte
di Poiliers, clie morì nei 1271, e la mo-
glie lo seguì nella tomba 4 giorni dopo.
Lo 7,io Fdippo III V Ardilo re di Francia,
raccolse tutta la loro eredità, riunendo
alla Francia la contea di Tolosa e la Lin-
guaduca. ignorando il re i diritti della s.
Sede sul Venesino, se n'impossessò in uno
alla metà della città d'Avignone. Cono-
sciuto perù rerrore,ad istanza diPapaGre-
gorio X, nel injZ restituì prontamente
alla Chiesa romana la provincia Venais-
&iua, senza che il Papa si curasse di ripete-
tela melàd'Avig(ione,che Ali(:)nsodi l^oi-
tiers avea ridotto alla sua ubi)idieuza. II
p. Bonucci, ntW Istoria del b. Gregorio
Xy riferisce, che il Papa da Lione scrisse a
Filippo ili, rallegrandosi con lui, per aver
benignamente accettato l'avviso da Gu-
glielmo da IVIatiscone cappellano ponliQ-
ciò, e uditore generale della camera e dei
palazzo apostolico, coi volere liberamen-
te restituire alla Chiesa romana la terra
Venesina, stala dallo ziodi lui Alfonso con-
te di Tolosa e di Poitiers usurpata, e do-
po la sua morte pervenuta nelle di lui ma-
ni. Per cui il Papa lo pregò d' inviare i
suoi ministri per consegnarne alla roma-
na Chiesa il possesso, indirizzandoli alia
curia romana, aillnchè i procuratori di
essa conferendo co'niinistri regi, insieme
si recassero ad edetluai la. Il re a persua-
sione del l\Tpa, mentre questi ancora di-
morava in Lione, restituì alla Chiesa ro-
mana la terra del Venaissino; e Gregorio
X ne rese le grazie al re. Parecchi scrit-
tori, malmenando e sfigurando la storia,
o non istruiti o per malignità, tacendo af-
fatto tullu il qui in brevi cenni riferito,
senza narrare alcuno de' molteplici pre-
ccdeuli iulli; cuti franco lucuuisiuu iii li-
VEN i53
mitaronoa dire, li contado Venaissino
nel 1274 fu donato e ceduto da Filippo
III a' Papi, che lo possederono sino al
1790, e veime riunito alla Francia nel
I 791. Altrettanto e semplicemente copia-
rono italiani e francesi, auciie moderni,
non senza altri errori madornali; fra' pri-
mi eziandio il nostro riputalo Castellano,
il quale disse il contado Venosinu acqui-
stato da Clemente Vi,confuudendo così e
amalgamando l'acquisto fatto da quel Pa-
pa della città d'Avignone. Anzi mi piace
di qui ricordare, ciie la slessa Provenza^
come dichiarai in tale articolo, il i.°suo
conte ereditario Bertrando nel i 08 1 l'of-
frì interamente a s. i'ieiro, facendola tri-
i)utaria della s. Sede, il p. Fantoni ripor-
ta i diplomi imperiali e di altri sovrani,
che confermarono alla Chiesa romana ii
pieno dominiodel Venesino. Ecco come
egli descrive il contado. Conteneva 3 cit-
tà vescovili, Carpentras sua particolare
capitale, Cavailion e Vaison.e 69 tra ter-
re, castelli e villaggi. Anticamente veni-
\a ripartito in 3 giudicatore, di Carpen-
tras, di Lilla e di Vaireas. Lilla avea cir-
ca 6000 abitanti, opulente pel commer-
ciò, e resa da' Papi contro gli ugonotti
inaccessibile alle loro furiose armi: il fiu-
me Sorga in più rami vi scorre, e venne
pur chiamato Macao e Macliavilla. Vai-
reas si dtstinguea per 16 luoghi su cui e-
>itendeva la sua giurisdizione, in Carpen-
tras dimorava ii giudice dell'appellazio-
ni, a cui si devolvevano l'appellazioni da'
giudici di Lilla e di Vaireas : era tempo-
raneo e costituito dai vice-legato. Vi ri-
sieileva ancora ii rettore del conlado,con
proprio luogotenente. Egli non solo giu-
dicava immedialamenle nel dipartimento
dellii giudicatura diCarpentras, ma ezian-
dio era giudice supremo della provincia
tutta del Venesino, cou giurisdizione che
disponeva anche della vita delle persone:
questo magistrato equivaleva a un presi-
de di provincia, e veniva nominato eoa
Ineve did sovrano I^ontefjce. ii contado
Yenesinu riceveva la direzione del gover-
l'-.i VEN
no politico ed economico claira«emblea
degli stali del paese, compostagli Bordini:
ecclesiastici, nobili feu(latarì,e delle corau-
nilà. Gli eletti o rappresentanti degli ec-
clesiastici erano i vescovi di Carpentras-
«o, di Cnvaillon e di Vaison. L'ordine
ile' nobili feudatari non avea che un elet-
to, scelto ogni 3 anni dal ceto. Gli eletti
<leir ordine ilelle comunità erano il i.° e
il 2.°console di Carpentrasso, ili." conso-
le di Lilla, ili." contìole di Vaireas, il t.°
console di Pernes, il i," console di Cavail»
lon, e il i.° console di Bolena. Tra gli al-
tri alTari che tratta vaiisi nell'assemblee,
vi si determinava in particolare la quan-
tità delle collette da imporsi per le spese
pubbliclie, e lesue determinazioni si mu*
liivanocoll'appiovazione del prelato vice-
legato d'Avignone. La serie de' seguenti
rettori del contado Venesino, da' primi
tempi die la s. Se^\e vi esercitò il sovrano
dominio, giunge fino al 1672, perchè il
p. Fnntoni, da cui la ricavo, 6 anni dopo
pubblicò la sua storia. i235 Giovanni
Bauciano, arcivescovo d'Arles, quando
il Venesino già evasi devoluto alla s. Sede
pel trattato di Favigi nel 1228, fatto da
Gregorio I X. 1 240 Guglielmo dt Bario-
lis, vescovo di Carpentras, nominato da
Gregorio IX. 117 3 Gasali e Imo di Villa'
reto, gran priore di s. Gitles de'cavalieri
gerosolimitani, dopo che la s. Sede ave-
wa ricuperato il possesso del Venesino, e-
letto da Gregorio X, 127.5 Raimondo di
Grnxsaco, commendatore d'Orange d«*
cavalieri gerosoli mi tani,dichiaratodaGre*
gorio X. 1277 Filippo di Bernisson, de-
putato da Micolò IH. 1291 Giovanni di
Grillac, fatto da Nicolò IV. 1291 R'tg'
gero de Spinis fiorentino, nominato da
lionifacio Vili, i 3oo Giovanni Artemi-
*//o, elello da Bonifacio Vili. i3o2 Gui-
do di Monlalcina, dichiarato da Bonif-i-
ciò Vili. I 3o9 Raimondo Guglielmo di
Jludos, scello da Clemente V. 1 3 16 Ar-
tialdo de Trojan, iW Giovanni XXII. Il
Novaes dice che alla morte di tale Papa,
uel 1 334 era Maresciallo (P^.) della coi-
le romana e governatore della contea Ve*
naisina il conte di Noailles, Il marescial-
lo della curia romana esercitava in Avi •
gnone la giurisdizione criminale, come si
trae da una bolla di Clemente V. i334
Pietro Guglielmo, vescovo d' Grange, di
Benedetto XII. 134^ Giovanni, vescovo
di Frejus, di Clemente VI. iZ^^Giovan-
ni signore della Rupe o della Rocca, di
Clemente VI. Egli forse fu parente del
Maresciallo Ugo de Ruppe, anche Mae-
stro del sagro Ospizio. i356 Giovanni
ICrnandez de Heredia, cavnWeve geroso-
limitano, d'Innocenzo VI : poi divenne
gran maestro del suo ordine, e regolò la
nave che condusse Gregorio XI a Come-
to, nel restituire la pontificia residenza a
Roma, i3ji8 Guglielmo de Rko/ilac,
d'Iimocenzo VI. 1 365 Filippo diCabas'
sole, oriundo d' Avignone e nato in Ca-
vaillon, patriarca di (ierusalemme e poi
cardinale, d'Urbano V. i366 Gaiveli-
no, vescovo di Mag«»alona, d' Urbano". V.
1376 Giovanni di B ransaco o Brognier,
poi anticardiiiale dell'antipapa Clemente
VII, e riconosciuto indi per cardinal ve-
scovo di Sabina, di Gregorio XI. iBBg
Arrigo de Severy, fatto dall'antipapa
C\&min\.QW\\.Gioviinnid' Alserino,'^vO'
tonolario apostolico e uditore di rota, no-
minatodairantip;ipaGlemeote VII. 1404
y/«to«/or/eZ^fmrzspagnuolo,elettodalsuo
consanguineo antipapa Benedetto XIII^
i4io Giovanni di Poiùers, vescovo di
Valenza e conte del Valentinese, eletto
daGiovanni XXlll. \ ^7.!i.GiaconioCani-
plon, vescovo di Carpentras, di Martino
V. 1429 Pietro Cotini,veicovodi Castro,
diiVIartino V. i432 Onofrio diFrancesco,
da s.Severino.diEugeniolV.Forse è Ono-
frio Francesco Smeducci vescovo di Melfi
e vicario di R.oma.1457 Ruggero, di Ga-
stel!»uono,di Calisto III. 1458 AngcloGe
raldini,(.\' \me\\a e vescovo di Sessa,diPi(*
II. 1464 Costantino Eruli, di IVarni, ve-
scovo di Todi.di Ti voli e poi diSpoleto, di'
Paolo II, 1 485 Ridolfo Bonifacj,à'\\u\o-
cenzo V 1 1 1 . 1 490 Gta, AudreaGrinialdi,
I
VEX
rpscovodiGrasse.d'InnocenzoVIIT. i5o3
Galeotto (fella Roverr, vescovo di Savo-
na, d'Alessandro VI. Questi è Galeotto
Fianciolti della Rovere, che lo zio Giulio
11 creò cardinale. i5o5 Francesco di
Slagno, vescovo di Rode/., di Giulio II,
I 5 IO Angelo Leonini, arcivescovo di Sasr
sari.diGiidioI 1. 1 5 i 3 Pietro flcf'aletariì,
vescovo di Caipentras, di Leone X.i5r4
Francesco di f'illanova, di Leone X.
i538 Gerardo di Co /vie/////77io, abbate
di s. Tiberio in Linguadocn, di Paolo III.
I 546 Paolo Sadoleto, eletto di Carpen-
Iras, di Paolo III. i573 Andrea Recu-
perati, di Giidio III. 1 554 Antonio fac-
eti,d'x Giulio III. i555 Lorenzo Tara-
sconi, prolonotario apostolico di Paolo
JV. i565 Pietro Sahbatier, ài Pio IV.
I 56G Francesco di Castellana, di s. Pio
V: Lodovico Bianco <]'\ Rocca Martina;
Cesare Brancacci, abbate di s. Andrea,
il quale venuto dall' ebraismo al cristia-
itòsinto, lasciata l'abbadia e trasteritosi a
Venezia, miseramente tornò a giudaiz-
zare; fu precettore di Genebrardo. 1577
Domenico Grimaldi, vescovo di Cavail-
lon, di Gregorio XIII. i584 Francesca
Angoli, di Gregorio XIM. i 588 Giaco-
mo Sagrati, vescovodi Carpentras, di Si-
sto V.i5q3 Giigliemo CheisomiyVeacofO
di Vaison, di Clemente Vili. iSgS A-
chille Ginnasio, di Clemente VUl. i594
PierGirolamoLeopardi,}^vepoii\o di Re-
canali, di Clemente VMI. i5q8 Orazio
Capponi, vescovo di Carpentras, di Cle-
mente Vili, 1600 Pompeo fiocchi, ve-
scovo di Cavaillon, di Clemente Vili,
1600 N. Tuschani, di Clemente Vili.
I 602 Giovanni de 'fidlia, vescovo d'O-
range, di Clemente Vili. iGq5 Giaco-
mo Rocamatoriy abbate di s. Maria di
Canne in Italia, di Clemente Vili. 1607
Ottavio Mancini, vescovodi Cavaillon,
di Paolo \ : Baldassare Gaddi, fioren-
tino, di Paolo V. i&i ^Cosino de Bar'
di, vescovo di Carpentras, di Paolo V.
162 I Cesare Racagna, poi vescovo di
cillà di Castello e governatore di Homa,
VEN i5j;
di Gregorio XV. 1627 Antonio Bru-
uacci, vescovodi Conversano, d'Urbano
Vili, 1628 Francesco SHarez,p\'e\>o^\o
d'Avignone sua patria, di Urbano VUIt
1629 Persio Caraccio, poi vescovo di
Larino, d'Urbano Vili. i63o Giovanni
Battista Bonghi, d'Urbano Vili. 1637
Cosmo Keeremans, preposto d'Orange
e uditore del cardinal Bigbi, d' Urbano
Vili. 1644 '" nuo^o Keeremans, per di-
sposizione d'Innocenzo X, i652 Mario
Bufi, d'Innocenzo X. i656 Cesare Sal-
vano, d'Alessandro VII. i663 France-
sco de' Conti di Montemarte e di Tili-
gnano, cavaliere di Malta, d'Alessandro
VII. 1672 N. Vihod, torinese, di Cle-
mente X. Nelle Notizie di Roma, che ivi
si cominciarono a pubblicare nel 1716
si riporta la serie de' Ministri della s.
Sede apostolica nello Stato d'Avigno-
ne e Contado Venaisino, cioè per Avi-
gnone; il vice-legato, l'uditore generale,
il datario, il fiscale e procuratore genera-
le, il tesoriere della camera apostolica a
depositario generale, 1' aichivista e se-
gretario di stato. Pel contado Veiiesino ;
il rettore di Carpentras, il tesoriere del-
la camera apostolica nel contado Venai-
sino, l'avvocato generale, il tesoriere del-
la provincia. L'ultimo rettore di Car[)en-
trasso fu l'ab. Cristoforo Pieracchi, giure-
consulto, da Pio /^/dichiarato conte pa-
latino, quando l'inviò in Francia per
suo ministro plenipotenziario a Parigi,
in conseguenza dell'armistizio imposto
da Napoleone Bonaparte generalissimo
de' repubblicani francesi a' 23 giugno
1 795 al Papa in Bologna, da loro di pre-
potenza occupata, onde negoziare una
pace definitiva; ma il Pieracchi ricusò di
sottoscrivere la convenzione, per un ar-
ticolo inconciliabile colle massitne della
religione cattolica. Tutto può vedersi nel
contemporaneo Baldassai i sincero stori-
co, nella Relazione dell^ avversità e pa-
timenti del glorioso Papa Pio FI, e in
breve ne' miei due articoli indicali e ne-
gli altri rejatiJi, Pel fatale trattato delta-
i56 VEN
lo ila Napoleone Conaparle a Tolentino,
ili cui dovrò riparlare, de' 19 febbraio
I 797, da quell'anno non più nelle Notì-
zie di Roma si leggono i ministri della s.
Sede d'Avignone e del contado Venaisi-
fio, siccome ceduti per forza alla Fran-
cia. Ora conviene retrocedere, e accenna-
re la stravagante e deplorabile traslazio-
ne della papale residenza da Roma in A-
vignone, dalle celeberrime rive del Z'cve-
rt a cpjelle del Rodano, con funestissime
conseguenze per l'Italia e per la Chiesa
universale, argomento svolto in tanti ar-
ticoli, cui aggiungeiò in questo altre no-
zioni ; oltre di dovere quindi anche nar-
rate quanto mi resta a dire.
Nel memorabile Conclave di Perti-
g/<^, per gì' intrighi del famoso e scaltro
cardinale di Prato (f.), ligio all'inde-
gno, violento e prepotente Filippo IV il
/Jello re di Francia, a' 5 giugno i3o5
\\\ eletto Papa l'assente Bertrando di Gol
arcivescovo di Bordeaux, senza essere in-
signito della dignità cardinalizia; che
preso il nome di Clemente P\ in conse-
guenza delle deplorabili assunte obbliga-
zioni, chiamò in Francia i cardinali, si
fece coronare a Lione, e dichiarò di resta-
re in Francia, per compiacerne il re che
avea contribuito alla sua esaltazione, e
troppo pauroso delle turbolenze d'Italia
agitata dalle f.izioni ù& Guelfi e Ghibelli-
ni {r.),Bianc/ii e IVeri(F.),\ quali ultimi
nomi furono riprodotti da alcuna delle
moderne Sette {f^^.). Passato in Poitiers
(/'.), stabilì di fissare il suo soggiorno ad
Avignone (F-), preferendolo ad una Ilo-
ina (^.)) anco perchè in Provenza e vi-
cino e contiguo a tal città la s. Sede pos-
sedeva in sovraiìità il V^enaissino, il che
rilevai ancora nel voi. LXXVII, p. 4S>
notando i luoghi percorsi dal Papa. Pre-
feiì .Avignone per non essere soggetta al
re di Francia, ma a' conti di Provenza,
onde liberarsi dall' importune esigenze
di Filippo IV prosontuosamente incon-
tentabile, ove Bonifacio Vili avea fon-
dalo r Lnivcrsitàd'Jvi^none(r.), indi
VEN
privilegiata da Carlo II conte di Proven-
za e re di Sicilia. Per l'Epifania del iBog
Clemente V si recò in Avignone, con
tutta la Corte e Curia Romana (de'quali
vocaboli riparlai nel voi. LXIII,p. i53),
dando principio per essa e pel Venaissino
a una brillante e lunga epoca di clamorosi
avvenimenti, di splendore e d'opulenza.
Nel i3io visitò la provincia del Vene-
sino, la quale nobilitò col titolo di con-
tea, sebbene non manchino sostenitori
che già lo godesse. Certo è che fece bat-
tere il GìuWo Moneta pontifìcia d'ar^ea-
to, in cui s'intitolò: Comites Fenasini^
(critto nel giro interno, e in quello di
fuori: Agim. tibi Gra .0 ninipotens Dcu<! ,
e nel mezzo una Croce, come leggo nello
Scilla, afferma il Suarez, e rilevai nell'in-
dicalo articolo. Di più usò quel Sigillo
(F.) pontifìcio di piombo, avente intor-
no r epìgrafe : Jn Comilatu Fcnalssini.
Clemente V ripelnlanaente fece lungo
soggiorno nel contado Venaissino, fra'
<juali in Monteos o Monteux nella dio-
cesi di Vaison, presso la riva sinistra del-
l'Auzonj per sollevarsi dullecure del pon-
tificalo, massime nella stagione estiva,
ove presso la nobile fontana di Grazello,
e nel priorato omonimo dis. Maria, fab-
bricò per sua abitazione un magnifico pa-
lazzo, avendo acquistato la terra il suo
nipote Bertrando. Frequentò pure per vil-
leggiatura Malaucene nella detta diocesi,
altre volte abitala da molli giudei, cia-
scuno de'quali per la scuola pagava al
vescovo una libbra di pepe, una di gin-
genio (sic) e due di cera ogni anno. In que-
sti due luoghi, presso Cai peolras, il Papa
rese la maggior parte de'suoi oracoli, fu
consultato da tutte le parli d' Europa,
emanò molti diplomi e compose le costi-
tuzioni per lui dette Clementine. Essen-
do malconcio nella sanità, dopo il mag-
gio del I 3 I 3 colla corte e curia si portò
a Carpentras capitale del Vencsino, sti-
mando fosse più conveniente al pontifi-
cio decoro, con dimorine in una città di
cui era sovraua la s. Sede, e vi reato fi-
VE 11
no al princìpio d' aprile i3i4i secondo
il p. Fantoni. Ivi lasciò la corte e partì
per Villandraud, presso Bordeaux, onde
ristorarsi colf aria niitiva, ma f^iutito a
BocheDiaure, dijjartimenlodell'Ardeclie
nella Linguadoca, presso la destra spon-
da del Bedano, ivi mori a' 20 di (Iclto
mese. Il corpo tu portato a Carpenlras
ov' erano i cardinali. Dopo lunga sede
vacante, in Lione nel i3i6 gli successe
Giovanni AA/ydi Carliors, vescovo d'A-
vignone, ove si porlo per aver dichiarato
che ivi dovea risiedere il Papa. A quelli
che gli proponevano di prendere il seggio
vescovile di Cahors, rispose che sareb-
be rimasto semplice vescovo di Calior>;
mentre assumendo il vescovato di Kouia
sarebbe stato il vt-ro Papa. Nondimeno
e benché avea promesso di recarsi a Do-
logna, non redettuò ne|)pure dopo l'in-
trusione in Roma dell'eHìmero antipapa
^'icolò V. Pubblicò la bollaZ>«/» a nohis,
dell." gennaio I 324» •^"^^' ^on;. 1.3, par.
2,p. igo :Juiisdiclionis pars qiiacdanì,
nonnidlique reddiiiis , spcclantts ad
Ecclesia ni Avenioncn. in Caslris Fon-
tis SorgiaCj et de Interaquis ab ea sepa-
rati Bomanae Ecclcsiae, ti Comilalid
f^enaisini uniiintur. Per sua morte nel
i334 si tenne ili. "conclave in Avignone,
in cui r eroico cardinalRaimondi deCom-
minges fece la Rinunzia del ponlificalo
^^.^, offertogli coir indegna condizione
di non restituire a Roma la residenza
pontificia. Mostrò di volerlo fare l'eletto
BenedettoXII ù\ Saverdun, ma i cardi-
nali ormai quasi lutti francesi, preferen-
do al bene della Chiesa il soggiorno lo-
rograditodi Provenza, e i privali vantag-
gi grandi che ne derivavano a'connazio-
oali, per meglio stabilire la residenza d'A-
vignone, lo mossero a fabbricare il Pa-
lazzo apostolico d' Avignone (V.). Cle-
mente V avea abitato dai domenicani (co-
me può vedersi in Giovanni Mahvel,
Hislona convcntus Avenionensis , §
Praedicatorum, Avenione 1 678), e Gio-
vaoDi XXII uell'episcopio. Benedello XII
YEN i57
talvolta dimorò ntlla vicina lerra del Pon-
te di Soiga, il cui fiume bagna Avigno-
ne, luogo del Venesino. Morto nel i34'2
Benedello XII in Avignone, ivi gli suc-
cesse Clemente FIiì»Io in Bozier, il quale
a' g giugno 1 348 per 80,000 fiorini d'o-
ro coD>prò la città d' Avignone, da Gio-
vanna 1 regina di Sicilia e contessa di Pro-
venza. Imparo dal Garampi, Saggi dì
osservazioni delle antiche monete pon-
tificie,che Clemente VI il i.° novembre
1348 deputò in suo vicario o vighiero
temporale di Avignone, Ficarii Civita'
tis A vinionen. ^Gunanóo Amici; ed ag-
giunge che nel i35i esercitava quest'uf-
fìzio, con giurisdizione nella città, Ram-
baldo de Podio. Parla pure del vicario
del successore Berengario Raimondi. Il
p. Fantoni tratta del tribunale di sua
gìurisdisione civile e criminale, da cui di-
pendevano due giudici. Egli era vicario
del Papa come signore temporale della
cillà, carica ch'ebbe origine da'governa-
tori che vi deputavano i conti di Proven-
za e di Tolosa; e riporta una serie di vi-
ghieri dal i547al 1672. .Aumentò Cle-
mente VI il palazzo apostolico, e servi
poi di residenza a' pontificii vice-legali
d'Avignone e del Venesino, finché vi do-
minarono i Papi. Nel i352 in Avignone
ov' era morto Clemente VI, gli fu sur-
rogalo Innocenzo /^7diMalmonte,come
il predecessore della diocesi di Limoges.
Egli pure terminò i suoi giorni in Avi-
gnone, nel 1 362, e fu sepolto in Villanova
presso Aviguone, ove talvolta fece sog-
giorno, come r antecessore. Nel conclave
restò eletto Urbano /^di Grissac,o limo-
sino come vogliono altri, benché non fos-
se cardinale.Riguardando la dignità ponti-
ficia come esiliata al di là de'monti, men-
tre era in Avignone, ricusò dopo la coro-
nazione di comparire io cavalcala per la
città. Superale poi tulle le difficoltà, partì
dalla Provenza, ed entrò in Roma a' 16
ottobre i 367, e v'introdusse la celebra-
zione delle Cappelle pontificie (F.) nel
palazzo apostolico, e secondo il costume
j j8 yen
d'Avignone alla Cappa (f^^.) fu aggiunto
il cappuccio con foL\eve di pelli. Ma ili poi
jjer esliiiguere le guerre, ad istanza dei
taidiiiali vagheggiatori della diletta Pro-
venza, tornò in Avignone a* 24 settem-
bre 1 370, e poco dopo mori come avea-
gli predetto s. Brigida di Svezia nell'op-
|)orsi a tale risoluzione, Fer sua villeg-
giatura avea edificalo un palazzo al Pon-
te di Sorga, ove villeggiò pure il suc-
cessore. Questi fu Gregorio XI di Mai-
inont. Dichiarata la basilica Lateranense
sede principale del Sommo Pontefice e
la I /nella dignità fra tutte le chiese, con-
cepì il glorioso proponimento di por fine
ad una specie di veigognosa vedovanza
in cui languiva la Chiesa romana, pel
trasferì mento del suo capo fuori del suo
luogo proprio e naturale; il che aveano
ancora deplorato i due più grandi uo-
luitii di quel secolo, Dante (di cui è bel-
lo ricordare que' divini versi, riportati
iieir articolo Vaticano, ossia uel volume
LXXXVllI, p. 218) e Petrarca, dicen-
*lo esilio la dimora de' Papi in Avigno-
ne, come quelli che ben conobbero il
liturno del Papato in Pioma essere ne-
cessario a restaurarne l'antica maestà e
1' indipendenza, non meno che al bene
d'Italia, e colla potenza della loro pa-
iola vi si adoperarono, benché indarno.
A questo pure erausi adoperati parecchi
uouiinì santi, oltre s. Brigida, fra' quali
specialmente il reale minorità Pietrod'A-
ragona, salito in tal grido di santità, ch'e-
la universalmente chiamato l'uomo delle
rivelazioni e de' miracoli, e fu lui che
animò Urbano V a tornare ia Roma.
L' effettuazione del grande atto, in buo-
na parte si deve all' eloquenza, santità e
impareggiabile zelo ed ardore di s, Ca-
terina da Siena òt\ 3." ordine di s. Do-
menico, la cui preziosa salma ora Roma
■venera con più decoro, che celebrai nel
\ol. LXXV, p. 2 16. JVon è facile il dire
quante e quanto gravi si attraversassero
a quell' inqiresa le ditlicoltà, quando s.
Cutoriaa recatasi iaAviguoue,mosi>a dallo
YEN
spìrito di Dio, si pose all'ardua opera di
liberare il Papato da quella che gì' ita-
liani chiamarono la cattività babilonese.
L' indole dolce e irresoluta di Gregorio
XI, le lagrime de'conuazionali spaventati
di perdere gì' immensi vantaggi goduti,
le lagrime de' parenti che l'assediavano
e del vecchio genitore Guglielmo fratello
di Clemente VI (ancor vivente nou solo
avea veduto cardinali e poi Papi il fra-
tello e il figlio, ma uu altro fratello, 2
nipoti e 5 cugini cardinali), il quale giun-
se fino a gettarsi boccone sulle soglie del
palazzo papale, per attraversare il passo
ol Pontefice già mosso per uscirne; la
renitenza della maggior parte de' cardi-
nali, poiché il Sagro Collegio {f^.)poie-
vasi dire tutto francese ( precipuamente
composto di guasconi ), e de' cortigiani,
per essere agli uni e agli altri troppo ca-
re le delizie aviguonesi, e troppo prepon-
derante l'interesse e la vanità nazionale;
le caldissime pratiche d' Enrico li re di
Casliglia e di Leon, perchè la vicinanza
del Papa l' incoraggiava a combattere i
saraceni; quelle maggiori di Carlo V re
di Francia, a cui troppo era a cuore e
importava di ritenere in Avignone il Pa-
pa, per proseguire a influenzarlo e per
tutto quanto ne derivava d'onori, di po-
tenza e di ricchezze a'francesi ; le condi-
zioni turbolentissime d' Italia, tutta la-
cera da sanguinose fazioni e da ostinate]
guerre; i mali utnori di R^oma, ove peri
la titubanza di Gregorio XI a portarvisij
dopo avere i romani a lui, come pratica-
rono inutilmente co'predecessori,inviatoi
un' ambasceria con invitarlo di far rilor-i
no all'antica sede, seriamente si pensava
ad eleggere Papa il patrizio concittadi-
no Pietro Tartari (r.) abbate di Mon-
te Cassino; le agitazioni dello stato pon-
tificio, di cui molte città erano io aperta
ribellione, e da per tutto dominando ij
vicari feudatari -e altri ambiziosi signo-|
rotti, con discapito della sovranità pon-j
lificia. Oltre a lultociò 1' esempio di f\
Papi uuicaiuaile e di prefereuza frauce-l
VEW
si, e la prescrizione di 70 aoni dell' as-
senza da Roma della papale residenza ,
le incertezze dell' esilo, per la reiulegra*
zione, i linaori per l'avvenire, e mille al-
tri impedimenti che veri o immaginari
sempre si frappoogonu all'uomo in sulle
mosse di qualche grande impresa, erano
tutti gravi ostacoli più che bastevoli a
»gomentarequalunque gran cuore in ac>
cìngersi all'elTeltuazione della risoluzione,
giusta, e insieme ardila e clamorosa. Ma
non se ne sgomentò s. Caterina. Colla
sovrumana potenza della sua facondia e
della sua santità, ella mirabilmente com*
battè e vinse lutti gli ostacoli umani; e
per opera principalmente di lei, cedendo
in fine a' voti del cristianesimo. Papa
Gregorio XI a' io settembre 1376 con
] 3 cardinali, lasciato Avignone e la Fran-
cia, fece il suo Ingresso solenne in /fo-
ma (f ■), capitale e metropoli del cristia-
nesimo, colla corte e curia romana a'i 7
gennaio iS^y, dopo che i Papi eransi
Iraltcnuti in Avignone 7 1 anni, 7 mesi e
I I giorni, fermandosi ad abitare n<;l fa'
t ica no ( P' .). Gioì 2)ii) Vasai i in quei mira-
bile affresco dello sala regia di tal palazzo,
ove dipinse il trionfale ingresso di Grego-
rio XI in Roma Ira'plausiele feste del po-
polo e del clero, e vi scrisse il suo nome in
greco sulla testa del Tevere personificalo,
diede con savissimo accorgimento d'arte
alla sua connazionale egian vergine sa-
neseilpostomeritalo,rilraendoIa inmez-
to al campo in atto di precedere e gui-
dare ispirata i passi del Pontefice. Ria il
■vero siè, che l'umilissima santa, ottenuto
ch'ebbe il grande inlento, si dikguò dalla
scena ; e parlila d' Avignone Jo stesso dì
che il Papa, ma per altra via, a, entre que-
sti riceveva in Italia e in Roo la gli osse-
qui e i plausi universali, ella già si era ri-
tirala a Siena ntll' umile sua dimora;
donde nonne uscì,senon qua ndo Grego-
rio X 1 la mandò a Firenze so a ambascia-
trice per ridurre all'ubbidieiu a i fiorenti-
ni. 11 eh. barone Reunionl oss erva, Della
diplomaiia italiana dal sk oloXHIal
YEN I ^9
Xn, die i fiorentini malconlcnli de'smi-
siirati arbitrii de'legati di Gregorio XI
in Italia, che turbarono l'antica armonia
e forzarono a resistenza il comunedi Fi-
renze più guelfo di lutti, e perciò di parie
papalcjprofiltarono del malcontento del-
lo stalo pontificio, per eccitarlo a libertà,
onde tosto in tutte le cillà scoppiarono
sollevazioni. Gregorio XI ìrrilato,scomii-
nicò i fiorentini nel 1376, cacciandoli
d'Avignone e da tutti i suoi dominii, con
grave danno de' loro commerci. Gli fu-
rono spedili da Firenze oratori Donato
Baibadori e Domenico Salvestri. Ei^si e-
sposero che ì fiorentini dimostri^ronsi
sempre, s'i nella prospera che nell'avversa
fori una, figli devoli della Chiesa, e che di
tull.o il male era solo cagione il violento
procedere de'vicari papali. Ma Gregorio
XI non volle udire difese, e in pieno con-
ciiloro, alla presenza degli ambasciatori,
pronunciò l'anatema sui fiorentini nella
J'oima più rigorosa, mettendo al bando
ì loro beni, libertà e vita. Allora Donato,
ordito e focoso, gittossi ginocchioni a ca-
po scoperto dinanzi a un Crocefisso che
trovavasi nella sala, e audacemente scia-
mò: w A te, Signore GesùCristo,appello
io dall' ingiusto giudizio del tuo Vicario
in quel terribile giorno, nel quale, venen-
do tu a giudicare, non varrà appresso te
eccezione delle persone." Quindi i fioren-
tini inviarono in Avignone per loro am-
basciatrice s. Csilerina da Siena, la quale
non solo riuscì alquanto a placare Gre-
gorio XI, ma ne profittò per esortarlo a
restituire a Roma la residenza papale, «
così evitare un' imminente scisma, lodi
in Sarzana si venne ad un accordo, spe-
cialmente per l'interposizione della san-
ta. Di più osserva l'encomiato alemanno
scrittore, che dal i3o5 al 1377 da Cle-
mente V a Gregorio XI, i Papi vissero
nella Ficiicia meridionale, tranne la bre-
ve visita d' Urbano Y in Italia, onde la
loro immediata influenza nelle cose ila-
liane andò scemando, quantunque e per
aulica tradizione, e per lo slato che li
i6o VEPf
riconosceva sovrani, e per la naturale in-
clinazione dello spirito guelfo, in ogni
tempo conservassero autoritù grande,
mentre la vita politica delle molte repub-
bliche e de' principali di mano in mano
anda va cambiando spirilo e forma. A nclie
il bar. Reumont dice, che il periodo del
soggiornode'Hapi in Avignone suol chia-
marsi l'esilio babilonico della Chiesa; im-
perocché i 7 Papi che ve lo fecero era-
no francesi, siccome la maggior parte de'
cardinali (avendo nell'articolo Avigno-
ne riportato le promozioni de' cardinali,
ivi si potrà vedere quali furono i france-
si, ha'cpiali molli parenti o concittadini
de' Papi; gli altri essendo un inglese, 6
spagnuoli, I 3 ilaliani e tra essi 6 roma-
ni); lra'<|uali pochi furono gl'italiani le-
gati d'Italia. Uno di essi fu il cardinale
Annibaldo Gaetani da Ceccano, che dice
derelitto e disperalo, perchè in Roma de-
serta batteva le mani esclamando: Me-
glio sarebbe che io fossi in Avignone pic-
colo pievano, che in Roma grande pre-
lato. Sentenza che spiega perchè tanto in-
dugiasse la corte papale a tornare sulle
rive del Tevere. Ricorda il Reumont, co-
me i Papi ne'precedenti secoli XII e XII (
diuioravano spesso lungi dalle tombe de-
gli Apostoli, per l'intricate vicende di
Roma e la continua opposizione degli a-
bitanti. «E un fallo però, confermalo da
antica esperienza, che i romani, malgra-
do le loro velleità antipapali, non pote-
rono mai vivere lungamente senza i Pa-
pi. E veramente l'assenza de' medesimi
fu loro sempre dannosa ; come dimostra
la storia nelle contese cogl* imperatori
svevi, nel tempo dell'esilio d'Avignone,
nell'epoca del grande scisma, e nel regno
d Eugenio IV; per non parlare degli av-
venimenti moderni e di tre Papi che
portarono il nome di Pio ". Crede il
Reumont, che la venerazione al pontifica-
lo scemò durante il soggiorno in Fran-
cia e più al tempo del grande scisma,che
sono per ripiangere; sebbene non disco-
nosca che la potenza temporale del pou-
I
V EN
tidcato cominciò a consolidarsi al cessa-
re del medesimo. Notai in più luoghi,
che restituita la residenza pontifìcia a
Roma, quivi s' introdussero diverse co-
stumanze avignonesi, venesine e francesi,
come la forma del carattere nelle bolle
pontifìcie, al modo accennato nel voi.
LXVI, p. gS, e qualche variazione nella
Musica Sagra (f''^.). Morì Gregorio XI
nel Vaticano, e ivi V S aprile iSyS ca-
nonicamente e con piena concordia re-
stò eletto il napoletano Urbano I^I(y.),
di rigide virtù. Disgustati tosto i cardi-
nali di sue aspre riprensioni, sempre a-
gognando il ritorno in Provenza, a lui si
ribellarono e scismalicamente pretesero
deporloeleggendo a'20 settembre inFoQ-
di il cardinal Roberto de'conti di Gine-
vra (per cui ne riparlai nel voi. LXXII,
p. 63). Egli prese il nome di Clemente
VII, e portatosi in Avignone vi stabili
una cattedra di pestilenza, nella quale
succedendogli netl' antipapato Benedetto
XIII nel 1394, ambedue furono ricono-
sciuti e ubbiditi da più sovrani e prò-
vincie, inclusivamenle al Venesino calla'
Francia, perciò formandosi due Ubhi
dienze ( f''^.),i\\ Roma e di Avignone,la pri-
ma co' suoi legittimi Papi e cardinali, la
2/ co'suoi antipapi e anticardinali. Cosi
i cardinali elettori del falso Clemente
VII dierono principio al gvaade Scisma
(V.) d'occidente, il più lungo e il più
pernicioso di tutti, poiché lacerò l'unità
della Chiesa per ben 4o anni, anzi le sue
funeste reliquie si prolungarono per cir
ca altri 1 1 anni. Urbano VI chiamò in
Roma s. Caterina da Siena, per valerse
ne di consiglio e dì aiuto nella terribile
lotta eh* ebbe a sostenere nella defezione
de' cardinali francesi e per l'insorto anti-
papa Clemente VII, da lui deposti e sco
muoìcati. Ma la santa, chiamando demo
nii incarnati i cardinali ch'aveano abban-
donato Urbsmo VI, sebbene ne' 16 mesi
da lei sopravvissuti in Roma, riconciliali
colla s. Sede i fiorentini, si ailoprasse con*
Irò il turbolento scisma con tanto zelo.
VEN
che a lei si deve in parie 1' essersi l'Ila-
)ia mantenuta nelT ubbidienza romana;
non ebbe tuttavia la bramata consola-
zione di vedere spento lo scisma stesso, e
Iddio la sottrasse al desolante spettacolo
de' tanti mali e delle stragi che quello
dovea fare alla Chiesa. Matura pel cielo,
morì in Rrima a' 29 aprile i38o, aven-
do in soli 33 anni di vita consumato im-
prese meravigliose, empito il mondo col-
la fama della sua santità e de' suoi pio-
digi, e reso all'Italia, al Pontiilcato e alla
Chiesa tali servigi, riconducendo il i*a-
palo dall'esilio avignonese nella sua sede
di Roma, e restituendo in tal guisa al
Vicario di Cristo la pienezza' della sua
maestà e autonomia. Da ultimo ne cele-
brò le benemerenze la Storia di s. Ca-
terina da Siena e del Papato del suo
tempo, per Alfonso Capecelatro prete
dell'oratorio di Napoli, ivi 1 856. Opera
lodata dalla CiwVtó Cattolica, 'sev. 3.",t. 8,
p. 58q. Nel Supplemento al Giornale
ecclesiastico di Roma, del 1792, a p. 3
si legge il Discorso delle prospere e del-
l' avverse vicende della Chiesa, tratto
dall'opera del p. d. Martino Cerberi ab-
bate del monastero di s. Biagio dì Selva
Nera, ivi stampata nel 1789 e intitola-
ta : Ecclesia militans Regmini Cliristi
in terris in suisfalis repraesentala. Al
mio scopo giova riportare (|uanto lo ri-
guarda. La lunga stazione della residenza
papale presso gli stati del re di Francia,
inceppò l'esercizio della divina auloiilà
del Y icario di Cesù Cristo, e circondò i
Papi di tante e tali tentazioni, che non
sempre ebbero il coraggio di rigettare. Le
corti e le loro vedute politiche invadeva-
no l'elezione de'Pontefici Avignonesi, ne
assediavano la condotta, turbavano sem-
pre più lo stato ecclesiastico con il civi-
le: e la religione cristiana non è affare
che comporti questo genere di mescolan-
ze. Disse Genebrardo, in Chroii. lib. 4)
Ilacc Sedis Apostolicae translatio, vai-
de foedavit antiquani Ecclcsiae facieni.
Poiché oltre lauti aliti ualij andò quasi
VOI. xc.
VEN 161
in dianeulicanzaqueldivinoinviolabiledi-
ritto: saecularia saecularibus,cl regala-
ria regularihus Iribuenda. E siccome la
risoluta volontà di Gregorio XI ricon-
dusse all' antico suo posto la residenza
apostolica ; ammollita già in Avignone
la disciplina, e disgustati i voluttuosi (sic)
cardinali francesi delle ferme risoluzioni
d'Urbano VI, che voleva eflicace riforma;
si die luogo al grande scisma occidentale,
di cui più terribile non ha sofferto la Chie-
sa, né per la sua durazione, uè per le sue
conseguenze, che seco trasse. Eletti con-
temporaneamente due ed anche tre Papi,
non entrati al certo tutti nell'ovile per la
porta, e solleciti spesso delle cose loro più
che di quelle di Cristo; scandalezzarono
gravemente i popoli, edavvilirono agli oc-
chi loro l'aulica maestà della Sede Jpo-
stolica {y.). La moltitudine npn era in
grado di distinguere il legittimo succes-
sore di s. Pietro dall' illegittimo, né di
serbare la riverenza sempre dovuta al
ministero augusto nello stesso difettar
del ministro. Le differenti azioni di tutti
i contendenti al Pontificato facevano un
insieme agli occhi del popolo, e ricade-
vano a scapito della dignità della s. Sede;
benché per divina mirabilissima assisten-
za si vegga in tutti i legittimi Papi del
lungo scisma e in tanta perturbazione
delle cose, serbato così piuo l' insegna-
mento e il deposito della fede, che sul-
le decisioni di questi Papi trovano a ri-
dire meno che in tutte le altre i nemici
della cattedra deli.°Apostolo. I novatori
degli ultimi passati secoli aveauo aperta
la breccia, muovendo eretiche controver-
sie contro l'autorità del capo della Re-
ligione, e assalendo così la Chiesa nel
centro. 1 popoli dopo 1000 e più anni
di fede, sentirono disputare di ciò che
non era stato mai controverso; ed il gran-
de scisma tentò anche quelli che non so-
no popolo: si sentì tutta 1' impres>ioue
de' mali, che all' unica Chiesa di Gesù
Cristo portava la molteplicità de' capi,
che si uslioavauo a uud ceder poalo : si
1 1
i()-2 V E N
studiò a Irovare un rimedio, le idee par-
tirono quasi Datuiainieute dall'antico
rifugio de'Fadii, ia sede Apostolica, che
allora quasi non si poteva discernere, e si
rivolsero al concilio della Chiesa che po-
teva adunarsi. Ad Urbano VI in Roma
legittimamente si successero, Bonifacio
IX, Innocenzo VII, Gregorio XII. L'an-
tipapa Benedetto XIII continuando a ri-
siedere io Avignone, il quale nel i3g7
per la peste si trasferì nel palazzo del
Ponte di Sorga, facendovi altre promo-
zioni d' anticardinali, per alimentare lo
scisma di sostenitori e fortificare il pseu-
do suo partito. Restituitosi in Avignone
nel iSgS, Carlo VI re di Francia, sot-
trattosi dalla sua ubbidienza, gli fece in-
timare di rinunziare il preteso papato,
invitando i suoi antìcardinali ad abban-
donarlo. Questi con molti prelati si ritira-
rono a Villanova,ed il re spedì il mare-
sciallo Bussicardo ad occupare il Vene-
sino, e quindi Avignone, ed obbligò poi
l'antipapa nel i4oi a paitired'Aviguo-
ne, passando successivamente a dimora-
re nel Castel Renard, al Ponte di Sorga,
a Carpentras, a Salona, a Marsiglia, a
Genova, a Savona, a Monaco, a Nizza e
nuovamente a Marsiglia. Frattanto men-
tre si cercavano i modi di por fine allo
scisma, i cardinali di Gregorio XII egli
anticardinali di Benedetto XIII convoca-
rono il Sinodo (y.) di Pisa nel 1 409 ; ma
questo accrebbe piuttosto le cagioni del
nialecoU'elezione d'un 3.° Papa Alessan-
dro V. Tale concilio, l'autore sullodnto lo
chiama rtfT/ò/o,perchè né Gregorio XII,
né Benedetto XI li vi si accordarono mai,
e nel posteriore concilio di Costanza, di
cui tornai a ragionare a Svizzera, ove
fuggì e fu imprigionato Giovanni XXIII,
non si volle mai dichiarare, né ricono-
scere come ecumenico, per quanto solle-
citasse tale dichiarnzioneGiovanuiXXIU,
che nel i4 IO era succeduto ad Alessandro
V. Sembra dunque troppo poco fondala
la sentenza di que' poclii che con Nulale
Alessaudio pretendono sosteuere 1' ecu-
VEN
mcnicità del Pisano; anzi s. Antonino lo
chiama conciliabolo, e secondo lui Ales-.
Sandro V non fu legittimo. Dopo l'ele-
zione di questi, Benedetto XIII si ritirò
a Pcrpignaìio (^'.). Convocalo da Gio-
vanni XXIII il concilio di Costanza, nel
i4i4 cominciarono le sessioni, ed ivi
Dio finalmente ascoltò i gemiti di sua
Chiesa afflitta dal diuturno sci$ma,e vi po-
se termine. Gregorio XII virtuosamente
rinunziò, Giovanni XXIII venne deposto
e Benedetto XIII scomunicalo e abban-
donato da tutti. Allora seguì l'i i novem-
bre r elezione di Martino V. L'ostinalo
Benedetto XIII nel i4i5> dopo la depo-
sizione passò nel forte inespugnabile di
Paniscola(V.) in Aragona, morendo nel-
lo scisma versoli 1424= gli successe l'an-
tipapa Clemente Vili, indi obbligalo a
rinunziare nel 14^9- ^'^ negli ultimi
mesi del 14^9 avea Alessandro V spedi-
to per legalo e vicario generale della s.
Sede in Avignone e nel contado Venais-
sino il cardinal Tureyo, dando così prin-
cipio a tale pontifìcia legazione, conser-
vando il rettore temporale pel contado
Venesino; quindi meglio ia sistemò il sue
cessore Giovanni XXIII, e poi confermi
Martino V riconosciuto da tutta la cri
stianità per Pontefice. Il palazzo aposta
lieo d' Avignone fu assegnato per resi
denza de' legati, e poi lo divenne de'vi
ce-legali. Lodovico Agnello Anastasio
ntW Istoria degli Antipapi, riferisce li
fuga di Giovanni XXIII nella Svizzera
protetto da Federico duca d' Austria
per non volere rinunziare il ponlifical(
ad onta del solenne giuramento fatto; 1
che egli vedendosi stretto a una dillniti
va risoluzione, olTrì al concilio di Costa»
za nuovamente la sua cessione libera con
diverse condizioni. i.°Che l'imperatori
Sigismondo gli dasse un salvacondolto(
buona for(nn, e come e ne' termini eh
designò.2.°Che si risolvesse nel conciiit
eh' egli godrebbe d' un' intera libertà
sicurtà. 3." Clie si cessasse dalle ostilità
guerra intrapresa contro il duca d' Aul
V EN
sfrin die l'avea nintafo nella rngn.4.''Clie
<lopn la sua riniinzìn sarebite cardinal
legalo perpetuo d' Italia, e che durante
la sua vita fosise signore del Bolognese
e del coiilado d'Avignone, olire una pen-
sione annua di 3o,ooo fiorini d'oro, d'as*
segnarsi sopra le città di Firenze, di Ve-
nezia e di Genova. Ma il sinodo e l'im-
peratore, considerando tali proposizioni
nnioamente fatte per guadagnare tempo,
si presero provvedimenti più forti e con-
venienti a finirla: fu pertanto arrestato e
serrato nel castello di Friburgo, tolto l'a-
nello piscatorio, sospeso e con sentenza
deposto; sentenza cli'egli accettò e rati-
ficò,permettendochesi togliesse dalie sue
stanze la Croce pontificia. Martino V svel-
se r ultimo residuo dello scisma d' Avi-
gnone e del Venesino, con costringere
alla rinunzia il sudtietlo antipapa teatra-
le Clemente Vili, non cheisuoi anticar-
dinali. Tuttavolta Martino V dovendo
far celebrare un concilio, in continuazio-
ne di quello di Costanza, fu adunalo in
Jìnsilea nella Svizzera (F.), le cui tu-
multuose sessioni de'curinlistì e univer-
sitari, con opposizioni all'autorità papale
e opinioni radicali, dalle pubbliche uni-
versilà incitali divenute potentissime e
favorite dove più dove meno da'governi,
non sempre senza secondi fini, per lo spi-
rito di nazionalità sorto nelle chiese so-
prattuttodi Francia e dì Germania, fini-
rono con divenire conciliabolo, ribelle a
Eugenio IV, rendendo il suo pontificato
agilalissimo,ed eleggendo in antipapa Fe-
lice V di Sai'oia (f^.), il quale di poi ri-
nunziò l'antiponlificato, e riconobbe per
sommo Pontefice Nicolò V. Questo Papa
dichiarò veri cardinali i pseudo da lui
creali, e con bolla de' i o settembre 1 449
rivocò e dichiarò nulle tulle le couces-
sioni ed alienazioni fatte ne' precedenti
disastrosi tempi-, de* castelli e terre del
conladu Venaissiuo, senza il consenso del-
ia s. Sede. Quindi con lettera de'3 r ago-
sto 14^0, Nicolò V ordinò a'conti e no-
bili feudatari d' Avignoue e del Veoesi-
YEN iG3
no, che prestassero il dovuto omaggid
che ricusavano di fare al cardinal Pietro
di Foix legato per estinguere gli avanzi
dello scisma in Avignone e nel Venesi-
no. Indi nel i43i2 con bolla de' 27 lu-
glio, decretò che i baroni della contea
Venesina dovessero prestare giuramenlo
e oujaggio al solo Romano Pontefice e
alla s. Sede; e con altra de'7 agosto im-
pose la pena di scomunica a quelli che
molestassero gli avignonesi con ingiurie
e darmi. Avendo i Papi con bolle proi-
bito r alienazione d'Avignone e del Ve-
nesino, a queste appellarono gli abitanti,
quando si trattava la permuta di questi
dominii col contado dell'Aquila, per cui
Paolo II con sua bolla gli esaudì, con-
fermando quelle de' predecessori Grego-
rio XI, Nicolò V e Calisto III, da'quali
gli avignonesi e i venesini, dopo avere ri-
pelutauiente giurato fedeltà alla s. Sede,
aveano implorato e ottenuto di non es-
ser mai sottratti dall' ubbidienza edall.i
so"2'ezione della medesima. Gli eretici
DO
Calvìiiìsli Ugonotti desolando nel se-
guente secolo co'loro errori armata ma-
no la Francia, penetrarono pure in Avi-
gnone e nel Venesino; onde Pio IV pose
in buone difese questi dominii pontificii,
massime Avignone, e fece punire gli ese-
crabili eccessi da loro commessi. Si deve
a quel Papa 1' istituzione del tribunale
della Rota A' Avignone per la città e con-
tado Venesino. Anche ntniierosi eretici
l'aldcsi infestarono questi territorii. Mol-
le cure impiegò quindi s. Pio V per fre-
nar l'impelo e le crudeltà di tanti empi
eretici, non meno a tutela d' Avignone,
che nel Venesino; ed emanò la celebre
bolla Adnioaet nosj de'29 maggio 1567,
Bull. Rota. t. 4i pa*'- 2^ p. 364-' Prohi-
bilio alienandi, etinfeudandi Civitates^
et Loca S. R. •£"., ìtZ de eoriini aliena-
lionihus, et infeudationihus tractandiy
qiiovis praetextiij etiani evidentis utili-
las. Tulio ciò nou potè impedire che nel-
la contrada gli eretici vi commettessero
ogni alrocilà edesolazione.Gregorio XIV
iG4 VEN
col breve Citni sìcut, degli 8 sellernhre
i5qi, Bull. t. 5, par. i, p. 3oi : Non-
nulla slaluanlur prò eleclis- nohilibus,
et popiilarìbns cotnponcntihus terliuin
slatuni homimim Comitatits Venaissini,
ti hnronihtix, elfeiulatariìs e/formati-
tì'bus secundiun statum dicli Comilatus
super soliitione preliorum capitalium,
et aliovum oneruin. Clemente Vili col
breve Cwn soepe,<\e 28 febbraio 1 592,
£iill. cit. p. 366; Confirmatio et inno-
S'alio Uterarum Pii V et conslitutionis
Punii IF, cantra Hehraeos cìvitatis A-
venionen.^et Comitatus Fenayssiniedi-
tarimi, praesertini ne res novas pendant.
Col breve£'AvjWHZ»m///,de'3oaprilei592,
loc. cil. p. 35 1 : Declarat civitateni A-
venionen., et Comitaluni Venayssinum
comprehendi Constilutione, Pii PP. V
de Bonis Bomanae Ecclesiae nonalie-
naiidis. Col breve Officìi nostri, de' 1 5
maggio, loc. cit. p. 3^7 : Fice-Legalns
Ai'i'nionen., Rector Comitatus Venays-
sini, caeterique ofJìciales,sindacatuico-
rain Archiepiscopo Avenionen., aids-
(jue Episcopis suhjiciuntur. Inoltre Cle-
mente Vili col breve Reginiini iiniver'
salis Ecclesiae, de'24 luglio iSgS, loc.
cit. p. 458 : Confirmatio concordiae ini'
tae inler Alexandrum cardinaleni Far-
nesium, et ecclesiasticos Avenionenses,
et Comitatus Venayssini super exeni-
plione cleri a lege Spolioruni, et ratifi-
ca tio Uterarum JuliilII, et Pii V. Nel
1606 Paolo Vcol breve, Expositum no-
bif, del I. "aprile, Bull. Rem. t. 5, par. 3,
p. 196: Legato AK'enionen.fCJusque Vi-
ce-Legato conceditur facnltas con/ir-
mandi transactioneni super bullo regio
in pannis serìcis, qui in civitati Ai'enio-
jiensi conficiuntur, et per Galliae re-
gnum transuehuntur, apponendo.Di più
col breve, P"estrasingularis,òe'3 apri-
le, loc. cit: A\'enionensibus reslituitur
facultas locandi piscationem influtnine
Bhodano ad omid onere immunis. Con-
fermò tale disposizione prò Universila-
te,et hominibus Comitatus /enayssini,
VEN
PapaUrbano Vili col bveveAllas, de'24
febbraio 1624, Bull.X. 5, par. 5, pi 93.
Nel 16G2 avendo un corpo della Milizia
jìonlificia insultato l' ambasciatore di
Francia prepotente Crecqiii, l'orgoglioso
re Luigi XIV s'impadronì d'Avignone
e del contado Venesino, e dipoi a'26 lu-
glio i663 fece dicbiarare dal parlamento
di Provenza, che ambo questi dominii
erano della signoria de' conti di Proven-
za ; e siccome 1' ultimo di essi l'avea ce-
duta alla corona di Francia, a questa
spettare e non alla s. Sede. Questo ar-
bitrario procedere terminò colla pace de*
12 marzo 1664, per cui Avignone e il
Venesino fiM'ono restituiti come suoi alla
Chiesa romana, e ad Alessandro VII che
gli avea reclamati. Ma dopo pochi anni,
perle vertenze del le Franchigie, non che
per le censure d' Innocenzo XI contro
l'ambasciatore di Francia Lavardino, il
dispotico Luigi XIV li fece colla slessa
violenza nuovamente occupare nel 1688,
e soltanto li restituì nel 1690 ad Ales-
sandro Vili in seguito di accordi. Sicco-
me la legazione d'Avignone e del Vene-
sino soleva concedersi da' Papi a' propri
nipoti, abolito da Innocenzo XII il nepo-
tismo nel 1692, soppresse pure il cardina
legato d'Avignone, ed in sua vece istituì
la Congregazione Cardinalizia d' Avi
gnone(F.),de[la pure di Carpeotras.AlU
congregazione attribuì l'autorità del cai
dinal legato e le adidò il governo dell'ini
tera provincia, iodr l'unì alla Congregò
zione Cardinalizia Lauretana (F.),ùeì
le quali fu sempre prefetto il cardinali
Segretario di sialo [F.), e segretario il
prelato sottodatario, la cui serie riportai
nel voi. XXXIX, p. 249 (e la compire
coir odierno rog."^ Francesco Vici fatt«
nel 1 856); perciò r archivio della coni
gregazione d' Avignone, allorché cessi
nell'ultima occupazione della città e del
Veiiesino,riinase presso quello della Lai
retana. Clemente XI col breve Alias ei
vianavit, de'5 maggio» 7 12, Bull. Rovìi
t. 10, p. 290: Confirmatur decretuiH
VEN
Coìigregalìonìs ÀK'enìonen. de non ser-
s'anda Conslitntione Aegidiana sole-
mniiatcs in contractibus minorum prò
Slatu Ji'enion., et Comilntu Fenaisino.
Nel pontificato di Clemente XIII diver-
se corti per maneggi segreti o [)ubblici
tie' novatori, volendo distruggere l'al-
tare e il trono, procurarono la soppres-
sione Ae Gesuìli [f^ .), siccome forte osta-
colo alle loro prave mire, replica tamente
insisterono col Papa per 1' estinzione di
M benemerito istituto. A loro esempio, e
fors'anco istigato, il duca di Parma (f^.),
nel gennaio 1768 ordinò a' virtuosi re-
ligiosi di partire da'suoi slati, con deter-
uiinazioni eziandio lesive all' immunità
e disciplina ecclesiastica. Clemente XIII
dichiaiò incorsi nelle censure gli autori
di tali innovazioni, per cui il duca ricor-
se alle corti Borboniche. Luigi XV re di
Francia inviò in Avignone e nel conta-
do Venesino un corpo di truppe, con un
ministro del parlamento di Provenza, e
improvvisamente se n'impossessarono;al-
Irettanlo fece Ferdinando IV re delle due
Sicilie, con Benevento e Ponìecorvo (f'^.)t
altri dominii della s. Sede, situati dentro
e nel confine del suo regno, sebbene que-
sto fosse della medesima Chiesa romana.
Fu allora pubblicato: Recherches hislo-
rif/ues concernentx Ics droits du Pape
sur la ville, et V état d' Avignon, 1 768.
Si replicò colla : Reponse aiix Recher-
clies historiques concernents les droits
du Pape sur la ville, et l'élat d' Avi-
gnon, 1768. Queste e altre violenze non
superarono la mirabile costanza di Cle-
mente XIII, s\ nel sostenere i diritti del-
la Chiesa, e si per giustizia nel difende-
re gl'ingiustamenle perseguitati innocen-
ti gesuiti ; ed afililto dall' insistenze di
divei'si sovrani, cessò di vivere a' 3 feb-
braio 1769. Il successore Clemente XIV
trovando che Ferdinando IV proseguiva
neir occupazione di Benevento e Ponte-
corvo; e la Francia di forza riteneva A-
vignone e il Venesino, e minacciava cose
maggiori, scrisse a Luigi XV, che se:a-
V E N i^
plice amministratore e non signore del
principato temporale e de'diritti della s.
Sede, anche pe' giuramenti fatti, non po-
teva né alienare, uè cedere gli stati d'Avi-
gnone e del Venesino, come né Beneven-
to e uè Pontécorvo, poiché quanto avreb-
be egli fatto, sarebbe poi rivocato da'Pa-
pi successori, onde non poteva cedere che
alla forza, senza opporvene altra. Ciò non
pertanto, Avignone e il Venesino,non che
Benevento e Pontécorvo, non si restituiro-
no a Clemente XI V che nel 1774» <^'o^ ^o*
pò aver egli a' 2 i luglio del precedente
anno soppresso la veneranda compagnia
di Gesù con ripugnanza dell'angustiato
suo aniino,col breve Dominus ac. Redern-
p/or,pressoil BHll.Roni.conC.,[../\.,p.6ojf
mentre a p.620 si legge il breve G/vM'/.y-
simis, de' i 3 agosto, per la deputata con-
gregazione all'esecuzione del da lui decre-
tato. Tuttavia per tratto singolare della
divina provvidenza col beneplacito del-
lo stesso Clemente XIV i gesuiti sempre
sussisterono, pel dichiarato altresì nel
voi. LXXXII, p. 273. Nel ricordato
Bull, a p. 65 vi è l'allocuzione Cam ex
maximis, pronunziata dal Papa nel con-
cistoro de' 17 gennaio 1774» P^'' '^ se-
guita restituzione e ricupera d'Avignone
e contado Venaissino, di Benevento ePou-
te Corvo. Indi con breve de'22 dello stes-
so gennaio, dichiarò che il prelato vice-
legato e vicario della città d' Avignone
e contado P^enaìsino, d' allora in poi
avesse il titolo di presidente della città
d'Avignone e contado yenaisino,ev\gen'
do io perpetuo \a presidenza d'Avigno-
ne e del contado f^enaisino. Poscia con
breve de' 2 maggio 1774 dichiarò pre-
sidente mg/ Angelo M." Burini (oude
va corretta la biografia, ove lo dissi fatto
da Pio VI, bensì cardinale, e ciò per l'e-
quivoco asserto di Novaes e delle Noti-
ziedi Roma). Ma Pio /'/('/^.J,creato car-
dinale il Burini a' 20 maggio 1776,00!
breve Alias félicis, de' 3 del successivo
agosto, fi»//. Roni. cont. t.6,p.2 73: Revo-
catio uslriusque brevii Clenientis Xtf^,
i66 VE N
ntioad Praesidenliam civltatìs Ave-
nioììensis et Cornitalu Venayssino. Co-
sì i'iìttabìri la vice-legazione ed il vice-le-
gato. Indi Pio VI colla bolla Jd uni-
versi dominici, de'aollobreiyyB, Bidl.
\.(ì, p-3g: Concessiofacultaluììi ordina-
riis in ditionihus yévenionensiyCl Comi-
talli Fcuaysìno existentibus prò aug-
rncnto congruae, et slipendii parodio-
rum, et vicarióriini usane ad certam
summam cum nonnullis ordinalionilms,
eie. Rivoluzionata la Francia, comunicò
il suo spirito pernicioso ad Avignone e
al contado Venesino nel 1789. In quegli
articoli narrai, come i sedotti e i cattivi
sudditi pontifìcii di questo stato si ribel-
larono alla Sovranità de' Romani Ponte-
fici e della s. Sede (V.), che per circa 6
secoli gli aveano beneficati in tanti modi;
ciòavvennenell'aprileiyqo con orribili ec-
cessi. Ilgovernofu tragicamentecambiato
in mezzo a' massacri, che dalla torre di
Glacière ebbe funesta intitolazione. Nello
stesso 1790 si pubblicò : Diritti della s.
Sede sopra ^l'/g^/iO/ze.Riuscirono inutili
i tentativi e le provvidenze per calmare
l'insurrezione, e le proteste fatte in Avi-
gnone ed in Carpenlras dal vice-legato
mg/ Filippo Casoni di Sai'zana (che fu
l'ultimo vice-legato, indi nunzio, cardi-
nale e segretario di stato); inutili le pro-
teste e quanto fece in Carpentras il ret-
tore ab.Pieracchi egli altri ministri ponti-
fìcii; inutili le dichiarazioni e proleste de'
buoni e fedeli cittadini, sottoscritte da
più di 1 0,000, attestando e reclamando
il felice e pacifico governo papale goduto
per tanti secoli, ricusandosi d'unirsi alla
Francia. I ribelli inviaronodeputati aPa-
rigi all'assemblea nazionale, la quale seb-
bene due volte avea decretato l'inani mis-
sibilitù di queste provincia alla Francia,
tosto le rapì alla s. Sede. Imperocché i
sediziosi deputati ottennero subito a' i4
settembre il decreto col quale lo stato
d' Avignone e il Venesino furono dichia-
rali parti integranti del dominio france-
se, lasciando al vitluosoeiufeUcereLui-
V E N
gì XVI la cura d' indennizzare per tali
dominii lu corte romana. L'assemblea
non osò apertamente di privare l<i s. Se-
de di SI antica e legittima proprietà, sen-
za ordinare contemporaneamente the le
si dasse un proporzionalo com|)cnso, ed
ebbe perciò la cura di fire inserire nel
suo decreto le seguenti parole : // pote-
re esecutivo sarà pregato di fare aprire
de' negoziati con la corte di Roma per le
indennità e ì compensi che potranno es-
serle dovuti. I sovrani d'Europa ii'<jiiali
in tale occasione Pio VI avanzò i suoi
reclami, non lasciarono di uianìfestrargti
sul proposito i loro sentimenti. L'impe-
ratrice di Russia Caterina II dichiarò
espressamente: D' esser disposta a con-
tribuire tosto che fosse possibile alla re-
stituzione de'possedimenti , di cui un po-
tere illegittimo avea spogliata la Corte
di Roma. L' imperatore Leopoldo II, fa-
cendo conoscere a Pio VI le slesse dispo-
sizioni, si espresse: Che egli lo faceva per-
chi nulla eravi di piìt giusto sulla terra,
e perche era interesse di tutti i sovrani,
che un simile attentato non ricevesse al-
cuna prescrizione. Luigi XVI stesso no-
tificò al Papa: Che gli avrebbe restituita
Avignone e il Contado /"enesino appt
na lo potesse. Per silFatta strana e pri
potente usurpazione,senzaelFello fece P|j
VI le accennate e altre diverse rimostrai
ze, dopo aver anch'egli inutilmente lei
tato di richiamare all'ubbidienza gl'ii
sorti, i quali ben presto doverono de[)I(
rare la cambiata condizione. Indarno
l'ab. Gio. Sifredo Maury di Fauzeos
Vaireas e perciò venesino (creato poi cai
dinaie a' 18 giugno 1792), difese avanl
r assemblea con nobile e rubusta eie
quenza, dimostrando anche colla stori
le ragioni sovranee ìncontrovei libili del
la s. Sede, e si legge nell'opuscolo Starr
pato: Sovranità del Papa sulle città d' ^
vignane e contado Venessino, tanto i\
linea di titolo, che per ragione di posse,
so, risultante da un discorso pronuncia
to nell'assemblea nazionale dal sig. al
V EN
bnlc Maury deputalo della proi'incia
di Picnrdùi, 1791. Pio VI colla bolla
Adeo nota, fìii iZ aprile 1791, Bull.
Ixoni. con^t. q,p. if), (lirella nll'arcive-
scovo d' A virinone, eil a' vescovi di Car-
peiilias, di Cavuillon e di Valsoli, noi» che
a' capitoli, clero e popolo d' Avignone
e del contado Venaissino : Reprohalur
defectio populorum Avcnionis, et Comi-
tntiis Fenaisini a dilione ecclesiastica,
et opporlunae etniiliinlur protestaliones.
Altlxamo ancora il Chirografo della San-
tità di iV. S. Papa Pio FI che ammette
fd approva la protesta del Commissario
della Camera contro t usurpazione della
città d' Avignone e contado T'ettesino,
dichiarando nullo e cassando il decreto
de \\ setlcndtre 1790 emanato dall' as-
senihlea nazionale sidl' incorporazione
di detti stati al regno di Francia, Ro-
ma 1 69 niella stamperìa canierale.Pio VI
indirizzò questo cliirografo de' 5 novem-
bre 1791, Ancorché antichissimo, al car-
dinal Rezzonico camerlengo, e si riporta
nel cit. Bull, a p. 87. Gaetano Tannisi,
Allegazione islorico -critico diplomatico-
legale di risposta all' autore delle Ricer-
che, concernente i diritti incontrastabili
del Papa sidla città e stato d' Avigno-
ne, munita delle opportune giustificazio-
ni, ec. Roma I 792. Memorie sulla rivo-
luzione d'Avignone e del contado Venei-
sino con traduzione francese, 1793. So-
no dell'ai). Luigi Giorgi, con a fronte la
versione francese e figure. Frattanto se-
guitando la Francia a cader vittima del-
l'irreligione e delle più inaudite barbarie,
decapitati gli sventurati Luigi XVI, la
regina M.' Antonietta d' Austria ed E-
lisabeltadi Francia, proclamata la repub-
blica, democratizzati ancora Avignone e
il Venesino; quindi armale francesi in-
vasero l'Italia e Io stalo pontificio, onde
Pio vi fi costretto, per conservare una
parte de'suoi stati, di convenire al disa-
stroso trattato di Tolentino (F.)ìì' i 9 feb-
braio «797, riferito in francese e in ita-
liauo dal Bull. Roni. cont t. 10, p. 65.
YEN 167
Fragrimmensisagrifizi imposti ni Papa»
questi dovette cedere alla repubblica fran"
cese i dominii temporali di Provenza,
oltre le legazioni di Bologna, Ferrara e
Uomagna, e ciò coH'art. 6. « Il Papa ri-
nunzia puramente e semplicemente a lut-
ti i diritti, die potrebbe pretendere so-
pra le città e territorii d'Aviguone,conta-
do Venaisino e sue dipendenze, e trasfe-
risce, cede e abbandona i diritti suddetti
alla repubblica francese ".Ad onta dì tan-
to spoglio, di tante dure condizioni, noa
mancarono pretesti al direttorio di Pa-
rigi, d'occupare ne* primi del seguente
unno interamente lo stato pontificio e Ro-
ma; e proclamando la repubblica, a' 20
febbraio 1798 detronizzalo Pio VI, lo
fece condurre prigioniero in Valenza
(^.), ove gloriosamente mori con ma-
gnanima longanimità a'29 agosto 1799-
Esìstevano in Avignone due collegi pon-
tificii, uno cbiamalo di s. Nicola o de'
Savoiardi, detto comunemente il gran-
de, l'altro della Rovere. Fondatore del
primo fu il cardinal Brognier d' Annecy
nel 142.4 o nel 1426 in cui morì in A-
vignone decano del sagro collegio e ve-
scovo d' Ostia e Felletrì (F.). Ordinò
egli nel suo codicillo, che co' suoi beni
si mantenessero 24 alunni per lo studio
dell'una e l'altra legge, raccolti nella casa
che avea in Avignone. Olio di essi dovea-
no prendersi dalla diocesi di Ginevra, 8
da Arles e Vienna del Delfinato (stale
sue sedi vescovili), e 8 dalla Savoia in cui
era nato. Gli esecutori testamentari nel
mettere in opera la fondazione prescritta
nel codicillo, trovarono le rendite d'una
entità minore al bisogno per mantenere
24 alunni. Ricorsero perciò alla munifi-
cenza di Martino V, il quale incorporò
al collegio la signoria e il priorato di s.
Maria di Bolena nel contado Venesino
con tutte le sue entrale e pertinenze,rab-
bazia dell'isola Barba dell'ordine di s. Be-
nedetto, ed il monastero di Furnis in A-
vigiione per abitazione de' collegiali. Ca-
listo HI confermò le disposiziofii di Mar-
! 68 V E N
tino V, e per slflìiUe donazioni il collegio
Llivcnneponlìncio. L'altro collegio della
Rovere sotto il titolo di s. Pietro in Vin-
coli, ebbe origine nel 1476 dal cardinal
Giuliano della Rovere, perchè lo zio Si-
sto IV r.nvea creato cardinale col titolo
di s. Pietro in Vincoli, e fatto i." arcive-
scovo d'Avignone e legalo, e poscia di-
venne Giulio 11, In esso si doveano edu-
care 3o alunni. Eie vaio al pontifica lo con-
fermò la sua foodazione.e la dotò con alcu-
ni priorati e col dominio temporale di Re-
chcrenclie ferra feudale del Venesino.Di-
sciplina, amministrazione, pietà non pro-
gredirono in questi collegi, comedoveano.
Anzi ^'introdossero abusi e disordini, de'
quali mg/ Fede ri co Sforza vice-legato in-
formò Urbano Vili, il quale per apporvi
un rimedio colla bolla Injiincli nobis, de'
29 maggio 1639, Bull. Pont, de Prop.
fide, t.i,p. 96, li sottomise alla s.congre-
gazione di Propaganda fide. Dipòi Cle-
mente X! colla bolla Coelestis Palriyfa-
miiias, de'i3 luglio '709, Bull, cil., p.
i5'j,un\ i due collegi, l'allidò alla dire-
zione de' signori della missione, confer-
mandoli nella soggezione di Propagan-
da fede. Ma questa per quanto se ne oc-
cupasse per dargli le regole, e coll'invi-
gilarvi per mezzo del legato d'Avignone,
pure poco vi fiori l'ordine e la pietà. A'
suscitati mali che afflissero la Francia nel
dello fine del secolo passato, fecero eco i
narrati disordini d'Avignone colla rivo-
luzione. Fuggiti gli alunni, il rettore e
l'economo, questo collegio, dopo una vita
di 4 secoli, restò fra le rovine degli altri
pii stabilimenti ecclesiastici di Francia
del lullo estinto. In Roma gli avignone-
si ebbero chiesa e confraternita. La 1 ." da
s.Pio V incorporata nel palazzodella con-
gregazione della s. Iniquisizione, il soda-
lizio fu trasferito altrove, come dissi nel
voi. LUI, p. 83, ma non mi fu dato tro-
varne il sito, ad onta di non poche ricer-
che; laonde mi sarà lecito supporre che
si unisse ad alcuno de' diversi sodalizi
ftaHcesidi Rotaia. |1 peiuardiui che nel
VE N
I 744 pidiblicò la Dacrizìone de Rioni
di /ionia, in quello di Trevi e nella par-
rocchia de' ss. Vincenzo e Anastasio a
Trevi, registrò l'esistente vicolo degli A-
vignonesi presso piazza Barberini. 11 cav.
Rufini nel recente Dizionario delle stra-
de e vicoli di Horna, dice all'articolo ^vi-
gnonesi.» La chiesa spettante alla nazio-
ne avignonese, quivi a' tempi andati esi-
stendo die il nome alla via suddetta. Niu-
na traccia però in essa strada scorgesi del-
la sullodala chiesa, a meno che non si vo-
lesse supporla situata nel locale contrad-
distinto col n. 5, ove vedesi un piccolo ed
antico veslibulu di edificio ". Osservo,
che almeno a tempo del Bernardini non
vi esisteva veruna chiesa. Forse, com'al-
tre vie che presero il nomedall'abitarvi
de' forestieri, così potrà congetturarsi
che gli avignonesi costumassero dimora-
re nella via in discorso, ovvero vi aves-
sero un ospizio. Con questo non inten-
do alfa Ito escludere l'esistenza pure d'un
loro oratorio o piccola chiesa ; ma ripelo
l'asserto nel voi. LXXXIV, p. 237, che
la derivazione del nome probabilmente
provenga dal quartiere di soldati avi-
gnonesi ch'era nella via medesima.
Napoleone Bonaparte a' 26 dicembre
1 799 divenuto i ."console della repubbli-
ca francese, ed eletto Pio t^II (/^.) nel
marzo 1800, pel ristabilimento della re-
ligione cattolica in Francia e per una nuo-
va circoscrizione di diocesi,fu tra loro con-
cluso a' 13 luglio I Boi il Concordatofra
PioVJIc la repubblica francese {V \ In
conseguenza di tale accordo furono sop-
presse ancora le sedi vescovili di Carpen-
tras, Cavaillon e Vaison, e la sede arci-
vescovile d'Avignone che n'era la metro-
politana divenne semplicemente vesco-
vile, e sulFraganea dell'arcivescovo d'Aix,
in uno alle sedi di Oigne, Nizza e Ajaccio.
Ne'cilati ai'ticoli e oilri relativi dissi ove
se ne pubblicarono i documenti, cornea
LEGATo,parlandodelcardinalCaprara de-
putalo all'esecuzione del convenuto. Sicj
qome sulle^nlo nel 1846 fu pubblicalo
VEN
t. ri del BuUarii Romani Contìnuatìo,
così qui indicliei'ò meglio le pogine in cui
totio riportati tutti i successivi nlli. A p.
175 è il testo del Concordalo, Conven-
lio. A p.i87 il breve pontifìcio Tninmul'
(a, de'i5 agosto! 80 1, diretto agii arci ve-
scovi e vescovi di Friuicìo, sulla rassegna
de'Ioro vescovati ;ed a p. 190 la lettera
!i' o>edesimi, La Chiesa di Gesìi Cristo,
di dello giorno, esortatoria ad uniformar-
ti pel bene della pace alla nuova circoscri-
zione di diocesi, A p. 200 e ao4 la depu-
tazione del cardinal Caprara di legato a
latcre in Francia al i ,° console, colle op-
porlunefacollà, oltre la lettera credenzia-
le al niedesitiio Napoleone Bonaparle. A
p. 208 la bolla Erciesia Chris ti, de' 18
seltetiìbre 1801, di conferma del concor-
dalo e del plenipotenziario cardinale de-
stinato per l'alluazione, A p. ^^5 la bol-
la Qui Christi Domini i'ices in terra ge-
rere, de' 29 novembre 1801, sulla sop-
pressione ili tulle le chiese arcivescovili e
vescovili di Francia, e 1' erezione di 10
chiese metropolitane con 5o sedi vesco-
vili per sulFraganee, A p, 249 e 25i il
breve Quoniani, de'29 novembre 1801,
per abilitare il cardinal legato ad insti-
luire i nuovi arcivescovi e vescovi; e la con-
ferma del decretato, insieme all' elenco
pubblicato dal cardinale , delle nuove
cliiese arcivescovili e vescovili, col titolo
delle calledrali e i limili delle diocesi, i
quali per Avignone sono designali: /^w«/*
Gardij Fontis Valichisi j cioè si formò
la vasta diocesi co'diparlimenti di Gard
di Linguadoca e di Valchiusa di Proven-
za, e perciò comprese l'antiche diocesi nel
I ° di Nimes, Alais, Uzesj nel 2." di Avi-
gnone,Carpenlras, Cavaillon,Vaison,Apt
e Grange (di tutte le quali poi, tranne
Avignone eNimes, rispettivamente rista-
bilile in arcivescovato e vescovato, le al-
tre chiese restarono soppresse). A p, 32 i
è il decreto d'alcune traslazioni dì vesco-
vati, ed a p. 335 l'allocuzione Qiiam lii'
ctaosani, de'24 maggio 1802, colla qua-
le Pio VU dcuuQciò u'cardiuali la cuu-
V E N 169
venzione ed esecuzione delle cose eccle-
siastiche di Francia. Divenuto Napoleo-
ne I imperatore de'francesi, l)ramò d'es-
ser coronalo da Pio VII, il quale per con-
tentarlo si recò a Parigi nel declinar del
1 804. Durante il suo soggiorno, fra le vo-
ciferazioni causali o sparse ad arie, fuvvi
quella che disse proposto a] Papa di sta-
bilirsi in Avignone, per l'aspiro che avea
l'imperatore d'impadronirsi della super-
slite parte dello stalo pontifìcio. Certo è,
che questo presto l'efFeltuò, in seguito del-
le vicende narrate in tanti articoli; onde
invasa Roma dagl'iuiperiali francesi, indi
a'6 iugIioi8o9deposeroPioVII dal prin-
cipato temporale, e lo condussero prigione
iuFrancia.DaGre/JoZ'/e fu condotto a )^rt-
lenza nelfìnedi luglio, e tosto in Avigno-
ne, 11 cav. Artaud, illustre storico france-
se, racconta nella Storia di Pio FII.»^
impossibile di concepire come il colonnel-
lo Boisard abbia avuto l'idea di far entra-
re il Papa in questa città, ed in pieno gior-
no. Avignone aveva appartenuto alla s.
Sede; tulli sanno per quali circostanze
essa sia slata riunita alla Francia al prin-
cipio della rivoluzione, e nuiladimeno per
tutto il contado Venesino era vivo tutto-
ra un sentimento di all'ezione al Pontefice,
Si credette allora che Boisard tuttocib
ignorasse: ma mi è ciò dillìcile persino ad
immaginare;ecome mai nessun prefetto,
nessuna autorità, nessun abitante di que*
paesi non l'aveano prevenuto? Puossi di-
re che tutta intera la città, senza distinzio-
ne d'età e di sesso, s'affollasse intornoalla
carrozza delPontefice fermatasi sopra una
piazza. Questa moltitudine salutava il
Pontefice con gridi di gioia: alcuni signo»-
ri e personaggi della più distinta coudi^-
zione comperarono a prezzo d'oro la fa^
colla d'avvicinarsi alle portiere, Boisard
ordinò d' allontanare tulli quesl' impor-»
tuni; ma i soldati, in numero troppo pic-
colo, non potevano far uso delle loro aiv
mi. Il comandante avendo sapulo che la
popolazione de'dintorni accorreva per la
strada di CarpenUas, e che da tutte le vi-
jyo VEN VEN
\e del Rodano tli Linguadoca i villaggi Napoleone I nel 1812 fallo condurre Pio
precipilavnnsia torrenli verso Avignone, VII da Savona a Tontainebleau, perai)-
come se si recassero ad una crociala, co- hoccarsi con lui; nulla oUenendo , nel
itiandò clie si chiudessero le porle della 1 8 1 4 ordinò che si riporlasse a Rotaa. A.*
cillà....llcolonnelloBoisard ottenne final- ^3 gennaio parli il l'apa , passando il
inenle di rompere quella calca di genie: llodano sul ponte di barche per andare
egli teneva in mano due pistole cariche, da Beaucaire a Tarascona, facendo a ga-
ma certamente si sarebbe ben guardato ra le due città per olfrirgli i maggiori at-
dal farne uso. Comandò a' postiglioni di testali della più tenera divozionejindi re-
parlire, e il Papa usci dalla cillà tran- c.indosi ad Aix, Nizza ec. Tali erano le
quillamente. In Aix avvennero simiglian- disposizioni de' popoli del mezzodì della
ti scene: e tutta (pianta la Provenza die- Francia. Difalti il cardinal Pacca, che nel-
dei medesimi argomenti di pietà. Il Papa la 2.' deportazione fu rilegalo ad Usezo
avvicinavasi a Nizza, e si vociferava che Uzes, ivi e nel viaggio per la Linguado-
doveva esser condotto a Savona". Il Pi- ca ricevette molti e segnalali alleslati di
slole-si nella Fila dì Pio F H, dice che il ossequio. Egli racconta , che tulli i suoi
Papa neh ."agoslo fucondoltoper la stra- colleglli deportali in Linguadoca e in Pro-
da di Valenza , e non potè che per mez- venza (il cardinal Malici ebbe Alais per
z'ora fermarsi in Avignone, arrivando ad rilegazione.e il cardinal Lilla Nimes, ec),
Aix a' 4 agosto : i conduttori avendogli ebbero nel loro passaggio lo slesso rispet*
per 3 voltedomandato se voleva soggior- toso e affettuoso accoglimento. Soggiun-
iiarvi, sempre rispose-C'owjes/i^'orrà.-Da gè quindi, appena l'ii aprile Napoleone
Isizza passò a Savona (//'.), luogo di sua 1 fu costretto abdicare l'impero, e venne
rilegazione; essendosi notato r«nUisiasmo proclamato il re Luigi XVlll,già conte
de' popoli francesi al pontifìcio passaggio, di Provenza, si risvegliarono subilo negli
il governo si pose in apprensione, e per animi degli avignonesi e de' venesini la
non crearsi inciampi, spiccò l'ordine di memoria e l'amore del reggimento papa-
licondurlo \n Italia. Anche il cardinal le, che per più secoli avea reso il loro
]^acca nelle Memorie storiche, l. 3, rife- paese vero oggetto d'invidia alle circoo-
risce. Ne'primi d'agosto 1809 passando vicine provincie. Si lusingarono, che co*
Pio VII per Avignone, ricevè tante e si me nel resto della Francia gitlato tu-
clamorose dimostrazioni d'onore, d'atfel- multuariamente a terra il governo ira-
to e di divozione da tutta la popolazione, periale, senz* altro annunzio o atto era
che ne sbigottirono te stesse guardie, che rientralo negli antichi dirilti il principe
lo scortavano. » Benché fosse in figura di della famiglia di Borbone , cui apparte-
prigioniero, fu sino fuori le porte accora- neva la successione al trono, cosi per pa-
pagnato da gran folla con acclamazioni, rità di ragione, cessando il potere usurpa-
con ballimenli di mano e colle ripetute lo, dovesse restituirsi la cillà d'Avignone
grilla ; Fiva il nostro Sovrano! " Dimo- e il contado Venaissino alla s. Sede. Laon-
rando Pio VII in Savona, Napoleone I de vari avignonesi e venesini si porlaro-
gli fece offrire se gli piaceva stabilirsi in no dal cardinale in Usez, distante poche
Avignone, per ivi amministrare la Chiesa leghe d' Avignone, e tenendo per fermo
universale, sollo la condizione di promel- che si sarebbe reso quest'alto di giustizia
tere e giurare di nulla rimuovere contro al Papa Pio VII , successore de'Ioro an-
i 4 articoli dell'assemblea del 1682, ch'e- tichi sovrani , si raccomandarono a lui
gli avea dichiarati legge di stalo, cioè le per le cariche e gl'impieghi, che si sareb-
Proposizioni Gallicane (nel qual artico- beroivi conferiti. Il cardinale, ignorando
lo il n." -YA'^/inaDca d'un I), Avendo allora quali potessero essere l'iuleuzioui
V L N V E i\ 17'
ed i progetti delle poleuzc ulìcale, e ine- le avenno protestalo lo slesso Pio VI, «
more il'uii delloclie avea sentilo più voi- replicalamenle l'io Vll,au7.i avuilo an-
tedalla bocca degli emigiali francesi, che, nuilalo il medesimo governo francese con
Ceqni Còt inalpris,cstbii'ii^ar(lé:i\ctìU- solenne decreto, per polerNÌ iojpadronire
tenne nelle risposte in termini generali, e di lutti gli siali della s. Sede, come fece,
depose il pensiero di passare in A vignone oltre la detronizzazione e prigionia del Pa-
per nkolivi prudenziali , sebbene tanto pa. Perciò reclamare le 3 legazioni di lìo-
i'avea bramato per linteresse cbe desta- logna, Ferrara e Ravenna; non clie Avi-
110 le sue memorie e la storia de' Papi, gnone e il contado Venesino, usurpato al»
e neppure potè visitare Valenza a vene- las. òede da un alto rivoluzionario; uien-
rare il luogo ov' era spirato il gran Pio Ire con sorpresa e profonda afllizione il
VI. Lo trattenne da tale ambila soddi- Papa avea sapulo, come coli* ari. 3 del
stazione il riflesso, che vedendo Aviguo- trattato di Parigi de'3o maggioiS i4, le
ne un cardinale ch'era slato l'ultimo prò- potenze alleale ne aveanu assicurato il
segretario di stalo del Papa in Itoma , e possesso alla Francia , a ciò indolle da
che credevasi dover occupare la slessa molivi di convenienze e d' una più co-
carica, potevano gli abitanti, trasportati moda disposizione di terreno, chealmena
(la soverchio zelo, venire a determinazio- almeno dovrebbe far supporre qualche
ne subitanea , ed a fatti che mettessero compensol Lo slesso Uatlalo di Parigi a-
jn qualche cimento presso gli alleali e il vere riconosciuto la nullità t distruzio-
nuovo re di Francia, esso stesso, Ini e la ne del preleso di Tolentino, non allallo
s. Sede. Avendo IN'apoleone 1 scello a sua allegandolo nel conservare e nell' assicu-
dimora l'isola dell'Elba, di che riparlai rare alla Francia i possedinjenti d' Avi-
nel voi. LXXVIII, p. 3i, nel descriver- gnone e del Venesino, Sua Santità esser
la, vi approdò a'3 maggio, mentre a' 24 per questo sommamente affilila nel ve-
]-*io VII neutro trionfalmente in Iloma. dere che in questo modo si disponga d'u*
Giù avea indirizzato al re le suecongra- no de'suoi più antichi dominii, senza nep-
tulazioni , inviando a Parigi per nunzio pure una sola riserva a suo favore; onde
straordinario mg.' Della Genga, poi Leo- il carilinale in suo nome fece all'alte po-
ne Xll , e reclamando quanto era sialo lenze alleate le sue proteslee i piùforma-
tolto alias. Sede sotto il predecessore, ob- il reclami contro il suddetto art. 3 del
bligalo a consentire al trattato di Toien- trattato di Parigi. Essere il Papa stretta-
tino, che lo spogliò della sua sovranità e mente obbligalo da'doveri come ammi-
inceppò la libertà della s. vSede medesima, nislraloredel Patrimonio di s,Pielro,eda'
Inoltre Pio VII spedi al re il celebre cai- prestali giiiramenli solenni di conservar-
dinal Consalvi per ambasciatore, per re- lo, di difenderlo e di ricuperarlo; iusiem«
clamare contro lale malaugurato tratta- alla Marca d'Ancona, a Uenevenlo e Pon-
to. Il cardinale essendosi recalo in Lon- tecorvo, non meno a'diritli su Parma e
tira, a'23 gingno da quella città indiriz- Piacenza. Frattanto celebrandosi il coo-
tò a' ministri delle principali potenze di gresso di Vienna, pel compiinenlo del
Europa la nota riferita dall' Arlaud, nel trattato di Parigi , sulla sistemazione e
t. 2 , cap. 6y , che compiutamente spie- riordinamento politico d'Europa, nel
gava i reclami della s. Sede, principal- x8 i 5 furono reslituitecoo solenne decre-
inenle contro il trallatodiTulenlino, qua- lo alla s. Sede le legazioni di Dologua,
lilìcato frutto della più iniqua aggressio- Ferrara e Ravenna, le Marche, Beneven-
ne , ed estorlo e imposto da un nemico lo e Pontecorvo, Ma riconoscendo il cou-
polenlissimo al principe più debole, ({ua- gresso Avignone e il contado Venesino
si alle porle di sua capitalei coulioil qua-t far purle iuleyrale del reguo di Fraagia,
17^ VEN
il cardinnl Consalvi a'i4o'"o"*^ in Vien-
na nel palazzo della minzlatuia emise
formali proleste , anche per aldi tiirilli
(come de! leiiitoiio separato dalla lega-
zione di Ferrara, con cpie'paesi che enu-
merai nel voi. LIX, p. 206), ratifìcale
solennemente da Pio Vii in Roma, alme-
no per un equivalente compenso, come
narrai nel voi, XXIX, p. 208 e altrove.
Lo prolesta per Avignone e pel Venesino
si può leggere nel Pistoiesi, Fita di Pio
Ffl,t.^,[). i34-L'ailocuzione colle pro-
teste corrispondenti, pronunziata da Pio
\ li nel concistoro de'4 setlem bre 1 8 1 5,
in uno all' accennala ed a tutte le oltre
pr(jteste fatte dal cardinal Consalvi al
congresso di Vienna, si riportano dal n."
72 del Diario di Roma del 1 8 1 5. In so-
stanza si protestò non potersi dal Papa
aderire a (|ualunfj(ie diminuzione de'do-
minii e de' diritti imprescrittibili della s.
Svx\e, e dovere garantirli con tali atti for-
mali. Avignone essere stalo comprato a
ilenaro contante, il Venesino essere stato
acquistato a titolo oneroso. La convenzio-
ne di Tolentino , in seguilo d'un'aggres-
sione gratuita, non poter somministra-
re alla Francia titolo a ritenere le dette
Provincie in pregiudizio della Chiesa ro-
n)ana. Essere doloroso, che la sola s. Se-
de doveva osservare un trattalo forzalo,
mentre gli altri sovrani non valutarono
punto simili preponderanti convenzioni.
Il governo repubblicano fu aggressore e
violatore delle proprie slipolazioni, per-
ciò essenzialmente nullo il Iratlalo di To-
lentino. Si addussero con Grozio e Wat-
lel i principii del diritto delle geuli :
Quando il trattalo di pace ^ violalo da
lino de contraenti, l'altro e in facoltà di
dichiarare il trattalo risoluto , nullo e
invalido. Quando uno stato è distrutto
o sogi^iogato da un conquistatore, tutti i
suoi trattati periscono con la potenza
pubblica che gli avea contratti. W trat-
tato di Tolentino restò abolito per fallo
dello slesso governo francese, continuò a
limauerc tstiulo, e perciò uou potere pro-
VEN
diu-re alcun elTelto. Pio VII appen» elet-
to subilo reclamò le provincie tolte col
trattato di Tolentino, e protestò più li-
beramente di quello che avea potuto fare
il predecessore; proteste che non cessò di
rinnovare molte volte. Per tali modi , i
diritti della s. Sede su questa provincia
eziamlio rimasero sempre intatti e pre-
servati, e né la Francia né altri poter pre-
valersi d'un titolo nullo per se slesso, e
assolutamente distrutto, il trattalo di Pa-
rigi, fatto senza intervento della s. Sede,
non Ila potuto pregiudicare a'suoi dirit-
ti. La Francia non potere ritenere i due
paesi a danno dei loro sovrano legittimo,
almeno senza un indennizzo con com-
penso territoriale proporzionato al valo-
re delie Provincie lolle; compenso decre-
talo da quella medesima assemblea , che
ne spogliò la Chiesa romana. Quindi il
Papa si dedicò a riordinare gli affari del-
la Chiesa di Francia. Nel t.i^ od Bull.
Rom. coni, sono i seguenti atti. A p. 822
l'enciclica F incanì, de' 12 giugno 1817,
duella agli arci vescovi, a'vescovi, a'capi-
toli e canonici delle chiese vacanti di
Francia. A p. 363 il Concordalo tra Pio
FU e Luigi XFIII re di Francia ( F.),
degli II giugno 18 17. A p. SGg la Ijolla
Conimissa divinitus, de*27 luglio 1817,
per la nuova circoscrizione delle diocesi
di Francia. Ripristinò la chiesa d'Avi-
gnone nel grado di metropolitana, oltre
quella di Cambray; dicliiarò l'arcidioce-
si d' Avignone formarsi dell' antica sua
diocesi e di quella di Apt; assegnandole
per sulh'aganeo il vescovato ristabilito
d'Orange, formato colla sua antica dio-
cesi e con quella di Carpentras. Di piìi
fece quella protesta sui diritti sovrani del-
la s. S(n\e sul ducato d^ Avignone e sul
contado Fenesino, che riprodussi nel voi.
llljp. 274. Nel t.i5delj5«//. Ronì. cont,,
a p. 328 r allocuzione di Pio VII de' 23
agosto 18 19, Compertuin satis, sulla so-
spensione del concordalo del 181 7. A p.
260 il breve In supremo, de' 1 5 dicem-
bre 18 19, dì proioga alla giurisdizione
V EN
I de'vesnovi relalivaraenfe n iletfa conven-
zione. A p.45i il Ijieve Novain de Gal-
liartini dioecesìlms ^ de' 24 selleM>l)re
, 1821, col quale Pio VII dichiarò suIlVa-
ganee della luelropoiitana d'Avignone le
: chiese vescovili di / ii'iers, Valenza, Ni-
mes e Montpellier, e lo sono tultoia. A
p. 455 il breve JYo'ttris sub plumlio, di
dello giorno: Unio dislrictain Auraja-
censis ci Carpentoracleiisis dioecesi A-
, venpniensi in regno Galliaruin. Aggiun-
se dunque all'arcidiocesi d'Avignone, le
diocesi d'Orange e di Carpenlras, e così
reslò nuovamente soppresso il vescovato
d'Orange. Co'seguenti brevi, Noslris a-
postolicis, ed Etsi per nostras; emanati
nello stesso giorno, furono le dette ciiiese
, tolte dal jiis de'loro anteriori n)etropoli-
I tani, e soggettate a quello d' Avignone.
' Finalmente a p. Syy è la bolla Patemne
C/iaritatissollicitudOyiie'G oUohieiS'22:
Executio literariim apostolicanun a-
lias latarwn super circuniscriplìone
dioecesium in regno Galliarunt. Ter-
minai la serie degli arcivescovi d' Avi-
gnone,\n quell'articolo, con mg.'^Du Pont,
il quale preconizzato da Gregorio XVI
(a questo Papa la congregazione istitui-
ta in Avignone del Rosario vivente, che
descrissi in quell' articolo, donò la ma-
gnifìca e ricca stola papale cogli stemmi
della città, di cui parlai nel voi. LXX, p.
83; la quale stola usata nìoltissime volte
nelle solennità, dallo slesso Gregorio XVI
fu lasciata al palazzo apostolico per uso
de'successori, siccome memorabile monu-
mento), dal medesimo a'aj geimaio 1 842
fu trasferito all'arcivescovato di Dourgcs,
che saggiamente governa, e il Papa Pio
IX Io creò cardinale del titolo di s. Ma-
ria del Popolo a' 12 giugno 1847. Lo stes-
so Gregorio XVI a'22 luglio 1842 trasla-
tò da Nevers a questo arcivescovato mg."^
Paulo Naudo d'iVngles diocesi di Perpi-
guano. Il Papa regnante nel concistoro
di Gaeta dell'i 1 dicembre 1848 gli die
in successore l'aftuale arcivescovo mg."^
Giuseppe M.' Mattia Debelay, di Viviat
VEN 173
diocesi di Bellny, Iraslalo da Troyes. Ri-
ferisce il Giornale di /ìo///rt del 1 8^9 a p-
556.»» Il nostro arcivescovo e metropoli-
tano mg."^ Debelay ha, nel giorno sagro a
Maria ss. deir8 dicembre, aperto il con-
cilio provinciale intimato (in dal 3 delpre-
celiente novembre. Il desiderio di adem-
pire agli ordinamenti del s. concilio di
Trento, d'imitar gli altri illustri prelati
anche della sua nazione, nella celebra-
zione Ùg Sinodi (^.), di conservare in-
tatto il deposito della fede, e di [)romuo-
vere l'osservanza de'sagri canoni; il biso-
gno di consolidare 1' ordine sociale scos*
so dalle fondamenta, e di restituire a've-
scovi, che ne* passati secoli ebbero tanta
parte nell'incivilimeulo de'popoli, la li-
bertà di richiamarli a que'sani priucipii
che han salvato il mondo dalla barbarie;
lu necessità finalmente di dare a quella
provincia ecclesiastica le costituzioni di cìjì
era priva , attesa la novella circoscrizio-
ne fittane già da Pio Vii di sa. me., so-
no, come leggiamo nella pastorale di con-
vocazione, i principali motivi che spinse-
ro quel zelante prelato alla riunione del
sinodo ". L'8 dicembre festa dell'linina-
colala Concezione éa^W avignonesi era ri-
guardate con particolare venerazione, per
propugnare il dogma fino dal concilio del
i4T'7, onde li celebrai in quell'articolo e
ne' miei Cenni storici sulla definizione
dogmatica pronudgala nel Vaticano i^P'.)
da Pio IX nel 18Ò4, nel voi. LXXIll , p.
42, notando che v'intervenne fng."^ Debe-
lay, ed a p. 37 I, che prese parte alla coii-
sagiazione fatta dal medesimo Papa del-
la basilica di s. Paolo, poi celebrandone
il festeggiamento in Avignone. Dello sta-
to presente della città, ne darò un ulte-
riore cenno con l'ultima proposizione con-
cistoriale, colla descrizione e disegno che
\>nh[ì\\coV Album diRonin nell. 8, p. 189,
e con alcuni geografi. La ridente positu-
ra d'Avignone, l'amenità del paese che
la circonda adorno di praterie, di orli, di
piantagioni di gelso, la bellezza delle don-
ile e la vivacità degli abituuli rendono
174 V E iV
rincsla cillà (1es;nis';ima deirntfpnzinnedi
chi [)iencle a viaggiale per la Frniiciame-
lidioiiale. Ella j^iace a circa 4oo miglia
dislnnle da Parigi, verso sud-sud-est, ed
ha i caralleri d'una città setni-ilaliaiia.
Sul fianco occidentale scorre il Rodano
fuori dell'antiche sue mura; un braccio
della Sorga l'attraversa quasi per mezzo,
ed un passeggio, piantato d'olmi, circon-
da il riuìauente della città. Tali mura so»
no un monumento curioso dell'architet-
tura militare del metlio evo. Il Rodano
ad Avignone è largo, profonilo e rapido.
Lunghissimo è il ponte in legno che lo
attraversa. Nel secolo XII 1' edificazione
d' un ponte in pietra fu cominciata da
san Benezeto (assai ne parla il p. Fanlo-
ni, e lo dice deputato da Dio alla fàbbri-
ca del ponte, prodigiosamente gettando-
ci la T." pietra ; non che del suo cullo),
garzone pastore dii8 anni, ma egli mo-
ri prima che fosse recato a termine. Es-
so avea 19 archi, ed era considerato come
una meraviglia; ma nel 1699 la violenza
del fiume ne portò via la maggior parte,
lasciandone in piedi 4 archi soltanto. Al-
ia sua storica fama contribuì più di lutto
la lunga residenza de' l^ipi, per avere il
re Filippo 1 V indotto Clemente V a tra-
sportarvi il suo soggiorno, e vi restò poi
quello de'successori in una quasi cattività,
perchè soggetti alle voglie deVe francesi,
con provenirneinflniti disordini e mali al-
l'Italia, e per le funestissime conseguenze
anco alla Chiesa : infausto periodo che ter-
minò Gregorio XI. I cittadini, benché sud-
diti pontilicii, ritenevano alcuni loro di-
ritti, come nativi francesi, ad essere eletti
alle cariche civili ed ecclesiastiche del re-
gno, soggiacendo però a'tribunnli locali,
finché Avignone venne fatta capitale del
dipartimento francese di Valchiusa, Fon-
lis Fallis Clusae. Ila un tribunale dii."
istanza, altro di commercio, la direzione
delle contribuzioni e de' demani, la con-
servazione dell'ipoteche. E ben fabbrica-
ta, ma distribuita male, per alcune vie
troppo àlieUe. Il palazzo di Crìllou è di
VEN
gusto gotico: molli altri edifìzi meritano
d' essere ricordati , del pari alle belle e
numerose sue chiese. Altre volle il fra-
stuono delle campane d' Avignone era
tanto, che Rabelais ebbe a chiamarla la
yHU; sonante. Vi fu un tempo che con-
teneva 20 conventi e monasteri di uomi-
ni e id di donne, olire le collegiate : nel
l'jCìi gli ecclesiastici erano 900. La cat-
tedrale d' Avignone, sotto l'invocazione
della B. Vergine, la cui struttura parte-
cipa del medio evo, benché manchi d'u-
niformità, era altre volte magnifica. Cre-
desi che la sua porta facesse parte d* un
aulico tempio d'Ercole, Ivi sono le lom^
be de' Papi Giovanni XXII e Beuedello
XII. E' ampia e decente. Aniniarum cU'
ram minime exercetnr in memorata me-
tropolilaua , qnae proinde baptismali
fonte est clestituta. Il capitolo si compo-
ne di I 3 canonici, senza dignità e preben-
de; di diversi canonici onorari, di sacer-
doti, e i\e pueri de clioro, quibus inter~
dnni adsùpulanlar magni seminurii a~
lumnipro divino servilio. Il palazzo ar-
civescovile è conveniente e grande, non
molto distante dalla cattedrale. Qiiatnor
recensenlur paroeda baptismali fonte
preditae, sine alla Ecclesia Collegiata^
ani virorum coenohio , existunl vero do-
mns Socielalis Jesii , plura muliernni
monasteria cthospilalia, confraternita'
tes, nec non dno seminarla : mons aiitem
pietatis desidcratur. Nella cattedrale e
nell'altre chiese vi sono i sepolcri di mol-
ti cardinali, anticardinali, prelati e altri
personaggi. Nella chiesa de' francescani
stava la tomba di Laura di Sades, cele-
bre donna cantata dal Petrarca e onora-
ta d'un epitaflìo da Francesco I. In quel-
la de'celeslini vi sono o vi erano i sepolcri
di s. Benezeto,rarchiletto del vecchio pon-
te sul Rodano; e dell'antipapa Clemente
VII. L'antipapa Nicolò V fu deposto nel-
la chiesa de' minori. Un Crocefisso d'a-
vorio, scolpito con sommo amore nel se-
colo XVI, riguardato come una delle me-
raviglie della cillà, è uella chiesa della Mi-
I
VEN
sericoidia. » L' aulico pnlnzzo de' Papi,
granile edifizio gotico, ereUo sulla rocca
di Dons , è ora convellilo in una caser-
ma {!). Di esso così scrive il Giierin. - La
grandezza di questo gotico edifizio, la sua
altezza, le sue torri, la grossezza delle sue
iniua, i suoi merli, gli archi diagonali
delle sue volle , le fei itole , quell' archi-
lettura non unifornie, senza simmetria,
senza regolarità , destano stupore in chi
lo rimira. Nel maestoso suo recinto, sot-
to volte debolmente illuminale, ove tanti
principi inchinarono il loro scettro dinan-
zi al triregno; dove una potenza superio-
re piegava la volontà de'sovrani; dove i
negozi dell'Europa erano solennemente
discussi; ove si vedevano, non guari, sale
piene di stellimi, pitture falle nel rina-
scimento delle arti , iscrizioni che susci-
tavano mille memorie,ora non visi trova-
no che muraglie mezze diroccale, passag-
gi oscuri, spaziosi recinti e vasti alloggia-
menti militari". E' pure da vetlersi in A-
vignone la casa degl' invalidi , formata
dall'unione del già monastero de'celesti-
ni edel già noviziato de'gesuiti; essa è una
succursale della gran casa degl'invalidi di
Parigi, e fu deslinata a ricoverare i solda-
ti, le cui ferite abbisognano d'un'aria più
temperata della parigina, ottima essendo
quella d'Avignone. Il teatro è uno de'più
belli del regno. Inoltre Avignone possie-
de una copiosa biblioteca, collezione di
pitture, il giardino botanico, il museo di
storia naturale, d'antichità, quello delle
medaglie, vari istituti scienlifici, ed all'u-
niversità successe l'ateneo o collegio. A-
vignone conta presentemente circa32,ooo
abitanti, e ne annoverò sino a 100,000
quando era residenza de'Papi: Io splen-
doie della corte d' Avignone è celebrato
neilcstorie.L'indu>itria serica grandemen-
te vi fiorisce, e le sue (àbbriche di stolfe
di seta mpidamente prosperano.Allre fab-
briche Sono quelle d'acquaforte, di lami-
ne di rame e di latta. Ha concie, tintorie,
fdatoi , uuiiini e importanti fundcrie di
cannoni t: di carallcri da slantpa. Il suo
V E N 17-
IrafTico abbraccia pure i pingui prodoli*
territoriali di grani, legumi, vino, seta,
lana, frutta, zafferano e olio, edi lali pro-
dotti fa un gran commercio; dappoiché
questa cillà è il deposito pel basso Del-
finato, la Provenza e tutta la Lingnado-
ca. Quattro fiere Iriduane vi si tengono
nel volgere delle stagioni, nelle quali ha
luogo molta esportazione di bestiame. Ad
ogni arcivescovo, i frutti della mensa so-
no tassati in fiori«ii'55o ne' libri della ca-
mera apostolica e del sagro collegio. L'ar-
cidiocesisi estende a circa 20 leghe in Inu-
ghezza, e a i o in larghezza, e contiene [)iìi
luoghi. Si ha dal n.^i^i del Giornale di
Roma dell 853, che gli operai occiiijati
nella demolizione delle case acquistate
dalla cillà d' Avignone per slargare la
strada Geline, e per la costruzione del pa-
lazzo pubblico, scoprirono rovine di edi-
fizi romani assai ben conservale. Vi si ve-
dono carri tirali da due cavalli, cimieri,
trofei d'armi scolpili in massi di pie'ra
di gran dimensione; e si doveano intra-
prendere notàbili scavi. Avignone ebbe la
zecca pontifìcia : ne riparlai negli arlicnli
Denari e Monete. Nolo il Borgia nelle I\Te-
morie, che la moneta delle provi ncie del
Patrimonio e del Venesino, fu delta Pa-
par ina quasi Papalina, ó'wevsa però nel-
la valuta dalla provisìna o romana. Lo
Scilla, Breve notizia delle monete pon,'
tijìcie antiche e moderne, a p. i 5 descri-
ve quelle de'Papi Avignonesi, e coli' epi-
grafi: Comes J'enasini, di Clemente V,
Giovanni XXII, Clemente VI, ec. Anche
della sede vacante d'Urbano V; e degli an-
tipapi avignonesi Clemente VII e Bene-
detto XIII. A p. 876 descrive le mone-
te ballate pure in Avignone, da'cardinali
legali d'Avignone e del Venesino, cioè de*
cardinali d'Amboise, Farnese, Borbone, ,
Armngnac, Acquaviva, Borghese, Ludo-
visi, Barberini, Pamphilj, Chigi, Otlobo-
ni, benché dimoranti in Roma. Descrive
quelle fatte coniare da'vicelegati, cardinal
Conti e cardinal Filonardi , e da' prelati
Silvio Sa velli, Cosiuu de Bardi vescovo di
176 VEN
Carpenlrns, e Nicolò Conli. Scrissero di
Avignone e del contado Venaissiiio: Sle-
fauo DaUizio, Vitae. Paparum A^'cnio-
«r^.m/ojjParisiisiGgS. Principia al i 3o5
e termina ali 894; ma fu posto nell'indi-
ce de' libri proibiti. Bullariuin civilatis
y4i'eiiionensis,sn>e Bidlar'uun Ponti ficum
et Diplomata Regiiin continens liberta-
tes, immiinilates, privilegia, ctjnra ch'i'
tatis etcivium Avenionensium, LugduQi
1657. BuUarium privilegiorum Comi'
iatusf^enaisini,Carpen[ovacùa[>udC\aa-
dium Touzeli 703. Descriptio Avcnionis
et Comitatus f^enaisini, Lugduni i658.
Histoirc dc.sSouverainsPoiitifes, qui oiit
siégé dans Avigiion,k.\\^no\\ i 754- Let'
tres ìdstoriques sur le Comtat ì cnais-
sin, et sur la Seìgneurìed' Avi gnau, Am-
sterdam 1769. Orazio Malici, Relazione
dello stato d' Avignone e della contea
Penaisina. F'rancesco Noviger, Histoirc
chronologique de l'Eglise, Evesques et
A rchevesques d'Avignon,ìio A\\giìon de
l'inipriinériedeG.Bratuerau i66o.iVrtr-
ratio Plochotrophioruni in Avenionensi
iJrbe, lotoqueVenascino Conùtalu ab.
Niccolini Avenionensis pro-legali cura et
labore institutoruni auctore P. L. D. C.
iS". /.jAvenioneapud Laurenliiim Lemolt
1684. Historia chronologica rccloruni
collegiis. 3Jarliali Avenionensis, 1688.
E' in favore de'cluniacensi nella questio-
ne tra gli abbati e il vice-legato sull'e-
lezione del rettore. Dionisio Sanmarta-
ni, Provincia ecclesiastica Avenionensis
continens dioeceses Avenionenseni, Car-
penloractensem, Vasionensein et Cabel-
licensem. Extal in Gallia Christiana, t.
1. Giuseppe M/ Suarez, Descriptinncu-
la Avenionensis, et Comitatus f^enasci-
ìli, Lugdunì 1 658. Belleville, Deseription
historique du Conile Venaissìn. Ex tal
Rlém. di Trevoiix, art. i 34 in set< 1 7 1 2.
Calendrier et No lice de la ville d'Avi-
gnon, 1 76 i.EusebioDidier,Prtrtcgy/V(7He
€le s. Agricol ciloyen, cvéque, et patron
de la ville d' Avignon. Avec des notes sur
les acles el le culle de ce Saint} et sur
VEN
l' histoirc tant sacrée qiie prophanc de la
nume ville. K Avignon chez JosephSinion
Tournei 1 'j65a\ec(ig.MarqnisaldePro-
vence el des Comlals Fenaissin el d'Avi-
gnon. Nella Géntalogiehist.,Vax\<i\'j'Hj,
t. 4- kn\on\o^ìd'ie\\'\,Leltera al cardi uni
Francesco Barberini scritta da Parigi
sopra l'interruzione della storia del p.
Policarpo de la Rivière certosino , del-
l'antichità della chiesa e città d'Avigno-
ne^ e diluito il contado Fenesino e pro-
vincìe c/rc07iw'cme, 1639. Giovanni Mo-
nard de Vautres, Oralioncs tres de in-
clita civitate Avenionensi, \ven\one, l*iot
1 656. Esprit Sabatier, Le Caducéefran-
cois sur la ville d' Avignon, Conile Fc-
naisin et Principauté d' 0/'tì(/.»ge, A v ignoti
1662. Pellegrino Maseri, De Avenionis,
ac Aemiliae moribus , et Icgihus legali-
que de latere authoritate,i-'apiae i6gS.
I3oaienico Decolonia, Storia letteraria
d'Avignone. ]VIartinengo,/ytorirt di PrO'
venza descritta da Antonio Lupis,\jtV'
gamo 1 768. André, Histoirc politìque de
la Monarchie PonlificaL ou la Papau-
té à Avignon, Paris i845.
VENASCA o VENASQUE o VIN-
DAUSICA. F. Carpentrassob Venaissiit.
VENCEoVENZA, Fenda, Fincium,
Fintia, Fenliae, Fincensium C/riv. Cit-
tà vescovile di Francia, nella Provenza,
dipartimento del Varo, capoluogodi can-
tone del circondario di Grasse, da cui è
distante 3 leghe circa e altrettante da An-
libo e dal mare, e 220 da Parigi. L'an-
tica cattedrale è sotto l'invocazione della
ìi. Vergine, e de'ss. Ferano e Lamberto
(^.) vescovi e patroni della medesima, ed
ivi si venerano i loro corpi. Il capitolo si
componeva di 4 dignità, cioè il preposto,
l'arcidiacono, il precentore, il sagrista; di
5 altri canonici , e di 8 beneficiati , due
de'quali erano curati. Nella diocesi presi
so Cagna e il fiume Lupo, vi è in graf
venerazione ed è celebre la Madonnl
detta Dorata: la chiesa eretta da Carl<
Magno, desolata poi da'saraceni, verso
1007 il vescovo Durante , e i poleuli ak
VEN
gnorl Raiinbaldo con Lamberto, aiutaro-
uo Ponzio monaco di s. Eusebio d'Api
a fabbricarvi una casa religiosa, ii mo-
naco ristorò gli oratorii ivi trovati di s.
Pietro, di s. Gio. Battista edi.s. Varano;
ed il nobile monastero da Ini edificato, in
processo di tempo fu sottoposto a quello
di Lerins, avendo preso il nome di s. Ve-
rano , ricco di possessioni nella diocesi e
altrove. Il dominio temporale di quest'an-
tica e piccola città dell'Alpi Marittime, da
alcuni chiamata Fenza, era diviso fra il
vescovo e il barone dell'antica casa di Vil-
le JNeuve, in italiano Villanova, luogo vi-
cino a Vence, che possedeva la sua por-
sione cui titolo di marchesato! La dioce-
si avea 20 parrocchie; e negli ultimi lem-
pi senza alcuna abbazia, o altra casa re-
ligiosa , ed era sulFraganea del metropo-
litano d'Embrun. Clemente Vili volle u-
nirc il suo vescovato a Grasse, il re Eu-
rico IV vi acconsentì, ma gli abitanti e-
nergicamente si opposero; altreltanloav-
venne a tempo d'Innocenzo X. Attestano
la sua antichità gli scavi fatti, da'quali si
trovarono antichilà romane e dell' iscri-
rioni. Vi si tengono 4 fiere l'anno , ed è
popolosa, contundo quasi 4ooo abitanti.
Del resto è poco considerabile. Bensì gode
f<;rtile territorio,! cui principali prodotti
sono vino, frutti, olio, ec. La sede vesco-
vile fu istituita nel IV seoolo,edil i.°vesco-
voche si conoscaè s. Eusebio del 374.Ne
furono successori, s. Ivino 0 Giovinio del
410 circa, che sostenne diversi incomo-
di per gli ariani; Arcadio del 43o, enei
439 intervenne al concilio di Riez. Poco
dopo gli successe s. J 'erano di senatoria
stirpe e figlio di s. Eucherio arcivescovo
di Lione, virtuoso edotto, strenuo difen-
sore de'dirilti della Chiesa edivolissimo
della s. Sede. Da Papa s. Ilaro fu adope-
rato ili diversi aflari, fra'quali di recarsi
da s. Mamerfo di Vienna per interdirgli
le ordinazioni; poiché contro le ragioni
della chiesa d'Arles, avea ordinato il ve-
scovo di s. Diez , e perciò si contentasse
di rivocare l'operalo. S. Verauo iuler-
voi, xc.
VEN 177
\enne al 4' concilio d'Arie^. Riposò nel
Signore verso la metà del V secolo, cele
bre per miracoli, e la- sua festa si celebra
a'c) settembre secondo il Buller, o a' 1 o al
dire (Iella G allìachri.' liana, i.^,p.i ì/\'i:
ì'encienses Episcopij e de' Monumenta
historiae Patriae, l. 4, nel quale si rife-
riscono molte notizie del vescovato e ile'
vescovi di Fenza, come io esji sono chia-
mali, per contenere anche la Storia del-
l'Alpi Marittime di Pietro Giolfredo. Il
suo corpo fu sepolto nella cattedrale in
marmoreo sarcofago, ed il capo fu rac-
chiuso in una teca o busto d'argento. Nou
si deve confondere con s. Vera no di Lio-
ne , né con s. Verano di Chalons o me^
glio Cavailion. 11 vescovo Eucherio in-
tervenne nel 024 3' ^-° concilio d'Arles.
I lidi furono vescovi Pasquale,Firraino del
527, Deuterio, che intervenne a'concilii
d'Orleans del 54 1 e del 54g; nel sinodo
d'Arles del 554 mandò Ciminiano, ed a
quello di Macon del 585 inviò un altro
deputato , e morì verso il 590. Gli fu
surrogato in morte Fronimio di Bour-
ges, già vescovo d'Agde, perseguitato dii
Lewieldo re ariano, ma accarezzato dal
re Childeberto 11. Aureliano fu al conci-
lio di Cavailion o meglio di Chalons del
65o. Non si conoscono altri sino a Liu-
tadó dell'835. Neil' 877 il clero e il po-
polo elessero Valdeno diacono, ricusan-
dosi il metropolitano d'ordinarlo; di che
si lagnò Papa Giovanni Vili con Ariber-
lo arcivescovo d'Embrun, e per avere
ordinalo un altro contro il prescritto de'
s. canoni ; per cui gli comandò con questo
e con Valdeno di recarsi a Roma. Vifre-
dodeir87g fu scomunicalo da dello Pa-
pa e privalo di celebrare la messa, per
aver comunicalo cogl'interdelti: forse fu
l'ordinato da Ariberto. S'ignorano gli al-
tri sino ad Arnolfo, ed a Durando o Du-
rante abbate di s. Eusebio d'Api eletto
Delioo5. Cede il suo jus sulla chiesa di
s. Maria Dorata al suddetto monastero
di s. Verano di Cagna nella diocesi , ii
quale dal muuaslero di Lerins soUralto,
12
178 YEN
fu unito ni cnpìlolo nei i2uo. Diiianle
inlei'veniie allo coiisaginzìuiie dell'abba-
zia ili &. Villore di IVlaisiglia, ed al con-
cilio nazionale d'Avignone, e perciò an-
cora viveva nel I 060. Nel 1094 Pietro l
jnonaco di Lerins, de'conti d'Antibo, con-
ierujo a Leiins il monastero di s. Vera-
110. iS'el I I i4 s. Lamberto, de' conti Pe-
loguinijla cui nascita in Leaudun coslòlu
vita a sua madre, poiché fu estratto dal
suo ventre appena morta, non polendo-
lo partorire. Governò con somma pru-
denza e santità, morendo a* 26 maggio
I i54,e fu sepolto nella cattedrale in a-
\ello di marmo con cenotado in lettere
gotiche riferito da'Sanmartani. Però la
sua festa si celebra a' 26 giugno; chiaro
per miracoli in vita e dopo il suo decesso,
perciò in gran venerazione ne'popoli con-
■vicini, che l'invocano ne'bisogni. La sola
sua umiltà era sufllciente per distinguer-
lo da quelli che componevano il suo cle-
ro. La magrezza del di lui bel volto an-
Dunziava i continui suoi digiuni. Il suo a-
more all'orazione fu sì grande, che recitò
ciascun giorno in piedi, negli iiltioii 3o
annidi sua vita, tutl'interu il salterio, in-
nanzi di pi ender cibo. Degnamente gli suc-
cesse nel I 1 55 Rinaldo o meglio Piaimou-
doornalodigran santità. GuglieluioI Gì-
rnldi intervenne al concilio diLaterano Ili
neh lyg. Pietro II nel 1 198 approvò il
lestameuto di Romeo di Ville IN'euve ba-
rone di Vence e contestabile della pro-
vincia; ed essendo stalo da'religiosi ab-
bandonato il monastero di s. Verano, unì
l'entrale al capitolo. Guglielmo 11 Ribot-
ti, a cui Raimondo Berengario IV conte
e marchese di Provenza nel 1229 donò i
suoi diritti sul castello di Geaudun, a con-
dizione cheogni vescovo e sacerdote che si
I ecassero al sinodo di Vence, dovessero
celebrare l'ultima messa per la remissio-
ne de'di lui peccati e di quelli de'suoi pa-
renti. Pietro III nel 1232 ne ricevette la
conferma da Carlo I d' Angiò conte di
Provenza, di cui era consigliere e limosi-
uierc; fece udì 263 uuu Iruu^uziotie sul-
VEN
la giurisdizione di Corsegolis col barone
di Ville Neuve. Guglielmo Ili di Si»te-
ron nel 1270 ricevè eguale conferma da
Carlo I d'Angiò nel 1270, accrebbe l'en-
trale di sua mensa, e rinunziò la sede nel
I 281 per ritirarsi in s. Vittore di Marsi-
glia a menar vita religiosa. Nel 1290 fr.
Pietro IV domenicano. Folco I deli3oB
acquistò niolti beni per la sua chiesa. Pie-
tro V eletto nel 1 3 1 2 , cede nel 1 3 1 5 a'
canonici e capitolo il suo dominio e giu-
risdizione su Vence e suo territorio, e so-
pra i castelli diTurrelo, Malvani e Ba-
stida, colla condizione di non alienarti: il
che però poi fece neh 572 il vescovo Lo-
dovico Grimaldi de Boleo in grazia di
Claudio di Ville Neuve consignore di Ven-
ce; ma reclamando gli abitanti di Ven-
ce, i loro successori sciolsero il contral-
to, e la mensa vescovile l'icuperò la si-
gnoria. Raimondo I morì nel 1319. Pie-
tro VI Malirali, di santa vita, fondò la
cappella di s. Croce nel territorio di No-
vi,interveime al concilio d'Avignone, e fu
consigliere del conte di Provenza R.oher»
to. Morto nel 1 326, in questo gli succes-
se Fulcone o Folco II religioso domeni-
cano, intervenne al concilio d'Avignone,
e Dell'esser traslato alla sede di Tolone,
prima donò al capitolo la sua mitra pre-
ziosa. Neh 320 vi fu trasferito da Venti-
miglia fr. Raimondo 11 de'minori, peni-
leuziere apostolico, caro aGiovanniXXI I,
poi vescovo di Nizza. Neh 335 fr. Arnal-
dode AnlisicooBarcillon spagnuolo,del-
l'ordine de'minori e penitenziere ponti-
fìcio, intervenne al concilio d'Avignone
j)eh337, e fece lodevoli statuti. Neh 347
Guglielmo IV Digna, peri 200 fiorinid'o-
ro acquistò la giurisdizione de' conti di
Provenza su Vence; benché il siniscalco
di Provenza fece poi eguale vendita per
2000 fiorini d'oro ad Arnaldo de Vdle
Neuve. Gli successe il fratello Stefano, che
neh 365 intervenne al concilio provincia
led'Apt. Nel r388 fr. Giovanni I Abra
bardi domenicano, perciò dello il vesce
vo Bianco, propugnatole delle lagioiii
VEN
sua chiesa, intervenne airadiinanza degli
stati di Provenza, e fece doni ai capito*
lo: dal comune di IN'izza ricuperò caslel
Galherio oGallieres, Nel iSgG Bonifa-
cio de Puleo o del Pozzo nizzardo , in-
truso dall'antipapa Benedetto XIII, indi
riconosciuto dopo 3 anni dal Papa Boni-
facio IX, fu poi scomunicato da Gregorio
XI i con)e scismatico. I suoi concittadini
si ripresero il detto castello , per averlo
loro impegnalo. Baduele I vivea nel i4o4'
Paolo de Cario o Caire nel 1 4 1 5 ottenne
da Lodovico 11 d'Angiò conte di Proven-
za, la conferma della giurisdizione acqui-
stata su Vence da Gnglielmo.lV,ed ebbe
varie controversie col dinasta di Ville
Keuve: fu traslalo a Glandeve nel 14*20.
Da tal sede passò in questa Lodovico di
Glandeve de'signori di Faucon, e fondò in
Vence nel 1428 l'arcidiaconato. Per le
tenui rendite della mensa, ottenne a' 16
luglio 1432 da Eugenio IV la bolla d'u-
iiione a queilo vescovato, di quello di Se-
nez (nel quale articolo, volendo ciò indi-
care , a tempo del vescovo Giovanni di
Scilbons o meglio Scillons, dopo la paro-
la indi, mancando quelle: dovea la sede
unirsi al, sembra ch'egli fosse poi vescovo
di Venza o Vence, il che non esiste. Im-
perocché si legge nella Gallia Christia-
na : Scdit circa i43o, eodeni Praeside
obtenta est bulla unionis sub Eugenio
IV 1432 Episccpatuuvi Senecensis et
Venciensis; quae tavien unìo nunquani
hahuil e/fccluni. Non debbo però tacere,
che siccome per l'unione a vea supplicato
il Papa anco Giovanni, fu decretato che
fosse vescovo di tali chiese chi di loro fos-
se sopravvissuto),atlesa anche la vicinan-
za delle due diocesi, ma non ebbe effet-
to. Lodovico nel 1434 fu traslalo a Mar-
siglia, e recatosi al concilio di Basilea, di-
venuto questo conciliabolo, fu uno degli
elettori dell'antipapa Felice V di Savoia.
Sebbene per detto trasferimento la sede
di Vence restò vacanle, ed il rapitolo no-
minò Giovanni Scillons vescovo di Scnez
a prendere il goveruu auche di loto chie-
VEN 179
sa, pure la cosa restò imperfetta, sussisten •
do separati ambedue i vescovati. A (|ue-
sto di Vence lo slesso Papa elesse Anto-
nio Sai vani , canonico di Vence e priore
di LerinSjCoU'annuenza dell'abbate di tal
monastero; e pel bisogno del capitolo e del
vescovo , questi nel i4^7 ottennero dal
cardinal Gelivo legalo in Francia la sop-
pressione dell'arcidiaconato, e l' incorpo-
razione alle loro mense di sue rendite.
Nel 1 463 fr. Raffaele II Monso di Barcel-
lona agostiniano, confessore di Renaio di
Angiò conte di Provenza: beneficò la sua
chiesa con ornamenti e coli' organo, e il
capitolo coll'ampliare uno clericato,e con
unirgli il priorato de'ss. Pietro e Giovan-
ni de Gandà e de Pugetono, onde per gra-
titudine gli celebrò poi un anniversario di
suliragio. Nel 1 468 fece aprire la tomba
di s. Lamberto, ed estrattone il capo , lo
fece includere in una teca d'argento. A
mezzo d'un delegato nel 1487 intervenne
ai comizi d'Aix. Neli49« era vescovoGio-
vanni li de Vesc, a cui successe nei i497
il fratello Aimaro. Morto nel i5o7, Giu-
lio Il nominò vescovo amministratore o
commendatario di Vence il cardinal A-
lessandro Farnese diacono di s. Eustachio,
il quale recatosi a prenderne possesso iu
Vence, a' 1 2 settembre 1 5o8 fece adunare
il capitolo pel governo del suo vescovato,
a motivo della propria assenza, per dove-
re tornare inRoma. Ne fu benemerito,per-
chè dipoi al capitolo inviò ss. Reliquie,
tratte dalle principali basiliche di Roma,
a' 10 maggio 1509. Neli5i i rassegnò la
sua chiesa,e dipoi divenne Papa PaoloIII
celebralissimo. La rassegna fu a favore di
Gio. Battista I Buongiovanni romano, il
quale nel i5i3 intervenne al concilio di
Laterano V; indi ebbe lite col capitolo,
terminata nel ì5i'j con transazione: in
questa fu dichiarato, spettare al vescovo
la collazione di tutti i benefizi della dioce-
si; al capitolo appartenere l'elezione, no-
mina e presentazione delle dignità cano-
nicali, delle prebende, de'beneficialiedel
vicario. Mori nel 1 523 e fu sepolto in Ca-
i8o V E N
gna. Gli successe RoberloCenaliso Cenale
teologo di Parigi, ciie celebrò nel 1 5^7 il
capitologenerale nella cattedi'ale,ti'aslato
a Rieti nel 1 53o. Nel seguente Baldassare
Jarenle 0 Jarento de' baroni di Montclar,
che fece transazione col barone di Vence
sulla giurisdizione, poi vescovodis. Flour
e arcivescovo d'Embrun. Neli54i rasse-
gnò Vence al fratello Nicola, suo coadiu-
tore e vicario generale, acerrimo difenso-
re delle ragioni di sua chiesa, per cui con-
eliise accordo col barone Antonio di Vd-
leNeuve e gli uomini della città.Neli 555
Gio. Battista 11 de Sitniaue de'signori di
Gordes, indi trasferito ad Api. Lodovico
Grimaldi de'baroni de Bueil oBoleoo Do-
glio, grande elemosiniere del duca di Sa-
voia e suo oratore ad Enrico 111 , inter-
venne al colJoc|uio di Poissy nel 1 56 1, ed
al concilio di Trento: per vecchiezza si di-
mise dal vescovato. Per sua rassegna nel
1576 Andino Garidelti canonico della
cattedrale e vicario generale , morto nel
1 588. Guglielmo IV le Blanc d'Alby,poe-
ta esimio, a cui favore a' 1 2 febbraio i Scfi
da Clemente Vili furono uniti i vescovati
di Vence e di Grasse (f-), consagrato
ili Nizza a' 3 I maggio da quel vescovo
Lodovico Pallavicino, dal cessionario ve-
scovo Boglio e da Luca Fieschi vescovo
d'Albenga; ma tali sedi vescovili furono
indi separate nuovamente nel 1601, anno
di sua morte, avvenuta a'ig novembre in
AiXjOve fu sepolto nella metropolitana. Pei"
la sua morte duntpie segui la disgiunzio-
ne delle due diocesi di Grasse e Vence, per
sentenza del parlamento d'Aix. Succe-
dendo perciò nella sede di Grasse Stefa-
no II , e in quella di Vence Pietro VII
de Vair parigino, benefico pastore. Pie-
staurò r episcopio rovinato dalle guerre,
ricuperò le alienale giurisdizioni di Vea-
za, di Broco e di Beaudun, dagli anteces-
sori alienate, vii tuosamente ricusando il
vescovato di Marsiglia e altre cattedre più
pingui, con dire: Sibi siifficere primain
iixoreiii quains'is panperem nec ad se-
citndas miptias (juocunique praclcxtu
VEN
calcolare velie. Riformò le costituzioni
sinodali nel i6o3. Pieno di meriti morì
nel 1 638 e fu sepolto nella cattedrale. An-
tonio Godeau, già vescovo di Grasse, gli
successe, celebrò il sinodo e lo pubblicò
colle sue opere; lodato pastore , ottenne
da Innucenzo X nel i644 l'unione del
vescovato di Grasse a questo di Vence,
per la scarsezza della mensa, vicinanza
delle due città e angustia delle diocesi,
però con ripugnanza degli ecclesiastici e
secolari di Vence. Siccome T unione de*
due vescovati era slata fatta sull'asserzio-
ne, che quella di Clemente Vili fosse per-
pelua^ e ciò non itussistendo , dovette la-
sciare Grasse^ di nuovo separata da Ven-
ce, e tenne soltanto questa, nella quale mo-
rì nel i653. I successori sono riportati
dalla nuova edizione della Gallict chri-
sti.ina. Le Notizie di Roma registrano i
seguenti. I 755 Giacomo de Grasse della
diocesi di Beauvais. 1 75g Gabriele Fran-
cesco Moreau di Parigi. 1764 Michele
Francesco Corel du Vivier de Lorry di
Metz. 1770 Giovanni de Cairoli della dio-
cesi di Narbona,già vescovo di Sarepta
inpartibiis.\ 'j'j'ì Antonio B.enato de Bar-
donanche della diocesi di Grenoble. A*i5
dicembrei783 Carlo Francesco de Piza-
ny dela Gaude, dell'arcidiocesi d'Aix. Di
lui abbiamo: Istruzione morale e pole-
mica sul giuramento de'cittadiiii, Roma
I 794. Pel concordalo tra Pio Vile la re-
pubblica francese, nel 1801 soppresso il
vescovato di Vence, il dello vescovo si d|
mise e perciò fu l'ultimo.
VENDA o VENDEN o WENDEr
Vinden. Città vescovile di Russia in Ei
ropa, governo di Livonia, capoluogo
distretto, presso la sponda sinistra dell'Ai
a 27 leghe da Biga. E' stata edificala n(
i2o5, ed era una volta luogo consideri
bile e residenza dell' ol"dine de' cavalieri
Porta Spade (^•); nia dopo 1' ìncendi(
che consumolla interamente nel 1 748 n(
è più che un piccolo sito assai insignii
caule di circa 1000 abitanti. Il redi Pc
luuia Sigismondo li Augu^to^ le coufe
VEN
niò i ilirllli di cillà neli.'JGi; privilegio
che le fu assicuralo nel i 58a dal re Ste-
fano Datori, e nel i6iG «lai re Sigismou-
do III. Il vescovo ili Livonia e l'arcive-
scovo ili R'gn ( /^.) essendosi falli proie-
ttanti, pe' cattolici di Livonia il dello re
Stefano ottenne da Papa Giegorio XIII,
e subilo relfelluò Sisto V, che in Venda
vi erigesse un ve.ocovato , e fu esaudito
colla bolla Equiim clrationi congruiini
repulanins , del i.° maggio i585, Bull.
Roin. t. 4i pa«'' 4> P- ' 27= Erectio Eccle-
siae Calhedralis Vitulcnsis in Livonia,
cioè la chiesa di s. Gìo. Battista. Com-
pose il capitolo dellat.' diguilù del pre-
posto, delle dignità del decano, dell'arci-
diacono, del cantore , dello scolastico , e
del custode dignità inferiore, oltre 6 ca-
nonici. Stabili le mense del vescovo e del
capitolo, con corri<ipundenti dotazioni;
provvide al modo di nominare i benefizi
ecclesi •»tici, e dichiarò il vescovato pa-
dronato ilei re di Polonia. Il p. Mirco di-
ce che il vescovo avea luogo nelle diete
di Polonia, fra'senatori del regno, e che
erasudraganeodel metropolitano di Gne-
sna; altreltanto alfernia io Sladel , Geo-
graphiae ecclesiaslicae universalis. Ma
la serie de' vescovi ces»ò col 2.° a motivo
delle guerre; gli svedesi essendosi impa-
droniti della Livonia neii6iy,cessò il ve-
scovato di Venda o Venden, ed il re Gu-
stavo II Adolfo ne fece un presente al
cancelliere Oxenstiern proleslante^in uno
alla città e al castello di Venden. Pietro
I imperatore ò\Russia{f'.) conquistò sui
svedesi la Livonia, il cui possesso gli fu
confermato nel 172 i .Quindi l'imperatri-
ce Elisabetta nel 1744 fece dono al gran
cancelliere conte di Besluger-Rumìn del
castello e della città di Venden, con pa-
recchie dipendenze nelle vicinanze; in se-
guitoli detto conte vendette la città e il ca-
stello al barone di Volf. Nel 1758 essen-
dosi la città rivolta al senato dirigente di
Pietroburgo, domandò che i beni di cam-
pagna che n'erano stati alienali le fossero
restituiti, e le si permettesse di riprende-
YEN 181
re l'antico suo titolo di cillà imperiale; il
che le fu concesso nel i 760. Questa città
pare lo stesso che Portov, di cui parlano
antiche cronache, e che fu assediala ina-
ili mente nel 1219 da que'di Novgorod.
Quanto al vescovato istituito pe'cattolici
di Livonia, avendo perduto la residenza,
il v(;scovo s'intitolò con tal nome, ed in
quell'articolo riportai quando si formò il
vescovato, e la serie de'vescovi di Livonia
del secolo passato, finché la Russia net
1793 pel 2.° spartiraento della Polonia
acfpiistòpure il vescovato di Livonia. Fi-
nalmente nel 1 798 coH'islituzione dell'ar-
civescovato di Mohilow [f^.) , anche il
vescovato di Livonia fu compreso nella
sua giurisdizione, e così restò estinto. Di
Mohilow riparlai negli articoli relativi,
ed ora n'è arcivescovo mg/ Wenceslao
Zylinski di Merecz diocesi di Wilna, tra-
slato nel concistoro de' 18 settembre 1 856
dal vescovato di Wilna. Ha 3 sulìraga-
nei, che al presente vacano, cioè di Mo-
hilow, di Polok e di Livonia.
VENDRAMINI Fraxcesco, Cardi-
nale. Patrizio veneto, che dopo a vere so-
stenute gloriosamente splendide amba-
scerie per la sua repubblica nella cor-
te del duca di Savoia, e in quelle di Fran-
cia, Spagna, Vienna e R.oma, chiamato
quasi prodigiosamente dal Signore alla
vita ecclesiastica, venne assunto da Paolo
V neIi6o5 al patriarcato di Venezia sua
patria, di cui però attese le gravissime
controversie insorte tra quel Papa e il se-
nato veneto, non ne ottenne il possesso che
sul principio del 16 19, come rileva Qiiiri-
ni nella Porpora e Tiara f^cneta,p. 407.
Intanto Paolo V a* 2 dicembre 16 15 lo
creò cardinale pretedi s. Gio. a Porta La-
tina. La sua religione verso Dio, la divo-
zione alla B. Vergine, la liberalità co'po-
veri, la sua modestia, benignità, e il di-
spregio del fasto mondano, meritavano
a questo cardinale pel bene della Chiesa
più lunga vita, che gli fu tolta in età an-
cor vigorosa da importuna morte in Ve-
uciia nel 161 9, poco dopo il suoingrw-
i82 YEN
so nella palrlarcale, ove trovò perpetuo
riposo. Si ha da Giampaolo Savi, ['Ora-
ti'o infunerc Francisci Cardinalis Fen-
drainini, Veneliis i6ig.
VENECOMPONENSIS ECCLESIA.
Chiesa d'Armenia, con vescovo suffraga -
lieo di Sergiopoli. Si crede la medesima
tlje Fcncoporiensis o Fenelopolilana.
Con diversi titoli si conoscono i seguenti
vescovi. Artico Bandachìnu domenicano,
vescovo venetopolilano, morto nel 1 326.
Bonifazio cara)eIitano, vescovo venecom-
poueose, morto nel 1374. Corrado d'Arn-
hherg, del medesitno ordine, vescovo nel
1 397 e morto nel 1 433. Giovanni Slelher
francescano, vescovo neh 434- Eurico di
Hubenach domenicano, coadiutore di Ro-
berto di Baviera arcivescovo di Colonia,
col titolo di vescovo venecompoiieiise nel
1458: avendo Roberto rinunziato, Enri-
co fece il simile del suo vescovato, e in-
seguo poi teologia a Colonia , morendo
neh 464- Orìens chr. l. 3, p. i ig5.
VENERABILE, Fenerabilis, Augii-
slus, Venerandus. Da esser venerato, de-
gno di venerazione. Venerato , venera-
tus, adoraiusyda \enevave,colendus, ho-
noraridus, recolendusy fare onore, rive-
rire,onorare con riverente osservanza. Ve-
uerazione, veneratìo,cultus, hoiior, veli-
gio, il venerare. Si dice Generabile, per
antonomasia ed eccellenza il Santissimo
{P'.) Sagranienlo [V.) dell' Altare, cioè
il Corpo di Gesìi Cristo (/^.), ossia V Eu-
caristia [V.). Il p. Menochio , Sluore,
cent, g, cap. 72 , ragionando de' l^ìLoli
d' onore {^.) dati ad alcune dignità ec-
clesiastiche, avverte con Guido Fanciro-
li, Thcsaurivariarwn lectionuin,\\h. i,
che tanto è dire Santo oSantissinio,([Ui\Q-
lo Generabile e Generabilissimo. Che il
titolo di venerabile si die a' Sacerdoti vi-
venti, lo riferisce il can. Nardi, De'Par-
roclii. Sì die pure ne' bassi tempi a' mo-
naci che si rendevano illustri per la loro
pietà e dottrina, come rilevasi da tanti
monumeuti e dalla storia. Inoltre il tito-
lo di venerabile è proprio dc'Sanli, de'
V E N
Beali, de' Servi di Dio [G.) d' ambo ì
sessi, ed eziandio delle loro Reliquie [G.).
Dice il Vettori, Fiorino d'oro illustralo:
La Chiesa cattolica costuma dare il tito-
lo di venerabile a' defunti, allorché esa-
minata la loro vita, giudica que'tali non
iiidigere suffragiis. Finché non è in-
trodotta la causa della Beatificazione e
Canonizzazione {G.) in faccia alla Chie-
sa, rappresentala dalla santa Sede, d' uà
qualche Servo di Dio[F.), morto in buon
odore di santità, non è lecito di dargli il
titolo di Generabile , cioè pel riferito e
indicato in tale aiticulo, ossia dopo che
la s. Sede ha riconosciuto l'eccellenti vir-
tù esercitate da'servi e dalle serve di Dio,
ed il Papa ha accordato la detta intro-
iluzione di loro causa. Quindi provatoli
loro esercizio delle virtù in grado eroico,
ed i i1i//«c"o/t operati per virtù divina, il
Papa decreta ad essi il pubblico Culto ec-
clesiastico,e loro attribuisce il noma di Bea^
ti; quando egli poi trova meritare l'au-
mento di venerazione e culto più solen-
ne, li dichiara kfort^i colla Canonizzazio-
ne. Oltre i ricordati articoli, si ponno ve-
dere; Carlo Felice de Malta, De Cano-
nizalione Sanctoruni, Pv.omaei678. Ar-
turo Dumonslier, Sacrimi Cynecaenm
seuMarlvrologium ar/iplissimuni SS. ac
BB. mulierum eie, Parisiis i656. Gio.
Battista Segni, De Rcliqaiiset veneratio-
ne Sanctoruni, Bononiae 1610. Andrea
Spagna,Oc'il//>tì;cH//V,Romaei779. Non
pochi servi e serve di Dio restano col ti-
tolo di venerabile, per non essersi prose-
guile le loro cause per qualche difetto di
prove, e di quanto rigorosamente occor
re; come a cagione d'onore rammenterà
il gesuita cardinal Bellarmino, ed il frau'
cescano cardinal Ximenes, che alla san
tità della vita aggiunsero lo splendore d
meraviglioso ingegno, profonda dottrini
e altre vaste cognizioni. Nel dar loro Be-
nedetto XIV il titolo di venerabile , Di
Canonizatione Sanclorum, I. 3, e. 33, 1
9, dichiarò: In quorum causis adliuc re
solutuin non est dubiunt de virlutibiii
V E N
f Fra le serve di Dio resiò col lilqlo ili ve-
' nci-abile una suor Orsola Beniucasu fon-
' daU'ice tieile monache Teatine deUit ss.
; Iminacoldla Concezione ( f X S. Beda
\ {P.), benché venerato per santo, è sopra»-
uomiuato il f^cnerabile. 11 Magri, Noti-
zia de\'ocal>oli ecclesiastici, ilice iu quel-
lo di f^enerabilis. Xilolo dato comune-
mente dalla Chiesa al santo dottore Ce-
da (Beda o Bedas significa uomo che pre-
ga, ed è nome che deriva dalla parola
bedan, pregare. Il veoerabile non si deve
confondere col Ceda più antico, monaco
di Lindisfarue) per due ragioni. La i .^ per-
chè invecchiatosi e di venuto, cieco , era
condotto per le città e castelli a predicar
la parola di Dio, ed avvenne un giorno
che passando per una valle piena di sassi,
gli fu detto per burla da chi lo guidava,
che ivi una grandissiuta moltitudine di
popolo in silenzio aspettava la sua pre-
dica. 11 buon servo di Dio ragionò con
molto fervore, terminando il suo discor-
so colle parole; Per omnia saecula sae-
ciilorumj a cui risposero le slesse pietre:
Amen f^enerabilis Pater. Altri vogliono
che rispondessero gli angeli: Bene dixi-
sti Fenerabilis Pater. La 2.' ragione si
è, che dopo la morte del santo, volendo
un chierico suo discepolo comporgli l'e-
pitaflio con un sol verso, lo cominciò con
queste parole: //tzc siint infossa, per ter-
minarlo coll'altre, Bedae Sancti ossa ([l
Sarnelli meglio dice: Bedae Sancii, ov-
vero Presbiteri ossa) , per fare il verso
leonino molto stimato in que' secoli. Ma
perchè il verso esametro riusciva falso e
Don poteva slare, dopo aver mollo specu-
lato per trovare altro vocabolo, infastidi-
lo, pensoso e mesto si addormentò. Levan-
dosi poi la mattina ritrovò sopra la sepol-
tura del santo il verso da lui tanto me-
ditato, scolpito per opera d'angeliche raa-
nijcolla seguente variante,cioè il verso per-
fezionato: flac sunt infossaBcdacT^ene-
rabilis ossa. Conclùde il Mag«i col Du-
rando: I*er le riferite ragioni, ancorché
sia dalla Chiesa questo scrittore auuovc-
V E N i83
rato Ira'sanli, nondimeno viene chiama-
to il f^cnerabile. 11 vescovo Sarnelli, Let-
tere ecclesiastiche y l. i, leti, i : Perche,
santo Beila abbia il titolo di Fenerabi'
le. Prendendo ad esame il perchè s. Ce-
da, dottore di cui si hanno tante opere, e
di cui si legge nel Martirologio romano
a'27 maggio : Eodein die depositio P'e-
nerabilis Bedae Presbyteriy sancii tate et
ernditione celeberrimi, non abbia l'attri-
buto di Santo ma di Venerabile; quan-
do degli altri antichi dottorisi dice: Ho-
mi Ha S. Gregorii I Papae. Sermo s. Au-
gus tini Episcopi. S. Hieronymi presbi-
teri. E de'più moderni dottori si legge:
Sermo s. Bernardin ahbatis. S. Thomac
yjquinatis. Ma di Ceda seni pre trovasi:
[lomilia Venerabilis Bedae presbiteri.
Laonde ad alcuni poco avveduti sembrò
ch'egli non fosse per santo ricevuto dalla
Chiesa, dalla quale non avea che il tito-
lo di Fenerabile, coniesi avverte nelle no-
te del Martirologio romano, dal cardi-
nal Caronio. Da esse e dal riferito ne'suot
Annali ecclesiastici, ao. 7 3 r , u.° i/\., ap-
parisce chiaramente esser favoloso quello
che si narra nella vita di s. Ceda, descrit-
ta daPietroGalesini noi Catalogo de' San-
ti, cioè di quanto ho riportato col Magri.
Aggiunge, che questo racconto sia una
fola, lo dimostrò Tritemio, Devir. illust.
ord. s. Benedicti, lib. 2, cap. 21, ripor-
tando le testimonianze del veroepitalHo
nel lib. 3, cap. 1 55, che riproduce senza
il titolo di Fenerabilis. A Pietro ancora
si attribuisce il racconto della predicazio>
ne alle pietre. Delle quali cose nulla di-
cendo il suo discepolo Cudberto o Anto-
nio, che scrisse la sua vita o relazione del-
la morte, si può credere che fossero inveii •
tate dopo di lui, al dire del Caronio. Noa
furono ricevute dal Triteaiio, perchè (vk
•ù^\>e\\i\\.o Santo da IlduinoeMarianoSco-
lo. Albioio Fiacco inglese, Amatario e U-
suardo scrittori ad essi contemporanei, ci-
tando spesso Ceda, non gli dierono mai il
titolo di P^enerabile. Però, se si riconosce
vana la cagione del Soprannome di /^e-
i84 VEPf
tìftahile, non Io è in effetto, poicliè negli
uflìzi ecclesiastici col solo titolo di Fciie-
labile Beda viene denominalo, il p. Ric-
cardi domenicano nell'aureo libro, se fos-
se compito, sopra le Litanie, al versetto
Virgo veneranda, i\\i\naia. A Beda suc-
cesse quanto si dice di s. Efrem siro, nel
Jibro degli scrittori ecclesiastici di s. Giro-
lamo, cioèch'egii fu di tanta autorità nel-
la Chiesa alla propria epoca, die le sue o-
rneliee tratlati, esso vivente, si leggevano
ne'diviiii uilizi. Non suole la Chiesa leg-
gere niente senza titolo, se non per parti-
colare mistero ne'giorni della Passione.
Voleva adunque la ragione, che qualche
titolo gli si desse; e però per non dargli
quello di Santo m vita, e non lasciarlo
«enza elogio, fu convenevolissimo tempe-
lamento chiamarlo il Generabile. Passa-
to il gran dottore in cielo a ricevere il pre-
mio di sue virtù, il precedente costume
di chiamarlo /^f«er«i/7e prevalse negli
uomini e nello stile dì s. Chiesa. Questo ti-
tolo, sebbene inferiore a quello di santo,
tuttavìa guadagnato in vita e nelle lezioni
pubbliche di s. Chiesa, devesi stimare as-
sai più dell'altro, per circostanze di tanto
rilievo. Fio qui il p.lliccardi, che fu mae-
stro del s. Palazzo, consultore de's. Riti, e
uno di que'che sotto Urbano Vili inter-
vennero alla ricognizione del Breviario
Bomano. Seiì\hib al Sarnellì che tale opi-
nione fosse giudiziosa, lodevole e non da
altri manifestala; sebbene contenere difli-
coltà, che procurò di sciogliere. La i.' sì
raccoglie dal Gavanlone'commentari sul-
le Rubriche dal Breviario romano, in cui
dice : De Bedae operibus nondum lege-
batur tempore Radulphi, utipse scribit.
Fiorì Radulfo circa il i4oo; come dunque
si leggevano vivente Beda, che visse nel-
l'VIlI secolo? La 2.' difficoltà si ricava
dalle stesse parole del Baronio , riferile
Del citato anno. Porro ista quidevi vel
excosallemerrorisredarguuntur,quod
ejusmodi titulus Venerabilis, conwiu-
nis alioqui Presbyteris omnibus, incO'
gnitus niajoribuf ,fuitte videatur , qui
VEN
cuiideni Bedani non iuta, sedalio titillo
ìioniinariint. Dunque non fu dato in vi-
ta, né potuto darsi a Beda il titolo di Ve-
Iterabile, perchè ignoto a' maggiori. Ed
in quanto aliai.'' difficoltà, dice Sarnellì,
ella si scioglie facilmente riflettendo che
l'opere di Ceda non si leggevano a tempo
di Radulfo nella Chiesa romana; non già
nell'altre chiese, precisamente dell'lnghil-
terra, dove sì usavano i propri lezionari,
come si raccoglie da Giovanni Diacono
nella vita di s. Gregorio I. Sicché dall'es-
sersi lette dalla Chiesa l'opere di Beda, si
deve intendere ciò che di s. Efrein scris-
se s. Girolamo. Circa alla difficoltà . che
pare nascere dalle parole del cardinal Ba-
ronio, opina Sarnellì, non doversi inten-
dere che a'maggior i fosse ignoto il titolo di
venerabile spellante a'Preti; ma rispet-
to a Beda, la ragione che fosse ignoto si
è, ch'essi nominarono Beda non con que-
sto titolo, ma COI) altro. Che sia così, e-
gli slesso dice, essere per altro il titolo di
venerabile comune a tulli i preti. Dice
ancora il Sarnellì, che il titolo venerabile
nacque col nome di prete; poiché se Pre-
shytcr vuol dire Senior, di ciò é scritto
nel libro delia Sapienza , cap. 4) "• 8 :
Sencctus venerahilis est. E gli stessi gen-
tili il medesimo titolo dierono alla vec-
chiezza, come si ha in Epislolis da Pli-
nio il giovane: Vir gravis, et ipsa sene-
cinte venerabilis. Che poi gli scrittori
nominarono Beda non col titolo di vene-
rabile, ma con altro, non se ne deduce
prova sufficiente; adunque la Chiesa non
lo chiamava col titolo di venera bile,perchè
altro è ricevere il titolo dalla Chiesa, al-
tro dagli scrittori. Conclude Sarnelli, fin-
ché non s'insegni erudizione migliore, es-
sere persuaso di quella del dotto p. Ric-
cardi. Il Piazza ììtW Emerologio di Ro-
ma a'27 maggio inferendo alcune notìzie
del venerabile Beda monaco prete ingle-
se, e ripetendo quanto riportai di lui col
Magri, egli però avvisa che il Baronio la
slimò narrativa apocrifa. Indi fa la di-
gressioue: Per qual cagione Beda essen*
VEN
do stalo monaco si chiami comunemen-
te prete il f' enerabile. La risolve con
iiai rare, che ne'primi secoli della Chiesa
stimando i ss. Fndii non potere senza gra-
ve colpa il irionaco ambire gli ordini sa-
gri, essendo incompatibile allo stato sa-
cerdotale r umile monastico che profes-
sava; tuttavolta si cominciò nel (ine del
secolo IV a oidinare alcuni monaci insi-
p,ni per santità e dottrina , i rjuali a di-
stinzione degli altri non erano chiamali
sacerdoti, ma presbiteri o preti; ed a tem-
po di s. Agostino ogni monastero avea
l'abbate presbitero, e in diversi luoghi
amministravano i sagrarnenti. LaondeDe-
da alla condizione di Monaco uni la di-
gnità di Prete. Il dotto e celebre agiogra*
foe suo connazionale Albano Butler, con-
viene che il titolo di l'enerabile non gli
fu dato mentre vivea , come immfiginò
Tiiteniio, ma nel secolo IX; ed il 2.° con-
cilio d'Aquisgrana, tenuto nell'SSG, no-
mina Beda il P enerabile, Vammirabile
dottore degli ultimi tempi. Pochi aiuii
prima della beala morte di s. Beda, nac-
que s. Paolino (/^.) di Premariaco o me-
glio Cividale,nel 776 divenuto patriarca
d' Aquileia, per cui ne riparlai nel voi.
LXXXll, p. 1 18, che per la sua dottri-
na e santità meritò da Carlo Magno d'es-
ser chiamalo 1 Generabilissimo, l'orlò il
soprannome di P'cnerabile anche il cele-
bre Pietro de'conti Maurizio o Monlbois-
serd'Auvergne, fìglio della ven. Rains;ar-
da (/^.), monaco e poi abbate di Cluni
(f.), nel quale famoso monastero fece ri-
vivere la disciplina monastica , estrema-
mente rilasciala per la cattiva condotta
dell'abbate cardinal Ponzio Margoliesi
{V.)- Egli ricevette io Cluni Papa Inno-
cenzo 11 neli i3o, e poscia il famigerato
Pietro Abelardo, di cui riparlai ne' voi.
LXXIV, p, 53, LXXXllI, p. 296 e 299,
ed altrove. Pietro persuase Abelardo a ri-
trattare i suoi errori, a far penitenza nel-
la sua vecchiaia, e ad abbracciare l'isti-
lulo cluniacense. Per la sua virtù e dot-
triaa fu iiupie^alu da'Papi iu molli alia-
VEN i85
ri importanti. Voleva rinunziare la di-
gnità abbaziale a Lucio 11 , ma il Papa
non volle. Tornalo a Cluni, combattè gli
errori di Pietro di Druys caj)osetta degli
eretici Petro-Brussiani (già scomunicati
nel concilio di Tolosa), con s. Bernardo.
Quantunque amico di questo s. Dottore
della Chiesa, ebbe con lui una contesa, per
uncluuiacense eletto vescovo di Laiigres.
Fu altresì obbligato ad assumere la dife-
sa del proprio ordine, contro il santo me-
desimo.Morì a'24 dicembiei 1 56, e quan-
tunque non sia stat(jcanonizzato nelle for-
me prescritte da' Papi, non si fece didl-
collà a mettere la sua festa a' 25 dello
stesso mese nel martirologio de'benedel-
lini e iu quello di Francia. Comunemen-
te però fu denominato il Venerabile, per
la santità di sua vita, la quale fu scritta
da Uidolfo suo discepolo e pubblicata dal
Marlene nella Collect, Abbiamodi lui 6
libri di lettere, di sermoni, di inni, e di-
versi trattali di pietà. Scrisse pure con-
tro gli ebrei e contro i saraceni, e com-
pilò gli statuti di Cluni. Le sue opere so-
no lodate per la purezza e purità dello
stile, e per la solidità de'ragionamenli. li
l^arisi, Istruzioni per la segreteria, l. 3,
p. 63, ragiona del titolo di Fenerabile.
Lo dice proprio de' Papi e de' Vescovij
ed a' principi lo die Ennodio. S. Girola-
mo chiamò s. Paola {V.) vedova : Ve-
nerabilein Domiuam. E s. l^ier Damia-
no chiamò i 7 cardinali Vescovi subur-
bicari, ebdomari della basilica Lalera-
nense: Vencrabdibus in Christo sanclis
Episcopis Lateranensis Ecclesiae Car-
dinalibus. In molli antichi documenti,
quasi sino alla metà del secolo XV, ap-
parisce essersi dato il titolo di venerabi-
le da'privati anche a' monaci, e general-
mente non meno alle persone, che alle
cose dedicate a Dio. Dura ancora 1' uso
di dire venerabili, non tanto le chiese e
i santuari, quanloi Monasteri, i Com>en-
ti, gli Ospedali^ i Seminari, \ Collegi, i
Sodalizi e altri pii luoghi, gli Ordini re-
noiosi, 11 Geruioliniilano [V.'j è deno-
i86 VEN
minato Venerando e Sagro: il suo gran
iiiaeslco, il suo luogoleiieiile, i suoi bali,
60U0 cliiamali venerandi. I fratelli delle
Scuole Crisliane danno il litolodi vene
rabilissinio fratello al loro superiore ge-
nerale. Il citalo Vettori riporta esempi del
«ecolo XV e successivi del titolo di vene-
rabili òi\{o in Firenze a'collegi nelle scrìt*
ture pubbliche, perchè sempre si raduna-
vano colla signoria, magistrato di priore
delle arti, ed in cui risiedeva il potere su-
pretno deliberativo, legislativo ed esecu-
tivo. Osserva Io slesso Vettori, che però
presso gli antichi il titolo di venerabile
riguardava il costume piuttosto die altro.
Ed in un' iscrizione antica presso Paavi-
nio, Civitas Romana, si vede che il sena-
to loda: Egregiani suncdnioniani et ve-
ne rabi lem nioriim disciplinani, di Flavia
Manilia vergine Vestale, a cui i fratelli
e nipoti posero quella memoria. Il ricor-
dato l'arisi aggiunge, » Ora non è a noi
lecito di ossequiare col titolo di Venera-
bile alcuna persona vivente, essendo ri-
servato al solo Romano Pontefice, vene-
rabile sopra di ogni altro, il dire Venera-
biles Fralres nelle lettere a'vescovi, ar-
civescovi e patriarchi, ancorché sieno ia-
«igniti della porpora, o elettori del s. Ro-
mano Impero (collegio non più esistente,
come l'impero sciolto nel 1 8o6)".Nel Con-
cistoro il Papa pronunzia le allocuzioni
aXSagro Collegio, cominciandole col sa-
luto Venerabiles Fratres, parole che ri-
pete nel corpo e progresso dell'allocuzio-
ne. Gli eroi del Cristianesimo sono i ve-
nerabili Servi di Dio, i Beau, i Santi.
La Santità, il più sublime titolo di glo-
ria che abbia il genere umano, è un ge-
nere d'eroismo sovraumano, alfatto sco-
nosciuto al mondo gentilesco, perchè fra'
gentili ne mancò l'eseuìpio, l'aspirazione,
il concello. Usuo modello ci fu recato dal
cìelo,rappresentato dalSanto de'Santi Ge-
sù Cristo durante il corso della sua vita
mortale, in lui sì specchiarono e da lui
presero le mosse, la forza e il divino en-
luiiasmo ia schiera venerabile e gloriosa
VEN
di Apostoli, di Marùri, di Confessori, iW
Vergini, iV Anacoreti, di Monaci, ihSitn-
ti e Servi di Dio d'ogni genere, che fe-
cero stupire il mondo col prodigio delle
loro virtù eroiche e molteplici, registra-
te ne'iiisti ecclesiastici, da'quali si ammi-
ra che tutta la loro vita fu un continuo
eroismo, non meno dall'agiografia slori-
ca di loro gloriose gesta, nobilissimo ra-
mo della cristiana letteratura. I pagani
classici ebbero biografie d'uomini illustri,
ma non mai agiografia,perchè manca vn la
cosa slessa che ne forma il tema. E bea
vero che l'agiografìa non è altro che hi
biografia di santi; ma appunto perchè de*
santi, ella costituisce tutto da se un gene-
re tanto infinitamente doveroso e supe-
riore che non può accomunarsi con nes-
sun altro. Chiamasi comunemente Vite
de'SanU (V.).
VEiNEKANDO (s.), vescovo di Alver-
gna. Sì colloca la sua nascita circa la me-
tà del IV secolo. Era del numero de' se-
natori di Alvergna, e dopo la morte del
santo vescovo Artemio, egli fu elevalo a
quella sede, che poscia si trasferì nella cit-
tà di Clermont. Occupò un posto rag-
guartlevole nella Chiesa di Francia, e fu
paragonato ai più illustri vescovi del suo
tempo. Mori a''24 diceujbre del 432. Le
sue reliquie furono collocate nel i3ii
nella chiesa di sani' illidio, presso Cler-
mont, edificata sulla sua tomba. Molli
uìiracoli furono ottenuli per la di lui in-
tercessione. A Clermont si celebra la sua
festa il i8 gennaio.
VENERANDO (s.), martire. V. Mas-
SIMO e Venerando (ss.), martiri.
VEìiEKDì' oVE^\R.Dl,Venerisdics.
Nome del sesto Giorno (^.) della Setti-
mana {V.), o sesta Feria (Z-^.) della me-
desima in termine ecclesiastico, di solen-
ne e pia rimembranza per tulli i fedeli.
La Chiesa co'crisliani sino da'primi tem-
pi consagrarono particolarmente questo
giorno alla penitenza e alla preghiera in
memoria della Passione, lìlorie e Se-
poltura (/'.) di Gesìi Cristo, benché di
V EN
esse ncU'ufTizio del venertri non ne fac-
cia ricordanza, come rilevai nel voi. LX,
p. 5. Nonclioieno dichiara il Baillet, Fe-
ste lìlobili, p. 1 8 e I 9 : sebbene la Chiesa
romana non abbia gìaminai avuto inten-
zione di erigere in festa il giorno di ve-
nerdì o altro delta settimana, tranne la
domenica, eranvi in passato pochi vener-
dì nel corso dell'anno, i quali non avesse-
ro il loro ullizio, la messa cioè, od alme-
no il loro Vangelo; vale a dire, prima che
la Chiesa assegnasse la Conimeniorazio-
ne e l' Uffizio a'tanti Santi suoi, che suc-
cessivamente fiorirono nel cristianesimo.
Gli altri principali giorni da'cristiani ve-
nerati con maggiore divozione sono il Sa-
bato [f\) e precipuamente la Domenica
(A .). I primitivi cristiani facevano una sta-
zione, digiunavano e radunavansi a pre-
gare il mercoledì. In (pieslo giorno diver-
si ordini religiosi d'ambo i sessi tuttora di-
giunano, osi astengono dal cibarsi di car-
ni. Sino dal tempo degli Apostoli sembra
che il venerdì fosse riguardato come un
giorno santo, e si ricava da Godofredo,
in. Cod. Theodos. t.r, p. i38; dall'Asse-
mani, Bill, Orienl., 1. 1, p. 2 1 7 e 287; e
dal Marlene, Thesaur. Jnecd., t. 5, p. 5
e 66. Osservano il Cancellieri nelle Cam-
pane e Orologi, p. 1 48, e l'annotatore del-
le Feste IfJobili, digiuni e altre annuali
osservanze della Chiesa^ del Duller, che
i gentili de'contorni di Ormus e di Goa
festeggiano il giorno della Luna 0 lune-
dì; nella Guinea sì solennizza quello di
Marte 0 martedì ; quello di Mercurio 0
mercoledì dagli abitanti del Giappone,
quando cade nel giorno 1 5 o 28 del «ne-
se, che solo presso di loro è festivo, secon-
do Cancellieri, ovvero al dire dell'an-
notatore nel Giappone non vi sono altri
giorni santi che il iS." e il 20.° di ciascun
mese; quel di Giove o giovedì da'popoii
del Mogol; quello di Venere o venerdì da'
maomettani, in memoria del loro falso
profeta Maometto, profugo in quel gior-
no dalla INIecca e giunto salvo a Medina,
0 pei' imitazioae d'un aatico rito de' sa-
YEN 187
raceni , idolatri anteriori alla nascita di
Maometto, di cui parla Seldeno, De Diii
Syris. Altri però danno tutl'allra origi-
ne, perchè Maometto stabilì il venerdì,
per essere con maggior solennità desti-
nalo al culto pubblico verso Dio. L' at-
tribuiscono alla battaglia guadagnata in
venerdì da Giosuè. Alcuni scrittori mus-
sulmani chiamaronoil venerdì il principe
de'giorni, e il giorno più eccellente in cui
nasca il sole, poiché in quel dì venne com-
piuta da Dio la grande opera della crea-
zione. Malgrado questo,i mussuhnani non
sono obbligati di osservare il giorno del-
la loro pubblica congregazione con quel-
lostesso rigore come fanno i giudei e i cri-
stiani, riguardo al sabato e alla dome-
nica. Il Corano permette loro di lavo-
rare, dopo aver soddisfutoa'religiosi do-
veri. Nondimeno le persone agiate, ed an-
che talora gli operai e i cittadini abban-
donano i loro lavori per essere spettatori
della magnifica ceremonia che celebrano
nella Moschea [F.). Maometto che van-
ta vasi aver ricevuto per bocca di Dio nel-
la famosa notte in cui fece il suo celeste
viaggio, il comando di pregare il Creato-
re dell'universo pe'bisognidell'uonìo.stu-
bilì un giorno della settimana per essere
con maggiore solennità destinato al pub-
blico culto, e distinto fra gli altri giorni
con preci più lunghe e solenni. Egli stet-
te lungo tempo in forse prima di deter-
minarsi alla scelta di questo giorno; ma
finalmente in segno d'omaggio e di rico-
noscenza verso Dio per aver creato l'uo-
mo in venerdì , prescelse e stabilì questo
giorno, chiamato Amba nel senso civile,
ejaAvni al diurna nel senso religioso, che
significa il giorno della congregazione.
Siffatta istituzione era d'altronde confor-
me al sistema generale del sedicente pro-
feta , il quale non volle mai ammettere
nel cullo dovuto a Dio alcima cosa chea-
vesse relazione col cristianesimo o col giu-
daismo. L'olandese Colier trovandosi nel
principio del secolo XVI II residente pres-
so la Sublime Porta, vide nella pianura
i88 VEN VEN
(l'Adrianopoli l'eseicilo turco composto della sellimana, non alla domenica die
di i5o.ooo nomini, e quasi nltieltiinte precede, ma alla susseguente, dotlamen»
persone venute dalle vicine cillà e prò- le esponendo l'apostolica e successiva os-
•vincie per assistere alla publicn pi egliie- «ervonza de'crisliani pel giorno di dome-
rà in nn venerdì, dopo la quale doveon- nica. I notai dividevano i Mesiìu 3 parti.
si eseguiregrandi evoluzioni militari. INar- Segnavano la ì .'coW'intrnnte oingredien-
ra che quella sterminata moltitudine nel te mense; la 2." stante o medio mense, o
mezzo di vasta pianura colle teste coper- in altra simil forma ; la 3.' exiente o e-
te da'tui banti, tulli con profondo rispet- xeunte mense, ad imitazione de' greci, i
lo immobili ascoltavano la preghiera de- (|uali dividono i loro mesi io 3 decadi, e
gl'imani collocali alla lesta d'ogni reggi- come appunto si sogliono servire i latini
mento; e la varietà dell'ormi e delle ve- delle none^ degl'/^/ e delle calendc. Ri-
sii produceva un bellissimo e imponente ferisce Tei udito annotatore delBuller,che
spellacnlo. Tulli interamente silenziosi i più celebri teologi protestanti inseguano,
cogli occhi (Issi verso l'iman, quand'egli d'accordoco'oaltolici,cheper leggedi na-
pronunziava il nome di Maoniello , in- tura tulli gli uomini sono obbligati di
chinavano la testa fino alla metà della vi- consagrare al sen'izio divino un giorno
ta, e quantlo pronunciava quello di Dio fia'y o all'incirca. Sono a vedersi , Giu-
si prostravano fino a terra. Ogni volta poi nio, Praelect. in (je«^5'. y Curcelleo, /^cr-
eile pe'movimenti deV/Avi/Ziv l'iman cscla- lig. Clirist. instit., lib. 7, e. 3i,§ i4;'l
niava le [iaio\e j^ llah al yJkhar, veniva- vescovo Babington, Sul quarto coman-
no ripetute da un copioso numero di diimenloj lloohev, Ercles.polit., lib. 5,
muezzim sparsi tra la folla sino a gran- p. 69. Essi convengono pure, la delernii-
de distanza ; e a tale grido vedevansi in nazione di tal giorno in particolare esser
un punto prostrare innanzi alla Divinità legge puramentecereraoniale. Alcuni an-
ciica 3oo,ooo persone, aventi alla loro darono tanto innanzi, sinoa lasciare a eia-
testa il sultano e per tempio l'intera na- sciuia chiesa, ed anco a ciascuna persona
tura.Speltacolo indescrivibile e veramen- pai licolare, l'arbitrio di determinare tal-
te augusto, che non si può vedere senza giorno. Tindal allargò questa libertà fino
esserne profondamente commosso. Il ve- a pretendere, nella sua risposta a Tom-
nerdì è pure riguardato come santo da' niaso Rloio, che noi siamo padroni del
czaremisi , nazione idolatra sotto il do- subato, e che possiamo cambiarlo col lu-
minio della Russia, sulle spiagge del Voi- nedì, o con qualunque altro giorno, sta-
ga e verso le frontiere della Siberia. Il bilirloogniio giorni, oa 2 giorni per set-
sabato è sagro agli ebrei. Il Valesioal pas- liaiana.Burcloy dicediCalvino.cheinono-
so óeW Orazione in lode di Costantino I, re dell'Ascensione di Nostro Signore, egli
ove Eusebio chiama la Domenica diem, formòli disegno di metterlo al giovedì, vo-
qui revera primus, et Caput celeroritm, lemlo con ciò dare un esempio della libertà
nota il costume degli antichi Padri, di cristiana. Leggo nelle /.yWf/s. crz//o//W/e,
chiamare il giorno di Domenica , come di mg."^ Bronzuoli, nell'avvertenze gene-
già notai in tale articolo, il quale presso i rali sopra il Digiuno f^V, sez, jS: Del-
greci era dello dies Solis , ora primo e V astinenza dalle carni nel venerdì e
ora ottavo, quasi Compimento de'passa- sabato. INel venerdì e sabato di tulio
ti giorni. Che nella primitiva Chiesa si l'anno, salvi i privilegi particolari o con»
soleimizzava il giovedì come la domeni- suetudini legittimamente approvate di
nica, lo dissi nel voi. XX, p. 5i. Avvcr- alcuni paesi o comunità, e ad eccezione
le inoltre corrispondere questo metodo solamente che in delti giorni cada la so-
airusode'greci, i quali riferivano i giorni lennità del Natale (/^.) di Gesù Cristo,
VEN
per la clicliiaiazione ivi riportata d'Ono-
rio 111 del 1216 (in conseguenza del li-
fento nel voi. LX, p. 4), *• è obbligo di
astenersi dalie carni, obbligo che incumiu>
eia all'età d'un suilìcienle uso di rngio>
ne, in forza del precetto ordinato dal 3.
Comandamenlo della Cliicsa. Quanto
alla sua origine può vedersi il voi. LX,
p. 5. La Chiesa per tradizione apostoli-
ca ha riguardati certi giorni della setti-
mana, come coirsagrati specialmente alla
memoria de' principali misteri della Re*
denzione, e perciò nel mercoledì, vener-
dì e sabato di ciascuna settimana usava
l'astinenza dalle carni e il digiuno: pare
con questa differenza, die l'astinenza fos-
se precettiva,spontaneo il digiuno. Notai
nel voi. XXIII, p. 3o6, all'eriDare Tertul-
liano, morto verso il 245, nel lib. del Di-
giuno, c\\e\ cristiani latini solevano nel
mercoledì e venerdì digiunare sino al-
l'ora di nona (su di che si tenga presen-
le l'avvertito nel voi. XX, p. Sa), come
poi fecero gli orientali; nel mercoledì per-
chè in tal giorno il Salvatore (u vendu-
to e tradito da Giuda, nel venerdì in nte-
moria di sua Passione e morte. Ivi notai
qual significalo Clemente Alessandrino
die al digiuno del mercoledì e venerdì;
come pure rilevai, i monaci greci digiu-
nare anche nel lunedì, in meruoria del-
l'aver Cristo in quel giorno cominciato
il suo digiuno. Alcuni pretendono che il
digiuno del venerdì fosse anticamente di
precetto in tutto l'oriente, tranne la chie-
sa di Costantinopoli, ed in una parte del-
l'occidente. Fino da' tempi di Papa s. In-
nocenzo 1 del ^01, la Chiesa latina si è
limitata all'astinenza dalle carni, e di que-
sta ne ha fattouna legge nel venerdì in me-
moria della Passione, morte e sepoltiua
di Gesù Cristo, e nel sabato per a llonla-
narsi sempre più dal costume degli ebrei,
che in questo giorno celebrano festa, per
ricordare le umiliazioni di Gesù Cristo,
che giaceva morto in tal giorno e chiuso
nel sepolcro, e per imitare gli Apostoli e
la Vergine Madre di Dio, che non solo il
VEN
189
venercp.ma il sabato ancora consuma-
vano nella tristezza e nel luilo. Si puòleg-
gere il veo. Bellarmino, Controversie :
Velie buone opere in particolare, bb. 2,
cap. 17 e 18. Per la dispensa dall'asti-
nenza delle carni nel venerdì e sabato,
militano le regole e avvertenze generali
sul digiuno. Questo nel venerdì lo pre-
scrisse Urbano II nel concilio di Roma
del 1099, a tutti i fedeli pe' loro peccali.
Dimorando in Francia Beiiedello XII, in-
vitalo nel i34o dal rea recarsi in Pari'
gi, fu destinalo un giovedì per farvi il
solenne ingresso, preparandosi un magni-
fico banchetto. Ma il Papa non potendo
trovarsi in quella metropoli che nel se-
guente venerdì, il popolo per cagione di
sua presenza e permesso interpretativo
del Pontefice, che forse l'avrà concesso,
profittò di tulle le carni ch'ei'ansi [)re-
parale pel dì precedente, donde derivò il
proverbio: La settimana didueGiovedì.
Tanto riporta ilBurio, Eom. Pont, brevis
nolitia, in vita Bened. XII, p. 23 1 . Cele-
brando nel vol.LXXIlI, p.42 (oltreil ri-
ferito nel voi. LXXXVlll,p.233, 234),la
definizione dogmatica sopra l'Immacola-
to Concepimento di Maria, promulgala
dal regnante Pio IX nel venerdì 8 dicem-
bre 1854, fesla della medesima, raccon-
tai che il Papa in tal giorno e per quel
solo anno, in Roma permise che si man-
giasse la carne e qualunque altro cibo, di-
spensando eziandio il digiuno che dovea
osservarsi, come venerdì del s. Avvenl-o.
JVe' primi secoli della Chiesa il venerdì fu
tenuto in tanta venerazione, che l'impe-
ratore Costantino 1 il Grande, ordinò a
tulli che fosse giorno di vacanza per tul-
le le corti di giustizia, in onore della mor-
te del Redentore, ed osservalo come la
domenica ; perciò si cessava da ogni ne-
gozio in lutti i venerdì. Tullociò liferi-
sconoEusebiOjDe vita Conslantini,\\b. 4,
e. 1 8 ; Sozomeno, p. 4 1 2; Tillemonl, Sto-
ria degl'imperatori, l. 4>.p. SgS. Voglio-
no alcuni, che dipoi soltanto in molle
Provincie dell' impeto d' oriente non si
190 VEN
tratlnrono cause, finché in seguilo cessò
la pia osservanza. Nello stalo ponlificio,
e in alcuni altri stati e luoghi, per rispet*
to al venerdì non hanno luogo e sono
vietatigli Spcttacoliy ìTealri, \e3Ia.sclic-
re. (y.). I Papi antichi ne' venerd^i delle
Quattro Tempora [P\) solevano fare le
loro Ordinazioìii e Promozioni cardi'
nalizie (^^.); costume rinnovato da Si-
sto V, che prescrisse doversi eseguire le
creazioni de' Cardinoli (^.) nel dicem-
bre e ne* giorni di digiuno. Nel venerdì
hanno luogo diverse pie pratiche, tutte
in oiemoria della Passione e morte del
Salvatore. Primamente dirò del suono
delle Campane aò ove 1 1, che ricorda l'o-
ra di Nona (r.),de\\'U/Jizio divino f'/^J,
nella quale spirò la divina anima in Cro-
ce per redimere il genere umano. Nel
•voi. IV, p. i6g, riportando le notizie di
Bartolomeo Vitelleschi nel 1 438 vescovo
di Monte Fiascone e Corncto, narrai col
Ciacconio, Fitae Pont, et Cardinalium,
t. 2,p. 946,6 qui meglio riferirò col testo.
Statuii, ut singidisferiis sextis,hora no-
na major campana in Dominicae Pas-
sionis menioriam pulsaretur,et fune cle-
rici, ac docti q uocunq uè etiam opere de-
tenti, Chrislus fcictus est prò nobis obe-
diens, usque ad morlem, n>ortem autem
Crucis : Kyrie etc, Pater noster, Ave
Maria etc. Respice quaesumus, Domi-
ne, super hanc familìam tuam etc. Lai'
ci vero indocti. Pater et Ave, benefi-
cium Redemplionis recolentes pronuu'
ciarent. Trovo nella Raccolta di ora-
zioni e pie opere per le quali sono state
concedute da' Sommi Pontefici le s. In-
dulgenze, che nel 1.° concilio provincia-
le tenuto dal cardinal s. Carlo Borromeo
arcivescovo di Milano si comanda col de-
creto io: Che in tutte le chiese dell'arci-
■vescovato ne' giorni di venerdì circa l'o-
ra di nona si dasse il segno colla campa-
na, acciò i fedeli in quell'ora rammentas-
sero la Passione di Gesù Cristo, ed a que'
che avessero recitato 3 Pater ed Jve
fosse conceduta l'iudulgenza di 40 gioiui.
VEN
Divozione tanto pia e conveniente in un
giorno ed in un' ora che ci ricorda (pie!
che patì per noi Gesù Cristo (già in aldi
luoghi introdotta), volle Benedetto XIV
che in tutto il mondo cattolico si pra-
ticasse in perpetuo ed uniformemenle.
Quindi col breve /4d Passionis, de' 2 3
dicembre 1740, comandò io virtù di s.
ubbidienza a'superiori e parrochi di cia-
scuna chiesa, che in tutti i giorni di ve-
nerdì alle ore 2 1 italiane, io cui spirò sul-
la Croce sul monte Calvario il divino
Riparatore del genere uojano (ossia 3 ore
prima dell'Ave Maria), facessero suona-
re la campana, concedendo 100 giortii
d'indulgenza a tutti i fedeli che allora ge-
nuflessi reciteranno 5 Pater noster ed
Ave Maria in memoria della Passione
ed agonia di N. S. Gesù Cristo, intenden-
do anche di pregare secondo l'intenzione
del Sommo Pontefice, e per la conversio-
ne de' peccatori. Di tale indulgenza alla
detta ora, lo stesso Benedetto XIV fece
pubblicare una speciale notificazione,
confermata di nuovo dalla s. congrega-
zione dell' indulgenze nel pontificato di
GregorioXVl, con decreto Urbis et Or-
bis de' 24 settembre i838. Si trovò da
qualcuno singolare, che il suono della
can)pana ne' venerdì alla detta ora, con-
sista prima in 3 tocchi, poi in 4, '"di 5, fi-
nalmente in uno. Così il quotidiano tripli-
ce suono per la recita della Salutazio'
ne Angelica C^.), o Angelus Domini o
Ave Maria C^.), all'aurora, al mezzodì
e alle ore 24; ovvero dell' antifona Re-
gina Coeli laetare, alleluja (f^.), che si
recita nel tempo pasquale dal sabato san-
to sino al vespero del sabato precedente
la domenica della ss. Trinità. Ed ancora
pel suono della campana ad un'ora di not-
te, per la recita del salmo De profundis
(V.). Eruditamente e dottamente di tutti
questi suoni, e delie pie pratiche che si
eseguiscono in tutto l'anno, come de' lo-
ro misteri, tratta mg.' Rocca, Opera o-
mnia, l.i,^g: De Campanis Conimenla-
rìus ad s. Ecclesiam Catholicam. Tra'i
V E !V
suoi copifoli >i ponno vedere. Cnp. 17:
De campana in l espcro, vel in Scro, in
Mane, et in Meridie piilsari consueta.
Cap. 18: De caitsìs pulsandi cnmpanam
in l^espcre, in Mane, et in Meridie, de-
(jiie hujusce ritns instilnlorihns. Cap. 20:
De iisii pulsandi cainpanas prò de-
functis. Nel voi. VII, p. 109 tlissi de' di-
versi suoni pe* defuiili, secondo il sesso
e la condizione. Fa riflelteie Cancellieri:
Siccome questo triplice suono quolidia-
no si fa a tocchi ed a riprese, quasi co-
me nel giorno della Commemorazione
de* morti, e in occasione di qualche fu-
nerale; così ad alcuni è piaciuto ricono-
scervi un quotidiano avviso dei nostro
fine. Poiché invitandoci in queste 3 di-
verse ore, alla colazione, al pranzo e alla
cena con cui si caiMca, per dir così, la corda
della macchina del nostro corpo a guisa di
quella degli orologi, viene a ricordarci,
che sempre più consumandosene, di gior-
no in giorno , le ruote e le fibre , ci an-
diamo insensibilmente approssimando al-
la morie, ultima linea di tutte le cose u-
mane, frali e caduche. Mg/ Rocca nel ri-
cordalo cap. 17, dichiarò. Per triaigitur
illa tempora , in versiculo psalnii coni-
prehensa, mysteria Passionis et tnortis,
quam Christus Dominus prò nobis per-
pessus est; ejusdeni mysteria Resurre-
clionis et Ascensionis in Coeliini nobis
insinuantur, sicut s. pater Anguslinus et
s. Hieronymiis in ipso psalnii versiculo
explicando scriptum reliquerunt. Nam
s. pater A ugustinus post multas meditatio'
nes et considerationes, in illis tribus tem-
poribus explicandis praestitas, ita in-
quit: Vespere Dominus in Crvice, Mane
in llesurrectione. Meridie in Ascensione.
Ets. Hieronynnis:\t%\ie\t,CK\m Passio-
nem suscepit; Mane, cuin resurrexi»; Me-
ridie , Gum , omni claritale virtutis suae
adimpleta, Coelos ascendit, et sedei ad
dexteram Tatris. Ter itaque ad triuni
campanae sonituni in tribus illis tempo-
ribus enarratis Angelica Salutatio ad
irla haec mysteria repraesentanda veci-
VEN i()i
talur, Irihiis tamen prae^'ììs Anliplioni';,
quartini prima praenunciatam ab Ange-
lo Christi Domini Conceptioneni in ute-
ro B. Maria e semper Virginis facien'
dam complectilur. Altera vero e/usdent
f^irginis assensuniDeo commi ssum. Ter-
tia denique FUium Dei in ejusdeni lir-
ginis utero de Spiritu Sanclo conceptuni,
incarna tum et natum. Sed post quamli-
bet Antiphonam Angelica Salutatio re-
citatur... Nella suddetta Raccolta delle s.
Indulgenze, ^e'ì venerdì vi sono lesegueu-
ti. i.° Pel pio esercizio in memoria del-
l'agonia del Redentore, di 3oo giorni o-
gni volta, e applicabile ancora all'anime
del purgatorio, cioè delle 7 parole dette
da Gesù dalla Croce. 2.° Esercizi di pie-
tà ne'7 venerdì di quaresima, e negli al-
tri fra l'anno, ne'quali specialmente si fa
memoria della Passione e morte del Sal-
vatore. 3.° Per la recita de'sette salmi pe-
nitenziali. 4-° Orazione al Sangue prezio-
so di Gesù Cristo, edivole aspirazioni.
5° Olferta del medesioìo. 6.° Preghiere
alle 5 piaghe di Gesù. 7.° Orazione, Deus
qui prò redemptione mundi. 8." Orazio-
ne, Eccomi o mio amato buon Gesti. 9."
Orazione alla lì. Vergine pel venerdì, to.'*
Idem per l'anime del pmgatorio. Abbia-
mo di Simone Bagnati, // venerdì san-
tificato, cioè la ss. Passione di Gesù, Cri-
sto divisa in tutti i venerdì dell'anno, Na-
poli 1 85 1. Il vescovo Sarnelli, Lettere ec-
clesiastiche, t. 9, lelt. 53,0.'' 8,dice che la
risposta data dal Mayoo a chi domanda:
Perchè non è notato qual sia il giorno
nel quale l'autore «Iella vita fatto Uomo
{f^.) morì , è questa. Non si è registralo
tal giorno, perchè sapessimo che questo
sagramenlo non si deve celebrare per al-
'cun giorno certo del mese in guisa del-
l'altre fesle;ma si deve rappresentare e mi-
sticamente celebrare dopo il plenilimio
ed equinozio di primavera, io cui si ac-
cresce la luce del giorno sopra le tenebre
della notte; acciocché il ci isliauo colla lu-
ce dell'opere buone superi le tenebre de*
peccali e rilìorisca nella sanlìlà della vita
192 V E N
qual allra primavera. Ci è solo manife-
sto, che il giorno della ss. Passione ac-
caddeiu P eneriiì,e\a Ristirrezioiienì Do-
vienica, senza l'espressione dei certo gior-
no del mese, acciocché non in una sola
\oIla dell'anno ci ricordassimo di sì divi-
ni misteri; ma in ogni settimana, in ogni
giorno, ogni momento, restando perciò
iie'iioslri sensi una continua memoria di
tanti benefizi; e quindi è che si celebra-
no con molta divozione tutti i venerdì
dei mese di marzo in memoria della sa-
gralissima Passione di Nostro Signore, il
medesimo Sarnelli, t. 3, p. 96, leti. 38:
Se sia incerto il preciso giorno ed il me-
se j nel quale V autore della vita morì.
Dopo aver notato che si conosce il gior-
no e il mese dell'Incarnazione dell'eterno
Verbo, solo dalla sua Vergine Madre co-
nosciuto, e la notte del s. JN'alale a pochi
rivelata, ripete che non si conosce il gior-
no e il mese della ss. Passione del Salva-
tore, operala nella frequentatissima e no-
bilissima città di Gerusalemme, in presen-
ta d'ebrei, greci e ialini, al cui fine in det-
ti tre idiomi fu scritto il ss. Titolo delta
Croce (A^.) , con segui per UiUo il mon-
do fino a'nostri à\ memorabili, dati dal
cielo con insoliti eclissi, in terra con n-
prirsi in diversi luoglii i monti, e con i-
squarciarsi il Pelo {F.) del tempio. La
Chiesa non ha legislralo nei suo martiro-
logio romano ne il mese, né il giorno, la
quanto al mese tulli i ss. Padri tennero
pel marzo, e che il giorno fu di venerdì,
ma non é notato in qual giorno di mar-
zo quel venerdì cadesse; onde sogliono i
divoli fedeli con ispeciali atti di pietà ce-
lebrare tutti i venerdì di marzo in me-
moria della ss. Passione del Signore. Che
la Chiesa non abbia registrato nel suo
martirologio questo giorno, crede Sa rnel-
liessereavvenuto, perchè essa sempre in-
tese a (iir celebrare la Pasqua[V.) di do-
menica; onde bisogna che questa fosse fe-
sta mobile, regolandosi col plenilunio del-
ia luna di marzo. Chiamasi plendunio
nel computo ecclesiastico, quarladetimu,
VEN
quintadecima e plenilunio; percliè con-
lòriue alla piìr probabile opinione con-
stando una lunazionedì giorni 29, ore 1 2,
minuti 44 s secondi 3 circa, la metà di
essa lunazione è il giorno i4> compioto
con altre ore 18, minuti 22 e secondi 2
di tempo eguale, e perciò la lunazione
media, ora si dice decimaquarla, perchè
é compilo affatto il i4-''giorno, ora 1 5.*
perchè tocca l'ora 18 del giorno decimo-
quinto, e plenilunio perchè allora si tro-
va la luna in perfetta opposizione del so-
le. Or cadendo questo plenilunio dopo la
mezzanotte che precede la domenica, ov-
vero nello stesso giorno della domenica,
allorasi deve trasferire la Pasqua nella do-
menica prossima seguente; ma se occorre
avanti la mezzanotte, ciie precede la do-
menica, io stesso giornp di domenica è il
vero giorno di Pasqua; la quale non può
venire più bassa de'22 di marzo, né più
alta de'25 aprile. In questo giorno cade,
quando essendo domenica ildìt8 aprile,
e cadendo in essa il plenilunio , si tra-
sporta all'altra domenica prossima se-
guente. Sicché celebrandosi la memoria
della Passione del Salvatore il venerdì a-
vanti la Pasqua, bisognava clie fosse mo-
bile tanlo l'uno, quanto l'altra; onde non
fu mestieri registrare della Passione diCri-
sto il giorno proprio; registrò nondimeno
a' 25 di marzo la commemorazione dei
s. Ladrone, il quale morì lo stesso gior-
no , che Cristo Signor ^'ostro , dopo a-
vergli detto: Hodie mecuni eris in Para-
diso (si ha dell'eruditissimo vicentino d.
Giovanni Marangoni, L'ammirabile con-
versione di s. Disma detto volgarmente
il Buon Ladrone, che fu crocefisso con
N. S, Gesù Cristo , spiegataco senlimenù
de" ss. Padri e dottori della C/iie5^,Roma
ì'j^i). Se poi non è registrato nel mar-
tirologio romano il giorno preciso della
Passione del Redentore, non è però che_
non sia in altri martirologi registrato, ce
me osserva il Magri, verbo Parascev(^
dove cc'ì dice : Ireneo nel lib. 5 provi
che il nostro 1 .° padre Adamo morisse
V E N
a5 marzo , nel qual giorno si tiene co-
niunemeute, che accadesse la iiiurte di
Cristu, come viene notalo in un antico
niarliroiogio rnss., conservato nella Ijì-
blioleca della regina di Svezia, colle se-
guenti parole : Hìtrosolymut Dominus
Crucifixiis est. Nel medesimo giorno si
fa anche menzione del sagriflzio (risac-
co, espressa figura della morte di Cristo j
Jmmolalio Isaac patriarcìiae. Il detto
martirologio, secondo il sentimento del
dottissimo Oistenio, era scritto 800 anni
prima di lui. Della stessa Crocefissione
fanno menzione in questo giorno i mar-
litologi mss. Antuerpiense e Corbejense.
Fin qui il Magri. Il Miijolo vescovo di
Volturare ne'suoi Giorni canicolari, co\'
loquio 2, citando s. Agostino nel lib. del-
r83 questioni, alla 55.' computando i ^
mesi, che Cristo fu nell'utero virginale di
Maria, dice cosi: Novem nienses et sex
dies, qui in Conceplione D. N. Jesu Clirì-
sii coniputanlur ah celavo kalenclas a-
pri listano die concepUis credilur, quia
eadein die passus est, usque ad oclavuni
kalendas januarias, quo die nalus est.
Nella vita di s. Maria Maddalena de Paz-
zi si legge: A' ?.5 di marzo, giorno di ve-
nerd\ santo, caduto in quell'anno nel gior-
no della ss. Annunziata, stavasene s. Ma-
ria Maddalena de' Pazzi contemplando
profondamente Cristo dentro del seno
della sua Madre, e Cristo in croce. Atto-
Itila la santa nella contemplazione d'am-
bedue questi misteri, rapita in esta'si dis-
se al Diviii Verbo: Die mihi, o J'erbum,
lihenitus ne in Crucc,anin f irgiueonia-
iiebas utero? Rispose Cristo: In Crucct in
Cruce. Nella cattedrale d'Andria nel te-
soro delle reliquiedella cappella di s. Ric-
cardo, si venera una ss. Spina [T\) con
alcune macchie di sangue, che venendo
il venerdì santo a' 25 di marzo, tutte si
diifondono per la medesima , come av-
venne nel 1701, a tempo di Sarnelli, e se
ne fece alto pubblico. Miracolo, egli dice,
che attesta esser questo il giorno della ss.
PusMoiie di Cristo, com'è scritto nel reli-
VOI. xc.
V E N 19Ì
qniario co* versi che riporta. Que'ohe da'
sagri riti mistici sensi raccolgono, dicono,
non essersi registralo tal giorno, purché
sapessimo che questo sagramento non si
devecelebrare per alcun giorno certo del
mese a guisa dell'altre feste, ma si deve
rappresentare e misticamente celebrare
circa al plenilunio ed equinozio di prima-
vera. Ne' venerdì di quaresima e di mar-
zo vi è la predica nel palazzo pontificio,
pronunziata dal cappuccino Predicatore
apostolico {f .). In tale articolo, in cui pel
I ."formai l'elenco de'predicatori apostoli-
ci, come pel 1 .°ne raccolsi tutte le relative
notizie (altrettanto posso dire d'innume-
l'abili articoli), notai i casi in cui tali predi-
che si trasferiscono in altri giorni. Dopo Iji
predica de' venerdì di marzo, il Papa e i
cardinali sì portano a visitare la basilica
Vaticana, poiché in tult'i venerdì di mar-
zo vi è la Stazione {^^.), oltre l'esservi
pure iu altre chiese di Roma. Sebbene
alcun venerdì di marzo cada dopo Pasqua,
ha luogo la detta predica, e la medesima
visita della stazione in s. Pietro del J^apa
ede'cardinali; però i cardinali come tem-
po pasquale vestono di rosso, benché as-
sumìno alla predica le cappe paonazze^
Riparlando di queste prediche e di que-
ste visite nel voi. Vili, p. 278 e 274 (ri-
levando eziandio come Clemente XI vi-
sitò la stazione nel i ." venerdì di marzo^
ancorché non fosse quaresima), riportai
alcuni esempi delle prediche e della visi-
ta della stazione avvenute dopo Pasqua.
Qui aggiungo l'ultimo col n.^y I del Gior-
nale di Roma del 1 856, in cui si dice che
a'28 marzo dopo la predica detta nel pa-
lazzo Valicano dall'attuale predicatore a-
postolico p. Luigi da Trento, il Papa e i
cardinali discesero nella basilica di s. Pie-
tro per la stazione dell'ulti (no venerdì di
marzo. La Pasqua erasi celebrata a'28
dello stesso mese. La predica si ascolta
dal Papa, da'cardinali, da'vescovi, dalla
prelatura e da tutti quelli che hanno luo-
go in cappella pontificia. Nell'istituzione
di tali prediche, slaLilila da Paolo IV^
i3
ic)4 V E i\
l'accesso era pubblico. Però si legge nel-
la prefazione delle Prediche delle nel pa-
lazzo npostolì'io, deilicatead Alessandro
VII, dal p. Oliva gesuita, diventilo pre-
dicatore apostolico nel 1 644> percbè da s.
l'io V l'ullizio fu conferito a' gesuiti, ma
dipoi non esercitato da loro costantemen-
te.» La predica pontifìcia per molli e mol-
li anni essere slata cosa pubblica nel sa-
gro palazzo, come oggi sono pubbliche le
comuni nelle basiliche di Roma. Avvi-
stisi poi i Sommi Pontefici, the dalla ma-
lignità della corte si convertiva l'antido-
to della correzione evangelica in veleno
di salire temerarie, applicandosi dal li vore
degli sfaccendati a diversi ministri incolpa-
bili ed a molti presidenti immacolati, ciò
che il zelo de'sagri oratori detestava ge-
neralmente e proponeva assai più per op-
porsi a'delitli, adinchè non entrassero fra
i primati del cristianesimo,che per abbat-
terli introdotti o per opprimerli regnanti,
serrarono le porle Valicane, né altri vol-
lero per uditori de'precetli ecclesiastici e
della perfezione sacerdotale, fuori di que-
gli stessi,a'cjuali s'indirizzano i documenti
di tanta virtù da chi ragiona". 11 volga-
re ditlerio: Ne di T^cnere e ne di Marie,
non si sposa ne si parie j ci fa conoscere,
che anticamente per l'esatta osservanza
del comandamento della Chiesa ne'lem-
pi vietali, e negli altri o per divozione o
per superstizione, non si celebrava Io Spo-
salizio (Z'^.), ne s'intraprendevano i Viag-
Del / enercPiSanlo ogran T'enerdì, uv\o
e il 2.", o secondo alcuni l'ultimo, del Tri-
duo (/^.) della Sellimana .5'<7«tó (sembra
meglio ritenere com porsi il triduo de'3 ul-
timi giorni delia medesima. giovedijvener-
dì e sabato santo: se poi voglia intendersi il
triduo dell'ufllzio delle tenebre, allora è
giusto il dire che si compone del merco-
ledì , giovedì e venerdì santo , e questo
giorno può qualificarsi 1' ultimo di tale
triduo, ed in cui ne'matlulini delle tene-
bre e nella messa óe Pre.ianlijtcali del
venerdì santo , i cardinali nou readono
V E N
r Ubbidienza al Papa), ragionai in que-
st'ultimo articolo, perchè dicesi in Para-
sceve, riepilogando e in [)iule illustrando
le auliche e le odierne sagre finizioni che
sicelel)rano nel venercFi santo dalla Chie-
sa, ne'cui relativi articoli indicali in corsi-
vo si può conoscere altre nozioni, e il lut-
to d'accordo coli' articolo Cappelle pojf-
TiFiciE, cioè de'paragrafi: Matlutlno(f^.)
delle Tenebre{f^ .)i\e\ giovedì sauto; cap-
pella papale del venerdì santo, messa de'
Presnnlificali ( F ,), sermone d'un minore
conventuale intorno alla Passione e mor-
te dell'Uomo Dio, adorazione della Cro-
ce vera (V.), col canto del Trisagio (f^.),
processione del s. Sepolcro {V. ; di quel-
lo rinnovalo nella cappella Paolina, cioè
del labernacoloourna colla macchina re-
staurala delBernino, riparlai nel volume
LXXXVIll, p. 240), canto del vespero,
tavola de' cardinali (sospesa da Gregorio
XVI nel i83i, in un a quella del pre-
cedente giovedì santo ), matlutino delle
tenebre , e adorazione delle ss. Ptcliquie
maggiori della ss. C/ore,del VoUo San lo,
della s. Lancia (7-'^.) nella basilica Vatica-
na, ov'è la Stazione [oìlvechè nella chie-
sa di s. Croce in Gerusalemme), coir inj
lervento del Papa ede'cardinali. La ca|
pella papale nel palazzo apostolico per
funzioni del venerdì santo, fu detta latini
mente dall'aureo Morcelli: In Sacr.Doi
Poni. Convenlus Palrr.Cardd. adMj
steria adslanle Poni. Max. Nella stes^
Settimana Santa, con altre erudizionij
spiegazioni mistiche e liturgiche, resi te
gione di altre orazioni, ceremonie comi
moveiitissinie e cose riguardanti pure il
venerdì santo; come la sospensione del
suono delle campane e de' campanelli,
e la sostituzione delle tavolozze o cro-
talo di legno (usalo da'primi cristiani in
tempo delle persecuzioni , e lo ricordai
pure nel voi. LXXXIl, p. 289; ma la ci-
tazione del luogo ove ne riparlai di tale
stroniento, nel dello voi. a p. 2»)o, 0011
è il voi. LI V, p. 3 12, ma il voi. LXIV),
per Ghìamare il popolo alla chiesa nelle
VEN
ore della celebrazione dL''J'ivini nfTitl, e
per I.T salutazione angelica e ad un'ora di
notte pel De profundis. Tornai a parla-
re del celeberrimo, armonioso e commo-
vente canto del salmo Miscrere mei Deus
(F.), che meravigliosamente si canta nel-
la pontificia cappella Sistina, nel triduo
dell' Uffìzio della Settimana santa nel
mercoledì, giovedì e venerdì santo, dopo
l'iiflizio delle tenebre, sul quale il eh. can.
Zanelli a p. 343 del Giornale di Roma
del 1 854 ci die un erudito articolo, di cui
mi piace riferire un estratto. II canto del
salmo Misere.re in nessun luogo e in nes-
sun tempo riempie l'anima del credente
di una religiosa tristezza e compimzione,
come in Roma nella cappella Sistina (so-
no da celebrarsi ancora quelli che ma-
gnificamente si cantano dagli esimi! can-
tori della rinomata cappella Giulia della
basilica Vaticana, nel coro di questa in
detto triduo, e composti da diversi mae-
stri de'ffinli eccellenti che vanta la mede-
sima). Questa inspirata preghiera posta in
musica da'piìi grandi maestri, allorquan-
do avviene di udirla cantare nel merco-
ledì, giovedì e venerth santo Aa Cantori
della cappella pontifìcia (^.), profonda-
mente commove e strappa il pianto. Nel-
l'archivio della medesima cappella esisto-
no due grossi volumi pieni della musica
«lei Miserere , che nella cappella Sistina
furono cantati da tempi assai remoti fino
a'dì nostri, i compositori de'quali coll'ar-
te musicale ebbero la potenza d'ottene-
re l'accennato grande effetto colle pateti-
che loro armonie. (L'attuale vescovo di
Perpìgnano mg."^ Olimpio Filippo Ger-
bel di Poligny , il filosofo più religioso
della Francia, definì la mùsica: una tra-
sformazione gloriosa della parola; sia che
tu la senti sotto la forma del canto uma-
no, sia che essa rimanga nello stato di
musica strumentale, come notai nel voi.
LXXlll, p. 23i, riparlando della musi-
ca, e per quella dell' Z7^z/o <^A'//2o, ulte-
riormente in tale articolo). Il i." si è quel-
lodi Coslaozo Festa, scrino sotto il poa-
VEN .9>
tifìcato dì Leone X. Vengono poi quelli
che scrissero in tutto o in parte, quali a
4, quali a 5 o piti voci, Luigi Dentice,
Francesco Guerra, Pier Luigi Palestrina,
Teofilo Gargano di Gallese, Giovanni
Aneiio, Sante Naidini e altri. Essi furo-
no tutti eseguiti nella cappella Sistina; ma
vennero più o meno dimenticati, non o-
stanle i pregi di che ridondano, come o-
pera musicale: e 3 soltanto hanno avuto
la gloria d' essere ogni anno eseguiti,
quindi di trionfare sopra gli altri per l'ef-
fetto meraviglioso che ottengono, e sono
quelli scritti da Gregorio Allegri roma-
no, da Tommaso Bai di Crevalcore nel
territorio bolognese, e da Giuseppe Cai-
ni romano. L'Allegri nel 1629 da Ur-
bano Vili fu aggregalo nella cappella
pontificia, di cui poi divenne direttore e
morì nel 1 652 colla ben meritala ripu-
tazione di srrande maestro. La sua sinso-
lare celebrità è fondata specialmente std
Miserere da lui composto per la cappella
pontifìcia. Esso è a due cori, unodi 4 vo-
ci e l'altro di 5, che cantali alternativa-
nieiile si riuniscono io un solo nell'ulti-
mo versetto. La [.''volta che venne ese-
guito da'cantori della cappella produsse
lìn cflelto che mai il più grande, e fece di-
menticare i precedenti. Fu creduto vinto
lostessoPalestrina, un degno discepolodel
quale era stato maestro all'Allegri. Que-
sto però nell'esecuzione ripetuta della
sua bell'opera, vide i difetti che vi regna-
vano e lutti li corresse. In questa com-
posizione traspare tutta la scuola del som-
mo Paleslrina; e in fatto come ne'canli
di questo maestro vi sono impiegate le
modulazioni, il giro delle frasi, l'impiego
delle dissonanze, le formole finali e il dia-
logo delle voci : vi si trova la stessa dol-
cezza e la stessa armonia. Non si può chia-
mare l'opera dell'Allegri una servile imi-
tazione : le rassomiglianze in qualche mo-
do materiali delle disposizioni vocali so-
no portale dallo stile che deve regnare
in questo genere di musica : nel Misere-
rc dell'Allegri vi ha sempre uioltodi nuo-
196 VEN
vo, vi ha iinn specie di espressione più
fortemente accentala, vi ha certa aspira-
zione all' adetto, che non Cu lo scopo del
Palestrina. Nel sainno dell'Allegri regna
una grande abilità nella disposizione de'
due cori: 1' essere uno a 4 ^^'ci e l'altro
a 5 rompe la monotonia, che risulta dal
bilanciarsi uniforme di due forze eguali ;
\\ regna altresì una specie di artificio di
luce, laonde direbbesi che l'orecchio ve-
de, e che scorge le sensazioni dell'ombre
e de'chiari. La riunione de'duecori nel-
r ultimo versetto, come dissi, produce il
più sorprendente effetto. Questo saUiio
dell' Allegri rivestito con sì soavi note
musicali, poscia e anche in alcune cose
abbellito da' cantorie compositori della
cappella, i quali vi aggiunsero lutlociò
che giudicarono conveniente a renderne
più mirabile l'esecuzione; cpiesto salmo
dico, fu trovato di tale merito, che giu-
dicossi bene eseguirlo ogni anno ne'gior-
Ili triduani e maggiori della settimana
santa, consagrati a rinnovare la lugubre
commemorazione della Passione e della
morte del Redentore di lutti. Ma questo
vanto di poi si divise col jMiserere del
Bai. Tale insigne maestro, cantore della
cappella papale, di essa divenne maestro
nel 1713 per anzianità e virtù, ma do-
po un anno passò agli eterni riposi. Fi-
no a luì da I 3 Misereve erano stati scrit-
ti per essere cantati nel detto triduo del-
l'uffizio delle tenebre, ma il solo d'Alle-
gri avea riunito tult'i suff'ragi d'un secolo.
Il Bai a eccitamento e preghiera del col-
legio de'pontificii cantori fece il nuovo,
i cui versetti sono scritti alternativamen-
te a 4 'oci ed a 5, eccettuato 1' ultimo
eh' è di 8. Egli seguì presso a poco il
piano dell'Allegri, introducendovi qual-
che ben conosciuta modificazione; e l'o-
pera per la sua semplicità congiunta ad
uno side elevalo e sublitne fu trovata sì
bella, che venne stabilito fosse ogni anno
eseguito alla cappella Sistina col Miscrere
dell'Allegri. Ciò si continuò fino al 1768,
epoca iu cui i'u teulalo uu uuuvo lUisere-
VE N
re dal Fortini, ma nell' anno seguente si
fece ritorno a quello di Bai. JNel i 77G si
volle eseguire un lìIiscreretW Fas(|uule l'i-
sari ; ma ebbe la sorte medesima di quello
ilei Fortini. D'allora in poi venne sem-
pre eseguito il Misererà di liai, unita-
niente a quello dell'Allegri, cantandosi
alternativamente un versetto dell'uno e
dell'altro. Tra'tanli e valenti maestri che
furono preposti a* cantori della cappella
pontificia, ebbe la gloria di succedere
3.° all'Allegri e al Bai, nello scrivere uu
nuovo Misercrc (:he fosse ogni anno ese-
guito alla Sistina, nig."^ Giuseppe Baini
nato in Roma nel 1776) discepolo del
proprio zio valente compositore, e del Ja-
iiacconi suo atnico. Perito nel contrappun-
to, divenuto cantore della cappella pon-
tificia si distinse per la sua bella voce di
basso e per la sua profonda cognizione
nel canto piano e nella Musica sagra
(nel quale articolo tornai a celebrarlo :
egli fu uno de' 3 idonei e dotti revisori
benigni del mio vasto e grave articolo
Cappelle Pontificii!,Cardinalizie e Pre-
latizie, e lo dichiarai nella prefazione
dell'edizione a parte, tosto esaurita, che
con questi tipi pubblicai nel i84isenel
voi. LXIV, p. 307). Divenuto direttore
dei collegio de' cantori pontificii, salì ìa
molta rinomanza perle varie opere pub-
blicate, ed anch'egli come l'Allegri, spe-
cialmente pel suo Miserere composto
d'ordine di Pio VII. Esso è a io vociJ
e fatto sulle tracce di quello degli altril
due, che hanno la gloria d'essere canta-
ti ogni anno. Fu eseguito lai. 'volta nelJ
182 t, e anche di presente si eseguisce, el
sempre produce un mirabile effetto, spe-
cialmente ne' versetti i.°e 7.° I Misere'
re de' maestri Allegri, Bai e Baini hau-j
no acquistato giustamente una celebritàJ
in tutto il mondo, perchè ogni straiiieroj
che gli ha uditi alla cappella Sistina, n'èj
rimasto rapito; eppure essi sono semplicll
e ili facile composizione (s' intende senza]
accompagno di strumenti vietati nella
cappella papale, come ripelulauieate uv-
VEN VEN 197
vcrlii a* suoi luoghi). Il njira!)ile efTelto » Quantunque pubblicali, e quindi spar-
<lje [)io(lucono si deve alla maestria dei si dapperlullo i Misercre dell' Allegri e
canloi ideila cappella pontificia, i quali del Bai, per essere conamossi, rapiti a'soa-
sia per tiii artifizio tradizionale, siaper al- vi sentimenti della tristezza cristiana, bi-
tro il sanno eseguire in modoche ogni voi- sogna ascoltarli alla cappella Sistina; qui
ta che avviene di udirli I' anima è rapita soltanto producono il loro meraviglioso
in un'estasi religiosa, e tale che ninno può elFetto ; e sebbene ripetuti ogni anno col
bene esprimere. Sebbene i Mistrere tratti cantarsi alternalivamente un versettodel-
dìiir archivio romano, furono contali al- l'Allegri e un altro del Dai, sono sempre
Iroveda valentissimi cantori nelle cappel- nuovi, sempre ammirabili, sempresubli-
le imperiali e reali, non produssero egua- mi. E il Baini ha potuto col ma Mise r ere,
le elFetto; mancarono di quel prestigio, cb'èstato 1' ultimo scritto per la cappella
che hanno gli uditi in Roma nella Sisti' pontificia, dividere la gloria con questi
iia.onde si crederono falsati. In vece, ser- due grandi maestri, e col suo ^fiscrerc
vi a confermare il divieto di eslrarre destare que' religiosi sentimenti e quella
musica dal prezioso archivio della cap- commozione che valgono a desiare quel-
pella pontificia. Tuttavia ciò non valse li dell'Allegri e del Bai". Riferisce il G/or-
ad impedire che i iWsererc dell' Allegri naie di RoinaóeìiS55, che nel mercole-
e del Bai fossero pubblicali colle stampe, dì santo nella cappella Sistina si cantò il
Felice de Paìi di Terlizzi, poi vescovo Mistrere di Baini , e nel giovedì santo
(li Tropea dal 1731 al 1783 inclusive, quello di Allegri e Bai a due cori. Nel ve-
desiderando di aver questa musica del- nerdì santo si cantò il Miserere, non più
l'Allegri, in tempo de' 3 mattutini della sulle note del Baini e dell'Allegri, ma su
settiuuina santa porlossialla cappella Si- quelle del giovane maestro ab. Domeni-
slina, e al solo udirne il Miserere potè co Muslafà cantore della cappella ponti-
Irascri vello. Ma al suo divulgare accorse fìcia, che seppe mostrare la sua valentia
anche il grande maestro Mozart, che ap- in quel genere di musica, che rende in
pena compili tre lustri, neh 77 I udita la I.' tutto il mondo rinomata la papale cap-
volla la musica dell' Allegri nel giovedì pella; ed è una sua bella gloria il poter
saiito,di subito corse a casa per racconian- arricchirne l'archivio di sue composizio-
dare allo scritto quanto avea ritenuto a ni. Il medesimo G/or«^/e del 1 856 regi-
rncmoria. Il venerdì santo colle note cui a- strò, che nel mercoledi e giovedì santo fu
\ea scritto ascose entro il cappello ritornò cantato il /I//*erere de'Iodati maestri, co-
ad udire il salmo, e rettificò gli errori com- me nel 1 855. Nel venerdì santo poi fu can-
inessi, aggiungendo quanto gli era sfug- tato (|uello a 5 voci concertato, pregevo-
gito, e correggendo le prove fatte di sua le lavoro dell'ab. Mustafà.chefelicemen-
inemoria. All'indomani egli eseguì in un te camminando sulle tracce del grande
concerto quantoavea ingegnosamenle ru- Palestrina, sempre più accresce vanto al
l)alo,e Uouia perdonò al genio del giova- tanto rinomato collegio de' cantori della
ne alemanno quel rubauiento : Clecnente cappella pontificia, a cui egli appartiene.
XIV volle vedere Mozart, e di buona vo- Notò inoltre, che tale Miserere eseguilo
glia r assolse dal fatto in Vaticano. Da lui." volta nel 1 855, e quantunque aves-
cjuel momento il Miserere di Mozart di- se incontrata la comune approvazione,
venne di pubblica ragione, stampandosi 1' autore giudicò farvi delle variazioni
nell'islesso anno dal d/ Burnay a Lon- col mettere a dolce e grave concerto al-
di a, e poi a Parigi nel 1810 da Chorou cuui versetti, ch^erano a pieno coro, ed
nella sua raccolta di musica sagra. Iixpie- in falli l'elFetto fu migliore. 11 Giornale
sia fu pubblicato auche il Misererò di Bai. di Houia del 1 8 57 auuuuciò, che il lìJisc-
igS VEN
/Tre fu cantalo nella cappella Sistina, nel
mercoledì santodi Baini,nel giovetri san-
to di Allegri e Baini, e nel venerdì san-
to a 5 voci dell'ab. Mustafà. Altrettanto
pubblicò nel i858. Il Miserert cantato
uella cappella Sistina in mezzo a un pro-
fondo silenzio, e udito col più grande rac-
coglimento, sempre desta quelle inespri-
mibili e soavi sensazioni proprie dell'ope-
1 e dettate dal genio e dalia fede. Gli stra-
nieri cbe vi accorrono da varie parti di
Europa e anclie d' America, raccolti in
folla nella detta maestosa cappella e nel-
la propinqua e ampia sala regia, pel loro
numero ambedue riescono anguste e le
fanno desiderare più vaste. Le sublimi e
iniponenti ceremonie, e i n)esti riti della
Chiesa, accompagnati dalle melodie de'
flebilìcanti,esprìmenti il doloredellaChie-
ka,si riferiscono a'più grandi misteri di no-
stra s. Keligìone e rammentano la Passio-
ne dolorosa dì Cristo, perciò non sono
mai abbastanza celebrate, precipuamen-
te quelle tenere e lugubri del venerdì san-
to. Queste ricordano ad ogni credente il
memorabile giorno anniversario, or sono
XlXsecoli, nel quale sul Calvario moren-
do il Salvatore per amore dell'utnanità,
compì il più umiliante, il più grande e il
più sublime sagriflzio ; e gli uomini vi
consumarono il più orrendo Deicidio, il
più grande delitto,crocefiggendo il Figlio
di Dio. Ma la Croce da segno d'ignominia
divenne ed è presso tutti i credenti sim-
bolo glorioso di nostra avventurosa re-
denzione. In questo giorno ciascun cre-
dente si deve sentire trasportato a profon-
damente meditare il commoventissimo
avvenìmenlo,e deve esser compreso di re-
ligiosa e salutare tristezza; imperocché la
morie del Redentore dell'anime nostre,
per annullar la pena dell'umane iniqui-
tà attrae in questo tanto memorabile
giorno tutta l'attenzione de'fedeli e rav-
viva tutta la loro pietà. Tultociò princi-
palmente avviene in Roma capitale dei
mondo cattolico nella sterminata molti-
tudiae di gente ilaliaaa e slraaieia; e gli
VEN
stessi acattolici nell'animo ne ricevono ta-
le un'impressione, la quale non così pre-
sto si cancella. Le sublimi e commoventi
ceremonie religiose dellaseltimanii santo,
cominciale cogli llosanna, proseguile co*
treni e Lamentazioni (\\ Geremia, si com-
piono coW/illeluja. Nel venerdì santo gli
antichi cristiani, in venerazione di esso,
si astenevano non solo dalla carne, ma pu-
re da'pesci e da ogni altro cibo n ni ma lo,
mangiando solauìente cose secche; come
i greci e altri cristiani d'oriente, molli de'
quali non gustano verun cibo sino al sa-
bato sera, ed altri mangiano poco pane
con sale, assenzio e cose simili. 1 greci ed
i Ialini in molle provincie si astenevano
dal lavoro, benché non fosse ciò di obbli-
go, ma per semplice divozione. Era pe-
rò giorno di precetto in Inghilterra nel
XIll secolo; fu soltanto verso la metà del
secolo XVI ridotto a mezza fesla, termi-
nando a mezzodì, dopo il servizio divi-
no. Fu l'imperatore Costantino I, che per
la gran venerazione de'fedeli verso il ve-
nerdì santo, ordinò se ne celebrasse la
festa, e negli altri la suddetta cessazio-
ne da ogni aifare. In questo giorno e ne-
gli altri della settimana santa, il popolo
romano ne' primi secoli si esercitava in
molti atti di fervorosa pietà, visitando a
piedi scalzi i cimiteri de'martiri e gli al -
tri luoghi santi di Roma, pie pratiche che
duravano nel pontificato dì Pasquale II,
e lo riferiscono Baronio all'annoi i 1 5 (se-
condo il narralo dal medesimo all'anno
io56, da'romili e monaci di s. Pier Da-
miani si cominciò" a osservare la prati-
ca, accettata poi dalla Chiesa universale,
di celebrare nel venerdì la memoria del-
la Passione del Signore col Sagrifizio, an-
che col digiuno, cui fu aggiunta la disci-
plinnj avvertendo però eh' è antichissi-
mo il rito di non offrirsi il sagri Ozio nel
venerdì santo, poiché nel concilio di To«
ledo del 69 3 se ne ha la conferma), Do*
sio e Severano. 11 Garampi nelle Memo-
rie ecclesiastiche riporta varie tcslimo^
tiianze del culto cui quale iu modo spu<
V EN
ciale il vencrcVi santo era veneralo, sia
C(tii |)iocessioiii, sia con lappreseiilazioiii
espriiiieiiti l'iicerbissiuia l'assione di Cri-
sto, sia tli penitenze, sia ili discipline e
lliiv^eli.izumi, le rpiali convertile poi in a-
biisi, la Chiesa dovette vietare. Di tolto
in molti luoghi ne ragionai, e Iniìgo sa-
rebbe il ricordarli. I Papi in osse(piio di
questo giorno alle comuni là de' luoghi
dillo sialo poiitilìcio.a'soilalizi e altri luo-
ghi pii, concessero nuilli privilegi, come
la liberazione de' condaimali all'eslre-
o>o supplizio o al carcere ; ma l'abuso
che in seguilo se ne fece , mosse l*io IV
ad emanare la bolla Ddiii ad solttanì,LÌt:'
I 4 dicen>I)re 1 56^^, Bull, lìoni. t. 4, p*»'-
2, p. 209: lievocatio ctijiLscumque. privi-
Ics'i, CotìiinunUntibn< , Confrnitrnitad-
bus ci (ìliif qiiibufìcuniqite, cliain locispus
concrxiì, hoinicidmn in die f^encris San
cofani idio tempore e carceribns liberati-
di, ri reservalio cjmtmodi graliae con-
sulto Ponti (ice ab ejus offìciaLbus de ce-
irro concedendne. Anche altri sovrani
in cpieslo sanlo gi<irno liberavano dalla
pena capitale i condannali ad essa. Si
legge ne' giornali di Madrid dell' aprile
i853, che la regina di Spagna Isabella
il, seguendo il pio cosluuie de' suoi pre-
decessori, durante 1' atto solenne dell a-
dorazi(jne della Croce, liberò dalla pena
ili nmde alcuni individui, ch'erano stali
condannali per omicidio. Di alcuni riti
antichi ilei venerdì santo fa ricordo il Zac-
caria, Storia letteraria d'Italia, t. 3, p.
161, fra'cpiali nella Chiesa romana la co-
munione del popolo; il (piale rito in mol-
te chiese lungamente durò, ma presso la
Chiesa romana era già in disuso alcun tem-
po innanzi 1' Amalario. Questo cardinale
si crede morto nell'846. il Magri nella
Notizia de\'Ocaboli ecclesiastici, in quel-
lo di Parascae, oss'\iì venerdì sanlo, det-
to anche Ante Sabbatuin e Coena pura,
riporta diversi antichi riti usali in que-
sto sagralissimo giorno; notando la Ira-
blazione della festa della ss. Annunziata,
se cade nel uicdcsiuio gioruo, di che ri-
VEW ,99
parlai nel voi. LXI V,p. 3 ig, dicendo pu-
re di quella di s. Giuseppe. Avverte, che
la congregazione de' vescovi a' 22 inai'zo
1596 tolse r abuso di portare il ss. Sa-
graniento in processione nel venerdì san-
to. Appresso Tertulliano, Parasceve al-
cune volte signiiìca il sabato , per essere
presso i cristiani lai giorno la prepara-
zione della domenica, mentre noi lo to-
gliemmo dagli ebrei che nel venerdì pre-
paravano le vivande pel seguente sabato.
Tale nome fu imposto a s. Venera o Ve-
neranda verginee martire , perchè nac-
que nel giorno di Parasceve o venerdì
sanlo, la cui festa celebrasi da'latini a'i4
novembre, e da'greci a'26 luglio, per cui
erroneamente dal volgo fu confusa e cre-
duta la stessa che s. Anna, di cui celebria-
mo la festa in tal giorno, mentre di s. Ve-
nera il Magri lesse le proprie lezioni in un
antico breviario. Nell'Ordine romano si
fa menzione d'una misteriosissima cere-
luonia , che si faceva nel venerdì sanlo
mentre si pronunziavano le parole del
Passio: Parlili sunt veslimenla niea, con
allusione alla Tonaca o Tanica (^'!)del
Signore. Due diaconi strappavano la To'
vaglia [r.) dell'altare, lasciandolo ignu-
do, sopra del quale poi si consumava la
ss. Eucaristia portala dal sepolcro. Quan-
to a'rili deW Uffizio Ambrosiano [P^.) pel
venerdì sanlo, che si osservano di presen-
te nella chiesa di Milano nel venerdì san-
to,ecco quanto descri ve il Fumagalli, Ah-
tichilà longobardiche milanesi , dissert.
23. E prescritto di cantarsi due lezioni
d'Isaia, dopo l'ora di terza, co' versetti,
responsorii eorazione.Dopolelezioni,can-
ta il diacono la 2.^ parte della Passionese-
condo s. Malleo, cominciando dalle paro-
le: Manefaclo. .-Vllorchè arriva egli a quel -
le : Eritisil spiritimi , tosto si estinguono
tulli i lumi della chiesa e due suddiaco-
ni ne spogliano gli altari, uè più si suo-
nano le campirne sino al seguente giorno,
adoperandosi il crotalo di legno, come ri-
levai nel voi. LXIV, p. 319. Qui pure
cessa il Domitms vobiscuin, u il Deus in
200 V E N
(UÌjutorhim nell'ore canoniche, soslilnen-
dosi in ambedue i casi il '^. Bcncdictus
Deits,guii'ivket regnai in saecula sae-
culoruni. IJ». Amen. Rccitnnsi nel coro le
Die dì sesta e nona; quindi sì passa in sa»
gieslìa, ove sopra un cuscìnosta prepara-
ta una Crocejed essendosi sulla medesima
pronunziale alcune orazioni , viene presa
nella stessa posizione da due diaconi, i qua-
li s'incamminano poi verso la chiesa per
l'adorazione. Si eseguisce questa a un di
presso come si usa secondo il rito roma-
no, se non che invece de' cos\ detti Ini-
properii (^f^.)^ si canta il salmo: Beati ini-
maculali, inserendovisi ad ogni versetto
V i\tìÌ\ioi\n: /4 cloranms Cnicem Inani. Ora
dopo r orazione due suddiaconi ripongo-
no la Croce coricata sulla mensa dell'al-
iare, chiudendo la funzione con un'orar
zione recitata dal sacerdote; ma secondo
l'antico rito ambrosiano i suddiaconi la
dovcano riportare in sagrestia, cantandoi-
si ranlifona: Laudarnus te Chrisle, e re-
citandosi in seguitoalcune orazioni. Aven-
do ivi l'arcivescovo con lutto il clero rin-
novata l'adorazione della Croce, soggiun-
ge Beroldo espositore de' riti del secolo
XI ! •.Archiepiscopus comniiinical se in se-
crelario anni omnihiis praeshyleris et dia-
conis et .■iubdiaconis. Questa comunione
fuori del sagrifizio nella sagrestia si sarà
falla col pane e vino consagrati nel gior-
1)0 antecedente. Non avendo Beroldo in-r
dicalo che vi si accostassero i laiqi e chie-
rici minori, con vien dire che ne fosse par-
tecipe il solo clero maggiore. Per dar co-
niotlo anche al popolo di adorar la Cro-
ce, i custodi la doveano portare a tal ef-
fetto nel mezzo della chiesa, cantando nel-
la suocennata maniera il medesimo salmo
colla medesima antifona. Poi doveano es-
si lavare con gran riverenza il coro della
chiesa jemale; per cui l' arcivescovo ap-
prestava loro un onoi ifico pranzo. L'espo-
sizione della Croce al popolo si eseguisce
pnclie oggidì, ma senza veruna ceremo-
nia. Uilorna di nuovo d'accordo il mo-
derno coU'unlipo rito uell'uffiziaUua che
VE N
segue. Cioè un lettore canta una lezione
di Daniele, il quale lettore essendo arri-
valo alle parole : Ambutabant in medio
ilamniae landnnles Denm,et benedicen-
tt.s Domino, tosto il maestro delle scuole
sull'ambone canta solo ili." versetto del
cantico: Tiinc hi tres , ripigliandone in-
sieme con altri chierici gli allrì versetti,»
cui si risponde Anìen. Riassume poi il
suddetto maestro da solo l'ultimo verset-
to: Quoniam eripuil noi, al quale rispon-
de il coro: Confiteniìni Domino quo-
niam bonus , quoniam in saeculum mi-
sericordia e/'us. Altra lezione dì Daniele,
dopo la quale altro lettore canta due ver-
setti del salmo 128. Uu diacono poi in
dahnalica di colore rosso canta in basso
tuono un'altra piccola porzione della Pas-
sione secondo S.Matteo: Cani se ro factum
esset. Seguono i vesperi come si hanno nel
breviario, terminati i quali, Beroldo i so-
lenni accenna: Arcliipresbyier dicit so-
lemnes .super aiìiboncni a parte dcxtra
chori. Presbiteri vero vicissim dicunt 0-
ralionem archiepiscopo sempsr Jacenle
ante aliare. Qvteslì solenni non altro era-
no che quelle orazioni che nella slessa gior-
nata di Parasceve si recitano secondo il
rito romano con quelle sole circostanze di
più dallo slesso scrittore indicate. Osser-
va il Magri. Nella chiesa Ambrosiana si
spogliano gli altari pure nel venerdì san-
to, nel qual giorno tulli gli apparali so-
no dì color sanguigno ; subilo dunque
letta la morte del Salvatore nel Pas-
sio si spogliano gli altari, il che cagicd
na grandissima compunzione nel popcl
lo. Parlando della Tovaglia e della sua
remozione dall' altare, cogli ornamenti
del medesimo, dissi altre erudizioni sul-
la Lavanda dell'Altare {F'.), anche col
Magri, il quale dice eseguirsi in alcu-
ne chiese il giovedì santo, in altre nel
venerdì santo, con vino e acqua in me-
moria del sangue e acqua usciti dal sa-i
grosanto costalo del Salvatore; e perciò
slimare Roberto migliore il rito di <|uelle!
chitise nelle qui^li si fa tale lavauda uaj
V E N YEN 201
vrneriri santo. Delle tavolozze o crotalo gramenlo non si suoni il catnpanello al
di legno che si usa per chiamare col suo Snnrtits, uè all'elevazione cleirOsliaecIel
suono o strepito lugubre il popolo olla Calice; poiché iuloperandosi questo suono
chiesa, per la salutazione angelica, e per per richiamare ralteiizionetle't'edeli, una
lu recita del De profundis ad un' ora di tal causa cessa dinante l'esposizione, giac-
iiotte, dopo il mesto silenzio delle Cam- che si suppone che tulli stianolo conleuT
pane, e la sospensione del suono del Cam- plazione del Sagiainento dell' aliare. Or
panello {f), scrisse anche l' al). Diclich questa ragione nulla conclude pel caso
nostro, poiché nonvi èil Siigraineutoe-
sposto mentre dicesi il Sanctus, si fa 1* e-
levazione e la processione; né tampoco ciò
si verifica nel venerdì santo. Poiché l' /-
nel Dizionario sagro-lilurgico, che non
8Ì deve poi usare né al Sanctus, ne al-
l' elevazione del ss. iiagrainento, e nem-
M»eiio a'I'odierna e seguente processione.
(È notissimo, che nel giovedì santo, detto slruzioneClementina non parla della mes-
il Gloria in exccLsis Deo, il suonano le sa solenne, com'è la messa prò Pace che
campane, come si suonano gli Organi Ci- .si canta in Roma nel 2.° giorno delle Q«a-
no al termine di detto inno, e poi non più
lino al sabato santo, nel quale all'inluo-
narsi dello stesso Gloria in excelsis Deo,
subito si suonano le can)pane, i campa-
ranlore[V.), in altro altare; e mollo me-
no parla della messa solenne che si cantas-
se nello slesso altare dell'Esposizione, co-
me succede nella messa di Kiposizioue
nclli e gli organi. Però nel giovedì san- prescritta dalla stessa /.s//Hs/ofie C/ewie/t-
lo il l'epa dopo avere portalo proces-
sionalnienlee riposto nel sepolcro il ss.Sa-
gramenlo nella ponlilicia cappella Pao-
lina, passa nella contigua gran loggia
Vaticana a compartire la solenne bene-
dizione, per la quale soltanto, prima e
dopo suonano a festa tutte le campane
della basilica di s. Pietro). Ma il can. Fer-
rigni Pisone nel Supplimento al Dizio-
nario medesimo, nell' articolo Giovedì
santo, esaminando la proposizione e gli
lina. Al contrario in questo triduo della
settimana santa,cessato il suono delle cam-
pane e de' campanelli, invece dell' une e
degli altri si adopera V islrumenlo di le-
gno del lo crotalo. Quindi se al Sanctus td
all' elevazione ilei Sagramento la rubrica
generale del messale prescrive che si suoni
il campanello, pulsai campanulata, ra-
gionevolmente si conclude che tanto al
Sanctus della messa de! giovedì santo,
(luanto all'elevazione del Sasramenlo nel
autori sui quali è appoggiata, riferisce giovedì e venerdì santo debba suonarsi il
quella del iMerali, il quale aderendo al si<
lenzio del crotalo al Sanctus e all' eleva-
zione della messa, pur tuttavolta espone
la controversia esistente fra'rubricisti su
questo punto, citando diversi autori. Pve-
cu altresì la ragione che adducono gli scrit-
tori della sentenza alfermaliva, cioè che lo
strepito del crotalo serve a richiamare a'
divini misteri l'attenzione de'fedeli,i quali
facilmente possono esser disvagali e però
hanno bisogno di lai richiamo L'unica ra-
gione dalla quale il Merati é indolloa se-
guire il sentimento contrario, si è che la
pontitìcia Istruzione Clementina col§ 10
stabilisce , che celebrandosi le messe nel
tempo e dur^ule resposizione del ^s< Sa-
crotalo (altrettanto si pr.'itica nelle chie-
se di Roma; non però nella capfiella pon->
liflcia , ove non si usa suonare il campa-
nello). Il memoriale Rituuni stampalo
d'ordine di Benedelto XIII per le chiese
minori , fra le cose che prescrive doversi
preparare nel giovedì santo vicino alla
credenza, nomina il Crotaluin prò signo,
Salulationis Angelicae,e non trovando-,
siche ne proibisca espiessauienleil suona
al iS««c/«5, all'elevazione eil alla proces-»
sione, Se il crotalo non dovesse suonarsi
in tali azioni, inutilmente il Me ma ri ale Ri*
tuuni lo avrebbe fatto preparare presso la,
credenza, dovendo piuttosto pel solo ca^a
dt:IU Sukiluzioae angelica prepararsi i''^
aoa V E N V E N
sagiesliaoallrove. Qiiiiuliilcan. Ferrigni la leiuluiio lodevole, l'oioliè è cosn con-
Pisone nomina gli autori die sostengo- veniente che cessino i iV/7^'/v2»i6'/a/rt/t (^.)
no doversi suonare il crotalo al Sanctus, nel tritino della settimana santa, in cui
oli' eleva/ione e alla processione, e quelli cessa ramminislrazione di tutti i Sa-
che r hanno impugnato. Anzi il JVlerati è''Viw2e«f/, purché non lo esiga una. qual-
niedesiniopnilandodel venerdì santo.ap. che necessità, e»>>endo senza rpiesta ra-
prova clie in (piesto giorno all'elevazione gione proibito d'amnii nislrare il Balle-
si suoni il crotalo, ed attesta che si fa ex si/no, la Cresima e V Eucaristìa (agl'in-
comnmiii praxi BasiUcarum Urbi'fj e\e leruii in pericolo di morte si porta il s.
ragioni che ne «là e surriferite, convengo- /'//^/c'o nelle solite forme, vestito il sacer-
iio pure pel Stinclus del giovedì sauto, ed dote con stola e umerale bianco, del qual
all'elevazione sì del giovedì che del vener- colore è il baldacchino. Soltanto invece
dì santo. Tutlavolta crede il can. Ferri- del campanello si usa il crotalo, le preci
gni l'isone, «loversi estendere il suono ilei c'iconsicon voce bassa, e si tralascia ilcan-
crolalo tanto nella processione dei giovedì to ilei Te Deitin), ed essendo vietato di
santo, quanto in (|uella del venerdì santo celebrare gli tV/;o.J////z/ (riconosce il ve-
fra r una e l'altra delle strofe dell'inno scovo Uroiizuoli neW Istituzioni Cattoli-
che vi sì canta, per le ragioni che ripor- che, il divieto d'astenersi dal celebrare la
In , che in simili processioni col Sagra- solennità delle nozze, dalla i ,^ tiomenica
iisenlo debbono suonar lecampane. Con- dell'Avvento fino all'Epifania, e dal gior-
cludc, che nel triilno della settimana san- no delle Ceneri fino air8.' di Pasqua io-
ta il crotalo adoperandosi invece del suo- elusive; ma supposto ragionevoli motivi,
no delle campane e de' campanelli, con non vi è divieto in alcun giorno dell'an-
ogni ragione si deve praticare lo strepito no. Ed io conosco un caso di matrimonio
del crotalo di legno sì nella processione celebrato nel venerdì santo in Pioma, a
del giovedì santo e sì in quella del vener- mio lempo);giacchè i sagramenti della Pe-
dì santo, e giustamente l'approva il Te- nitcnzne i\A\' Estreina Z7«ZiO/je suppon-
iamo , per eccitare il popolo ad luclu>n gono una spirituale necessità cui si debba
tiìitiliatiiqiie devolam. Passa il can. Fer- prestare soccorso. Fra le rag onide'rubri-
lii^ni Pisiine a ragionare, sull'uso ripro- cisti sostenitori del non doversi togliere
vato dall'ab. Diclich,che vi è nelle chiese dallechiese l'acqua benedetta nel giovedì
di levar V Acqua santa da' Pili (F.) del- e venerdì sauto dalle chiese, adducono la
le medesime, come anche dalle sagrestie, disposizione di Papa s. Alessandro I: A-
nel giovedì santo, messo che si è il Sagra- qua liencdicta, sale admixta, perpetuo in
mento nel monumento detto sepolcro, e Ecclesia a ssen>etur. Tale ragione la qua-
così farli star vuoti eziandio nel venerdì lifica debole, giacché un triduo che si ri-
santo sino alla mattina del seguente sa- duce a un giorno e mezzo, non interrom-
baio. Pertanto presa ad esaminare Topi- pe la morale perpetuità. Altra ragione è
ninne contraria alla universale consue- quella; Che le rubriche del Rituale roma-
Indine massime in Italia, di togliere cioè no prescrivono l'aspersione di detta acqua
l'acqua santa da'pili delle chiese, la chia- benedetta agl'iofermij a' quali si nmmi-
ITia lodevole e legittima, confutando le nistra la ss. Eucaristia, o il sagramento
ragioni per cui alcuni rubricisti, segui- dell'Estrema Unzione, nonché sopra lea-
li dall' ab..Diclich, cercarono di appog- da^eri de'defunli; e non fanno alcuna ec-
giare la conservazione dell' ac(jua san- cezione di questi gioì ni. A questa ragio-
ta ne' medesimi pili. Sostiene che non ne risponde il can. Ferrigni Pisone, che
tnancano ragioni mistiche e simboliche si può conservar l'acqua santa in un va-
che convalidano silFalla consuetudine, e so proprio e decente in sagrestia per lut-
V E W
lociò die può occorrere. Alla 3." ragione
die arreca l'ab. Diclicli: Che le i ubi ìclie
del messale rotiinnonel sabato santo sup-
pongono che vi sia rucc]ua benedetta, in
quel giorno e perciò r»e' due precedenti,
e non si dice che se ne fàccia la benedi-
zione. Risponde il can. Ferrigni Risone,
con quanto disse sulla 2.^ obbiezione; seb-
bene in multe chiese ài costuma che nel-
la mattina del sabato santo prima della
benedizione del fuoco , si fa in sagrestia
la nuova acqua benedetta, perchè il Ui-
luale romano dice potersi fare sempre
che si vuole; specialmente nellechiese non
parrocchiali , dove non è necessario che
si conservi l'acqua benedetta pegl'infermi
e pe' cadaveri, sarà bene che sj faccia la
Lcnedizionedella nuova acqua nel sabato
santo mattina. Stringe il suo dire dichia-
rando, che le ragioni dell'ab. Diclich e di
alcuni altri rubricisti, non valgono a/l im-
pugnare un'antica, estesa, autentica e lo-
devole consuetudine, qual è quella uni-
versalmente ricevuta, cioè che si levi l'ac-
qua benedetta da'pili della chiesa e della
sagrestia durante il giovedì e venerdì san-
ie, osservata dalla Chiesjn'òmana e per-
ciò uso autorizzato dal Papa slesso e da'
cardinali. In questi ultimi sensi ne tenni
]>reveproposito,dichiarando i motivi del-
la remozione nel voi. LXI V, p. 3 1 6 e 3 i 7.
Finalmente, avendo l'ab. Diclich dichia-
rato nell'articolo VenercCi santo, la Cro-
ce dover esser coperta con f''elo nero, ci-
tando il Gavanto (dopo avere detto nel-
l'articolo Gio^'edì sanlo,c\\Q la Croce del-
l'attaredovendo nella mattina esser coper-
ta di f l'Io bianco, e nella cappella ponti-
fìcia con sin)ile velo bianco è pure coper-
to il quadro d'arazzo, pel decreto de's. Ri-
ti che io riprodussi in tale articolo, coni-
pili i vesperi e procedendo il celebrante
allo spoglio del medesimo , si copre eoa
aitilo velo di color paonazzo , e si torna
con simile velo a coprire l'arazzo). Osser-
va il can. Ferrigni Pisene, che impugna-
no l'opinione del Guvarito,il Bauldry, il
Turriuo e il Melali , i quali sustetigono
V 1: N 2o3
che il color del velo che copre la Ciocu
nel venerdì santo deve esser violaceo os«
sia paonazzo, e quesl' ultima opinione e
la pili comunemente ricevuta. Noudiuie-
nocoiiviene.cheilsenlimeutodel Gavan-
to può adottarsi, dove tale sia la consue-
tudine, come si usa anche nella Cappel-
la pontifìcia Ciiì dal 2.° mattutino dulie
tenebre, che si dice nel giovedì santo al
giorno, ed aneli' io ciò descrissi in queU
l'articolo, notaiulo che al quadro dell'al-
tare tolto il velo bianco si rimette il pao-
nazzo. (Nel voi. XXXIX, p. 76, dissi al-
(|uanle parole sull' opera e sul supple-
mento de'dolli liturgici Diclich e Ferri-
gni, e de'sarcasmi di questo contro l'ope-
ra dell'allro, nel rilerire le sue principali
lagnanze sulle diverse edizioni fatte fuori
di Venezia del Dizionario liturgico. Pe-
rò ad onore ti' ambedue debbo qui di-
chiarare, anche per prolesta, che le rife-
rite opinioni del eh. Ferrigni non inten-
do servino di censura contro il eh. Di-
clich, che sebbene defunto tanto venero
in uno alla sua preziosa opera, di cui
grandemente mi giovai, con imperitu-
ra riconoscenza. Dappoiché, due anni
dopo la piibbhcazione di detto voluuie
mio, r encomiato Diclich non solo mi
scrisse parole lusinghiere sul mio artico-
lo Liturgia, ma di gradimento pe'qui ri-
coniati rilievi, contenuti nel iuede>imo;
di più comunicandomi la generosa e edi-
Hcaule lettera a lui indirizzata dal Fer-
rigni , colle più onorevoli dichiarazioni:
Di non aver egli avuto intenzione fugli
onta col Supplemento, impresso unica-
mente per impedire, secondo le leggi del
regno di Napoli, che altri editori riprodu-
cessero il Dizionario liturgico. Protestò
pure il Ferrigni, d'esser pronto dare al
Diclich qualunque pubblica riparazione,
su qualche espressione forte o energica
da lui detta , a sostenimento di sue opi-
nioni in alcuni punti). Ad eccitare i fedeli
cristiani ad una grata corrispondenza ver-
so di Gesù, che per la nostra redeuziouo
patì ftiUlu (iroce tre ore di dolorosissima a-
5.o4 V E N
genia, ed a rinnovarne la memoria in quél
giorno»; in quell'ore medesime, nelle qua-
li la softiì per nostro amore; il servo di
Dio p. Alfonso Messia gesuita, che morì
a'4 gennaio 1732 nella città di Lima nel
l'erìi, ivi inoUi anni pi ima ideò e prati-
cò la divozione delle tre ore d'agonia di
Gesù nel venerdì santo, incominciandola
tlojio il mezzodì, ecoiitinuantiola per tre
ore seguite fino al momento, in cui si fa
] 'annua menioria della morte del divin
lledcnloie.per meditare leselte parole da
lui pronunziate sulla Croce, mediante al-
trettanti coiTiiiiovenli discorsi; 'ot mysle-
ria, qtiol verha, d'una delle quali disse s.
Jicoim !, St'rin.\vi,DePass.: vox istn do-
ilrinn est, non querela. In Roma fino dal
1 788 s'introdusse A tenera divozione, che
in moltissime chiese si pratica(a tempo del
Cancellieri e nel 1 8 i 8 da parecchi anni si
celebrava la divotissima istituzione nelle
chiese del Gesù, di s. Andrea della Valle,
di s. Maria in Aquiro, dell'arciconfraler-
iiila del Suffragio, nell'oratorio del p. Ca-
ra vita, eiu altre ancora), ed ormai è este-
sa in tutto il mondo cattolico. Il di voto
esercizio in memoria dell'agonia di Gesù
(^1 isto, se si fu privatamente è come se-
gue. '^.Dens in acìjulorinni nietim ititeli-
ile. l^. Domine ad acljii^'ciiiduni me fesli-
Ita. Gloria Patri et Filio etc. Segue la
meditazione delle parole di Gesù dalla
Croce, i,'' parola: Padre, perdonate loro,
perchè non sanno ciò che fauno. '^. Ada-
ramits le, Christe, et hcnediciinus libi. ^1».
Quia per sanctam Cnicenilunin redenti-
tn mundiun. Segue una preghiera, indi 3
Gloria Patri etc. Miserere nostri, Domi-
Zie, nu'serere nostri. Mio Dio credo in Voi,
spero iit Voi, amo Voi, e mi pento d'aver-
aì oH'eso co' miei peccali. Tutto prima e
dopo ogni parola si ripete. 2." parola: Og-
gi sarai meco in Paradiso. 3." Eccola tua
iiiadiej ecco il tuo figlio. 4-' Dio mio, Dio
inio, perchè mi avete abbandonato? 5.'
JJo sete. 6.* Tutto è terminato. 7.' Pa-
dre, nelle vostre mani raccomando lo spi-
rilo mio, Segue una preghiera alla Ver-
I
V E N
gine Addolorata, con la recita dì 3 /fi
Alarla, alcuni versetti e responsorii, 1'
remits: Deus, qui ad hainani generis. \
termina colla recita delle 3 giaculatori
Gesù, Giuseppe e Maria vi dono col mi
cuor l'anima mia - assistetemi nell' ult
ma agonia - spiri in pace con voi l'aniiii
mia. Nel voi. LXIV,p. 3 18, ricordai l'ii
dulgenze couce-ise da BenedetloX I V e P
VII in tutti i giorni del triduo , gioved
venerdì e sabato santo: quelle di Pio V
per chi nel venerdì santo pralicherà p<
tre ore continue la divozione dell'agcjn
di Gesù, in pubblico o in privato , med
taiitlo quanto egli patì in quelle tre ore, e
le 7 parole che proferì sulla Croce, e con
quali altre preci si può supplire, il Can-
cellieri nella Descrizione della Settimana,
santa, Appendice, cap. 5, riporta un cfl
talogo degli scrittori sulle sette ultime
parole del Redentore, per uso de'sagri o-
ratori nelle tre ore dell'Adonia. Io mi de
bo contentare solo di ricordare. S. Don
venliu'a, Tractalus de FHvcrbis Doni]
ni, Autuerpiae (61 5. Veii. Roberto D
lanttino, De f^II verbis a Christo in Ci
ce prolatis , Coloniae Agrippinae 161
26 34- Valentino Enrico Wolglerio, Pi
siologìa Paisionis Ctirisll,ubi de tristiti
sudore, Spinca corona, Myrrhino vini
Solis obscuratione. Siti Christo, Aceto et
Hyssopo, Clamore, Morte, Terraentolu,
Sanguine et Aqua, Conditura Corporis,
Hehnsladii 1670-73. Agostino Lampu-
^nnm. Sette strali d' amorevibrati da Gè-
sii Crifito in Croce all'anima fedele spie'
gali, Dologiia i64o. Divozione delle tre
ore d'agonia di Gcsìi Cristo S. N. coni'
posta in Lima del Perii, in lingua spa-
gnuola,dalp. Alfonso Messia della com-
pagnia di Gesìi , e maniera usata dallo
slesso autore, Roma 1 789. A lira traduzio-
ne ili italiano del cav. Giangiacoiuo della
Pegna fu pubblicata in Roma nel lygS
dal Pulgoiii. Questi uell'istessoaunostam-
pò il Di volo esercizio da principiarsi n
venerdì santo dalle ore 1 8 alle 2 1 , /'« m<
viaria delle tre ored' agonia di Gesit Ci
YEN
\sto. Ciò. rìaltista Domeuichi, Strino ni so-
pra ti' parole che disse Gesìi Cristo sulla
•Croce, Ferrara 1392. Frjincesco Piiiiigii-
iiola, Discorsi soprale Fllparoleda Cri-
,sto dette in Croce, I\Jilaiio 1 60 1 . Triorio
ìdill'ogonia di GesìiCristo, l'esaro 1 834-
^'e'vellel'll'l patticularmeiile sì pratica la
jpia visita della Fia Crucis [P^ .), la qua-
le con più solennità si fa nei veneiJ'i san*
to. La tenera divozione di teneccoinpa-
ìgnia con nn'ora e mezza d'uiazipne ne've-
luerdì , e più specialmente con soiennilà
nel venerdì santo, col nome di Desolata,
alla B. V'ergine per la morte del sno di-
I via figlio Gesù, e in quelle ore per lei di
tanto lutto, tristezza e dolore, ebbe prin-
cipio dalle religiose del motiasteru della ss.
Concezione e di s. Benedetto nella terra di
I Palma in Sicilia, celebre per la gran ser-
•va di Dio ven. suor Maria Crocelìssa, so-
rella del b. Giuseppe M." cardinal Toin-
t masi. Quindi dilatatasi in altre provincie
■ecittà,fu introdotta inRoma e fin ilali 81 5
sì pratica pubblicamente in più chiese,
con minore o maggior solennità , preci-
puamente da'religiosiiS'eri'/V/i/U<ir/rt! (^.)
• nella chiesa di s. Marcello. Si pratica an-
■ Cora privatamente da moltissime pieper-
, sone. Acciò poi i fedeli cristiani siano sein-
. pre più impegnati a dar conforto a .Maria
I ss. Desolata, nel 181 5 Pio VII concesse
j indulgenze, indi ampliate nel modo rife-
rito nel citalo volume. Altri divoti eserci-
zi si fanno nel venerd"i santo in memoria
■ de' Selle dolori di Maria Fergìne (F.),
: col canto dell' inno Slabal AJater (F.J,
• ed anche colla pia pratica della Fia Ma-
, tris(f .)j religiose opere che si fanno an-
che in altri venerdì dell'anno. Ed abbia-
. mo di G. F. Marinoni, I Feuerdì inono-
t re de' sette dolori di Maria r ergine, Ro-
: ma 1 809. Vi è ()ure la Dii'ozione de' XIII
I Fenerdi istituita das. Francesco diPao-
\ /rf,iVapoli 1848. E quella della buona mor-
If, che si fa in Roma nella Chiesa dei Gè-
■ m (F.) ue' venerdì. La Civiltà Cattoli-
ca, serie 3.", t. 2, p. 38o, descrisse le ce-
leujouie della settimana santa celebrate
VEN
2o5
in Gerusalemme con sommo splendore,
alla presenza di moltissimi pellegrini nel
i856, dal patriarca latino mg." Valerga,
seconilo il rito comune, né hanno altra
particolarità fuorché i luoghi in cui avven-
nero quasi tutti gli augustissimi misteri
che la Chiesa commenìora in que'gìorni
di pianto e ili speranza. La funzione ilei
venerdì santo si fa sopra il Calvario. Inde-
scrivibile è la comuìozionede'credenti al-
le parole della Passione, et inclinato ca-
pite hic tradidil spirituni,c\ìe si cantano
proprio nel luogo della morte del Reden-
tore. Lo scoprimento e l'adorazione ilei-
la Croce fatte quivi stesso riescono pure
dì soavissima tenerezza. A sera succede \i
processione del Crocefisso. La veneranda
efUgie è portata da un sacerdote cui ten-
gono dietro le schiere ilei clero secolare e
regolare in cotta econ candela accesa alla
mano. Il patriarca vestito degli abili pon-
tificali co'suoi assistenti e tutti i pellegrini
col popolo di volo. A quando a quando il
sagro corteggio si arresta e fa una sta7Ìo-
ne, dui ante la quale uno de'sagri ministri
interlienei divoli con un'allocuzione ia
lingue dillerenti. Il i.° discorso è fatto in
italiano nella cappella della Madonnadel-
l'A jiparizione, dove in un altare si con-
serva la Colonna (?) della flagellazione.
Il 2.°in inglese nella cappella della Divi-
sione de' vestimenti. Il 3.° in greco, e in
detto anno fu in turco, nella cappella del-
la Colonna ossia del cippo sopra cui assiso
il divin Redentore fu coronato di spine. Il
4.° in tede>co sul Calvario nel luogo me
Gesù Cristo fu Crocefisso. Il 5." in fran-
cese ove spirò il Redentore del inondo:
durante il sermone la Croce della (>roc*'s-
sione piantasi nella buca medesima incu't
venne rizzata la vera Croce col suo peso
divino. Finita la predica si canta in turi-
no di Vangelo, Post haec auteiii roi^avit
Pilaluni Joseph , poi si fa la deposizione
della Croce. Dal Calvario si scende all;i
Pietra dell'Unzione, e quivi s» deposita
t'tlligie della morta Salma, e il p^itriarca
la iuunge e incensa, iulautu che ha lua-
9.o6 V E N
f;o il <;ermone in ainbo, e in arnlio pari-
ujenli si canta la slioFa del P'exitla : O
Criix, ave spes unica etc. Finalmenle ila*
sacerdoti piedicnloti sì porla In moria
Salma nel sepolcro e se ne chiude la por-
ta, terminandosi con un sermone in lin-
gua spaglinola, e col canto Christus fa-
clits est eie, cui tiene dietro 1' orazione,
Respice cjiiavsumns Domine., recitata dal
potriaica. Vegliavano al buon ordine di
tutte le sagre funzioni i turchi! Siamil
pascià, che rappresentava il governo ol-
too)ano, volle intervenire alla ceremonia
vespertina del venerdì santo e a quella di
Pasqua con portamento grave e religioso.
La pietà e lo zelo del console francese de
Barrere cooperarono grandemente a ren-
der più venerande le ricordanze che in
detti santi giorni vennero celebrate. Si
notò fra le cose memorabili, che Urbano
TI (f\) fu eletto Papa in un venerdì, e
morì poi in altro venerdì; e che il divino
ingegno di Raffaello da Urbino (P'.) nac-
que nel venerdì santo e in questo poscia
morì. Terminarono di vivere in sì vene-
rando giorno del venerdì santo il b. Gioac-
chino Piccolomini de'servi di Muria, ed
il Papa Nicolò IV. Nel giorno di vener-
dì morirono i Papi Alessandro VI, Giu-
lio Ili, Paolo IV e Sisto V. Finalmenle
fu notato sempre gioino fausto il vener-
ili pel celebre imperatore Carlo V, ed io
ragionando òeW Epocìie (f^.), rilevai che
lo fu per esso ancora il ^4 febbraio: co-
me per Leone X lo fu l'i i marzo, e per
Sisto V il mercoledì.
VENEIUO o VENIERO Jacopo An-
tonio, Cardinale. Da Recanati, celebre
pe' suoi rari talenti, per erudizione e dot-
trina, essendo scrittore delle lettere apo-
stoliche o chierico di camera, fu promos-
so da Pio li al vescovato di Siracusa, in-
di suo collettore apostolico e nunzio in
Ispagna, ove si acquistò talmente la gra-
zia del re Eiuico IVjche non solamente
lo nomuiò al vescovato di Leon, ma lo
destinò dopo la morte di Pio 11 suo am-
basciatore in Roma a Paolo II, nel cui
VEN
ponlificafo sostenne altre nunziature e
coprì pressoché tutti gl'impieghi più ono-
revoli della curia romana. Sisto IV lo prò*
mosse non alla chiesa di Como,come seri
se Jacopo da Volterra nel Diario Roni,
no,ma a quella di Cuenca, indi a'y maggio
1473 lo creò cardinale prete de' ss. Vito
e Modesto, che poco dopo caml)iò o
titolo di s. Clemente. Il suo carattere ii
trepido e forte,francoe libero nel proferir
la sua opinione, dove si scorgeva l'iiiK
resse della s. Sede, lo rese disaggradevo!
a molti. Fece oblazione alla B. Vergiu
di Loreto di preziose e sagre vesti, in cil
il lavoro superava il valore della maU
ria. Fabbricò nobile e sontuoso palazz
in patria, dove compì la carriera de'su<
giorni nel 1479, di ^7 3""'» ^ •«"«sferil
a [toma fu deposto nella chiesa del su
titolo in un magnifico sepolcro di mai
mo, fregialo d'onorevole elogio. Il licoi
dato Jacopo da Volterra scrive che la sua
eredità fra denari e robe ascesea 20,00
scudi ; al contrario Ciacconio regist
120,000 scudi, ma pare che debba p
ferirsi la sentenza del i.° siccome co
temporaneo.
VENEUR (le) Gìowiim,Cardina,
De'baroni di Tilliers, normanno di n
zione, fu nominaloda Giulio II nel i5
alla chiesa di Lisienx calla celebre ahi
zia di Bec, e stabilito col titolo di luog(
tenente generale al governo della N
mandia. Francesco I, che stimava l'ecce
lenii qualità e viitù di questo vescovo, lo
dichiarò suo grand' elemosiniere, e colle
premurose sue istanze indusse Clemen-
te VII in Marsiglia a' 7 novembre i533
di crearlo cardinale prete di s. Bartolo-
meoaU'lsola. Ridussea miglior ordine gli
statuti della chiesa di Parigi, e intrapre-
se la riforma del collegio Mignoneo. Di-
fese con ottimo successo e con invincibi-
le fermezza la causa di Francesco Picart
dottore celeberrimo, esiliato a Reims per
calunnie inventate contro di lui dagli e-
letici, ed ottenne che ritornasse glorioso
a Parigi, dove il pubblico rimase di sua
4
V E N
i innoconra inlìinaniente persuaso. Nel ve-
, scovato si mostrò acerrimo e iiii[)lacaljile
nemico degli erelici, e amoroso padre
de'poveri : governò il suo giegge con pa-
ri vigilanza e zelo, e cogli esempi cl'nna
vita innocente e incontaminata, la chiu-
se con santa morte in IMarle nella Pi-
cardia nel 1 543, dopo essere intervenu-
to all'elezione di l^aolo 111. Ebbe sepol-
tura nella chiesa parrocchiale di s. An-
drea d'Appevilla, qiiantiin(|ue siavi chi
meno probahihnente scrisse essere mor-
to in Roma e deposto nella chiesa della
ss. Trinità ni INlonle Pincio.
VENEZIA (Tenelianim). Città con
residenzii patriarcale e primaziale, cele-
lierrima, magnifica, nobilissima d'Italia,
Ira le cui nìetropoli lia rango distinto,
detta per antonomasia unica del mon-
do, città «Ielle meraviglie. Già ducale e
e capitale della sapientissima e polente
repubblica di Venezia, regina dell' A-
driatico, fu duminnlrice de' mari. Ora è
una delle due capitali del regno Loìiìhar-
do Veneto C^.), fatto parte dell'infpero
ili /4n<;trìa (/^.), di cui è nielropoli ficn-
nn {V.y, ed è cnpoluogo del governo ve-
neto, non che della provincia e del di-
stretto del suo nome, residenza alterna-
tiva con J///(^7no (r'.), prima d'un viceiè,
ed al presente del governatore generale
del medesimo regno. E' posta in mezzo
olle lagune, vasta estensione d'acqua e [)a-
)udi alla parte orientale di dello reame,
intorno alla costa nord -ovest del mare
Adriatico, parte del Mediterraneo, che
prende il suo nome dalla piccola città lY A-
dria (di cui meglio parlai oRovigo), situa-
ta nel Veneto sul canal l'ianco, altre vol-
te ricca e possente, già sulla sponda dello
stesso mare, da cui l'allontanarono gli ar-
renamcnti successivi del l'o e dell'Adige.
in mezzo a (piati sorge, spogliaiidola del
suo carattere e de'suoi eiemenli di pro-
sperità; in fondo al golfo Adriatieo o di
Venezia, piccola parie di Ini mare, e
si cslenile dalla foce del Taglia mento
fino al della del Po, il che (oru)a uà
V E N 9.07
tratto di circa 20 leghe. In questo colf)
la costa vi è semicircolare, né la profon-
dità eccede le 5 leghe. La Livenza, la
Piave, il Brenta, il IJacchiglione, l'Adi-
ge, il Podi Levante, il Podi Maistra, so-
no i principali corsi d'acqua, che vengo-
no in essa accolli. Dice il Castellano, nel
suo Specchio i^eogrnfìco-storico-polilico
di little le nazioni: Nell'estrcmilà nord-
ovest del golfo Adriatico si dilata il fa-
moso Estuario (che il veneto Bazzarini
definisco, hracciodi mare, laguna, stagno,
luogo pieno d'acqua marina raccoltavisi
ne' tempi d'alte maree ed ivi rimasta),
che i lidi padovani, trevigiani e friul mi
cingono dal terrestre lato, mentre «lai
marittimo la natura aiutata dall'arte ha
stabilito un argine, che a foggia d'arco
si estende per 2 leghe, ove franta la pos-
sa dell'onde non giunge ad arrecar dan-
no all' infeino. Il mare Adriatico è piìi
salso dell'Oceano, ed il suo flusso e riflus-
so è poco sensibile. Durante l'estafe, la
navigazione è facile in questo golfo, per-
chè favorevole molto è il vento dooiinan-
le per sortire, ma nell'inverno i venti del
sud-est cagionano molti pericoli. E Ve-
nezia distante 2 leghe dal continente, 56
all'est da Milano, qo leghe al nord da
Roma, f)8 leghe all' ovest-sud ovest da
Vienna, e 245 leghe al sud-est da l*ari-
gi. Latitudine nord 1^5° 2*5' 53'; longitu-
dine est 10° 44 3o". La difììcoltà di na-
vigare le acque chela circondano, quan-
do tolti siano i segnali che tracciano i ca-
nali da seguirsi, le opere di fòrlilìcazioue
che custodiscono gl'ingressi delle lagune,
tanto dalla parte di terra couie da cpjella
del mare, la rendono fortissima, senza es-
sere chiusa. Dissero alcuni, dopo il gran
ponte gettato sulle lagune perla Strada
ferrata, la vetusta sposa dell'Adriatico
mollo ha perduto in fortezza col riunirsi
al continente, e ripeterono la sentenza di
Tacito : DJaior e longinqtio reverentia.
Conservatasi questa grande città per
quallordici secoli la più stupenda del-
l' isole, un ponte (che poteva ben esser
2o8 V E N
condotto per la Giuclecca senza viola-
re il (iiegiu piitiiario dìessa) la congiun-
se alla Teriareriua, e la cambiò in pe-
nisola. Questo ponte muove dalla sac-
ca di s. Lucia verso ponente presso Mar-
gliera e giunge a Mestre. E' opera di siile
romano, consistente in una serie di ar-
chi 222, aventi ognuno metri io di cor-
da, i8o di freccia, messi fra due testale,
ripartiti in sei stadi, distinti da 4 piazze
minori, ed una maggiore nel mezzo, con
apprestamenti ad uso di mina per tutta
la iongliezza del ponte, die fa parie del-
la strada ferrata. Se ne pose la i. 'pietra
il 25 aprile i84i ; al io maggio venne
fìtto il I ° palo ; al 2 1 giugno i 84^ l'ope-
ra giunsealla metà, al 23setlembrei 845
è slato fitto l'ultimo dei 75,000 pali che
ne sono le fondamenta ; è composto da
migliaia i5o,ooo di pietra istriana e da
milioni 23 di mattoni colti trivigiani.
Al 27 ottobre i845 ebbe compimento ;
all'i 1 gennaio 1846 fu inauguralo; tre
giorni dopo ebbero principio le corse. Fu
demolito la prima volta all'ore 5 e mezzo
del 27 maggio 1849 pei tristi casi del
1848; indi ristabilito egregiamente non
appena nel 24 agosto 1 849 la città si
ricompose ai vantaggi della cpiiete e del-
l'ordine. La prima spesa fu di lire austr.
5,600,000. Imprenditore sì delle prime
che delle seconde opere l'egregio Antonio
Busetto Petich, che n'andò fregiato del-
la gran medaglia d'oro del merito. Ria di
questo meraviglioso ponte e della strada
ferrata, ragiono nel § XVII, n." 4> —
Venezia è sede del patriarca primate del-
la Dalmazia, gran dignitario e cappellano
della corona del regno Lond)ardo-Ve-
neto, e vi lisiedono pure un arcivescovo
armeno e un vescovo greco. Quanto al-
l'attuale sua forma di governo (anno
i858), vi risiede parte in Milano e par-
te in Venezia un governatore generale,
ch'è S. A. 1. l'arciduca Ferdinando Mas-
sin)iliano Giuseppe. — h' Organizzazio-
ne politila si compone della Luogote-
nenza delle Provincie venete, della Cou-
V EN
gregazione centrale dei deputati, dell.i
Direzione generale degli arthivii, del-
la Delegazione provinciale, della Con-
gregazione provinciale, del Commissa-
riato distrettuale, della Congregazione
municipale. — L' Organizzazione giu-
diziaria ha un Tribunale d' appello e
superiore Giudìzio criminale, una Pro-
cura superiore di Stato, un Giudizio su-
periore di finanza, un Tribunale pro-
vinciale, una Procura di Stato, un Tri-
bunale di coinmercio e marittimo, un»
Pretura urbana, sezione civile, una Pre-
tura urbana, sezione penale, la Conser-
vazione delle ipoteche, l' Archivio no-
tarile, la Giudicatura provinciale delle
finanze, Avvocali e Notai. — L' Orgai
nizzazionc camerale componesi della
Pref'etlura di finanza, della Procura di
finanza, del Giudizio superiore di finaui
za, della Direzione del censo, della Dii
rezione delle posle, della Direzione del
la zecca, della Direzione del lotto, del-
la Cassa principale, della Intendenza di
finanza, della Cassa provinciale di Ci
nanza, dell' Ufficio di commisurazioni
dell'imposte e di esazione, della Fabbri
ca dei tabacchi, dell' Agenzia de' sali.
Avvi inoltre la Direzione delle pubblichi
costruzioni, l'Uflicio centrale di Porto ^
sanità marittima. — L' Organizzazio
ne della Istruzione puhllica è compc
sta dell' Istituto di scienze, lettere e<
arti, dell' Accademia di belle arti, de
Ginnasio liceale, del Ginnasio di sai
ProcoiOj del Ginnasio patriarcale, deli
la Scuola reale superiore principale e
nautica, delle Scuole elementari, delll
Biblioteca di s. Marco. — L' Organizza^
zione militare ha un Governatore, ul
Commissario di guerra, una Cassa
guerra, un Comando di città e fortei
za, l'Ammiragliato del porto, l'Arsenal
marittiino, la Direzione del Genio.
U Organizzazionedi Polizia ha una Di
rezione di Polizia, una Commissione pej
l'esame della stampa, sei Commissariai
distjliere. — Avvi laConlabilità centrai
VE xN
la Commissione j^enentle di beneficenza,
vari isliliiti pìi, ed altri iiilìci dipenden-
ti da'sopra enumerati. Finalmente Vene-
zia è residenza di consoli generali, consoli
e vice-consoli degli stali esteri, compre-
so il console pontificio, l'attuale essendo ii
commend. Andrea Baltaggia veneto col
grado di maggiore onorario della mari-
na pontificia, del quale nti piace far di-
sliiilamenzioueperrantica stima ed affet-
tuosa amicizia elicgli professo; meritando
encomi anche il suo cancelliere G. Battista
Pelosio, altro egregio veneziano. In tem-
po della repubblica veneziana, (]uivi ri-
siedeva il corpo diplon)atìco, ed il prelato
Nunzio apostolico, che abitava nel paiaz-
70 Gritti, maestoso edifizio donato ad hoc
dalla repubblica, di che parlerò nel § X,
n." 27 degli ordini religiosi fondati in
Venezia. Il prelato nunzio era insignito
della dignità arcivescovile, e da questa
nunziatura veniva promosso a quelle di
Vienna, Parigi, ec, od in Roma a carica
cardinalizia. Perciò de' nunzi di Venezia
elevati a tale dignità si ponno vedere le
notizie nelle loro biografie. Gli ultimi
nunzi di Venezia furono Giuseppe Fir-
rao napoletano, arcivescovo di Petra, e
Gio. Filippo Scolli Gallerati milanese,
arcivescovo di Sida, poi ambedue cardi-
nali.L'arcliiviodella nunziatura rìmasein
Venezia fino al i835,nel quale anno il Pa*
pa Gregorio XVI incaricò mg.'^Piantondi
ritirarlo e spedirlo a B.oma,ciò che l'illu-
stre prelato eseguì con ogni diligenza nel-
l'ottobre coll'iiivio di 27 casse, ed il com-
pimento nel gennaio 1 ^^1. — >oige, é be-
ne ripeterlu,questa città in mezzu alle ac-
que,(love, vinta la natura dall'arte, invece
delle palustri canne e di poche umili abi-
tazioni di pescatori, che un di ne in-
gond)ravano il sito, veggousi torreggiare
magnifiche chiese, palazzi supeibi,cupo-
le ecceUe, altissime torri, archi, culonne
e d'ogni maniera copiose produzioni mi-
rabili dell'arti sorelle. Tanta meraviglio-
sa elevazione di Venezia mosseli grande
e rinomato scrittore uapulelano Giacomo
VOL. xc.
V E N ao9
Azio Sincero Sannazaro, nato nel i458
in ^'apoli,a comporre il piìi famoso e for-
tunato de' suoi epigrammi, nel quale al-
tamente encomiando e celebrando la sin-
golare Venezia, e Roma (/',) a Venezia
paragonando, quella ad opera attribuì
degli uomini, questa degli Dei ; enfatica-
mente riputando(|uasi a virlìidivina, l'es-
ser uscita essa dal seno dell'acque, e così
anteponendola a Roma. Eccone i versi.
Fiderai Aclriacis Fenelam D/eplunut
in undis - Stare Urbeni, et tolo pottt-
re jura viari: - Hinc (altre versioni
riportano Nane) niihi Tarptjas qnatn-
lumvis Jiipiter, Arces - Ohjice, et il-
la ntihi moenia 3Iartis, ait : - Si Pela-
go Tyherini (altre versioni dicono: Si
terrani Pelago) praefcrs, Urbem adtpi-
ce utraniqiie. - Ulani Iionunes, dices,
liane posuisse Deus. Questo epigramma
lo leggo anche neirUghelli,/;a//a sacra,
t. 5,p. 1 1 57: Patriarchatus Feneliartini,
Dalinaliae Prinias. Or la repubblica di
Venezia avrebbe onorato il Sannazaro,
quando venne in questa città col suo prin-
cipe d. Federico d'Aragona (secondoge-
nito di Ferdinando 1 re di Napoli, e poi
anch' egli re col nome di Federico I),
rimunerandolo pel riferito epigramma,
col premio di 600 ducati per verso (stan-
do a quello che attesta il Crispo sulla
fede fattagliene verbalmente dal suo a-
mico Aldo Manuzio^; ma cpiesto è argo-
mento dispiitabile, e non documentato
finora.» Infatti, oltreché il Sannazaro
in altri luoghi Ae,\V Elegie e degli Epi-
grammi a\G\ a ben piìx degnamente esal-
talo i veneti, il pensiero stesso dell' e-
pigramina è del tutto falso, perchè la
maggior gloria de' veneti sta nell'aver-
la fondata in mezzo all' onde, essi, e non
altrimenti gli Dei, come giustamente no-
tò r Azevedo nel suo poema : Veiietae
Urbis descriplio. E poi certo, che d'un
fatto di tal momento negli alti della re-
pubblica non si è potuto mai trovar
memoria, o cenno in chicchessìa degli
sturici contemporanei. S' aggiunga, che
«4
aio VEN
altri, e più nobili versi, lodano il Leone
Veiielo neìì' Elegie e negli Epigrammi
del Sannazaro, e ch'egli, forse ancora
in vita, n'era più nobilmente assai ricoin«
pensato da' patrizi veneti, quando o per-
misero o comandarono, che il ritratto
di lui fosse dal gran Tiziano collocalo in
un cjuadro nel palazzo ducale, fra quelli
che decoravano la sala del maggior consi-
glio prima dell'incendio 1 57 7". Tanto di-
mostra e sostiene il mioamicocav. Filippo
d/ Scolari, nella sua traduzione in versi
italiani delle Opere Ialine di Sannaza-
ro, col testo a Jronte e d'illustriizioni far-
Jiile, Venezia i 844 tipoi^rafia airAiicora.
Con questo libro il cav. Scolari (come ri-
cordai nel voi, XLVll,p. lyS, sulla tom-
ba del Sannazaro e nella chiesa da lui e-
letta in Napoli al Parto della Vergine,
al cui onore scrisse il poema contenuto
nel libro in discorso), a rendere imperi-
turo il mio paterno dolore pel defunto
diletto Gregoiio, primo de' 3 figli che il
Signore mi die e si riprese, per affetto
verso di me, a lui ed alla sua onorala me-
moria si compiacque intitolarlo, per cos'i
entrambi noi in esso vivere con peren-
ne ricordanza inseparabilmente congiun-
ti. Or bene, se il dolcissimo e rispetta-
bile amico, nel suo libro volle far vivere
inseparabili uu padre e un figlio a uu
umico, io in ricaatbio doveroso in que-
sto articolo consagrato alla sua patria
di nascita, farò altrettanto cpn lui ono-
ratamente rammentandone il genitore,
e COSI ambedue congiungendoli al mio
povero nome per seu)pre; ed insieme ser-
virà d'emenda altrove in cui dissi vicen-
tino il cav. Scolari. Egli è veronese d'o-
rigine e di educazione avuta da' soma-
sebi in s. Zeno in Monte, e dal gran pa-
dre che fu d. Alessandro Valinelti di ve-
nerala memoria, e di Venezia per nascita,
dove il carissimo genitore suo, e grande
giureconsulto, Giacomo d.' Scolari, si
trasportò per esercitarvi l'avvocatura,
ed ivi mancatogli a' 4 febbraio 181 i in
elù d'anni 5i, meuUe sedeva giudice
VEN
nella Corte di giustizia di i." istanza, in
Venezia stessa, quando il cav. Scolari
avea 18 anni compili e trova vasi allo
studio di Padova. Il d.' Giacomo lasciò
mss. in due volumi 1' opera, Jiislitulio-
niiin Uliri IT cn.ni accessione Juris Ve-
neti et Jeronensis, Veronae 1781. E
inedila, ma finita e |)reziosa. Soddisfat-
to ad un bisogno del cuore, verso uu
illustre veneziano, torno all'argomen-
to. 11 valente Francesco ZanoUo, nella
Pinacoteca f'eneta, nel rammentare la
trasformazione di molte paludi e uniiii
isoletle in floride abitazioni, che in età
migliore, unite assieme, doveano forma-
re la magnifica e sorprendente Viuegia,
prima celebrata dal Sannazaro come ope-
ra de'Numi, coli' epigramma che ripro-
duce, poi dall'astigiano Alfieri con più
robusto carme esaltata sopra la culla
Grecia (A.), ne ripoita i seguenti versi:
Del senno lunan la più longeva figlia -
E/l'è pur qnesta, e Grecia vt si adatti
- Che sol se stessa, e nuli' altra so/n^
glia. Un incisione espiimeiile la vedu
della Piazzetta di s. Marco, con nel ma
Venezia personificata tirata da cava
marini, ha questi versi : Qtieslaè d'ogni
allo Leu nido fecondo - Finetia e tal
che chi lei i'cde stima - / eder raccolto
in Lieve spatio il mondo. — ■ Venezia,
che sul mar s' erge, e fu del mar liei^
na, fondata sopra 120 isoletle, tlisgiu
te da infiniti canali e insieme unite p
mezzo di 4t>8 ponti, fra grandi e pi
coli, quasi tulli di pietra, forma una
gura irregolare, come di circolo scei
dal lato di nord-ovest, con varie appe
dici Uìuiori al nord ed all'ovest, ed u
estesissima all'est, misurando circa 3 I
glie di circonferenza, 11,717 piedi di lu
ghezza ed 8,3gi di larghezza massiin
colla superfìcie di quasi una lega quadra
la. lu due grandi gruppi divide quell'i-
sole il cos'i detto Canal grande, che in-
sinuandosi fra esse alla punta della do-
gana, procede per un tratto verso l'ovest
nord-ovest; volgesi quindi al uurd sino al
I
ilff
I
V E N
' pnìm.to Foscari, eli là piei^a pressoché t!i-
reUamente all'est pel hallo cUe cone si-
' no al ponte di Rialto, che Io attraversa
nella direzione quasi precisa d'ostro a Ira-
njotitaiia, e |)assato sotto esso ponte, gira
Ter«^o nord-nord-ovest sino all'incontro
col ginn rivo di Cannaregio o Cannarcg'
gio (clic vnolsi cosi detto delle canne on-
de eia anticamente ingombralo, ma me-
glio Ciuial regio, come scrisse il citalo p.
' Azevedo nel ricordato Poenia: fenetae
! Vrhh descrìptio), seguendo snile ultime
' una curva, nella (piale continuando, vie-
ne diretto all' ovest-sud-ovest, a toccare
Li punta del Corpus Domini, dove rapi-
i damente volge al nord per sboccare nel-
la laguna superiore, nella sacca di s. Chia-
, ra. In questo tortuoso giro, che viene ad
^ avere in certa guisa la torma d'un S ro-
• vescio, colla base a mezzodì e la cima a
'' settentrione , e del quale non sì può as-
segnare né destra né sinistra , però che
l'acque, seguendo il flusso e riflusso del
mare dal (piale procedono, corrono in ore
diverse in alFallo opposta direzione. Il Ca-
nal grande misura una lungliez/i di 2600
. passa veneziane circa, colla larghezza me-
, dia di 4o passa. De' due gruppi, quello
sul quale sta la piazza di s. Marco, ^un-
to di ritrovo universale, e che volgar-
' mente chiamasi di qua dcAl' acqua,
è molto maggiore dell'altro di là del-
l' .icqiia. — Divisa Venezia civilmen-
te in 6 parti o rioni 0 regioni, dette Se-
stieri, sono di qua dell' acqua e dalla
\ parie a settentrione del Canal grande
quelli di s. Marco, di Castello e di
Cannaregio o Canal regio, formali da
18 contrade o parrocchie, cioè: i. ss. A-
postoli, 2. s. Canziano, 3. ss. Erraagora e
Fortunato, 4- *• Felice , 5. s. fVancesco
della Vigna, 6. s. Geremia, y. ss. Gio. e
Paolo, 8. S.Giovanni in ljragora,g. s. Lu-
ca, io. s. Marco, I I. s. Maria Formosa. 12.
s. Maria del Giglio ^'ulgo Zobenigo, i3.
s. Marziale, 1 4- $• Martino, i5. s. Pietro
di Castello, 16. s. Salvatore, 17.S. Stefa-
no, 1 8. s. Zaccaria; e rimangono di là del-
V EN ari
Pacqua e<l a mezzogiorno di dello Canale
altrei?. parrocchie, cioè: r.s. Cassiano,
2. s. Maria del Uosario delta pures. Do-
menico delle Zattere, 3. ss. Gervasio e
Protasio,4. s. Giacomodall'Orio, 5. s. Ma-
ria del Carmine, 6. s. Maria Gloriosa
de'Frari, 7. s. Nicola da Tolentino, 8. s.
Pantaleone, 9. s. RafTaele Arcangelo, 10.
s. Eufemia alla Giudecca,i i. s. Sdveslro,
12. s. Simeone Profeta, dello grande^
per distinguerlo dall'altro s. Simeone
Apostolo, detto piccolo, una volta par-
rocchia ; e queste parrocchie compon-
gono gli altri 3 sestieri di s. Paolo e
volgarmente.?. Po/o, di.?. Croce e di Dor-
so Duro,a\ (piale ultimo appartiene pure
laGiudecca, che quasi continuata dall'iso-
la di S.Giorgio, fronteggia inarco i lembi
sud e sud-ovest della ci ttà,da essa disgiun-
ta mediante il canale chiamato appunto
della Giudecca,largo,per una media prò*
porzionale, circa 25o passa. Aggiungerò
qualche schiarimento colle Notizie stori-
che delle chiese e monasteri di Fenezia,
tratte dal Corner, che presentano l'une
e gli altri per sestieri. Devesi ili." luogo
al Sestiero di Castello, per essere ivi la
cattedrale (cioè quando furono pubbli-
cale, ora essendo s. Marco) dedicata a s.
Pietro, madre dell' altre chiese. Segue
il Sestiero di s. Marco, per la duca-
le (ora metropolitana) basilica, che n' è
il capo. Viene in 3.° luogo il Sestiero di
Canal regio, il quale co'primi due forma
e compie quella parte di Veuezia , eh' è
di qua del Canal grande, ed ha per chie-
sa principale la parrocchiale di s. Gere-
mia (ora lo è quella de'ss. Apostoli, 4-''de-
caiiia). De'3 sestieri, che formano l'altra
parte della città di là del Canal grande,
viene il i .° quel di s. Paolo, così detto da
una chiesa parrocchiale dedicata all'Apo-
stolo delle Genti (ora succursale di s. Ma-
ria Gloriosa de'Frari), ed il 4-^iieirunioiie
cogli altri. Il 5." è denominato di s. Cro-
ce da una chiesa di monache, ed insieme
parrocchia (non piìi esistenti e neppure
la ctùeia), già ullì^iata da'mouaci clunia-
2\a V E N
censi. Il 6." e nlliino sì cliìama di DorsO'
(furo dalla qualità del terreno,chevisi li'O-
vò nel fondare delle fabbi iche, ed in esso
la parrocchia ptincipale è la chiesa di s,
Nicolò (prescnleineiile succursale di s.
Ra(raele).L'Ughelli latinamente questi se-
stieri h chiama regioni, Olivolensis seti
Caslelluvì, Divi Marci, Canaregiuni,
Paulina, s. Crucis, Duriim Dorsiim tri-
reniis formani pene exprimens, nipote
iilrinque extremis frontibiis quasi in
ptippim et proram extenuata.
Ma prima di progredire, mi è neces-
sario aifatto premettere alcune dichia-
razioni, aHìnchè si conosca eoa»' io pos-
sa sperare che i seguenti miei cenni pos-
sibìlmenle riescano a dar una chiara noa
disacconcia idea, s^ del materiale che
del formale della cillà. A tal uopo, me-
no alcune eccezioni, tenuto mi sono, al-
la lodevole descrizione che ne dà l'utilis-
simo, Nuovo Dizionario geografico uni-
versale, statistico, storico, commercia'
le ec, Venezia 1826-34, tipografia An-
tonelli. Ne amplierò le descrizioni arti-'
stiche e le notizie seguendo altri diversi
autori, principalmente veneti ; il cav. Fa-
bio Mulinelli, Annali Urbani di Vene-
zia, e Del costume veneziano j e la NtiO'
va Guida per Venezia con XLV oggetti di
arti incisi, e un compendio della Storia
veneziana di Giannanlonio Moschini,
Venezia dalla tipografia Alvisopoli 1 8a8,
Per lo stalo presente poi della diocesi u-
seiò dell'Alroanacco ecclesiastico del cor-
rente anno intitolato; Stato personale
del clero della città e diocesi di Fenezia
per l' anno i85B, Venezia per Antonio
Cordella tipografo patriarcale. Questo li-
bretlo. ch'è già di pratica per ogni dio-
cesi, n>i daià, benché lontano, il più cer-
to fondamenlo a non ei rare in proposi-
to. L'avrò pine nella grand' opera del-
l'instancabile e tiolto sacerdote venezia-
no d. Giuseppe Cappelletti, Le Chiese
d'Italia, da Worigine sino a' nostri gior-
ni, Venezia nel premialoslabilitnento di
GinseppeAnloHellii844eseg.,perquan'
V EN
lo riguarda quella di Venezia (non avendo
il piacere di conoscere la sua Storia della
Chiesa di Venezia, eh' è in corso di slaui-
pa nella tipografia de'pp. INIechitaristi) ;
il che mi torna indispensabile eziandio
dopo il riferito a Udine, per andare in ar«
monia colla ivi riportata serie de'patriar-
chi d' Aquileia e con quanto ridissi de'pa-
triarchi di Grado, e delle loro varie sedi
residenziali, per essere succeduti a'pat riar-
chi Gradesi (|ue'diVenezia. Mi gioverò del
pari dell'Ughelli,/to//Visrtc;v/,edel Cor-
ner, i\'o//s/V 5/or/r//e, avvertendo che pel
novero delle chiese parrocchiali, de'con-
venti e monasteri esistenti o soppressi,
lo seguirò infrecciando a Ile storie del Cor-
ner altre notizie ed alcune erudizipni,
sempre tenendo presente il suddetto
Stato personale del clero. Quanto poi
alla posizione topografica degli edifij
piglielo a guida diverse tra l'opere pii
accreditate del giorno, né lascierò cur^
per far brevemente vedere questa cittì
mirabile anche sotto l'aspetto topograf
co. Circa alle citale Notizie storielle, e^
se, com' è noto, sono il prezioso coir
pendio e la traduzione italiana della claJ
sica opera del celeberrimo veneto sena
tore^Flaminio Corner, intitolata: EA
clesiae f enctae antiquis monumentit
nane eliani prirnuni edilis; illustrate
ac in decades distributae, Venetiis 1 yq^
Opera magistrale in 18 voi., cou)pr«
sa la storia della chiesa di Torcello,
supplemento e la grande tavola, Neil
Ntiova raccolta cV opuscoli scientifici
filologici, pubblicata in Venezia in cor
liuuazìoue dell'altra Raccolta, òd\ ben(
merito d. Angelo Calogierà abbate ca
maldolese, vi è la Miscellanea, seu Sui
plemcnta ad Ecclesia s Veneta? et Tor-
cellanas, le quali fornianoy voltimi, che
l'autore lasciava alla biblioteca de'cauial-
dolesidi iMurano.L'opera ilei Corner ine-
rilòdal gì au Benedetto XI V lo splendidis-
simo breve apostolico Acccptissininin,i\%
2(lice»nbiei 7 52, in cui con Uiaguifìchestì
lentii lodi e graluIazioni,ancocoaie(5i^cTi^
VEN VEN ai 3
I iorercclesiasttco(f\)r,nfro{f^.)i\\Mgva zie, a glorioso per[)eliio inontimenlo del
erudizione fornilo (come i iporliii Liconi- Corner, conie a benefaltoie, i ilelli pre-
cameiile nel2.°di laliailicoli),^i feccHCOM- sidenti fecero iiuprimeie in di lui edì-
; forlailoacollivaresìconnnenilevolistiidi, gie col suo nome in giro ; e nel rovo-
. epeichèallri persi giusti encomi eco! suo scio veline rappresent.ito il Panlheoii
esem[)io si accingerselo ad iinitiirlo; aven- [Ti-inpio a tutto il inondo meraviglioso,
do pure il Papa nominato con elogi alcuni il t|uale tla'l'alsi numi cui era dedicalo, tu
. di qne'celebiatissimi secolari che a silfal- consagrato all'onore de'santi, volendo al-
ti stuili eccellentemente si deilicaronojgiu. ludere a que' tanti nell'opera illustrati),
. dicando il medesimo l'apa, con evidenti coll'epigrafe intorno: Oh Ecclesias Inlu'
ragioni, non essere sconveniente ad un stratas Ordo /4ntistitiini f^enc'lorum,\i\'
■ laico, fornilo d'ingegno, d'erudizione e di dicando colla parola Antisliltini tutti i
, dottrina, per promuovere i vantaggi del- pievani di Venezia, a'quali, come a' capi
. la Chie«a e la gloria di Dio, trattare ma- delle loro chiese, può competere giusta-
, tene eccle>iastiche, massime <ied' Erudì- niente un tal titolo. Io dunque assai prò»
•■ zioiie e di Storia [t^.), le quali molti di filterò delle Notizie storiche delle chie-
, essi egregiamente illustrarono. lutale se e niona^eri di f^e.neziae di Torcello^
; novero nominò con onore molti cospicui tratte dalle chiese yeneT/iane eTorcella-
j veneti e le loro opere, abbondando gli e- ne illustrate da Flaminio Corner sena-
\ sempi edilicanli, di cose ecclesiastiche da tore veneziano, Padova 1758. Che se
i uomini non ecclesiastici maneggiate per- non contengono i documenti tutti ripor«
feltanjente; e rigettando colla Glossa l'in- tati dalla voluminosa opera originale, e
lerpretazione del c;iiione del caput Qid' neppure le critiche discussioni de'punli
cnmqnc de hnercticis-, in Sexloj poiché controversi, hanno però il vantaggio d'u-
alcuiii facendo di esso fondamento, pre- na distribuzione di chiese e di una dispo-
tendono malamente, ciò spettare a' soli sizionedi cose meglio regolata, per quaii*
chierici e monaci (diversi di questi opi- to nella prefazione si dimostra ; oltre le
nando che l'immenso campo dell' eru- nozioni derivate da'ilocumenti posterior»
dizione si ubbia a tenere dagli uomini di mente scoperti. Non posso [)eiò gio-
chiesa , perchè altrimenti essi vedono il vanni d'una delle opere del Varrone
pericolo. che l'empietà lo guasti adonta e vivente delle venete cose, come lo ha
strazio della religione). Dichiarò inoltre il intitolato il tnio dotto amico cav. Scolari
inagiiniiimoedotloPonterice,riputare uti' in una lettera a me diretta a'2 novembre
lissime, pregevolissime e preziose le me- 1 857, ed è quella che ha per titolo : Sag-
morie d'antichità pubblicate dal Corner, gio di Bibliografìa storica veneziana
eziandio pel grande e vario uso che si co- del cav, Eimnanuele Antoido Cicogna^
nobbefattodagli studiosi d'ogni erudizio- Venezia dalla tipografia di Gio. batti-
ne; aggiungendo,che singolare fu sempre sta Merlo 1847-1848. Di essa ne die'
e come proprio ornamento della gloriosa erudito e bellissimo ragguaglio il veneto
diluipatriaVeneziajlosludiodellacristia- Gio. Battista ilultìni, a p. 78 didla Gaz-
na pietà e religione, come con meraviglia zetta di Roma del i84q, dove non la-
ampiamente rilevasi dall'opera sullo- sciò di rendere all'infaticabile illustrato-
data. Si consolò finalmente col Corner, re delle cose venete, ed all'estese sue co-
per avere i presidenti del collegio delle gnizioni bibliografiche, quelle grazie che
IX congregazioni, come procuratoli di ogni veneziano, amante delle cose prege-
lutto il clero di Venezia, già decretato e voli di sua patria, deve tributare a chi
fatto eseguire in onor suo una meda- cousuma un'intera vita di studio a porle
glia. In questa, riportala dalle Noti' in luce, del pari che a que' generosi che
ni VEN
sì fecero incontro a non lieve di «pendio,
acciò il lavoro per difeltodi pidìblicazione
iu)n fosse rimasto quasi adatto ìnfi ultiio-
>ìo. Questi furono i benefìci coniugi, cojite
I5enedelto Valmarana, die fu, largo mece-
iiatede'cnllori «le'buoni sludi, e la virtuo-
sa conlessa Lucrezia Mangi Ili (già per le
Inscrizioni veneziane, il cav. Cicogna a-
veva avuto, com' ha, aiuti, onori e con-
forti, anche dalla munificenza imperiale
e di altri sovrani, giusti promotori del-
le scienze e dell'arti, e di chi le colti-
va, non che d'altri generosi personaggi).
Ninno meglio del cav. Cicogna poteva
esser convinto della necessità di racco-
gliere in ordmato complesso le indica-
zioni delle più interessanti opere riguar-
(Ialiti Venezia. Itidefessaroenle occupato
nel rischiarare la patria storia, non si li-
mitò a lamentare il difetto di tale lavo-
ro, ma vi pose mano e ne od'rì i materiali
al momento che si apprestava la Guida
pegli scenziati raccoltisi in Venezia nel
1 847? coll'inlendimento filosofico di for-
nire nozioni sui stragrandi materiali esi-
stenti a poter comporre una storia univer-
sale di Venezia, per guida e giovamen-
to degli ammiratori di essa. Divise quin-
di l'opera in 6 principali sezioni, lai."
delle quali è dedicata alla storia eccle-
siastica e comprende io classi, cioè: i.
Chiese venete e torcellane in generale.
2. Chiese venete e torcellane in partico-
lare. 3. Sinodi della chiesa veneta e tor-
cellana. 4- Discipline generali intorno al
clero secolaree regolare.5. Discipline par-
ticolari speì tanti al clero secolaie e regola-
re. 6. Liturgia in generaleein particolare.
rj. Isli'ulidi pubblica beneficenza,confia-
lerniledi divozione ec. 8. Vite e memorie
di santijbealie venerabili veneziani.c). San-
tuari. IO. Sante reliquie. Segue la sezione
2." della storia politica e civile. Sw par-
li;!.Storici chesciissero perdeci'elo pub-
blico. 2. Storici che scrissero dal princi-
pio della repubblica fino ad una certa e-
poca, e taluni fino al termine della re-
pubblica. 3. Sloiici da un'epoca ad un'
VEN
altra. 4- Fatti storici particolarmente de-
scritti. 5. Governo e osservazioni sopra
di esso. 6. Diplomazia, y. Leggi e scrii-
tori intorno ad esse. 8. Milizia. 9. Com-
mercio. I o. Feste sagre e profine, i i . Usi
e costumi. 12. l*rose sopra Venezia, i 3.
Poesie so[)ra Venezia in generale. 1 4- Poe-
siesopra Venezia in particolare. 1 5. Dram-
mi sopra fatti veneti. 1 6. Roinanzi. i 7, Va-
rietà storiche. La sessione 3." contiene la
storia genealogica e biografica, ed è divisa
in IO parti: i. Famiglie nobili. 2. Famiglie
cittadinesche. 3. Blasone. 4- Temi, proto-
giornali, libri d'oro. 5. Serie de'dogi in
generale. 6. Serie de'dogi in particolare.
7. Serie de'cancellieri grandi. 8. Serie de'
procuratori di s. Marco, g. Vite ed elogi
iu generale. IO. Vite ed elogi in partico-
lare. La 4-"ti"alla della storia letteraria,
ed bay parti: [.Letteratura in generale. ajM
Istruzione pubblica. 3. Accademie e isti^
tuti letterari e scientifici. 4- Archivi pub-
blici e privali. 5. Oi igine della stampa. 6,
Biblioteche pubbliche e private. 7. Gioì'
naiì e miscellanee letterarie. Nella 5
comprende la storia di belle arti e aol
chità in I i parti: i. Descrizione e Guid
generali della città ed isole. 2. Piante
vedute della città e isole. 3. Descrizion
e (iuide particolari di alcuni luoghi.
Belle arti in generale. 5. Pittura e pittn
re. 6. Scultura e sculture. 7. Architelluj
ra e architetture. 8. Vite ed elo2;i dia
listi in generale. 9. Vite ed elogi di arti
sii in particolare, i o. Antichità sagree prò
fané, i 1. Musei e gallerie pubbliche e pri
vate. La sezione 6.'^ finalmente si riferi
scealla storia scientifica. Delie sei par
che la compongono, la i ." riguarda la geo-?
grafia in generale , la "ì.^ la geografia ia
particolare, la 3." la medicina in genera-
le, la 4-' la medicina in particolare, la 5."
i prodotti naturali, e la 6.' abbraccia fi-
sica, chimica, astronomia e meteorologia.
SilFdtte divisioni e suddivisioni , logica-
mente dedotte dall'indole delle materie,
mentre conducevano l'autore a raggiun-
gere lo scopo filosofico propostosi, quello
VE Pr VEN 2i5
. cioè iVi porre innanzi a^li stuiìiosi i ma- «correre per brevi istanti la colossale coni-
teiiali della storia veneta universale, gli pilazione del cav.Cigognn, ne restai tanto
davano agio altresì di attuare l'eccellen- spaventato, da tosto chindcie il volumi-
letra'nielodi bibliografici, cli'èa direl'as- noso libro, rimanendo mollo dubbioso
sociazione dcUordine alfabetico olla di- sull'uso che avrei fatto della n»ia povera
sposizione ragionala de' libri. Il solo in* collezione. Nondimeno, vincendo tale ri-
dice copiosissiuiooccupa I I 5 pagine e con- pugnanza,per più riflessi e precipuamente
tiene i'indicarioni delle nialerie, de'nomi per supplire alla mia brevità, procurerò
e cognomi degli autori. Quesl' immensa itmestarne le nozioni all'opportunità,
raccolta presenta 594^ produzioni rifa- benché in confronto il mio sia adatto na
rentisi al territorio e città di Venezia, al- nulla rispetto all'emporio contenuto nel-
le sue isole e lagime, non che al suo onti- l'opera del laboriosissimo cavaliere, che
co dominio di terra e di u)are, (piasi tutte io non dubito chiamare per le cose vene-
dall'autore vedute ed esaminale! Mentre te faro di luce. D'altronde se io avessi
il celebre Coleti nel suo catalogodellesto- voluto profittarne, col tentare almeno di
rie particolari, civili ed ecclesiàstiche d'I- farne Una scella, avrei certaujente dupli-
j talia impresso nel I 779, registrò per Ve- cato quest'articolo che sarebbe riuscitodel
! nezia soli 363 articoli, il cav. Cicogna ne tutto incompatibile colle proporzioni del
[ riporta 1 6g4, coaipresi i modeini lavori resto. Riferirò dunque alla sua volta un
storici. iVon ujeno preziose sono le anno- numerodiscrittorìdellecose ede'fasti ve-
lazioni critiche e filosofiche che correda» neti, civili ed ecclesiastici. Però di nuovo
00 i titoli d'ogni libro. Egli così sve- dichiaro, che quanto dirò io tengo per
lo le glorie, la potenza, la cultura che fé- una goccia d'acqua in confronto al mare
cero splendida Venezia durante la sua m^g^/H/w dell'opera del cav. Cigogna. Or
indipendenza, lo puie per questuarli- io non pretendo né oso neppure in com-
colo hofuimato una raccolta dinoti- pendiodaresinoa'nostri giorni un saggio
zie bibliogiafiche (come amatore di qiie- della storia veneta, cioè della celeberrima
ito prezioso ramo della filologia, anco repubblica e della città, tanto nelle cose
per rispetto al principe degl' italiani fi- urbane che nell' ecclesiastiche, e n>olto
lologi della sua epoca, il gran Cancel- meno descrivere le splendide ricchezze
beri, il quale ne' miei verdi anni amo- artistiche della città che fu già magi-
revolmente sempre uì' insinuava di col- stralraente descritta ed illustrala con in*
tivarlo, quasi presago del bisogno che numerabili opere classiche, in che riten-
ne avrei avuto; non [irevedendo perai- go poche città e nazioni possano starle
tro r angustia de' limili che ora m' iui- del pari. Soltanto m'ingegnerò tracciarne
pediscono liberamente giovarmene, co- il più importante, con indispensabile,
ine rimarcai nel voi. LXXXIl, p. 297), complicata e laboriosa fusione e intessi-
ollre r opere che posseggo. Ma allor- turadi tuttoil più rilevanlealmeno.Tre-
quando il dotto domenicano p. m. Al- pidante quindi per la vastità e molteplice
berlo Guglielmotti, autore d' opere pre- varietà della materia, abbagliato dal-
gialissime, si volle servire di me pel ri- l' incantesimo del suo imponente com-
capìlo dell' encomiata opera del cav. Ci- plesso, prolesto che non è possibile alla
cogua, per uso della rinomala e cospi- mia pochezza raccoglierlo e rannicchiar-
cua biblioteca Casaoatense di Roma, lo in un articolo di Z^/z/'o/jrtr/'o. Coslretlo
della quale è degnissimo bibliotecario, per altro a q^ueslo dal mio dovere, ge-
sebbene allora non rammentassi affai- nialmente, col maggior impegno e con
to la riprodotta in parte analisi del Uuf- predilezione io m'industrierò di servire
fiui, coufesso iugeuuaiueale, che al solo all'arduo e scabroso carico; ma cou tulio
'j. 1 6 V E N
il caiiiloie iliciiìnro curi <Jis[)iacere che
in sostanza, tiaiiiie alcuni argomenti di
eccezione, appena dovrò limitaiiui ad
una rapida inonugrana di lutto quanto
l'ioiponente complesso accennalo in tui-
iiialuia. Perciò sono dolentissimo di non
potere usare che in palle, e neppure di
tulle le opere riguardanti Venezia da
me possedute. Che se nel 1 833, per mu-
nificenza del gioì ioso e venerando Som-
mo Pontefice Gregorio XVI, Fui ben fé-
licee veramente mi deliziai, nel breve sog-
giorno che feci in cpjesta metropoli, nel-
l'antniirare il ridente zailìro delle sue
acque, il limpido azzurro dello sua mari-
tia, il seducente e sorprendente cumu-
lo di sue bellezze di natura e arte, seb-
bene rumano abituato al grande ed al
meraviglioso; pure per la potenza dell'im-
pressioni allora ricevute nell'animo, que-
ste stesse ora mi accrescono il grave li-
mole da cui sono compreso nell'accinger-
mi a laconicamente enumerarle. I mede-
simi e molli miei rapporti e relazioni, pas-
sate e presenti, di osservanza, di riveren-
te amoree di sincera inlima amicizia, con
ragguardevoli e rispe'ttabiii veneziani, di
cui dovrò dire all'occasione alcunché per
ummiiazione ed ailetto, aumentano il
mio imbarazzo e le mìe giuste apprensio-
ni, pel contrasto che provo d'osseqino e
di simpatia verso di essi, vagheggiando
l'idea di non dispiacer loro, nel provar-
mi a su[)erare gì' insormontabili osta-
coli con ogni sforzo di mia insudicienza.
Se poi ad onta dell' ingenuamente pro-
testato, alcuno troveià il mio articolo al-
quanto prolisso con superficiale confi onto
di altri, non calcolandoli complesso gran-
dioso d'un subbictto ridotto in minime
proporzioni; io prego ogni discreto let-
tore a voler riflettere eziandio a'delicati e
doverosi riguardi, che io doveva usare
verso un' illustre metropoli dove si stam-
pa sin dal 1840 questa voluminosa mia
opera. Questi riguardi e sentimenti do-
minando il mio grato animo, io vorrei
esprimerli cou ell'usiuue) cou diguità, e
YEN
colla facondia della proverbiale grazia
de' veneziani. Stringo adunque il mio
dire COMI : se alla franca ed alacre vo*
Ionia, ed al divolo alTetlo e ammira-
zione che nutro per Venezia e pe'veneli
tutti ; e se all' ampiezza del gigantesco
soggetto corrispondesse la capacità mia
e lo spazio dell'articolo, nutrirei dolce lu-
singa di poter entrare ancor io nel novero
de'suoi secondari ma afiettuosi illustra-
tori. JNon potendomi poiditfondere in tut-
lo,avverto che presso gli scrittori che au.
dio ricordando, stanno le prove critiche
delle mie asserzioni. Senza più, se i gen-
tili veneziani mi accorderanno benigne
ed indulgente compatimento, in con-
tinuazione graziosa dell'elargitomi ne
lungo svolgere di questa mia opera, il cu
termine è già prossimo col divino bene'
placito, esultante innalzerò un cantico fé
stivo, fervido e riconoscente di lode, d
giubilo e di gloria al loro celeste protei'
loie s. Marco.
§ I, Lagune di Venezia, Murazzi, isa
Ielle. Strade, Canali, Barche. Jf»
prodo alla Piazzella di s. Marco
il Leone alato, .simbolo di s. Man
Evangeiisla e slenvna della repubbli
ca veneziana.
I . Le lagune di Venezia, un tempo pa
ludi Adriane o Atriane, sulle quali abbi»
ino del co. Silvestri, Jstorica e geogra
fica descrizione dell' antiche Paludi ^
driane, colle notizie delle città antich
d' ^édr io e Gai'tlla, \eaez\a lySS, se
condo Strabone e Vilruvio, erano antica
mente molto più estese, giungendo sii
verso Padova ; ed oggi occupano, neU
Provincie di Venezia e d'Udine, e in pi(
cola porzione del regno d' llliria, unt^_
lunghezza di 35 leghe, colla larghezza'*
media di 3 leghe. Lunga serie d'isole,
chiamate Litorale, e generalmente sab-
bionive, domina quasi da per lutto tra
le lagune e il mare, lasciando 5 aperlU'i
re, difese dull'arliglieria de'forli, 2 detil
V EN
quali sono praticabili dalle navi grosse ;
cliiamansi il porto de' Tre Porti, il porto
di s. Erasmo, il porto di s. Nicolò, ac-
cessibili alle barche grosse; il porto di
Malaraocco ed il porto di Chìoggia, pe'
quali ponno entrare le grosse; navi, per
quello di Malainocco priucipalmente ,
migliore di tutti, da ultimo grandemen>
le migliorato in servigio del commer-
cio e della marineria regia. Tutte que-
ste bocche sono difese da forti castelli
e da batterie a fior d' acqua, come lo
sono pure gli altri accessi alla laguna
dalla partedi terra, a Brondolo ed a Mal-
gliera. Torri di sicurezza nel i.° quarto
del corrente secolo furono costruite sul
litorale, cosicché e per la sua posizione e
per queste varie opere di difesa, Vene-
zia che un tempo stava sicura nella sua
laguna, prima della sua congiunzione
al continente mediante la ferrovia, pote-
va dirsi, e, benché meno, si può dir an-
cora una delle più forti piazze del mon-
do. Abbiamo, Osservazioni sopra l'al-
zamento del /lusso marittimo nelle la-
gune veneziane del conte Giacomo Fi-
liasì, in Treviso dalla tipografìa An-
dreola 1826. Il cav. Mulinelli negli An-
nali Urbani di T^enezia^ rende ragione
donde provengano l'inondazioni di Ve-
nezia, e ricorda del medesimo Pillasi :
Memorie delle procelle che annualmen-
te sogliono regnare nelle maremme ve-
neziane. Si può vedere la Memoria so-
pra una contro-corrente marina lungo
una parte de' lidi veneti, dell' ingegne-
re Giovanni Casoni, Venezia co'tipi di
Giuseppe Antonelli i843. Chiama la
laguna di Venezia bacino estesissimo che
l'arte e la perseveranza degli uomini, op-
ponendosi alle tendenze della natura,
prodigiosamente serbarono; indagata a
parte a parte nelle varie sue sezioni e in
ogni sito particolare dell'Estuario, pre-
senta ovunque argomento all'ingegnere
ed al filologo di serie osservazioni e di
studio, egualmente interessanti, o per-
chè servono ad illu&Uare qualche aaed-
VOL, xc.
YEN 217
dolo ancora oscuro oell' antica storia ili
questo stesso bacino e dell'isolelte ond'è
seminato, ovvero perchè aggiungon(i
maggiori e più chiare notizie intorno
alle cause ed all' origine delle vicende
idrauliche cui anticamente soggiacque ed
ancora a' nostri giorni soggiace. Questa
laguna medesima, che in se racchiùde
e dà stanza singolare ad una città per
sito unica, la quale non si può dire se sia
più ad ammirarsi nell'eccelse e stupende
opere dell'ingegno, o non piuttosto nelle
pagine della sua storia, nel profondo sa-
pere e nel consìglio di coloro che l'han-
no creata e scelta a proprio asilo, e che
per lunga serie d'età vi tener dominio:
questa laguna occupò sempre i riflessi
del veneziano governo, che dedicò ogni
cura alla sua conservazione, esssendone
prove le seguenti opere. Discorsi di Cri-
stoforo Sabbadino sopra la Laguna di
Vcnetia niss. i552. Risposta del Sab-
badino a tre Scritture separate del ma-
gnifico fli. Alvise Cor naro che trattano
molle cose in questa materia della Zrt-
guna mss. Cinesi' o^era fu slimala de-
gna di tanto pregio, e di sì manifesta u-
lilità e importanza, che ricopiata con
ogni nitidezza, fu collocata nell'archivio
segreto della repubblica e le fu postai»
fronte un' iscrizione nel iG33. Della La-
guna di Venezia, Trattato di Bernardo
Trevisan P. V., Venezia 1760, 1718.
Filiasi, Riflessioni sopra la corrente Li-
torale del Mediterraneo e dell' Adria-
tico. Il mare Adriatico e sua corrente
esaminata, Pensieri deldJ Geminiano
Montanari, esposti in due lettere al car-
dinal Basadonna,i j68. Emilio Campi-
lanzi. Memorie sullo stato attuale del-
la Laguna di Fenezia, ivi i838, Vin-
cenzo di Lucio, Trattato delle correnti
ridotto a chiare e semplici notizie ap-
plicate alle osservazioni molto utili per
saper trovare in ogni tempo ed in ogni
qualunque giorno dell'anno le digeren-
ti direzioni delle correnti per tutta l'in-
tiera estensione del Golfo Adriatico,
i5
2i8 VEN
Venezia l 'jqS.r'cnczì'ae le sue Lfjgnnc,
opera piibblicnta per cura del munici-
pio, in occasione delia riunione degli
scenziali ilaliuui in Venezia l'anno 1847,
co' tipi di Giuseppe Anlonelli. — Spar-
se sono le higtnje d' isole, che in segui-
to descriverò nel § XV III, come pu-
re di dorsi, di barene, di bassi fondi, di
fondi paludosi, di canali, di fossi; per cui
cull'acque basse diventa diflìcile navigar-
le. Sono quindi segnati i canali che alla
navigazione più servono, col mezzo di
pali situati di distanza in distanza. L' e-
sperienza fece conoscere sino da tempi
remoli agli amministratori della venezia-
na repubblica, che 1' acque dolci de' fio
mi, i quali avevano foce nelle lagune re-
cavano due danni : quello di portare a-
rena e limo, per cui quotidianamente
slringevasi il lor bacifio considerato giu-
stamente in quel tempo la principale for-
tezza della città; e quello di corrompere,
meschiandosi coll'acque marine, o alme-
no di menomare le virtìi di queste e la
bontà dell'aria, facendo luogo alla pro-
duzione di giunchi e di canne palustri,
onde poi stagnando 1' acque senza molo
e senza vita, colle loro esalazioni a-
vrebbero generato malattie. Di fatto ,
molti e molti luoghi abitali, che sorge-
vano sid lembo delle lagune e cbe qui
sarebbe lungo e vano 1' enumerare, ce-
nobi di frali e di monache, villaggi ed
anche città, quali Caorle, Aitino, Aqui-
leia, Torcello, ec. scomparvero del tul-
io, più per questo maligno influsso, che
per etfelto del tempo edace. An)mae-
slrala perciò da' fatti la repubblica, col
consiglio de' migliori matematici e me-
dici d'Jlalia e fuori, alcuni de' quali e de'
più valenti senqjre teneva a' suoi slipen-
dii, come si rileva dalle ricordate ope-
re e da altre che poi rammenterò, de-
terminava di esiliale dalle lagune i fìu-
tìu tulli, e distornarli con opere idrau-
liihe di mollo ingegno e d' immensa
spesa, conducenduli a metter foce in Mia-
re; disegno di gran pondo the con soin-
VEN
ma costanza ella seppe eseguire. Ven-
ne poi negli ultimi tempi il ghiribizzo a
taluno di mettere in contingenza i fitti,
che diedero occasione alla citala sapiente
determinazione; e vi sarebbe non poco a
dire, chi volesse riportare le molle pia-
cevolezze che furono gravemente s[)ac-
ciate in quelT incontro. Pare nondime-
no, che non polendosi negar fede all'espe-,
rienza de' secoli ed alla quotidiana elo-
quenza del fallo, la questione nienteme-
no si riducesse che a questo puro que-
sito di politica : Ha, o non ha da sussiste-
re Venezia? Finalmente la sa[)ienza reg-
gilrice decise che ([uesla regina dell' A^
dria slesse, né 1' avesse a disertai e un^
malintesa economia nelle spese che a
tener dalle sue lagune lontani i fiu
si resero necessarie. Che anzi altra gra
diosa opera impresero ed eseguirono-l
veneziani a preservazione di queste lor
lagune: dico i famosi Murazzi, di cuj
feci parola ne' voi. XIII, p. loi, XLI
p. 4^9 e dovrò riparlare verso il fìued
§ XVIII, n, 29, dicendo dell'isola di 1*^
lestrina, pel mantenimento de' quali
lido di Malamocco e di Feicstiina i
verno austriaco impiegò |)iù di due mil
ni di lire. Quella lingua di terra che il ni
re dalle lagune divide, in quel trailo ci
daMalamocco s'inoltra fino verso aCliio,
già, era talmente indebolita e strema
per lo continuo tempestar de' marosi,
far temere che una volta o l'altra sovei
chiata e rotta quella barriera, avrebbe
mosso contro la città sommergendola_
traendola all' ultima rovina. Per ev
lare lanlo danno, la cinsero i veneziail
con muro solidissimo, d'enormi macigo
tratti dalle montagne dell'Istria, forin
lo e munito di scarpe, conlroscai[)e,spr<
ni e coutraiforli della stessa snldissim
materia, polente sì da sfidare la furibuu
da ira de' flutti e reggere al dente rodi
lore del tempo. Scrissero i veneziani si
quelle pietre per mano di Nalal dalle Lai
s\e: Aiisu Uoiiiano, Aere retitelo. Disi»
ce tale modestia, che i' animo grande h
VEN
da essere giusto estiiualur dì se slesso, e
leggereblìesi più voleulieri : Ardir l tue-
ziiino,f eneziaiio Ptcìdio. Se pur nou si
fosse dovuto dire Peculio Europeo, stan-
te die da tulle parli d' Europa, tuttora
barbara e cieca, e dulie più lontane re-
gioni la probità veneziana aveva trat-
to coir illuminato trallico i denari, ed
erano svegliati ingegni gli antichi ve-
ueziani, veri cattolici sin dall'origine,
e continuatori e legittimi eredi della ro-
tuana, anzi dell'italiana grandezza e ma-
gnilicenza. Si hanno le ÌÌJemorie i/itor'
no alle Dighe marmoree o AluraZ'
zi alla Laguna di f'cnezin , ed al-
ia istituzione del Porto-franco^ di De-
fendente Sacchi e Giuseppe Sacchi ,
Milano i38o. — Il fondo delle lagu-
ne varia: breccioso , fangoso, urgillo-
•o. Abbondante è la pesca che vi si fa,
di pesci squisiti, d'ostriche e d'altri cro-
stacei. Vi sono tempi ne' quali scarse es-
sendo le alle maree nell'Adriatico, molli
punii delle lagune rimangono o in lutto
od in parte scoperti, lasciando qua e colà
vedere rialti di verzura da più specie di
piante marine coperti. Allora ntollo gas
carbonico si svolge, e torna pregiudice-
volissiuio alla salute degli abitanti meu
giovati dalle brezze marine, il suolo ori-
ginario poi, sul quale Venezia è fonda-
ta, consiste in que'dorsi che lasciarono
scoperti l'acque e dipendenti dall' allu-
vioni de' flumi, che nelle lagune, come
dissi, mettevanu foce e attraversavano
la città stessa, d' onde le curve del suo
Canal grande. Il gruppo deli'i>oIette dis-
giunte per breve tratto fra loro, e poi riu-
iute con ponti e distribuite in varie bor-
gate delle conlrade, col corredo di nobili
e vaghi edifìzi, vennero a poco a poco
formando la meravigliosa città. Se nou
che oltre a tati isulette, ve ne hanno
uiolle seminate con bel disordine in vari
punti delle circostanti lagune a far, ana-
li dii'ole ancelle, corteggio alla Signora
del Mare, come scrisse il fu conte Die-
do d'illustre memuria. Di esse, come già
VEN aiy
notai, parlerò in seguito, ben meritando-
lo per ogni riguardo, non meno per nobil-
tà di eddìzi, massime sagri, che per flori-
dezza di commercio, e per indole spiritosa
e vivace d'iudustri abitanti, il Castellanti
crede che 1' isoielle sulle quali è fondala
la bellissima città,sieDo nate o dal ritirar-
si delle marine onde, o dall'insensìbiledi-
vallamentode'monli, emergendo appena
dal livello delle lagune. JNla per consoli-
dare que'dorsi e per ingraudirii,a seconda
del crescer della popolazione e dell'opu-
lenza, fu certo usata un'arte meraviglio-
sa, d' onde derivò un fondo (|uasi tulio
arlilìciale, formato in gran parte di pa-
lizzate robustissime e costosissime, sulle
quali sursero poi i più subliud edilizi. \
meglio dislinguere le discorse isoielle,
da (juelle che coronano Venezia, priuta
di descrivere (|uesle nel § XVlll, riferi-
rò altre notizie sull'isolette su cui è fon-
data, anche per unilà e analogia d'argo-
mento.
'2. in una città come questa, nella quale
fu nece>silà edilìcando, seguire l'irregola-
rità del suolo che olii iva la natura, oche
si riusciva a conquistare sopra di essa, nou
poteva conseguirsi un certo ordinamento,
né quelle vie diritte e spaziose che s'in-
contrano in molte città della terrafer-
ma, e servono di guida nella descrizione
di esse. Ciò tanto più che da tutte parli
accorreva la gente ad angustiarne gli
spazi. A Venezia quindi le strade veie so-
no gli stessi canali, colle loro tortuosità,
al qual proposito narra il Cancellieri,
nelle sue Campane, p. c)4> ^^^^ nella i.'
mela del secolo XVI Huri il vicentino
Gio. Giorgio Capobianco, meraviglioso
meccanico,il quale per aver fatto una sin-
golare navicella d' argento, che il doge
donò a Solimano li, e per aver insegna-
lo l'arte di lipurgare i canali di Vene-
zia dall'immondizie,mediante una gratta
di ferro, fu liberalo dal bando di morte
per aver ucciso un suo nemico in Rialto,
e benelìcato con annua provvisione. L'al-
tre vie esseudo anch'esse tortuosissimi:
220 YEN
per la maggior parte e anguste, non gio-
vano allo scopo di descrivere la città
ordinalanieiile. Sarà dunque d'uopo, per
darne un'idea, balzare da un luogo al*
l'altro dove ne cliiameranuo gli oggelti
più ragguardevoli ed importanti. Delle
strade dovrò riparlare nel § XIV. De'ca-
iiali anche nel progresso dell' articolo,
qui però è da notarsi, che per maggiore
Mcurezza, ue'tempi in cui la potenza ve-
neziana incominciava a palesarsi, ma non
era ancora abbastanza assodata per far-
si rispettare, neper avere a sprezzo e re-
spingere degli attacchi nemici, chiude-
vansi con catene i canali. Così ciiiuso e-
ra il maggior canale da s. Gregorio a s.
IMaria Zobenigo, ove terminava un mu-
ragiione, che avea incominciamento ad
Olivolo, nel declinar del IX secolo co-
strutto dal doge Pietro Tribuno; e in
questo medesimo luogo venne adottalo
lo slesso mezzodì riparo anche allora che
i genovesi guerreggiarono sino a Chiog-
i;ìa, tanto minacciandola repubblica, che
per alcuni giorni il solo possedimento di
lei si restrinse ad un arido banco di sab-
bia, come narra il cav. Fabio Mutinel-
li, Del costume Veneziano. Non sono a
Venezia cavalli, né vetture, ma bar-
che; che SODO qui il più proprio veicolo
degli uomini e delle cose. Però quanto a*
cavallì,è intrinseco che io avverta col me-
desimo Mulinelli, che prima si usavano.
Imperocché, rimasti per buona pezza i
ponti piani di legno, e le strade, i campi
e la piazza senza selcialo, come dirò nel
§ citato,, n. I, si usava a Venezia come
in qualunque altra città de'cavalli. 1 ma-
gislrati rccavansi a' loro ullìci a cavallo
al tocco della campana chiamata Trot-
terà, perchè sollecitandoli appunto col
suonare, li Taceva andare di trotto; e sic-
come ciòavveniva in un'ora, nella quale
le strade, in particolare la Merceria, una
delle principali, come rileverò alla sua
volta, ridondavano di gente, che incede-
va per le sue l^ccende, così fu stabilito a
risparmio di pericolosi avveuiuieuli,uou
YEN
rari a succedere per il grande concorso
di persone e di cavalli, in tanta strettezza
di canimino, che tulli quelli che si fos-
sero avviati per la Merceria, dovessero
lasciate i cavalli ad una ficaia che stava
nel campo di s. Salvatore. Giungevano
eziandio a Venezia lutti i forestieri co'lo-
ro cavalli, accolti nelle stalle, di cui non
mancavano inai gli alberghi. Tale poi era
la vaghezza de' veneziani per l'equitazio-
ne, the oltre gli splendidi lorneamcnliche
si davano spesso, al modo che dirò nel§
XVI, n. 5, non v'era campo, non v'era
piazza ove all'improvviso non si giostras-
se, il che pure riferirò in tale § ; onde es-
sendo questo arnieggiamentu sorgente di
sconci, fu ordinalo che senza il permesso
del maggior consiglio non si potesse ba-
gordare di sua testa in nessuna parte della
città. 1:^ per tacere della stalla de'cavalli di]
Michele Steno, doge del 1 4oo, la più ma-
gnifica e la più bella che allor si fosse ir
llalia,edique'6 cavalli d alto pregio, che]
manteneva sempre la repubblica per far-
li montare da chi voleva onorare e di-|
slitiguere, il cav. Mulinelli racconta, che]
il lusso de' veneziani pe'cavalli giungeva!
sino a vuler dare ad essi ciò che naturai
aveva lor negalo, tingendoli cioè di uiij
bel colore d'arancio mediante una pian-
ta, che si ritraeva da Cipro, ove in co-
pia germoglia, avente le foglie simili al
(|uelle delia mortella. Me minori erano]
le sollecitudini per la loro conservazio-
ne. Allora era fre(|ueole,pe'grandi fatliJ
di guerra, il trasporlo de'cavalli oltre-
mare. S' immaginò di caricarli sulle na-
vi, senza aver uopo degli argani e dellejj
carrucole per sollevarli, e poscia per il
boccaporto precipitarli nella stiva; ma-
novra che non si eifeltua mai senza grave
pericolo di percussione in qualche mem-
bro dell' animale, già inquieto e più in-
domilo per trovarsi sospeso e in posizio-
ne lauto inusitata. Si servivano adunque !
di certi navigli piani e larghi delti uscie'
ri, ippago^ìù, ì'pp agi, cioè porla cavalli,!
du' greci. Avendo questi uu uscio a (ìor
VE N
d'ac<|ua,(lotide venne il nome i\'uscicri, si
facevano entrar per quello coll'aiulod'nn
ponte i cavalli, e (joanilo v'erano tutti,
con accuratezza caiaf.itnvano l'uscio, che
s'imnierneva ilei tulio allorché la nave
era piena aaenle carica. In cpiesto modo i
veneziani con tutta facilità imbarcarono
per Costantinopoli la niunerosa cavalle-
ria de'crociali francesi, i tpiali non aven-
do giammai veduto il mare, stupefatti
e numerosi invocavano Dio e i Santi, ver-
sando lagrime nel giorno della partenza,
comesi ha daMichaud, Storia delle Cro-
riate. Selciate poi alcune strade di maci-
gni spianali, e fabbricati i poati di pietra
e con gradini, fu necessità l'abbandona-
re le cavalcature, appigliandosi le perso-
ne di condizione per schivare il fango di
<juelle strade non lastricate (come proce-
devano le donne, lo dico nel§ XVI, n. 'i),
alle gondole, delle quali 3 niodeiii olfre
il lodato scrittore, parlandone erudita-
mente in uno al vocabolo. Ora tra le bar-
che alcune servono al movimento per i
canali e per le lagune; altre per la na-
vigazione anche fuori del porto , ma
presso al lido. Tra le prime si distinguo-
no le gondole^ le peate, \ burchi, i hat-
telli grossi e minuti ; le barchette da fre-
sco v: da regata; i sandali, gli schifi ec.
Tra le seconde le peole, i bragozzi, i
burchi arborati, che servono anche al-
la navigazione fluviale, i rimarchi, i
toppi e le barche grosse da pesca. La
più gentde ed allettevole barca da ga-
lante e signorile trasporto è la gondola,
sempre addobbata a nero, ma coperta o
scoperta secondo la stagione. Non è di
questo luogo parlar della forma di ognu-
na di queste barche, ciò che d' altronde
mi porterebbe fuor di cammino. Dirò so-
lo che i naviganti veneziani, sien bar-
caiuoli da tragitto o di casada, sieno
da burchio o chiozzolti, sono la più spi-
ritosa ed animosa gente che siavi. Che
il canto della Gcrusaleninte liberala un
tempo divenne comune a' gondolieri, lo
riièriiico nel § XVI, n. 3. Ma delle gon-
YEN a2r
doie, delle peole e di altre barche in se-
guito tornerò a tenerne proposito, come
descrivendo la famosa Regata, il magni-
tìcentissimo Bucintoro, e la benedizione
e sposalizio del mare, nel § X, n. 8, e nel
§ XVI, n. 3 e n. 5. Del resto fondata
Venezia in mezzo ad un grande spec-
chio d'acque marine, ne uscì cillà da uo-
mini e non da bestie [cuni civitas no-
stra sit civitas ho/niuuin et non he-
stìamen, vadat pars ut salicetur j così
nella parte presa pel generale .selciato),
le cui strade furono selciate la prima
volta nel 1252, cominciando dalla Piaz-
za di s. Marco dove si fece il primo pa-
vimento ex coctis lateribus, che fu poi
messo a (piadri nel i382, e nel 1722
di selci. Piimasero bensì anche caval-
cature, massime di asinelli e muletti
(sulle quali i primi padri andavano a
consiglio lasciandole intanto al ponte
dove arrivava la paglia ed il fieno pe-
gli animali, perciò detto della Paglia). In
seguito per altro furono confinate agli
spazi non selciati, ed agli orti litorali e
vigne, finehè furono del tutto tolti, come
dissi; e quindi ciò premesso, siccome
in questa città aperta si può approdare
in qualunque punto più aggrada, comin-
cierò le mie indicazioni dalla così detta
Piazzetta di s. Marco.
3. Pigliando le dimensioni dall'angolo
delle Procuratie nuove, punto in cui la
Piazzetta si unisce colla piazza maggio-
re di s. Marco, di cui forma un brac-
cio, essa è lunga 96.901 metri, colla lar*
ghezza di 4' in 48 metri circa ne' di-
versi punti. Sorge su d' essa, alla de-
stra di chi approda, magnifico il palaz-
zo ducale ; alla sinistra la zecca e l'antica
biblioteca, e pare che ne aprano T in-
gresso due superbe e monumentali colon-
ne colossali di granito orientale, quivi in-
nalzate tra il I I 72-76, ed altri vuole nel
I 188 per opera di Nicolò Barattieri di
Lombardia, il quale, ingegnosissimo es-
sendo, riuscì neir operazione ch'era ben
ardua, e pel proiuei so premio qualunque
252 V E N
n chi fos<!C riuscito a compierla, tliman-
rlò e volle, per l'amore ohe portava ai
giunchi di rischio, che fosse dichiarato
(ranco per tuUi i giuochi vietati lo spazio
risultitlo fra le due colonne. Ren sapeva
il governo che tali giuochi erano scuoia
di bricconeria, e perciò severamente proi-
biti ; ma per la libertà concessa nel do-
mandare il premio, fu allora accordato,
finché SI nocevole uso venne levato da An-
drea Grilli doge nel 1023 col sagace espe-
«liente di rendere quel silo infame facen-
dovi impiccare i condannali alla morte,
indecoroso costume che ce«sò nell'epoca
della t .'dominazione austriaca. IVon devo
lacere, che allo stesso doge Grilli, per o-
pera del Sansovino, si deve la remozione
delle botteghe o piuttosto capannucce
di legno, collocate intorno alle due gran-
di colonne; e cos'i apparve quasi per in-
cantesimo, sgombro quel nobile sito, bel-
la e decorosa la prospettiva delia Piazzet-
ta. Dall'isole dell'Arcipelago furono qui
liasfciite le suddette colonne (una ter-
za peri nel mare) verso il i 125, a me-
rito del doge Domenico Michieli, quan-
do nel suo glorioso ritorno da Terra San -
ta costrinse l'imperatore d'oriente a
rispettar la veneziana bandiera. Su quel-
la verso la zecca, di granito rossiccio, fu
nell'anno 1829 collocala la statua in
marmo di s. Teodoro d Eraclea (T.)
gran martire e comproleltore della cit-
tà, anzi il suo più antico patrono; ma
secondo il contemporaneo cronacisla Pie-
tro Guilonzaido, rappresenta s. Giorgio.
Sull'altra bigia, venne ripristinato nel
1816, l'antico Leone alato, in bronzo
L^ yidrio Leon dominntor del mare.
Nel 1797 era slato trasportalo a Parigi,
e collocato in mezzo alla piazza deli'//o'-
lel dcs lm>alidcs. Appena i veneziani ac-
quistarono il tesoro del venerando corpo
dell'Evangelisla s. Marco, penetrati di re-
ligioso entusiasmo lo acclamarono per
niotelloie principale della repubblica;
indi sopra le monete ed i vessilli quale lo-
ro Slemma ed Insegna improntarono il
VE N
simbolo del Leone alato, che in una zam-
pa tiene la spada, nell'altra un libro a-
perto colla epigrafe : Pax libi Marce
Ei'angelista nicn<!. Da quel tnomeolo i
veneziani si compiacquero chiamarsi {x-
gli di s. Marco, e la repubblica loro
intilolaroiio per antonomasia Repubbli-
ca di s. Marco. Circa la delta epigrafe,
leggo nel Piazza, Emerologio di lloma^
al 2 j aprile, giorno di sua lesta (nel qual
giorno la Chiesa celebra lai." Processio-
ne delle fjlanie minori delle Rotazioni,
come dissi in que' due articoli), che a
s. Marco, mentre egli celebrava i divini
misteri nella solennità di Pasqua in A-
lessandria, i pagani gitlarono una fune
ni collo, e lo strascinarono con gran vili-
pendio e loroiento in prigione. Quivi vi-
sitato da Gesù Cristo, fu salutato colU
divine parole : Pax libi 3Iarce, E\>niige-
lista mensj da cui si rimase assai conso-
lato. Quanto poi l'Angelo gli disse, quasil
consimili parole, lo riferirò parlando de*
gli ordini religiosi introdotti in Venezia,
nel§X, n. 27. Del Leone come SiniboU
(\e\\' Evangelista s.IiIarco,s,vt parlai ne'r<
lalivi articoli del mio Dizionario. Queste
quadrupede per la sua (orza e maestà fu
detto il re degli animali, ed il suo simii'f
lacro marmoieo lo si poneva nel medi«
evo alle porte de' sagri Templi (P.).
Leone alato di s. Marco fu ornalo anch^
col Nimbo intorno alla testa, e narra i|
Cancellieri nel Mercato, che un amJ
basciafore veneto, interrogato dall' ini^
peri a le, ove nascevano leoni di questi
specie, rispose : nel luogo stesso in cui
stavano l'aquile da due teste! Di que4
sfe ragionai nel voi. XXXIV, p. ir;
LXI I, p. r 20 ed altrove. Il dotto carnai
doleseCostadonijChe fu bibliotecario di si
MichelediMuiano,neirOvve/H'^/3JO'zf .^0>j
pra nn anlica tavola green, {\\ tal monaj
stero, presso il p. Calogierà, nella Rac-
colta d'Opuscoli, \i'!\\.\i\ nel cap. 9: De^
sinibolicJ animali, che rappresentano
quattro ss. E^aiìgelitti. Discorrendo df
4 dillerenti animali ornati sul dorso dab
V E N
le nli, e del nimbo intorno al capo, dice:
n Dee considerarsi come eOelto di so-
lenne ignoranza quella falsa diceria del
Tolgo straniero, che scliernisce noi vene-
ziani, perchè formiamo solto la specie di
nn leone alato ed ornato col nimbo, il sim-
bolo ili s. IMarco, ch'è nostro principale
proiettore, giacché per ritoanlichissimo
della Chiesa veilesida per tutto quel s. E-
vangelista in cotal guisa rappresentato".
Si potino vedeie, Doering, De alatis
inin<finibit^ npiid veleres, Gothae tyST.
Jiincker, Disserlnlions sur les dmnitds
ollécs, traci par Jansen.
§ II. Palazzo Ducale, Prigioni delle de
Piombi e dei Pozzi. Ponte de' Sospiri.
Biblioteca Marciana e Museo.
I. Il Palazzo ducale, gi'i sede angusta
de' dogi e della signoria, guarda con un
lato sulla Piazzetta, coli' altro sul Molo,
col terzo std rivo o canale di Canonica,
col quarto s'appoggia alla Basilica. Po-
sto tra levante e ponente, desta soipre-
sa e meraviglia ail un tempo coli' impo-
nente sua mole, colla singolarità, ardi-
mento e magnificenza della struttura
i ed architettura di stile impropriamen-
j le appellato gotico (del quale riparlai
' nel volume LXXI, p. i33, LXXIII, p.
334), sebbene in gran parte non sia
né gotica, né romana. Tutte le crona-
I che venete sono d'accordo nel riferire,
I che il doge Angelo o Agnello Partecipa-
I zio, che regnò dalI'Sio all'S^j, abban-
I donalo l' antico palazzo tribunizio pres-
i so la chiesa de' ss. Apostoli, uno piìi va-
sto e ornato n'eresse presso la chiesa di s.
i Teodoro, nel silo in cui oggi trovasi la
; chiesa di s. Marco e il palazzo ducale.
t Vi eresse una cappella ducale con suo
primicerio e clero, i quali poi furono tra-
sferiti ncllallasilica propinqua dopo la sua
edificazione, cometlirò nel 5 VI, parlan-
do del suo primicerio e cleio ducale di
ti. Marco, nella cui sngi estia v'hanno ar-
madi e portelle di noce intarsiate di le-
V E N ii3
gni a colori, le quali conservano le pri-
«ne memorie di quelle fabbriche antiche,
e ilello stato della piazza a quel tem-
po. Il palazzo divenne successivamente
magnifico. Soggiacque a varie vicende
ed incendii, ultimo de'quali fu quello del
1^77; cui fece mirabile riparo l'architet-
lOj Antonio Da Ponte. Nella ricostru-
zione dell' odierno, dice il Cicognara,
non rimase d'appartenente all'antichis-
simo, se non l'area con molli fonda»
menti e con alcuni muri maestri dalla
parte del com detto Rivo di Palazzo in-
contro alle prigioni. L' attuate palazzo
poi è opera dell' architetto Pietro l!a-
seggio, aiutato poi da Filippo Calenda-
rio, opera eseguita nel lato del Molo e
in parte sulla Piazzetta nella prima me-
tà del secolo XIV, e compiuta qua-
si solto il dogado di Marino Falier, di
cui il Calendario partecipò alla congiu-
ra, e n'ebbe comune l' ultima tragica
sorte. Il medesimo Calendario è riputato
anche lo scultore di quegli storiati capi-
telli,condotti con certa pratica di leggero
tocco, mirabili per l'epoca in cui furono
fatti, ma più mirabili per quello che rap-
presentano. N'è specialmente bizzarro il
capitello XI li (cominciando a enume-
rarli dalla parte della chiesa), poiché ne-
gli 8 suoi comparti olFre altrettante epo-
che della vita dell'uomo. E pur degno
di sommo studio quello sull'angolo pres-
so la Porla della Carta, scolpito però da
uno della famiglia Bono, dopo il 1426,
il quale ai padri della patria, che entra-
vano, ricordava la giustizia nel giudizio
di Sidoiijone, e la clemenza in Traia-
no che soccorre la vedova, essere fon-
dauienti del buon governo. Questo son-
tuoso eililicio fu coutiimato sullo sles-
so disegno nell'ultimo citato anno, sot-
to il doge Francesco Foscari. Tanto il
lato verso il IMolo, di 71 metri e mezzo,
quanto l' altro sulla Piazzetta di 71 me-
tri,posano sopra una serie d'arcate, quel-
lo ili 17 e questo di 16, sostenute da
njarmoree robuste colonne, con capitelli
224 VEN
riccliissimi d'ornamenti che fissano un'e-
poca essenziale per la sloiia delle arti. So-
pra questo I ."corre un 2.° ordine d'ar-
chi, che colla loro connessione ed intrec-
cio formano un fregio traforato e leg-
giadro, che circonda tutto l'edificio, so-
stenuto nell'angolo tra il Molo e la Piaz-
zetta da un' unica colonna di meravi-
glioso ardire ed effetto in punto di sta-
tica. L'alto muro marmoreo, che al 1°
ordine sovrasta è interrotto da ampi fi-
neslroni, tra 'quali è da distinguere quel-
lo maggiore sul Molo, adorno di figure
e bassirilievi, e l'altro pur maggiore verso
]a Piazzetta, egualmente ornalo da mani
maesIre.Non meno di questo, meraviglio-
so è il prospetto del Palazzo, che guarda
sul rivOjlutlodi pietra vi va, egregiamente
immaginato ed ornato dagli architetti e
scultori Antonio Riccioed Antonio Scar-
pagnino, lungo 344 piedi veneti. Ar-
duo travaglio sarebbe l'enumerare con
minuti particolari le parti interne di
questo mirabile edificio, con inenarra-
bile profusione colmato di nobilissimi
ornamenti d' ogni natura, dove 1' arti,
dall' opulenza chiamate a gareggiare ,
fecero mostra di tutta loro possanza.
1 piti sublimi ingegni quivi fecero lo-
ro prove, si che lo spettatore intelli-
gente, sbalordito da tanta copia di mira-
coli dell'arte, rimane compreso da stu-
pore, né sa credere a'propri occhi. Al pa-
lazzo dà adito la maestosa porla princi-
pale della della Carta (per le suppliche
e memoriali con cui si entrava, o che
entrando per quella si facevano scrive-
re da chi solto i portici del Cortile te-
neva banchetto per servizio dei ricorren-
ti, o meglio da'bandi e dalle carte pub-
bliche che su vi si affiggeva), di gusto
pur gotico, di forma piramidale, ricchis-
sima d' arabeschi, con allegoriche figu-
re, e di buone statue, opera di Mastro
Bartolomeo Bono, eseguita nel 1439, ed
assai lodata dal cav. Cicognara. Noterò,
che nel § XVIlI,n. 7, deploro con Mu-
stoxidi, la barbara demolizione dell' al-
VEN
torilievo esprimente il doge Foscari, tanto
benemerito, che vedevasi sulla stupenda
poita della Carla. Per essa, sotto am-
pio atrio, entrasi in magnifico cortile,
in mezzo al quale farmo bella otoslra
le sponde magnifiche di due pozzi, fuse
in bronzo, e di raro lavoro. Una è del-
l'Alberghelli, l'altra di Nicolò di Marco
di Comi, il primo de' quali molto bene vi
rappresentò de'falli della s. Scriltuia al-
lusivi all'acqua. Di opere e prospetti di
vario stile è fornito il perimetro di que^
sto cortile, con bassirilievi e statue, per t^
massima parte uscite di mano d'artisti di
gran nome. I portici intorno al cortile
stesso furono aperti in tempi più vicini!
da Antonio di Pietro di Ciltadella, coii|
dotto da Alessandro Monopola. Nelli
facciata dell' orologio vi sono 6 statua
antiche. Alla sinistra è dì gran meri]
to l' inferiore che si pensa rappresenl
tare Marc' Aurelio ; quella che le sol
vrasta sembra esprimere Cicerone. Li
3 ali' altra parte sono divinità pagai
ne, di greco lavoro, e lai.* è sopra luti
te bellissima. La statua del duca d' Uri
bino Francesco M.* I dalla Rovere è
pera del Bandini. Delle 2 statue, d'anlicJ
lavoro, che le sono a'iati, quella di donni
rappresentaMarciana sorella dell'imperi
tore Traiano. La facciata innanzi la grai
descala è singolare lavoro del XV secoU
Le statue di Adamo ed Eva, d'Anioni*
Rizzo, non ponno lodarsi, che per 1' eli
cui furono scolpite. La magnifica facciati
della scala fu condotta da Antonio Rie]
ciò, ducando Agostino Barbarigo. Mal
gnifica è la scala de'(iiganti,che mette
I. "piano del palazzo; formala di marir
con finissimo lavoro, i cui mirabili grol
teschi furono intagliati da Domenico
Bernardino da Mantova e da altri insigf
scultori ; ha in cima le statue giganteschi
da cui prese il nome, esprimenti Marte
Nettuno, opere di Jacopo Sausovino.Alla
sommità di questa rinomata scala face^
vasi in tempo della repubblica la solenni
ceremonia dell'iocoi'ouazioae de 'dogi. —ij'
VEN
E<sa melle nel corridore ornato del gra-
xiosis<*imo lavoro del Vittoria, che ricorda
In venula aVeneziad'EnricolM rediFran-
ciii. Il corridore poi gira intorno a'due Iati
interni del cortile; mette ai locali del i.°
piano, ed è ornato ai presenteda una serie
(li busti ed iscrizioni in marmo degli uo*
mini più celebri di Venezia, che daran-
no un giorno al palazzo l' idea di Vene-
to Piuitheon. Per poi procedere al 2.° pia-
no è da salire la Scala d'oro, giustamen-
te coM intitolata per la magnificenza di
sue decorazioni dirette dal Sansovino ed
eseguite da'piìi chiari artisti di rpiel tem-
po. Nell'ingresso di questa .nobile sca-
la, le statue d' Atlante e di Ercole sono
dell' Aspetti. I delicati e ben comparti-
li stucchi sono del Vittoria, ed i piccoli
dipioti simbolici condotti dal Franco,
lro|)poabbisognarono del ristoro del No-
delli. Nel pianerottolo della 2/ branca di
questa scala il Segala fece le statue del-
l'Abbondanza e della Carità. Asceso «pje-
sto 2." ramo, si entra nelle magnifiche
stanze, nelle quali già sedeva il gabinet-
to della repubblica. Ora tutto questo
compartimento è addetto all'i, r. Istituto
di scienze, lettere ed arti, tranne alcune
stanze che S. A. 1. R. l' Arciduca gover-
natore generale ha riservato a suo uso e
specialmente per le pubbliche utlienze.
11 primo quindi che s'incontra è un salot-
to,il cui soUìttodipinseJacopoTinloretlo.
Nel mezzo vi è la Giustizia personificata,
che dà al doge Friuli spada e bilancia. Ne'
4 comparti, a fìnto bronzo dorato, egli
rappresentò fatti storici, e negli angoli le
Stagioni sotto le immagini di ptiitini.
\J A ali- Collegio fu tutto cos'i ridotto dal-
l'architetto Vincenzo Scamozzi. I 4 qua-
dri laterali alle porte si dipinsero da J.
Tintoretto, il quale vi rappresentò la fu-
cina di Vulcano; Arianna coronata da
Veneredi stelle, e Dacco; Pallade.che cac-
cia Marte fra la letizia della Pace e del-
l'Abbondanza, e Mercurio con le Grazie.
Il ritorno di Giacobbe a Canaara è lodato
lavoro di Jacopo Cassano: 1' Europa^ di
VEN 22?
Paolo Veronese, quadro ritornato da Pa-
ri:^i,è opera che brilla di tutto il genio del
suo autore e che sembra non temere se-
verità di esami. Le Divinità a fi esco sono
del Montemezzano: le sculture del gran
cammino a padiglione sono dell'Aspetti:
le figure allegoriche sopra la porta, del Vit-
toria. Nel solHlto è di Paolo la Venezia in
trono: le 4 Virtù, mi chiaroscuri azzurri,
sono di Sebastiano Rizzi. — La bella e ma-
gnifica sala del Collegio^ fu così appella-
ta dai supremo magistrato di tal nome
che ivi sedeva, il quale componeasi del
doge, de' savi grandi, de' savi di terra-
ferma e degli ordini, e dei tre capi della
quarantia criminale. In essa sala si ac-
coglievano gli ambasciatori, e da di qua
passavano al senato le cose di più rilie-
vo. Quivi J. Tintorelto dipinse il qua-
dro colle Sponsalizie di s. Caterina, va-
rii Santi e il doge Donalo; l'altro quadro
con Maria Vergine, parecchi Santi e il
doge da Ponte ; i chiaroscuri intorno l'o-
rologio, e il quadro col Redentore ado-
rato dal doge Mocenigo e vari Santi. Nel
quadro sopra il trono Paolo Verone-
se rappresentò da suo pari il Salvatore,
Venezia, la Fede, ed Angeli che recano
palme a Sebastiano Venier, vincitore al-
le Curzolari nel giorno di s. Giustina,
come anco le sue figure laterali ed i
chiaroscuri intorno il meraviglioso cam-
mino. Carlelto, figlio di Paolo, vi di-
pinse Venezia scellrata, ed il vicino chia-
roscuro. Il quadro, sopra la porta, col
doge Gritti innanzi a Maria Vergiiie tra
parecchi Santi, e le due ligure laterali so-
no'del Tintoretto. Il grandioso e nobile
sofTilto, concepito da Antonio da Ponte,
è tutto, col suo fregio, dipinto da Paolo,
1 3 maggiori comparti olirono Venezia
potente in mare ed in terra; Venezia che
onora la Religione cattolica ; Venezia
che amica della Pace, non teme la Guer-
ra.— La Sala della del Pregarli era così
chiamata perchè i senatori venivano pre-
gati ad intervenirvi, equi il senato racco-
glievasi, e si trattava della pace e della
2^G VEN
guerra. Dessa pure va ricca di buoni di-
i)iiiti.lli.''<]Ui»(Iro alla (li'stra,con s. Loren-
zo Giustiniani, è vij^oroso lavoro di Mar-
fo Vecellio, com'è credulo coninnemente.
La vicina lìgnra di Tolomeo bellissima,
è dipinta da Jacopo Palma, Il quadro col
morto Salvatore, vari Santi , e i dogi
I^ando e Trevisano, non die ledue mi-
rabili ligure laterali h chiaioscuro, sono
di Tinlorelto. I due sottoposti cliiaro-
scuri con Cicerone che disputa, e Demo-
stene die riceve la corona, sono prestanlis-
Rimo lavoro di G. Domenico Tiepolo. Al-
l'altra parte, Palma il giovine fece la fi-
gura a chiaroscuro ed i seguenti quadri,
III. "col doge Veniei-, davanti Venezia re-
j^ina; il 3." col dogo Cicogna, che salvò
Candia da'turchi, davanti il Redentore;
-il 3." col doge l^oredan, che ruppe la le-
ga diCanibray. Ilqnndro collo stesso do-
ge Loredan, davanti all-i Verginee a'San-
li, è di J.Tintoretlo, autore eziandio delia
vicina figura a chiaroscuro, esprimente
In Pace. Il Palma giovme fece le due fi-
gure laterali alla porta, e il quadro so-
vrapposto co'due dogi Priuli, che vi ado-
rano il Salvatore, Nel solFitlo M. Ve-
cellio fece l'ovato presso la pbrta colla
Zecca operosa, e le due figure simboli-
che negli angoli : J. Tuitoretlo fece Ve-
nezia nel mezzo presentata da varie dei-
tà. Andrea Vicentino flipinse i Ciclopi
osservali da Venere all'incudine, eque'
soldati negli angoli: Antonio Vassillacchi
di Milo dello l'Aliense, il Doge fra'consi-
glieri, e le due figure degli angoli: Do-
lobella, la Eucaristia, lavoro pregevole:
J. Tintorello le due figure agli angoli,
cioè la Viriti e la Verità. Il fregio è del-
l'Aliense. — NeW Àntìchiesettawì 3 com-
parti si vede il modello che die' il llizzi
per un njnsaico della facciata di s. Mar-
co; poi due quadri con 4 Santi, di J. Tin-
torello; ed i profiinatori cacciati dal Tem-
pio, di bonificio, (juadro ciie solo hasle-
rebbe all'immorlalilà del dipintore, per
la composizione, lo spirito, il lalore e la
prospettiva. — LaChiesctla ha uu gruppo
VE N
del Sansovino sull'altare disegnalo dallo
Scamozzi. — Di qui si passa ad una scalet-
ta.tiovesi ammira, stupenda per carattere
ed espressione, la figura di S.Cristoforo;
forse l'unico dipinto a fresco che resti in-
tatto diTiziano a Venezia. — La Sala del-
le quattro porle fu ridotta d'Andrea Pal-
ladio, come si vede. Il quadro della Fede
con s. Marco che la guarda, e il doge Gri-
mani, è opera celebralissima di Tiziano,
la quale fu riportata di Francia. M. Ve-
cellio vi fece le due figure laterali d'un
profeta e d' un alfiere. Le 3 statue sopra
la porta sono del Castelli. Il quadro ap-
presso colla battaglia, per cui Verona fu
da'veneli liberata contro il general Pic-
cinino, è spiritoso elizianesco lavoro del
cav. Contarini. Il (|uadro che gli è di fac-
cia, col doge Marino Gricnani, che riceve
4 andjascialori di Persia, fu dipinto da
Gabriele Caliari. Le 3 statue allegori-
che sopra la porta, sono del Campagna.
Fra le due porte è opera diligente di An-
drea Vicentino il quadro con Enrico III
redi Francia, incontrato al Lillo dal do-
ge Mocenigo, d d patriarca Trevisan e
da' magistrati. L' arco lo disegnò An-
drea Palladio. Le 3 statue sulla porta so-
no del Vittoria. Il quadro col doge, che
accoglie ambasciatori di Norimberga è
di Carlo e di Gabriele Caliari. 11 quadro
che gli è dirimpeltocol pio doge Marino
Grimani innanzi a Maria Vergine e San-
ti, lo dipinse il cav. Contarini, e meritò
che i francesi lo recassero a Parigi. Le 3
statue sulla vicina porta, sono di Giulio
D d Moro. Nel sollitto, compartito pur
questo ila Palladio , ornato di stucchi
del Bombarda e di altri scultori, con in-
venzioni di Francesco Sausovino, figlio
di Jacopo, vi hanno opere di J. Tintoret-
to, masi tormentate da ristauri,che mette]
pietà guardarle,al diredel Moschini,di cui
sono i giudizi che vado riferendo. — Lai
Stanza del Consiglio de' D^eci, così nomi-
nala dal consiglio de' io membri, che venii
vano eletti ogni anno dal Maggior Consi»
glio, i quali uniti al dc^e ed a'6 consiglieri
VEN VEN i-y.'j
pnnivnnn 1 (IdiUi (li sinto, e vigllnvnnn 1.1 fori (Vegga*! il Pa/dzzn Durale illu-
coiulolla (le'patiizi, li:t 3(]nnilii. L' Ado- s/rnfo da F. Zanotlo, opcia i\n^<\ i^inn-
ra/.ionede'iMagi.èbeiroperndeir.Mieiise; la al suo leiniine, co' ti[)i dcirAntonel-
ilclogt'Zinni.vincilnrtnliFeil«MÌr<>n]nrl)a- li). — Di qoi si passa alla Slmiza dc-
ro«sa iiii[ieraloie,incoii(ra»(Mlal'iipaAles- gì' Inquisitori fìi stnln^ i quali si oc-
saiitlro Ili, è hell'opeia di Leari<lio Das- ciipavano di tnUo e di tulli in relazione
sano, che vi lasciò. c«>me soleva di freqtieii- n cose di sialo. E di qua appunto, per
le, il proprio i ili atto neila (Iguia vestila a una scaletta ristretta e oscura si ascende-
bianco con l'ombrello: Papa Clemente va ai Inog^ii chiamali i P/r)«?A/ dalla co-
\ll e Carlo V imperatore, i (piali ferma- perla c.steiiore del letto. Poco lunga so-
no in r»ologna la pace d'Italia, è opera no le i9<7/(', che si dicevano dell' Jrmi
ili IMarco Veceliio. Nel sollillo, ricchissi.- del consiglio dei Dieci. Di queste stan-
ino inven/ione del patriarca d'Aqnileia za una fu carcere, come si ricava da due
Diinieienarl)aro,loZeIolli dipinge verso le iscrizioni, d'un Luchino dì Cremona nel
iiiiesire l'ovato conGianoeCiiu.none, ed il 1/17^) ^ *'"" Cristofoio Frangipane nel
quadnl«ingoconVene'/ia,cheosserva[\Jar- 1028. Finalmente airivajidoal salotto
le e NelliuK," : Ponchino dello il Uasaico d'ingresso, si vede il busto dei doge Ve-
coloriil Nettnnoliraloda cavalli,el\leicu- nier, scultura del Vittoria. Ttilte le testé
fio parlanteallai^aceiPaololece il Vecchio ilescritle stanze e sale appartengono co-
seduto presso di bella donna, e fors'anche me ho dello all'lstiluto, ed a S. A. I. K.
Venere, che con ritorte e rotte calcne in 2. Da questa parie poi discendevasi una
mano guarda al cielo. Inoli re loZcIoUi e- volta alle fumose carceri che /'o:-z"si dice-
segu'i l'ullimo ovatocon Venezia sceltrata vano, angusti luoghi e senza luce;i(]uali
sopra il Leone,opera che alcuni attribuirò- ora non si possono visitare che prendendo
DO allo slesso Paolo: i chiaroscuri sono una diversa strada o direzione. Di queste
dei niedesioji pittori; il fregiodeiputliniè famose prigioni criminali sì disse e stani-
clelZeloUi. — Il vicino luogo. detto la />«v- pò tanto, eh' è indispensabile far sosta
.yo/rt per una bussola ivi esistente, ha di fac- per darne un'idea col eh. cav. Mulinelli,
eia alle (inerire un quadro di Al. Veceliio, Annali Urbani dì f''enezi<7 .yi. 0.^1 e seg.
con Maria Veigine e s. Marco che assiste e 4c)2. — Le prigioni in Venezia, d'odiosa
ni doge Donalo: gli ailri tlue quadri colle rinomanza, allora dette prigioni forti ed
riedizioni dì Urescia e Bergamo sono del- orbe, e ne'iempi a noi piti vicini, Piombi
l'Aliense. Nel sodino i chiaroscuri e Irion- e Porz?. cominciando dalle forti e da*
fi, e so[)ra il focolare le due Faine, sono /-'/ow/;/, stando esse nella sotnniilà dell'e-
(h Paolo. Manca il pezzo centrale, che dilìciodel paliiZ7.oducale,'ii potevano cnu-
esprimeva s. Marco in gloria, rimasto in siderarecome una vedetta, cioè il più alto
Francia, dopo le depredazioni accadute luogo d'una rocca fabbricala sopra d'un
nell'anno 1797. — La Stanza sttprc- colle. Furono nominate P/c>'»/>/ per essere
via de Capì del consiglio de' Dieci, i sollo il letto del palazzo, il quale essen-
qtialì proponevano gli argomenti che si ilo coperto prima di rame, lo fu poi nel
aveaiio a trattare in senato, ha tutto pao- i6o5 di lamine di piondjo. lùano celle
jesco il soihtto. Il maestro slesso Ca- costruite di doppii tavoloni. Quattro sole
liari vi dipinse un Angelo che caccia al- segrete slavano in esse, bastantemente
coni vizi turpissimi. Zelotti fece il coni- spaziose ed alta, e di panconi di larice in-
parto simbolico verso la porla : Paolo, e tavolale, di cui ora pot^hissime tracce ri-
non il Bassano come dicono alcuni, ese- mangono. Dìì un elevato .ihbaino situato
gni quello che corrisponde diagonalmen- nel corridoio, penetrava nella i .'^ a spiz-
le. De' restanti dipinti sono ignoti ijli au- zico la luce per una ferrata, di cui ogiui-
27.8 YEN
Ili! aiicliiva munita; al contrario nellese-
tonde, tiovaiidosi ogni ferrala di ri ni pet-
to od una finestra del corridoio che ver-
so ìi mare guardava, il prigioniero, oltre
di godere, il lieneficio dell'aria e d'uno
splendore abbondante, poteva scorgere
lungo tratto delia città, e nella canicola
respirare il fresco venticello, che periodi-
rainenle dalla marina sul nìe^iggio sno-
Je temperare le molestie del caldo. Per-
ciò l'inglese Howard nella sua rinoma-
ta opera sidle P/vg/o/j/, dichiara falsa la
comune credenza, che per essere le cel-
le sotto il tetto coperto di piombo, i
prigionieri solFrissero nell'estate un cai*
doeccessivo; loche attestaronoposcia co-
loro che vi finono ritentili, e per la pura
verità. Usava il prigioniere vesti e utensili
propri, tranne i taglienli ; si cibava a pia-
cere, e in diliitiodi possibilità, il gover-
no con assegnamento somministrava il
bisognevole. Poteva leggere, non iscri-
vere, non tener lume acceso. In std fu*
dell'alba, il carceriere nettava le segre-
te, aprendole colle chiavi, che riceveva
dagl' inquisilori di stato, cui subito ri-
consegnava. Può dirsi che l'esagerato ar-
cano facesse spaventose quelle carceri,
dove la pena maggiore erano la solitudi-
ne e l'incertezza della durata e dell'esito.
E qui lo storico ricorda il rarissimo li-
Ino : Histoire de. tua fuile dcs prisons
de la répnhlique de f^enise, quon ap-
pelle leu Ploinbs, écrile a Dax en Bo'
liénic l' année 1787. Leipzig, 1788.
Scese poi due brevi scale, si trovavano
le stanze de' Capi de' Dieci, e quelle de-
gl' inquisitori, nel cui andito principia-
va altra iiiteina angustissima scala, quasi
])ui;i, che direttanienie metteva alle pri-
gioni, o carnei otti detti orbi o Pozzi, re-
candosi alle quali gl'incolpati erano com-
presi da terrore. Veniva dunque da ciò
che i Dieci e gl'Inquisitori quasi nel cen-
tro delle carceri stesse con aspetto seve-
rissimo sedessero, e che per quelle scale
segretissime venissero innanzi a loro i
detenuti; e nelle forti e nell'orbe segre-
YEN
le a vicenda lì confinassero, senza che
altri potesse conoscere le loro delibera-
zioni, né chi vi stasse rinchiuso. Queste
ultime prigioni, o Pozzi, erano situate a
livello del prossimo canale, e della con-
tigua corte del palazzo. Tali erano, e non
quanto la menzogna e la calunnia spacciò,
giungendo a dire che i Poz;zi erano buche
pioCoiidissime sotto un canale scavate.E'
soltanto popolare tradizione che la prigio-
ne de'Pozzr, oltre i conosciuti due piani,
ne avesse un 3." inferiore, il quale se si
ammette, avrebbe corrisposto circa al li<
vello della sotto-confessione di s. Marco,
e perciò non mai sarebbe stalo sotto ac-
qua, poiché quella si ulliziòsino al i6o4,
e trapelatavi l'acqua, pel progressivo in-
nalzamento del mare, venne abbando-
nata, come alla sua volta dirò nel § V,
insieme alla sua rimozione. Certo è che
visitando i Pozzi l'umanità s'inorridi-
sce e conturba, come provai anch' io nel
visitarli, pensando alla misera sorte di chi
vi gemè prigioniero. In uno stretto cor-
ridoio a 3 svòlte, fortificato di marmo
per rendere inutile ogni tentativo di fuga,
vedonsi le porte di g segrete, con piccolo
spiracolo ciascuna nel muro, e talmente
basse,che per entrarvi fa d'uopo andar car-
pone. Fra queste segrete una sola ha nella
f.iccia,che all'andito risponde, una ferra-
ta, e vuoisi che da quella il carnefice at-
tortigliasse al collo del paziente la fatale
matassa, che dovea privarlodivita.e per-
ciò considerata stanza destinala al tor-
mento, indi per una scala di 1 6 gl'adi,
ancora scendendo, altre q segrete si tro-
vano in un corridoio simile al f.°; ma
colà più fittesi fauno le tenebre, più gra-
ve I' aria, più spaventoso il silenzio. Così
il prigioniero slava nel centro della mai
guilicenza d' un signorile palazzo e nel
cuore d'una città popolosa,che godeva ni
[)iacerie nell'opulenza (come inallri lu(
ghi, e tuttora in Fellelri, e lo deplorai il
queir articolo). Un raggio solo di luce
un povero solilo d' aere puro e leggero
uou calava mai U ravvivarlo, e iu quc
YEN
silenzio inviolato l'unico suono rlie gli
giungesse, ed a stento, all' oieccliio, era
quello della voga del gondoliere, che
tragittava per il vicino canale, e il fre»
mito de'niarosi quaudu nella furia tlella
bufera irati cozzavano i venti. Passa*
vano intanto i giorni. passavano gli anni.
Ignari del destino di lui, gli orfanelli H-
gliuolini colla vedova madre piangevanlo
come estinto, e pace gli pregavano; ma
egli , die a colmo della sciagura avea
pur sempre innanzi agli occhi la cara
ioimagine della donna e de figli , traeva
ancora una vita ben più di morte peg-
giore, e incanutiva nella miseria. \ e-
donsi di panconi grossi di larice intavola*
te quelle segrete (sussistono ancora due
pezzi di marmo a uso di letto col tavo-
lato), alle, lunghe e larghe quanto il bi-
sogno, e lòrse più., e sulle pareti scorgon-
si non poche iscrizioni (cui riporta lo sles-
so accurato cav. Mutinelii), parte falle
colla matita, o col carbone, parte incìse
con qualche ferro. La più antica data è
del 1576, la meno del lygS. Consisto-
no in nomi e cognomi, e patria, de'delin*
quenti; talune con sentenze in versi di gra-
vi avvertimenti pel vivere. Uno scrisse,
starvi a tutto torlo; altro postovi ingiu-
stissimamente.Tali iscrizioni non escludo-
no l'idea, che al prigioniero si concedesse
talvolta il suffragio d'una lampada. Pur
quella carcere, la più rigorosa fra tulle,
era certamente milissima in ragiont: de
tempi, e in coiifionto di quelle degli altri
stali italiani. Certo più nule, e ben diver-
sa dalla Torre degli Anziani di Pisa, da
quella di Baradello, e da quante altre
sotterranee segrete aveanvì allora entro
le n)uia scellerate de' castelli di coloio
che da tiranni straziavano l' Italia. Più
mite del carcere di Bunivardo situato
sotto r acque del Lemano, che più spa-
ventoso del vero nella sua Prigione di
Chillon descrisse Dyron; mentre tale pri-
gione di Chillon sopraslava alle onde,
che Simond nel suo Viaggio in S\>izze-
ra, avea amalo che piuttosto stala fosse
YEN 22<)
sotto il lago. Era essa di fatto ben lon-
tana dall' orridezza u uu carcere , che
n Messina, fior di città, usavasi ancora
nel 12.° anno del corrente secolo , che
tulio all'intorno circondato essendo dal-
le acque, e da suolo aspro di sassi, era
poi cos'i basso e sii etto, che i piigiouieri
né slare in piedi, uè giacere alla distesa
potevano. Dicasi pertanto che in fama di
crudeltà ed orrore le veneziane prigioni
de' Piombi e deTo:z/ salirono per opera
solo di quegli uomini, i quali da più an-
ni co'paliboli, colle mannaie e colla mor-
te addimesticatisi, nel 1 797 s'insignoriro-
no dell' inerme e già tradita Venezia, e
un vessillo bellaido piantandovi di sedi-
cente libertà e d' uguaglianza, osarono,
dimentichi dell' uccisioni loro di Versa-
glia, de'Carmelilani, dell'Abbadia e degli
annegamenti di INantes, e ciechi tanto
da non veder se stessi che tutti andava-
no sanguinosi, e di scelleratissime ope-
re contaminali, osarono rinfacciare alla
vecchia repubblica, la quale già più non
era, crimini esecrandi, e senza sceve-
rar tempi da tempi, di tirannide e di
barbarie accagionarla. Alcuni veneziani,
o perchè parteggiassero co'nuovi venuti,
o perchè da loro le molte e grandi cose
sperassero, eco facevano all'ingiuste ac-
cusazioni, ed a'P/owiii ed a'Pozzi accor-
rendo, ne atterravano gli usci, le segre-
te niancmeltevanOj ogni canto più re-
condilo ne guastavano,ed abbenchè vitti-
me, carcami e tormenti non vi trovasse-
ro, pure per estremo di rabbia vi afKg-
gevano, odiafiìggervi intendevano, que-
sto soprascritlo; =z= Prigioni della bar-
barie aristocratica triumvùale demolite
dalla Municipalità provvisoria di Vene-
zia, l'anno 1." della libertà italiana. ::=::;
Anche nel celebre racconto storico scritto
dall'aurea penna del p. A. Bresciani, C-
haldo ed Irene, vi è un paragrafo inti-
tolato: / Pozzi del Palazzo Ducale, e
poiché riguarda più propriamente la ca-
duta della repubblica, più avanti ne fa-
lò parola, cioè nel ilue del § XIX. —
23o V E i\
Tuiiiniido ndesso ul nostro proposito, le
piil>l>lii'lie piìgìoni stavano sotto il pa-
l;èZ7(> (lucilie, iuli' anj^olo verso il ponte
tleila Paglia, ma dopo 1' incendio avve-
iiulo nel palazzo neli577, ^*'C"<Jt) il go-
verno slivbililo di trasferirle di là dal nvo
che scorre lungo esso [ìalazzo, nel iSHg
coaiiuciò a fabbricarle dove tuttora so-
no e descrissi nel § XII, n. i, congiun-
ijendole al palazzo col Ponte dt Sospi-
ri, |)onle coperto che accavalca il rivo,
mirabile per la sua ardila, soliilissiaia
e ornala marmorea costruzione ali' ele-
vala altezza dell'ultimo piano delle pri-
gioni medesime. Internamente è diviso
tla due corridoi con separati ingressi. Es-
so fu sempre nominalo, d'allora io poi, il
Ponte (le So''plri, perchè griucol[)ati ed
i rei erano per tal ponte condotti sospi-
lamio od a cosliluirsi o ad udire la io-
io seuleoza. Quivi cpiell' alto e strano
ingegno del IJyron scrisse una parte de'
suoi versi co' quali compose il 4-° Can-
io del suo Pdle.grinn^gio. Mentre poi
delle prigioni venete dovrò parlar nuo-
vamente ne' luoghi citati, a difesa del
saggio governo della nobilissima repub-
l)lica ; noterò col Corner, che aventlo nel
secolo Xlll il doge Pietro Ziani eretto
nel palazzo ducale la cappella di s. iNi-
«:olò, fu in seguito ilecorata di spiritua-
]i indulgenze da Urbano V, a favore
«Ji chi vigilandola avesse souiuiinislralu
limosine in soccorso de carcerati custo-
diti nel inedesiuio palazzo ducale. Ma
basti di queste tetre memorie, e tornia-
mo a ricreare lo spirilo con quelle del-
l'arti belle e delle scienze.
3. La Sala del maggior Consiglio,
lira Biblioteca Marciana tanlo rinomala
(lunga piedi veneti i 54 e larga ^4? "^"^
conc(jrreva chiunque aveva veste palri-
7Ìa, e ove si eleggevano i magistrati, e si
thspensavano gli ullizi), è d'una ricchezza
ihe sorprende insino dal [)rimo ingresso.
Divenne biblioteca e museo nei len)|)odel
legno d'ilalia. E ricca tli oltre loo,000
volumi, e di 5oou e più codici e mss.
VEiV
greci, latini, italiani ed orientali; di che le
si reseio benemeriti , oltre i fondi tlello
stato pe'moderni accpusli d'incremento,
il celebre cardinal liessarione, e i patrizi
Farsetti, Giustiniani, Ilecanati , Zulian
iSani, IMolin, ed eziandio il suo illustri
bibliotecario Jacopo Morelli prete ven(
lo, denominato \\ principe de biblioteca
ri come eccellente bibliografo, e di cui at
biamo : Della pubblica Libreria di
Marco in Venezia, dissertazione stori
ca, Venezia lyyS, presso Antonio Zalti
Egli parla della biblioteca primaria di V<
nezia detta di s. Marco e perciò Marcili
na, quando stava nell'edifìzio suo che diri
poi, e da dove nel i 8 (2 fu trasferita nel
le stanze ducali, di cui vado discorrendo
La dissertazione, piena di bella erudizi^
ne, fa mostra della molta diligenza usut
dall'autore nello svolgerne accuralamei
te l'origine ed i progressi ; rimarcand(
che per la rarità ile'codici suoi, è una tra le
celeberrime d'Europa, il grande aretino
Petrarca, ristoratore delle belle lettere la-
tine e italiane, come del buon gusto (ih
loijico, l'incominciò neh 36o colla dona
zione da lui fatta alla re[)ubblica vent
la di tutti ì suoi preziosi libri, sebbei^
tale generosa disposizione per van igne
li accidenti non ebbe luogo che in una m|
nima parte. Laonde al dottissimo grec
cardinal Bessarione (che in tanti luoghT'
celebrai), si deve propriamente la lode
d esserne stalo il fondatore; mentre altri
ne limitano la gloria ad averla notabil-
mente aumentata nel i46o, ed altri sog-
giungono che nel i46B le donò pure <)oo
codici greci in nome di Giovanni Paleo-
logo. Allerma il Morelli, che il cardinale
le donò I' ampia escelliasima raccolta di
libri e di ms>. hommamenle loriche posse-
deva, per essere la portentosa arte della
stampa da poco tempo inventala. A dispor-
li in buon ordine fu invitato nel seguente
.secolo dal senato il Sansovino, ed egli die'
il disc'iino del celebre edilizio che la custo-
D
di sino agli accennali primi anni del secolo
corrente, per servire di pubblica bibiiolc-
I
YEN
ca. Mollo fti aniccliila in seguilo di codi-
ci aulicamente apparleneiili alla bibliote-
ca d'Aquiieia, e ili altri pezzi mollo rari,
raccolti e procurali ila varie parli. Dell'an-
tichissiiuo codice ilei Vangelo di s. Mar-
co , spetlaule olla delta chiesa Aipiile-
iese, poi riposto in questa biblioteca, dis-
si alcune parole nel voi. LXXXII, p. 106,
e ne dovrò ri|)nrlaie descrivendo il Teso-
io di s. Marco ove trovasi. A motivo della
topografica posizionedella vecchia biblio-
teca, si deve compiangere colla rovina di
delloEvangelariojla grave perdila di mol-
tis5Ìn)i codici, guasti o corrotti [)er l'umi-
dità derivante dalle lagone. Per ultimo
il Morelli riferisce la serie de'bdjlioiecari
e de'custodi della biblioteca di s. Marco,
poiché egli allora u' era custode, spet-
tando per le leggi repubblicane 1' ullirio
di bibliotecario ad un patrizio veneto.
Imparo ilalcav.E. A. Cicogna: Cenni bio'
grafici intorno mg." can. Pietro Dctlio hi-
blìolccarìo della Marciana ce., Venezia
1846 disila tipografia di Giuseppe Moli-
nari ; che morto il chiarissimo ab. Mo'
relli nel 18 19, colla fama d'aver pochis-
simi pari in Europa nella profonda eru-
dizione, il veneto Belilo da vice-bibliole-
cario fuad essosostituilo. IN'e celebra [)rin-
cipalmenle il talento, la cortesia verso i
dotti, l'assiduità, lo zelo, e l'amore [)er la
pubblica birreria; ed essendo stalo sino dal
1794 assistente del Morelb.con lui soifrì
iiuuienso cordoglio allorquando nel 1 797
dovette consegnare a'commissari francesi
i codici e l'edizioni più rare della Marcia-
ua, quindi col medesimo divise la gioia, al-
lorcliè nel 181 5 per niuuificeuza dell'im-
peratore Francesco I, le furono restitui-
ti; e quando per superiore ordinamento
si airicclù la biblioteca collo spoglio delle
hbrerie spellanti alle so|)presse corpora-
ziuui ecclesiastiche. Già sotto il governo
Italico egli erasi reso benemerito nel le-
>are la biblioteca dall'antico sito, e tra-
sportarla in questo, oltre il catalogo esat-
tissimo di tulli i libi i a Seconda dcli'or-
duie divciso iu cui furouu dispusli. Pro-
YEN 23 1
cuiò la conservazione e l'aumento della
biblioteca, anche colle numerose colle-
zioni dell'encomiato Morelli, oltie i da
lui donali, della Zeniana , della Dome-
nicana, di quella squisita diGirolaiuoCou-
tarini, cav. del Toson d'oro, e di piti al-
tre, inclusi vamente alle collezioni di u)e-
daglie. Basti il dire, che all'epoca del tra-
sporlo nel 1812 la biblioteca si compo-
neva di {)oco piìx di 42,000 voluuìi.ed
alla sua morteascese alla suddetta ciira, la
quale si è ora acci esciula di oltre 20,000
volumi. Al Belilo si deve nel 1821 che il
provvido governo allontanasse dal palazzo
ducale gli ufllzi giudiziari e amministrati-
vi, sia per preservare questo meraviglioso
monunienloileirartedal troppo freipien-
te pericolo degl'incendi ; sia perchè fosse
tutto consagralo alle scienze, alle lettere,
alle arti belle. Perciò per lui si destinaro-
no varie stanze al museo archeologico del-
la Marciana. Gli successe meritamente il
eh. vice-bibliotecario ab. Giuseppe D.
Valenlinelli , che alla colHwa nelle belle
lettere e all'esercizio di piìi lingue, unisce
somma erudizione, e non minore la cor-
tesia. Mi pregio professargli osservanza, e
d'aver fallo menzione onorevole d'alcune
sue letterarie produzioni, all'occasione. Il
cav. Cicogna riporta 1' elenco dell' ope-
re pubblicate dal Betlio, con sue dedi-
catorie, o prefazioni od annotazioni. Mi
piace faie ricoido d' alcune che hanno
più rapporto a quest'articolo. Orazione
7iell'esc(juie dell' ab. Giacomo 3Jorclli
bibliotecario della Marciana, Venezia
tipografia Alviso|)oli iSìq. Epigra fc la-
tina funebre al Morelli^ ' "^ ' 9' l'il^orno a'
Diarii Veneti scritti da Marino Sanato
il giovane. Documenti, Venezia pel Pi-
cotti 1827. Memorie storico civili sopra
le successive forme del governo de' l't-
neziani , opera postuma di Sebastiano
Crolla , Venezia tipografia Alvisopoli
1818. Commentarii della guerra di Fer-
rara tra li Veneziani ed il duca Ercole
I d'Este nel 1 482 di Maria Sanato, Ve-
ueziu pel PicoUii 829. Del Palazzo Da-
232 VEN
cale di Venezia, lettera Jixrorxii'a, Ve-
nezia tipografia Alvisopoli iSSy. Lettera
di Francesco Sansovino intorno al Pa'
lazzo Ducale, ripubblicata con illustra'
zioni, Venezia 1829. Tra le cose lros[)or-
tale nel maggio i8ii in questa biblio-
teca tla quella camaldolese di s. Mi-
chele dì Murano, di cui farò parola nel
§ XVIII, n. 18, con analoghe nozioni,
devo fare ricordo del famoso Mappa-
mondo disegnato verso la mela del XV
secolo dal veneto fr. Mauro camaldolese
di s. Michele di Murano e cosmografo in-
comparabile, di cui si ha: fi Mappamon-
do di Fra Mauro cauialdolcse descritto
ed illustrato da d. Placido Zurla dello
stess' ordine, Yenezìa 1806, colla meda-
glia in di lui onore coniata e l'abbozzo del
Mappamondo. — Questa insigne biblio-
teca contiene ancora un museo con parec-
chi preziosi oggetti d'arte e d'antiquaria.
Se ne resero benemeriti due Grimani, uno
cardinale e l'altro patriarca d'Àquileia, il
procuratore Conlarini e il ricordato Zu-
lian.Le cose più pregevoli sono: i.°due bas-
sorilievi di n)armopario con 4 putliniclie
tengono lo scettro di Giove e la spada di
Marte; lavoro SI antico e stupendojche ven-
ne attribuito a Fidia od a Prasnitele: 2." la
Leda ingannata da Giove sotto il sembian-
te di Cigno: 3." l'Apollo citaredo: /^° la
Cleopatra, statua conservatissima di greco
lavoro: 5.° la statua di Castore: 6." il grup-
po di Fauno e Bacco : 7.° la Venere Or-
tense: 8.° il Gladiatore inoiiboudo: 9.° il
Ganimede pendente in aria dagli artigli
dell' Aquila. Vi sono altre cose d'inllnilo
pregio, medaglie , cammei ec: l' insigne
cammeo del Giove Egioco fu trasportato
a Parigi, e poi restituito alla biblioteca. I
quadri storici che adornano la sala del mu-
seo della Marciana, esprimono le seguen-
licose. Offre il i.° Alessandro III ricono-
sciuto dal doge Ziafii e dalla Signoria nel
convento della Carità : opera degli eredi
di Paolo , i quali condussero eziandio il
vicino quadro collo slesso Papa e il Do-
ge, che cuDgedauo gli atubascialort , cui
VEN
mandano a Federico I. Sopra la finesfn
il Papa, che dà il corno o berretto duca]
le al doge, è di L. Bassano. Il quadro e*
gli ambasciatori che si presentano a FeJ
derico I in Pavia, è di J. Tintorello. L'alj
tro col Papa che dà il bastone al doge
quando s'imbarca per comandare la flot|
la, è di Francesco Bassano. Sopra la portai
il Doge che parte benedetto dal Papa, è di
Paolo Fiammingo. Ottone figlio di Fedej
rico I, fatto prigione da'veueli, è di Do-j
menico Robusti come il padre cognomi-
nato Tintorelto. Sopra la porla Oltoii<
presentato al Papa dal doge, è d'Andrea
Vicentino. Ottone rimandatoalpadreac-ì
ciocché ne tratti la pace, èdel Palma gio-
vine. Federico I che si presenta al Papa, '
opera copiosa e bella di Zuccaro. Sopri
la porta l'arrivo del Papa, dell' Impera-
tore e del Doge ad Ancona, è del Gain^
baratto. Il Papa che fa doni al doge in sJ
Pietro di Roma , è di Giulio dal MoroJ
Tra le due finestre, che hanno al di soi
pra figure allegoriche di Marco Vecellio^
il ritorno del doge Conlarini , vincitori
de' genovesi, è opera che Paolo condussi
negli ultimi suoi anni, ma con calore
sapore di colorito. Baldovino I coronate
imperatore dal doge Dandolo a Costanlij
nopoli, è dell'Alieuse. Baldovino I elelK
imperatore in s. Soda, è di Andrea Vi-j
cenlino. Sopra la finestra le due figuj
re simboliche, di Marco Vecellio ; doj
pò la finestra, Costantinopoli presa U
1* volta da'veneli, è di Andrea Vicenti-
no. Costantinopoli presa lai.* volta da'v«
Deli, del Palma giovine. Dopo le figuri
allegoriche dell'Aliense sopra le finestre
è del ricordato Vicentino, Alessio che iuj
voca la protezione de' veneti a favore
suo padre Isacco imperatore greco. Hrej
sa di Zara di D. Tintorelto. Assalto dell^
slessa di A. Vicentino. Dopo le altre figu-
re allegoriche dell'Aliense sopra la fine-
stra. Lega del doge Dandolo con i cro-
cesignati,del Le Clerc. Nella parete so-
pra il Irono il Paradiso ; opera senil
le di J. Tiulorello, uè mostra il geui^
VEN
fecondo e gt-ande , ad onta de' i imafchi
di confusione e di troppa sìiumelria. Il fre-
gio all'in torno ha r il l'atti di dogi di J. Tin-
toretto. Ed era grande Iezione,che ove do-
veasi li ovaie il riltaltu del doge Falier, si
leggesse invece: Locus Marini Falelhri
decapitali prò criìninibus. Il magnìfico
sùilìlto è tesoro di dipinti, in 3 comparti
di quadri. I due ottagoni, vicini alle por-
te, colla presa di Smirne e di Scutaii, so-
no opere stupende di Paolo, che mostrò
soprattutto il grande ingegno, unito a pa-
ri spirilo.nell'ovaledi mezzo con Venezia
fra le nubi in lutto lo aspetto di sua digni-
tà. I due seguenti co'veneti vincitori sì del
duca di Ferrara, al quale bruciano alcune
torri, s\ del duca Filippo M." Visconti, già
valicato il Fo, sono di F. Bassano. J. Tin-
luretlo ivi dipinse Vittorio Soranzu che
vince il principe d'Esle, e Stefano Con-
larini vincitore sul lago di Garda. In-
oltre Tintoretto dipinse nel mezzo il (|ua-
dro quadrilungo con Venezia fra deità, e
il doge Da Ponte con senatori, il quale ri-
ceve vassallaggio dalle città. Neil' uttinio
ovato il Palma giovine rappresentò Ve-
nezia tra le Virtù: bell'opera che mo-
stra il grande studio che il pittore ha fat-
to del vero. Tacendo de'chiaroscuri con
fatti illustri di veneti, che 1' osservare è
fatica, si alzi 1' occhio a 6 quadri a' lati
del grande ottagono. Ne'due primi Tin-
torello rappresentò gli aragonesi viuti da
Jacopo Marcello, e Brescia difesa dnFran-
cesco Barbaro: ne'due seguenti F. Bas-
sano espresse la rotta che il Cornaro e
Bartolomeo d' Àlviano diedero agli ale-
manni, e quella che il Barbaro ed il Car-
magnola diedero al Visconti: i due estre-
mi sono del Palma giovine; l'uno con Pa-
dova accortamente acquistata dal Grilli
e dal Diedo: l'altro colla presa di Cremo-
na, fatta dal Bembo; pittura ripiena di
genio e magistero. — Per un andito,
decorato dal busto dell'imperatore Fran-
cesco I, e dalle slampe colle battaglie
di LeBrun, il cui soflitlo in 3 compar-
ii è del Ballini, si passa alla Sala liello
VEN a33
Scrutinio, dove il senato eleggeva ad al-
cuni uffìzi, sala aggiunta anni addietro
alla biblioteca. Alla destra il Vicenti-
no dipinse, si Venezia stretta d' asse-
dio da Pipino re dltalia, s"i questo scon-
fìtto nel Canale Orfano: Peranda , il ca-
liffo d'Egitto fugato; l'Aliense, Tiro supe-
rata; Marco Vecellio, il re di Sicilia Rug-
gero vinto da'veneziani. Nel prospetto, il
Palma giovine offerse il Giudizio finale,
opera lodata pel disegno e forza e modo
di colorire^ forse un po'lroppo affastella-
la. Le superiori figul'e de'Profeti sono del
Vicentino. Alla parte sinistra Tinlorello
rappresentò la presa di Zara, con sì ric-
ca fantasia che qui lo diresti l'Ariosto del-
la pittura ; dopo la finestra è la vittoria
alle Curzolari^ opera dì grande effetto. Il
Bellotto, la demolizione di Margarìtiiio;e
il Liberi, la vittoria a'Dardauelli. La fac-
ciata della porta è un monumenlo al do-
ge Morosini il Peloponnesiaco. I dipinti
allegorici sono della miglior maniera del
Lazzarini. Nel fregio viene continuata la
serie de'dogi con ritratti di vari pennelli.
11 soffitto, nel comparto di mezzo, inco-
minciando dalla porta, offre i pisani rotti
da'veneli a Rodi, opera del Vicentino: se-
guono i genovesi vinti ad Acri, del Mon-
temezzano; la vittoria del Gradenigo e del
Dandolo a Trapani, del Ballini; Gaffa con-
quistala dal Soranzo, di Giulio dal Moro;
Padova presa di notte, di F. Bassano. Le
Virtù ed i fregi sono di buoni pennellij ma
l'occhio si stancherebbe volendoli osser-
vare parlitamente. — Nella Stanza del
bibliotecario della Marciana il moder-
no soffitto è condotto con ogni splendo-
re di ricchezza, e vi si collocò una de-
gna opera di Paolo con V Adorazione
de' Magi. — La Sala dello Scudo è
così della poiché in nobile scudo avea-
vi lo stemma del doge che viveva. E
coperta di grandi carte geografiche, le
quali rammentano i paesi che i teneli o
scopersero o visitarono lontanissimi. Que-
ste carte furono lavorale nel passato sé'
culo dall' ab. Griseliui, il quale vi leu-
)6
•234 V E IV
ne dielro all' antiche logore dal tempo.
Vi ebbe chi ne fece censura, ina l' illu-
stre cardinal Zurla ne pigliò giusta dife-
sa nell'opera òe Vinggialori veneziani.
— La stanza che dava una volta ingresso
alla sala che dicesi àiì Danchelli ,i\ccon\e
luogo ove i dogi davano banchetto in de*
terminati giorni solenni,ha una bell'opera
di J. Tintoretto nel ritrailo d'Enrico 111
re di Francia; ed altra buon'opera di Bo-
nifazio, nell'Adorazione de'Magi. La sa-
la però de'Danchetti fa parte oggi del pa-
lazzo patriarcale, hhh'ìamo^ Notizie s lo-
riche dellafabbrica del Palazzo Duca-
le e de' suoi archilelti, raccolte e pub-
blicate dal eh. ab. Giuseppe Cadorin.
E qui fo avvertenza a que' pochi che l'i-
gnorassero, che la celebre r. accademia
delle belle arti di Venezia, nel 1818 pub-
blicò una collezione delle più applaudite
fabbriche della cittìi,misurate, illustrate e
intagliate,equal monumento specioso del-
le domestiche glorie ne trascelse il più bel
fiore. Era ben giusto che queste bellezze
nell'angustie ristrette de'patrii recinti,ea'
voti sottraile dell'erudita impazienza, non
dovessero più a lungo restare ignote al lon-
tano, ed essere soltanto il premio di pere-
grinazioni assai lunghe, sempre impossi-
bili a chi non ha il bene della più lauta for-
tuna,tal volta pur impossibili a coloro stes-
si che abbondano della maggior agiatez-
za. Venuti meno gli esemplari della splen-
dida collezione, surse ben presto viva la
brama che si ripoducesse con novelle e
più ragguardevoli giunte onde renderla
più ricca e più utile della i.', e altresì più
secondo la mente degli artisti e studiosi,
tanto col corredo di nuove tavole, quanto
con più ampiee chiare illustrazioni. Que-
sto merito è dovuto al genio operoso, al
caldo amore alle buone arti e alla terra
natale, un tempo celebratissima sede del
suo principato, del cav. Giuseppe Anlo-
nelli; il quale si accinse all'impresa per
dare altresì un altro saggio della patria
grandezza, poiché per essa intraprese pure
altre ttiagnifiche e preziose pubblicazioni.
VEN
L'opera dunque nobilissima che può sop*
perire a'iontani per gustare tanti emìneii
ti pregi artislici è intitolata : Le fabhi iclii
e i monumenti cospicui di Venezia, il
lustratida Leopoldo Cico^nara,daA n
Ionio Dicdo e da Giannantonio Selva
Seconda edizione connotahìU aggiunte i
«o/e(del eh. dotto ed eruditissimo Fran
Cesco Zanollo, scrittore savio e religioi
so), Venezia co'lipi di Giuseppe Autonel
li editore premiato della medaglia d'on
i838. Adesso, dallo slesso Autonelli,si
compiuta la terza edizione, con nuove la
vole e nuove amplissiuje aggiuule del ri
cordalo Zanollo. Cos'i senza potersi bear
aVenezia cogli originali, può ognuno co
pensarsi, istruirsi e deliziarsi, con goder
ledolte descrizioni, e ammirarne i precisi
prospetti, gli spaccati, le piante, gli ornati
lutti, espressi con eleganti incisioni da va-
lenti artisti, di cui abbonda Venezia. Ma
possedere l'opera classica e non poterse-
ne che per poco giovare, tranne per la
basilica di s. Marco , principali chiese e
altri edilizi, è per me un' angustia, uo
violenza inesprimibile: tale è la mia coi
dizione, per mancanza di spazio, dovent
limitarmi a sfuggevoli cenni. Qoesl'opei
insigne qualifica il palazzo ducale, unod
più gran monumenti architettonici del s
colo XIV, riccliissimo per la sua mole
pe'suoi ornamenti, cospicuo pel luogo
cui fu edificato grandiosamente, il piùb
lo della città. Ivi torreggia sembrando 1
gncreggiare la laguna e la città stessa, (
impone a tal segno perla dignilàdellasua
mole, che quantunque ricche sieno e ma-
gnifiche le fabbriche che lo circondano,
mantienesovr'esse una specie di dominio,
e pare proleggerle alla propria ombra.
Questo vasto edilizio coll'alterna varietà
di colore nelle pietre da cui è incrostato,
produce gralissimo effetto, togliendo tut-
to il pesante e il monotono d'una massa
tanto elevata ed estesa. Famosissimo per
avervi accolta la veneta signoria durante
il famigerato e brillante periodo di tanti
secoli, mutalo destino, accoglie pur oggi-
I
YEN
iVì ciò che di più qualificato e preiifiso ap
nnrtiene a Venezia. Oltre nlT essere tle-
stitialo a conserverò nonsolanieiile i mo
TiiiiDeuli (Iella scultiirii e della pittura ve-
neziana nelle pareti e nelle vòlte, racco-
glie sotto il suo tetto preziosi inu^ei d'an-
ticliitù, e la insigne biblioteca Marciana,
per le quali cose è stabilmente provvisto
nlla sua conservazione , rimossa ogni te-
ma di ullerior guasto o deperimento^
§in. Edìfizio della Biblioteca vecchia,
ora unito al Palazzo Regio. Zecca e
monete venete.
I . Di fronte al pul)bIico palazzo, vi è l*e-
difìzio della vecchia biblioteca Marciana,
fabbrica nobilissima e opera degli archi-
tetliSanso^ino eSramo7ZÌ,da quel i ."inco-
minciata neh 536 e destinata per collo-
carvi la biblioteca di s. Marco, che come
dissi vi rimase custodita fino al suo traslo-
camento in palazzo ducale nel 1812. L'e-
difizio innalzasi sulla Piazzetta, dirimpet-
to al tiello palazzo ducale, con una fron-
te che tiene sottoposto un |)orticodi 2 i ar-
chi, sì interni, sì esterni, con isculluredel-
l'Amanatijdel Cattaneo, di Pietro da Sa-
lò e di altri artefici; avendo di 3 archi i
lati che guardano alla Piazzetta e al cam-
panile l'uno, e l'altro al Molo e alle la-
cune, formanti due fronti. La facciata è
adorna dì due ordini dorico e ionico, l'uno
all'altro sovrapposto, porta sulla balau-
strata che r incorona, sopra piedistalli,
alcune statue di buon lavoro de' ricor-
dali allievi del Sansovino. Superiore al-
l'invidia chiamollo Pietro Aretino, e
Palladio disse essere questo il più ricco
ed ornato edifizio che forse sia stato eretto
dagli antichi finoa'suoi tempi. Due Caria-
tidi gigantesche, scolpite eccellenleiDfinle
dal Vittoria, formano gli stipiti della
porla di mezzo che dà ingresso nlla scala
regia em3gnifica,ornala di stucchi delVil-
loria slesso, e di pregiale pitture nel vólto
del Franco e di Battista del Moro; per la
quale si asceude alle due sale che l'edifì-
V E N 235
zio contiene. Lai.'o vestibolo fu ordinata
dallo Scamozzi per collocarvi il museo
di statue attinente alla biblioteca, ed ha
nel sofìitto, fra pregevoli prospettive de'
fialplli Rosa, la Sapienza, lavoro senile
di Tiziano. Da essa, per una porta ornala
di due colonne ioniche di verde anti-
co, si passa nella sala maggiore, dove cu-
stodi vasi la biblioteca, il cui sofìitto a
botte pi'esenta un vero capolavoro. La
sua forma concava è divisa in 7 or-
dini, ognuno suddiviso in tre ovali, per-
ciò con 2 i comparti di pitture sceltissi-
me, legate da varie e gentili bizzarrie
di Gio. Ballista Franco (chiamato pure
Semolei o Sehnosci o Sermolei come ri-
cavo da Stefano Ticozzi, Dizionario de-
gli architetti, scultori, pittori, intaglia'
tori, coniatori, nuisaici.iti, niellatori, in'
tarsiatoci ec.,M\\ano i83o). Tale fu il
prezioso risultato della gara di 9 tra' più
celebri pittori del XVI secolo. Ne' 3 [)ri-
nii comparli, incominciando dalla porta,
Giulio Licinio romano dipinse la Natu-
ra dinanzi a Giove, che gli chiede virtù
di riprodiu' sulla terra gli esseri da esso
Giove creali ; la Teologia dinanzi agli
Dei , mostrando in alto ciò che ella ope-
ra col mezzo della Fede e delle altre vir*
tu : pensier questo veramente strano; la
Filosofia naturale seduta su! mondo. Nel
2.° ordine Giuseppe del Salviati rappre-
sentò la Virtù che non cura della For-
tuna ; l'Arte con Mercurio e Plutone;
la Guerra, bel nudo, con altre figure.
Nel 3.° ordine Ballista Franco dipinse
l'Agricoltura, la Caccia e la Fatica co'
suoi premi. Nel 4-° ordine Giovanni de
Mio espresse la Vigilia e la Pazienza, la
Gloria e la Felicità, e Bernardo Strozzi
detto il Prete Genovese la Scultura. Nel
5." ordine Zelotti figurò 1' Amore delle
scienze non separato dal piacere dell'Ar-
ti, e Alessandro Varottari detto il Pado-
vanino l'Astrologia. Nel 6.° ordine Paolo
Veronese rappresentò la Musica, la Geo-
metria, con l'Aritmetica e l'Onore di-
vinizzato ; opere pi:£n}iale a preferenza
236 V E N
dell' altre. Neil' ultimo oicline Andrea
Schiavone colori la Dignità del Sacerdo*
zio, la Maestà del Principato e la For-
za dell'armi. I due quadri a' lati della
porta SODO di Jacopo Tintoretto. Il s.
Marco che salva un saraceno dal nau-
fragio, è immaginoso, non senza stra-
vaganze: l'altro col Furto del corpo di
s. Marco, fu troppo tormentato dal tem<
pò e dagli uomini. Le due Virtù so-
pra la porla sono due chiaroscuri leg-
giadrissimi dì Paolo. Tra le finestre so*
no dello stesso Tintoretto le figure di Fi-
losofi, tranne la 2.' e la 3.^, le quali sono
dello Schiavone. Di faccia alla porta so-
no di Paolo i due Filosofi, laterali al gran
quadro del Moliuari, con David che dan-
za intorno l'Arca, ricco componimento di-
gnitoso e di bei colorito. Fmalmente so-
no del Franco i due Filosofi laterali al-
l'altro gran quadro del medesinio Mo-
liuari, con Saulle che celebra un sa-
grificio. I detti quadri delle pareti di
questa magnifica sala, stupendi dipin-
ti della veneta scuola, furonvi recati
da chiese e confraternite della città ora
soppresse. L'edifìzio della vecchia librerìa
al presente è unito al palazzo regio, for-
mato dalle Procuratie nuove. — Se vero
è, come ognuno confessa essere verissimo,
che ogni edilizio ha da mostrare nell'ester-
no aspetto l'oggetto cui è destinato, meglio
non poteva il Sansovino soddisfare a sif-
fatta coudizione costruendo quello robu-
sto per la regia Zecca, che trovasi sul Mo-
lo contigua all'antica Biblioteca, uno degli
archi ricordati della quale corrisponde al
suo bell'atrio, lodata opera dello Scauioz-
zi. Edifìzio magnifico della maggior so-
lidità e d'ottimo gusto, è nella facciala
disposto in 3 ordini , rustico, dorico e
ionico. Tiene l'ingresso lateralmente per
detto atrio, che apresi nella Piazzetta
sotto le menzionate arcate, per una por-
ta ornata di due Giganti; statue scolpile
una del Canipagna, e l'altra da Tiziano
Aspelli col nome degli artefici; migliore
es&eudo la i," r\el mezzo dei cortile è»cul«
V E N
tura del Cattaneo 1' Apollo sopra il poz-
zo. La facciala di questo luogo verso \\
canale è nobilissima.
2. Celebre e antica è rofìicina moneta-
ria de' veneziani stabilita in questo sito ver-
so l'anno 938, perla fabbricazione di mo-
nete d'oro, d'argento, di rame, e di me-
daglie di finissimo intaglio. Oltre quan-
to vado a dire, delle monete veneziane
riparlerò nel decorso del § XIX dell'indi-
cazioni storiche sul la li epubblica e ci Uà di
Venezia, e sui Dogi della medesima. De'
rinomati zecchini d'oro veneti, chiamati
un tempo ducati, e principiati a battere
inVeuezia nel 1283 o nel 1284 onel 1280;
e che si denominarono ducali pel nome
e la figura del Doge (nel quale artico-
lo dissi delle medaglie de' dogi chiama-
te Oselle, e dell' Illustrazione del conte
Manin) impressa nelle monete, e (piando
si tralasciò di batterli; ne feci menzione nel
voi. XIX, p. 2296230, ragionando de*
Z^e/irt!/*/ antichi. Mentre dicendo delle Mc'i
doglie, in questo artìcolo registrai l'ope-
re di Erizzo, e quelle intitolale La scien-
za e Istituzioni fVignanìanlì le medesime^
Come nel principato d'Antonio Griinan^
si chiamò Osella la moneta d'argento do^
nata da quel doge,lo rilevo nel § XVI,u.3Ì
La più antica medaglia conservata di quel
sta zecca porta la data del 1 363. II De Ma-j
gistris. Della zecca pontifìcia, tra le piìi
antiche zecche d'Italia registra quella di
Venezia, poiché trovansì monete coniaU
nella città finodall'Vill secolo. Il Vellorij
Il fiorino d'oro illustrato, riferisce che
veneziani presero a battere i ducati d'oro"
nel 1282, cioè 3o anni dopo i fiorentini,
correggendo il Budello, De I\Ionetis,c\\6
pretese asserire nel g 1 5 printo auruin et
argentum signare coepisse^eanìq ne potè •
slatcni illorurn duci Vrso Ilquipatriar-
cha vocitatus est, dedisse impera torem
Conraduni I; perchè tale augusto, se-
condo Filippo da Bergamo , solamente ;
concesse privi legiuiii signandi pecuuiasJU
Allri però contendono, che l'olleiìesseio^fl
i veueziuui da Rodulfu re d' Italia nel
VEN
qn^', ma il Snnsovìiio nella Descrizione
di /'enezin, riportando le parole del re-
gio privilegio, fa anzi vedere, che fu con-
ferma, non concessione, benché neppure
ivi si distingua la qualità de'metalli. Pe-
rò nel lib. i3 si legge, che Pietro Parte-
cipazio ottenne questa grazia da Beren-
gario II, concedendo fra molti privilegi
monefani ciidcre. Ed allora per avven-
tura fu, continua il Vettori, che la mo'
lieta della candida lega, cioè d' argento,
coniarono i veneziani, come osserva nel-
la Storia veneta il Vianoli, circa il tem-
po d'Orso II. Imperocché i veneziani non
prima del doge Giovanni Dandolo pote-
rono usare monete co' segni propri. Il
Vianoli attribuisce a Pietro figlio d'Or-
so II le prime monete d'oro coniate da'
veneziani per privilegio di Derengario II.
Ma se in quel lem|)o furono coniate mo-
nete d'oro, convien dire, che o ben pre-
sto cessarono d'esser battute, o furono as-
sai diverse dallo zecchino u ducato ; bensì
nel I 282 si ha che in Venezia per la pri-
ma volta fu coniato il ducato d' oro , a
tempo del Sansovino denominato Ce-
chino, invece di zecchino, usando i veneti
pronunciare il e come lo z, nel qual ca-
so il Vettori prende abbaglio, aiferoian-
òo il contrario. Il quale Vettori ripor-
ta altre notizie sulle monete venete, e
descrive il dùcalo d' oro antico coli' im-
magine del Salvatore e intorno il verso
\eot\\na: Sitlibi Xte. dalus qiieni la tìcgis
iste Dticattts. Nel rovescio il nome del do-
ge,cheinabitoducalericeveingìnocchioni
il vessillo di s. Marco, colla parola .v. Mar-
rits.W Muratori, nella Dissert.i'j.' Della
Zecca e del diritto o privilegio di battere
moneta, dice che non lascia d'essere an-
tichissima la zecca tleil' inclita città di
Venezia, ad onta che non se ne sappia be-
ne l'origine. Andrea Dandolo, il più dot-
to e antico degli storici veneti, scrisse che
tal diritto era stato conceduto a Venezia
(in da'pivi antichi tempi, poiché parlan-
do di Rodolfo re d'Italia circa il gs 1 di-
ce: tfic Rodidfus regni sui anno l/\ Pa-
V E iX 237
piae soliitm tenens, invnunitales Vene-
torwn in regno Italico ab anliquis Ini-
peratoribus et Regibus concessasi per pri-
vi legiunt renovavit. Et in eodeni decla-
ravit , Duceni Fenetiarnni potestaleni
hnberefabricandi nionetam, quia eicon-
stitit , anliquos Duces hoc continuatis
temporibus perfecisse. Ma Marino Sa-
nuto seniore, il Sansovino e altri han pre-
teso, che a Pietro Candiano III doge circa
il 900 fosse conceduta la facoltà di bat-
tere moneta da Berengario II re d' Ita-
lia. Il Muratori crede non poter sussiste-
re tale opinione, e doversi dire che Be-
rengario Il solamente confermò quel di-
ritto; poiché rileva dalle vite uass. de'do-
gi veneti esistenti nella biblioteca Eslea-
se, sino al Gradenigo deliSSg, che anco
prima sotto i greci imperatori ebbero i
dogi di Venezia il gius della zecca. Scri-
ve il citato Dandolo all'anno io3t, di
Otto Orseolo patriarca : Hic monetarii
parvam sub ejus nomine ^ ut vidimusy
excndi fecit. E all'anno i 194 del doge
Enrico Dandolo: Hic argentearn mone-
tant,vulgariter dictam Grossi Veneziani,
vel Matapani, cwn iniagine Jesu Christi
in throno ah uno latere^et ab aliocum
figura s. Marci tt Ducis, valori viginti
sex parvuloruni , primo fieri decrevii.
Che la moneta veneziana nel secolo X[
fosse in corso per l'Italia, lo prova uno
strumento del io54 esistente nell'archivio
de'canonici di Modena, dov'è fatta men-
zione Denarioruni f^eneticorum. Mag-
giormente accredita la moneta venezia-
na un passo di Raterio vescovo di Ve-
rona, che fiorì ne' tempi di Berengario
II, il quale nell'opuscolo. Quali tatis con-
j'ectura, nomina sex Libras Denarioruni
f^eneticorwn. Dal che si può inferire, che
non aspettassero i dogi veneti le grazie di
tal re per battere denari, cioè per eserci-
tare una prerogativa, di cui godevano^o-
Inaiente in que'tempi (oltre il Papa) i du-
chi di Benevento e Napoli. Non pare a
Muratori che i veneti a'tempi de'goti u-
sasseto batter moneta di basso metallo.
238 V E N
spiegondoìl riferito ila Cassiodoro, per lo-
de delle saline nell'isole venete, dicendole
pe'veiieziani es>iei' una zecca, col ricavato
del sale provvedendosi il vitto. De' De-
nari y endici spesi nel memorato secolo
X, il Pasqualigo ne trovò 3 e gì' illustrò
con erudita disseriazione. Quello cono-
sciuto da Muratori , ha la Croce e nel
contorno Christux Impera t : \\ rovescio
rappresenta un Tempio colie lettere P'e-
ned, e un yl più basso. Non dubita che
abbia appartenuto alla nobilissima città
di Venezia , gronde ornamento <1' Italia,
e non già alla piccola di Francia. Egli in-
tende parlare di Fannes, come vado a
dire, nel quale articolo nairaichei vene-
li erano popoli delle Gallie, de'quali vuoi-
si stata capitale Vaimes, Civitas Vene-
tcnsis. Plinio e Strabene dissero che da
Vannes derivò T-enczia. Ma l'origine del
vocabolo di Veneti e di quello di Vene-
zia sembra più di greca derivazione, che
provenuto da'galli celtici. Dissi pure, che
«lell'origine de'due vocaboli a quest'arti-
colo né terrei proposilo, e poi l'eseguirò.
Negli Annali d'Ila Ha all'anno 855 il Mu-
ralori riferisce che il Blanc, Des 3Ionno-
yes des /fo/V, pubblicò una sua moneta,
nel cui diritto sta Lholhariits Iinp. Av,,e
nel rovescio Venecia, Pensò 1' Ecardo,
T\er. Frane. ^ bastante questa moneta a
farci conoscere, che la cillà di Venezia
fosse in que' tempi sottoposta al dominio
fScre franchi. Ma ciò è lontano tlal vero,
giustamente dichiara Muratori. E sog-
giunge: Dagli stessi diplomi degl'impera-
tori francesi, citati dal Dandolo , chiara-
mente si ricava, che l'inclita città era e-
sclusa dal regno d' Italia. La Fcnecia di
quella moneta, altro non è che la città di
Cannes in Francia , appellala da' latini
Venecia. E tornando alla Disserl. di Mu-
ratori, osserva che i suddetti denari si do-
\evano battere in Venezia ne' vecchi seco-
li, sì per averli trovati in uso nel X, e si
pel confermalo dal p. de Rubeis, pel da
lui letto in uno strumento del Friuli del
972. Aqne'tempi ritiene Muratori do-
VEN
versi riferire il descritto denaro, nel qua-
le non comparendo nome d'alcun impe-
ratore greco o latino , indizio può essere
fin d' allora della sovranità dell' insigne
repubblica. Il Muratori inoltre raccolse le
notizie di aS monete venete. Una dei d«)ge
Dandolo del i ' 92, che pel 1 ." pose il suo
nome ne' denari. Nel diritto com[)arisce
l'immagine di Cristo con lettere greche:
IC.XC, cioè Jesus Chrislns. Nel rovescio
s. Marco consegna al doge la bandiera col-
le lettere //. Dz-z/zr/o/a^j- e S. 31. Veneti.,
vale a dire Sanctus Marcus, f enetia o
renetiarutn o Venetlcoruin. Tali denari
furono appellati Grossi o Matapani. Al-
tra riguarda Pietro Ziani doge ileli2o5,
nella quale si vede Cristo sedente col Van-
gelo e le lettere : IC. XC. Il rovescio è
simile alla precedente, fuorché uell' iscri-
zione,cioè P. Ziani, t S. M. Veneti. Di-
ce ignorare, sesia di quelle monete o me-
daglie iu Venezia chiamate oselle , una
colle parole And. Vendramin Dux, e le
lettere M. P. Nel rovescio l'immagine del
Salvatore,e le lettere ye^HsC/i/vVm* Glo-
ria libi soli. In altra moneta si mira l'ef-
figie che tiene in mano la bandiera colle
lettereF.F. e ne! cmXorno Joa/ies 31 areni'
go. Nel rovescio è il Leone veneto alale
col libro de' Vangeli, insegna della repub-
blica veneta. Inallre monete il Leone tie-
ne la bandiera, colle lettere , «SI 3Iarctu
Veneti. Senza diredi altre, finirò con uq
medaglione battuto per onore tiel Doge, la
cui elligie è col berrretlo ducale colle let-
tele: Cristoforus 3Iaurns Dux. Nel ro-
vescio è una corona , che contiene 1' i«
scrizione: Religioiiis et Jnsticiae Cultor,
Scrisse (Girolamo Francesco Zanetti ve-
neto : Ragionamento dell'origine e del-
l'antichità della moneta veneziana, ai.
giuntavi una Dissertazione : De Nuin~
ìnis regnai 3Iysiae seu Rasciae ad ir-
nctos typos percussis, Venezia 1730,
Dissertazione d'una moneta antichissi
ma e ora per la prima volta pubbli-
cata dal doge dì F'enezia Pietro Pof
Luii^ Venezia 1769. Fra le opere pub*
VEN
blicale nell' odierno secolo in argoinen-
to, I icorderò queste : Delle monete de
f'eneziani dal prìnei/)io al fine della
loro repubblica y Venezia 1818. Cenni
storici intorno alla moneta veneziana
di Jngelo Zon, Venezia 1847. Leggo
nella Gazzetta di Roma del 1848 a
p. 1 5 1 , riprodotlo il pubblicalo da quella
privilegiata di Venezia^ cbe nell'adu-
nanza ordinaria dell' Aleneo veneto de'
ly febbraio il sullodalo conte Leonar-
do Manin, presidente del medesimo, les-
se una Dissertazione sulle antichità del-
le monete veneziane, confutando ciò che
ne fu scritto dal conte Corderò di s, Quin-
tinu.e nuovamente dal nobile Angelo Zon.
Mcstra il Manin , cbe i denari coli' ini-
lungine d'un Carolingio dall'una parte, e
Pc/jer/b.v dall'altra, appartengonoa Van-
nes, non a Venezia; cbe la ragione e i fatti
comprovano Venezia aver battuta mo-
neta sua, prima ancora de'Carolingi, nel-
l'età longobarda; che la più antica con-
temporanea a' re longobardi è quella in
cui leggesi Kndnus Imper. dall'un lato,
e V^enecia in un tempietto dall' altro. A.
queste opinioni il socio corrispondente
Vincenzo Lazzari oppose alcuni dubbi,
cui il conte Manin eruditamente sciolse.
Finì , producendo una piccola moneta
scodellata, d'argento, cb' egli crede del
doge Domenico Selvo, e ne pregò d'esa-
me Angelo Zon. Appresi poi dalla Cro-
naca di Milano del i856 a p, 149, es-
sersi pubblicato dalla tipografìa Castion
di Porlogruaro, un libro che dell'impor-
tanza della zecca veneta dà im dotto do-
cumento: // Catalogo ragionato di una
serie di 665 monete de' Dogi veneti. Si
aggiunge, che il 1 ." doge sotto cui furono
battute monete fu Sebastiano Ziani del
I 1 77; il I ." pezzo ivi coniato fu il ducato
nel 1 284, che nel secolo XVI cominciò a
chiamarsi zecchino; i migliori incisori di
quella zecca essere stati Alessandro Leo-
pardi, ViltorGambelo e Andrea Spinelli.
La ! ,' osella o medaglia, la fece coniare il
doge Antonio Grimani dell 52 (.Oltre a
VEN 289
queste opere pubblicossi in Venezia due
volte le Biografie de' Dogi di Fenezia,
colla serie delle piìi pregie^'oli meda'
glie e monete. Nella Cronaca suddetta di
Milano del 1857, a p. 24' àe\ Bolletti-
no Bibliografico, è ricordato finalmente
l'opuscolo: Atto di vendita fatto da Or-
delafo Falier doge di Venezia dell'e-
dificio ad uso di Zecca, sito a s. Bar-
tolomeo l'anno 1 1 12, Venezia 1857 ti-
pografia del Commercio.
§ IV. Piazza maggiore di s. Marco.
Campanile e Loggietta. Procuratie
nuove ora Palazzo regio. Procuratie
vecchie. Torre dell' Orologio. Pili di
bronzo pe' stendardi. Chiesa demolita
di s. Geminiano, e soppressa di s.
Basso, della quale sussiste ad altri
usi la fabbrica.
I. La Piazza maggiore di s. Marco,
di cui dissi essere la Piazzetta un brac-
cio, è cinta e adorna d'altri magnifi-
ci ediflzi, che la rendono imponente e
incantevole, tale cbe forse non ha pari
per tutto il mondo, come scrisse il Petrar-
ca nella lettera a Pier Bolognese quando
ancora non riuniva tutti gli ornamenti
per cui maestosamente risplende; certa-
mente è una delle piìi belle e sorprendenti
dell'orbe. Vi primeggia l'imperiale regia
basilica patriarcale di s. Marco. La piazza
lunga 175,70 metri, e larga all' un capo
82, metri, e 56 e mezzo all'altro, non eb-
be sempre le medesime dimensioni ; che
un tempo limitavala verso 1' arco XVI
delle Procuratie nuove, contando dal-
l'angolo della Piazzetta, un canale sulla
cuispond'T, e situala alla metà della piaz-
za attuale, iimalzavasi la prima chiesa di
s. Geminiano , che dicesi fatta erigere
da Narsete nel VI secolo ossia nel 552.
Nel secolo XII per ampliare la piazza, fu
chiuso il canale, e distrutta la chiesa,
poi riedificata nel i5o5 dall' architetto
Cristoforodel Legname, nel punto più in-
feriore^ ed indi coutinuata ed abbellita di
24o V E N
niaiiuoreo prospello, collegalo con quel-
lo delle Procuratie vecchie, per opera di
Jacopo Sansovino, nello slesso secoloX VI
t' compito nel seguente, cioè nel silo dove
ora è l'atrio della scala maggiore del re-
gio palazzo. Per dar luogo al quale fu la
chiesa atterrata nel 1 809, econ essa l'adia-
cente cappella, in cui riposavano le ceneri
del Sansovino (e quelle del figlio Fran-
cesco, i. "illustratore di Venezia), trasferi-
te prima a s. Maurizio e poi nel semi-
nario patriarcale, dove tuttora conser-
Tansi. Della chiesa di s. Geminiano l'en-
comiata opera, Le Fabbriche di Feiie-
zin,l. I, p. gS, pubblicò 4 tavole illustra-
le per la loro importanza, disapprovan-
dosi il suo atterramento e la sostituzione
dell'odierno edilìzio, producendo l'altro
migliore effetto alla piazza di s. Marco.
Welle Notizie del Corner si dice fabbri-
cata nel 554, insieme a quella di s. Teo-
doro, e col doppio titolo di s. Geminiano
vescovo e di s. Menna martire; e dopo
che fu demolilq col beneplacito pontitl-
ciojla nuova ad onta del sito angusto riur
scj la più ben ideata e nobii chiesa del-
la città. I dogi erano tenuti a visitarla
ogni anno nell' ottava di Pasqua. Qui
comincierebbe ad aprirmisi vastissimo
can)po per arricchire le mie brevi no-
zioni sulle principali chiese di Venezia,
se mi fosse lecito {adoperare la tanto e
da tutti meritamente celebrata volumi-
nosa op^ra , che ha per titolo : Delle In-
scrizioni veneziane, raQcolte ed illustra-
te da Emmanuele Antonie Cicogna cit-
tadino veneto, Venezia 1 824i presso Giu-
seppe Orlandelli editore, Picolli stampa-
tore,poi editore lo slesso autore e Andreo-
la tipografo, col voi. VI in corso di stam-
pa. Di questa classica opera ne diro al-
cune altre parole d'ossequio alla sua vol-
ta, come in fine del n. 8 del § XVI. Qui
solo accennerò, che essa non si ristringe
a illustrare le veneziane inscrizioni, ma
eziandio ogni tempio esistente o distrutto
oconverlitoad altri usi, con premettervi
breve, eruditq e prilicei $lQvia ; I' epocq
YEN
della fabbrica e de'restauri, e ciò che dal-
le lapidi si puòdesumere ad illustrazione
delle medesime chiese, e di quello sia a'
diritti, a'privilegi, agli oggetti d'arte on-
de sono o furono fornite, delle opere che
l'illustrarono e ne descrissero la storia,
con quella de'contigui chiostri, e persino
ragiona de'loro contorni. Ecco un'altra o-
pera che ammiro, ne conosco l'immensa
utilità, e nondimeno debbo languire per
non poterne usare, ad eccezione di alcuna
spigolatura e con$uliazione,e ciò pure per
essersi fin qui pubblicata l'illustrazione
di circa 54 (chiese in 28 fascicoli. Casti il
dire, che la sola chiesa in discorso di s.
Geminiano, ad onta dell'indicate sue vi-
cende, e che non più esiste, comprende
(olire le giunte e correzioni) iiS pagine
in 4-" a flue colonne, di carattere qua-
si simile a questo! Spero che ciò riesca
di mia giustificazione, se con animo ri-
pugnante debbo sagrificare all'ara della
necessità tanto tesoro, senza poterne in-
gemmare queste mie pagine. Servano
queste poche parole almeno per isfogo al
dispiacere da cui sono vivamente pene-
trato, e insieme scusato della preterizio-
ne che mi costa molta pena. Eppure que-
si' opera la possego per nobile dono de
r illustre autore, e perchè io ne profit
tassi. A lui sono inoltre legato con indi
menlicabile gratitudine per 7 lettere ai
lografe, di cui mi onorò, tulle piene deli
veneziana squisita gentilezza, tutte inca
raggianti questo mio Dizionario. Per u
teriore lustro di Venezia, pergiovament
e utile de'cultori de'bunni sludi, per 34
crescimento di gloria all'illustre cavalieri
innalzo voli alfettuosi a Dio acciò gli fai
eia compiere la pubblicazione dì opei:
cosi preziosa e colossale, e insieme lo eoa
servi per darci altri argomenti di vene
razione. — Cingono la meravigliosa Piai
za di s. Marco, colla sontuosa Marcian
basilica, il Campanile isolato di s. Mai^
co (nel quale articolo celebrandolo, li
dissi uno de' più alti d' Italia dopo U
Toj've. campauari^ di Cveinqua ) cp,ll|
VEN
loggia che gli sia n piedi, le Prociiralie
nuove, la nuova Fabbrica die le con-
liiin.'i, le Fiociirnlie vecchie, In Torre
dell' Orologio ; edilìzi che mostrano in
com|)endio la storia delle belle arti dal
secolo X fino al presente, e ne segnano
il ri>iorgin»ento, il progresso, l'apice e la
decadenza. Quanto alle Hrocnratie fu-
rono così chiamate da' procuratori di s.
Alni co, che le abitavano. Il campanile
della basilica di s. Marco è alto circa 99
metri, con i3 metri circa di base, attor*
mala da botteghe : la sua estrema pira-
mide è sovrastata da un Angelo. Fu ope-
ra di molli architetti. Comincialo nel-
l't)88 o meglio nel 902, già nel' 1 1 4^ era
giunto alla cella delle campane. Nel i 1 80
vi tliede mano Nicolò Barattieri, e un
Montagnana l'anno 1309. Di poi nel
]5io il bergamasco Mastro Bartolomeo
l'uono sculture e architetto, riedificò la
cella, ornandola di colonne di bellissimo
verde antico con profusione d'altri mar-
mi greci e orientali. Dalla sommità di
(jiiesto gigantesco, solido e grave campa-
nile, magica e bellissima vista si gode,
dominandosi la città, che apparisce riu-
nita, le lagune, i colli Euganei e Berici,
le Alpi e buon tratto del mare Adriatico.
Leggiadra e ricca è la loggietta, adorna
di 8 colonne d'ordine composto e di ba-
laustri, addossata alla base del campanile
dal lato di levante, rimpetto alla porta del
palazzo Ducale, degno parto nel i54o
del fecondissimo ingegno di Sansovino;
di cui pure sono opera Ie4*ta''>e di bron-
zo figuranti Pallade, Apollo, Mercurio e
l.i Pace, poste entro altrettante nicchie,
che spiccano in mezzo a' marmi , alle
sculture, agli altri bronzi ond' è copiosa-
mente ornalo questo non compito e per-
ciò piccolo edilìzio. Nel, bassorilievo di
mezzo all' attico sta scolpita Venere, fi-
gurata per la Giustizia colle bilancie e
la spada in mano, e due iìumi allato ;
, denotava 1' equità della repubblica nel
governare. Giove scolpito nel bassori-
, LlevQ a destra, eiq allusivo al regno di
VEN 24r
Candia; e Venere nell'altro a sinistra, al
regno di Cipro, entrambi allora possedu-
ti dalla repuhblica. La loggia fu eretta
a fine di fare un luogo ove ilovessero ri-
dursi i nobili per intrattenersi in virtuo-
si ragionamenti. Il rigorista Milizia de-
scrive e loda questa loggia, che dove» cir-
condare tutti e 4 i l'ili del campanile; il
quale lo dice alto 33o piedi e solo lode-
vole per la sua solidità, ben fondato e
palificato, onde da tanti secoli non mosse
mai un pelo. Al tempo stesso della re-
pubblica e fino dal 1569, era quesla log-
gia nd uso de' procuratori di s. Marco,
che durante le sessioni del maggior con-
siglio a vicenda comandavano la guar-
dia del palazzo. Ora serve all'estrazione
del Lotto (nel quale articolo dissi che
da Francia in Italia fu introdotto prima-
mente a Genova e Venezia), agl'incan-
ti per vendite alla subasta, ec. Notifica
la Cronaca di Milano del 1857, a p.
126 del i.° semestre, in data di Vene-
zia, intendere il municipio a decoro del-
la piazza di s. Marco ed a profitto del
comune, di atterrare le botteghe che cir-
condano la gran torre, e di sostituirvi
un grande caffè. Osserva il Corner, che
a Dio fu gradila quest'opera dimostran-
dolo un fatto prodigioso. Imperocché
uno degli artefici, che lavorava nella
sommità dell'edificio, cadde improvvi-
samente, ed invocalo nell'aria il pro-
tettore s. Marco, potè attaccarsi caden-
do ad un legno, onde poi con 1' aiuto di
una fune si pose in salvo. Dice ancora
che agevolò l'impresa di questa fabbrica
il Barattieri, dopo aver innalzato le due
colonne nella Piazzetta di s. Marco, il
quale per rendere facile il trasporlo d*''
materiali^ ciò ottenne col far salire e di-
scendere certe ceste, che prima di lui noti
erano usate. La cella , l'attico e la pirami-
de si attribuiscono a Mastro Buono. Nof^
pochi furono i danni che risentì que^
sia sacra torre campanaria- Poiché i\\
gravemente pregiudicata nell'anno i4qq
da MD incendio, causato 4u' fitocUi U^
?.42 V i^ N
gioia per l'elezione del doge Michele Ste-
iiu; ed appena restaurala, fu poi colpi-
ta da un fulmine nel i4'7» P^'' cui si
consumò tutla la souiuìità fino al luogo
delle campane. Perchè però fosse difesa
da simili pericoli, fu rifabbricala di mar-
mala cima,ecoperla di raraedoralo.Non
baslò però lai precauzione per preservarla.
Dappoiché nel 1490 scoppialo un orrendo
fulmine ne fu precipilala, ma poi reslilui-
|a in nobilissima forma, ad ornamenloe
difesa fu sovrapposto un Angelo di legno
coperto di rame doralo, in allo di benedi-
re, il quale mirabilmente si muove agi "im-
pulsi d'ogni venlo che lo diriga. Esso fu
rinnovato nel 1822 dal professore, che
fu, Luigi Zandomeueghi, ed ora (i 858)
di nuovo si pose ad oro. Pali poscia al-
tri danni, benché non gravi, per altri ful-
mini negli anni i547, i5G5, 1657, e
I745,a'23 aprile, nel qual giorno caden-
do un fulmine, radendo ne distrusse qua-
si un intero angolo, al cui risarciaieiito
furono usate le slesse ceste salienti e di-
scendenti, che si adoperarono nella pri-
mitiva erezione. In questo campanile so-
no 5 lecanipane: la maggiore pesa libbre
7600 grosse venete.che equivalgono a cir-
ca libbre 10,700 romane. Sul campanile
sta sempre un pompieretli guardia : sco-
prendo un incendio in alcun punto della
citUi ne dà avviso oa voce o colla trom-
ba al quartiere de'civici pompieri stan-
ziato nel palazzo Ducale. Indi vengonodi-
ramali gli ordini opporluni,secondo il bi-
sogno, a'di versi quartieri della citlà. Pri-
ma si dava il segno d'allarme con 3 colpi
di cannone,quando il pompiere di guar-
dia metteva fuori del campanile una ban-
diera se di giorno e un fanale .se di not-
te. Questo costume fu tralasciato da pa-
recchi anni. Dice il Mulinelli, Del costu-
me veneziano, che alla metà del cam-
panile soventi volte venne appiccala ad
un palo una gabbia di legno munita di
ferro, nella quale si chiudevano famige-
rati malfattori. Ivi restavano esposti rai-
serabiltnente all' intemperie per un de-
V E N
terminato tempo, o ben' anco sino alla
loio morte. Veniva loro dato, mediante
una funicella, soltanto pane ed acqua.
Lodevolmente questo inumano supplizio
fu abolito nel i')i8. Simile crtidele e
bizzarra pena, in que* tempi era inQitta
da vari dominatori d' Italia, che nomina
lo scrittore a difesa de' veneziani. Ab-
biamo la Narrazioìie storica del cam-
panile di s. fllarco , nella quale si
contiene il tempo della sua fondazio-
ne, il suo innalzamento, la qualità e
bellezza di essa mole, le sue rovine, e
finalmente Vaso pratico delle campane^
lutto tratto da gravi autori, antichi co-
dici, e da' pubblici decreti dell' Ecc.mo
Senato, Venezia 1737.
1. Procuratie nuove dicesi quel rag-
guardevole fabbricato che dall'antica Bi-
blioteca partendo, tiene tutto il lato me-
ridionale della piazza di s. Marco. San-
«ovino che ne fu l'architetto nel i536,
avea dato all'edifizio due soli ordini, per-
chè fossero pari in altezza alle Procura-
tie vecchie; co' di lui disegni vi fu ag-
giunto il 3.° ordine nel i584 dallo Sca-
mozzi, e condotto poi a compi menlo nel
i63i da Baldassare Longhena. Osser-
vato quasi totalmente il disegno della Bi-
blioteca vecchia ne' due primi ordini, in-
vece del grandioso fregio, si sovrappo-
se il 3.° ordine corintio, il quale se gio-
vò al ra-iE'niior comodo dell' abitazioni ,
non riuscì soddisfacente agli intelligenti;
del buon gusto. Nel regno Italico , cioè
nel principio del presente secolo, le Pro-
curatie nuove si vollero ridurre a palazzo
regio per la residenza sovrana, colla nuo-
va fabbrica eretta dov' era la rammen-
tata chiesa di s. Geniiniano, che occupa
il lato a ponente della gran piazza, alter'
randosi pure gli antichi granai della re-
pubblica ed altri luoghi, unendovi ancora
l'edifizio della vecchia Biblioteca. L'Anto«
lini die'il disegno della nuova opera, cani<
biato poi del lutto dall' architetto Giù-"
seppe Soli modenese, dopo il quale si ope-
rarono opportune rifórme. Vantasi però
i
V E N V E ìN 243
il suo atrio e la niagnilìca scala, e la sem Imchi. Di G. Bellino, JMiiria Veigiue col
plice cifgaolissiiDa facciala die lieiie tli Bambino in campo aperto e paesagi;to,va-
tlielro verso s. Moisè. Tutto il palazzo co- ghissimo dipinto. Del Zuccaielli, parecchi
sì composto delle nientovate 3 parti, cor- quadri, tra' quali vantaggiano il Rallo
re sopra 78 archi, sulla piazza di s. Mar- d'Europa, laDanza dellelìaccanli intorno
co, sulla l^atzetta e sul iMoIo. Questa rcg- Sileno, le Cacce del cervo e del toro. Alli-
gia è messa a grande eleganza, ed ha guo vi è un araenissimo e delizioso giar-
stanze dipinte a fresco da' pittori Giani, dino, formato neli8o8,a mezzodì bagna*
Berlolini,; Santi, JNloro, Borsaio, Hayez, lo dal Canal grande, proprio nel suo prin-
Denìin ed altri. Inoltre nelle sue pareti cipio, dove la natura e l'arti olirono una
sono sparsi celebri dipinti di mani mae- prospettiva quanto svariala e bella, ab
stre, molli derivali da chiese e monasteri Irellanto singolarissima e forse unica. La
fatalissimamente soppressi sotto il mede- Gazzetta di Venezia ùt'i^as^o's,\o iBSy
&ìmo regime Italico. Il Cristo morto è ili riferisce, che il maggior viale di questo
CarleltoCaliari, forse tropposoaveoienle giardino, in continuazione del Mulo, fu
Iratlalo ntl suo soggetto; il Cristo mo- per sovrana munificenza concesso ad uso
strato al popolo è del Durerò; il Cri- pubblico; e così l'elegante fabbricato ad
sto morto con due Angeli piangenli, uso di callelteria, che sorge a capo dello
è di Faris Bordone ; Maria Vergine col slesso viale. — Le Procuratie vecchie, co-
Bauibino, delia scuola lombarda. l\ell.i sì denominate perchè servivano anch'es-
sagrestia è del Cima il quadretto con se d'abitazione a'procuralori di s. Marco,
Maria Vergine e il Bambino, Nelle stan- prima che fossero erette le Procur.itie
ze v'erano, e in parte si trovano, anche i nuove,sorgonosul laloseltentrionaledel-
seguenti quadri, i quali talvolta vengono la piazza di s. Marco, e per la leggerez-
irasporlati altrove. Del Bonifacio, la Mol- za del disegno, fanno graziosissiuio ve-
liplicazione de'pani e pesci, con figure di dere. Questa fabbrica condotta fino al se-
belle attitudini e ben ornate; la l'iog- condo ordine da Pietro Lombartlo, fu poi
già de'colornici e della manna;*. IMarco compiuta da Guglielmo Bergamasco,
che dà lo stendardo a Venezia; il Giù- colla soprainteodenza di Mastro Buono
dizio di Salomone; il Redentore seden- (cioè Bartolomeo da Bergamo, che, come
te; Maria Vergine e 3 Santi, opere del l'altro Buono del secolo XII, oper«> nel
Bonifazio. Cristo all'Orlo, degna opera campanile : non si devono confondere per
di Paolo ; Adamo ed Eva penitenti ; Ve- la comunanza del nome : e la Biografia
nezia circondata da Ercole, Cerere e Gè- degli artisti^ d' atnbedue ne riporta le
nii, soflìlto pur dello slesso Paulo. Di distinte biografie), lunga metri i52,o6
Jacopo Bassano, l'Angelo che annuii- ed alta 1 8, ripartila in 3 ordini, de'quuli
zia a' pastori il nato Gesù; Maria Ver- il i.°è un portico di 5o archi sorretti da
gine, e s. Girolamo nel deserto; l'ingres- pilastri, troppo leggeri ed eleganti rispet-
so delle bestie nell'arca , soggetto con- lo della grandiosa massa delle trabea-
venienlemente trattato, e con forza e sa- zioni. Sostiene i due altri ordini d ar-
pore di colorilo. Di F. Bassano, figlio del chi in doppio numero, con colonne sca-
precedenle, s. Giovanni che scrive l'A pò- nalate e capitelli corintii. Le Procuralie
calisse, e Cristo incontralo dalle pie don- vecchie sono ora di privala ragione, e
ne. Di Tiziano, d Faraone sommerso, la- servono ad uso di particolari. — Con-
vorogiovanile, che dicesl fatto in gara con tigna ad esse e formante nobile segui-
qnello ch'è qui di Giorgione, colla discesa lo, elevasi la Torre dell'Orologio, elegan-
diGesìi al Limbo.Dell'Aiiense, la s. Giusti- te per la forma, e ricca di marmi greci e
na, che prega a favore de'veueli contro t di dorature, opera magoifìca. L'udorua-
244
VE N
no 4oi''''"' corinlii.efu costruita nell'an-
no 1 49^ con molla grandiosità «li disegno
dall' architello Pietro Lombardo, come
della scuola lombarda sono ancora le ag-
giunlevìale nel principio del XVI secolo.
.Sul mezzo della torre sta un quadran-
te magnidco, che colla sfera segna l'ore
del giorno, le posizioni dello zodiaco, le
fasi lunari, il molo del sole, ed è mosso
tla meccanismo in"e£;noso costruito nel
1 490 da Clio. Paolo e (iio, Carlo Raineri
(e non Rinaldi, rdeva Tiraboschi) da
Reggio di IModeiia, padre e figlio, li Can-
cellieri, Delle campane e degli orologi,
dice che la torre è alla piedi 82 e larga
18 per ogni facciala, posta in quadro,
soolenuta da un grand'arco, che rassem-
bra un portone servendo d'ingresso dalla
Merceria alla piazza, e sopra di esso vi
è II detta mostra. Su questa siede in una
nicchia la B. Vergine col Cambino di
tutto rilievo in rame dorato, di forme
colossali, posta fra due porlicelle, A pie di
lei sira d' intorno un mezzo cerchio su
cui posano 4 statue, cioè un Angelo in
nlto di suonar la tromba e i 3 re Magi
grandi quasi al naturale; i quali per la
festa dell'Ascensione e peri5 giorni (pri-
ma in certe altre feste solenni eziandio)
.'il battere delle ore, e m' incontrai ad
ammirarlo, col girarsi dello stesso cer-
chio, escono fuori da una delle porticel-
le, e dopo essersi inchinali innanzi alla
Madonna rientrano per l'altra, e poi si
serrano ambedue da loro stesse. Tutto
quesl' artificio è fallo con varie ruote.
Al di sopra in campo azzurro stellalo,
ma del tulio rinnovalo, sta scolpito di lui-
tnrilievoun LeonealalocolVangelo. Sul-
la sommità della torre sono due statue gi-
gantesche di bronzo, delle volgarmente i
Mori, nel cui mezzo è sostenuta una cam-
pana grossa colla croce sopra un palo di
ìiirro, sulla quale le due statue con gran
inaitelli a vicenda battono le ore. Tutta
|:i torre poggiasopra pilastri di marmo,ed
t* ricca di dorature adesso rinnovale. Vi fu*
|uno poi aggiunte le sottoposte colonno,
VEN
che non si sa cosa vi facciano, e perciò tT
trovalo un cartello con questi versi. Sio[
re Co lo line rem feo qua? Non lo sappia
ino in i'crità. Fin qui il Cancellieri chcuJ
cita il libro*. Forestiero illitminalo intorU
no le cose piti rare di Fenezia^Wx 1 788.
Ma ad evitare ripetizioni, ne ho rettifi-
cala I' esposizione. Dovendosi nel secolo
passato ricostruire il meccanismo mira-
bile dell'orologio e di tutte le figure, cornai
presi i Mori, l'eseguì il celebre ingegnerai
Bartolomeo T'erracina diSol;»gna, terri-
torio di Cassano, che nel 1707 eresse il||
nuovo orologio. Andrea Camerata arch^
letto restaurò la fabbrica nell' anno mt
desimo, e vi aggiunse le censurale coloni
ne. Le suindicate due ale laterali che ser-
vono di abitazioni, con sottoposto mae-
stoso portico, si eseguirono dopo il 1 5oo
dallo stesso Pietro Lombardo. Ora si
attende ad una generale riforma e pei fé-
zionamento di questa macchina, sì che
moslri le ore anche in tempo di notte, e
dia la meridiana esattissimn.
3. Nella stessa piazza di s. Marco, in !nea-
zo e rimpetto airoinonima basilica, sof
gono 3 meravigliosi e solidi piedistalli
pili di bronzo che sostengono altreltani
antenne, sulle quali sventolavano i ri
pubbliconi ed ora gl'imperiali stendali
Elegantissima n'è la composizione, e pod
no gareggiare con quanto di più beli
produssero la scultura e f ornato. Un
grande e ricca potenza marittima dov<
spiegare con pompa le sue bandiere n«
la piazza principale, in faccia al tempio'
ftlia reggia enei luogo delle principali ra-
dunanze. Opina il Sansovino, che questi
volessero dire : Franchigia e libertà di-
pendente da Dio solo, e non da principe
olctino. Altri disse rappresentarsi ne'me-
desimi i tre regni di Venezia, di Cipro, di
Caudia, noto essendo ad ognuno comean-
che i due ultimi fossero regni, ed ampia
mente dimostrandosi dagli scrittori del
le cose venete cornea Venezia pure cor
pete>>se tale denominazione. Altri fina)
mente, accordandosi megliq alla po[
■1
YEN
lare opinione, vollero rafTigurali i re*
gni di Cipro, Càndia e Morea. Ala il
cav. Cicoj^nara è d'avviso, che i 3 ma-
gnifici pili dì bronzo per sostenere gli
tleudiirdi della repubblica, furono posti a
solo ornamento della piazza di s. I\iarco,
per simboleggiare la potenza e la grandez*
za della medesima. Pel i.°fu innalzato nel
i5oi quello di mezzo, e gli altri due nel
i5o5, secondo ilSansoviuo: l'iscrizioni poi
chiariscono come furono ordinati e posti
sotto gli auspicii del dogcLeonardo Lore-
danoi ."rappresentante la veneta signoria
neli5o5,leggendosi ne'3 collarini, olire il
nome de'procuratori di s. Marco, Barbo,
Morosini e Trevisano, quello del doge e
la data del suo dogado e dell'epoca, col
Domedetl'artista: nelpilodi mezzo vedesi
pure il ritratto del doge suddetto. Li mo»
dello e fuse Alessandro Leopardo, archi-
tetto e scultore insigne. Senza varietà nelle
masse principali,sonolra loro diversi i de-
licalissinii bassirilievi che ricingono i pili
nel corpo del basamento^ tutti d' ottimo
gusto e singoiar nitidezza. L'uno di questi
raflìgura le frutta della terra, portate nel
mare da Kereidi e Tritoni, giacché col
mezzo della navigazione libera e indipen-
dente i beni e l'abbondanza si diifondono
o si ritraggono dal di là de* mari, acco-
munandole fra tutti i popoli della ter-
ra. Un altro bassorilievo mostra sopra
3 navi collocate la Giustizia, Pallade e
l'Abbondanza, fiancheggiate da elefanti,
delfìni e cavalli marini. In ciò 1' artista
pose sononio accorgimento, poiché associò
alia Giustizia l'elefante, emblema della
forza, della prudenza, della temperan-
za, e di tante altre virtù che dagli egi-
zi in poi egli fu sempre destinalo a sim-
boleggiare, massimamente nell'epoca in-
dicata, in cui gii emblemi, le allegorie e
l'imprese erano mollo in uso, ed in esse
profondamente esercìlavansi i letterali e
gli artisti. Aggiunse il cavallo marino a
Minerva, assisa sopra d'una corazza, che,
lenendo l'ulivo e la palma, simboleggia-
va uuu laulo gli aludi, quanto le arti mi-
V E N 245
litari ; ed in fine ricordando opportuna-
mente che il delfino, per la vita salvala
ad Alcione, fu sempre l'emblema del be-
neficio ; al naviglio dell'Abbondanza ac-
coppiollo, come a quella che apporta al-
le popolazioni ricchezza e conforto, sal-
vandole dal pili grande de' flagelli, l'i-
nopia. Nell'ultimo pose il Dio del ma-
re, cui un Saliretlo presenta i frulli della
vile, assiso sul dorso d'una Baccante ma-
rittima ; volendo così dimostrare che seb-
bene Venezia signoreggia le sponde del-
l'Adriatico, sono però a lei tributali i
doni di Bacco dal pendio de'pampiniferi
colli del Veronese, del Vicentino e del
Friuli. Bellissimi sono i fogliami e gli or-
nati di cui vanno ricchi questi mirabili
pili, e sopratlutlo i 3 leoni alali, che po-
sli a guisa di grifi ad un tripode apollì-
neo, esprimono 1' emblema caralterisli-
co della repubblica. La mole d'ognuno
ascende all' altezza di 8 piedi. — Fi-
nalmente in uu angolo della Piazza di
s. Marco fa ancora di se bella mostra la
superstite facciata della soppressa e seco-
larizzala chiesa già parrocchiale di .y.j^^.?-
.vo, vescovo di Nizza e martire, ed è non
ispregevole accessorio della piazza medesi-
ma. Non era questa la facciata della chie-
sa, ma uno de'lati, quindi delle sue por-
te una introduceva alla sagrestia, 1' al-
tra ad un atrio pel quale si saliva al tet-
to. La fabbrica pare eretta sui disegni
dell'architetto Giuseppe Benoni, dopo es-
sersi incendiata neliGyo l'antica. Alle pro-
porzioni generali dell'ordine, può vedersi
un seguace di Palladio ; ma dalle singole
parti sembra riconoscersi un imitatore
del Longhena, e forse il Benoni ne fu
scolare. £' ornata d'un ordine corìntio
con attico sopra la trabeazione; maestosa
e bella n' è la massa ; non tali si ponno
dir le parli ad essa frapposte. Segna essa
il corso delle belle arti, le quali, al tem-
po che fu costruita, già inclinavano a
quella goffaggine e a quel tritume, onde
si compiacquero la fine del secolo XV H
ed il piiucìpio del XYIU. Ricavo dai
246 YEN
Corner, clie la chiesa di s. Basso cbl)e
origine nel 1076 ilalia famiglia Elia, iji
«bbruciù insieme con altre 22 nel fune'
stissimo incendio deli io5; e riimovata
poscia, soggiacfiiie ad eguale disgrazia
nel 1661, venendo in seguito ristaura-
la in più ornata forma. E siccome il
Corner colle notizie delle chiese riporta
nncoia quelle de'rispetli vi superiori delle
medesime che si distinsero; così narra
che il pievano Gallare, eletto vescovo
nel 1 347 di Eraclea o Città Nova, nel-
le Lagune, ottenne da Urbano V, nel-
l'anno I 365, all'insaputa de'parrocchia-
ni, che la chiesa di s. Basso fosse unita
perpetuamente con titolo di commenda
ulla sua mensa vescovile ; soggezione da
cui la liberò Martino V nel i4iB ad istan-
za del doge e senato veneto, ridonando la
chiesa di s. Basso alla sua primiera liber-
tà. Si veneravano in essa, nel suo nobile
altare, una divota immagine del Croce-
fisso, formata in legno, ed un pezzo di
cranio tlel santo titolare, ambedue su-
perstiti dall'ultimo incendio. Accenna per
ultimo il Corner, che fatto pievano di s.
Basso Giorgio Baseggio nel 1628, due
anni dopo venne trasferito al pievanato
di s. Maria Formosa, e fu l'ultimo de'pie-
vani.clie passassero da chiesa a chiesa, se-
condo il frecpienle uso di ozione de'tem-
pi anteriori. La piazza di s. Marco è dun-
que da 3 lati cinta da una serie continua
di magnifici archi, i quali cominciando
dalla torre dell' Orologio, proseguendo
per le Procuratie vecchie, girando lun-
go l'atrio del Palazzo reale dov'era s. Gi-
miniano, e continuando per le Procura-
tic nuove sino alla regia Zecca, e poi
•voltando verso il Molo, ascendono al
numero di 128, e formano una super-
ba galleria coperto, lunga ben 446 fue-
tri ; graditissimo passeggio in tutti i teuì-
pi e in tutte le stagioni. Adornano que-
sta galleria quasi tante botteghe quanti
sono gli archi,in gran parte ad uso di caffè,
e molle d'oggetti di lusso, forni te con tanta
YEN
viglia a vederle. Cos'i la moltitudine chj
seuq)re frequenta questo punto, per di|
così, centrale della città, nel quale si faiijj
no per l'ordinario le principali pubbliche
mostre ed ogni altro spettacolo, ha di che
deliziarsi, contemplando, oltre il vario
aspetto de' concorrenti, il moto, la vi.
ta, lo sceneggiale universale, eziandio
questi alberghi dell'industre aHìnalo ge-
nio nazionale e straniero, se pur meglio
non ami di sedersi in crocchio nei caffè, '
a piacevole e lieto conversare, più lieto
e più piacevole fatto dal concorso del bel
sesso, usanza che tuttora si conserva ia ,
questa città che mantiene l'antica disiitaJ
voltura. — Ricavo dal cav. Mutinelli citéfl
lo, che ne' primi tempi la descritta piazza
era nuda landa on)breggiata da pochi al-
beri ed appellavasi Brolio e Morso, e vi
passava per mezzo un canale detto Ba-
iano, sulle di cui sponde la religione
del capitano greco Narsete innalzò 1 due
summentovali templi, mediante le spot
glie tolte agli ostrogoti da esso vinti cob
r aiuto del na villo de' veneziani. Eretl
poi la basilica di s. Marco, più tardi Si
bnstiano Ziani doge del 1172, concepì
lodevole pensiero di elevare il Brolio t
queir umile selvatichezza a più nobi
condizione. Interrò quindi il canale Bi
tarlo, e demolendo I' antico tempio
s. Gominiano, lo riedificò più oltre. Pi
scia lutto intorno a quel tratto segn
to in lunghezza dalla basilica Marciana
e dalla chiesa di s. Geminiano innalzò
un porticale con merlature , vedendosi
nella prodotta pianta di Venezia, che
ci diede lo stesso scrittore, delincala ap-
punto alla metà del secolo Xll circa,
cinta r area della piazza a foggia di ca-
stello da muraglia merlata. Adunque
r idea prima di questa grandiosa piazza
devesi unicamente al Iraricco doge Zia-
ni. Lungo sarebbe il ricordare gli spetta-i
coli e le feste celebrate in questa piazza,
descritti dalla eh. Giustina Renier Mi,--
chiel. Origine delle Feste i'e/iezì'anU
dovìzia e eoa sì bel garbo ch'è una mera- Anch' io di molli ne farò ricoido io prò'-
jTMk
V E iV
gresso (lell'arlicolo, tle* tornei poilaiido-
iie nel § XVI, n. 5. Nelle grandi inon-
i dazioni !>i vide la tnedesìma piazza alla-
gala, popolala di gondole, odViie l' n-
$peltu d' uno *pellacolo singolare. Co-
me in altre chiede, e lo descrissi in «li-
versi luoghi, si soleva lanciare a volo tlal
. pronao della basilica di s. Marco molle
' colombe nella giuliva domenica delle
' Palme, ed anche in altre chiese di Ve-
' iiezia. Alcune di esse sullraendosi dalla
' caccia che ne faceva il popolo, cerca va-
' no rifugio nel tello della basilica o sol-
' lo i piombi del propinquo palazzo <lu-
' cale, ed ivi si propagarono. Peralinien-
< tarsi discendendo nella piazza tra il pò-
' polo, rispettandone questo l' ìnnuccnle
' fichinza, se ne compiacque, e lo slesso go-
verno volle contribuire al nutrimenfo
' loro, con ordinare ad un ministro de'vi-
cini pubblici granai (nell'area occupata
I nel principio di questo secolo da'giardi-
' ni reali), oltre il far costruire alcune e-
' sistenli cellette pe' loro nidi, di far get-
tare ogni mattina all'ora di 3." una quau-
lilà di grano per la piazza e per la piaz-
zetta. Tal^ costume cessò colla ie()ub-
blica, laonde la razza delle colombe si
disperse per la città e pe' suoi campi o
piazze in cerca di cibo. Nondimeno un
numero ne restarono nella piazza, e nel
i833 vidi quelli che amorevolmente
gettavano loro il nutrimento. — For-
mando il principale prospetto della me-
ravigliosa piazza di s. Marco e chiuden-
done i' orientale lato il sublime capola-
voro della basìlica Marciana di questa
passo a parlare.
§ V. Basilica patriarcale tìi s, lìJarco
Evangelista, originata dalla reposi-
zione del suo sagro Corpo. Suoi rari,
copiosissimi e f'plendidi ornamenti di
marmi, di pitture, di musaici, di scul-
ture in marmo e in bronzo. Sue par-
ti. Esterno : Fronte principale deco-
rata da* ^famosi cavalli di bronzo.
Ali io e sue cupotelle. Forte dì bron-
V E N 2^7
zo. Interno: Cupole, IS'avJ, Presbilc-
rio. Crociera. Identità del corpo di
s. Marco e sue invenzioni. Pala d'o-
ro. Sotto- Confessione. Sagrestia e
sue porte di bronzo, biliari. Sinai-
lacci. Batlisterio. Tesoro di s. Mar-
co. Santuario delle ss. Reliquie. Se-
dia marmorea, già supposta cattedra
dis. Marco. Prerogative della basili-
ca. Procuratori di s. Marco.
Se fra le meraviglie non solo d'Italia,
ma d'Europa e del mondo cristiano me-
ritamenle ha grido e pren)inenza la ciuà
di Venezia; vanto primario de'venezi;i ni
è l'augusto e veneranilo tempio, già le-
gia basilica priiniceriale e cappella «luca-
le, ed ora i. V. basilica di s. Marco Evan-
gelista, fregiala del primario grado eccle-
siastico di patriarcale e metropolitana
piimaziale, comunemente cognominata
il /rtrcm/i<2. Questo sontuoso edifizio, cat-
tedrale,ead un tempo i.'decania urbana e
parrocchia, nel sestiere di s. Marco, è uno
de'più meravigliosi monumenti dell'an-
tica giandez7a e dello splendore «Ielle re-
pubbliche; italiane, che sorsero nell'epoca
in cui, diradandosi le tenebre, a poco a po-
co tornò a dilfondersi la luce dell'arti per
tutta Europa. 11 cav. Cicognura, nome
celebre, all'erma non potersi stabilire
con istorica precisione l'anno della pri-
ma fondazione, e neppure quello della
consagrazione del tempio, la «juale tulla-
volta egli crede seguila appena ne fu
chiuso il recinto. Il doge Selvo nell'an-
no 1071 la ridusse allo stalo presente,
incrostandola di marmi orientali e di
musaici ammirabili, facendo venire di«
versi architetti all'oggetto. Polè la chiesa
fìnalmente consagrarsi nel io85,con)e di-
ce i! Zanetti, o nel logj come piace al
Calli, o nel 1 i i i come scrive l'Anoni-
n)o. Però lo Slato personale del Clero
dichiara che fu consagrata 1' 8 ottobre
io85, e COSI il Corner. Il degno anno-
latoredifFtisodel Cicognara,il eh. Zanot*
lo, lenifica il di lui asserto suU' origine
248 V E N ,,,^
tlell'anlica cliiesella di 8. Teodoro (prima-
rio proiettore della chiesa di Veiiezia,pii-
iiin die (osse arricchita del prezioso corpo
di s. Marco), la quale poi, secondo alcu-
ni, fu incorporata alla basilica Marciana;
tua il eh. ab.Cappelletli seguendo l'opinio-
ne d'altri più ragionevoli scrittori, ritiene
che la chiesa di s. Teodoro fu demolita e
nel suo luogo fu piantato il tempio inti-
tolato a s. Marco. Galliccioli opina, che
precisamente ne occupi l'area la cappella
di s. Isidoro, esistente nella basilica ; al-
tri volendo essere surta ove poi fu il luo-
go del s. Oflìzio, ed al presente stanze
addette alla sagrestìa. Il Zanolto pertan-
to, seguendo il dottissimo e diligente cav.
Cicogna, nella sua celebrata opera : Le
Inscrizioni veneziane, narra comeNarse-
te, qui disceso nel 552, e soccorso da've-
neziani contro Totila re de'gotì, grato al-
l'opera loro, volle fabbricare nell' isole
Reaitine due chiese, una sagra a s. Teo-
doro d'Eraclea di Ponto, e l'allra a' ss.
Menna e Geminiano (il cav. Fabio Mu-
linelli adduce ragioni per provare, non
esser probabile, od almeno assai diib*
bio, che Narsele abbia frillo erigere le
due chiese a Uiallo a s. Teodoro, ed a'
ss.Geminiano e Menna). L'erezione della
basilicaMarciana seguì per opera del doge
Giustiniano Partecipazio,dopo il traspor-
to del corpo di s. Marco Evangelista (P'.)
neir828 da Alessandria à' Egitto {f^-),
ivi mandato da s. Pietro, da cui è chia-
inato nella sua i." Epistola, cap. 5, v. i 3,
figlio, e per comune opinione discepolo e
interprete, qual i ."vescovo d'Alessandria,
città la più celebre del mondo dopo Ro-
ma, e chiesa che divenne la i.' delle 4
patriarcali d'Oriente. Dovendone ripetu-
tamente riparlare, qui mi conlenterò so-
lo di aggiungere, che Giustiniano Parte-
cipaziu, all'area della chiesa di s. Teodo-
ro aggiunse il tempio in onore di s. Mar-
co, vi depose lesagre spoglie, segretamen-
te chiuse in una forte arca di bronzo, e col-
la sola cognizionedel pi imicerio le collocò
io uuo degl'iulei lori pilastri tutto iucio-
V EN
stato di finissimo marmo ; e divenne l.i
cappella del doge, quando il fratello e
successore Giovanni Partecipaziocondus-ii
se a termine il grandioso edilizio. Incen-
diatasi poi la chiesa col palazzo adiacenw
tè nel 976, si pensò a rifabbricarla ; sj
Pietro Orseolo doge nell' anno stesso la'
rialzò da'fondamenti a sue spese, ePielru
Orseolo 11, Domenico Conlarìni, e finul-
mente Domenico Selvo, dogi zelantissi-
mi, accelerarono il proseguimento del-
la riedificazione, che può dirsi durasse
fino al 1071, in cui quest' ultimo co-
minciò a farla incrostare di marmi e
musaici. Anzi prima di Selvo la chiesa
era costrutta in legno. Sembra che prin-
cipalmente anche al doge s. l'ietro Orseo-
lo debbasi pure il concepito pensiero di
erigere questo tempio maestoso; e che
neir ornarlo ed impreziosirlo ì succes-
sori ebbero nientemeno in mira di eclis-
sar lo splendore dell'insigne basilica di
s. Soda di Costantinopoli. Lo Stalo per*,
sonale del Clero,co\ quale riportai la dai
ta del suo rialzamento, dice compito l'è
difìzio nel 1071 nella magnitica formi
che attualmente si vede.E quetst'opinion
viene confermata dalle seguenti paro!
che altra volta leggevansi nell'atrio, rift
rite dagli scriltori: Anno milleno Iranst
do bisque tri gena ( 1 07 i ) desuper itnd»
cimo fiiit facla primo, verso che il ca'
E. A. Cicogna legge meglio: Facla fu
primo desuper undecimo, per ragione
della rima nel mezzo, e per la misura del
verso. Laonde la basilica non deve in
parte alcuna il suo splendore integra-
le e primitivo alla presa di Costanti-
nopoli, seguita tanti anni dopo, ma tut-
to lo ripeledalla pietà e dalla forza d'una
nazione industriosa, commerciante e po-
tente, che non la cedeva, anzi sorpassa-
va in magnificenza tutti gli altri popo-
li circonvicini. Divenuto il sagro luogo
l'oggetto delle pubbliche cure, durante
il tempo di sua editlcazione,fu provvedu-
to con ogni diligenza a ciò che non tor-
uub^icro ts uavigli dal Levaule se nou ca
V EN
richi di maniìi e di pietre delle per or-
nalo della fabbrica , la quale a tiiniio a
mano divenne noi) solo inonumeiilo sie-
rico pe' progressi delle belle sili, tua roo-
uuraetilo ancora più solido per la gloria
nazionale, e per l'amore de'popoli; men-
Ire le spoglie destinale ad arricchirlo
erano bene spesso il fruito delle villo-
rie riportale da' veneziani sui loro ne-
mici. Cinquecento colonne tra grandi
e piccole, interne ed esterne, di marmi,
per la preziosità più che per la mole in-
signi, arricchirono l'edifizio, e venne da
ogni parte aperto l'adito a' valenti artisti
in iscullura ed in musaico a .compiervi
ogni più squisito ornamento. Né furono
soltanto chiamati greci artefici, ma visi
impiegarono anche i veneziani, come
provai! cav. Cicognara nella Storia del-
la Scultura; mentre è ben da credere
che gì' italiani debbano esser volentieri
accorsi a lavorare in Venezia, eglino che
non ricusavano seppellirsi fra le cime de-
gli Àpenuini per occuparsi ne' lavori ili
Subiaco e di Monte Cassino (T''.). Quale
poi sia stalo rarchìtetlo che innalzò tan-
ta naole è tuttora ignoto, come pure se
fosse greco o italiano. La bellezza e l'u-
nità di pensiero nella ben distribuita
pianta del tempio, attestano il valore di
lui. Giudicherebbest , a primo vederne
il disegno, che l'inventore fosse slato e-
ducatoalle più severe dottrine della so-
lidità e del buon gusto; ed ove si ponga
mente alla regolarità, alle giuste propor-
zioni, all'utile impiego dello spazio, ere*
derebbesi il sontuoso edifizio opera di
miglior secolo, e d'ingegno non ottene-
brato dalla nebbia che intorno al mille
latte avvolgeva l'arti italiane. Opportu-
namente il dottissimo Cicognara fu le se-
guenti importanti osservazioni, intorno
allo stile dominante in questo portentoso
edifizio. Siccome oggetto d'ogni pubblica
cura, questo tempio andava ricevendo ab-
bellimenti da tutte le sorgenti di prospe-
rità nnziunale,e i marmi che dall'Oriente
venivano trasporluti, ed iu ispecie da'
VOL. XG.
V E If 249
luoghi ov' erano immediale le relazioni
de' veneziani, attestano come col com-
mercio e col cambio d'ogni altra ricche/.-
za succedesse anche un mescuglio ed una
specie di comunanza nel gusto dell'arti.
Quindi ninna meraviglia se coloro ch'era-
no di continuo in Alessandria, al Cairo, a
Bagdad, tornavano alla patria carichi di
ricchezze orientali e saracene, e di monu-
menti che tanto rassomigliano alle gran-
dezze allora ditfuse dagli arabi in tutta la
Spagna.C\\\ conosce l'antichità di Cordo-
va,di Granata, e gli edi tìzi saraceni^rimusli
'\nSicilia;c\\\ è in grado di separare ciò clic
di greco o di romano fu impiegalo nelle
fabbriche bizantine di Costantinopoli^ da
ciò che vi si andò mantenendo d'origina-
rio, troveràfacilmenle la ragione de'modi
con cui è costrutta questa stupenda basi-
lica di s. Marco. Non trattasi qui di deca-
denza nell'arti, o di corruzione nel gusto,
ma vuoisi qui riconoscere uno stile a par-
te, determinato ed unico in tutta l'Italia,
che non ha origine da alcun'altra causa ; e
quantunque possa dal conteCicognara es-
ser opinato che lo stile, volgarmente chia-
mato gotico, sia derivato esso pure dal-
l'araba architettura, giova in tal caso fa-
re la seguente distinzione. Questo stile
che dalle Spagne si diffuse sotto i nor-
manni e i bretoni, passando attraverso la
Francia e le Fiandre sino in Inghilterra,
e architettando quelle famose abbazie e
cattedrali, di cui la prelesa riforma ci la-
sciò appena pochi ruderi, abbastanza per
altroinsigni per caratterizzarlo; quello sti-
le diramatosi per tutto il nord, discese di
nuovo per la Germania verso il mezzo-
giorno, particolarmente in Italia, come
può vedersene T andamento e le tracce
nella cattedrale di Strasburgo , e nelle
metropolitane di s. Stefano di P^icnna e
di yi///rt/20, modificandosi e scostandosi, a
seconda d'una serie di combinazioni, dal-
la sua prima originaria araba derivazio-
ne. Ma qualora i veneziani si determina-
rono a seguire uno stile d'imitazione nel
I ."ricco e souluosQ edifizio,che da essi ve-
'7
25o YEN
riva eretto, questo siile liustì più imme-
diatamente soniiglianle oll'aiabe produ-
zioni. La varielfi nel gusto dell'aicliiletlu-
la prò veiuie pure dall'aver i veneziani
tratti dall'Oriente preziosi materiali du-
rissimi già lavorali: quindi non poteva-
no quelli in altro più strano modo ridur-
re , e volendoli elevare grandiosamente
erano coslretli alla sovrapposizione degli
ordini, non potendo allungar le colonne.
Con ciò si spiega , che se nella propor-
zione delle colonne impiegale nella basi-
lica, e singolarmente nella facciata , ap-
parisce un resto di buona simmetria più
antica e appartenente agli aurei tempi,
questo nasce perchè i fusti avevano al-
tra volta probabilmente servito a mol-
ti greci edifizi, che demolili si assogget-
tarono al nuovo genere, colla sola varia-
zione delle basi e de' capitelli, restando-
ne però intatti alcuni de'primilivi di bel-
lissimo siile. Siccome le alterazioni di
lutti questi stili bizzarri ricever doveva-
no particolarmente il loro caratteristico
dall' indole varia delle nazioni presso le
quali venivano traltali,non risulta punto
strano che dalle Spagne passando inFran-
eia, e di là girando pel resto d'Europa, il
nuovo modo di architettare abbia preso
un carattere più snello, più capriccioso e
singolare di quello che noi prese ne'paesi
d'Italia , in cui vi si portò direttamente,
ed in ispecie presso i veneziani, i quali
sui resti della romana grand<izza e mae-
stà avevano gillato le prime basi del lo-
ro nuovo splendore per la caduta d' A-
quileia, d' Aitino e d' Opilergio, dando
molti saggi di gusto e d'ingegno quando,
prima della basilica di s. Marco, aveva-
no edificale le non povere e non disador-
ne fabbriche di Grado e di Torcello, i cui
reil'ì in quelle lagune comprovano la ve-
tustà dell' indigena loro perizia nell' ar-
chilellura. Nel tempo della riedificazione
de) tempio moltissimi italiani, periti in o-
gni arte e singolarmente in quella del mu-
saico, vi fecero le più insigni prove d'in-
gegno. E probabile che vi avessero parte
YEN
anche artefici greci, pel continuoconlaU^
de' veneziani con Costantinopoli. Dall'epfl
ca ilei doge Selvo sino a'noslri giorni, noi
interrotta serie di artefici dispose su (|uel
rimn)erisa superficie la parlante storil
dell'arti, ed i cartoni, tla cui vennero tra)
ti i musaici, furono disegnali in ogni lem)
pò da' primi maestri, e può riconoscersi,
anche dallo stile di ciascuna composizio-
ne, la bella e varia maniera de'pritui pit-
tori veneziani. I pavimenti furono esegui-
ti nel modo grecanico, dello tassellalo o
vermiculato, valeadire una speciedimull
saico non tanto prezioso per l'esallezsal
de'fìnìssimi compartimenti, quanto per la
squisitezza della materia. L'opere di seni- !
tura non cedono il campo a quanto di più
insigne vantano le più celebri caltedrali
per marmi e per bronzi, cominciando dal
primo risorgere dell'arte fino all' aureo
secolo, in cui singolarmente il Sansovino,
il Leopardi, Desiderio da Firenze e mol-
li altri vennero a gara per lasciai vi in-
signi opere loro. Meli' interna parie del
tempio, fra la preziosa rarità de'marra
ve n'hanno di cave orientali assai pen
grine, e alcuni che ponno dirsi anelli i
lermedi e sconosciuti fra le specie che si
nosi finora classificale. Fa meraviglia,
saminando la parte esterna, trovarvi i
crostata una quantità di singolarissiui
opere in mezzo rilievo, sagre e protàn
appartenenti a diverse eia e nazioni. C
sera la sorpresa nel riflettere, che quesl
fabbrica nazionale surse arricchita d'
gni pubblico e privato tributo, e diven-
ne come il deposito d'ogni monumento
pregiato e la conservatrice della nativa
grandezza. Ne'primi tempi la chiesa di s.
Marco era tulio, e il privato non abitava
che una modesta capanna inte.ssuta di
legni e coperta di canne. In chiesa si
atlorava la Divinità, si trattavano gli af-
fari del comune, si deliberava la pace e
la guerra, si ricevevano gli ambascia-
tori : la ciiiesa era la scuola, il museo,
la galleria nazionale. La basilica Marcia-
na è io totale cosi eniiaenlemenle vene-
VEN
ranila, che non è possibile entrarvi senza
rimaner compresi di profonda riverenza
e sentirsi quel brivido che non ispirano
jDolli altri lecnpli; effelto rarissimo da
ottenersi dall' estetica negli edilizi so-
praccaricati di tanti ornamenti ricchis-
simi, e che potrebbe forse anche attri-
buirsi a quella palina generale che il tem-
po ha disteso sull'immeiisa varietà degli
oggetti e de' marmi, temperandone il
sommo splendore, e mettendovi (piel-
l'accordo, (jucll'armonia, quel misterio-
so, che non riesce all'arte di poter quasi
mai dare all'opere, quantunque vi cou«
corra col lusso di tanti altri mezzi- Lasciò
scritto il Temariza, nella sua operetta sul-
l'antica Pia/ila di renezia.» La cappella
ducale di s. Marco, magnifico tempio, nel-
la più parte composto co'preziosi marmi
spoglio d'altri templi dell'Oriente, fu ope-
ra di tre o quattro secoli, che furono quel-
h della decadenza; e ciasciiu secolo coll'en-
lusiasmo della moda, figlia il più delle vol-
ta deirigiioranza, vi lasciò l'impronta del
suo genio. Quindi la cappella ducale è
una greca in Italia, che adottando le va-
rie mode di lei si è sfigurata con pregiudi-
zio della sua bellezza natia, l^a facciata
di fronte è per così dire un grottesco ma-
gnifico: c'è di tutto ; c'entra il gotico an-
cora". Il severo Milizia, dichiara la chiesa
di s. Marco stimata più per la ricchezza
della materia e per la delicatezza del la ve-
ro, che per la sua grandezza; essendo tutta
di niarcno-, ricca di scelte pietre al di den-
tro, e messa ad oro al di fuori, onde fu det-
ta la Chiesa clorata; e da tutte le parti
straccaricata di sculture. La pianta essere
a croce latina a 5 navate, cioè comprese le
duedellacrociera.Avere5cupole in croce,
emisferiche e con pennacchi, come la cu-
pola di s. Sofia di Costantinopoli. Fra
dentro e fuori contarsi più di 5oo colon-
ne di marmo. 11 solo portico esteriore,
eh' è a 5 archi, avere due ordini di co-
lonne le une sull'altre, ascendenti a 291.
Sul portico la loggia scoperta circon*
data di balaustri, eoa 364 cuiounctle,
VEN a5i
e girano per lutto il contorno esteriore
della chiesa. In fondo alla loggia e corri-
spondenti alle 5 porte della facciata, esse-
re 5 altri archi sostenuti da molte colon-
ne di porfido. Questi archi congiunti con
vari fiegi lavorati a festoni e fogliami di
marmo con diverse figure,avere fra gl'in-
tervalli nicchie in forma ili campanilelti,
essendogli archi tutti tondi. 11 Cicognara
non si propose di porgere nella sullodata
opera : Le. Fabbriche e i Monumenti co-
spicui di ^e/zfz/a, accurati dettagli della
basilica di s. Marco, ma solo di alcune
delle principali parti. Vi supplì mae-
strevolmente r encomiato Zanotto, eoo
quanto vado a compendiare, non senza
utdizzare di altri benemeriti scrittori.
Sembra che l'architetto, inventore della
pianta, sia affatto diverso da quello che
la facciata principale dispose, il quale
aveva assunto l'incanco di erigerla ta-
le da vincere in magnificenza tutte le
altre esistenti, in premio di che vana-
mente domandò al veneto senato l'onore
della statua onoraria inmarmo.Ma com-
pito il lavoro, incautamente espresse a-
\ersi frapposto alcuni ostacoli che impe-
dirono potesse condurlo con maggior no-
biltà di quello eh' egli volgea nella men-
te; per cui la repubblica gli negò il si-
mulacro, e invece volle che nell' ango-
lo destro del maggior arco sopra la por-
ta principale fosse scolp to in bassori-
lie*'o nell'atto di morders un dito, come
ad esprimere al riguardante il di lui pen-
timento per la pronunziava parola. Ivi
si vede a doppie stampelle, perchè si ag-
giunge che fosse male aitante della per-
sona. Questa tradizione per altro non è
autenticata dalla storia.
1. La fronte principale del sagro edifi-
zio, composta in due ordini, per la ric-
chezza e sontuosità de'marmi, delle scul-
lure e de' musaici , pe' trafori, gli or-
namenti e le statue che coronano i 5 pi-
nacoli, ne' quali è divisa, e le tante pre-
ziosità ivi raccolte, lo rendono uno de'
più cospicui mouumculi non solo di Ve-
252 VEN
nezia, ma ili lulla l'Italia. Chi poi si Jras-
pollasse col pensiero al secolo del suo in-
naizatnenlo e si figurasse lutli (|ue'aiolti
intagli, que' labernacoii e quelle guglie
messe adoro cotne allora vedevansi, ol-
tre che farsi un'idea alquanto più splen-
dida della basilica Marciana, avrebbe
con che argomentare sulla ricchezza de'
veneziani in quel secolo, qual fosse la
loro pietà, e quanta la loro niagnificen-
za. L' ordine superiore porta ne' 5 com-
parli 4 musaici, e quellodinjezzoèaper-
lo da un'immensa finestra che spande il
lume principale entro il tempio. Que-
•^li musaici furono lavorali sui cartoni di
Malfeo Verona , imitatore spiritoso del
gran Ptiolo, morto ne! i6i 2. Figurano la
deposizione dalla Croce, la Discesa del
lledentore al liuìbo, hi sua Risurrezione,
e l'Ascensione di lui al cielo. Se ne vuole
autore un maestro Gaetano, che vi lasciò
il nome e l'annoi6i 7, e gli costarono al-
meno 6 anni di lavoro. Sotto all' ultimo
musaico, e precisamente dove negli altri
archi si apre una finestra, vedesi la fi-
gura del vescovo s. Nicolò, musaico di
Ettore Localelli. 1 6 campanili, che di-
vidono gli archi, sono sorretti da 4 co-
lonne isolale, ed entro a questi s'ergon le
statue degli Evangelisti, della Vergine, e
dell'Angelo che l'annunzia Madre di Dio.
L'arco u)assinio sopra la finestra porta
in mezzo a campo azzurro seutinato di
stelle, il Leone alato col Vangelo, di
bronzo, neh. "quarto del secolo nostro la-
vorato dallo sculloie Gnetano Ferrari.
Sporge dal descritto l'ordine sottoposto,
e regge un terrazzo atto ad accogliere nu-
meroso popolo all'occasione di qualche
feslq solennizzala nella gran piazza, che
meravigliosamente si stende dinanzi qua-
le l'accennai. E bello e sorprendente in
vedere appunto in siffatte festività, que-
sta mole maestosa dar luogo al fior de'
cittadini, e il «ivo degli atti , e lo splen-
dore delle tinte de' panni, far contrasto
colle sculle immagini e co'musaici splen-
didissimi ; scena magica alla ad ucceu-
VEN
dere V estro del pittore vedutista, ce
me lo accese a' celebrati Canaletti,
Guardi, a'Borsato, da produr poi quel
le tavole rinomatissime che si acquiste
no a peso di mollo oro da'forastieri (a
treltanlo può dirsi degli altri principi
li edifizi di Venezia sagri o civili, e di
isole, come de'tantisuoi punti di vista ve-
ramenle pittoreschi. Innumerevoli poi
sono le vedute eleganti ed egregiamen-
te disegnate ed incise). Le molle e ric-
che colonne di porfido, di verde an-
tico, di cipollino, di pario, sovrapposi^!
r une all' altre, e di cui si adorna qud||
st' ordine, reggono 5 archivolti, ognu-
no de'quali porta un musaico. Il i.° ali»
sinistra dell' osservatore mostra il pro-
spetto di questo medesimo tempio, ed è
il solo esterno d'antico lavoro; il 2.° of-
fre l'arrivo del corpo di s. Marco, a cui
s'inchinano i veneti magistrati, lavoro in-
signe del tedesco Leopoldo del Pozzo, con-
dotto sui cartoni di Sebastiano Rizzi bel-
lunese, compositore giudizioso e felice,
morto nel i 784; il 3." presenta il supremo
di delle sentenze , opera di Pietro Spa-
gna, sul cartone d'Antonio Zanchi d'E-
ste, morto nel 1722, pittore naturalista
che in alcune opere riuscì morbido, fa
le e di gran macchia. Questo musaico e!
be molte volte restauro, indi anni addii
tro venne tutto rifatto sul diseguo di La!
tanzio Qiierena, da Liborio Salandri.
sprimono gli altri due Buono e Rustì
che trasportano furtivamente la sagra si
ma dell'Evangelista dalla chiesa di Ales-
sandria alla propria nave, e la festiva ac-
coglienza falla da' veneziani a quelle ve-
neratissime reliquie. Non si finirebbe sì
tosto volendo descrivere le copiose scultu-
re di cui si adorna questo imponente pro-
spetto, ben.s"i servirebbe a provare quan-
to nel medesimo secolo fiorissero la scul-
tura in Venezia. E vero,che alcune venne
ro recate da lidi lontani, e qua poste qua!
monumenti di vittoria ; ma la maggioi
parte souo contemporanee alla progressi
va costruzione del tempio. Quindi si vedo
VE rr
no gli eroi del cristianesimo e quelli ilei
gentilesimo niisli in islrana comunanza,
end' è che taluno con ingegnoso ragio-
nanjento li stimò allegorie; come 1* im-
prese del favoloso figlio d' Alcmena che
fjui si vedono, da altri fiu'ono credule em-
blemi allusivi alla forza erculea della re-
pubblica; ed altre sculture, con altre al-
' Jegorie. Quest'opere furono unicamen-
te qui collocate per interrompere il nu-
do muro della facciata, acciocché splen-
desse l'arie dovunque e la magnificenza.
Era comune e lodevole costume in quel-
l'età, raccogliereogni cosa per lavoro pre-
' ziosa, <i disporla alHnchè non perisse, ove
' il decoro de' nuovi mouiimeitti poteva
guarentirne la conservazione; e così ve-
«lesi operalo sulla i.* porta, entrando a
sinistra nel tempio, ove alcune sculture
sono distribuite sull' architrave, le quali
' oveano apparleiuUo ad altri edifizi ;e ri-
' cordano lo siile delle 4 colonne del pre-
' sbiterio, il che non iscorgesi sull'ingresso
■ alla destra decoralo in diversa maniera.
Anche rintenio in più luoghi presta ar-
gomento alla uiedesuua osservazione. Si
può tener presente quanto coll'erudilissi-
nio vicentino Marangoni in tanti luoghi
ragionai, sulle cose gentilesche e profane
trasportate ad uso ed ornauìento de'sagri
• Templi. Ma tra gli urnamenti più pre-
iziosi, e nel niedesimo tempo più storici,
iche offre questo pi incipale prospetto si no-
tano i 4 famosi cavalli di bronzo esistenti
Isul pronao, e bellissimi per la loro vivace
I mossa e sveltezza di fornie,spediti alla pa-
tria neli2o6,da Marino Zeno, e già sal-
' Tati dal grand'EiiricoDdiidulo nella presa
Idi Costantinopoli. Molli chiari intelletti si
'applicarono ad illustrarli, ma rimango-
I no ancora assai dubbiezze intorno al tem-
po in cui veimero fusi. Taluni opinano
'siano dessi un volo del popolo roinano in
'occasione della vittoria riportala da Cor-
bulone sui Parti, sotto Tiinpero di Ne-
rone, e vogliono che fossero aggiogati ol-
la quadriga del So\e collocata sopra un
'arco tiionlale. Ciò sì vorrebbe coull-r-
V E IV 2^)3
mare con «lue medaglie di Nerone dove
sono espressi, ed anche per essere fu
si in Pioma tanto imperfeltamente che
convenne all'artefice restaurarli con nu-
merosi tasselli ; ed ove Nerone avea chia-
mato il famoso Zenodoro a fondere la sua
statua colossale, appimto per riuscire
imperfetti gli altri getti che si operavano
a Roma in quel tempo. L'essere poi i ca-
valli di lutto rame e coperti d'oro, sem-
bra certamente più proprio di (|uell'età
e di quel fasto, che non di qualunque
altro tempo. Ma il conte Cicognara però
crede che tale opinione possa essere in-
valsa per tradizione o per congettura. I
cavalli si trovarono uell' Ippodromo di
Costantinopoli, posti colà probabilmente
fin dal tempo che venne trasferita in O-
riente da Roma la sede imperiale, e que-
sti medesimi poi, sempre frutto della
vittoria, furono mossi più d'una volta per
l'ingrandimento delle nazioni. Cosi ven-
nero portali a Venezia allorché fu fon-
dato l' impero Ialino in Costantinopoli,
di cui il Zeno era podestà. Nel 1797 poi
al cader della gloriosa repubblica vene-
ta. Napoleone volle imbrigliarli facen-
doli trasportare a Parigi ; ma seguendo
essi sempre il carro della vittoria, avreb-
bero nella caduta di lui dovuto posare il
piedft suirislro, se la magnanima equità
di Francesco I non li restituiva a Venezia
nel I 8 I 5. Conservano essi ancora le trac-
ce dell'antica doratura, e ciascuno pesa
I 700 libbre grosse venete : dal loro piede
sono alti veneti piedi 4 concie 7. Di questi
cavalli parlili in più luoghi; ricorderò solo
quelli in cui li dissi Scultura di Lisìppo,
secondo alcuni; e lavoro egregio di arti-
sti di Scio, da dove li trasportò a Costan-
tinopoli l'imperatore Teodosio !, come
vuole il Corner, il cav. Muxtoxidi e altri,
l'erciò di lavoro greco, opinione de' più,
come rileva il Moschini. Crede il cav. Muli-
nelli, negli Annali Urbani di Venezia,
essere indubitabile che i famosi cavalli di
assai prezioso metallo e di molto antico e
pregiato lavoro, già appartenuti ad una
2^4 V E N
(pindriga, fossero donati a Nerone da Ti-
lidale re di Armenia, ed a Reina passas-
sero; da dove portati a Costantinopoli, a
Venezia si condussero per ordine d'Enri-
co Dandolo; finché tolti (laTiancesi li tras-
poi tarono a Parigi ad abbellimento del-
l'arco del Carosello. Restituiti a Venezia,
solennemente l'imperatore Francesco l li
fece ricollocare all'antico loro sito sul det-
to pronao, alla sua presenza a' i 3 dicem-
breiSi 5. Il cav. Mutinelli ne riparla con
documenti negli Annali delle Provin-
cie venete. Finalmente intorno a que-
sti cavalli, cui non manca che il soHlo di
\\\a, molle uscirono allora le prose e le
poesie ; ma vincitore del tempo rimarrà
sempre l'epigramma seguente del cav. Ci-
cogna. Jam sads haec totani moninienta
everta per orheni- Viclere hostill diruta
regna manu. -Sistant: et reliquos hic du-
ratura per annos, - Aeternwn videant
Caesfiris iinperium. — La fci celata della
parte laterale verso s. Basso è comparlila
egualmente in archivolti, ed ornala da
124 colonne di marmi orientali, e pic-
coli musaici, esprimenti le figure de' ss.
Pietro, Marco e Agostino. Ben più del-
l'altre è ricca di vecchie sculture, no-
tandosi quelle sulla porta colla Nascita
del Salvatore, e le altre sparse fra gl'in-
terstizi degli archi, figuranti li 4 Evange-
listi, s. Cristoforo e il Nazareno, oltre tanti
altri puramente ornamentali, e che cer-
to appartennero a più antichi edifizi. Ma
la scultura che perla sua singolarità me-
rita maggiore attenzione è il bassorilie-
vo di Cerere co' pini accesi fra le mani,
montala sur un carro tirato da draghi o
ippogrifi volanti, in atto di cercare per
ogni angolo della terra la propria figlia
Proserpina rapila da Plutone, secondo
la mitologia. L'originalità di questo mo-
numento sta ne'moili con cui venne scol-
pito, poiché la composizione è schiacciata
con tal siutmetria da rendere più un'idea
delle produzioni degli antichi [)opoli ita-
lianijO più veramanle delle pei siane scul-
ture. — La facciata verso la Piazzetta
V EN
riceve da questo lato ornamento da 60
piti colonne di fini marmi, ed è lulta i
crostata di verde antico, di africano,
parlo, avendovi persino il diaspro
parte superiore è in tutto simile alfa
tro desci itlo fianco, ma la .sottoposta
per la vicina fidjbrica del Tesoro di
Marco, e per la riforma a cui soggiac-
que allorquando si costruì la cap[)el-
la Zeno, presenta un misto di stili e di
lavori fra loro «liscoidi. L'immagine del
Sudario, quella della B. Vergine, e de*
ss, Cristoforo, Marco, Vito, e d' un afll
tro vescovo sono i soli musaici che (|uì pl
vedono. Il s. Cristoforo venne lavoralo
co' cartoni di Pietro Vecchia, morto sul
finir del secolo XVII, e sotto s. Marco
anticamente leggevtisiil noraed'unPietro
e l'anno 14^2, come sotto s, Vito quello
d* nn Antonio. Si vedono scolpili fradue
puttiiii di marmo sotto il sedile, presso
la porla del palazzo ducale, quesli versi'
obesi credonodel XII secolo: L'O/npo
far e die in pensar - Elega quello che
li pò inchontrar. Più verso il detto p||
lazzo sorge la fabbrica del Tesoro, la dU
esterna muraglia è pure incrostata di'-
marmi pregiati, e nel cui angolo sporge
te, si vede un gru()po di 4 figure in por
do che si abbracciano insieme (il cav.
tinelli dice che in Acri, ove lo lolseri
veneziani, da tempo immemorabile li
grida si pubblicavano; e che fu posto a
vicino angolo della basilica per servili
all'oggetto medesimo), e sul quale mol
lo favoleggiarono gli scrittori ; ma coni
sembra più verosimile venne qui portili
da Acri nel XIII secolo. Nana il M(
schini : Uscendo per la porla del Ballisti
rio, si vede incastrato nel muro il grupp
di porfido con 4 figure. Vi ebbechi scris'
una Memoria per provare ivi lappresei
tati Armodio e Arislogitone uccisori d'Ij
parco tiranno d' Alene, due volle ivi
spressi. Ma poiché il vestito e il hivoi
rammcntiino piuttosto i bassi tempi,
poiché la loro attitudine é di congiura
più volentieri si crederebbero i 4 frale
VEN
Anenimin, i quali tramarono insilile ad
AlessioComnenoimperatore greco,secon-
clo l'opinione del cav. Mnxtoxidi. Forse i
due versi ivi posti di saggio ricordo, sem-
brano favorirla. Il De Sleimbiicliel però
argomenta die rappresentino Costanzo
Cloro e Galerio Massimino; Massimino
e Severo ; ed aliri, dopo di Ini, opinaro-
no rappresentare quattro Cesari seduti
contemporaneamente nel secolo XI sul
irono orientale, cioè Romano IV (Dio-
gene), Michele Ducas, ed i costui fratel-
li Andronico e Costantino, che ressero
l'impero greco unitamente dal 1608
al 1070. I due propinqui pilastri con
monogrammi mossero Gio. David We-
ber a pubblicare erudita e ingegnosa Let-
tera al cav. Cicogna, e da questi inse-
rita nel t. I dell' Inscrizioni veneziane.
La niagnifica facciala, sopra solide fonda-
menta eretta, ha secondo 1' antico costu-
me, o meglio a tenore del prescritto dal-
le Coslititzioni apostoliche, lib. 2, cap.
57, il capo della sua croce rivolto all'o-
l'ienle, il piede aH'occidentCjil braccio de-
stro a settentrione, e il sinistro a mezzo-
dì; e sollevasi dall'imo al sommo, senza
contar gli ornamenti, piedi veneti 65, o
metri 22,58, ed ha in larghezza piedi ve-
neti i65, o metri 57.3 i. — Enlrandonel*
l'atrio della basilica, che anticamente la
cingeva anche dalla parte sinistra, come
dalla destra, cioè prima della costruzione
della cappella del Battisterio e di quella
dello Zeno, vedesi questo coperto da mu-
saici, la maggior parte lavoro del secolo
XI. Lunga riescirebbe cjui la descrizione
di questi lavori, e basterà solo indicare i
più celebrati, i quali portano il nome di
chi li condusse. Però è a notarsi, che nel-
le 6 cupoletle e in molta parte dell'atrio,
qn<;gli antichi artefici lasciarono prove
non dubbie del loro avanzamento nel-
l'arte. Poiché si scorge un continuo pro-
gredimento neirottìmo, appunto in quel
secolo in cui per tutta Italia stendevasi de-
plorabile notte sull'arti belle. Dalle mol-
le e varie storie dell'antico e nuovo Te-
VEN 255
stamento qui figurate, si ha argomento
validissimo di combatter 1' opinione del
Lanzi, il quale asserisce che questi lavori
seguendo 1' arte ridotta a meccanismo,
di ninn passo la facessero progredire, e
rappresentassero sempre le medesime
storie della Religione ; ma ciò non sussi-
ste, se diligentemente se ne faccia l'e-
same. In questo atrio si allaccia alla vista
nella i.'cupoletta la Creazione dell'uni-
verso e dell'uomo. Adamo che dà il nome
agli animali, la sua caduta e il castigo che
ne riceve; sopra la porta detta di s. Cle-
mente gli olocausti d'Abele e dell'iniipio
fratello Caino, il delitto di questi, e
la maledizione di Dio che lo fece va-
gante sulla terra. Nella cupoletta che
segue, la 2.' età del mondo, cioè il co-
mando di Dio a Noè di fabbricar 1' ar-
ca, la entrala in essa, il diluvio e l'altre
parti di questa storia luttuosa. Indi nella
3.' continuano i falli del patriarca mede-
simo, la di lui ubbrìachezza e la maledi-
zione che scaglia al figlio Chaam, e la sua
morte. Poi la torre di Babilonia, la storia
d'Abramo, quelle di Giuseppe e di Mosè,
le quali ultime occupano le rimanenti
cupoletle. A dire alcunché intorno a que'
musaici lavorati sui cartoni de'più chia-
ri maestri della scuola veneziana, ne cade
prima per ordine a nominare la mezza
figura di s. Clemente I sulla porta late-
rale a sinistra, condotta da Valerio Zuc-
calo nel 1 532, e poi quelle d'Isaia e delta
Vergine entro la nicchia di fronte, com-
pite da Domenico Santi nel i 566. Quindi
rimmaginesovrappostadeIRedenlorefia
dueAicangeli, lavoro quasi perduto di P.
Spagna; tacendoalcune altre di minor con-
to, quantunque falle dal celebre Zuccato,
mi limiterò a indicare i seguenti musaici
rifiutati i migliori che vanti questo tem-
pio. Pel i,° viene il s. Marco, con vesti
pontificali in gloria, sulla poi ta prìncipu-
le, che sul cartone di Tiziano condusse-
ro i fratelli Francesco e Valerio Zuccato
nel 154.5, opera diligente che sembran-
do dipinto meritò perenni lodi. De'me-
2% VEN
desimi sono ì grandiosi musaici che or*
nano il recinto, che comprende le porte
maggiori. Quindi su quella della mezza-
luna che mette nella piazza vedesi il mo-
numento o sepolcro del Salvatore, e più
in otto la Crocefìssione condotta dai sud-
detti Francesco e Valerio Zuccato nel-
1' anno i549 co' cartoni del Pordeno-
ne e con quelli di Francesco Salviati
morto nel i563; poi alla destra di det-
ta mezzaluna, entrando, la Risurrezio-
ne di Lazzaro, e a sinistra la Sepoltura
della Vergine, anibeilue opere tenute fra
le classiche di que' valorosi. Indi tengono
dietro in merito, i 4 Evangelisti dispo-
sti negli angoli di sotto, e in fpie'sovrnp-
posti gli 8 Profeti; e gli Angeli e i Dot-
tori della Chiesa sparsi nel fregio ornato
con ogni miiniera di foglie e frutta cosi
nattuali che invitano la mano a spiccar-
le. Nell'altissimo vólto appare il Figliuo-
lo di Dio fra le nubi colla Madre Ver-
gine, il Battista, due Cherubini e due An-
gelicon giglio in ajaiio,adoraiiti la Croce
cinta da vari simboli della Passione, ed i
Prolo-parenti nostri al piede di quella, il
Zanetti, Notizie de iiiiis aie i^\n tine della
sua opera della PiUtira veneziana, opina
essere questi gli ultimi lavori del già vec-
chio Bai lolomeo Bozza, eseguili co'carlo-
ni di Tintorelto. Invenzioni di questo, e
parte dell'Aliense morto nel 162C), esegui-
le in musaico dallo stessoBozza, sono gli A-
postoliegli Angeli co'gigli inmanod'ain-
bo le parli della Croce. E Giannantonio
Marini, discepolo del Bozza, co'cartoni
diMaffeo Verona lavorò,al sinistro lato di
chi entra, sotto l'indicate ligure, la Con-
danna dell'estremo giorno, e più in un an-
golo presso la finestra, Giuda sospeso al
ramo fiuieslo; e nel!' altro il ricco Epu-
lotte; come eseguì pure all'opposta par-
te, ma co' disegni di D. Tintorelto, gli
Eletti invitali da Cristo, epiù sotto, pres-
so la finestra, il buon Ladrone i;olla cro-
ce, la Vergine Madre col Bambino in col-
lo, ed uu'ullraimmaginedi lei fra due An-
geli. Tutti i descritti nuuaici si vedono
VEN
anche dalia navata maggiore dell.i cliie-
sa, perchè sovrapposti al ballatoio che la
circuisce. Alcuni musaici nell'atrio stes-
so sono quasi perduti, opere di G. de
Mio ed altri. Ma inoltrandosi alla sini-
stra, attira lo sguardo dell'attonito spet-
tatore, confuso in tante storie e figu-
re, il musaico rappresentante il giudi-
zio di Salomone, che sta sopra il mo-
numento del doge Bartolomeo Gradeni-
go. Venne questo compilo da Vincenzo
Bianchini nell' anno i 538, lodalissimo
per lavoro e disegno. Si crede condotto
coi cartoni di Giuseppe Salviati, o me-
glio di Jacopo Sansovino cui la repub-
blica commetteva parecchi disegni. Va-
sari scrive che questa opera è tanto bel-
la, che co' colori non si potrebbe fare
altrimenti. Seguendo il giro dell'atrio,
riscontransi altri musaici di moderno la-
voro condotti sui cartoni di l^ietro Vec-
chia. Tali sono que' che figurano Giu-
seppe che spiega i sogni a Faraone; Fa-
raone sommerso; la Colonna di fuoco;
e Mosè che rende grazie al Signore per
averlo liberato col suo popolo dalla schia-
vitù dell'Egitto. IMa fra le molte imma
gini di Santi e Profeti che trovansi ne
le vòlte e nelle pareti di questo brace
dell'atrio, le due migliori sono il s. Crist^
foro e la s, Caterina, quella condotta
Francesco Zuccato, questa dal di lui frjj
fello Valerio, ambo sui cartoni del gra
Tiziano. Oltre la copia e la preziosità dj
musaici descritti che abbelliscono gli
trii, si decorano questi di altre prezii
sita non meno cospicue. Sono esse
molte colonne di marmi orientali li
piegale a sostenere le vòlte e le pc
le, ovvero semplicemente addossate
le muraglie quasi a pompa di lusso, e
come avvertissero il visitatore fin dai
suo giunger nel tempio, che nella co-
struzione di esso la munificente repub-
blica profuse a larga mano i marmi e le
sculture, per adempiere pienamente a
quanto nel decreto di fabbrica era or-
dinato. Poi alquanti monumenti d' esi-
A
V E i\
mio lavoro, secondo il secolo che ven-
nero scolpiti, creili ad onorar la vir-
ili ed il valore di uomini chiarissimi,
compiono la decorazione. Il primo di
ipiesli monumenti si erige alla memo-
ri.i <lel doge Vitale Fallerò morlo nel
I o()6, con lunga e onorifica iscrizione : il
lavoro è rozzo, ma di qualche pregio, a-
villo riguardo al tempo in cui fu esegui-
to. Il 5.° chiude le ceneri della dogares-
sa Felice Michel, [tassala a vita migliore
nel I I I 1 : l'elogio che si legge, in versi e-
legiaci, la celebra come amante di Dio e
del povero, onesta e graziosa, abborrilri-
ce del lusso e delle pompe, pietosa, e infi-
ne ubbidiente a' divini voleri. Sebbene
somigli questo lavoro all' altro indi-
calo, pure fu scolpito da perita mano.
II doge Gradenigo, morto nel i343, ri-
posa nel 3." sarcofago, opera non ispre-
gevole. Sono scolpile sul dinanzi dell'ur-
na 5 figurine rappresentanti la D. Ver-
gine sedente in trono, e da'lali i ss. Marco
e Bartolomeo, e 1' Annunziata. I versi
esametri formano 1' epitaffio tiel doge.
Mario Morosini, altro doge, decesso il
I .° gennaio 1 253, dorme nella 4-' urna,
nel cui prospetto e in doppio comparto,
in piccole ma tozze figure, sono scolpile
l'immagini di Gesù Cristo fra gli Apo-
stoli, e di Maria fra 12 Angeli con tu-
l'iboli in mano. L'iscrizione ricorda solo
il nome e l* anno del mortale passaggio
aireternilàdi quest'illustre. L'ultimo ar-
co chiude le ceneri sì di Bartolomeo 11
de' Ricovrati, eletto primicerio nell'anno
i4o7,come quelle degli altri sacerdoti di
questo tempio. Il pavimento degli atrii
è a vari comparti, conlesto a minute pie-
Ire orientali di vario colore. Adornano
gli atrii e insieme l'interno della basi-
lica, l'imposte delle 5 porte di bronzo, le
quali come nota il Cicognara nella Sloria
della iS'i7//<»/'rt,dimostranoanlichissimo
l'esercizio in Venezia dell' arte fusoria e
dell'orafo. Reca la porta esterna, alla de-
stra presso dellii maggiore, questa iscri-
zione : Mccc, Ma^hltr Bcilucius auri-
V E rf 1^7
f'x vcnctii^nie fecit. Dalla medesima si
può dedurre, clie anco le altre 4 esterne
sieuo opere lavorale in Venezia. Ma quel-
le di maggior conto, e su cui alcuni rima-
sero indecisi se sieuo opera greca, ovvero
suH'imilazionede'greci lavorate in Vene-
zia, sono le due interne dell* atrio, cioè
quella di mezzo e 1' altra a destra del ri-
guardante. Il Cicognara crede a ragione,
che r ultima, lutla di bronzo e intarsia-
ta con diversi metalli con figure e Santi
greci, con iscrizioni pur greche, sia lavo-
ro non dubbio di Costautino[)oli : vuol
quella di mezzo opera veneta condotta
ad imitazione dell'altra. Nell'antiche me-
morie è riferito, che dallo spoglio della
ciltà di Coslanlinopoli, nel principio del
secolo XI li, furono qui recate le porle di
quella metropolitana di s. Sofia; e può cre-
dersi che la minore appunto potesse esser-
ne una di quelle, adattata alla basilica
Marciana. Se si osserva poi la porla di
mezzo, si vede in essa un lavoro d' imi-
tazione dell'altra, tanto nell'intarsiature
iX argento delle teste, cioè, e delle mani
d'ogni figura,come del brouzo;ese si esa-
minano l'iscrizioni latine, al nome di chi la
fece eseguire, così scritto: Leo de Mo-
lino hoc opus ftcri j'ussitySÌ avrà di che
giudicarla opera veneziana ; e tanto più
che appunto questo Leone Molino era
procuratore di s. Marco nel i i 12. In o-
giiuna di queste porte poi sono elligiati
moltissimi santi dell'antica e della nuo-
va legge. Il descritto atrio o vestibolo, in
lunghezza, dali'un capo sino alla cappel-
la Zeno dove finisce, si estende pietli ve-
neti 186, o metri 64,61 ; ed è largo pie-
di i8, o metri 6,25. Ed eccoci giunti
all'interno del tempio, il cui aspetto pro-
duce quel singolare effetto religioso che
già rilevai, ed un santo non descrivibile
timore della Divinila; non disgiunto da
quel sentimento derivato dalla forza del
sublime, il quale tutta occupando all'iai-
provviso la mente la solleva sopra la sfera
de' comuni concetti, e tosto conosce aver
(£ui l'arte raggiunto il suo nobile fine.
2hS V e n
3.L'inlenio mirabile (Iella celebeniraa
e veneritnda basilica di s. Marco nella for-
ma è disposto a croce greca. Sei pilaslro-
iii e altreltanle maschie colonne, ornale di
capitelli messi aoro,dividonola navemag-
giore dalle due laterali; e per tutto intor-
no il tempio gira un aml)idacro che ac-
coglie, nelle solenni funzioni, molto po-
polo. Cinque grandi cupole s' innalza-
no maestosamente sopra una cornice di
marmo, e sono pur esse disposte a croce.
Per la profusa copia delle preziose cose
d'arteche si presentano all'occhio atloni-
to,a superare la diUicoIlk dell'esame onde
gn>tarle, proceilerò con ordine comin-
ciandodalla nave centrale |)iìj grande. La
lunghezza del tempio, dalla porta mag-
giore al di fuori sino all'antico altare del
6s. Sagramenlo, è di piedi veneti 220,
o metri 76,42 ; la larghezza della crocie-
ra di mezzo è di piedi 180, o metri
62,53; e la circonferenza di tulio il corpo
di piedi 950,0 metri 33o,02. Le colon-
ne sono alte piedi veneti 56 e 58, o me-
tri 19,45, e 20,1 4 dalla cima al pavi-
mento. Su d'esse camminano i5 vól-
toni maggiori, de' quali 7 attraversano
Ja nave di mezzo, e gli altri, girando la-
teralmente a'muri, compongono il cielo
delle navi minori in lutto quello spazio
che non è occupalo dalle cupolelte. Fra
l'uno e l'altro di questi vòltoni, che nel
braccio sinistro e nel capo si uniscono
con altri archi maggiori, elevansi nella
nave maggiore e nelle braccia formanti
la croce, le dette 5 grandiose cupole, le
quali erigendosi maestosamente sopra
una cornice di marmo, haimoiG finestre
ciascuna. L'altezza dal pavimento alla ci-
ma è nelle pritne di mezzo piedi veneti
86, o metri 29,87, e nell'altre 3, una in
capo e due nelle braccia, è piedi 80, o
metri 27,79. ^'^"^ sommità di ciascuna
s' alza un fanale, sostenuto da colonne
coperte di piombo: ergendosi nella ci-
ma una Croce di rame, intorno alla qua-
le una banderuola gira secondo il sof-
iio de" venti. Sulla porta del principale
V EN
ingresso, alla quale si ascende pei* 7gra-
dmi, è collocato uno de'più antichi mu-
saici di (juest.i chiesa. Figura Cristo a-
vente a' lati la Vergine e s. Marco. Voi
nell'arco massimo sulla delta porta, in 5
comparli sono espresse alquante visioni
dell' Apocalisse, lavorate nel 1570 da
Francesco Zuccato, ed altre figurediSan-
ti condotte dal nipote Armonio. Contro
l'accuse degli emuli, furono magistral-
mente lodati. Non è ben certo chi som*
ministrò i cartoni per s"ì grandiose ope-
re, ma sembra che Tiziano ne ficesse
gli sbozzi, e per la sua vecchia età li com-
pisse il figlio Orazio. iVon parlando delle
singole figure de'Santi che ornano i pic-
coli vólti di questa nave, nella 1. ^cupola
si vedono rappresentale, tra le 16 finestre
di es*a, 32 figure esprimenti le 16 nazioni
chiamate alla salutare luce del Vangelo
da'XII Apostoli, i quali sono elfigiati sulle
finestre medesime, in atto di ricevere il
dono delle lingue dalloSpirito Santo, che
vedesi sulla sommità della cupola. — Sot-
to r ultimo arco, alla sinistra di chi mi-
ra, verso il centro del tempio, sorge un
altarino coli' immagine del Crocefissoj
dipinta sulla tavola e coperta di cristal-
lo. Ricorda la tradizione, che, essendoi
appesa in un capitello della piazza, quii
venne posta nel 1295, poiché, ferita dal!
pugnale d' un empio, dalla lesione pro-
digiosamente spicciò vivo sangue. Ne av-
valorala credenza il luogo ov'è posto l'al-
tare, fuori al tulio di simmetria dal re-
sto del tempio, e l'essere ornato di mar-
mi preziosi, cioè di nero orientale, di a-
fricano, di verde antico, di granito, di|
penlelico, e persino la palla che «'«Jggej
la Croce del cupolino è d' agata cornio-?
lata d'oriente, che pel suo diametro dti
circa un piede si tiene in gran pregio.
E" opinione del cav. E. A. Cicogna chei
questa edicola del Crocefisso detta da'!
veneziani el capitelo sia stata dapprin-j
cipio dedicata alla santissima Annuuzia-
la , ciò potendosi giustamente arguire
dalle immagini dell'Angelo e della Ma-^
VE N
donna scolpile in marmo, di liitlo fon-
do, appoggiale su due mensole al di fuo-
ri della slessa edicola; e che posteriormen-
te siasi sull'altarino collocato i I Crocefisso
di cui si ragiona. iNè la coughietlura, dice
egli, è priva di appoggio anche perchè è
notorio esser pia tradizione, che nel gior-
no 7.5 marzo consagralo all' Aninmzia-
zione i veneziani abbiano fondalo la [)ri-
ina chiesa in Rialto, cioè s. Jacopo, e da
quel punto siansi messi sotto gli auspicii
della Vergine Annunziata, e quindi al
primo di quel mese abbiano cominciato
a contare l'anno veneto. INIa Francesco
Zanotto, che illustrò con tulto lo studio
questo tempio, pruova essere questa edi-
cola eretta appositamente per venerare
l'immagine prodigiosa del Crocefisso,
mentre li due simulacri dell' Angelo e
della Vergine, chequi si veggono, erano
una volta sull' aliar maggiore, sagro al-
l' Annunziazione. — Tornando a' mu-
saici vedonsi tosto (pielli che decora-
no il gran %óllo che segue la prima cu-
pola. Ivi sono enigiale alcune azioni del-
la vita del Salvatore. Quindi, incomin-
ciando a destra, appare il tradimento
di Giuda ; Cristo condannato a morte; la
sua Crocefissione ; V Angelo che ne an-
nunzia il risorgimento ; la discesa al
Liudw; l'apparizione del Redentore al-
la Maddalena, e il suo mostrarsi nel Ce-
nacolo a togliere 1' incredulità di Tom-
maso. A'iali esterni di questo medesimo
vòltone, il Bozza co' cartoni del Salviati
lavorò le due grandiose figure di David
e di Zaccaria ; e sotto allo stesso vólto
Alvise Gaetano, co' disegni di D. Tinlo-
rello, nel iSgo compì i ss. Castorio, jNi-
coslralo e Suiforiano. Dall'altra parte
dell'arco. Giobbe e Geremia furono con-
dotti da G. A. Marini; ed opera di Lo-
renzo Ccccato sono l'altre figure di fron-
te alle prime descrille, esprimenti i ss.
Cosma e Damiano, Lecumone ed Ermo-
lao. La cupola massima si veste d' anti-
chi lavori. Tra ciascuna delle i6 fine-
stre sono figurale allrettunle Virtù, e so-
V E N 2T9
pra i fori Gesù Cristo in Irono fra 4 Ce-
lesti si mostra alla Vergine e a' Xll A-
posloli.Ne'peducci poi gli Evangelisti e i
4 fiumi dell'Eden mostrano che la leg-
ge di Cristo per opera degli Apostoli si
diifiise per tutta la terra. Questa maggior
cu[)ola minacciando rovina n tempo del
Sansovino, fu da lui con nuova inven-
zione salvala, come testifica il figlio Fran-
cesco nella Venezia lìescrìlLa. Divide il
presbiterio e il coro dal corpo principa-
le del letnpio, un parapetto di marmo
ornato d'8 colonne, sulla cornice del qua-
le posano I 4 statue ecceUeiili e pregiatis-
sime, cioè la Vergine, s. Marco e i XII
Apostoli. Sono queste lavoiodi Jacobello
e Pietro Paolo tigli d'Antonio delle Ma-
segue veneziani. iNon è vero che appar-
tenessero al monumento di Teodorico ia
Ravenna e che prò venga no da quella città.
La seguente epigrafe scolpila sull'archi-
trave reca i nomi «legli scultori e 1' anno
in cui si compì l'opera. Mcccxciui. Hoc
opus erecliini fuit tempore exct-lsi do-
niini Aiitonii tenerlo Dei ^ratia Du~
cls fenetiariim, ac iiobiLiuin vir. domili.
Petri Coriierio et Michaelis Steno ho-
norahilium Procura tarimi praefrtctae
Ecciesiae benedictae Beatissimi Mar-
ci Evangelislae, Jacobcllus et Petrus
PaulusJ'ratres de Fenetiis feccrunt hoc
opus, JNel mezzo a queste statue s'in-
nalza una giau Croce d'argento coll'im-
magine del Crocefisso, quella di s. Marco,
e negli angoli i 4 Evangelisti e i massimi
Dottori della Chiesa Ialina. L'artista che
condussea termine tale lavoro,lasi:iòque-
sl'altra iscrizione. wcccxc////. Facta fuit
ah nobilibus Procuraloribus Petra Cor'
nario et Micliaelis Steno, Jacohns ma-
gistri Marci Benato de fenetiis fecit.
Nell'angolo a sinistra, sullo il gran vói.
lo che gira suH'indicalo parapetto, vi è
s. Pietro, eseguito da Arnnnio Zuccaie;
e- all'opposta parte vedesi s. Paole, lavo-
ro deirarlefice greco Grisogouo. Nel gi-
ro del vólloneG. A. Marini, co'disegni di
D. Tiolorelto, incomiuciando a sinistra,
iGo YEN
t'segin l'Acloray.ionecle'Magi; l'Annunzia-
la; la Tiasfigiiiazione; la Piesenlazione
:il leinpio, e il nattesimo di Gesù disio :
.volto l'allio ^òltOjche vien dappiesso, sta
il Salvalore fra due Angeli, e molli fre-
gi di squisito lavoro. Le parli laterali
del coro sono ornale di .seddi ; opere di-
Jigeulissime in tarsia, su cui sono edìgiati
i ss. IMarco e Teodoro, e le Virtù teolo-
gali e cardinali, di Sebastiano Schiavo-
ne converso del monastero di s. Elena,
condotte a termine nell' anno i536, se-
condo afferma il Sansovino. Sopra le tar-
sie descritte risaltano due podii o pal-
clietli un per lato, il parapetto de' qua-
li è ricco per bassirilievi in bronzo, la-
veri lodatissirni di Sansovino. Esprimo-
no sei filiti della vita di s. Marco. Ope-
re dello stesso sono |)ure le figiuine de'
4 Evangelisti in bronzo, che posano
sul balaustro laterale dell' ara massima,
mentre le figurine de* 4 Dottori che
fan seguilo vennero modellale da Gi-
rolamo Caliari nell'anno i6i4j secon-
do nota lo Stringa. Non parlando de-
gli organi, clie fiancheggiano l' altare,
né delle portelle di essi, dipinte due con
figure di Siinli da Gentile Bellini, e
due con falli della vita di Gesù Cristo
da Francesco Tacconi nel i490> ricor-
derò di volo, coprirsi le rimanenti pa-
reli del presbiterio di parecchi musaici,
sì nntichi e sì del buon secolo. Quindi si
vedono nelle nicchie che susseguono le
tarsie, due Angeli, lavorali l'uno da
Marco Luciano Puzzo, l'altro da Vincen-
zo AntonioBianchini,condotti nel i5i 7,a
saggio del loro valore. Poi quinci e quin-
<li si scorgono Santi e Profeti, ed azioni
gloriose dell'Evangelista titolare tiella
chiesa. La cupola è ornata coll'iinniagi-
ni de' XI! Profeti maggiori che circon-
dano la Vergine, e più in allo il Salva-
tole col voluine in mano e in atto di
benedire i fedeli. 1 peducci accolgono gli
enilJcmi de'4 Evangelisti, ed ogni storia
e figura porla, come in tutto il tecnpio,
un' iscrizione cavata dal sagro testo, che
V EPf
spiega il dipinto. Il magnifico altare mag-
giore v'innalza solto una tribuna di ver-
de antico, sostenuta da 4 colonne prezio-
se, intagliale d'infiniti falli della s. Scrit-
tura con minutissimo travaglio, che
sembra greco del secolo XI, secondo il
Moscliini. In falli il Cicognara mette iti
dubbio il giudizio dato da Girolamo Za-
netti, Delia origine d'alcune orli pres-
so i veneziani, cioè essere le colonne
lavorate in Venezia, ed esclude persino
r idea che fossero prima in Grado o a
Torcello, rilenendo probabile sieno sta-
te oidinale a Coslanlinopoli da'venezia-
ni in uno alla Pala d'Oro, ovvero da co-
là recate con altri mollissiini materia-
li. Agijiunge, che quand' anco si voles-
se provare che fra' veneti allor si tro-
vasse chi fosse allo a scolpir meglio, che
non sieno i bassirilievi delle colonne io
discorso , avrebbe egli men ripugnanza
j)iegarsi a siffatta opinione, piuttosto di
credere i veneziani capaci ad assumere
una tanta operazione, per l'erudite ra-
gioni che riporta. Le sculluredellecolon-
ne presentano figure d'altorilievo quasi
aiìfilio slaccate, essendo separale le sto-
rie che rappresentano le une dall'altre
pere) zone orizzontali, alle circa 2 oncie,
intorno alle quali con bellissimi caratte-
ri latini sono sculle le descrizioni de'sin>j
goli fatti. Sopra la tribuna trovansi col-
locale 6 piccole figure di marmo sedute,
e'ipriu)enli i 4 Evangelisti, il Redentore
in trono col libro in mano, e Gesù Cri-
sto nell'azione medesima che fu da Pilato
mostrato al popolo. La mensa di que-
st'altare fu nuovamente ordinala nel lu-
glio 1834 per decreto del munifico im-
peratore Francesco \, e venne costrutta
con quella magnificen7a propria di tan-
to luogo. Quindi il porfido, il verde an-
tico, il pano vi furono impiegali, oltre
i lavori in bronzo, fusi con ogni studio
«liill'esiu)io scultore Bartolomeo Ferrari.
Tali sono i capitelli che sormontano le
colonne di marmo greco, le medaglie e
gli allri ornamenti, che il gusto palesano
VEN
clfirniireo cinquecento. Entro a quesfa
mensa fu riposto a' 26 agosto i835 il
veneiamio corpo di s. Marco, scoperto
a'6 maggio 1 8 1 I sotto la medesima men-
sa, e che riferiva ìnìoiedialamente alla
sotto confessione, di cui parlerò in appres-
so, ed a suo luogo dell' invenzione e col-
locaiueulo di tanto sagro tesoro. Cosi
restò smentito l'animoso parlare del Til-
lemont, ii quale apertamente avea pre-
teso impugnare la traslazione del corpo
di s. IVJaico d'Alessandria a Venezia,
tacciandone la storia qual solenne impo-
stura, nelle Meni, per sers'irealla sloria
Ecc/.,ì. 3, p. 98. Se d solo Anonimo edito
dall'Euschenio, negli ^cta Sanctoriim,
t. 3 api'., ne avesse fatta menzione, forse
il giudizio troppo severodelTillemont sa-
rebbe in qualche u^odo scusabile; ma non
abbiamo forse la testimonianza di Ber-
nardo monaco francese, vissuto nel IX
secolo, presso IMabillon, j4cta ss. Ord.
Bened. saec. Ili, p. 2; quella di Severo
vescovo d'AscIumia nel secolo X, presso
ii Renaudot, Vit. Patriarch. Alexau'
drin.j di s. Pier Damiano nel secolo XI ,
0/7. t. 2, n. 16; e per tacer d'altri quel-
le della Cronaca del Dandolo, iib. 8, e.
2, § 6, nel t. 12, Rerum Ilalìcanitn
Scriplores di Muratori ; del Biondo,
Italia ìlluslr. Reg. 8, p. 37 i ; del Sa bel-
lico. Dee. I, Iib. 2, p. 47» oltre i tanti
e tanti altri documenti raccolti con mi-
rabile diligenza dal Cornaro, Ecel. Ve-
net.Anliq. Mommi. Illnstr.Dec. i 3 ? Per
ultimo abbiamo le pregevolissime, Me-
morie storico-critiche intorno la Vita,
Traslazion e e Invenzione di s. 31 arco
Evangelista principal protettore di Ve-
nezia, di Leonardo conte Manin, edi-
zione 2." con Appendice, documenti e
discorso letto il dì 6 settembre i835
da S. JE. Jacopo Monica Cardinale e
Patriarca, Venezia dalla tipografia di
G. B. Merlo 1 835. — La tavola nel lato
dietro all' altare maggiore, in i4 com-
parti, è secco dipinto, eseguilo nel i344
da maestro Paolo e da' suoi figli Gio*
VEN 261
vanni e Luca di Venezia. Rappresenta
l'immagine di Cristo morto, e con diver-
se stoi le di s. Marco. Questa tavola net-
la parte postica ne ricopre un' altra di
lamina d' oro e d'argento, greco lavoro
del secolo XI, si preziosa, che dillìcilnien-
te se ne può additare un' altra che la
pareggi, come la qualifica il Moschini ;
e solo ne'giorni solenni resta esposta so-
pra l'altare. Questo è il gran quadro d'o-
ro ricinto di argento doralo, dipinto io
ismallo e gioiellalo, che trovasi ^ul mag-
gior altare della basilica Marciana, det-
to la Pala d' Oro, tanto famosa. Molti
illustrarono questo raro e ricchissimo
monumento cospicuo della magnificenza
de'veneziaiii. Ricorderò soltanto la cele-
brila atlistico-leltei aria del conte Cico-
gnara, il quale nel 1820 pubblicò in Ve-
nezia co'tipi d'Alvisopoli: Descrizione
di tre Tavole rappresentanti la Pala
d'Oro della Regia basilica dì s. Alar-
co. Se ne rende erudita e intelligente
ragione dal dotto architello N. D' A puz-
zo nelle Effemeridi letterarie di Ro-
ma del 1822, t. 6, p. 365. La disserta-
zione del conte Cicognara, con tavole, e
ulteriori illustrazioni dell'eruditissimo
Zanotto, si ammira ancora e meglio nel-
la magnifica opera che mi è guida a que-
ste mie indicazioni. Nondimeno per bre-
Tità, preferisco giovarmi, in dare un cen-
no della Pala d' Oro, delle posteriori
Notizie sulla Sotto- Confessione^ antico
Sotterraneo, e sulla Pala d" Oro della
chiesa di s. Marco in Venezia, del sa-
cerdote d. Valentino Giacchetti sagrista
dell'Imperiale Regia Basilica suddettay
Venezia dalla tipografia di Pietro Cor-
della 1 838, con tavole. La Pala d'Oro fu
giudicala dal Cicognara, gran maestro
nell'arti belle: « il più cospicuo avanzo
che attesta visibilmente a quantosalirono
l'arli bizantine nel X e XI secolo, e a qual
segno giungesse lo splendore de'venezia-
ni, mentre l'Italia può dirsi, che vegetas-
se,quasi non conscia delle passate sue glo-
rie". Tulli i crouisli concordi riferiscono,
ofn V E N
che il lavoro eli questa Pala rl'Oro perla
i^liiesa tli s. Marco, fu ordinalo a Costan-
tinopoli dal doge s. Pietro Orseolo nel
576; però il lavoro fu compito soltanlo
nel I io5 nel dogado di Faliero, secondo
tutti gli storici. In vece il Cicognara, su
questo insigne capolavoro dell'arti, os-
serva die nell'iscrizione posta in versi dal
celebre doge Andrea Dandolo nel i 345',
divisa in 2 riquadri nel mezzo dell'ultimo
ordine de'compartimentidella Pala, può
leggersi l'intera storia di questo antichis-
simo nionumeu lo, a malgrado la man-
canza di lucede'tempi precorsi. Sull'ap-
j>oggio di tale iscrizione, egli nega che
dal C)y6 al 1 1 o5 abbia durato il lavoro;
ed al conlrarioèd'avviso che il lavoro sia
stato eseguito in 5 06 anni di lempo,eler-
ininato nel dogado del successore dell'Or-
seolo. Primieramente egli crede che as-
sai meno ampia dell'esislenl e fosse costrui-
ta la Pala, e anzi portatile, com' erano a
quell'epoca gli antichi Tritlici\ pev fa-
cilitarne il trasporto, e la collocazione
ne' vari tempi e modi, secondo le diverse
solennità, o le costumanze o i bisogni,
quand'anco si voglia formata con qualche
maggior numero di comparlìmenti, per-
chè l'antiche tavole o iconi solevansi del
pari ripiegare in 4 o i" 5 comparti. In se-
condo luogo egli ammette la 1. 'opera di
materia puramente metallica, con lavoro
di smaltì, e riflette non esser probabile
che si tenesse a giacere quella Pala, senza
cullo, reduce appena dall'oriente, cal-
colata l'impazienza de' veneti di posse-
derla, fatta coni' era col peculio del pub-
blico erario, e se ne alFreltasse il colloca-
mento ancorché si lavorasse per la prin-
cipale ricostruzione del tempio. Con oc-
chio artistico inoltre il Cicognara osser-
vando i 6 quadri, nella parte superiore
della l^ala con greche iscrizioni, li rico-
nosce alle tracce della composizione e del
diseguo, d'uno stile coi rispondente all'o-
pere de'bassi tempi, specialmente bizan-
tine; li trova di più in confronto agli al-
tri quadri, ruollissimo danneggiali, e si
VEN
persuade quindi della maggior loro vetu-
stà, e appartenenza alla i." costruzione del
monumento. Qualunque peso si attribui-
sca tuttavia n simili induzioni, è di fatto,
comesi le"f'e nell'iscrizione medesima del
Dandolo,cheil doge OrdelalTo Fallerò nel
I io5 cominciò ad abbellir questa Pala e
adornarla di gemme. Triplice ne viene
quindi la conseguenza ad appoggio delle
riferite induzioni, che ben prima deli io5
fosse giunto da Costantinopoli il lavoro;
che quell'antica non fosse allora preziosa,
al grado iu cui lo divenne poi ; e che un
qualche uso per l' avanti si avesse fatto
della Pala, non essendo probabile che il
Faliero si occupasse a rinnovarla appena
veduta,ch'è quanto dire appena creata, li)
quella circostanza si aggiunsero molti
quadretti a ingrandimento della Pala, e
n'è argomento evidentissimo l'eflìgie dello
stesso Faliero, nell'ordine pili basso, alla
destra della Vergine , dietro la serie di
quelle de' Profeti , quand'anche non si
considerasse la serie appunto de' Profeti
stessi, e gli ulteriori soggetti simili per lo
stile a que' quadrelli e all'altro alla sini.
stia appartenenti alla 2." epoca, e ordina^
li forse a Costantinopoli, o eseguiti d'aiv
telici bizantini venuti apposilameuteaVej
iiezia, spiegati in Ialine iscrizioni con veri
singolarissimi. Alla qual serie di lavori
a credersi spettar tulli i pìccoli quadrelt
del contorno della Pala, e forse gli Evar
gclisti medesimi situati nel centro. Uiit|
nuova ristorazione della Pala devesiain^
mettere eseguila sotto il dogado diPielr<
Ziani nel i 209; il quale ristauro forse eW
be luogo nelle parli del centro, e probai
bilmenle negli Apostoli e Santi del 4-° ot
dine, benché pel loro carattere nobile, pel
gusto delle pieghe , e per una certa eie*
ganza nel disegno, inclini il Cicognara a<
attribuirne la rinnovazione neHultiinà <
poca, e perchè giuslamenle riflette, avei:
si allora posto mano agli abbellimenti 1
all'incremenlo del ricco lavoro, e perch
a quel tempo era già seguita la conqui
sUdiCoslaulinopcli, e facevausi auche iij
V EN
Venezia opere in ogni mnniera eccellenti.
Rimosiia poi ogni diibbiezza,appniisce vi-
sibilmente dal caialteie degli ornamenti
e dalla distribuzione, che ili345fu l'ul-
tima epoca del lavoro più degli altri d'en-
tità e d' importanza nel monumento in
discorso; e perciò giudica il Cicognara,
esservi quel misto d'arcbelli e sesti acu-
tissimi in cima airedicole,dovc sono gli A-
postoli, e trova la ragione delle gugliette
e del genere d'arabeschi, che da'pnesi ger-
manici andavasi dìllondendo alloia per
rilalia,sotto il nome di gotica architettu-
ra. Sentenzia pertanto, che il doge Dando-
lo avesse fatta ricomporre la Pala d'Oro
per intero, e anzi ricostruirla servendosi
di tutte quelle parti diverse, colle quali
era stala per l'addielro rafiìgurata, e più
\olte ricomposta; che vi abbia aggiunto
ìiuove e moltissime di quelle gemme, di
cui a dovizia erasi arricchito il Tesoro di
s. Marco, e che avesse anco levali e sosti-
tuiti alcuni de'quadrelli, per introdurvi
possibilmente una qualche regolarità. Di
quesl' ultimo fallo è prova evidente l' i-
scrizione slessa del Dandolo, occupante il
luogo di due quadri, che prima al certo
non saranno stali vacui. La Pala d'Oro
è lunga piedi veneti q: i i e alta 6:- E
tutta coperta di Santi lavorali in ismallo,
sopra 7 tavole in argento doralo , e 76
d'oro, senza conlare quelle d'oro e d'ar-
gento dorato sparse pel quadro e per le
cornici, e le Une Iantine argentee con ca-
ratteri gotici, che formano appunto la me-
morata iscrizione.Singolareèil lavoro de-
gli smalli, perchè col cesello solevansi di-
segnare sopra le lamine le figure, alcune
capsule composte di finissime lamine d'o-
ro, nel fondo cesellato , componevano le
parti più minute della faccia e quanto oc-
correva d'ornamentale, comprese le pie-
ghe della figura; riempite poscia colle va-
rie polveri degli smalti le capsule slesse,
luellevansi al riverbero del fuoco, che u-
nendo le materie, già ripulite e levigate,
davano il risultato di quelle figure, che a
prima giunta si direbbero dipinte, anzi
V E N a63
musnico con superficie più tersa del cri-
stallo senza segno di cemento. _ In questo
immenso lavoro la meccanica è portala
a n'estremo grado di diligenza. L'anzidette
lamine erano prima chiuse da ornamenti
in ismallo, i quali quasi tulli si perdero-
no ne'vari rislauri,e speciahnente quan-
do si die nuov'ordine alla Pala, e ne re-
stò qualche tenue porzione soltanto in
pochissimi quadri, eccettuato il rotondo
nel centro, che conserva le tracce del la-
voro in alcune parti della sedia dove Cri-
sto sta assiso, e in alcune parli di lettere
non coperte dal rimanente de' lavori io
rilievo, che legano le pietre, e quelle let-
tere furono anzi lette dal eh. E. A. Ci-
cogna, delle patrie cose e dello siile lapi-
dario antico giudice peritissimo, nel se-
guente senso : Jiacc ... majfstas haec est
ea siimwa polestas, qua daliir orline bo-
niini piclads ... pctc clonuin. La nuova ri-
composizione delia Pala fu lulta ricinta
e inquadi'nla in compartimenti e corni-
ci d'argento dorato e unifo»"u)i; lavoro vi-
sibilmente appartenente all'ultima metà
del secolo XVI, e presumesi opera di
mano d'artefici veneziani. Nel luogo di
tulli i compartimenti della larghezza di
circa mezz'oncia, vedesi percorrere un in-
tarsiamento di lapislazzuli, quasi mean-
dri finissimi, intagliati su laminette me-
talliche, niellali in bruno, ricoperti d'uno
smalto trasparente turchino. La cornice
d'argento dorato è tutta eseguila a cesel-
lo , con infinito gusto e diligenza , come
lo sono i piccoli busti riportati su quel
fondo punteggialo e granilo, non d'altro
rilegno assicurali che da certi chiodetti,
i quali visibili anche nel «lisegno vanno
alternati in più luoghi con medaglioni di
smalti , consimili a quelli che trovansi
d'intorno al grande Arcangelo neh." or-
dine. I 6 soggetti del I." comparliuienlo
della Pala rappresentano: i. la festa del-
le Palme o sia l'ingresso del Salvatore in
Gerusalemme. 2. La Risurrezione sua o
meglio la discesa al Limbo, 1' uscita de*
primi padri; vedousì le porle infrante e
?.C4 V E N V E IV 'W/m
cadiife, cliiavislelliecliiotlispnrsisitl fon- genti dal fondo. IV." I tjuaUro Vangeli,
do, e il liioiifalor della morte colia Croce sii stanno in altrettanti medai^lioni , di
che fa sorgere Adamo dal Limbo, e ve- slribuiti intorno a (jiieslo soggetto prin.
desi Eva nella figura di dietio. Le due fi- cipale, e tulli i 4 indicati lavori hanni
gore reali dall'altra parte sembrano Da- l'iscrizioni latine portanti i rispettivi no
vid e Salomone, ma in onta all'anacroni- mi. Al di sopra, in 5 irregolari compaia
smo del pittore, opina il Cicognara, cite li, stanno altri due Arcangeli e due Cbe
debbano essere invece Costantino I es. E- rubini, e nel centro un Trono, cbe noi
Iena, gi(iccliè(|uesl'im pera Irice Ila cospar- può per altro spiegarsi, cbe per quello de
so il manto n guisa d'armellini, con tante Vangelo, colla coloonba, la quale arresti
croci, cerlamente allusive al ritrovajneu- l'ali suH'Evaugelario, e su cui vedesi so
lo ad essa dovuto del s. Legno. 3. La Cro- speso un globo colla Croce. Questo grup
cefjssioiie. Segue un pezzo di più ricca e- pò di vari comparlimenli forma un qua-
secuzione, e più ornato di smalti prezio- drato perfettissimo, il quale occupa coi
si e di gemme, colle mani e poizioni delle uno de'suoi lati l'altezza del 3.° e del /[.
braccia d'oro, sporgenti dal fondo in rilie- ordine della tavola. Dodici figure gran
vo. Eil quadro di s. Michele, intorno a diosee beo disegnale d'alcuni Apostolici
cui, distribuiti in varie dimensioni, stan- allriSantistannodistribuitenel4-°ordin<
11016 piccoli medaglioni di Dottori della 6perpartedelquadratodimezzo.V.''L'u|
Chiesa, ed altri Santi eseguiti in epoche timo ordine che posa sulla base retro a
distinte in israaltoed ivi raccolti. 4, 5,6. rallare,comprende 12 Profeti con iscrizi
Succedono l'Ascensione, la Pentecoste, e ni in parie greche, in parie latine, e coli
la Sepoltura della Vergine. 11.° La a."' li- sentenze relati ve alle loro profezie,in tant
nea di quadri, in numero di 27, che ri- cartelli che tengono in mano. I 5 coni
cinge la Pala anche sui lati, coinincian- parlimenli, riuniti nel mezzo, sui qua
do dal (.".abbasso alla sinistra di chi guar- posa il gran quadrato in centro della Pi
da facendo lutto il giro sino all' ultimo la, sono consagrati, uno all' effigie dell
cbe trovasi all' opposto lato, comprende iVladonna, la quale a'Iali tiene queste ps
la storia di s. Marco, e molti falli sulla role in caratteri greci : Maler Dcij du
vita della Vergine e del Salvatore, oltre all'iscrizioni del doge Dandolo, e negli a
l'immagini d'altri Santi, come rilevasi tri due stanno effigiali il doge Faliero.co
dall'iscrizioni Ialine, 111.° Gli Arcangeli la latina iscrizione: 0/•Jpi^/e/^us Di' Gn
formano il 3.° della gran tavola in nume- Venecie Ditx, e Irene Con)uena, mogi
IO di 12, sei per ogni parte, colle iscrizio- dell'imperatore Alessio IComnenodiC<
Ili in greco, scritte per la più parte con slantinopoli,conlemporaneaalloslessoF|
molli errori , come fu da qualche intelli- liero e segnala con questi caratteri greu
gente osservalo. Nel mezzo incontrasi iu\ Irene P'enerahilissiinu Augusta; òoax^
grande riqùadroseparatodalreslanledel- perla sua sanlilà celeberrima. Congettura
la Pala, che forma come il corpo centra- giuslamenleiIch.Zanotto,chelafiguradul
le della medesima, le cui parli, e per le Fallerò, la quale su questa pala vedesi co-
variedimensioni, eperla molteplicità de- perla colle vesti imperiali di Costantino-
gli oggetti , non corrispondono ad alcu* poli, sia stala sostituita all' immagine di
no degli altri quadretti de'5 ordini prin- Alessio Comneno, sovrappostavi sulla fi-
cipali: questo è più ricco di gemme, che gura antica una nuova testa, come pa-
tullo il restante. Sopra maestoso trono tenlemente appare; e che la iscrizione la-
siede nel maggior disco il Salvatore, che lina recante il suo nome sia slata surro-
siiiiilmenle al grande Arcangelo Miche- gala alla greca del Comneno, essendosi
le, ha le uiani d'alto rilievo iu oro, spor- ballula lu lamina d'oio. E ciò vieu diiu
V EN
strato dalle altre greche iscrizioni porla-
ledalledue tavolette seguenti, le r|iiuli col'
la prima forinavaDO un trittico. A diile-
renza degli antichi trittici, che si chiude-
\ano verticalmente, questa Pala memo-
randa, flnoa'nostri giorni, chiudevasi in-
vece orizzontalmente, col piegarsi cioè la
parte superiore, alta un 3.°, aggiranlesi
'sopra cardini di ferro e piegandosi d'aU
'tra parte con una tavola, che univasi al-
la superiore, e nascondeva l' interno la-
voro, il quale reslava scoperto suH'ulla-
re nelle priniarie solennità. Nel centro deU
la tavola superiore dov'era infissa la Fa-
la si scopersero alcune parole »critte ad
'inchiostro, riferibili all'epoca dell'ultima
'l'innovazione, cioè: 1342 Joa: Bapl. Bo-
rile segna me ficit orai jJ me. Inorila alle
'mille aifrontate vicende, nel corso di tan-
ti secoli, sussìstono ancora in questa Pa-
la molte gemme, molte perle, molti cam-
mei,e nell' ultimo ristauro, eseguito dal-
la perìzia degli orefici veneziani padre e
figlio Dal Fabro detti Buri , con ingente
' spesa e fatica, si riempirono lutti i vacui,
e si ripalò a parecchie ingiurie del tempo,
essendo così bene pi ocedulo il lavoro che
ebbe compimento stupendo) e sebbene le
pietre preziose non sìeno più le mirabili
del secolo Sii e XIII, pur sono ancóra
I 339,come nota mg/ Eellomo. L'ingran-
dÌQieulo e il lustro della Pala fu progressi-
vo, iu proporzione alla ricchezza de'lem-
pi, alla magnificenza de'dogi,alle giurie e
a'fasli veneti. Per la conservazione del più
splendido fra' sagri monumenti di Vene-
ria, nell'ultimo recente restauro già i pre-
stantissimi fabbriteri della basìlica mg.'
G. A. JMoschini , conte Leonardo Ma-
nin e conte Marco Corniani degli Alga-
rotti, ricorsi a molte fra le agiate e pie da-
me veneziane, ne riportarono ricchi pre-
senti di gioieedi perle, le quali in aggiun-
ta ad altre acquistatesi, s'impiegarono bel-
la mente nell'ammirando lavoro, nel re-
stituire la Pala d'Oro una 4-' o 5." vol-
ta alla sua originaria integrità] monu-
Uieiilo altresì d'arte, dì leiìgione e di ^a-
vui. xc.
V E N 2G5
trio amore. Altra descrizione della PaU
d'Oro, può leggersi negli Annali Urba-
ni del cav. Mulinelli.
4- Dietro all'ara massima descrilla,<!olto
una tribuna,la quale più di 20 anni addie-
tro fu ridotta nella sommità a miglior sti-
le, sta l'antico altare che servì fino aliS ro
a custodia del ss. Sagramento. E' sostenu-
ta questa tribuna da 4 preziose colonne
d'alabastro orientale, lavorate a spira, al-
le quasi piedi 8 e oncia 4, due delle qua-
li candidissime e trasparenti, e forse u-
niche di così lata dimensione (forse non
potrà reggere tale proposizione, dopo
la riattivata cava dell' i^/'/fo, del qua-
le alabastro nel Tempio della basilica O-
sliense, ma impellicciate, ve ne sono del-
le giganlesclic: si ponno vedere que'due
articoli). Altre duecolonue sono di ver-
de antico, e tutto il resto è pure di scel-
ti marmi e pregiatissimi, notandosi il pa-
rapetto della mensa di diaspro orientale.
E' pure di fino marmo il tabernacolo,
il quale «iceve splendido ornamento da
due colonnette di rosso antico e da alcu-
ne sculture in marmo, come da una por-
Iella di bronzo doratOjOpere tutte del San-
sovino. Gli antichi musaici nell'alto rap-
presentano 4 Santi, e nel catino sovrap-
posto appare la grandiosa figura del Sal-
vatore in trono, lavorala neli5o6 da un
maestro Pietro. Qui converrebbe parlare
della magnìfica porla conducente alla Sa-
grestia; ma lo farò ragionando di essa. Nel-
lo spazio corrispondente alla maggior cap-
pella, ed alle due laterali, che più innan-
zi descriverò, è posta secondo l'antico co-
stume della Chiesa la Sotto-Confessione.
Nel tempo delle persecuzioni contro t cri-
stiani, questi si ritiravano nelle Catacom-
be per celebrarvi i divini misteri e la sa-
gra Sinassi, e dove quasi tesoro prezio-
so riponevano i corpi e le osm de' marti-
ri. Ridonata da Costantino! In paceall.t
Chiesa, ed accordato a'fedeli il libero e-
sercizio del cullo, sopra qiie'luoghi me-
desimi usarono i cristiani frequentemen-
te innalzar gli altari ed erigervi le cht«-
ì8
2G6 YEN
se. Oiiltitli come i iiiailiricol loro sangue
avfaiio confessato la feile, così i templi e
meglio gli altari posti sopra i loro sepol-
cri appelluroiisi Martirio cla'greci,e Con-
fessione da'iatini. Però i greci usarono di
questo nome alquanto diversamente da'
latini, I primi così nominarono ancora la
chiesa sotterranea, mentre i secondi chia-
marono confessione solamente la parte
corrispondente a! maggior altare. E sic-
come il luogo era sotterraneo, volgarmen-
te fu detto Sotto Confessione, e con que-
sto nome appunto chiamossi ancora la
chiesa sotterranea di s. Marco, come av-
verte il Zaootto. Avendone appositamen-
te scritto, come di sopra ho riferito, mg.'
Giacchetti, di preferenza in questo pu-
re lo seguo. Sotto-Confessione, o anche
Discesa, secondo i greci , nominavansi i
luoghi sotterranei ei;istenti in quasi tutte
l'antiche basiliche, perchè ivi i primi fe-
deli di nascosto seppellivano le spoglie de'
confessori della fede. In quella specie di
catacombe, quando cessarono le persecu-
zioni, si eressero altari, ne'quali si custo-
divano le sante ossa de'Tutelario Titola-
ri à'o^rn basilica, e intervenivano i fede-
li a salmeggiare concordi gli Uffìzi divi-
ni. Correndo l'anno 829 il doge Giusti-
niano Parteciparlo , che faceva edificare
la basilica di s. Marco, volle quindi imi-
tare il costume de'tempi primitivi, e or-
dinò l'erezione di grandioso sotterraneo,
collo scopo, raggiunto da Giovanni suo
fratello e successore nel ducato, di collo-
care nell'altare il corpo del s. Evangeli-
sta, poco prima trasportato d'Alessandria
per mezzo di Buono da Malamocco e di
Rustico da Torcello. E in perfetta ana-
logia alla prisca costumanza si ricorda
che fiorì in questa sotto-confessione la
rinomata confraternita o scuola, come al-
lora chiamavasì,di s. Maria, la quale per
uno forse, 0 per lutti insieme i molivi
congetturati dall'ab. Tuderini nelle sue
Memorie intorno V antichissinia scuo-
la delta Madonna de' Mascoli, con que-
sto vocabolo uomiuossi coli' andar de-
VEN
gli anni. Apprendo dal Cicognnra, che la
parola Mascoli, ad altro non può allude-
re che a Maschi, sia che l'istituzione com-
prendesse i n)aschi semplicemente, sia aM|
co,comeda taluno ragionevolmente si ciw
de, che venisse la Vergine qui invocaluda
chi specialmente era braojoso di prole ma-
schile; il qual desiderio da varie e molle
circostanze di guerre, di peste e di altri bi-
sogni dello stato e delle fimiglie può es-
sersi allora sentilo con maggior ansietà di
quello che a'dì nostri. La posizione della
città soggetta airacque,congiurò poi m^
grado gli sforzi di chi sosteneva auloi'evd§|
mente la scuola, al successivo suo prospe-i
rare; poiché fabbricata la basilica in uno*
de'punli più bassi di Venezia, vi comincia-
rono a penetrar l'acque marine e piova-
ne. Nel i563 colla cassa di della scuola
occorse non lieve spesa per rifare tutto il
suolo guastalo, e riparare ad altri danni
dell* acque, onde abilitare i confiatelli a
proseguirvi l'ufTiziatura. Verso il 1 58o
tornarono l'acque a ingombrare questo
luogo, per cui i confratelli inlerameii
l'abbandonarono nel 1600, e si raccol^
ro ad orare nella superiore basilica alll
taredella Madonna de'Mascoli, nome 1
i confratelli dierouo a quell'altare, giài
retto fino dal i43o, come alla sua vij
la dirò. Indi ottennero dal doge Mari
Grimani, di scendere nel sotterraneo el
varvi l'antico bassorilievo ad uso di ta-
vola o pala d* altare (i veneziani e altri
col vocabolo pala chiamano le sculture e
i dipinti che formano i quadri degli alta-
ri), che ora vedesi collocata nell' atric
conducente al Tesoro, rappi esentante If
Vergine col Figlio, i ss. Pietro Apostoli
e Marco Evangelista, e le ss. Caterina (
Orsola vergini e martiri; lavoro lutto d
marmo costalo al sodalizio SyS lire e lÉ
soldi. Il trasporto del bassorilievo sega
neli6o3 il giorno di s. Tommaso, dop(j
il quale si otturarono le porle, e si chiù
se ogni foro che dava adito alla luce ne
sotterraneo. Però non si trascurò mai d
pensare al modo di ripristinare sì iute
YEN
lessante Sontiiario, né si «iisperò di rag-
giiiiiijpr lo scopo. Lo visilò il celebre do-
ge e lelleralo Marco Foscarini, «juanclo
lil silo dopo 2 secoli cirii» ern di venuto
uno stagno cooipiflo <!' acque ali' altez-
ta allora d'un piede; e visitandolo pure
nel secolo stesse) in tempo di sictilà il ce-
Jebre Corner illustratore delle chiese di
Veneziano trovò tutto ingombro di mel-
ma. Se nel I 763 morte non rapiva il lo-
dalo doge , avrebbe egli forse mandato
iid elFelto il concepito pensiero di resli-
'tuire il sotterraneo «Ila primitiva inte-
grila. Si chiusero quindi e rimasero oscu-
iri questi recinti fino oh 808; ma in quel-
li' anno, il bisogno di dar nuovo ordine
ni presbiterio, mediante il disfacimento
il'.! litico f>llaie, die motivo a chi reggeva
allora la diocesi d' indagare in qual si-
Uo giacesse il corpo di s. Marco , di cui i
isecoli e le vicende aveano fatto smarrire
la traccia; e si calcolò quindi esistere nel
isniferranco, aprendosi una porla mura-
la a pie tiella scala, riferibile agli appar-
'tamenli del doge, che per essa scendeva
iad orare in que' veneranili silenzii. Va-
•rie volte fu comincialo e intermesso il la-
Koro, per insorti accidenti, ma finahnen-
«e nel 1S25, a merito della zelaiile fab-
ihriceiia della basilica, si entrò nel sotter-
raneo, si tentò e si ottenne, mercè amo-
Ivibili chiuse in legno, la rimozione <lel-
ti'ac(pia,rhe vi si alzava ad oncie i4 ve-
jiiele sotto comune, e nd oncie 21 nelle
igrandi maree; si mondò il selciato dal
tdcnso e allo limo che lo copriva; si stu-
jdiò di repriuiere possibilmente qne'ri-
Igaguoli, che derivavano dalle pioggie; e
Inel 1 83o si diede libero corso all'aria col-
Ila riapertura n'Iati delle finestre, dappri-
liTia serrate , e col chiudersi l'imposta a
jinezzo d' un cancello di ferro corrispon-
Mente a' fori laterali alla gradinata che
3conduce al presbiterio. La Sotto -^Coiifes-
•sione della basilica di s. Marco, come ve-
•«lesi dallo spaccalo diligentemente inta-
igliato e annesso alle lodale Memorie At\
coute iMunìn, e Delia lueuzìonala opera
V E N 2G7
delle Fàlìhrìche venete, è fatta a guisa di
croce; occupa quindi lo spazio del sovrap-
posto presbiterio, e delle due cappelle di
s. Clemente e di s, Pietro. Nella sua mag-
gior lunghezza ha metri 2 1,70 circa, e
nella masmior sua lalitudiue metri circa
26, e centimetri 58 sotto il comune del-
l'acqua del vicino canale. La costruzione,
solida e massiccia, è del tutto semplice.
L'architetlura è greco-romana. Si divide
in 3 cappelle, la maggiore delle quali sta
nel mezzo, e due a'Iati in altrettante nic-
ciiie.Le pareti sono pure da vuote nicchie
circondate,e una banchina di marmo cir-
cuisce tulio il sotterraneo, eh' è forma-
lo a piccoli volti, sostenuti da 52 colon-
ne senza basi, di marmo pario, alta eia*
scuna circa due metri, con capitelli an-
tichi di varie forme, che ne sostengono
le volte. L'altare di mezzo è perpendico-
larmente sotto il maggiore della basilica.
Vedonsi ancora in piedi, la colonna qua-
drata di sostegno alla pietra, in cui cele-
bravansi i divini misteri, nella cui som-
mità sta il nicchio, dove custodivansi le
reli(piie de'ss. Martiri; e due piccoli marie-
ciuoli laterali. Alla partedi dietro, sopra 4
corte e grosse colonne, è collocato un cas-
sone marmoreo.di forma quadrilatera che
tocca il vòlto. Dieci colonnette di marmo
pario, 4 fil di dietro, e 6 divise egualmen-
te per ciascuno de'Iati, sostengono un can-
cello di marmo , forato con maestria e
buon gusto, che giunge al detto cassone.
Stanno a' 4 l'^'i altrettante colonne con
ricchi capitelli bizantini, che pure confi-
nano col vólto. In poca distanza e per-
pendicolari alle 4 colonneistoriatea'fian-
chi del maggior altare della basilica su-
periore sorgono 4 grandi colonne con ca-
pitelli (due de' quali si cambiarono) for-
mate a guisa di foglia d'olivo, che addi-
tano l'epoca della decadenza dell'arti nel-
l'impero romano a' tempi di Costantino
I, le quali si credono ivi collocate poste-
riormente, perchè fossero di sostegno al-
le 4 colonne istoriate anzidette. Dietro
i' aliare vi è una gradiaata rolouda di
2G8 V E N
Diarmo, conducente a un foro quailralo
del grande cassone, eli' è tulio annerito,
forse come viene da taluno inferito, pe'
lumi che in copia si saranno accesi na-
turalmente da' fedeli in venerazione a s.
Marco, il cui corpo stava riposto entro
il cassone medesimo. I capitelli delle
colonne che sostengono i volli, sono qua-
si lutti bizantini e appartenenti ad e-
poche diverse. Le due cappelle inferiori,
a destra e a sinistra, aveano due altari,
non più esistenti, e a questi dirimpetto
stavano le porte colle gradinate, che oiet-
tevano in comunicazione colla chiesa ,
presso le altre due gradinate, che al pre-
sente conducono alla cappella di s. Cle-
mente I e alla sagrestia della basilica. Il
lello era dipinto a fresco, e se ne scorge
tuttora qualche sebben languida traccia.
Il pavimento, come la maggior parte del-
le pareli, è tutto coperto di maimo greg-
gio. Presso l'angolo conducente alla cap-
pella, a mau destra eravi un pozzo, che
fu da ultimo soppresso.Un sotterraneo co-
s'i magnifico, che conta ormai io secoli
d'esistenza, e fin da' primordii si de-
stinò a custodire preziosamente le os-
sa del s. Protettore di Venezia, destar
deve colia riverenza d'ogni veneto, che
lo conosca, l'onesto desiderio insieme
di vederlo totalmente ridonalo al pri-
mitivo lustro e decoro. Fu voto fervido
del Toderini, che l'idea religiosa e ma-
gnifica del doge Foscarini, si vedesse con
tutta l'arte e l'ingegno eseguila; il che è
da sperarsi con fondamento, per b de-
cretata dotazione alla basilica dalla mu>
nificenzadel regnante Francesco Giusep-
pe, e dalle non mai interrotte premure
della zelantissima fabbriceria; ecosìèdol-
ce la lusinga, non esser lontano il ritro-
vamento dello spedienle radicale e sicu-
ro, onde impedire del lutto in questo sa-
gro sotterraneo le ulteriori alluvioni , e
con eliminarne 1' umidità, rimuoverne a
un tempo l'insalubrità. La Pala d'Oro e
la Solto-Confèssione di questo tempio, co-
uieché inouuuicali di uoo coiuuDe ve*
V EN
dula e accesso, mi fecero allontanare dal
la mia penosa concisione , servendoui
dell'opera d'un illustre recente scrillori
e fregiato allora dell' iiflìzio di sagrisi!^
perciò idoneo e inlelligenle conoscilo^
d'ambedue.
5. Ora salendo di nuovo &1 superiofrij
fabbricato, giova col benemerito Z'inottl
parlar prima della magnifica sagrestit
e atizitullo col eh, Diedo. Nulla di pi(
sontuoso e piìi finamente ricercato,
nulla di meglio a un tempo inteso, deli
la porta di bronzo fusa dal Saiisovit
per la sagrestia di s. Marco. Cominciai
do dall'architettura. Gli ornamenti vi <n
no profusi, e nondimeno sono sì bene di-
stribuiti, e con sì avveduta leggerezza di
rilievo condotti, che non vi producono la
menoma confusione , né fanno apparire
il più piccolo ingombro. Vago è il rabe-
sco del fregio, e se può sembrare un po'
capriccioso l'innesto de' volatili ne'ravvol-
gimenti de'meandri , è ben com[)ensa
dalla venustà della composizione.Le mei
sole si piegano dolcemente, e con nuo'
esempio sono coperte da doppio strato
foglie; singolare e bella è 1' applicazioi
del soflìUo dorico al gocciolatoio. La 1
ce e il vano della porta è largo la me
di sua altezza; le modanature sono b<
lissime, il lussureggiante festone è d'ui
morbidezza che incanta, come sono ma
se con somma grazia le due figure d
Angelini, dietro alle cui spalle si per(
tale gruppo di foglie e di frutta. Per
valva di bronzo, chiudente la porta, non
vi è lavoro di scultura che abbia mag»»
giormente occupato l'esimio artefice; 41
opera di 3o anni, quanto a fatlura, e df
valore infinito, quanto al prezzo , e de-
gnissimo di lode quanto a scultura. Que-
sto giudizio è di Francesco Sansovino, fi-
glio di Jacopo, nella Fenezia dcscrilln.
Dice il Cicognara, non ostante che Jacosj
pò Sansovino avesse viste e studiate fo
s'anche le Porte di Chiesa^ che dal Gli
berti furono modellate un secolo e m«
zo pt'iiua di queste, uou giuuse puulo
VEN
«miil.Trne l'elegnii te semplicità. Questo la-
toro però ha un merito d'esecuzione di-
•liuto, e può ritenersi per uno de'bronzi
più cospicui di Venezia, dopo quelli che
venneio fusi nel secolo precedente. Il com-
parto è seuiplice e grandioso: ad imita-
ziuue delle fiorentine, introdusse nel giro
esterno in altrettante nicchie alcune sto-
lue che legano la composizione co'risalti
d'alcuni busti ne'cjuali eflìgiò sé stesso, Ti-
ziano, l'Aretino, e forse alcun altro ami-
eoo allievo e collaboratore, che l'aiutò
in questo penoso e lunghissimo lavo-
ro. Gli Evangelisti furono rallìgurati in
queste statue co' loro attributi,, e riempì
i vani con alcuni putti graziosamente
scherzanti fra vari festoni, e diversi libri
in modo assai pieno di gentilezza e di gu-
sto. I due principali soijgetti ne'compar-
liuicnti n)aggiori sono la ilisurrezione e
la Sepoltura del Redentore, ne'quali po-
se ogni studio, riuscendo parlicolarmen-
lea far isfuggire sul piano le parli lonta-
ne con bello artifìcio, e componendo con
nobili ed espressivi atteggiamenti il sog-
getto della Sepoltura. Ma in tutto il lavo-
ro si scorge qualche alFeltazione, qualche
nxìssa studiala, e soprattutto alcune ca-
ricature nelle leste, nelle barbe, nell' e-
«tremitù, che aimunciano 1' allontana-
mento dall'aurea antica semplicità. Pre-
so pelò il» totale il lavoro può dirsi ab-
bastanza insigne, doversi tenere in altis-
simo pregio, e non essere espulso dal luo-
go sagro, come lo fu per pochi anni, mu-
randosi la porta. Ciò dicendo il Cicogna-
r.i, nella Sloria della Scultura , aììiise
cuu r ultime parole alla strana idea nar-
rata dal Diedo, per la quale si coprì que-
sto gioiello d'arte con goife spalliere di
noce, che contornavano lutto il coro. Sif-
lilla bruttura venne ben presto eruen-
(i.itii colla restituzione fedele di quanto
eia prima. Salutare lezione di astenersi
per sempre da qualun(|ue riforma di que-
sto singolare edifizio. Il retto senso deve
presiedere alla gelosa conservazione di sì
l'iigguardcvole monunienlo dell'auliche
VEN
2(39
nrti patrie, anzi forse primìzia del risor-
gimento di esse iu Italia. La sagrestia è
ricchissima di preziosi musaici ristorati
nel 1 727 per volere del senato. iM. L. Riz-
zo lavorò la vòlta , ed ebbe a compagni
il prete Alberto Zio, e forse, come sospet-
ta il Moschini, Pietro Alberti e France-
sco Zuccato. L' opera è bella sì nella fi-
nezza del lavorio, come nell'invenzione e
nella grazia de' fregi e proprietà delle
figure, quali vengono reputale della scuo-
la di Tiziano o di lui stesso. In tutti que-
sti musaici vi è assai da lodare, e tanto da
meritare ognuno apposita illustrazione.
Sono principali le figure dell'Eterno Pa-
dre circondato dagli Angeli sulla porta,
quella della Vergine, de' ss. Giorgio e
Teodoro nelle lunette sulla porta stes-
sa ; le due immagini di s. Girolamo, ad
essa porta laterali, lavorate per con-
corso da Domenico e da Gianiiantonio
Bianchini zio e nipote; lei 4 figure degli
Apostoli e de' ss. Marco e Paolo, che or-
nano l'altre lunette, e finalmente l'altret-
tante figure de'Profell nella vòlta, quali
circondano la Croce presa in mezzo da'4
Vangelisti. Bellissime sono le tarsie sugli
armadi e sulle spalliere, che cingono la
parte destinata a custodire gli arredi sa>
gri; lavori d'Antonio e Paolo fratelli man-
tovani, de'frati V incenzo da Verona e Se-
bastiano Schiavone, e di Bernardino Fe-
rando. Queste tarsie presentano in tanti
comparti la fabbrica della chiesa di s.
Marco, l'apparizione del Santo, la tra-
slazione del sagro suo corpo; un prigio-
niere tratto da una nave, ed uu misero
che a lui si raccomandano; poi l'Evan-
gelista, a cui stanno davanti in ginocchio
un uomo con fucile e un guerriero ar-
mato; poi molti fabbricati e prospettive,
e finalmente s. Marco in atto di battez-
zare e di rendere la salute a 8. Aniano,
che fu a lui immediato successore nella se-
de Alessandrina. — La cappella di s. Pie-
tro principe degli Apostoli, a destra della
maggiore, avea il suo altare fino al tem-
po del patriarca Gambooi^ e per di lui
270
VEN
ordine fu levalo onde dare più libero in-
gresso alla sagresliii. La cappella di Papa
s. Cleiiieiite J, a sinistra della principale,
ba un altare di fino marnio ornato di due
bassorilievi, il lAle'quali rappresenta i ss.
Jacopo, Andrea e Kicolò, innanzi a cui
vedesi prostralo il doge Andrea Grilli; e
l'altro figura la Vergine che tiene il Fi-
glio in braccio, ed i ss. Marco e Bernar-
di no, bassorilievo con quest'iscrizione:/>«-
Cf. Serenissimo D.D. Cristoforo Mauro
tfCccCLxy. Sorgono in faccia all'indicate
due cappelle , due parapetti di marmo,
che seguono l'ordine di quello grandioso
chiudente la principale. Sopra ciascuno
posano 5 marmoree figure, lavoro di Ja-
cobello, e Pietro Paolo da Venezia, ope-
re eseguile nel iSgy. Anche le pareli di
queste cappelle si adornano di antichi
musaici. In quello di s. Pietro vedonsi e-
spressi i fatti di sua vita, come nell'altra
di s. Clemente I sono figurale le di lui
azioni, ed il trasporlo della salma dell'E-
vangelista a Venezia. A pie delle figure
d'Abele e Caino, sulla poi la che mette
nel cortile di palazzo , leggesi il nome
d'un Pietro e l'annoi iSg, da cui si ar-
guisce che fosse V artista lavoratore de*
musaici nell'ultima descritta cappella. —
Passando al braccio destro del tempio,
parlerò prima de'niusaicie degli altri og-
getti che vi s'inconlrano, per poi discor-
rere d'ogni singolo suo altare. Primiera-
mente s' incontrano al di fuori del pre-
sbiterio due pulpiti un sopra l'altro, ric-
chi per colonne e altri marmi orientali
pregiatissimi, e l'ultimo coronalo d' una
cupolettadi metallo messo a oro. Poi ver-
so l'altare della Vergine, al destro lato
dell'osservatore, s'afiaccia un antico bas-
sorilievo con Maria seduta, e dall'oppo-
sta parte s'inconlrano le figure intere di
altri due Santi e sopra altri 3 busti , il
tulio di bassorilievo d'antico lavoro, co-
me lo è quello d'altro Sauto nella parete
a destra di questo allaie. Innanzi ad esso
«ono collocali due grandi candelabri di
bronzo per intagli oruatisiimi , eseguili
VEN
neliSao da Camillo Alberti. A dare un|
rapida occhiata a'musaicibellissiiiii/juini
tulli lavorati nel miglior secolo, s'olFrou^j
tosto allo .sguardo quelli schierali di sopri
r aliare della Vergine, e disposti in d(|
ordini. Nell'inferiore mirasi Cristo iucoi
traloda'due Discepoli sulla strada d'Kir
maus, uno de'quali si chiamava Cleofa e
l'altro Emuiaus, secondo s. Ambrogio; lij
sua Cena in quel luogo con essi, il suo ri
conoscimeuto, e la partenza de'medesiir
Discepoli. Questi lavori vennero eseguii
sui cartoni di L. Bassano morto nel i Ha!
Nel 8uperiore,sui cartoni dell'Aliente, d<
cesso nel 1629, si eseguì la Comunione dt
gli Apostoli sotto ambo le specie sagra
mentali. La vòlta dell'altare die' soggelt
a Pietro Vecchia di espi imere l'Adulte
accusala da'farisei, iio Lebbrosi guari
dal Salvatore, la preghiera del Cenluri
ne e quella della Cananea. Poi qua e
per le pareti e pegli archi sonovi figo
di Santi e Profeti, parie d'aulico e par
di più recente lavoro, e sotto 1' immag
ne di David é il nome di Pietro Luun
e l'annoiGi 2. Siccome l'altare delia \et
gine,poslo di fronte alla cupola di quest
braccio, era dedicalo a s. Giovanni Evan
gelisla, così essa è tutta ornata in anlic
musaico con azioni della di lui vita. N(
vòllone fra la nave maggiore e il presbi
terio, incominciando da quest'ultima pai
te, si osservano le nozze di Cana Galiled
opera di B, Bozza, sul cartone di D. Tia
torello; segue il Lebbroso risanato; Cri
sto che ascende in cielo; il risorto figli
della vedova di Nainì , e la Cananea ri
donala a salute, lavori lutti di D. Bian
chini condotti sui disegni di G. Salviati
e finalmente la Cena del Signore, del
lo slesso Bianchini , eseguila sul cario
di D. Tinlorello. Sotto a questo vòlton
dalla parte del pulpito, l'Angelo che ri
Uìelle il ferro in guaina è di G. A. Ma
rini. In quello di contro, cioè nel vòlt
ne sulla cappella di s. Isidoro, vi sono i
antico musaico, Cristo che si sveglia nel
la barchetta; il Paralitico calato ueila Vi
VEN
ballca piscina; Gesù die sana l'iclropìco;
e la Fe>cagi(-iie tlegli Apo>toli consigliati
dal Redonttìie. Negli angoli »i vedono i
, s<. Pigasioed Exnudiiios,esegnili neliSSy
1 claG. A. Diaiichini.Sottoa qiieslo vùitoue,
e nella grande niuraglia sovrapposta alla
della cappella di s. Isidoro , con magi-
«liale perizia, e l'opera di io anni, Vin-
cenzo BiancliinijSiii cartoni del Sai viali,
vi condusse neh 5^2 l'albero genealogi-
co di Alai ia, la quale appare in cima ai
niedesinto col divin Figlio fra le brac-
, eia, nel mentre giace disteso a' piedi del
) li'onco il capostipite Jesse, e su pe'rami
< seduti si mostrano i re David, Salomo-
ne, Roboamo, Abia, Aza, cogli allri re-
I gistrati da s. Matteo Evangelista. Nel pie-
I colo arco esteriore alla cappella de' Ma-
I scoli, di cui in appresso, si vedono l'ini-
. niagini d'alcuni Santi, e nel vóltone vi-
; cino verso la nave minore, appare s. Giu-
. seppe a cui fiorisce la verga; la Visila-
I ziune a s. Elisabetta; s. Zaccaria che ve-
', de l'Angelo fra il tempio e l'aliare; lo
i Sposalizio di Maria, e nel mezzo una Cro-
ce fra 4 Pi'ofeli. Poi l'Angelo che appar-
I re alla Vergine intesa ad allinger acqua
• per imbianchir de'lini, e s. Giuseppe av-
I Tettilo dall' Angelo della persecuzione
! che Erode andava a fulminar sugl'infan-
li. La parete nella quale è collocata la
. porla , delta di s. Giovanni , perchè di
^ fronte all'altare già sagro a questo Apo-
stolo, è ornata culla vecchia figura del
medesimo, e con 5 falli dell'isloria della
[ludica Susanna, opere fra le più belle di
Lorenzo Ceccato, sui cartoni di J. Palma
, e di D. Tinlorelto. In altro coraparli-
; mento, sull'invenzione dell'ullimo, G. A.
. Marini eseguì con somma perizia i senio-
: ri che accusarono Susanna , lapidali dal
^ popolo. Sotto le finestre poi, in antico mu-
; saicOjè figurato s. Giuseppe invitato dal-
■ l'Angelo a fuggir dalla persecuzione d'E-
rode, e la disputa di Ge>ù nel tempio, e
i Sdpra a <|neslo sono conteste l'inimagini
. de' ss. Giuliano ed Ermagora, Negli aii-
1 geli vi sono i profeli Osea e Mosè, lavoii
VEN 371
eseguiti nel 1 ,^90 da L. Ceccalo. — Dal-
ia crociera del braccio destro, passando
alla nave pur destra, le fa lesta una pie-
cola cupola che guarda la cappella mag-
giore. Ne'pennacchi di essa vi sono in an-
tico lavoro gli Evangelisti e in cima Ge-
sù Cristo, e di solto alla medesima nel-
l'arco di fronte al maggior altare, si vedo-
no i ss. Processo e Marliniano, condotti
da Domenico Bianchini Rossetto. A' lati
del vólto superiore alla destra di chi guar-
da, o a meglio dire alla sinistra del gran
muro principale, esternamente vi sona
da una parie le Vergini prudenti, e dal-
l'altra il Salvatore, nella cui base è l'an-
no 1601. Sono pensieri dell'Aliense ese-
guiti da Scipione Gaetano. Ogni vólto mi-
nore porla l'immagine di due Santi, al-
cune d'antico e altre di più recente lavo-
ro, e opere vecchie sono pure le 5 figu-
re nell'inferior parte collocate della pa-
rete principale, esprimenti i profeti Gioe-
le, Osea, Michea e Geremia, con Gesti
Cristo nel mezzo. Sopra a queste s'esten-
de lato musaico e bellissimo, emulo del-
la pittura, in cui è colorita la patria bea-
ta del Paradiso, e un numero grande si
vede d'Angeli, di Profeti e di Santi, e ia
cima la Triade indivisa. Questa grande
opera fu tratta da un dipinto di Giro-
lamo Pilotto, ed è incerto se il Gaeta-
no qui ponesse suo ingegno. Bensì lo po-
se nella crocefissione di s. Pietro , nella
decapitazione di s. Paolo, e nella cadu-
ta di Simon mago alla presenza di que*
due Apostoli, opere tulle e tre colloca-
te sopra il Paradiso descritto, e per le
quali ne formò i disegni J. Palma ju-
iiiore, n»eiio però per la figura del Ma-
go, disegnata dal Padovanino, morto nel
i65o. Nel vòlto il Gaetano, intorno al
1602, espresse la predicazione e la mor-
te di s. Jacopo; s. Tommaso alla presen-
za di Gundoforo re degl'indi, e la di lui
passione; storia per la quale fece i cartoni
Tizianello figlio di Marco, vivente anco-
ra nel 1648. Poi sui disegni del Padova-
nino, lo slesso Gaetduo coadussti s. Gio-
272 VEN
vanni in allo di celebrare, e la di lui im-
enei sione entro la caldaia d'ulio bollente;
e finalmente co'disegni dell'Aliense colo-
rì s. Andrea che dispula col proconsole
Egea, ed il medesimo crocefisso; lavoro
quest'ultimo, di cui il Ridolfi limpiove-
lò il Gaetano pei' avere mal eseguito il
disegno delTAIiense. La mezzaluna sopra
l'ambulacro porta l'immagini de' ss. A-
gricola e Vitale, e la cupoletla che segue
presso la porta d'ingresso, reca ne' pen-
nacchi gli Evangelisti e nella cima la Di-
vina Sapienza. Prima di portarsi in al-
tra parte del tempio, devesi ricordare es-
ser le pareti tutte vestite di pregiatissimi
marmi, quali il verde antico, il diaspro o-
l'ientale, il greco ec, e nell'ultima parete
presso la porta vedesi un' aulica imma-
gine di Maria delle Grazie , celebre ap-
punto per le grazie che a'di lei di voti com-
parle. — L'ambulacro che corre dinanzi
l'aliare della Madonna, un tempo di s.
Giovanni Evangelista, più volte nomina-
to, è sorretto da due grandi e belle co-
lonne di marmo greco, che sembrano di
agaia , le quali fan 1' ufficio di dividere,
mediante un parapetto d' agata sardoni-
ca e di verde antico, e due cancelli dì
bronzo, l'altare medesimo dal resto del
tempio. Le 4 colonne che sostengono la
tribuna, sotto a cui l'ara s'innalza, sono
d'afiicano, e il parapetto della mensa è
formalo da una bellissima lastra di dia-
spro occidentale. Un tabernacolo di fino
marmo, con colonnette e rin^essi di bian-
co e nero, munito di due portelle di bron-
zo, su cui sono rappresentati i ss. Luca e
Giovanni evangelisti, conserva la greca
insigne immagine di Maria ss. delta Ni-
copeja , acquistata a Costantinopoli dal
doge Enrico Dandolo, e pervenuta qui
neh 2o4o poco dopo, o nel 1206. La ss.
Immagine fu presa in della ciltà nell'au-
tunno del i2o3, nella rotta data ad Ales-
sio Duca o Murzuflo. Mg."^ Giovanni Tie-
polo primicerio di s. Marco, in occasio-
ne che nel 1617,6 non nel 1 6 1 8, si eresse
questo mugnilìco altare, ove dalla sagre*
YEN
stia fu portata la ss. Immagine, divulgl
co'lipi veneti: Trattato dell' Imniagiie
della gloriosa Vergine dipinta da s. Lu-
ca, conservata già molti secoli nella du-
cale chiesa di s. Marco della città di
l'e/iezia. Non piacque questa sentenza
all'ab. Carlo Quirini, più versato negi
sierici greci e più esperto nella critica
onde conobbe non poter essere l'OrZcga
Iria credula dipinta da s. Luca, e colle
cala in Costantinopoli nella chiesa del cai
lebre monastero degli Odegi, da cui pn
se il nome; il perchè in Venezia neh 644
pubblicò una dissertazione con questo ti|
tolo: Relatione delV hnniagine Nicopeaì
che si venera in ì^enetia nella Ducal
di s. Marco. Di questo venerando simi
lacro si traila ancora nelle Notizie sto
riche delfapparizioid e dell' iniinagir,
pili celebri di Maria Vergine ss. nellì
città e dominio di Venezia. Ivi nel 1 76(
furono stampale in latino dal Remondi^
ni, e nel 1761 in italiano dal Zatla. Mi
in esse si confusero una coU'altra le dui
imujagini Odegetria e Nicopea. luoltrJ
abbiamo la dotta e critica Dissertazioni
dell'antica Immagine dì Maria ss. ci
si conserva nella basìlica di s. Marco iJi
Venezia, dì mg.'^ /agostino Molin cane
nico teologo della patriarcale e lettor
di s. Scrittura nel seminario della stes
sa città, Venezia tipografia Zerlettìedi]
trice 1821. Per la sua importanza e ce
piosa erudizione amerei darne un fugac
cenno, ma sono impedito dall'abbondar
za stragrande della materia necessaria 1
formare (|uesl'arlicoIo. A quanto già
dello, mi limiterò semplicemente di ag
giungere. Il sapiente scrittore riporta gì
autori che hanno scritto di questa ss. lui-
magine, e le dilìicolla di ben parlarne al:
lesa la mancanza d' antichi documenti!
Narra in qual maniera essa venne in po-j
tere de'Ialini, e come tolta a'greci fu daJ
ta a'veneziani, rilevando l'abbaglio degli
stessi veneti scrittori nel raccontare il IJil
to. Indi dimostra che la tolta a Marzufl^
è questa che liì conserva e venera in
VEN VEN 173
Mnrco. Rispomle od alcune difficollà, che pere clelSansovino, come nlcuni pretesero,
sj polrebbeio oppone aH'uutoritàilel Ila- — La cappella tli «.Isidoro inaiiiie è collo-
nitisio. Cerca (piai sia siala I* laimagine cala nella parte deslra dell'altare descrit*
lolla da' latini a Marzuflo , e prova non to e sotto il gr;tnde albero genealogico
essere siala quella che si cbiaojava di s. di Maria, chiusa da una porta in bronzo.
Luca, ossia 1' Odcgctrìa. Dimostra non Verso il 1 35o la fece costruire il doge An-
esser certo che l'Immagine che qui si con» drea Dandolo, e 5 anni dopo fu compita,
serva si chiamasse anlioaiuente iV/co^t'/Zj' L' aliare conserva il corpo di s. Isidoro
tuttavia non ntancare motivi di sospettar- martire recato in Venezia da Scio nel t la^
lo. Llagiona della chiesa di s. Maria del per cura del doge Domenico Micliiel. Co-
Faro di Coslantino[)oli dove si conserva- minciando a direilegli antichi musaici qui
va, la quale dal Gregora è chiamala iVii- esistenti, al di sopia della portasi vede un
fpjìcn; e si conferma eh' è la medesima doppio ordine di rozzi lavori eseguili nel
di (piesta basilica, l'assa quindi a cerca- XIV secolo. INell' interiore si rappresenta
re quando cominciò ad esser venerata in s. Isidoroarrestatoinnanzi al padre; chili-
Costantinopoli; e indi descrive le guerre so in ardente fornace; trascinato a coda
nelle quali i greci la condussero al cani- di cavallo e decapitalo. Nel superiore si
pò; e per ultimo degli onori ad essa tribù- vede il santo medesimo che [)arle d'A-
lali prima a Coslanlinopoli , poi a Vene- lessandria; che arriva a Scio; che scaccia
zia, e le grazie concesse a'ricorrenti vene- i demonii; che converte Valeria e altre
2Ìani ne' gravi bisogni della città e della donne, e che battezza le nazioni conver-
repubblica. Sembra che nel 1672 abbia a- lite. Osservalo il vólto, ornalissimo di fi-e-
voto un ristauro la magnifica e ricca cor- gi, scorgesi all'altra parte il doge Michiel
niceche serra la prodigiosa ln)magine, da in atto di comandare a Cerbano , di rin-
Pielro Bortololli orefice. Difalti si osser- venire il corpo che avea nascosto ili (pie-
vano intorno al quadro 16 immaginelte sto u)arlire, e poi si vede il trasporto di
di Santi condotte in oro e in isuìalto, con esso a Venezia. iNelIa mezzaluna in fac-
quell'artifizio medesimo con cui sono la- eia all'altare vi sono l'immagini di Gesù,
vorale le pitture dell'aurea Pala nell'ai- del Battista e d'un Santo vescovo, e so-
lar maggiore; le quali argomenta il can. pra l'altare quelle del Salvatore e ile' ss.
Molin appartenessero all'antica cornice ; Marco e Isidoro. Una cassa di marmo, lo-
anzi la recente, crede egli, lavorata a si- cala sull'ara, racchiude i resti mortali del
nìiglianza di quella venula qui da Coslan- Santo, e sopra giace la statua supina del
linopoli. Questa cornice è ricca per niol- medesimo, dietro la quale è ini Angelo
to oro ed argento,, e per gioie preziose, con profumiere nella destra. A'Iati del-
IVel 1617 |)er cura del procuratore di s. l'urna sta espresso il mistero dell'Annun-i
Marco Giovanni Cornaro, si tolse la ss. ziazione, e nel prospello della medesima
Immagine Nicopeja dalla sagrestia, ove urna vi sono 3 figurine che rappresenta-
prima custodivasi, e adornata di nuovo no s. Gio. Battista, ed i ss. Marco e Isi,
l'ara dell'aliare ch'era dedicato a s. Gio- doro, Ira le quali, in doppio bassorilievo,
vanni Evangelista, ivi fu riposta, onde il si vede quesl' ultimo santo trascinato a
popolo avesse piùogioadonorarla.A'Iali coda di cavallo e decapitalo. Al fianco di
dell' altare sono bellissimi getti in bronzo chi guarda, è confitta nel muro un'antica
i i\\i6 Angeli, forse lavoro dello stesso ar- uina con 3 dittici, da cui appare che fos^
lefice che fuse gli altri bronzi cheivi si ve- se rinchiusa la salma d'un bambifjo, (or-,
dono , il quale sì nell' uno e sì nell' ullro se figlio di qualche doge. Le pareti sonq
portello, come a piedi d'un Angelo , la- incrostate di marmo greco, di porfido, di
S1.1Ò le sigle B.B.F. Consono duii(|u<»o- verde aulico, e tullq inloruugira un sedila
274 V E N
pur Ji tnni mo. — Segue la cappella del-
la Madonna tle'Mascoli, costi uila tiel i 43o
sotto il principato del doge Francesco Fo-
sca li, e meritò liilustrazionedel Cicogna-
i«. Neil' iiltare vi crede impiegati i mar-
mi d'altro più antico, e the forse alla me-
tà del secolo XIV appartengano le gu»
glielle, le colonne spirali e i fogliami lut-
ti che r adornano, con simmetria elegan-
te, come i profili e modanature di tutta
la tr/ibeazione. Ignoto è lo scultore delle
3 bellissime statue che vedonsi sull'alta-
re. Esse, e singolai mente cjuella della Ma-
donna col Bambino die sta in mezzo, par-
tono da uno stile conforme n quello della
«cuoia di Pisa. Altra mano scolpì i due
Angeletti coli' incensiere , della più gra-
ziosa forma e venustà, che stanno in mez-
zo lilievo sul sottoposto dossale. Descri
vendo la Sotto-Confessione, parlai del so-
dalìzio de' Mascoli , trasferito in questa
cappella, la cui immagine ne prese il no-
me, e «ebbene lo conservi pure l'altra mi-
roc(jlosa in bassorilievo a cui da remoti
secoli i divoli prestavano culto nel sotter-
ra neo , dal ipiide fu trasferita nell'atrio
d-'l Tesoro, etl apparteneva come sua ti-
tolare alla pia unione in questa cappella
traslocala, avendo dovuto abbandona-
re la Sollo-Coufessione. I musaici mera-
vigliosi che decorano la cappella della Ma-
donna de'Mascoli, sono di tanta bellezza,
da vincere al confronto quasi lutti gli al-
tri del tempio; tanta arie e diligenza vi
pose il loro autore Michele Giambono in-
torno al 1460-1490 pel dichiarato dal eh.
Zanotlo,il quale nella sua PinncottcaF^e'
Itela ne pubblicò le notizie. Alla sinistra
del vólto vi sono la Nascita di Maria , e
la Presentazione al tempio; a' lati della
finestra l'Annunziazioue; nel mezzo del
vòlto David e Isaia, la Veigine col Bam-
bino; e all'altra parte la Visitazione, e il
suo Transito. Il Giambono fu il i.° a se-
guire i modi de'più abili pittori del teni-
posuo, abbandonando l'auliche maniere.
11 diseguo piega molto al fare del Vivari-
ni; e cerio dovea eseguire il musaico me-
V EN
glio d alcun altro maestro, se egli era an-
che pittore, né avea d'uopo d'allra mano
che gli colorisse i cartoni.
(ì. Passando al bracciosinistro della cro-
ciera per osservare la parte opposta del
t('n)[)io, discendendo dal già descritto al-
tare di s. Clemente I, dopo il parapetto
di marmo che segue l'ordine della cap-
pella maggiore, iucoulra>i una cupola. Nel
mezzo di (|uesta è (Iguralo il segno di no-
stra salute cinto darfiggi,e ne'vólli che la
sorreggono sono espressi gli Arcangeli Mi-
chele e Gabriele, condotti, quello nel 1 658
da Giambattista Palliati, equesto da Pie-
tro Scutarini nel 1646: (juindi il s. Anto-
nio di Padova, e il s. Bernardino da Sie-
na, la turali, ili." neh 566 da Agostino da
Ponte, ed il 2." da Leonardo Cigola, am-
bo sui cartoni di P. Vecchia. Discenden-
do poi per questa parte nel braccio sini-
stro, e precisamente per l'arco alla manca
del riguardante, s'incontra un bassorilie-
vo antichissimo coir immagine di Maria,
e nella desira vi è dipinta nel muro una
grande figura di s. Michele, opera delle
più auliche. Qui appunto vuoisi che il
C(irp<»del s. Evangelista Patrono apparisse
a '2 5 giugno iog4)Sol'o laduoeadi Vitale
Faliero,e che mentre, perduta ogni trac-
cia del luogo ov'era stato segretamente
riposto, s'invocava l'aiuto divino, si mo-
strasse con n\\ braccio fuori del pilone
reggente questa parte della basilica. Co-
sì infatti riferisce ilDandolom67iro«.pres-
so Muratori, /?er«m Ital. Script., t. 7;
così risulta dall'uffizio proprio che si re-
cita ih detto giorno; e così pur narra, sul-
r appoggio d' una cronaca sìncrona anti- .
cliì>sitna dell* ab. Zenone dì s. Nicolò di
Lido, il celebre Bernardo Giustiniano da
s. Mo'i^è, De origine urbis Veneliarum,
Meglio è vedere l'encomiate Memorie. 'sto-
rico criticherei conte Manin, cap. 3: Del-
l' invenzione del Corpo di s. Marco sotto
il doge Fallerò, e sua nuova deposizione.
Altri però posero in dubbio il fatto com'è
riferito dal cronista Dandolo, non il pro-
digio^ e dicono consister esso ucli' ispira-
V EN
zione del rintracciare quelle sagre reli-
qtiie, ilupu le poliliclic viceii«le seguite, e
iiellci cuilaiizu coliu quale s'insiitletle, cuii
virtuusu zelo, a cerc.ule, uiiili^rado i fi-
sici uslucolt , e lu siiian itiiento degl'in*
liizii poailivi. Si può vedere il Cai li, Dis-
sertazione sopra il corpo di s. Mar'
co, p. 69. — Proseguendo il canuniiio,
(rova<ti l'aliare di s. Leonardo, ora del ss.
6agraiiienlu, di cui iti seguito, e nella
parie sopra il medesimo, sono disposti
ili doppio ordine 6 fatti deli.'k vita di que-
sto santo, eseguiti sui cartoni di F. Vec-
cliia. lo essi si vede s. Leonardo, tenuto
al s. fonte dal re Clodoveo; ,che fa pre-
ghiere per una regina ; che disti ibuisce
denari a' poveri ; che prega Dio e libera
il popolo dalla sete; che toglie didla car-
cere i prigioni; e iinaimente che appa-
re ad un condannato, a cui dona la li-
bertà. P. V^ecchia die' pure i cartoni
per le storie del Paralitico risanalo nel-
la Prubalica piscina, e pel s. Pietro che
cammina sull'acque, quella coIor>ita fia
le finestre, questa epressa superiormen-
te alle medesiuie; e Lorenzo Cecca to ,
ueir angolo manco, lavorò la figura ilei
profeta Osea. Wella \ólta che copre l'al-
iare, in antico musaico, sono condotte
le !>torie della Samaritana alla cisterna;
della Moltiplicazione de'pani e de'pesci ;
del Cieco nato, e di Zaccheo chiamato
dal Signore. La mezzaluna e l'arco che
la copre, come pure gli altri archetti, so-
no cuperti colle storie di Abramo, e con
molle liguredi Santi e Profeti, tutti di più
recente lavoro ; tranne le iuKuagini e-
spresse nel vólto aderente ai gran liiieslro-
De: (piindi in quelle de'ss. Antonio abba-
te e Vincenzo Ferreri riscontrasi il no-
me d'un Sdvestro e l'epoca 1 5^S, e nel-
l'altre de ss, Bernarilino e Paolo vedesi
per autore un Antonio. Dopo(|uesl'ulti-
me immagini, nell'arco dappressoevvi la
JMolliplìcazione de'pani e de'pesci ; i de-
nionii entrati ne'corpi de'porci;la suocera
di.s. Pietro, eia curva donna, ambe risa-
liate. La gran cupola di questo braccio
V E iV -ij-j
riceve ornamento da molte antiche figu-
re di Santi, e da s, Tecla, quest'ultima
lavorata da V. Bianchini. JNell'arco ver-
so la nave maggiore del tempio vi sono
i profeti David, Salomone, Mosè e Zac-
caria, il quale ultimo reca il nome del-
l'artefice Pietro. Cristo eh' entra in Gè-
rus<ilemnte; la di lui Tentazione nel de-
serto; l'ultima Cena, e la Lavanda de'pie-
di sono le storie che decorano la vòlta,
nel cui pinacolo si mostra l'Eterno Pa-
dre con gloria d' Angeli. — Di fianco al
maggior altare sorge un altro pulpito di
forma otlagoiia , sostenuto da g colon-
ne di marmo orientale, e sopra questo
sulla parete, spicca la statua della Ver-
gine, eguale in tutto all'altra collocata sul
già descritto aliare de'Mascoli. Seguen-
do l'esame di questo braccio, conviene
recarsi sotto l'arco ilell'interculunnio po-
sto in mezzo, di fronte all'altare del Sa-
gramento. Sì (juesto che il superiore por-
tano l'iminagìni di vari Sanlì; e sopra
l'ambulacro, da un lato si vede il proleta
Geremia, eseguito neh 634, e dall' ailru
Gioele. Giannantoiiio Fumiani, morto
nel 1710, fornì i cartoni per le 4 storie co-
lorite nel vólto. Ivi sono espressi i ss.
Gioacchino e Anna, mesti per l' infecoii-
dità e consolati dall'Angelo ; il pai lar lo-
ro col profeta Issacar; la gioia di ritrova-
re le predizioni dell'Angelo fra'vaticinii
d'Isaia; e finalmente la loro allegrezza
per la nascita della Vergine. Quest'ulti-
mo comparto porla le sigle D. C, F,,
probabilmente Domenico Cigola, mu-
saicisla salariato della basilica nel i665,
o fuis'anco Domenico Caenazzo maestro
del i652, ma allora era assai vecchio.
Uno ile'musaici più antichi, e per avven-
tura più alla veneta storia vantaggioso,
perchè sparge lume sui coslumi di (|uel-
l'elà, è quello che scorgesi nella pareteli»
(uccia all'altare del Sagramenlo. Ivi sta
espresso il doge Ordelafo Fallerò, i sacer-
doti ed il popolo assitenti al sagrifizìo, che
oH'ie al Signore il vescovo Enrico Cou-
tariui per olleuere lu scoprì mento del
276 V E N
venerando corpo tli s. Marco, ti! cui erasi
percldla la iiieiiiorìa : quindi vederi ap-
parir fuori del pilastro la cassa, custode
di s'j sanie reliquie. Sopra questo lavoro
e fra le finestre è la Presentazione della
Vergine al tetupio, eseguita da D, Cigo-
la nel 169 I ; e sotto il ^ólto già descrit-
to, vi è a sinistra la porta die «nette nel
Tesoro, dei quale parlerò più innanzi.
Sulla medesiuici sta 1' iuuiiagiue del R.e-
dentore, antica scultura in marmo greco,
recata qui tla Gerusalemme, come cor-
re fama, e dentro l'arco a sesto acuto,
in musaico, vi sono due Angeli che so-
stengono il segno di nostra Redenzione.
JMollo si scrisse e parlossi sulle due figu-
re de'ss. Domenico e Francesco d'Asisi,
espresse sotto l'arco che cinge la porla
indicata. Vorrebbero aiciuiij con po-
ca critica, che ne avesse dati i disegni,
con ispirilo profetico, il fainoso abbate
Gioacchino, dicendo che vetmero con-
dotte quell'immagini prima che i due
santi nascessero. Ma è provalo che tulli
e 3 erano conlempoianei. Qual creduto
/'/■o/ètó,in quell'articolo riparlai del dot-
to e b.Gioacchino, non meno delle prole-
vie che a lui si attribuiscono, e delle dette
tìue figure; anzi feci ancora parola del-
i'euiblemaliclie figure d'animali in mu-
saico del pavimento di questa basilica,
eseguite secondo le sue predizioni, allu-
iiive alle rivoluzioni e guerre civili che
successero dopo di lui ; e (pieslo lo ripor-
tai col Cancellieri, che nelle Disserlazio'
Ili epistolari hiblio^rafiche, non poco
erndilamente parlò dell'abbate Gioacchi-
no a p. 80, 8i e 378. Di ciò ragionando
unche il Corner, riporta la tradizione
ili'lle figure poste nel pavimento d'ordi-
ye dell'abbate Gioacchino, cioè due Leo-
pi, l'uno puigue nell'acqua, l'altro di-
magrato in terra, significanti i diversi
«lati (.Iella repubblica; e due Galli che
portano una Volpe legala al palo, con
the si crede significato Lodovico Sforza
a!>tutis$inio duca di Milano, cacciato dal
>uu dominio dagli eseicili di Carlo Vili
V E i\
e Lodovico XII re di Francia. — L' aU
tare della Croce, ora del ss. Sagramento,
era dunque deilicalo a s. Leonardo. Se
non che nel 1618 fu eretto di nuovo, e
per un'insigne reliquia della ss. Croce,
che ivi allora si chiuse, venne appellato
appunto aliare della Croce. In seguito
trasportalo in e^so, per maggior comodo
de'lcdeli, il ciborio o tabernacolo per la
custodia della ss. Eucaristia, si chiamò
del Sagramento. L'antico marmo colla
figura del primo lilolare s. Leonardo,
ora incastralo nel muro esteriore del
tempio dal lato che guarda la chiesa di
s, Bas^o, vuole il Moschini che servisse
in antico a tavola di quest'altare, ed il
Meschinello, seguito dal Piazza, afferma
che la pala di esso santo era falla a mu-
saico. Ma il critico ed eruditisimo Za-
nollo, posto mente che il Sansovino, il
quale sciiveva mentre precisamente e-
rigevaii di nuovo l'altare, non fa parola
di tale n)Usaico, rigetta giustamente l'o-
pinione del Meschinello; laonde sem-
bra che il dotto e diligente Moschini
abbia piìx del Meschinello cólto nel ve-
ro. Simile quest'altare all'altro descrit-
to della Madonna Nicopeja ha sul di-
nanzi due colonne che sostengono il su-
periore ambulacro, le quali prendono
in mezzo il parapetto di agata sardo-
nica con basamento e ciitiasa di verde
antico, che separa l'aliare dal tempio.
Sotto una tribuna sorretta da 4 colon-
ne, due di porfitlo e due di ahicano, s'in-
nalza sull'ara il tabernacolo di marmo
orientale, concolonnetteei imessi di varie
macchie, chiuso da due valve di bronzo,
su cui sono rappresentati i ss. Leonardo e
Antonio abbate, lavoro non già del Sari-
sovino,come dice il Meschinello, ma for-
se dello slesso artefice i:he fuse quelle del-
l'altare della Vergine come dissi, e che
qui pure avrà lasciato suo noine..\ cagio-
ne però d'una custodia di marmo, posta
da non molti anni, e ohe cela in parte le
ricordale valve, non »i ponno esaminare
con ddigenza onde scuoprirue per av-
V CN
ventura le sigle. Innanzi l'aliare del is.
Sagijjmeulo si ainmirauo due grandi
candelabri di bronzo, ricchi e abl)eHili
da oinaiuenli, opere del bresciano Maf-
feo Olivieri fiorito nel XVI secolo. I due
nltari o nltarhii simili, posti nella cro-
ciera del tempio da questo lato, ed e-
retti a' ss. Jacopo e Paolo apostoli dal
doge Cristoforo Moro, fra gli anni 14G2
e i47') tempo della di lui diicea, so-
no due pregevolissinti monumenti di
scultura attribuiti dal Cicognara a Pie-
tro Lombardo, accompagnando così nel-
la crociera l' ornamento del magnifico
tempio. Il medesimo Cicognara per va-
rie considerazioni, e non essendo gli or-
namenti e le statuette di questi altarini
opere giovanili, ma di sperimentato ar-
tefice e diligent'^ssimo, congettura che
possano essere state eseguite nel miglior
periododella vita dell'archilettoe sculto-
re, che appartener sembra alla i.'metà
del XV secolo, perciò al doge non dover-
sene che il compimento. Dal quale riflesso
deriva la conseguenza, che l'arti in Vene-
zia aveano già mosso verso la perfezione
e il bello siile prima d' altrove, siccome
da altre produzioni di sommo merito gli
fu «Iato dimostrare. Non polendo stabi ii-
re il nouìe dell'artefice, ma per essere gli
altarini d'uno stile pienamente conforme
e quello della chiesa della Madonna de'
Miracoli, capo d'opera di Pietro Lombar-
do, fondatore della buona scuola de'gen-
tili ornamenti ed eleganti architetture di
Venezia, benché intraprendesse l'erezio-
ne di tal chiesa nel 1 480, cioè di oltre 20
anni più tardi da quella degli altarini de'
ss. Jacopo e Paolo, cosi a quel sommo ar-
chitetto e scultore gli attribuì. Se vuoisi
cercare alcuna rassomiglianza tra queste
e le produzioni dell'altre arti in quel se-
colo,sarà facile il riconoscere nelle due sta-
luelaterali postea questi altarini, oltre le
grandi de'due ss. Apostoli collocate sugli
altarini metlesimi, la maniera die usava-
no i fiellini, Jacopo padre, ed i figli Gen-
tile e Giovuuoi, ed ia ispccie qiella del-
V E N 277
Kiiltimo die in quel tempo di poco avca
passato il 6,° lustro; né è da farsi me-
raviglia che il più diflìcile meccanisnio
dello scarpello fosse così avanzato, poi-
ché la storia dell'arti con troppa eviden-
za ha dimostrato quasi sempre, ohe l'in-
signi opere di scultura precedono l'insi-
gni pitture. Il Cicognara giudica gli or-
namenti de'due altai-ini un po' tro|)po
minuti, e l'occhio vi bramerebbe più ri-
poso e intervalli; alcune modanalurenon
sono di bella forma, e rimangono ottusi
i profdi pel basamento, ma le proporzioni
generali sono svelte, eleganti, e vi si ve-
de chiaramente il miglior gusto delle ar-
ti rinascenti. — Passando alla navata sini-
stra e pro[)inqna,come in quella di contro,
così in questa vi è una cupoleltadi frf>n-
le al maggior altare, nella cui cima è fi-
guralo il Salvatore con sotto la Vergine,
vari Angeli, e una Matrona coronata col
molto : Regina Siiitris, tenendo fra le
roani la leggenda : E Coelo venient. Gii
archetti, che reggono I' accennata cupo-
lelta, portano ognuno due Santi, e sotto
il vòlto co'carloni di P. Vecchia, vi èia
collocazione sotto l'altare maggiore del
Corpo di s. Marco, e l'imperatore Co-
stantino!, e s. Elena colla Croce. Neh."
musaico è segnato l'anno 1648. I lavori
de'due archi che seguono, si eseguirono
co'cartoni del dello Vecchia. Neil' uno
stanno l'immagini de'ss.BasilioeLiberale;
nell'altro si vede superiormente la Strage
degl'Innocenti, Rachele che piange i figli,
e due Angeli che ne accolgono 1' anime,
divise dal mistico Agnello. Notasi nel pi-
lone, che regge questa navata, un'imma-
gine antichissima diMaria scolpita in mar-
mo, e che la tradizione ricorda qui re-
cata da Costantinopoli. Nella gran fac-
cia della muraglia principale vi sono,
nella parte inferiore in 5 comparti, al-
tretlante figure, esprinienti la Vergine
nel mezzo, e ne'lati i profeti David, S.t-
lomone, Isaia ed Ezechiele; esopia a que-
ste Gesù orante nell'Orto e gli addormei»-
tali Discepoli. Poi di fli^nco alle finestre,
9.78 V li N
s' incontrano le passioni de* ss. Simone e
Giuiln apostoli, poiché rovinar fecero i si-
mulacri,l'uno del Sole, l'allro della Luna.
Il f;ran volto è occupato dalle storie de*
ss. Apostoli Filippo, Jacopo, Bartolomeo
e Matteo. Si vede il i.° (jiiando fa cadere
il simulacro di INIarte, e ailorcliè muore
confessando Gesù a Jerapoli. Il 2." ap-
par dall'allod'nna torre precipitato; per-
cosso a morte da'farisei, e finalmente
sepolto in Gerusalemme. Predica il 3."
nell'Indie, e viene da rpie' popoli scorti-
cato. Da ultimo s. Matteo battezza il re
di Egitto colla famiglia, e sagrificando
all'altare soffre il martirio. Sotto a que-
sto vòlto lorre""iano due fiiiure una al-
1' altra di fionte, esprimenti, quella a
sinistra dello spettatore, la Chiesa, e
quella a destra, la Sinagoga. La j." ven-
ne eseguita con disegno di D. Tintoret-
to, l'altra co'cartoni dell'Aliense, da L.
Ceccato. Nell'arco inferiore che viene ap-
presso, vi sono i ss. Ilario e Paolo ere-
miti, e nel superiore si vede Dio in tro-
no, coll'Agnello a'piedi, circondato da 4
Aniosali co'Vccchioni e il Libro mistico
co* sigilli notato nell'Apocalisse. Jacopo
Pasterini, ch'esegui questo bel musaico,
merita onorata menzione fra'pritni mae-
stri del tempo in cui fiorì e fu il 161 5
circa. La cupoletta seguente mostra Cri-
sto fra due Cherubini, e ne' pennacchi
gli Evangelisti. Sotto la medesima, in
una mezzaluna de! muro principale sono
effigiali 7 Angeli con trombe, ed uno
con inceiisieie in mano, e significano i ca-
stighi preveduti e registrali da s. Gio-
vanni al cap. 8." dell'Apocalisse. Di sot-
to poi, nella parete medesima, evvi un
liassoriiievo in marmo colle figure di Ge-
sù Cristo, di Maria e del Ballista, o-
pera de'rozzi secoli, e qui tiasporlata da
Aquileia, secondo la tradizione. La pila
dell'acqua benedetta, che sorge poco ap-
presso, per la sua bellezza e singolarità,
meritò parole di lode da Cicognara e di
essere incisa. Non è questo ili. "e solo e-
sempio per cui siasi adattato un monu-
V EN
monto pinfano ad uso sagro e divolo ne'
templi cristiani: lo ricordai più sopra, e
ne ragionai in molti articoli. Quindi un'
ara antica di greco lavoro fu trovata per
ogni motivo adattata a sorreggere il va-
so dell'acqua santa nell'interno di questa
basilica ; come nella cattediale di 7br-
cello a simile uso fu impiegata altra an-
tica ara gentilesca, scolpita di strane e
proffine figure, a guisa di larve o ma-
schere da scena, come in quell'ailicolo
riportai col Costadoni. Dice il Cicognara:
Il linguaggio mitologico il più delle vol-
te non esprime che la pura allegoria e il
sinsbolo della cosa ; ed in fatti ludla av-
vi di veramente profano nei bassorilievo
che vedesi scolpito nell' ara della Mar-
ciana, che sembra essere stata consagra-
ta a Netlnno. Le otide scorrono al piede
della medesima, e con bella ordinanza
vi scherzano i delfini framezzati da pic-
coli tridenti e da elegantissime conchi-
glie. Ciò veramente non dimostra presso
qualsivoglia nazione che l'acqua od il
mare più propriamente, e non potevasi
perfortuita combinazione presentare mo-
numento di questo più acconcio per so-
stenere una vasca d'acqua in paese marit-
timo. Fu aggiunlo poi l'altro bassorilie-
vo de'putti, che sembra appartenere alla
fine del XV secolo; lavoro non isprege-
vole, sel)bene non offra tutta l'attica ve-
nustà.— La vicina cappella delBaltisterio
anticamente chiamavasi de'Futti, secon-
do il Sansovino. Nel mezzo s'innalza mia
gran pila di pietra valassa, ornata di co-
perchio (li bronzo, ove si veggono scolpili
gli Evangelisti e alcuni falli della vita del
Precursore Battista, e di questo santo in
cima torreggia la statua di bronzo. Per
le ragioni che adduce l'avveduto Zanot-
to, l'opera non è del Sansovino, sibbene
di Francesco Segala. L'aliare è sagro al
Precursore, che vedesi edìgiato in ampio
bassorilievo d'antico lavoro, affisso nella
parete, e serviente di tavola allo stesso
altare. E il Santo in allodi battezzareGe>
su Cristo, e jjli sta sopra l'Arcangelo Ga-
V E N V E N 279
lirifle nnnunziaiile la Vergine, diviso <ìa I)o, ed i maiiiiii de' ss. Giovanni e An-
iin Angelo, ed a' piedi s. Marco nhilo. «Irea. Fra la porla, che ojcUh nella vi-
Vi sono neirestremilìi, negli angoli su- cma cappella dello Zeno, e 1' altra die
periori i profeti Daniele e Zaccaria, ne' introduce nel tempio, sorge l' tn-na del
due inferiori i ss. Marco e Nicolò, e fra doge Giovanni Soranzo morto neh 828,
le une e l'altre figure, i ss. Pietro e Pao- e (joi riposto senza alcuna iscrizione. \
lo. A'Iati del quadro stanno due Angeli, toccar de' musaici che ornano questa
e per fianco all'altare due hassorilievi co' cappella del Hatlislerio, furono lavorali
ss. Teodoro e Giorgio. Narra il Dandolo, dall'XI al XIV secolo. In quello della
che la pietra di granito orientale, che mezzaluna sull'altare, è figuralo Gesù
serve di mensa al descritto altare, sia Crocefisso colla Vergine e s. Marco alla
quella medesima sulla quale Gesù pre- destra, e i ss. Gioviinui Ev;iugclista e
dicava alle turbe fuori di Tiro, equi Ballista alla sinistra. Innanzi allaCroce è
poscia recala nel i 1 26 dal doge Michiel. genuflesso il doge, e poco appresso il gran
Forse questa pia credenza è- da porsi in cancelliere. A destra dell'aliare sono
duhhio, cosi quella della pietra macchia* espressi i falli del Battista, cioè quando
la in rosso, infissa nella parete deslra_,se- vien derollalo nel carcere; quando è re-
condola quale si crede quella stessa su cui cala la di lui lesta adErodiade; e quando
nellapngionecadesseilsngrocnpodelB.it- riceve sepoltura la benedetta sua salma,
lisla reciso d' oj'dine d'Erede Antipa, e Nel musaico di fronte al descritto, si no-
qui pure recata dal doge anzidetto (una la l'Angeloche appare a S.Zaccaria; que-
licenza : forse quelle pietre poste dipoi sto privato della favella nel Tempio, e
per memoria ne'due luoghi, furono ere- lo slesso colla santa sua sposa. La cupo-
dule con ampliazione di tradizione come la s'adorna del Salvatore in gloria, ed i
servite n tali usi). Sopra a quest'ultima , peducci portano l'unmagini de*4 Dottori
«•nlro un calino, vi è scoljiita in marmo della Chiesa latina. Nell'arco che segue vi
la lesta del santo. Il doge e patrio storico sono i ss. Pietro Orseolo, Antonio da Bre-
Andrea Dandolo, morto nel 1 354, liposa scia, Isidoro e Teodoro; e l'allia cupola
in una cassa di marmo infissa nella pa- oppresso figura nella cima il Redentore
rete presso la finestra. Fu l'ullimo doge che manda gli Apostoli alle nazioni, e ne'
che venne sepolto in questa basilica; nella pennacchi i 4 Dottori della Chiesa greca.
quale,decrelòil senolo,non potervi niuno Nella parete al lato della Piazzetta, ve-
aver tomba. Per sua cura questa cappella desila nascila di s. Gio. Battista, e s. Zac-
venoe ornata tutta di musaici , secondo caria, di lui padre, che ne scrive il nouie.
il Sansovino.Ma osserva giudiziosamente Questo lavoro, sul disegno di Girolamo
il p. Paolo Maria Paciaudi, De cullii s. Pdotlo, venne condotto da Francesco
Joaiinii BrrplÌMlae, Romaei755, che il Turresio nel 1628. Sta sulla porla, che
Dandolo avrà SMmpiegata a beneficio di mette nel tempio, Erodiade colla testa
essa cappella una gran somma di dena- del Ballista sul disco. 1 4 Evangelisti or-
io, ma non ogni musaico sarà stalo la- nano l'arco dopo lai.'cupoletta, e il gran
volalo sotto il suo goveino, giacché ^ólto che segue ha nella cima il Salva-
molli contano un'ila più antica. Il Pe- loie cinto da vari Profeti, e quindi E-
lrarca,amico di Dandolo, consigliò l'iscri- rode che domanda a'Magi del nato Ge-
zicne che vedesi sotto la lombn di lui. Il su ; questi ultimi alla stalla di Beltlem-
simulacio del doge è supuio sul sarcofa- me; la fuga in Egitto; e in fine la stra-
go, e d'intorno in bassorilievo si vedo- gè degl'Innocenti, Nel musaico sopra la
no l'immagini di s. Leonardo, dell' An- porla, che mette alla vicina cappella
juuiuiala, e poi divenuta Madre del Vei'- Zeuo , è un Angelo che presenta la ve-
28o V E N
ste al Daltista ; e tla'Iali della porta me-
desiata, il l'iecmsore guidato da un An-
gelo nel deserto, e la di lui predicazio-
ne alle tuibe. Ma il più antico musaico
qui esistente, quello che più degli altri
merita l'attenzione, illustrato anclie dal
ricordato p. Paciaudi,èil Battesimo del
Salvatore. Si vede in esso Gesù Cristo
immerso nel fiume Giordano, colla testa
al petto inchinata, e lutto intento a com-
piere quel sagramento che dovea da lui
ricevere santificazione, ed essere la base
saldissinia della divina sua legge. Sta il
Battista in riva al celebre fiume, squal-
lido e n)agro, colla chioma scapigliata,
ispido il mento per barba incolta e lun-
ghissitua, e malcoperto d'un velo, sopra
il quale s'aggira povero manto, e qual
conveniva a lui che il mondo teneva a
\ile. Mette la destra mano sul capo del
Signore, e appresso gli sta un arboscello
e una doppia scure per alludere all' e-
vangelico motto di s. Matteo: Dicebat
eis ( judaeis) jam eniin ad mdicern ar-
boruni seciiri posila est. Dall' altra par-
te del fiume sono alcuni Angeli disposti
in lungo ordine, ed in atto umile e di-
messo. .Vola per l'alto la mistica Coloui-
ba, e una radiante stella dilibnde suo
lume a rallegrare la terra. Sopra il mo-
numento notato del Soranzo, eh' è al
basso del descritto musaico, sono figu-
rati i Profeti Giona e Michea, e in al-
to alla finestra David e S.domoue. - —
Nella pro|»inqua cappella Zeno, la re'
pubblica di Venezia, sempre splendida
e volonterosa nel dimostrare a'propri
figli il di lei grato aniuìo pe' servigi da
essi resi alla patria, volle sagra alla me-
moria del cardinal Gio. Ballista Zeno
questa cappella. Avendo il cardinale di-
sposto ricco legato alla repubblica, que-
sta nel i5i 5 qui gli eresse un monumen-
to cospicuo in bronzo, ad attestare a'
posteri la propria riconoscenza. 11 mo-
numento con onorifica iscrizione, sul
quale giace distesa là statua del porpo-
rato, s' erge iu mezzo alla cappella^ e
V E N
intorno alla cassa che oc contiene le ce-
neri , stanno 6 grandi figure ptue di
bronzo, espi'imenti le virtù che in lui ri-
fulsero, cioè: la Fede, la Speranza, la Ca-
rità, la Prudenza, la Pietà e la Munifi-
cenza. Dieci anni durò il lavoro per le
discordie insorte fra Antonio Lombardo
e Alessandro Leopardo, cui furono sosti-
tuiti Zuanne d'Alberghetlo e PierZuanne
delle Campane; ma lenlamenle procedeu-
do anch' essi, Pietro Lombardo padre di
Antonio ne prese la direzione e l'obbli go
d'eseguir le figure, e il Delle Campane ne
assunse il getto: pare che vi abbia lavoi alo
pu re l'intagliatore PaoloSa vi. Queslobron-
zo è assai considerato e mirabile pel gusto
degli ornati, la ricchezza e proprietà della
composizione, la delicatezza, precisione,
e nettezza de'gelli. Anche Tallare situalo
di fi'onte al monumento, è quasi tutto
di bronzo, oltre i marmi, ed è intitolato
la Madonna della Scarpa. 11 Cicognara,
che l'illustrò, ragiona pure del magnifi-
co sarcofago quale uno de' monumenti
di scultura veneziana più distinti, ezian-
dio in genere d'architettura e d'ornalo;
e si meraviglia come riuscisse tutto ma-
gnifico ed elegantissimo,ad outadei con-
flitto de' contrari pareli accennalo. La
maggior parte dell'altare è opera di fu-
sione, e isoli piedistalli delle colonne e
l'architrave sono di marmo. Le propor-
zioni dell'insieme sono elegantissiuie, ed
in ispecie tutti i profili ilelle cornici sono
di belle e gentili forme; ma non può fa-
cilmente superarsi quella specie d'avver-
sione the cagiona la molta larghezza
dell'intercolunnio, e la limghezza dell'ar-
chitrave. Era però quasi impossibile vin-
cere quest'ostacolo, tenendo la mensa
dell'aitare di quella lata proporzione
voluta dagli augusti esercizi del sagro
culto, a meno che non si fossero erette
colonne laterali d'un diametro esorbi-
tante, onde collocarsi in un interco-
lunnio di giusta nusura la mensa. Laon-
de può dirsi che questo soggetto archi-
Icllonìco ha per se slesso alcune pio-
VEN
porzioni ili conveuzione. Ciò avvei'lilo,
noi) dispiacerà l'eleganza di questo al-
iare d'ordine composilo liccbiisiiiiuu, ove
la profusione degl' intagli e degli ornati
Qon nuoce in modo alcuno all' eiFetto
generale. Quella specie di piedistalli di
Diarmo che a guisa di piccole are sor-
reggono le colonne di bronzo, fu adottata
nel suo secolo con fino accorginienlo e
ctlirao successo in altri luoghi di Vene-
zia, e singolarmente nella cappella Cor»
naro a'ss. Apostoli, ove si ravvisano pu-
re sotto le colonne, piedistalli di simil
gusto rotondi, ornali e scolpiti per ag-
giungere leggiadria ed eleganza all' in-
terno edifìcio. I fogliami che con vago
intreccio vaimo a rivestire le colonne,
sono sì bene distribuiti che non inter-
rompono punto la continuazione delle
linee, uè occultano alcuna parie dell'e-
dificio. Gli arabeschi, i fre-'i e i meandri
30U0 cosi delicati e gentili che danno il
migliore risalto agli oggetti principali; e
le statue sono di bella e graziosa propor-
zione in dolcissimo atleggiauienlo, e non
meno del restante dell' opera onorano
gli artisti di quell'età. Fu interamente
compita tutta I' opera, compreso il mo-
numento, neli 5i5, e chi volesse indaga-
re I molivi pe'quali la Madonna, che sie-
de nel mezzo dell'altare col Bambino iu
seno, avente a' lati s. Pietro e s. Gio.
Battista, dicesi della Scarpa, e non fos-
se pago di dedurli dal vedersi quest'im-
magine non co' sandali antichi e propri
dell'età in cui visse la Madre di Dio, ma
realmente colle scarpe, potrà ripescarli
in quella specie di tradizioni straniere
alle arti. Subentra l'accurato Zanotto a
descrivere gli altri oggetti preziosi e mu-
saici di cui questa cappella ancora si a-
dorna. L'ellìgie in marmo di Maria col
divinFiglio,cullocata nella parete a destra
dell'altare, fu qui recata da Costantino-
poli, e la greca iscrizione tradotta nella
lingua del Lazio, palesa come l'impera-
lore Michele, marito d'Irene, fece da tal
pietra scorrere in Coslauliuopuii l'acqua
voi, xc.
VEN a8i
a dissetare il suo popolo; per cui alcu-
ni cronisti male interpretando l'iscrizio-
ne, aHerroarono goffamente essere sca-
turito da questo masso l'acqua colla qua-
le Mosè dissetò nel deserto gì' israeliti.
Dall'opposta parte adorna il muro uà
bassorilievo pur greco, rappresentante
un Angelo, e sopra la finestra, antica-
mente 5.' porta del principale prospetto
del tempio, si vede altro bassorilievo d'e-
tà remuta, esprimente la nascita di Ge>
sii, e la di lui fuga in Egitto. Le pareti
tutte e le vòlte sono coperte, come il resto
del tempio, di musaici, parte antichi e
parte recenti. Gli antichi vestono l'am-
pio vólto, che copre la cappellate in
doppio ordine sono figi\rate le principa-
li azioni dell'Evangelista s. Marco,esulla
porta, guidante all'atrio, appare la Ver-
gine e Gesù circondato da' profeti Mi-
chea, Isaia, Geremia e Osea, ognuno di-
viso da 4 Santi, antichi lavori in marmo
greco, forse qui recali da Costantinopoli.
Dell'ultima età sono soltanto i musaici
coll'armi gentilizie dello Zeno per fìancu
all'altare. Due Leoni di marmo rosso
veronese sorgono dal pavimento uno per
parte dell'altare medesimo, i quali erano
in aulico collocati dinanzi alla porta mag-
giore del tempio.
7. Descritta la chiesa, passeremo a par-
lar del Tesoro di s. Marco, pel quale, come
abbiamo veduto, si entra per la porta in
testa al braccio sinistro della crociera. Esso
ha alla destra la sua sala, ed a sinistra il
Santuario dalleReliquie. Rileva il Moschi-
ni che il Tesoro, altra volta ricco di gem-
me ed ori, era divenuto soltanto custodia
di preziose Reliquie, alcuna delle quali
apprezzabile eziandio per lavoro di ar-
te. Ma il posteriore Giacchetti m'istrui-
sce, che il cardinal Monico, tenero del
decoro dell' insigne basilica, vivamente
supplicò l'imperatore Francesco I, per-
chè ad essa fossero restituiti i superstiti
effetti preziosi già appartenenti al Teso-
ro della medesima, e allora custoditi nel-
l'edifizio della Zecca, ov'erauo stati tra-
'9
282 VEN
sportati. Fu esaudito pienamente, e pel
riordinamento del Tesoro molle furono
le cure del benemerito mg/ can. cav.
Moschini, onde ricomparve alla pubbli-
ca vista, il Zanolto pieno d* indignazio-
ne patria con gravi parole deplora le pe-
ripezie e le rapine a cui soggiacque il Te-
soro, allorcbè si spense quella repubbli-
ca, cbegenerosaniente raunienlavae ge-
losamente lo custodiva. Con ragione cbia-
nia luttuosa storia quella che narra i
repubblicani francesi sacrilegamente de-
predarlo in uno a' templi tutti. Non-
dimeno sleso un denso velo sul lagri-
inevole passato, si consola, che con prov-
vida mano si posero in luce e si deterse-
ro (poi eziandio per l'assidua cura del-
l' attuale sBgri^ta primario don Antonio
l'asini) i resti di sì ricca e veneranda rac-
colta, lasciata per lunga età giacere ino-
norata e solitaria. A parlare intanto del
luogo, ove conservasi, comincia dal di-
re, che nel i53o, come si ha dall' iscri-
'zione di fronte alla porta d'ingresso, fu
con ogni cura 1' ediflzio del Tesoro re-
staurato e nella forma attuale ridotto,
per opera de' procuratori di s. Marco e
del doge Andrea Grilli. Entrati per l'in-
dicata porla, giungesi a un vestibolo che
alla destra mette nella stanza ove sono
dispostele preziosità d'arte, come i vasi,
le croci, i candelabri, gli smalti, la rosa
d'oro, il pastoraleec.,ed alla sinistra con-
duce nel Sacrario, in cui sono riposte le
ss. Reliquie. Nel vestibolo, oltre la notata
iscrizione, vedesi superiormente alla me-
desima un bassorilievo in 3 pezzi di mar-
mo esprimente la Vergine col divin Fi-
glio,eil a'Iatii ss. Pietro, !\larco, Caterina
ed Oisula con epigrafe che ricorda l' an-
no i494' F** 1"' trasferito dalla Sotto-
Confessione, ed è precisamente la sudde-
scritta scultura che ornava 1' altare del-
la confraternita de* Mascoli. Il luogo a
destra, d' umido e oscuro ch'era, veune
per cura della benemerita fabbriceria e
delia coaimissìone artistica, illuminato
luedìaule un'apertura dairuUo,e per uuo-
VEN
va finestra che corrisponde alla cappella
delBattisterio, si ponno vedere le molte
preziosità disposte bellamente in un gran-
de aruìadio collocato di fronte alla me-
desima. Vedonsi pure due iscrizioni che
rammentano lecure prese in diversi tem-
pi da' procuratori di s. Marco per questo
Tesoro. Nel luogo a sinistra dell' atrio è
disposta una piccola elegante cappella^ e-
retta neli53o, nel cui altare e ne'nicchi
aperti nelle pareti si custodiscono molte
preziose Reliquie. Sull'alture vi sono due
antichissimi bassorilievi, uno colla mis-
sione degli Apostoli, e 1' altro colia Ver-
gine fra due Angeli ei 4 fìuu)i dell'Eden.
Detto dell'edificio, per mezzo del Zanni-
lo in breve enumererò prima gli oggetti
d'arte e poi le ss. Reliquie, onde dare una
semplice idea del Tesoro di s. Marco. —
Oggetti custoditi nel Tesoro. — ■ Quadro
in musaico esprimente s. Girolamo, di
G. A. Bianchini, da Ini eseguilo in com-
petenza di F. Zucca lo, B. Bozza e D.
Bianchini. Il i.° premio 1' ottenne Zuc-
cato, il 2." G. A. Bianchini, il 3." Bozza,
1 ' ultimo D. Bianchini. L'opera del i .° fu
donala dalla repubblica al duca di Savoia,
quella del 2." è la presente, e quelle degli
ultimi due furono collocate nella sagre-
stia. Due candelabri d' argento doralo,
preziosi per lavoro d'intaglio, a nicchie,a
guglie, a statuette, a trafori, del peso di
y2o oncie,dono del doge CrisloforoMoro.
Croce d'argento dorato, con parte centra-
le di cristallo di monte, e due Crocefissi
uno per parte, ornala di pietre preziose;
opera del 1 483 di Jacopo di Filippo. Due
candelabri di cristallo di rocca di 9 pezzi
ciascuno, la\orali agoccia,con base trian-
golare d'argento niellatoesmallalo. Due
candelabri formati da due gran pezzi di
cristallo di rocca per ciascuno, con ornali
d' argento cesellato. Tavoletta o quadro
d' argento cesellalo a vari ornamenti ne I
contorno, con un bassorilievo nel mezzo,
che figura il Padre Eterno, e negli angoli
i simboli degli Evangelisti. Altra tavo-
lelta coperta d'argento dorato, cou so*
VEN
▼rnpposle lamine d'oro smaltato, ove nel
ii)ez?.o è s. iMicliele : ha il capo soroionla-
lo il' un'agata, le vesti d' oro smaltato,
le braccia e le gambe d'argento dorato.
Nel contorno sono io compartimenti
smaltati di bel lavoro. I 4 maggiori ovali
rappresentano 8 Santi guerrieri armati,
di sudato lavoro. Tutto il fondo e gli altri
compartimenti sono d'oro smallato, con
massima finezza e eleganza,con pietre pre-
ziose. Sembra un avanzo della Pala d'o-
ro. Altra tavoletta foderala da ambe le
parli d' argento cesellato, colle figure
di Cristo, della Vergine, di s. Giovan-
ni e di due Angeli, uno de* quali dipin-
to, e due teste a guisa di medaglie spor-
genti di lamina d'oro: opera di meri-
to singolare. Altra tavoletta quasi tutta
dipinta nel fondo, con contorno d'argen-
to dorato, con lavori di filigrane e pic-
coli musaici, smalti e pietrine. iNel cen-
tro di lapislazzuli è un Cristo in croce,
la Vergine, e s. Giovanni in lamina d'o-
ro cesellato. Altra tavoletta d'egregio la-
voro, coperta d'argento cesellalo a com-
passi eleganti di filigrane, interrotti da
i6 medaglioni in musaico, e !>midti che
rappresentano busti di vari Santi. E or-
nata di pietre preziose. Rappresenta nel
centro s. Michele d'oro cesellato con
filigrane d'oro finissimo, smalti, per-
le e gemme : lavoro fra' più ricchi e-
seguiti in Costantinopoli. Essa pure è
dell'epoca dell'aurea Pala. Squadro-
ne donato dal veneto Pontefice Alessan-
dro Vili (cioè lo Stocco che col Ber-
rettone benedetto donò al doge France-
sco Morosini, come narrai in tale artico-
lo), lavoro del 1689 ornatissimo e inte-
ressante per la storia. E' unita la cintura
in velluto ricamato in oro. In molti luo-
ghi fra gli ornali è ripetuto lo stemma
gentilizio del Papa, e nella Iantina sta
inciso e dorato da una parte il nome del
donatore, e dall' altra 1' anno i.^del suo
pontificato. Pace d' oro gioiellata, dipin-
tovi il Salvatore crocefisso, di smalto. Al-
tra Pace falla di radice dì perla^ con so-
VEN 283
pra in figurine d'oro l'Orazione di Cri-
sto all'orto e al di sopra 1' Eterno Pa-
dre, contornato di pietre preziose: dono
di Gio. Grìmani patriarca d' Aqtiileia.
Piede d'argento, sostenente un corno di
rinoceronte , in forma di candelabro :
pesa 264 oncie, ed è cesellato e ornata
di cavalli marini e rilievi, con aquila bi-
cipite alla sommità. Due paliotti d' ar-
gento dorato con medaglioni d'oro la-
vorati in ismallo, uno de' quali proviene
dalla chiesa patriarcale di s. Pietro di Ca-
stello. Pastorale d'argento lavorato in ce-
sello, già d'uso del primicerio di s. Marco.
Calice e patena dargenlo con riporti d'o-
ro, lavorato a cesello e con intaglio di gu-
glielte, figurine, ec. Rosa d'oro benedet-
ta ( in tale articolo parlai delle 7 rose-
d' oro donate da' Papi a' dogi e alla re-
pubblica di Venezia ) donata alla basili-
ca da Gregorio XVI, più ricca delle 4
che prima del pianto spoglio esìstevano,
e date da Sisto IV, Alessandro VI, Gre-
gorio XIII e Clemente Vili ; cioè di que-
ste ultime la 1 .'^ al doge Nicolò Marcel-
lo, la 2.^ al doge Agostino Barbarigo, la
3.' al doge Sebastiano Venier, la 4-^ i^lla
dogaressa Morosina Morosini. Vaso di
nicolo orientale a 8 faccie, con coperchio
simile, sostenuto da 4 zampe: il fon-
do è in cristallo di rocca. Ampolla ii
cui corpo è formato da un nicolo orien-
tale di prima bellezza, coi piede torni-
lo nello stesso pezzo, legato io argen-
to dorato, con filigrane d'oro e di pie-
tre preziose. Piccolo calice o bicchiere,
coll'orlo e il piede d' argento dorato, con
pietre preziose, singolare essendo quella
di verde mischio opaco che ne sormonta il
corpo. Scodella elegante di serpentino,
con orlo e piede d'argento doralo. Vaso
d' agata-sardonica bellissima, col piede
tornito nel vaso medesìaio. Gran tazza
di sardonica riccamente montata in ar-
gento doralo con israalti, perle e pietre.
Vaso d' agata-sardonica bellissima con
singolari accidenti nel centro delle mac-
chie, guarnito nell'orlo e nel piede di pie-
284
VEW
tre preziose, con 6 iscrizioni greclie in
smalto turchino. Tazza d' orgenlo di
buon lavoro, guarnita di pietre e filigra-
ne. Tazza di grosso nicolo orientale ,
con piede d' argento contornato di pie-
tre preziose; nel fondo è l'immagine del
Redentore in ismallo, e nel piede iscrizio-
ne greca. Tazza d'agata-sardonica palli-
da, guarnita con isutalli e pietre. Tazza
d'alabastro orientale con due strie bion-
de orizzontali, legala in argento dorato
con gemme. Vaso d' alabastro o pietra
salina orientale, con filigrane e pietruz-
ze. Piccolo calice di basalto verde, sin-
golare per la natura della sua tinta, mon-
tato in argento dorato. Tazzetta di aga-
ta, con piccola conchiglia aderente che le
serve di manico. Tazza d' alabastro o-
rientale, contornata di pietre e paste. Taz-
za a navicella di plasma smeraldina, le-
gala in argento a filigrane, con perle al
piede. Vaso di granitello di bianco e nero
singolarissimo, di rara qualità e bella for-
ma. Navicella da incenso di plasma sme-
ialdina,con figura nel fondo e piccole figu-
re nel coperchio, legata in argento dorato.
Wavicella di marmo brettonico, con pie-
trine e ornati. Piatto d' agata bianca,
guernito di perle e pietre preziose. Piat-
tello d' agata fiorila bellissimo. Ampolla
d'agala-sardonica. Vasodi sardonica bel-
lissima inlatto, con orlo d'oro gioiellato.
Gran calice o vaso di sardonica riccamen-
te montato, con guernizioni di perle e
di pietre preziose. Gran calice o vaso di
sardonica bellissima conservatissimo, con
ismalli, perle e iscrizioni greche. Gran
calice o vaso di sardonica gemminaria,
con iscrizioni e figme in ismalto, e forni-
to di perle. Stupendo vasodi nicolo-sar-
donico, bellissimo per la mole e la qua-
lità della pietra, con manico e piede di
Argento doralo. Tazza di sardonica bel-
lissima, ricoperta di grosse filigrane d' o-
ro e pietre preziose. Gran vaso di sar-
donica, con contorno smaltalo. Vasello
d'alabastro orientale, coli' orlo d'argen-
to smaltato, con iscrizioni. Tazzetta di
VEN
sardonica, di figura conica, con iscri-
zioni in ismalto, e guernizioni di perle e
rubini. Tazza o bicchiere di bellissima
calcedonia montata in argento dorato,
con iscrizione nell'orlo. Frammenti d'uà
gran vaso di sardonica, ch'era tirato sot-
tde quanto un vetro, con manichi simili
di gran lavoro intagliati nella pietra me-
desima, ornato di molle gemme e smal-
ti figurati. Vaso di pietra grigia, nnra-
bilissimo per l'arte, i cui manichi ele-
gantissimi sono formati da due specie
di chimere di singoiar forma nella pe-
riferia dell'orlo. Sono scolpite in giro
molte figurine di Santi alla maniera gre-
ca, e con greche iscrizioni e mollo gusto
d' arte pel tempo in cui fu fallo. Il piede
è d' argento dorato con ismalli niellati
e con bassirilievi a cesello radìguranti di-
verse specie di volatili ben disegnati, ed
eseguiti forse nella miglior elàbisantiua.
Anfora scavata in un pezzo di nicolo di
bellissimi colori col manico scolpito in fi-
gura d' animale. Opera non solo insigne
pel lavoro penoso, ma sorprendente per
la bellezza e la mole della pielra. Anfora
simile alla precedente con manico pari-
mente nello slesso pezzo,figurato; scavala
in un'agata mista di mille curiosi accidenti
di cristallizzazioni. Vaso o boccale d'ala-
bastro orientale, con manico e fornimen-
ti di argento dorato. Piatto d'alabastro
con ismalto nel mezzo, guernito di pietre
ed orlo d'argento doralo egemmalo. Ca«
tinodi pielra turchese ornalodi rilievi nel
rovescio, rappresentanti 5 lepri e uno
scritto nel mezzo; l'orlo d'oro è guarnito
di pietre e filigrane pur d'oro. Fu donato
olla repubblica nel secolo XV da Ussun-
Cassan re di Persia. Desiò le meraviglie
nel p. Montfaucon nel Diario Italico.
La mole di questa pietra smisurata, se si
riguarda la sua preziosità, è superiore a
quanto si possa mai vedere, come scrive]
Cicognara. Si vuole piuttosto un comp<
sto di vetro murino, e della pasta medea
ma del sagro calino di Genova, credui
da altri di smeraldo ; su di che vegga
VEN
l'opera intitolata : // Catino dì smeral'
(lo orientale ec. consen'ato in Genova^
clesci'itlo da fi'u Gaetano di santa Teresa,
Genova 1727 ; e l'altra opera : Obscr-
vations sur le vase que l'on conservali
à Génes sous le noni de sacro Catino
etc.,par m.' le chei>. Bossi, TtmaiSo'j.
Ampolla di cristallo lavorala in bassori-
lievo rappresenlanle due arieti e vari
arabeschi con n»olli ornamenti e figu-
rine, esprimenti mostri, caccie ec, ope-
ra insigne d' orificeria mirabilmente
cesellata nell' epoca migliore de' bassi
tempi. Tazza di cri>tallo verde bellis-
simo scolpita in bassirilievi, che hanno
tulio l'aspetto di lavoro cufico, col pie-
de ornalo di pietre diverse e smalli,
con iscrizione in lingua greca. Grande
tazza o vasca di cristallo di rocca, con or-
lo e piede d' argento dorato. Calice di
CI istallo di rocca rimesso a facce, in gi-
ro esagono, con piede simile guernilo di
pietre preziose. Vaso di cristallo con pie-
tre. Altro simile con filigrane. Piatto di
grosso cristallo di monte con ornamenti
esterni in rilievo. Grotta d'un solo pez-
zo di cristallo di rocca, con entro la sta-
tuetta della Vergine alla greca d'argento,
e nel basamento smalti figurati,coutoruali
di perle. Catino di cristallo con orlo e
piede fornito di gemme. Catino con orlo,
manico e piede d'argento dorato, fornito
di perle. Vaso di cristallo di rocca lavora-
to a costole entro e fuori, legato in ar-
gento dorato, con perle e gemme. Vasetto
di cristallo di rocca d'un sol pezzo lavora-
lo, guernilo di perle e pietre. Coperchio
d'antico vasodi cristallocon rilievidi pesci
e conchiglie, e fornito di pietre.Secchiello
di cristallocon 3 ligure di leoni o pardi.
Gran vaso di cristallo di rocca con coper-
chio, ornato di filigrane e ingemmato,con
iscrizioni. Grandissimo piallo di cristallo
con lavori di rilievo, fornito di pietre, con
orlo e piede d'argento. Scodella piana di
cristallo con rilievi. Calino di cristallocon
iscrizione greca. Tazzetta frammentata.
Vasello di cristallo rappreseutaule uà
V E N 285
grappolo d'uva con foglie smaltate, pam-
pini e foglie d'oro. Gran vaso di cristal-
lo di rocca. Tazza grande di cristal-
lo con iscrizione. Gran vaso di vetro
con lavori di filigrane e pielruzze. Due
piatti di cristallo color d' agaia chiara.
Anfora di cristallo di rocca bellissima,
con manico ornalo e figuralo, ricoper-
ta nel corpo di bassirilievi con iscrizio-
ne cufica, lavoro singolarmente elegante
e rarissimo, con isquisiti ornati in oro.
Piattino di cristallo ornato di meandri.
Gran secchio di cristallo di singolai'e tt
immenso lavoro, esternameute ricoperto
di rilievi quasi isolali dal fondo, che non
rimangono aderenti al vaso se non in
pochissimi punti. Vi sono rappresentate
caccie, cavalli e fiere, e ciò nella parte
superiore; nell'inferiore si slacca dal fondo
una rete d'ornati d'iucomprensibile lavo*
ro,poichè atlaccataanch'essa in pochissimi
punti, e quindi supera in bellezza ogni o-
pera conosciuta in tal materia presso gli
antichi. Il manico è di metallo; lavoro di
fusione e di ruota, avente il carattere di
greco o aulico italiano di genere etrusco.
Altro secchio meraviglioso di grosso cri-
stallo mancante del fondo : il corpo è tut-
to intorno intagliato di figure ed è forse la
più bella antichità figurata del tesoro. Un
baccanale sta inciso nel giro con pochi
tratti di ruota. Elegantissimo vaso di cri-
stallo violaceo cupo tutto dipinto a oro
e colori, con medaglie figurate e piccole
testine. Lo stile è piutt(>slo bello, ed il
modo è singolare, perchè la pittura è sen-
z'alcuna vetrificazione, mantenendosi co-
me se fosse dipioto ad olio. iNell'orlo e nel
fondo sono caratteri cufici. F\'animento
di testa di putto in agata. Busto di Giove
Serapide in alabastro. Vaso d'alabastro
servilo probabilmente di misura. Urna di
granito d' elegante forma, con iscrizione
in caratteri cuneiformi, leste illustrala,
che dice Artaserse re grande. E' la-
voro persiano proveniente dal tesoro
di Costantinopoli. Due piccole vaschet-
te di madreperla. Vasetto di porcella-
a86 V E N
na antica bianca. Corno ili lioncorno
lavorato con anelli aventi iscrizioni in
giro di caratteri greci e cufici, con cate-
nella e medaglia ove sta espresso s. Mar-
co, e una leggenda in caratteri roma-
ni. Dono di Domenico Giorgio nel i4y8
al doge Agostino Barbarigo. Frammenti
d' una Croce di cristallo di monte. Fram-
mento d' ampolla di cristallo, con pietre
e filigrane. Questi sono tutti gli oggetti
appartenenti all'antico Tesoro dis. Mar-
co, che si poterono salvar dallo spoglio
fallo nel 1 797. — In apposita nicchia posa
sur uno zoccolo la cattedra di marmo,cui
i cronisti veneti, fra'quali il Dandolo i/i
Chronicon, dicono donata al patriarca di
Grado dall'imperatore Eraclio, siccome
quella ovesedeltes. Marco inAlessandria.
11 Zanolto nella Storia della pittura
veneziana, dimostrò del lutto assurdo
questo fatto, mentre non poteva servire
questa sedia a s. Marco, se in essa vedonsi
scolpiti gli animali dati per simbolo agli
Evangelisti in età più tarda, ese lo sliledi
essa manifesta palesemente piìi lardi seco-
li.Qui occorre breve digressione. Leggo nel
Morosi ni, Historia di f'enetia, p. 21.
Primigenio patriarca di Grado (cioè d'A-
quileia residente in Grado, fiorito nel
63o), contro lo scomunicato e intruso
Fortunato, ricorse all' imperatore Era-
clio per aiuto, dal quale » ottenne alcuni
Ta<>i d'oro e d'argento, che insieme con
la Cattedra tenuta da s. Marco in Ales-
sandria gli mandò da Costantinopoli in
dono ". Leggo nel Corner, Notizie delle
Chiese di J enezia : Chiesa ducale di s.
Marco, p. 191.» Nella prossima cappel-
la del Battisterio, ewi sull'altare un'an-
tica Cattedra di marmo, la quale, pri-
ma che nella chiesa si disponesse l'altare
del ss. Sagramento, era situala dietro al-
l'altare sotto la tribuna della cappella
maggiore. Questa asserisce il Dandolo
esser la Sede del beatissimo Maico E-
vangelista, che Eraclio imperatore tolta
avea d'Alessandria, e mandala poscia in
doQO tt Primigenio patriarca di Grado.
VEiy
Se in questi tempi nella primitiva Chiesa
povera e perseguitala sedessero gli Apo«
stoli in maestose sedi ne lascio agli eru-
diti critici il giudizio; tanto piìi che iu
essa Cattedra veggonsi scolpiti i 4 anima*
li geroglifici degli Evangelisti , uno de*
quali, cioè s.Giovanni, scrisse i! suo Evan-
gelio dopo il martirio del nostro evan-
gelista s. M u'co ". Pochi anni dopo que-
sta cattedra di marmo fu rimossa dilla
basilica, e trasportata nell'adiacente suo
Tesoro di s. Mirco. Trovo nel Giornale
di Roma de' 5 dicembre 1 855 a p. 1 i43
annunciato quanto segue. » Benché rara
fra noi, non è tuttavia ignorala l'insigne
opera del r. p. Giampietro Secchi delU
Compagnia di Gesù, La Cittedra Alfs-
sandrina di s. Marco E^'angelista cori'
scn-ata in Venezia, entro il Tesoro
Marciano delle Reliquie, riconosciuta
e dimostrata per la scoperta in essa di
un epigrafe aramaica, e pesuoi ornati
storici e simbolici. Venezia tipografia
Naralovich i853. L'importanza gravis-
sima di quel monumento a noi pervenu-
to dal primo secolo del cristianesmo con
unico avanzo di scrittura e lingua si-
ro-caldaica degli ebrei cristiani di A. -
lessandria, che lo determina, e che rac-,
comanda come regola principalissiui a
di Marco Evangelista la perpetua uni-
formila colla Chiesa P».omana, ebbe nel
celebre letterato uu interprete degno di
se, che la illustrò pienamente in 5 se-
zioni : islorica, filologica, archeologica,
ermeneutica e dogmatica. Le molle con-
troversie, che dalle più semplici della sto-
ria, alle pili diflicili della teologia incon-
tra ad ogni passo, o che provoca egli
stesso nella paleografia e filologia della
lingue semitiche e della lingua egiziana,
sono da lui sciolte con somma profondità
di dottrina. Aggiungono pregio al libro
vari documenti inediti latini e greci, e
tra gli altri un lungo frammento di stori-
co "reco d' Egitto nella fondazione della
Chiesa Alessandrina, e due lettere: una
di Cristoforo vescovo di Corone, nunzio
V E i\
della 8. Selle in Costiinlioopolì presso
l'itupeialore Giovanni Vili Paleologn:
un'altra greca diMetrofine II coslantino-
polifano patriarca, alte'itanti ambedue la
promnigazione del concilio Fiorentino in
Grecia, incognite sinora agli scrittori di
storia ecclesiijstic.t. Servono le ultime n
dimostrazione ed apologia trionfale de*
dogmi cattolici contro Antimo, ultimo
patriarca, ora deposto, di Costantinopoli
(parlai di Ini nel vol.LXXXI.p. ^i!),^ì6,
4^3 e 427), visibilmente smentito anche
dal monumento. E fu savio consiglio il
collegare con una tale scoperta una tale
apologia, perchè durerà così quanto la
marmorea cattedra diMarco Evangelista.
Non è quindi meraviglia se questa opera
singolarissima per novità di trattazione,
sia '«tata celebrala ne'gioniali di Venezia,
di IMiiano edi Vienna; e cbeS. M. I. R. A.
1' im[)eratore d' Austria Francesco Giu-
seppel, promotore munificentissimo ilegli
ottimi studi, onorala l'abbia del pretnio
dflla medaglia d'oro di i."classe,accompa'
gnata con lettera del ft-ldmaresciallo con-
te riadet7ky. governatore generale del re-
gno Lombardo Veneto, piena d'amore e
divozione alla Chiesa cattolica. Quasi ap-
pendice di qutl lavoro è il ragionamento
teiHito dall'autore giovedì 22 del cessato
noveuibie alla pontilìcia accadetnia ro-
mana d'Aicheologia. Aveva egli provalo
nell'opera maggiore, che l'iscrizione e-
braica della cattedia di s. Marco era un'e-
pigramma composto di due tetrametri
ebraici frequentissimi nella Bibbia origi-
nale. E siccome molli ne ha pure la poe-
sia de'fenici, da lui scoperta nelle iscrizio-
ni de' loro monumenti , per non uscire
allora dal seminato, promise che quanto
prima l'avrebbe dimostrata egualissima
nel ritmo e ne' versi alla poesia bìblica de-
gli ebrei. Attenne egli dun(|ue la sua pro-
messa ec." Ma tosto trovai nella Croiui-
ca di Milano de' 1 5 gennaio 1 856, p. i o.
>j La CaltcdraALessaiidrina di s. lìlarcoj
del p. Giambattista Secchi della Com-
pagnia di Gesù., Venezia i854. Intorno
V E i\ 287
all'opera: LaCattedrn Alessandrina di
s. Marco del p. Giambattista Secchi ec.
Articolo critico di G. L Ascoli ec, Mi-
lano presso lo stabilimento Volpato 1 855.
La cattedra vescovile che è nella stanza
del Tesoro della basilica di s. Marco, si
dice che fu donata nel secolo VII dall'im-
peratore Eraclio al patriarca di Grado,
e che su di essa sedette s. Marco,quantuu-
qne a molti sembra essere una rozza fat-
tura del secolo XI. E' nolo che il gesuita
p. Secchi, venuto appositamente da R.o-
ma per esaminare alcune parole incise ia
questa sedia, con un ricco apparato di
scienza le tradusse per Cathedra Marci
haec: norma Marcia Deo mea est sem-
per ad instar Romae , e ne conchiuse
che questa leggenda basta a fiaccare gli
eretici che negano fede all' autenticità
slorica di questo monumento. Di tutt'al-
Iro parere è il sig,'^ G. I. Ascoli, secondo
il quale il p. Secchi non avrebbe intesa
sillaba di silTatta scrittura : non essere
arauiaica, come il dotto'gesuila avea as-
serito, ma essere ebraico-assiriaca, e non
voler dir altro se non Evangelista in
Alessandria. E' una discrepanza molto
ordinaria negli interpreti degli antichi
monumenti ". Dopo la pubblicazione
del ricordato orientalista, seppi che altro
profondo orientalista, il dotto d, Miche-
langelo Lanci di Fano, già professore del-
l' università romana nella lingua ara-
bica, ei'a d'opinione che l'encomiato
p. Secchi male lesse e spiegò l'iscrizio-
ne. Essere questa un' iscrizione che ri-
guarda quell'ebreo che pose gli accenti
sulla Bibbia ; onile la sedia ov'é scolpit.1
la compendiata isciizioiie, fu tolta dalla
sinagoga o scuola degli ebrei di Venezia,
e trasferita nella metropolitana. In se-
guito pubblicò il seguente documento la
Gazzetta uffìziale di Venezia de'7 apri-
le i858a p. 3o3. » La Cattedra di s.
Marco, Dedicato questo giornale, qua!
è, alle notizie delle cose venete, non du-
bito punto sia per tornar assai graia a'Iet-
tori di esso la partecipazione, che toro sia
a88 YEN
fiìUix, (Iella seguente conispondenz!! da
Roma, per la quale intorno alla catledr i,
che si vede nella basilica nostra (e ^ià il-
lustrata con ogni sforzo di eriidizioiiedal
fti eh. p. Giampietro Secchi della C. di G.
per applicarla al s.Evangelista Marco) so-
no messe a campo opinioni ed interpre-
tazioni tanto diverse da quelle del p.
Secchi, che importa assolutamente cono-
scerle, e tanto meglio,che nulla tolgono al
merito grandissimo del p. Secchi in lut-
to ciò che tiene alla parte filologica del-
l'operasua, e segnatamente intorno alla
poesia,a'ritmi ed alla musica degli ebrei.
Ecco adunque il brano di lettera 2 3 di-
cembre a. p. che mi vennetlaUotiia indet-
to proposito. — Nella mia breve dimora
costì parlammodella cattedra marmorea,
che conservasi nella basilica di s. Marco,
la cui iscrizione pubblicava il defunto p.
Secchi con affatto singolari dottrine. Le
diceva io allora che l'orientalista Michel-
angeloLanci l'avea spiegala nel veracesuo
senso;e mi piace di dargliene ora la precisa
contezza. Dicole «dunque che l'orientale
scrittura, che trovasi scolpita sul dosso
della cattedra conservata in s. .Marco, fu
lavorodi mano trascuratissima, e di per-
sona nullamente calligrafa,e poco esperta
del linguaggio che v'uitagliava. Le forme
delle lettere sono sì male disegnate, e più
male sculle, che senza una larga peri-
zia di consimili scritture o non si legge
affatto, o si abbatte ad inevitabili mende.
L'esperto orientalista non tarda a cono-
scere que'caratteri per ebraici comunali,
ma di pessima forma, e de' bassi tempi
noslri,e raddrizzate le torte lineette, e se-
parate le voci con seimo non ha fatica di
leggervi sopra (segue il testo ebraico): che,
interpretate parola a parola, dicono in
nostra favella: Mosee da Recoaro solcar
fece gli accenti a questa generazione,
ciò che alla maniera italiana direbbe:
Mosc da Recoaro segnar fece gli ac-
centi alla generazione in che viveva.
E" da notare, che il vocabolo Mosee, cioè
dire Mose, porla seco una voqechQ uoa
YEN
dovrebbe per grammatica avere. Ciò
mostra la poca perizia in chi vergava la
scritta. Poi è da sapere che, in molte si-
nagoghe, le pergamene loro non avendo
segnatogli accenti od apici, chestabilisco»
no la qualità del suono per voci di canto,
altresì le posate per la fermezza de'sen-
timenli, i valenti rabbini ve li fecero ag-
giungere gran tempo appresso, hi prova
di ciò è da ricordare che il rabbino Beei*
Sciabbattal, di Pesaro, amico del Lanci,
fu quegli che intorno a 4" anni fa intro-
dusse questi slessi accenti nella sinagoga
anconitana, che sino a' suoi giorni non
gli ebbe usati. Non è dunque meravi-
glia, che il Mose da Recoaro operasse
il medesimo a tempo suo. Queste brevi
noteilLanci lecomunicava poco dopo che
il p. Secchi aveva dato alla luce il suo
voluminoso Commentario , al marchese
Miniscalclii di V^erona, il quale promise
di farne subbielto di apposito suo scrit-
to; ma non se ne vide mai cenno per
islampa. — Però la prego di voler par-
tecipare quanto sopra ai lettori del bea
riputato suo giornale, che certo l'avran-
no a grado. E. T. P. A. " La Cronaca
di Milano, del eh, cav. Ignazio Cantò,
an. 1 V, Sem. i.°a p. 446,q"asi tal quale
riprodusse il riferito. Può vedersi anche
iln. ì^deìCrepuscolo del 1 858,Adunque
della fin qui creduta cattedra di s. Marco,
illustrala dal p. Giampietro Secchi, non
è da far più parola, se non come semplice
oggetto d'archeologia, dopo quanto fu
scritto in opposizione a quel fiore d'in-
gegno e di vasta dottrina, infaticabile
scrittore e virtuoso religioso, che nato in
Sabbione di Reggio morì esemplarmente
in lloma a' ro maggio i856. Il p. Giam-
pietro Secchi fu quale un forbito scrit-
tore ne pubblicò, col ritratto, i Cenni
biografi ci, neW Album di Roma, l. aS, p.
94- Fra l'altre cose rilevò: Che l'illustre
gesuita, benché provocato, mai entrò in
lizza letteraria, preponendo al vuoto ru-
mor del trionfo l'umiltà e la verecondia
del silenzio. E che talvolta soleva ripe-
I
V E N
lere piacevolmente , cori lieta e »ci'ena
l'accia, il noto motto del greco tragico:
Leva il capo più maschia e più subii'
me - La virtìi se si calca e si deprime.
— Prima di rifisrire le insigni reliquie
the sono nel Santuario, per lo più lega-
le in custodie d' oro e d' argento d' esi-
mio lavoro, ricorderò il Trattato del'
le ss. Reliquie ultimamente ritrovate
nel Santuario della Chiesa di s. Alar-
co, di mg.' Illm.° e /?ei'.° Gio. Tie po-
lo primicerio della medesima chiesa,
di nuovo stampato ed in questa 2." im-
pressione accresciuto di molte cose e di
pili figure adornato, con Ucentia de' su-
periori, et privilegio, in Venetia 1616
oppresso Antonio Pinelli. Questo trattalo
è preceduto da tm ragionamento della
somma importanza delle ss. Reliquie, e
con r autorità de' Papi intende provare
trovarsi del prezioso i5'<7/;gMe( A'.), di Ge-
sù Cristo in terra, notando i luoglii più
famosi ove si venera, come in Marsiglia
( per quanto dissi nel citato articolo ),
Mantova (ne riparlai nel voi. LXIX, p.
12 3), Venezia nella chiesa di s. Marco
per molto tempo restalo occulto. Narra
come dalla l). Vergine fu raccolto col-
r acqua del ss. Costato, e come di Ge-
rusalemme da s. Elena portato in un
vasello a Costantinopoli, e da questa a
"Venezia dal doge Enrico Dandolo, con
oltre ss. Reliquie, delle quali tornai a
parlare in tale articolo, dicendo della
divisione fatta di esse da' conquistatori
di detta metropoli, e tolte dalla chiesa e
palazzo imperiale nel 1202 (0 meglio nel
i2o4)- Come restasse prodigiosamente
preservalo nel 1280 per l'incendio del
Tesoro di questa chiesa, che ridusse in
cenere molle altre Reliquie preziose, me-
talli, gioie e sculture, restandone illesa
I' ampolla. Cd oltre la descrizione delle
ss. Reliquie di questo Santuario, riferi -
.sce quanto scrisse s. Bernardo del ss. Co-
slato, e r udizio che si celebra in Manto-
va per la festa del l'invenzione del prezio-
sissimo Sangue. Nel Santuario dunque
V E N 489
delle ss. Reliquie nella chiesa di s. Marco,
oltre le meutorie religiose che esigono la
più profonda venerazione, sono pure in-
signi per r arte le loro custodie o reli-
quiarii, pel lavoro e la materia di cui si
compongono. Nel luogo pertanto già ac-
cennato, alla sinistra di chi entra nel Te-
soro, sono disposte parte sull' aliare che
giace di fronte, e parte in alcune nicchie
aperte nelle pareti, le molte ss. Reliquie
che vado a notare. Due iscrizioni si presen-
tano toslo scolpite ne'due lati dell'altare.
Dicela I. 'che a'i 7 aprile 1617 Giovan-
ni Cornaro custode delle ss. Reliquie ri-
trovò quelle del ss. Sangue, della vera
Croce, del Latte della B. Vergine, e di
altri Santi. Palesa la 2.* che per memo-
ria posero (pieste lapidi a'20 setleujbre,
dogando Giovanni Beu)bo, i procmalori
di s. Marco Barbone Morosino, Giovan-
ni Cornalo e Antonio Laudo. Già il ine-
morabite avvenimento era stato celebra-
to a' 28 maggio, mese seguente all' av-
venturosa invenzione, con solenne pro-
cessione in Venezia. Prima d'ogni altra
reliquia, è da annoverarsi la celebrata
del Sangue prezioso del Reilentore, usci-
to dal di luiCoslatoe raccullo appiè della
Croce. E riposto entro un' ampolla di
figura rotonda, lunga un pollice, legata
in un vasello d'oro, con analoga iscrizione
greca. Il coperchio dell'ampolla è d'oro,
fregiato di ricco smallo, nella cui parte e-
slerna, con molto artiOcio di greca indu-
stria in un grosso e prezioso diaspro, vi è
scolpito un Crocefisso di bassorilievo, e
ne' 4 af'goli in caratteri greci si legge:
Jesu Chrìstus rexghriae. Co'medesimi
e d' intorno al cerchio del coperchio si
vedono le seguenti parole incavate nel-
r oro e riempile di smalto: Habes me
Christuni geslans Sanguinem carnis
meae. Questa sagra reliquia è colloca-
ta nel tabernacolo sopra l'altare. Al-
quanti pezzi di terra inzuppati del ss.
Sangue del Salvatore medesimo sono cu-
stoditi entro un reliquiario rotondo, la-
voro costantinopolitano. Uu'anipoUa del
ago V E N
Sangue miracoloso posto in un re1iqiii.i-
rio d'oro, è conservata entro una custo-
dia grande (V argento dorato, die rap-
presenta-il raodeilo della chiesa di s. So-
fìa di Costantinopoli, lavoro ivi eseguilo,
ed è opera di cesello. Questo Sangue uscì
dal celebre Crocefisso (F.)iì\ Berito, nel
765 dissi secondo il riferito dal vescovo
Sarnelli, Lettere eccl.l. 7, \ell.i^3, Delle
Immagini del ss. Crocefisso. Però il
Zanolto crede avvenuto il portento nel
320. Discrepanza d'epoche forse deri-
vata, per avere riferito l'accaduto non
6. Atanasio vescovo d' Alessandria nel
326, tua altro Atanasio, come avverte
il Sarnelli, citando il Durando, lib. i,c.
6, n. 2. Il Zanotto dice soltanto, che s.
Atanasio scrisse in» seruìone sopra que-
sto Sangue, che venne anco letto nel
782 (meglio 787) nella 2." sessione del
concilio di Nicea II, e servi di validissima
prova contro ^V Iconoclasti. Avverte poi,
che lo Stringa confuse questo Sangue
miracoloso, col vero preservalo dal fuo-
co quando arse il Tesoro, e che fu una
delle insigni reliquie trovate nell'inven-
zione del 1617. Inoltre nota, che resta-
rono illese le reliquie della vera Croce,
e porzione del teschio di s, Gio. Battista,
ed anche altre, con molte delle prezio-
sità esistenti. Anzi rileva, che non tut-
te le ss. Reliquie del Tesoro si acquista-
roro nel 1202, «na in vari de'successivi
tempi e da vari luoghi, non ostante che
fossero già appartenute alla chiesa di s.
Sofìa di Costantinopoli; sia nelle diver-
se conquiste, come di Candia, sia pel re-
ligioso zelo de' veneti che le procurarono,
ìsia per dono di Papi e imperatori, donde
nacque il copiosissimo cumulo del nuo-
vo Tesoro; ed anticamente non tutte le
ss. Reliquie si custodivano nel brucialo
e nell'odierno Tesoro, onde così altre si
saranno preservate da quell'infortunio.
J due ripostigli collocati sotto i due orga-
ni servivano a tale effetto. Al tempo del-
loSlringa e molto dopoancora, nella sa-
grestia supcriore aravi una ss. Spina e la
V E i\
Croce chesi adora il venerdì santo, par-
te della Colonna della flìgellazione ,
il Dito e il Libro degli Evangeli di s.
Marco, e molte altre reliquie. Più , di
quando in quando se ne scoprirono di
occultale, come il ss. Chiodo della Cro-
ceflssione, e la Croce di Costantino Pa-
trizio tetrarca nel 1468. Nel 1617 tutte
quelle registrate da mg.' Tiepolo. Con-
clude il Zanolto, restare corroborato,
nel t23o essersi incenerita qualunque co-
sa si trovava nel vecchio Tesoro, fuor-
ché per prodigio le 3 riferite reliquie
insigni. L' immagine del ss. Crocefisso
da cui scaturì in Berito il miracoloso
Sangue, che qui si conserva, venne re-
cata verso il XII secolo nella cattedrale
<ì' Umaiin fP\),ove tuttora è in grandis-
sima venerazione, detto impropriam en-
te di Sirolo, dal vicino paes'e omonimo e
pel riferito in quell' articolo. Abbiamo
nel Martirologio romano a'g novembre:
Berili in Siria commemoratio Imaginis
Salvatori'!, quae a. Judaeis crucifixci
taui copiosuni emisit Saiigmnem , ut
orientales, et occidentales Ecclesiae ex
eo uhcrtim ncceperint. Reliquia della ss.
Croce, chiusa entro teca d' oro con piede
simile, lavoro bisatitino, con 4 iscrizioni
greche (come tutte l'altre che ricorderò,
sono riportale dal eh. Ztnotto e colle
versioni Ialine), dalle quali si ricava, co-
me l'imperatrice Irene, vedova d'Alessio
I Go.mneno, ritiratasi entro un monaste-
ro perchè maltrattata dal suo fìj;lio Gio-
vanni, venuta a morte donò la relicjuia
alla chiesa di Costantinopoli, di essa re-
galala altre volte di pu'eccliie preziosità.
Altra reliquia dellaCroce chiusa entro un
quadro d'argento dorato, con sopra un
piccolo vasello d'oro portante l'ira magi -
ne del Salvatore, e le greche parole Jesu
Cristus. Da'Iati vi sono due Angeli pari-
mente d'oro, unode'quali coll'epigrafe :
Ilio est Cruor Cliristi, L'iscrizione greca
posta davanti, denota l'adornamento che
l'imperatrice M.' Armeniaca, moglie del- 1
l'unperatore Andronico I, ordinò venisse^
VEN
eseguito a maggior decoro Jl lanlo augn-
$lissimo resto del s.Legno. Si legge poiilie-
Irò la medesima altra iscrizione lalina,che
manifesta esser questa relicjuia rimasta
miracoiosnmente illesa dal narralo incen-
dio del laSo.Altra reliquia della veraCro-
ce entro un quadro d'argento dorato le-
gato in oro con perle, e a' 4 angoli altret-
tante figiu'ed'orOjche rappresentano,nel-
le due di sopra, li due Arcangeli Miche-
le e Gabriele, e le altre di sotto Costan-
tino 1 e s. Elena. Sulla reliquia fatta a
modo di Croce è formato un Crocefisso
d'oro. Dietro al quadro è scolpila la gre-
ca iscrizione, da cui si conosce, che per
comando dì Costantino Patrizio telrar-
ca, fratello di Wiceforo Foca imperatore
del 963, venne questa reliquia cos'i le-
gata. Restata occulta gran tempo, fu ri-
trovata nel 1468 unitamente a molte
allre. Reliquia della ss. Croce legata ia
una teca quadrata d'argento, con a' 4 fru-
goli le reliquiedelCalvariOjdel s. Sepolcro,
di quello della B. Vergine, ed altre reli-
quie.Uu Chiodo della crocefissionedi Cri-
sto, entro quadro d'argento dorato. An-
che questa fu rinvenuta nel 1468. Cas-
setta d'oro con croce e contorno di pie-
tre preziose, nella quale sono parte del-
le fdscie che involsero il bambino Ge-
sù. Il coltelloche servi nell'ultima Cena,
legalo sopra un piede d'argento, con let-
tere orientali logore tiel manico. Fra le
opinioni intorno a questo coltello, il con-
te Vincenzo Bianchi protonotario pub-
blicò in Venezia nel 1620: Parere in-
torno alti caratteri che sono sopra il
manico del coltello di s. Pietro posto
ultimamente nella chiesa ducale di s.
Marco in T'enczia. Nelle Notizie stori-
che delle Chiese di P^enezia del Corner,
a p. iSg, riferisce l'indulgenze concesse
da' Papi alla basilica di s. Marco, enume-
ra le ss. Reliquie del Tesoro con illustra-
zioni, e quanto al coltello di s. Pietro,
dice che con esso tagliò l'orecchio a Mal-
co: acquistato in Costantinopoli nel i447
da Paolo Foscari vescovo di Patrasso,
YEN 191
Io 'donò al nipote Polidoro vescovo di
Bergamo, uno degli eredi del quale lo
consegnò a' pp. cappjiccini per collocarsi
in custodia nel ducal Santuario. Trovo
nel Corner, meglio incisi del libro del
Tifpolo, i disegni della custodia dell'atn-
polla e del suo coperchio, che contiene
alcune poche goccie del ss. Sangue, co-
me leggo nel Corner; quello del reli-
quiario della ss. Cioce, già dell'impera-
trice Maria, con avvertenza del medesi-
mo sulle diverse opinioni di chi Iòsse
moglie ; e quello del reliquiario della ss.
Croce, già di Costantino Patrizio prefetto
delle galere imperiali, dal Zannilo deno-
minato tetrarca, secondo dice l'inscrizio-
ne. Quanto al coltello o spada con cui s.
Pietro ferì o tagliò l'orecchia a Malco, ia
difesa del di vinMaestro.couNovaes e Can-
cellieri dissi essere diviso o contrastarsene
il possesso da Bainherga [/^.),e.u\\a basili-
ca Maiciiina, e da'gieci ; e il simile dclltt
Spada di s. Paolo (parole tralasciale dal
tipografo nell'articolo che vado a ricor-
dare), dagli spagnoli e da'veronesi. Colle
stesse Memorie delle teste de' ss. Pietro
e Paolo di Cancellieri qui aggiungo,
parlarne pure il p. Papebrochio presso
Bollando in t. 5 junii p. 461 : De Già-
diis y^postoloriimjed il Chronicon d'Al-
berto abbate Stadiense,/ier. German. t.
l,p. 248, riferisce. Anno Domini 1 \g^
Alartuviciis Archiep. Bremensisde ler-
ra Proinissionis Venelias navigans in
Brentani perrexit,deferens ibi reliquias
s. Annae, et Gladium s. Petri, quo
IMalcho auriculam amputavi f. Ciò ripor-
ta anche il Corner, De Basilica Ducali
s. Marci, in par. 1 , Decad. 1 3, p. 1 6 1 . Il
Montfaucon, Diario //<7/., p. 53, descri-
vendo il Tesoro di s. Marco, credette che
fosse il coltello, quo iisus Christus fuit
in postrema Coena. Ma il medesimo
Corner attesta, che l'antica tradizione
vuole, che sia il coltello o la spada, con
cuis. Pietro tagliò l'orecchia a Malco. Di
fatti, in una lettera del nunzio di Vene-
tia de'6 diceoabreiSoS, si sci-ive: Che si
29'2 V E N
pensava cla'veneziani ili mandarla io do-
lio al l'apa Paolo V. Riferisce il p. Me-
iiocliio, vSV«orc, cenlnr. 5.",ca|). 9^; Del-
le Chiavi e Sfjada di s. Pietro, La spa-
da di s. Pietro significa la podestà di ca-
stigare di questo principe degli Apostoli
e de'Papi suoi successori, la quale si sfo-
dera nell'occasioni particolarmente delle
Pene e Censure ecch-sia lidie. S. Gio.
Crisostomo nell'omelia sulle catene di s.
Pietro, riprodotta da Metafraste al i."
agosto, fa inenziotie della spada materia-
le di s. Pietro stesso, dicendo che dovea
esser venerala, poiché per mezzo di essa
il Redentore opera va miracoli. Aimoino,
Jlistoria, lib. 5,cap. 89, dice della spada
di s. Pietro portala a Lodovico II redi
Francia figlio di Carlo il Cah'O. AUu-
lic ei praecepluni per qiiod pater 3uus
illi regnnni ante niortenis.uani tradide-
rat, el Spatham, qiiae vocatnr s. Petri,
per quani eiint de regno investiretj sed
el regiuni vestinientiini, et coronani, et
fiistenì^ex auro et geinmis. Soggiunge il
p. Menochio : suole il Papa mandare a'
principi lo Stocco e il Berrettone bene-
delti j e forse tale era la spada di s. Pietro,
della quale parla l'Aimoino. Ma ioche in
quell'artìcolo ritmii tutte le relative eru-
dizìoni, potei dichiarare, che lai, "traccia
di questa consuetudine sembra trovarsi
nel I 177, quando Alessandro 111 in Ve-
nezia donò al doge Ziaui la spada con
fodero d'oro per portarla avanti a se nuda
ne' di solenni. Tornando alle altre sagre
Reliquie, si venerano. Colonna di argen-
to dorata, che custodisce un pezzo della
Colonna dove con Flagellazione fu per-
cosso Gesù Cristo: vi sono scolpiti due
manigoldi, che lo tengono in mezzo, e
in alto la figura del Crocefisso. Lavoro
del 1875. Pezzo di legno della ss. Cro-
ce, alto un palmo e largo due terzi, le-
galo in oro con lavori e figure. Un tem-
po si conservava nel suddescritto altare
della ss. Croce, ora del ss. Sagramento.
Dall'iscrizione si trae che la fece così le-
gare l'imperatore Euiico II, e soleva poi-
VEN
tarla «eco in guerra contro i nemici. Il
Tiepolo opina che fosse appartenuta a
Costantino I, seguendo il cronista Dan-
dolo, contraddetto dal Meschinello, pe-
rò con ragioni provocanti dispute; poiché
se toccò a' veneziani nella divisione che
fecero, era impossibile che Enrico II la
facesse adornare e seco la recasse. Ma di
quale Enrico 11 s'intende parlare? se del
Santo imperatore, questo mori nel 1024;
se dell'imperatore latino dal 1206 al
1216 , egli è denominato Enrico l , né
ebbe successori di tal nome. Altra Croce
serrata in forma di libro d'argento e gio-
iellala. Due ss. Spine della corona del
Salvatore, in reliquiario d'argenlo. Allre
line ss. Spine, dentro reliquiario d'oro ia
foi'ma d'ostensorio. Allre piccole ss. Spine,
entro reliquiario d'argento doralo (qui io
debbo notare, che la moltitudine di esse
appartenute alla ss. Corona di Spine
(/'^.), santificate da Gesù Cristo, a cui fu
posta in capo nella sua dolorosa Passio-
ne, che possiedono olire questo tesoro le
chiese del clero seccia re e del clero regola -
re di Venezia, come riferirò nel descriver-
le massime ne'§§ Vili e X, probabilmen-
te derivano da quanto narrai ne'due ri-
cordali articoli, cioè dall'impreslito fallo
da' mercatanti veneziani all' imperatore
Ialino d' oriente Baldovino II , per la
nuova guerra crociala del 1237, colla cau-
zione e pegno della ss. Corona di Spine,
di circa 200,000 franchi; la quale o altra
somma pagò poi s. Luigi IX re di Francia,
al quale cede l'imperatore la ss. Corona,
con altre preziose reliquie, onde in Pari-
gi fece fabbricare la celebre Santa Cap-
pella per collocarvele. E siccome Nicolò
Quirini mercante veneziano, era suben-
tralo nelle ragioni de' prestatori, al mo-
mento della scadenza del prestilo , non
potendo l'imperatore soddisfarlo, volle
che quel sagro pegno fosse trasportato a
Venezia; quindi sembra indubitato , che
prima di consegnare la ss. Corona a s. Lui-
gi IX, e fors'anche per convenzione, si stac-
carono quelle ss. Spiae colle quali furono
VEN
! impreziosileplù chiese di Venezìa.Le qua-
li unite alle altre pervenute a Venezia ila
diverse parli, ponilo spiegare tanto nn-
imero riunito iu questa cittìi). Linteo con
cui il Signore nell' ultima cena, dopo la
lavanda de' piedi agli Apostoli glieli n-
sciugò, con iscrizione greca. Della Porpo-
ra e della ss, Sindone del Signore, in re-
liquiari! d'argento con iscrizioni greclie.
Cassetta dorata con figure di rilievo con-
tenente molle reliquie e ceneri de' ss.
Martiri gloria di Trtbisonda , fra' quali
de'ss. Eugenio, Achilleo, Valeriano e Ca-
loidio, come si ha da'versi greci incisi sul-
la medesima. Due reliquie di s. Gioigio
martire, cioè un osso del braccio rinchiu-
so in braccio d'argento gioiellalo, e colla
figura del Santo in allo d'uccidere il dra-
go, con iscrizione greca, scolpita pure nel-
l'altro reliquiario quadralo con catenel-
la, esprimenti il contenuto. Porzione del
teschio di s. Gio. Battista , entio calice
d'agata legato in oro, con gemme e l'ef-
figie del Santo , con iscrizione greca ce-
lebrante la sua virtù. Rammento essere
una delle 3 restate incolumi nell'incen-
dio. Reliquia di s. Isidoro , in magnifico
reliquiario d'argento di gotico lavoro, e
le immagini scolpite di Gesù Cristo, di s.
Lodovico vescovo, di Maria, de' ss. Ber-
nardo e Girolamo, e di una delle 3 Marie.
Un putto d'argento tiene in mano la leg-
genda: S. Isidorii M. ex insula Scìofur-
tini a Pantalone Resi'car io 162^ . Olive
alle riferite preziose reliquie, altre se ne
conservano in reliquiari! d'argento e ta-
luno d'oro, come del s. Legno della Cro-
ce; della Cintura del Salvatore; della Can-
na clie sostenne la Sponga; della Cintura
di Maria; della Palma verginale; de'ss.
Innocenti; tre sassi co'quali fu lapidato il
protomartiie s. Stefano e una sua costa;
un nnello della catena di s. Gio. Battista;
e l'insigne reliquia del doge s. Pietro Or-
seolo, donata da Luigi XV re di Fran-
cia à'monaci s. Michaeli Ciixani Del-
l' anno 1732. Di più ivi si venerano le
reliquie di s. Luca Evangelista ; del Ve-
V E N agS
lo e de' Capelli della Beala Vergine;
di s. Cristoforo ; de' ss. Filippo e Gia-
como Apostoli ; di s. Marco ; di s. Bar-
tolomeo ; di s. Tito vescovo di Candia ;
di S.Saba; di s. Pantaleone; di s. Ma-
gno; delle ss. Marta e Maria Rladdaleua
sorelle; de'ss. Pietro e Paolo principi de-
gli Apostoli; di s. Stefano; de'ss. Giovan-
ni, Filippo, Matteo, Simeone e Giuda A-
posloli; di s. Lucia; di s. Daniele; di s.
Lazzaro; di s. Anno; di s. Atanasio; di s.
Antonio abbate; di s. Agnese; di s. Basi-
lio il Grande; delle ss. Severiana e Brigi-
da; de'ss. Biagio, Girolamo, Policarpo, I-
giiazio, Dionisio e Cleto. L'Evangelo di s.
Marco scritto in latino, legato entro cu-
stodia d'argento, per mollo tempo tenu-
to per l'originale, errore tolto dall'eru-
dite indagini praticale dal Moulfaucoo:
di sopra ho accennato ove ne parlai; e qui
pure dirò, ch'egli ad istanza de'fedeli di
Roma ivi lo scrisse, raccogliendovi tulio
quello che avea udito dalla bocca di s.
Pietro, che 1' approvò perchè fosse letto
nelle sagre Sinossi (F.)j laonde i romani
sempre conservarono al s. Evangelista
gran divozione, come lo dimostra l'anti-
ca e venerabile Chiesa di Roma di s»
Marco, collegiata , titolo cardinalizio e
parrocchia, di cui ragionai in più luoghi,
e del corpo che in essa si venera di Pa-
pa s. Marco , anche nel voi. LXXXIX,
p. i58. L'Evangelo di s. Marco, scritto
colle allratti ve d'elegante semplicità, con-
cisa e gradevole, da alcuni si attribuì al-
lo slesso s. Pietro, per averlo colla sua au-
torità confermato, per lo zelo che mo-
stravano i primi cristiani per Ja parola
della verità. Si disse compendio dell' £"-
vangelo dis. Matteo, per riferirvi le stes-
se cose e sovente colle medesime espres-
sioni; ma veramente contiene delle par-
ticolarità che non Irovnnsi in quello di s.
Matteo; anzi cambia l'ordine delia nar-
razione de'fatti, iu che si accorda meglio
con s. Luca e con s. Giovanni. Ma tut-
lavolta mirabile è la concordia e la cou-
souanza de'4 ìì. Evangelisti {F .),'\ìx\ui-
294 V E N
lo. Finalniienle per munificenza dell' im-
peraloi e Ferdinando 1, si conserva in que-
sto Tesoro, lo scettro e il globo a lui ser-
vili in Milano a'6 settembre i838, nella
Coronazione di Re (V.) del regno Lom-
bardo-Veneto , alla quale intervenne il
cardinal Monico patriarca di Venezia, e
fece nella solenne funzione quanto ripor-
tai nel citato articolo, non meno al suc-
cessivo splendido Convito (V.). Tali re-
gie insegne sono d' oro e ornale con
licca copia di gemme. Narra il Corner,
che Slamati di Candia, entrato colla fii-
niiglia d'un principe a vedere il Tesoro
di s. Marco, notò accuralamenle la lo-
calità per aver concepito l'empio disegno
di predarlo. Dipoi smossi i marmi e tra-
forale le pareti vi entrò furtivamente, e
per 5 continue notti lavorando, ne rubò
le gemme ed i più preziosi ornamenti, e
lutto nascose in sua casa. Indi scoperlo-
fei per divin volere il furto e il reo, fu
ricuperato il mal tolto e il miserabi-
le pagò colla vita sul patibolo il te-
merario delitto. Riporta il Corner pu-
re i tesori d'indulgenze co'quali i Sommi
Pontefici accrebbero il decoro di questa
basilica, come di S.Leone IX, .4,lessandro
)li e altri. — A'temporali vantaggi del-
la basilica ancora contribuirono i l^api,
assegnandole Sisto IV quanto dirò nel §
Vi, ed il successore limocenzo Vili nel
1487 il priorato benedettino di s. Gia-
como di Ponlida, diocesi di Bergau>o , la
cui unione confermò Clemente VII. Alla
basilica nel iSig Leone X um il mona-
stero di Valle nella diocesi d'Arbe; e nel
1 Sa I alcune chiese della diocesi d'Adria,
il cbeconfermò Papa Adriano Vi. E Giu-
lio 111 neli55i dichiarò unita alla basi-
lica la chiesa parrocchiale di s. Maria di
Kanlo diocesi di Vicenza, il doge Dome-
nico Morosini nel ricupero dell'Istria rese
per patto le città tributarie alla chiesa e
alla fabbrica di s. Marco. Fola fu obbliga-
ta all'annua offerta di 2000 libbre d' 0-
lio, R.ovignoalla contribuzione d'una sta-
bilita somma di soldo, Parenzo a 20 arie-
VEN
I
li da consegnarsi al doge, e 1 5 libbre d'o<
lio alla sua cappella, Umago ad una cer<
la quantità di denaro, ed Emonia o Citta'
nova a 40 libbre d'olio per le lampone d
s. Marco. Qualche variante sui delti tri
bull la riferirò nella biografia del doge
col suo compilatore. Inoltre si ha eguul
mente da pubblici documenti , aver n«
I I 17 Ponzio conte di Tripoli d'Asia do
naia una casa posta in Tripoli presso i
mare, acciò i procuratori di s. Marco a oc
me della loro chiesa perpetuamente II
possedessero. Così pure la comunità d
Fano, avendo nelii4i giurata fedeltà
s. Marco, e al doge IMelro Polani,pra
mise di contribuire per l'jlluminazic
ne della chiesa del beatissimo Marco E
vangelista mille libbre d'olio ogni anno
Altrettanto leggo nell'Amiani, Mcinorii
istoriche di Fano, t. i, p. \^o, con l'ag
giunta dì mille alla camera ducale e su(
palazzo, se con pronto soccorso l'avesse i
doge liberata dalla guerra mossale dall
città collegate di Pesaro, Fossombrone
Sinigaglia, aiutate da Ravenna. Il doge
preso lo stendardo della repubblica dal»
le mani del patriarca, approdò al porte
di Fano con molte navi armate, onde
nemici abbandonarono l'impresa. Allora
Fano confermò il tributo olFerto , si di
chiaro in perpetuo collegata della repub-
blica, a condizione di non far guerra al-
l'Impero, cui allora era Fano soggetta,
l'ulto di confederazione tra Fano e Vene
zia lo riporta lo slesso Amiaui, colle scaui
bievoli concessioni e reciprocanza di com-
mercio e d'aiuti; e infatti nel i 1 43 i fanesi
somministrarono a' veneti una galera ar-
mata contro gli anconitani- Ma narra lo
stesso Amiani, che Fano neh 198 ritornò
all'ubbidienza della s. Sede, giurando fe-
deltà ad Innocenzo Ili coll'annuo tribu-
to di 5oo scudi d'argento. Racconta pure
il Corner, che Baldovino i re di Gerusa-
lemnie, pe'validi soccorsi ricevuti da* ve-
neziani, per gratitudine concesse loro di-
verse prerogalive,ed unì alla basilica Mar-
ciana le due chiese dedicale a s.Mai'co,una
VEN
in Tiro, e I* altra in s. Giovanni d' Acri ;
donali vo confermato da Alessandro III,
con diploma diretto a Leonardo Fradello
procuratore di s. Marco. Insorte poi que-
stioni contro i veneti, per le pretese tlel-
J'arcivescovo e canonici di Tiro, Clemen-
te III, Celestino III e Innocenzo III con*
fermarono con bolle il possesso delle due
chiese alla basilica di s. Marco. Anzi per-
chè la veneta giurisdizione sulledue chie-
se fosse anche più feroìa e cautelala, In-
nocenzo IV nel 1247 le soggettò imme-
diatamente alla s. Sede, col censo di due
bisanti o monete d'oro dà pagarsi alla ca-
mera apostolica nella solennità d' Ognis-
santi. Il medesimo Innocenzo IV nel 1 25 1
dichiarò esente la basilica di s. Marco, il
suo primicerio ed il clero dal paliiarca di
Grado e dal vescovo di Castello; e imme-
diatamente soggetti alla santa Sede li
cotifermarono altri Piipi. Perciò 1^a basi-
licaMarciana divenne JVullius Diofcesis.
— Già lìnodair829,afìlnchè la fabbrica e
ornamento della basilica Marciana proce-
desse con diligenza, era stato destinato un
idoneo cittadino a invigilarla col titolo di
proctiratoreo curatore della fabbrica del
tempio, donde ebbe origine l'onoralissi-
ino magistrato della repubblica de'P/o-
cnrntori di s. Marco, preposto ancora
all' amministrazione de' beni della me-
desima, come si ha dal Tentori, Sag-
gio sulla storia civile, politica, tede-
siastica degli stati della repubblica di
/-^f/jr'z.'rt. Stabiliti nel 144^ • procurato-
ri di s. Marco in numero di nove, tre per
procuralia, sì assegnò loro per abitazio-
ne le case per loro dette Procuratie, sul-
la piazza di s. Marco, edilìzi descritti
nel § IV, n. 2. Tre però di essi, fino a
che 6Ì fabbricarono le Procuratie nuove,
percipivano 70 ducati all' anno per in-
dennità d' alloggio. I procuratori di s.
Maico vestivano l'abito senatorio. Do-
po il 1074 soggiacque questa basilica a
disastrosi incendii, cioè nel i 106 e nel
i23o, che incenerirono tutti i diplomi
ducali e altri documenti^ che ^i cu^lodi-
V E N 295
Tane nel Tesoro, oltre le summentovaie
«s. Reliquie nel 2.° disastro; eneli4>9
e 1429, che arsero nelle soditte, onde si
doverono rinnovare i musaici e le cu-
pole. Quanto all'erezione della basili-
ca in metropolitana e suo attuale ca-
pitolo ; di quello anteriore e suo pri-
micerio ; del seminario ducale; e del-
l' ufljziatura denominata Patriarchino^
vado a ragionarne nel seguente § VI.
Per lutto quanto che riguarda la cele-
berrima basilica di s. Marco, oltre i già ce-
lebrali dotti che l'illustrarono, nelral-
larono fia glialtri i seguenti. Il preteGio-
vanni Meschinello, Zrt Chiesa Ducale di
s. Marco colle notizie del suo innalza-
mento, spiegazione delli musaici e delle
iscrizioni, e di tuttocio che appartiene al'
la storia ed arti, in Venezia presso Bar-
tolomeo Baronchelli 1 753, lom. 3. Fran-
ces, De Kcclesiis Calliedralis f^enetiis^
ibidem 1 6gS.Sanso\'ìno,f'enezia descrit-
ta. Doglioni, Cose notabili che sono in
Venezia, ivi iSSy. Martinelli, Coseno-
labili di f^enezia, ovvero sua descrizìo-
«e, Venezia 1 7o6.Stringa,/'7/a<^i 5. Mar-
co Evangelista con la descrizione della
Chiesa, Venezia 1680. Anonimo, L'au-
gusta Ducale basilica di s. Marco, Ve-
nezia 1761. Corner, Ecclesiae Venclae
anticpiis monumenlis illustratae, 1. 10,
Decad. 1 3. Chiese principali d' Euro-
pa, Milano 1824: Dcòcrizione dell' Im-
periale Regia basilica di s. Marco cou
tavole. Sulla testimonianza di tale opera
ne riportai le misure.
§ VI. Traslazione della cattedrale me-
tropolitana e del capitolo patriarcale
di s. Pietro di Castello, alla basilica
primicrriale di s. Marco , e del pa-
triarcliio nel contiguo palazzo appo-
sitamente eretto a destra della della
basilica, unitovi parie del palazzo du-
cale.Delgià capitolo di S.Pietro, edel-
l'odierno di s. Marco, loro insegne co-
rali, e presente slato del 2.° Pruna
decanta e parrocchia. Seminario pa-
296 YEN
Inarcale. Antico capitolo citila cap-
pella ducale di s. Marco : serie de'
dignitari Primiceri^ loro prerogative
vescovili e giurisdizione. Esenzione
della basilica, del Primicerio e del suo
clero, ed insegne corali di aueslo. Se-
minario ducale. Della chiesa de' ss. Fi-
lippo e Giacomo e annesso Primice-
riato. Antica ufjìzialura della basili-
ca Marciana delta rito Palriarchino.
i.La basìIicadis.Mai'codivenoe catte-
drale, patriarcale e iHetiopolitaua ne'pri-
ini anni deirodierrio secolo. Mentre Ve-
nezia formava parie del nuovo regno d'I-
talia,il cui re era JNapoleone I imperato-
re de'francesi, ed iu suo nome veniva go-
vernatodal viceré suo figlioadottivo, prin-
cipe Eugenio Beauharuai$,que$ti con de-
creto de' 19 otlobrei8o7 dichiarò catte-
drale la chiesa di s. Marco. Il patriarca
Ganiboni, ligio a siffatta incompetente au-
toiilà laicale,arbitrariamente 7 giorni do-
po trasferì la cattedra patriarcale dalla
basilica di s. Pietro di Castello, di cui più
innanzi ragionerò nel § Vili, n.° 1 , alla
basilica ducale di s. Marco, ove sino al
1 797 era stata, come già dissi, la cappel-
la del doge, e tuttora avea un capitolo di
canonici presieduti da un primicerio :
framuììschiò tali canonici con quelli di s.
Pietro e ne formò un solo capitolo. A cor-
reggere tutto lo sconcio dell'arbitraria
traslazione, fatta dal patriarca Ganiboni,
della sede e del capitolo patriarcale dalla
chiesa di s. Pietro di Castello alla basili-
ca regia ducale di s. Marco, il Papa Pio
VII d'accordo coll'imperalore Francesco
1 e col patriarca Fyrker, emanò la cele-
bre bolla Ecclesias , de' 24 settembre
iS-2 1, Bull. Rom. coni., t. i5, p. /i52 :
2ransiaiio sedis palriarchalìs P'eìietia-
rum ab Ecclesia s. Petri de Castello imn-
cupa ti, ad Basilicam s. Marci. Con essa
il Papa, prima soppresse ed estinse il cor-
po canonicale ducale esistente in questa;
e poscia erettala al grado e dignità di chie-
sa cattedrale patriarcale e tuetrapulitaua
V E l\
in sostituzione a quella, ne dichiarò con
autorità apostolica legittimo e canonico
il trasferimento della cattedra , del pa-
triarca e del capitolo; quindi con tutta
precisione e chiarezza ne determinò il per-
sonale, la dotazione, l'attribuzioni, le giu-
risdizioni, i privilegi, confermando i già
concessi anche da lui; e stabilendo nuo-
ve particolari discipline pel clero inferio-
re, sussidiario all'ufliziature, amovibile e
dipendente dal corpo canonicale. Dichia-
rò patriarchio, o abitazione del patriarca,
e luogo della curia patriarcale, parte del
contiguo palazzo già ducale, per benigna
e perpetua cessione e donazione dell'im-
peratore Francesco I. Formò il nuovo
capitolo di due dignità, lai.* l'arcidiaco-
no, la 2.* l'arciprete curato, e di 11 cano-
nici, comprese le prebende teologale e pe-
nitenziale. Volle però chequeste due pre-
bende, e la dignità dell'arciprete curato
si conferissero per concorso; a quest' ul-
timo spettando la cura dell'anime della
parrocchia della stessa basilica di s. Mar-
co, ninnila del suddescritto battisterio.
Pel decente servizio divino di questa pa-
triarcale, stabilì 5 cappellani o beneficia-
li , delti anche sotto-canonici o mansio-
nari, 2 maestri di ceremonie, 2 diaconi e
2 suddiaconi titolari, 2 sagristi, 2 diretto-
ri del coro, 1 2 preti juvenes chori nuncu-
patos , e 2 cooperatori a memorato pa-
Iriarcha institui mandamus. Di più Pio
"VII colla stessa bolla, dopo aver sop[)res-
so il titolo e dignità patriarcale della chie-
sa di s. Pietro di Castello, l'elevò al titolo
decoroso di concattedrale e basilica mi-
nore ad instar basilicaruni minoruni al-
mae Urbis. La cura dell'anime di sua par-
rocchia, quale succursale, l'aflulòal capi-
tolo patriarcale, esercitandola per un ar-
ciprete ed un idonea vicario curato, coa-
diuvati da 6 altri preti cooperatori, oltre
1 3 preti j'uuenibus chori nuncupatis, a*
quali ingiunse il servizio corale pc'divini
uffizi, e per l'adempimento de'pii legali;
sebbene quelli che polevausi adempire da'
canonici della patriarcale, iu questa li Ira-
YEN
, sferì , unentìoli al capitolo. Slabin la cio-
) ttizione dell'arciprete, oltre l'abitazione,
^ e degli altri ecclesiastici nominati , non
! chela dote pel tuantenimeuto della fab-
f brica e per l'esercizio del divin cidto.
. Finalmente Pio VII decretò a favore del-
I la basilica di s. Pietro. » Ut insuper prae-
fala basilica s. Petri de Castello perpetuis
futuris temporibus suum quoad fieri pò-
test in bisce rerum novis circumstanliis
decus, ac splendorem conservet praecipi-
n)us, et mandamiis, nt in diebiis (estis s.
Petri principi» Apostolorum , ac s. Lau-
rentii Justiniani Veneti Prolo-Palriar-
chae, nec non in die lertia luensisnovem-
bris prò anniversariis exequiis umnintu
defunctorum Palriarcbarum Venelia-
rurn, pariterque in vesperis doniinicae
infra octava solemnitatis ss. Corporis
Clirisli prò synodali ss. jLucarisliae sa-
cramenti peragenda processione novum
capiluluu) patriarcbales. Marci servitium
eh ori, et sacras funcliones in eadem s. Pe-
tri de Castello basilica quotannis explere
teneatur, atqne idcirco ipsum patriar-
cbale capituliim, et clerunk similibus <Iie-
bus ab explendis in dieta ecclesia s.Marci
divinisonìciisexìmimus ac dispensa mus".
L'ultima e recente proposizione concisto-
riale de' 1 5 marzo 1 858, perla preconiz-
zazione dell'attuale rispettabile nig."^ pa-
triarca , conferma di coniporsi tuttora il
reverendissioio capìtolo, quale lo descris-
si (non però dichiarando, cbe la prebenda
penitenziale non essendo mai stata fon-
data, si funge dall' arciprete, come poi
diiò), così la cura d'anime, e così V j4e-
des pntriarchales ei'dcni hccles'uie ad-
liaerentes.S'i dice della chiesa; « Patriar-
chalisEcclesìae Basilicae titulo merito ho-
Destata sub invocatione s. Alarci Evange-
listae, Inter quas corpus maxima venera-
lione reconditum, pervetusli ac pulcher-
rimi est aedificii, lalique magnificentia
condecoralur , ut ad ejus ornalum vel
cunservandum vel reflciendum fabricae
census sit constitulus , alque eidem no-
vciu ad praeseos Episcopi sullraganlur.
vot. xc.
YEN 297
Praeler Palriarchalem Iriglnla eadem in
civitateparoclìialesecclesiae adoumeran-
\uv baptismali fonte munitae, octo viro-
rum et quinquemulierum monasteria,a-
liquot religiosorum piae domus, duplex
prò utroque sexu orphanotrophium, plu-
ra laicorum sodalitia , aliaque loca pia
quaedam hospilalia, mons pielatis, ac se-
minarium cuoi alumnis". Di tutto suc-
cessivamente a parte a parte farò cenno,
ne'iispetlivi§§. Si traedalCorner, sui ca-
nonici della cattedrale di s. Pietro di Ca-
stello, cbe uno di essi eletto ne! 1 829 per
vescovo, cioè Angelo Delfino, ricordevo-
le delle ristrettezze loro , tosto non solo
ottenne da Giovanni XXII che da 22 fos-
sero ridotti a 12, comprese le 3 dignità
d'arcidiacono, d'arciprete e di primicerio,
ma loro assegnò altresì alcune eventuali
rendite appartenenti al vescovato. Dice
rUghelli, che poscia Eugenio IV conces-
se al capitolo di eleggere la 1/ dignità
dell'arcidiacono. Il patriarca Dona o Do-
nalo del 1492» procurò ed ottenne nel
i5o2 da Alessandro Vi che s'istituissero
0 decoro di sua cattedrale altri 1 a cano--
nicati d'onore, i quali si dovessero pren-
dere da' pievani delle chiese collegiate
della città, ed eleggersi in perpetuo dal-
l'arcidiacono e dal capitolo. In quell'epo-
ca il capitolo di s. Pietro si componeva
delle 3 nominate dignità, dì 9 canonici,
di 6 sotto-canonici, Sithcanonici, e d' mi
collegio dì 12 chierici poveri. Eletto nel
1619 il patriarca Tiepolo, istituì il ca-
nonico teologo, così formandosi -il capì-
tolo di IO canonici oltre le 3 dignità. Lo
nominò egli stesso , trasmettendo l'ele-
zione de'successori al capìtolo, il q^Oale e-
leggeva gli altii 9. La precedente contro-
versia sì può vedere nell'ab. Cappelletti,
che rettificò il Corner e l'Orsonì pel rife-
rito nella Serie de' patriarchi di Grado.
Il celebre INicob Coletì, sacerdote vene-
to dì s. Moisè, nel pubblicare in Venezia
nel I 720 il detto t. 5 i\it\\ Ughellì(i' .), coti
preziose aggiunte e note, della 2." edizio-
ne dell' Italia sacra , riferisce comporli
20
2«j8 V E N
allora il capitolo di s. Pietro, di i 3 cano-
nici, <le' quali 3 clignilari, rarcidiacono,
l'arciprete colla cura d'anime, a cui il
Tiepolo annesse l'ufllcio di penitenziere,
un canonico esercitando {|uello di teolo-
go, 3/ dignità essendo il primicerio. Es-
servi inoltre 6 sotto canonici, 3 sagristi,
4 accoliti, ed altri chierici; gli alunni a-
scendere a più di 4o. « Eligil Capitulum
ex numero Subcanonicoruin Canonicos
omnes praeter prìmam digiiilalem,cuiiis
electio spectat ad Summum Pontificem,
et Canooicum Theologum , quem eligit
D. Patriarcha: Praelerea Subdiaconos
omnes, Sacristas, qui etiam curati dicun-
tur, et semel a Capilulo electi anni siu-
gulis confjrtuantur, alque etiam Acoly-
tlios; hos tamen cumulative cuoi antì-
quiore ex Canonicis residentibus, necnoa
et seniore defauiilia Contarena ex insli-
tutione Antonii Contareni Patriarchae
fundalorishujusmodi Acolytljornin. Eli-
git quoque aliosia Canonicos de ninnerò
Plebanorum Ecclesiarum Colli^giatarum
insignium liuius civilalis ex privilegio A-
lexandri VI, qui festis solemnioribusin-
servìuntpraesenlia suaornalusEcclesiae,
gaudentque specialibus praerogativis".
Marra l'ab. Cappelletti, che Pio VII elet-
to in Venezia, giunto in Roma, volle at-
testare la sua riconoscenza al clero vene-
Io, concedendo col breve Adccleras lati'
dcs, de'6 setlendjiei8oo,che riporta, al
capitolo de'canonici della basilica metro-
politana^ che sino allora non avevano al-
tro distintivo corale se non la sola almu-
zia ossia zanfarda, 1' uso del rocchetto e
della iBozzetta paonazza, e d' una croce
pettorale coH'eUlgie de'ss, Pietro e Paolo
Apostoli, una per parte, appesa ad un
cordone di seta nera; a'mansionari poi, o
sotto-canonici, accordò 1' uso dell' almu-
zia foderata di pelli. Le quali insegne, tul-
li potessero usare in coro, in capitolo, nel-
le processioni e altre ecclesiastiche fun-
zioni, sì nella cattedrale e sì per tutta la
]iatriarcale diocesi diVenezia. Inoltrefarò
qui menzione, che Pio VI I già e per io sles-
VEN
so moli ro concesse col hveveSinrera JìiJc
de'2 2 agosto i8oo,^»//. Eom.conl.XA i\
p. 35 : Indulluin ntendi rocchetto pn
inoderno abbate inonaslcrii Foiigadi
tiae yenetìartun, ci successoribus albe
tibus in pcrpeltium. Avea pure spedito
breve Sincera (idei ac pine , de' 5 seti
tembre i8oo, Bull, cit., p. 38; Confii
viatio indulti ntendi birctlino et rocchei
to cani manicisy et conccssio iisiis preti-
nae prò moderno abbate , ejusqiie sue
cessoribus monasterii s, Michaelis d
ritirano congrega tionis camaldulensii
Nello stesso mese a' 12 settembre, Pio VI
volle altresì decorare i parrochi deliaci!
tà, mediante il breve Qiieni sibilionorem
presso il Bull, cit., p. 3g: Iiidultuni per
peluuni gerendi roccheltuni et mozzai
tam nigri coloris^in choro, in processit
nibus, et in oninibu<! publicis ccclesiasti
cis fitnctionibus, prò civilatis f^enetia
rum riebanis. Così Pio VII onorò il cU
ro secolare e regolare di Venezia, anzi a
le monache di s. Croce del 3.° ordine di
s. Chiara col breve Vesler exiguus nu-
tnerus, de*2i novembrei 800, Bnll.cìì.,
p. 80: Facultas monialibus monnslcrii
s. Crucis Fenetiarwn recitandl malnti-
nuin et laudes post solis occasum dici
antecedentis , non jcjunandi quotidie
tempore ach'entus, dormiendiqne in cel-
lis seorsim. Di altre ditnostrazioni del
paterno amore di Fio VII per Venezia, a
suo luogo ne parlerò. Ora mi occorre tor-
nare al capitolo di s. Pietro. Piacconta
Pah. Cappelletti , che il patriarca Gam-
boni, nella suddetta traslazione di quella
cattedra nella basilica Marciana, con fu-
sione de'due capitoli, invece di far sanzio-
nare dalla s. Sede l'innovazione essenzia-
le del decreto vicereale, si die' piuttosto
premura di favorire il nuovo corpo cano-
nicale, mentre quello di s. Pietro non a-
vea potuto indossare giammai l' inse-
gne accordate da Pio VII, per negarne
sempre il permesso la civile podestà, mas-
sime l'uso della croce pettorale. Laonde
avendo egli supplicalo Pio VII per le se-
V EN
guentìj ol tenne il breve lìnmnnonim Pon-
(iftcHW, degli 8 marzo I So8, Bull. lìoni.
coiit.y f. i3, p. CiSH: Cniicessio ìiovoritni
inxigniiini ve^lìum prò vnnnnicìs et man-
sionarii seti sìihcanonici Ecclesiae Pa-
trìarihctlis Vendi a ni ni. I^erlnnlo con
esso il Papa accordò a' canonici l'uso dei-
la cappa magna i'iolaceam hyemolileni'
fiore Clini pellihiis armelUnis alì>is sii-
jìra rocchelfum , aestivo vero tempore
cottani snpra ipsuni rocche tinnì j ed a'
mansionari o soUo-caiionici, ro<r/ief/»H£
pariter in hyeme, et cappani magnani
siniilem ciini pellibits arniellinis cinera-
cci (amen coloris, nestaie- vero cotlani
ditmtaxat sìne cappa hiijusnwdi et roc-
chetto, la semplice colla. Finalmente Gre
gorio XVI, alTellnosissimo per Venezia
e pe'veneziani, per quanto dovrò in p'ìi
luoghi raccontare, col breve apostolico
jE"-/ hoc in more positum , de' 7 luglio
i832, presso l'ab. Cappellelli, onoiò le
due dignità dell'uso delie vesti (\\ prela-
ti duuieslici del Papa, in tulle l'ecclesia-
stiche funzioni , e dell' istrouiento della
1 U'j^ia o pnlniatoria, nella celebrazione
de'solenni riti, lauto nella chiesa luetro-
polilana, quanto nell'altre della patriar-
cale di()ce>i; ed agli altri canonici, l'uso
della niozzella di seta paonazza sopra la
cotta e il rocchetto. M'istruisce il lodato
patrio scrittore ecclesiastico': che gli odier-
nicanonicidel privilegio della cappa ma-
glia ignari, cou)inciarono ad usarla nel
1848 (for.''e il conobbero dopo la pub-
blicazione del citato 1. 1 3 del Bull. Rom.
coni., che fu nel 1847), e quindi implo-
rarono e ottennero la sanatoria dal re-
gnante Papa Pio IX nel i85o; e che l'ar-
ciprete smo dal 1620 è anche il peniten-
ziere, noti essendo ancora stata canoni-
camente creila tale speciale prebenda.
Quando le due dignità non indossano la
cappa magna , cioè secondo le stagioni,
as>uuionu l'abito prelatizio paonazzo, e
siccome allora gli altri cnnonicì sul roc-
chello e la cotta adoperano la mozzel-
ta pauuuzza, cosi i uiuosiuuaii o sollo-
V E N ?.()9
canonici, che sono cappellani corali, por-
tano sulla colta la raozzetta dì seta ne-
ra. I 6 prebendati, 3 diaconi e 3 suddia-
coni, che servono alle sagre uffizialuie,
e gli altri sacerdoti addetti a queste, go-
dono l'uso dell'almuzia. A maggior chia-
rezza, con Io Stalo personale del Cle-
ro, ripeterò quello presente del Rm.° Ca-
pitolo della chiesa Cattedrale di s. Mar-
co Evangelista. Duedignilà capitolari col
tìtolo di monsignore: i canonici arcidia-
cono e arciprete. Dodici canonici col ti-
tolo di monsignore, de'quali ili." è deca-
no, e fra di essi vi sono il prefetto del co-
ro, il penitenziere e sindaco capitolare, il
commissario patriarcale per la sor.veglian-
za degli studi, il prefetto della sagrestia,
il teologo, l'appuntatore. Dieci canonici
onorari, compresi il cancelliere capito-
lare e il nunzio capitolare. Venti cap-
pellani corali con residenza: i primi 6 so-
no presbiteri, co'gradi di i .° e 2.° decano,
i." e 2." anziano, i.° e 2." juniore: indi 3
diaconi, ili." colla qualifica di anziano :
3 suddiaconi, ili-" colla qualifica di an-
ziano: 4 accoli'i per ordine numerico: il
ceremoniere patriarcale, il ceremoniere
capitolare, il i.° capo del coro, il 2.° capo
del coro, ambedue membri dell'i, r. cap-
j)ella musicale. Vi sono inoltre 3 alunni.
Quattro cappellani corali di titolo pre-
sbiterale e onorari, uno de' quali è sagri-
sta primario. La parrocchia è nel sestie-
re medesimo di s. Marco, con 4377 ani-
me. E prin?a decania e decanato patriar-
cale di padronato regio; ed il capitolo ne
ha la parrocchialità abituale. Il canoni-
co arciprete n'è il decano. Vi sono due
cooperatori pel circondario di s. Giulia-
no e due per quello di s. Moisè: il sagri-
sta primario e il secondo sagrista, il con-
fessore e il predicatore ; ed il chierico.
Compongono la cappella musicale un
maestro primario, due organisti, 23 can-
tori e 27 suonatori. La chiesa di s. Moisè
è succursale, di cui nel § Vili, n.i5, col
vicario: quelle di s. Giuliano edis. Gallo
sono oralorii sagraoieuiali, co' loro retl«-
3oo V E N
ri, parlo della i." nel § VIH, n. 9.0, ilclla
2.'iiel§X,n. 5. Lecl)ie.sepnrioccl»iali sog-
gette alia clecaiiìa sono s. Luca Evange-
lista, s. Stefano proloniarlire, ss. Salva-
tore, s. Maria del Giglio detta Zobenigo,
descritte nell'anzidetto § Vili, a' n. 24»
28, i6; quanto a s. Stefano però nel §
X, n. 7.5. Il seminario patriarcale princi-
piato presso s. Gereniia, indi irasfeiilo a
s. Cipriano di Minano, poi nel priorato
de'Tentonici, ove fu eretta la chiesa di s.
Maria della Salute, nel sestiere di Dorso-
duro, trasferito di nuovo nell'isola di Mu-
rano nel monastero di s. Cipriano, di cui
il patriarca è abbalecommendatario per-
petuo; per itlliino, nuovamente ripristi-
nalo nel 18 18 ove si trova presso s. Maria
della Salute, fiorisce abbellito per cura del
henemeriloedotlocan.GiannanlonioMo-
sellini, con istudio filosofico e teologico, e
liiblioteca. Dell'istituzione e sue vicende,
dell'edifizioclie occup3,e della detta cliie-
sa, a' loro luoghi ne ragionerò, princi-
palmente nel § X, n. 28 e 65 degli ordi-
ni religiosi, perchè l'oratorio de'Tentoni-
ci della ss. Trinità serve al seminario di
oratorio, e la chiesa già de'Sontaschi di s.
Maria della Salute è dal medesimo uIFi-
ziata. Ivi pure dirò del suo stato pre-
sente.
2. Detto dell'antico capitolo di s.l'ielro
e dell'odierno di s. Marco, e delle insegne
loro accordate, conviene dare un cenno
ulteriore dell'antico della cappella duca-
le di s. Marco, ossia della basìlica |)riina
che divenisse cattedrale, e del suo digni-
tario il primicerio, la serie de'qiiali trovo
lieU'Ughelli a p. 1 829 del citalo l. 5: Pri-
micerii .y. Marcì, cominciata, auenenlata
e continuata sino al 17 18 dal Coleti; itel
Corner a p. 198 e seg., sino a della epo-
ca; e nell'ab. Cappelletti, con l'aggiunta
degli ultimi due e perciò sino ali 8 io, e
maggiori notizie. Neir828 recato in Ve-
nezia il corpo di s. Marco, nel luogo do-
ve Narsete avea edificato la chiesa di s.
Teodoro, fu costruita la chiesa a onore
di Dio e sollo l'iuvucazioue del s. Evau-
V E N
gelisla. dal doge Giustiniano Partecipa-
zio, il quale come a cappella del doge e al
palazzo ducale contigua, vi stabilì dc'sa-
gri ministri e de'cantori per lodarvi il Si-
gnore; e questa fu la primitiva origine
dell'uniziatura ecclesiastica della Marcia-
na basilica. Nel seguente 829 divenuto
doge Giov;)nni Partecipazio l'ratello del
precedente , ne condusse a termine il
grandioso edifizio, ove istituì il primice-
rio, ed i cappellani per la celebrazionede-
gli nflizi divini diurni e nntlnrni. Avver-
te l'ab. Cappelletti, che i ministri e canto-
ri istituiti dal tioge Giustiniano, propria-
mente non lo erano per la chiesii di s.
Marco, ma per la cappella ducale, ch'era
allora in palazzo, la quale già esisteva nel-
18 I 9, come si ha da un diploma di tale
anno di Angelo e Giustiniano Partecipa-
zio dogi, di donazione all'abbate di s. Ser-
volo dell'isola del monaslerodi s,llari(),ri-
|)ortato ì\e\\' Italia sacra a p. i 190; ed in
cui si dice: Qnemprn'ilcgii tcxtuin .scrihe-
repraeciin/ntis Dimilrìnm Tribunuin no-
tarìuni no.^trae CapcUae Priiniceriuin,
ubi et inaiiìhiis nostri.'! subscriptu.'! con-
fi rinavinius. in quell'anno non essendo
stala cominciata la fabbrica della basili-
ca, e non pervenuto ancora il corpo del
s, E vangelista, il primicerio DemetrioTri-
buno o Tron, apparteneva alla cappella
ducale esistente in palazzo ; donde poi fu
trasferito col suo clero nella nuova ba-
silica, ed ebbe in seguito i suoi successori.
Sino al i25o, questo primicerio non era
che il primario cappellano del doge, ca-
po degli altri che ivi uHìziavano : ma in
detto anno essendo stalo preso Alberico
fratello del famoso Ezzelino da Romano,
per allegrezza di questa vittoria il doge
iMorosini interessò i cardinali, venuti al-
lora a Venezia per domandar aiuto alla
repubblica , ad ottenere dal Papa Inno-
cenzo IV il privilegio, che la basilica e il
clero ducale fossero immuni dalla giuris-
dizione del patriarca di Grado e del ve-
scovo di Castello; e detto Papa vi accon-
sentì ucl I 2 5 1 colla bolla Consueti t,}^vQiiO
V E ^
rUL;lie!li, p. I 33o,concedeiu1o inoltre al
liniDtcerio pei" privilegio l'uso tiella ini-
lia,(iell'aiielloe delbacoio pastorale. Nel
ijoql^apa Alessantiro V, benché elelto
contro il veneto Gregorio XlI.colleS bol-
le Exponit, Iiijunclum, Inter sìn{;itlas,
loco citalo, p.i 33i,vi aggiunse iprivilegi
<!' usare il roccbetto nella sua chiesa e
Inori , di concedere l' indulgenza di 4^
"ioiiii a'fedeli d'ambo i sessi nelle feste
D
solenni, e di conferire la i.' tonsura, se
ornati della tlignilà sacerdotale. Il suc-
cessore Giovanni XXI II, parimenti elet-
to contro Gregorio XII, nel i4i < colla
bollii Ditni darà, egualmente presso l'U-
ghelli,p. 1 332, ad istanza del doge con-
cesse al primicerio, di compartire la so-
lenne benedizione etiant fine pontificali-
l>ns- super popnhitn, duniniodo in benedi'
ctìonis hujiismodi datione aliquis legn-
tus s. Sedis, seu Episcopo-:^ vel Snpcrior
praesensnonexisfaf.Mavùao V nel 1 427
colla bolla In cnùnenùs. loco citato , p.
i333 , a petizione del doge accordò a'
cappellani tli s. Marco l'uso dell'almuzia
canonicale di pelle. Clemente Vili nel
I 596 col breve Decet Roinanutn Ponti-
fictni, de'7 novendjre, Bull. Ro/n. t. 5,
psM", 2 , p. i36: Primicerio ColU'giatae
Ecclesiae s. tifarci Eenetiarum, ah Or-
diiiarii j'nrisdicliotie exetnpta, Sedis A-
postolicae immediate suhjecta ; conce'
dilur fncultas titendi Mytra et Bacillo,
priniam Tonsurani eideni Ecclesiae in-
scrvìentibiis coiiferre potes, henedicendi
pnramenta et ornamenta ecclesiastica^
prò listi prae.dictacEcclesiac,et aliis Ec-
clesiis illis suhjectisj necnon Benedictio-
ncni supra poptdum impendcndiy quan-
do aliquis S. H. E. Cardinalis legatus,
\'el JVuncius, aut alius Praclatns supe-
lior ibi praesens non sit. Il veneto Ales-
sandro Vili nel 1689 col breve Ad Apo-
stolicae, riportato dal Coleti a p. i333
dell' Italia sacra, confermò al prelato
primicerio l'uso dell' insegne pontificali,
di dare la benedizione nelle sue chiese,
di benedire i paramenti e oruamenli ec-
V E N 3o i
clesiaslici per le medesime, in qnibus uii-
clio sacra adhibenda non sit, di conferi-
re lai.^ tonsura clericale; e vi aggiunse i
privilegi, di conferire anche i 4oi'dini mi-
nori a chierici di sua chiesa, non che di
conceder loro le lettere dimissorie per la
promozione agli ordini maggiori, e di ap-
provare i confessori per le chiese sogget-
te alia sua giuristlizione. L' elezione del
primicerio della chiesa e cappella duca-
le di s. Marco apparteneva a' cappella-
ni; il doge la confermava e ne dava l'in-
vestitura, col solito anello , con formola
in cui si chiamava: IVos patroniis et fe-
rus gubernator Ecclesiae et Capellae
ìiostrae s. Marci investimus vos de Fri-
miceriatu etc. Il celebre e dotto veneto
Apostolo Zeno, in unione del prete Giara-
battista Leonarduzzi, raccolse e ordinò la
serie e successione, non solo de' vescovi e
patriarchi veneti, ma ancora de' primi-
ceri di s. Marco, ed anche de'pievani d'o-
gni parrocchia di Venezia. Aveva il pri-
micerio.la sua cancelleria, il suo vicario
e quant'allro può avere ogni prelato di
giurisdizione Nullius dioecesisj e l'eser-
citava su alcune chiese in Venezia, le qua-
li dipendevano da lui. Nella basilica di s.
Marco avea il pri(nicerio soggetto tutto
il clero che 1' uUìziava , il quale si com-
poneva di 1 2 cappellani ducali, che a po-
co a poco presero il titolo di canonici, 6
sotto-canonici, 4^ sacerdoti destinati a di-
versi uffizi,e vari chierici. Nel secolo XVII,
a tempo deirUghelIi, i canonici erano 24i
molti i mansionari, oltre i chierici del se-
minario Gregoriano, il quale allora con-
teneva 24 alunni. Il fapa Sisto IV, ad
istanza del doge Trou, con diploma de-
gli 8 ottobre 1^7^, unì alla basilica du-
cale le rendite del monastero de'ss. Fe-
lice e Fortunato dell'isola d'Ammiaaa,
insieme alla giurisdizione della chiesa e
contiguo monastero de'ss. Filippo e Gia-
como di Venezia; e quest' ultimo mona-
stero con pubblico decreto fu assegnato
per abitazione al primicerio di s. Marco,
come narra il Curuer; muuasleroechie-
3o2 V E N
sa che tlescii vero verso il fine di questo §.
Avendo poi i piociualoii della chiesa di
s. Marco delein)irialo d' istituire un col-
legio per educazione de'chieiici dedicali
al servizio della ducale basilica, persua-
sero il senato d'impetrare dal Papa Gre-
gorio XIII in aiuto d'un'opera tanto lo-
devole, alcuni henefizii ecclesiastici, che
fossero per vacare nel dou)inio Veneto.
Gregorio XI II accogliendo le premure del
senato, con indulto apostolico de'aS apri-
le iSyq concesse che la chiesa de' ss. Fi-
lip[)0 e Giacomo fosse separata perpe-
tuamente dalla basilica di s. Marco, ad
CiFetto che nel contiguo monastero fosse
fondalo un seminario, il cui principio e
col suo nome di Gregoriano lo ripeteva
dal 1577, a cui assegnò in tanti btnefizii
semplici 1000 ducati d'oro di rendita,
Quivi dunque furono introdotti i chieri-
ci neli5iSi. Ma conosciutasi dal senato
essere cosa irregolare, che il primicerio,
dignità ragguardevole e primaria nella
cappella ducale, avesse perciò perduta la
sua abitazione, e andasse vagando in ca-
se lonlane e incomode , senza ferma re-
sidenza, ordinò con decreto de' 12 luglio
109 I, che per comodo del seminario du-
cale fosse assegnata la casa contigua al-
l'ospedale di Gesù Cristo a Castello, e la
casa de' ss. Filippo e Giacomo fosse re-
stituita per abitazione de'primiceri. Nel-
lo stesso 1 Spi fu adidata la dilezione del
seminario a'chierici regolari somaschi, in
uno alla custodia e ufiìzialura della chie-
sa dell' ospedale, colla condizione di do-
ver somministrare i sagramenliiigl'uder-
mi dello stesso spedale. I somaschi eser-
citarono con lode la direzione del semi*
Dario ducale, e con ispiriluale e tempo-
rale vantaggio de' chierici , egualmente
ben istruiti e nelle scienze e nella pietà.
E siccome parlerò di loro nel § X, n. 65,
degli ordini religiosi, ivi dirò pure del lo-
cale del seminario. Ili.° primicerio che
«i conosca è il sunnominato Denteino
Tribuno o Troll dell'S 1 9, anzi pare il i °
ad esservi stalo stabilito, prima dell'ere-
YEN
zione della basilica Marciana, qual capo
de'cappellani che uthziavano nel |)alazzo
la cappella ducale. Egli perciò non fu il
1.° primicerio della basilica non ancora
edificata, e forse viveva quanilo se ne
piantarono le fondamenta. Il 2.° fu Stau'
razio, monaco e custode della chiesa di
Alessandria. laiperocchè approdati in tal
città Kustico di Torcello e buono di Ma-
lamocco tribuni , colle loro mercanzie,
trovarono i greci Staurazio monaco e
Teodoro prete , custodi di quelli chiesa
di s. Marco e delle reliquie ili lui , assai
dolenti perchè il soldano de' saraceni di
Egitto voleva atterrarne la chiesa ,e al-
trove portarne i marmi preziosi, onde con
essi e con quelli dell' altre chiese de'cri-
stiani fabbricarsi un palazzo presso di Da-
bilonia. I tribuni, avuta di loro pietà, per-
suaselo i custodi a salvarsi nell'isole ve-
neziane , portando con essi le sagre spo-
glie, e a questo oggetto offrirono i loro
navigli, promettendo onori e generose ri-
compense. Inorridirono i due custodi a
tali proposizioni, anche per timore d'es-
ser uccisi du'crisliani. Nondimeno per le
persuadenti ragioni de'lribuni, l'olferta fu
accettalo, deludendo la vigilanza de' cri-
stiani,cou sostituirvi il corpo di s.Claudiij
quindi collocato il s. Corpo dell'Evange-
lista in una cesta coperta d'erba e di car-
ne porcina, abbominata da'sarnceni, que-
sti non si curarono di conoscerne il con-
tenuto. E fatta vela, dopo fiera burra-
sca, entiarouo i vascelli nel porto d'Oli-
volo neirSaSj e le preziose reliquie, fra
il comune e religioso entusiasmo de' ve-
neziani, depositarono nella cappella du-
cale eretta a lato del nuovo palazzo , e
quindi per decorosamente custodirle e
venerarle, si gettarono le foiulamenta
dello stupendo e meraviglioso tempio. I
i\ue sacerdoti furono indi premiati con
ricchi doni, e Staurazio nello stesso aiuK
fu nominato fra i primi ministri dell?
chiesa ducale, al dire del conte Manin,
primicerio, come quello che in Alessan-iJ
dria era stalo il custotle del s. Corpo, ejj
VEN
Bvea Bcconsenlilo pel suo trasporto a Ve-
nezia. Il Corner Io chinina i." custode ile'
uutiis(ri della cappella ducale. 3. Gio-
vanni f, prete nel 982 sottoscrisse la car-
ta di donazione a'benedetlini dell'isola e
chiesa di s. G ioryio, del tribuno Memmo,
nella qiiaie si cpialificò: Piirniceriiiseccle-
sìtte B. alarci Evangelistae. 4. Nel i o38
Capuano, ^ve\e i primicerio, qual notaio
compì una carta di commutazione tra
Giovanni Marzano pievano di s. Moisè,e
Maria vedova di Giovanni Monetario. 5.
Giovanni II, diacono e primicerio, sotto-
scrisse nel I 107 al documento di dona-
zione della chiesa di s. Archidano di Co-
stantinopoli, fatta dal doge Falier a Gio-
vanni Gradeuìgo patriarca di Grado. 6.
lìonoaldo, neh \5i sottoscrisse una sen-
tenza a favore del pievano di s. Maria di
Murano diocesi di Torcello, ed interven-
ne al concilio provinciale convocato dal
patriarca di Grado Dandolo, y. Benc-
tk'lto Falier veneto, nel 1 i8o eletto pri-
micerio , diventò patriarca gradese nel
1 20 1 . 8. Siniione I Andrado, di cui tro-
vasi memoria nel i2o5 nel catalogo de'
benefattori del monastero de'benedetlini
di l'adoIiroueoPolirone nel Mantovano.
9. Lorenzo y/e/^o/o, è ricordato in un do-
cumento dell' archivio di s. Salvatore di
Venezia del 1207.10. Andrea Canal ve-
neto, eletto nel 120H. i i. Giovanni III
Andrado^AA 1 20Q. i i.LeonardoQuirini
veneto, del 1 229 e patriarca di Grado nel
1238. i3. Jacopo Bellt'ngo veneto, cap-
pellano o canonico di s. Marco, indi pie-
vano di s. Dartolocneo, e primicerio nel
I25i ,anno in cui pel 1 ° ottenne le men-
zionate insegne vescovili e I' uso de'pon-
tificali. 14. Pietro 1 Correr nobile vene-
to, primicerio neli274> si trovò presen-
te nel 1281 all'alio del vescovo di Ca-
stello Bartolomeo Qtiirini , col quale sta-
bilì priore dell'ospedale di s. Lazzaro il
prete Antonio. 1 5. Simone II Moro, dopo
aver governato successivamente le chiese
parrocchali de'ss. Gervasio e Protasio, di
s. Barnaba e di s. Pautaleone , fu crealo
VEN 3o3
primicerio nel 1287, stabiPi le regole per
celebrare i divini ullìzi nella basilica; nel
1 2c)o con Bernardo vescovo di Padova e
l'abbate di Pomposa pronunziò sentenza
in favore diFilippo vescovo diTrento con-
tro il conte del Tirolo, e nelisgi diven-
ne vescovo di Castello. 16. Bartolomeo I
Quirini , gli successe prima nel primice-
riato e poi nel vescovato, i 7. Marco Pa-
radisi, eletto nel 1293. 18. Matteo P^e-
nier veneto, nel 1298 per delegazione di
Bonifacio Vili , destinò a diversi mona-
steri gli espulsi frati col loro priore del
monastero delle Vergini, nel i 3o 1 sciolse
le monache di s. Lorenzo dalla scomuni-
ca del vescovo di Castello, e fece ordina-
re il ceremoniale per la chiesa di s. Marco.
19. Costantino Loredan, nel i 328 enello
stesso tempo canonico di Castello e pieva-
no della chiesa parrocchiale di s. Leone,in-
di nel I 3 3 1 si compose col pievano e col
capitolo di s Geminiano circa la divisione
delle decime,colla mediazione del vescovo
di Castello Angelo Dolfin : fitto vescovo
di Città Nova, nel i 343, non potè aver la
pontifìcia conferma. 20. Giovanni If^
Boniolo o Bagnolo dottore in legge, è me*
inoralo in una lettera ducale del 1 347 '"^*
lati va all'udìziatura della basilica di s.
Marco e al mantenimento del suo clero.
2 i. Giovanni F Loredan veneto, non es-
sendo ancor prete fu eletto primicerio da'
canonici di s. Marco nel i354, a'quali se-
condo la consuetudine ne spettava l'elezio-
ne, e confermalo dal doge Andrea Dando-
lo; fu ad un tempo slesso canonico di Ca-
stel lo,al cui vescovato promosso nel 1 390,
pochi giorni dopo passò all' altro di Ca-
podistri.i. 22. Francesco I Bembo, ca-
nonico di Modone e delia basilica ducale,
fu eletto du'cauonici primicerio a'a i giù-
gno 1390, sotto il cui governo fu ridot-
to il numero de' cappellani ducali o ca-
nonici, a 26; e nel 1 40 i divenne vesco-
vo di Castello. 23. Giovanni FI Lore-
dan veneto, gli successe per elezione de'
canonici, ed era canonico di Castello. De-
sideroso di salvar la vita ad uà reo di
3o4 V E N
iiioiie, essendo anche nolaro, stipulò con
mal regolala iiiiseiicordia, nel 1407, una
carta di giuramento falso; onde per sen-
tenza del consiglio de' dieci, quale sper-
giuro, fu spogliato dal doge Steno delia
dignità piiiuiceriale, e condannato a' 7
settembre a perpetuo esilio. 24. Barto-
lomeo II de Ricoi'rati veneto, pievano
de'ss. Simone e Giuda, priore dell'ospe-
dale di s. Marco e canonico della basi-
lica Marciana, a* 10 ili detto aiese da'ca-
unnici fu eletto primicerio: a lui e succes-
sori Alessandro V e Giovanni XXIII
concessero i riferiti privilegi. Fu egli che
neir atrio della basilica di s. Marco, ver-
so r attuai porta che mette all' altare
della Madonna, costrusse per sé e per
i suoi successori il sepolcro, che tutta-
via esiste. 2 5. Nicolo I dal Corso, già
successivamente pievano di s. Eufemia
e di s. Barnaba, notaio e cancelliere du-
cale, fu eletto primicerio nel i4t7,e in-
di ottenne nel i^'ì.Z dal doge Foscari
qualche aumento in sussìdio alle scarse
rendile di sua dignità. Morì neli446-2^'
Polidoro Foscari, eletto nel 1 425», sotto
di lui Martino V decorò i 26 capellaid
capellaes, 71ia/c/ dell'almuzie 0 zanfar-
de^coroe i veneziani chiamano le pelli di
vai. Indi nel 1437 fu promosso al vescova-
to di Bergamo. 27. iJi/c/iet'e Marioni pro-
babilmente gli successe, essendo nomina-
to Ti I settembre 14^2 da un islromen-
to dell'archivio del clero delle 9 congre-
gazioni di Venezia. iS. Pietro II Foscari
veneto, già abbate de'ss.Cosma e Damia-
no della diocesi di Zara, e visitatore apo-
stolico della stessa chiesa col vescovo di
Traù JacopoTurlono, era primicerio do-
po il settembre 1452. A suo tempo e nel
1 47 • pfei' decreto del maggior consiglio fu
stabilito che i primiceri della basilica du-
cale dovessero sempre esser nobili. Notai
nella sua biografìa, che il concittadino
Paolo 11 l'avea crealo cardinale, riser-
vandoloin petto,iudi pubblicato con nuo-
va creazione dal successore Sisto IV nel
147^» come. vuole Cardella, 0 meglio al
VEiX
dire di Novaes nel 1477, ne! preci'denle
essendo divenuto arcivescovo di Spala-
tro; fu poi abbate di Lena e vescovo di
Padova. 29. Nicolo li Fendramiii ve-
neto, nipote del doge Andrea, eletto nel
«477 e morto dopo un anno. 3o. Pietro
HI Dandolo veneto, dottissimo, proto-
notarlo apostolico ed abbate del mona-
stero di Uosazzo nel Friuli: accettò il pri-
niicerialoducale nel 1478, e neh 5oi pas-
sò a vescovo di Vicenza. 3i. Girolamo
I Barbari go veneto, canonico di Padova
e protonotario apostolico, gli successe nel
detto i5oi, poscia Paolo III l'annoverò
tra'suoi camerieri. Sotto il di lui governo
avendo la B. Vergine concesso ahiuante
grazie miracolose a mezzo d'una sua ss.
Immagine, ch'era nel portico o atrio del-
la chie*a ducale, tale simulacro fu d'or-
dine pubblico trasportato nell'antica cap- ^
pelia di s. Teodoro, ove poi si radunò
l'onì'zio della s. Inquisizione. Morto nel
i54t>, nello stesso gli fu sostituito il se-
guente. 32. Francesco II Qtiirini vene-
to, e terminò di vivere nel 1 563. 33. Alvi-'
se Io Lodovico Diedo veneto, eletto iu ta-
le anno; fini sua vita nel 1 6o3, e fu sepol-
to nella chiesa del monastero di s. Ma-
ria delle Grazie dell' isola omonima. A
lui ed ai suoi successori, il Pontefice Cle-
tnente Vili, confermò, con bolla de' 7
novembre 1596, lutti i privilegi concessi
dai precedenti Pontefici a'di lui antecesso-
ri. 34. Gioì' tt/^/zi f'II Tiepolo veneto, gli
successe a'27 dicembre, nel giorno stesso
di sua morie, al cui tempo si scuopri-
rotio le ss. Pieliquie, di cui e del Trat-
tato che pubblicò parlai più sopra. Nel
1 6 1 9 fu elevalo al patrio patriarcato. 35.
Marc' Antonio Corner veneto, in dello
anno gli fu surrogato, indi neh 632 ve-
scovo di Padova, in luogo del cardinal
Federico,suo fratello,eIetlo patriarca. 36.
Benedetto Erizzo veneto, nipote del do-
ge Francesco, e abbate di s. Crisogono àm
Zara, neh 633 divenne primicerio, mo|
rendo a'i5 novembre i655. 37. Girai
latiio II Doljin, nel detto giorno otleui
V E N YEN 3o5
ne il priiriicerialo, a cui poi rinunziò a' .vr^ri veneto, giìi canonico di Padova, gli
23 agostoi663. Ritiralosi a Padova, nel successe in dello anno e prese possesso
1691 ebbe toini>a nella chiesa di s. Mi- della prelatuia a'21 aprile del seguenle,
elicle suo padronato, con iscrizione rife- efu l'nllinio primicerio. Uarjpoichènon ne
lita dall'ab. Cappel!elli.38. Danieli'. Gin- furono eletti altri quando morì a' 1 8 gen-
.v/////V/«/ veneto , due giorni dopo la ri- naioiS io, tumulalo nella louvba genlili-
nuiizia del predecessore ne occupò la di- zia di s. Sitìieone apostolo, a motivo della
gnità, che lasciò nel seguenle 1664 pel surriferita traslazione dalla cattedrale di
vescovato di Bergamo. 3q. Giamballista s. Pietro alla basilica di s. .Marco della se-
4SV?//f(r/o veneto, gli successe tosto ma con de patriarcale, e del capitolo franimi*
dispensa, non e^scndo pervenuloall'elà di schialo con quello de'cappellani o cano-
25 anni voluta ne' primiceri dal decre- nici ducali; quando cioè lutto opeiò ar-
to del maggior consiglio ile* 2 1 maggio bitrariamente il patiiarca Gamboni, nel
1478. Indi promosso a vescovo di Tre- cambiare la condizione di Niillius dioe-
viso neh 684- ^o. Giovanni FUI Ba- cesis alla basilica Marciana, e se 1' ap-
f/oc/- 0 Z?<7f/H<7r/o veneto, ne fu successo- proprio a basilica patriarcale. La (|ua-
re; nel i688occu[)ò santamente la sede le irregolarità sanò più tardi Pio VII,
jialriarcale, e poi meritò il cardinalato come tlissi più sopra. — Avendo piìi
colla chiesa di Crescia. 4i' ^'<^'/''o/^'^i^"<^- volte nominalo e detto alcune parolo
g/<Y/o veneto, b'glio del procuratore Gio- della chiesa de' ss. Filippo e Giacomo,
vaimi, fu assunto al primiceriato r I I a- denominata pure s. Apollonia, e del
gesto i68q, a cui ed a' successori Ales- contiguo monastero residenza de' pri-
suudio Vili ampliò le narrate prerogati- miceri di s. Marco e del .seminario Gre-
ve. Morì nel 1696. 42. ^A'/.^e //o AoJo- goriiuio, è indispensabile riferiine ini
t'/<o/\(<s-///t veneto, fratello del dogeCar- cenno col Corner. La chiesa non esisteva
lo, eletto nel 1696, due anni dopo fu de- nel i io5, poiché non se ne fa menzione
stillato vescovo di Bergamo, che governò dal Dandolo, narrandoli vastissimo in-
santamente, illustre per virtù e miracoli ceiidio che divampò gran parte di Ve-
co' quali Dio fece splenderne la memo- nezia, e le propinque chiese nel sestiere
ria. 43. Gianfranccsco Barbarigo ve- di Castello, Tuttavolta vuole Martinelli
neto, ni[)Ote del b. Gregorio cardinale, che fosse eretta nel qoo; ed il Corner con-
da and)rtsciatorea Luigi XlV redi Fran- gellurò che fosse edificata poco dopo il
eia, fu eletto primicerio nel 1698, e nello disastro o da* monaci del monastero de*
stesso passò a vescovo di Verona, poi di »s. Felice e Fortunato dell' isola d' Am-
lìrescia e cardinale. 44- PidfO f^ Bar- miana, o da pie persone che poi ad essi
harigo veneto, a' 20 novembre dello la donarono.Lsisteva certamente nel 1191)
stesso anno gli successe, e nel I 706 diven- giacché è nominala da Innocenzolll nel
tò patriarca di Venezia. ^^.PincenzoMi- diploma con cui prese sotto la protezione
chicli veneto, a' 23 dicembre dell' anno di s. Pietro il dello monastero co' beni
medesimo gli fu sostituito, e dopo 7 an- dal uìedesìmo [)osseduti,fra'(p.iali ledile^
ni rinunziò la dignità, ritirandosi a vi- se ile'ss. Filippo e Giacomo, edi s. Sco»
la quieta. 46. Giovanni IX Corner ve- laslica nella diocesi di Castello. La chie-
iieto, eletto nel 17 1 3 governò con pietà la sa dis. Scolastica era stala consumala dal
chiesa ducale, e morì nel 17 18. 47- Pi<i- memorato incendio, e, rifabbricala, si era
Ira IF Dicclo veneto, in lale anno conse- data a'monaci. Intanto progredendo neU
giù il primiceriato; morendo nell'agosto la rovina l'isola d'Ammiana e per l' in-
1787 , fu sepolto nella suddella chiesa tem[)erie dell'aria, ivi nel 1273 i monaci
dis. Maria delle Grafie. 48. Paolo Fó- eruusi ridotti a 4 olire l'abbate, laonde cii»
3o6 V E .X V E N
ca il fine del secolo XI V o nel principio radunava in alcune stanze del primice-
dcl XV si trasferirono nel monastero dei riato la veneta accademia lelleraiia, iUi-
ss. Filippo e Giacomo, ove peròneii4i9 luila neliSoa dal d/ Giovanni Rossi in
vivea il solo abbate, percliè alcuni uio- unione d'altri letterati, e proseguì fino
iiiici erano restali nell'ijiola, ed ivi stettero all'apertura dell'Ateneo, di cui nel § Vili,
finché divenne vuota d'abilanli. Essendo u. " 23, al qiifde verme incorporala. L'uf-
]e due chiese uìale udiziate, ad istanza fizio del Uegislro lasciò vacui questi luo-
del doge Tron, Sisto IV nel 1472 "n\ L ghi nel 1826, poiché pel decreto 23 mar-
due monasteri, colle chiese e rendite, alla zo 1 828 dovendosi sgombrare dagli ullizi
ducale basilica di s. Marco, assegnando- pubblici il palazzo ducale, per lasciarlo
i\ questo di Venezia per abitazione al solo ad onore delTarti e delle lettere, fu
primicerio di s. Marco. Dipoi nello sles- assegnato all' i. r. tribunale criminale il
so monastero de'ss. Filippo e Giacomo primiceriato, e varie case annesse acqui-
ne! i^yc) vi fu stabilito il seminario Gre- stateda privati. R.idotto pertanto il luogo
goriano per l'educazione de'chierici ad- ad uso di udizi, con molto decoro, e fat-
detti al servigio della basilica Marciana, to un nuovo ponte colle vicine prigioni
dalla quale GregorioXlll separò la chic- (che potrebbe .chiamarsi il vero ponte de
sa de'ss. Filippo e Giacomo. I chierici vi so.<fpiri), il detto tribunale vi si traspor-
entrarono nel 1 58 1, e solo l'abitarono si- lo nel novembre e dicembre 1828. Nel-
no al 1 59 I, in cui per restituirsi l'abita- l'ingresso alla chiesa di s. Maria del-
zione a' primiceri, d seminario fu trasla- la Salute sono 3 statue esprimenti la lì.
lo a s. Nicolò di Castello. La chiesa era Vergine col divin Figlio, adorato da un
anxninistrata da un rettore nominato dal re e da un paslore,.già esistenti sulla fron-
doge, e le serviva per oratorio e sagre- le della chiesa de'ss. Filippo e Giacomo,
stia quella di s. Scolastica, la quale erale Circa alla chiesetta di s. Scolastica , che
stata incorporata prima del 1268. Si ve- sorgeva poco distante dietro le prigioni.
Iterava in ss. Filippo e Giacomo il ca- prima che il primiceriato f()sse assegnato
pò di s. Giacomo Minore apostolo, secon- al tribunale criminale, ma chiusa, fu poi
do la tradizione, e alcune reliquie di s. demolita e vi si fcn-marono alcune stan-
Filippo apostolo , altro suo litolare; co- ze terrene pel detto tribunale sul cortile
ine pure un dente di s. Apollonia vergi- che guarda le prigioni,
ne e martire, la quale vi avea partico- 3. L'anteriore udìziatura della ba-
iare altare e cullo dal sodalizio omoni- silica di s. Marco, delta rito Palriarchi-
mo, onde la chiesa si denominava cumu- no, dice il Corner, da alcuni falsamen-
Jalivamente anche s. Apollonia. Ebbe di- le venne qualificata essere Alessandrina,
\ersi ristauri e abbellimenti, e mirabile mentre non era che il semplice rito Cre-
erà il chiostro. M' istruisce il cav. Cico- goriano Romano, alla di cui sostanza
glia neirilhislrazionedeir//j.yc/-iz/of2/ del- niente ostavano alcune particolari cere-
la medesima, che pel decreto de' 18 giù- monie ed usi, che nella medesima si
gno 1807 cessò d'essere uffiziata , indi osservavano o per privilegio, o per an-
chiusa e nella I.* quarta parte del nostro lica consuetudine.il dottissimo, bene-
secolo in parte fu ridotta a olTicina di merito e profondo liturgico d. Giovanni
lavoratori di lino. Quanto al monasle- Diclich sacerdote veneto, autore di tutte
ro, ossia al primiceriato, dopo aver ces- quell' opere che si leggono nella sua Ri-
salo d'appartenere ai primiceri per mor- Lliografla Lilurgica sacra, fino dagli
te dell'ulliino, fu assegnato ali ullìzio del inizi di questa mia operami onorò con più
Kegistro e Tasse. Prima però che fosse amorevoli lettere, autorevolmente confor-
del Registro, cioè nel 1809 e seguenti, si laudomi cou benigne parole d' incorag-
I
V E?f
gìuineiilo, precipiuiinenle nell;t parie li-
turgica tanto a (Il [ila e ìinpurtaiile, e ilo-,
iiuuiloini il Decrttorum s. Riluitin Cori-
grci^alionix Hierolcxicoii, ilei celebre ve-
neto il. Spiridioiie Talli, dolio e virtuoso
filippino, da Ini continuato e aumentato,
disposto per ordine alfabetico e arricchi-
to di noie, colla vila dello slesso Talìi.
Ma l'ab. Diclich nel i 85o chiuse gli oc-
chi alla terra per aprirli al cielo, con gra-
%'e tlanno dflla scienza liturgica; perdila
che piansi co'cultori della medesima. Fra
le opere che trovo registrate nella sua Bi-
bliografìa vi sono t|uesle tre. Rito f^e-
lido antico, dello Patriarchina, illustra-
to, Venezia 1 823, co'lipi di Vincenzo Riz-
zi. Indizione esaurita , e se ne dovca fare
una 2.' con Aggiurde e annotazioni, i\e[-
lo stesso scrittore. Guida sacra, che in-
dica l'indulgenze parziali e plenarie
perpetue, delle (juali sono arricchì le le
chiese di s, Pietro apostolo^ dis. Fran^
Cesco da Paola, e di s. Giuseppe di Ca-
stello, con apposito trattato intorno alle,
dette indulgenze, e con annotazioni edo-
cunienti, Venezia 1822. Indulgenze ple-
nariee parziali perpetue, delle quali so-
no doviziosamente fornite le Cinese del-
la città e diocesi di T^enezia, con tratta^
to intorno ad esse indulgenze , e con an-
notazioni e docutnenti, Venezia 1827. In-
oltre il eh. ab. Diclich, nel prezioso e da
tulli acclamalo Dizionario sacro litur^
gico, di cui liberamente in moltissimi ar-
ticoli grandemente e utilmente mi gio-
vai, nel t. 4? ilella 3. edizione, Venezia
l836, lipogralìa G. D. Dragolin,a p.i4^
traila del liilo Veneto antico. iNe darò
un eslrallo. Prima però debbo fare al-
cune avvertenze. Siccome Udine fu l'ul-
timo luogo residenziale de' patriarchi
ce Àquilcia, di tutto quanto riguarda
l'illustre chiesa e patriarcato Aquileiese,
invecedi quest'ultimo, meglio e dettaglia-
tamente nel I ."de'ricordati articoli ho pre-
ferito ragionarne di proposito, e nuova-
menle con qiianlo di pììi im[)ortante ri-
guarda lu sede patriarcale di Grado, dal-
V E N 307
la quale, derivala dall' Aquileiese, prò»
venne l'odierna di Venezia; perciò av-
vertenza intrinseca è quella di doversi
tener presenti gli articoli Aquileia eGnA'
DO, ma principalmenle Udine. In que-
.«lo pertanto dissi, che Agostino vescovo
d'Aquileia del ^O'j, poco dopo fu il i.° a
cercare un sicuro asilo nell'isola di Gra-
do, da tempo antico quasi sobborgo e por-
to marittimo d'Aquileia, presso le lagu-
ne di Marano già sede vescovile, neW A*
quae Gradatae, e fu tenuto il i ." fonda-
tore della cillà di Grado. Bensì dipoi il
vescovo Marcelliano stabib la residenza
patriarcale d'Aquileia in Grado, che in
seguito divenne altra cattedra patriarca-
le distaccala da quella d'Afpiileia. Di più
in Udixe parlai del rito Palriarcìiìno
particolare d'Aquileia per le sagre uHl-
ziature, dalla quale passò anche a Grado;
e che in conseguenza del decretato da s.
Pio V , il quale ordinò a tutte le chiese
l'osservanza del solo rito romano, tranne
quelle che da 200 anni altro ne osserva-
vano, e perciò uno de'superslili fu il Pa-
iriarchino , allora osservato dalle chiesa
dì Aqiiileia, risiedendo il patriarca in U-
dine,edi Venezia ;lutlavolla nella 1/ nel
1 596 fu abbandonato, e adottato il rito e
ufiiziatura romana, di che riparlai nel voi.
LXXXII, p. 291 e 292. E siccome l'in-
trodolto rito roaiaiio nella chiesa d'A-
quileia, in luogo dell'antichissimo Pa-
triarchino, fu decretato osservarsi di pre-
ferenza nel sinodo provinciale d'Udine di
detto ani-.o, rilevai le limostranze con-
trarie che in esso vi f«ce il suit'raganeo
vescovo di Como, con asserire in tutte la
chiese della sua citta e diocesi da antico
tempo seguirsi il rito Patriarchina , ri-
formalo nel i585 dal predecessore eoa
autorità pontifìcia, e perciò derivarne al-
le sue chiese il massimo pregiudizio nel-
l'abolirsi. Ma soltanto un anno gli fu con-
cesso per eliminarlo dalla sua diocesi, a
quindi per l' uniformità della provincia
ecclesiastica dovere introdurvi il romano,
DusiinuiUe ueU'iìrlicoio Uoiise, che del
3o8 V K N VE N
rito Patrìarchìiio esistono preziosi codici fermo; 3." nel seppellire un defunto seco-
mss. ucgli archivi de' vari luoghi, in cui lare, sccutidum ìisìiih Patriarchnlus Vi-
fecero dimora i pastori aquileiesi, parti- »e</rtrri//?. Quanto al nome di rito si leg-
cola» niente nel doviziosissimo di Civida- gè: Eacleni ^'oce ad notare non pracle-
it', ricco di molli Leggendari, Passionari ì'icro tippellatniìiyidc.sl Patrìarchhium^
e altri libri Liturgici, considerevole por- i'elusltii/iRitiini illiint,qiéoGradcnsisPa'
zionede'tesori dei patriarcato d'Aqiiileia; IriarchrdisEcclcsia, pnslnindnni Venc-
possedendoiie una parte anche Udine. la,oUiii nle.balur, ^\i\ \\ iinu\;\\rtfin\.o [>\\x
l'iiprendo il Diclich. Prima dichiara, col solido è il breve apostolico di Calisto III
De Rubcis, che gran parie dell'ecclesia- Ex ingenti, de' 12 dicembre \^'y^, col
slica disciplina formarono sempre i sa- quale soppresse questo rito nella catle-
gri riti; e siccome fu cura de' Padri della drale <li Venezia, ad istanza del patriar-
(.hicsa il custodire inconlandiiali i dogmi ca e de' canonici, non ostante la consue»
tli nostra ss. Pi.eligione, cosi non lo fu me- Indine derivala dalla chiesa Gradense. E'
DO lo &\ii\ì\\\m castissimos rifos, quibus ignoto quando s'nitrodusse in Venezia, e
Diuin inspiritn et veritale colatnus. E lijrse ciò avvenne allorché dopo essere
&oggiunge col cardinal Bona, a misura stata questa chiesa suliraganea d' Aqui-
cUe si mutarono i costumi, fu d'uopo al- leia, lo fu del patriarcato di Grado (ma
tresì variare la sagra liturgia. Altri riti l'ab. Cappelletti riferisce, che la fondazio-
duntpje vi furono in altri tempi, che u- nedel vescovato d'Oli volo, poi di Castello
savansi nella celebrazione de'diviui mi- e indi di V^enezia, fu decretala nel sinodo
bleri. Il rito che si osservava un lecnpo in provinciale col patriarca di Grado; se
Venezia, si appella Paln'arcliiao , come pure non intende il DicIich d'alludere
trovasi qualificato, honoris graiia, de- alla primitiva giurisdizione della Chiesa
nominalo dall'Ughelli trattando nell'//a- Aquileiese stdl'isole delle laguiie,e(l in fai-
Ha sacra, l. 5, p. 2 55, della chiesa di Co- ti dice che ad Aqui leia andò soggetta Vene-
nio, nella quale sino al 1 5c)8 proprio ca' zia, ossiano i luoghi che poi la formarono,
nendi, celcbrandi nenipe divinata LiLur- sin dal 4 1 9). Sembra potersi stabilire, che
filini et sacra pcrsolvendi officia , lìilii questo rito è d'istituzione Aquileiese, ben-
ut vocant honoris grada Palriarchino, che si chiatni Gradense. Infatti il iMera-
fjncìnposlea Clan. FIlIsustiditRonia- ti chiamala messa Patriarchina, //?(?.?.?«
//o m^Ht7o eie. Questo rito per la sua -^y«/7f/V?.yej-ed ilLeCnm, invila gl'italia-
anlichità venerando, si rende perciò de- ni eruditi a rinvenire il messale Patriar-
gno d'essere con onore ricordato. Molti chino, denominato: Ordo Missarwn fu-
eruditi lo conobbero e conoscono, nondi- xla rilnuni Jquilejensis Ecclesiae, ed a
meno noti poterono njai nulla di solido spedirloa Parigi, onde, tradotto in italia-
fclabilire, per la lontananza de'tempi, che no, non ^i perdesse la memoria di que'di-
nascoseo léce perire tulli que'documenti, vini ullìzi che s. Paolino e altri santi ve-
kui quali si avrebbe potuto appoggiare la scovi A(|uileiesi d'una più remota età, e
aerili». L' origine di tal rito, stabilisce il specialmente s, Valeriano e s. Cromazio
dotto De Piubeis, Devctiislis Rilibus Fo- celebrarono. Che vi fosse poi in Grado
lojnl. Provinciae , che si deve 1 ipetere questo rito meilesinto, è facile il dedurlo,
dalla diocesi di Grado, e ne reca perdo- poiché il clero di questa iliocesi in origine
ctunenlo il Sacerdotale, libro formalo era Acpiileiese. Marcelliano vescovo di A-
da fr. Alberto Castellano domenicano, e quileia fu il i.° che trasportò la sua sede in
stampato in Venezia i\iA\5Z'j, dove Irò- Grado verso il 489 e col suo clero, laonde
lasi il rito da osservarsi: i.° nel ballez- con l'osservanza del rito ancora. E benché
Sia» e un fanciullo; 1," Dell'ungere uo in- la sede pauiarcale ritornò poi inAquileia e
YEN
in nidi loOj^hi, donde ne derivarono due
diocesi paliiarcali, per rimunervi in da-
do altra sede, è vei'0si(nile che i pielali
graclensi non facessero alcuna mutazione
dei l'ilo. Nondimeno il De Unbeis in ciò
si mostra ilidjbioso; e provando che un
tal lilo era Gregoriano ossia Gelasiano,
corrello da Papas. GiegorioI uaìS.igra-
menttirio (f^.), dice che lo scisma insorto
acai^ionede'T're Capitoli [f'.), separògli
aqnilciesi da'Papi, ossia che la loro Chie-
sa si divise in due capi , uno scismatico
cioè d'A(|uiIeia, e l'altro ortodosso nell'i-
sola di Grailo, e che accettalo avranno
forse i cattolici il rito Gregoriano, e nel
Gelasiano di Papa s. Gelasio I persistilo
gli scismatici. Ciò non pertanto ritiene
l'ab. Diclich per certo, che un solo rito
abbia sempre dominato in ambo le dio-
cesi aqiiileiese e gradese. ìMa siccoiDe ciò
non si poteva meglio altrimenti dimo-
strare, si propose istituire un confronto,
per quanto si può, tra' due riti, onde ve-
dere se eravi tra essi qualche analogia.
Conserva vasi nella chiesa di s. Cassiano
sino al i8?.o, un Evangelario del secolo
XI, simile in tutto ali'Aqiiileiese (cioè a
quello dato in luce in Modena dal p. Zac-
caria, come vedesi nella sua Bihliotlieca
RiUialìs, A quale dopo aver indicato in
questo Evangelario gli evangeli di tulio
l'anno, cosi soggiunge: Tuin scqunntur. i ,
In Exallatioiie s. Crucis. 7.. Cantra Jti-
dires male agent('.i.3, Conlra Episcopos
male agenles. 4. Pro Eleeniosfiia. S.Pro
Poenitente), in cui descritti trovavansi gli
evangeli che si leggevano nelle messe fra
r anno, tra le quali eravi (piesto da os-
servarsi. I. Conlra Episcopìis male a-
gftitcm. 2. Pro Elenwsinariis. 3. Pro E-
leemoftynnntihus. 4. Et adSanclinionia-
les benedice ndas. Vi si leggeva ancora
r evangelo tlella messa in Pascha An-
notino, ossia nell'anniversario del Bat-
tesimo, ciò che prova che in Venezia
tisavasi il Catecumenato (che vi fosse,
l'altesla il dolio Gallicciolli nelle sue Me-
mo lic venete). Esisteva tuoi Ire in detta
YEN
309
chiesa un Graduale col canto Gregoria-
no (oltre ad alcuni altri libri liturgici dal
tempo distrutti, de'quali fa menzione it
Gallicciolli), in cui nella messa di s. Maria
r inno Angelico vi si leggeva eguale al-
l'aquileiese. Equi l'ab. Diclich comincia
a riportare i due testi aquileiese e vene-
to, principiando collo stesso inno. Olire
di che si l)a l'Estrema imzione, la quale
sebbene si ù\ca,seciindum iisuni Patriar-
chalwi f'eneliarum, tuttavia nella forma
è aquileiese, come può vedersi ne'due le-
sti riprodotti. Null.i intende dire del Dal-
tesinio, poiché non è di rito veneto , né
a(|uileiese, ma romano antico, essendo
nel summentovato Sacerdotale così de-
scritto: Or do de Cathecumenunifucieii'
dum,et haptizaudum pueritm maseulnm,
ani in l'ibris s. Ronianae Ecclesiae legi-
tur, et quo titiintur Sunimi Ponti/ices,el
in Ecelesii.s Fenetianim observaliir.Se-
guonoidue testi aquileiesee veneto.Seb-
bene pertanto altro non ci lasciò l'anlichi-
tà di cerio intorno a colai rito, seni brn
questo solo suflicienle per stabilire esser
di fitto aquileiese quello di Grado, e
quindi quello di Venezia; e non un rito
particolare per questa città, come male
pensano alcuni, ma solo in quelle muta-
zioni coll'andar degli anni avvenute, poi-
ché cominciò desso a cambiar sino dal
i25o, quando cioè il vescovo tli Castello
V\no,de consensu omnium Plebanoriun,
et Consilio Oanoniconim suae Ecclesiae
Castella nae feci tOrdinarium, qnoadOf-
ficium Divinurn, et a Caeremonias to-
tius anni, quo nunc Ecclesia Castellana
utilur. III videtur in principio. E l'erudi-
loGalhcciolli pure è di opinione, che siate-
si intiotlotliiii questo rito de'giecismi, ol-
tre a gli usi particolari delle chiese venete.
Osserva l'ab. Diclich, che non era un gre-
cismo la sepoltura d' un secolare, cotne
pretendono alcuni, ma un rito particola-
re di Venezia, giacché nulla si h ova, eoo
cm confrontarlo, e nel citato Sacerdola-
le si ó\ce,secundiim iisum Patria rchatus
Veiieliarum. Piipoita «quindi il Rilus se-
3to VEiN
pelicmìi (Tffnnctum saeciilnrcvi , srnin-
diim iisitrn Patriai chatns Fenctiarian.
La chiesa ove si conservava qtiesto rito
Patn'archìiio, era (|iiella di s. Marco; iti
essa si el)be cura di conservare un rito
tanto antico , e non era Co>lanlinopoIi-
tano, come opina il Sansovino nella le-
nezia ilhiitraifT, il quale dice: cìic l'or-
dine d' ufficiare questo Sacrario ì' se-
condo V uso della Chiesa Costantiiw-
polilaiia, ma non pero tuolto differente
dalla Romana j o[ì\nìi e Alessandrino, co-
me altri dicono, i quali riti nessuno igno-
ra essere greci. E di falli, osserva il Cor-
naro [EcclesiacT^enetae anliquis monU'
mentis, decade 1 3, par. r, p. 210), come
n;ai poteva essere Costnnlinopolitano ,
quando in Costantinopoli si leggevano,
secondo il Marlene, le Profezie, l'Epi-
stole e i Vangeli negli idiomi greco e la-
ti no, e ciò per due ragioni: i ."perchè v'in-
tervenivano greci e latini; 2." per indicar
l'unanimità di questi due popoli (in più
articoli ragionai che ne'solenni pontifìcali
celebrati dal Papa, a denotare l'unione
della Chiesa latina e della greca si cauta
l'Epistola e il Vangelo ne' due idiomi);
cose che al lito nostro non convengono
certamente ? Aqniieiese dunque, o Pa-
triarcliino era quel rito, che tanti ma-
lamente interpretarono. Lungo per un
articolo sembrò all'ab. Diclich l'islitui-
re un conlronto generale tra' due riti,
e bastare cotifrontarli in alcuni punti sol-
tanto, onde provare la verità del suo as-
serto. Avendo esaminato il De Rubeis, in
ciò che riguarda il rito antico d'Aquileia,
trovò esservi un'analogia quasi perfetta
con quello di s. Marco : 1." Nel venerdì
sauto, eli riporta ambedue, a riserva del-
la processione che si faceva nella sera, o
dopo il vespero di detto giorno, la qua-
le benché fosse di rito romano antico, che
pure produce, tutlavolta in alcune cose
era proprio dì Venezia soltanto, e non
aquileiese , giacché in Aquileia si faceva
altrimenti , e tosto ch'erasi compita la
messa de'Piesanliflcali. 2.° Nelle Litanie
YEN
che ad onore di Maria canfavani?! 11 sai
to in detta basilica, riportando i due ri
ti, e non passarono ancora 7 lustri (forse
dall'epoca della i." edizione del suo />/-
zìonririo, che pubblicò nel iS'xS), dacché
si sospesero per sempre. Ciò prova diui-
que, essere d' origine aquilese non solo il
rito veneto , ma quello eziandio che si
teneva come proprio di s. Marco; il che
dimostra non esservi stato a Venezia che
un rito soltanto. Importando il sapersi itr
secondo luogo, cosa poi fosse di fallo, sai
stiene sin dalle prime esser egli Gre
riauo, poiché tra loro questi due riti no
dilferiscoud. E il cardinal Bona dice, che
tutti i riti partono dal Gregoriano, e al-
tro non eccettua che quello dell' f7//7cm-
tura ambrosiana (f^.)j istituito per la
chiesa di Milano da s. And)rogio. Per
provare tal verità, si confrontino pure il
MessaleAcpiileiese coLSagramenlariuGre-
goriano, e si vedrà: i." Che 3 sono l'ora-
zioni per ogni messa in ambi assegnate
2." Che 9 sono le Prefazioni in essi sta^
bilite. 3." Che in tutti e due vi sono Le
zioni, Epistole ed Evangeli. 4-" Fina
niente che l' Introito, il Graduale e l'Oi
fertorio sono in essi quasi uniformi. CI
ciò sia di fatto l'accerta il visitatore ap<
stolico Bonomo vescovo di Vercelli ,
quale nella sua visita fatta in Aquile
nel 1579 d'ordine di Gregorio XIII, ca
dice: Missalia Ritti Patriarchino ...
Missali Romano nnlla ferme alia redìj
fcrnnff lìisi dierum aliquor Dominici
rum ordine, et ss. Trinit.itis festi diet\
qui in ali ad tempus translatus est. Non
dissimile pur anco dal Gregoriano é I' al
quileiese in ciò che riguarda V Uffizio D™
vino, poiché il Salterio nelle Ferie e le
Ore è distiibuito Romano more. L'A
tifone, i Responsorii e i Versetti si trov
no nel Responsale Romano e nell'Anli-
fonario di s. Gregorio, che divulgarono
i Maurini nel l. 3 dell' opere di quel
Papa. Che la chiesa, in cui vedevasi pi
ma de'suoi cambiamenti (che un tal ri
sia andato soggetto ad iunovaziooi oco|
YEN
nizioiii , Io prova l'esibito decreto del Ve-
iiier primicerio di s. Marco, con cui nel
i3o8 commise a Donadeo pievano di s.
Luca di richiamare alla sua purilù il ri-
Io in discorso) più espresso il rito Gre-
goriano, era quella di 8. Marco, percliè
più d'ogni allra consertò l'aqtiileiese, co-
me si è detto. Anzi esser vero Gregoriano
lo prova il citato Cornaro. Alcuno forse
dirà, però non sembrare tutto Gregoria-
no, giacché l'ulFizio della settimana san-
ta stampato per la Marciana nel 1 5c)6 por-
ta il titolo: Secuiiduin con.siu'tndincins.
Marci Veneliarumj titolo che si conser-
vò sempre, come può vedersi nell'ultima
edizione del 17.55, cosi intitolato: Ojjl-
cium Hehdoniadae Sanctne, secnndiim
consuelndinemDucalisEccle^iaex.Mar-
ci Veiietiarum ... ad antiquiim lìitiim et
iiilegrilalem restilutuvi. Risponde a tale
obbiezione,col meilesimo Cornaro, che ciò
intendersi àt\equoad Caerenioinas .non
autem qiioad subslantiam , perchè acque
ipsa (si panca tatnen excipias) depre-
Jiendi'miis in Anl!phonarit<;et Re^ponxa-
liba.'} s. Grcgorìi, i quali stampati si tro-
vano appresso i ricordali Maurini e nel-
l'opere del b. cardinal Tom masi, non che
in alcuni vecchi libri romani. Da tutto-
ciò, crede l'ab. Diclich, si può conclude-
re, che il rito di Venezia, che il rito di s.
Marco, che il rito aquileiese o Patriar-
chino insomma, non dilFeiiscono dal Gre-
goriano essenzialmente; ed ancorché va-
riassero nelle ceremonie, nella sostanza
però sarebbero sempre Gregoriani , né
questa diversità cosliluirebbe un rito
particolare, a! dire del dottissimo litur-
gico cardinal l'ona. Si soppresse poi que-
sto rilo primieran)ente in Veneziii nel
1456, come g ;i dissi, quando il patriar-
ca Contarini ottenne l'indulto da Calisto
111 di poter celebrare nella stia cattedra-
le di Castello secondo il rito romano,
mediante il diploma che riferisce, benché
secondo li gradense celebrasse un teujpo
gli utlìzi divini; e ciò un secolo e più pri-
ma the s. Pio V sopprimesse nel 1 568
V E N 3.1
tutti ì riti che non vantavano Tanti lii-
là di 200 anni, come notai. Insensibil-
mente poi si uniformò il cleio alla sua
cattedrale in modo, che d'uu tal rito in
oggi altro non si scorge che un qualche
■vestigio (come s;u*ebbe il R;. Redemptnr,
riportato «ITab. Diclich alla nota f3,che
si suole cantare in alctuie chiese di Ve-
nezia dopo la messa solenne de Requiem,
e che alcuni pievani vogliono a torlo so-
stenere; poiché cessato nella maggior par-
te il rito Patrinrchino, deve cessare an-
che nella minore, e già ogni anno proi-
bisce loro 1* Orduiario di dipartirsi «lai
Rituale romano , volendo cos'i altrognre
inlerau)ente tal consuetiuline); anzi ag-
giunge, che sino dali4>B si era ben in-
trodotto a Venezia il rilo romano , co-
me dice il Gallicciolli, odrendo per pro-
va una costituzione del vescovo Laudo,
la quale conianda di sostenere il rito Pa-
triarchino nella celebrazione dell'unizia-
tura divina. Costituzione riprodotta dal-
l'ai). Diclich, che il detto vescovo non a-
vrebbe emanato, se il rito proprio non
fosse andato in decadenza, e introdottosi
lui nuovo, cioè il romano. Da ciò dun-
que chiaro apparisce, che questo rito ces-
sò per sempre, né si può più richiamare,
come vorrebbono alcuni, giacché il clero
veneto volontariamenle cedette al suo
privilegio, e vi concorse iu ciò il tacito
consenso dell'Ordinario, ch'é quanto ri-
cerca s. Pio V nella sua bolla, onde po-
ter rinunziare al proprio rito, che vanti
però r antichità di 200 anni , e abbrac-
ciare il rito romano. Che ciò sia vero, si
può facilmente provarlo, poiché nessuno
de'patriarchi successori delContarini mai
non si oppose: anzi vedendoli {)alriarca
Priidi, che a'snoi tempi, cioè nel iGg-ì,
perfettamente si osservava in Venezia il
rilo romano , decretò nel sinodo che i
sacerdoti forastieri non potessero celebra-
re in pubblico la messa, se [)rima non
venissero esaminati intorno alle egemo-
nie prescritte dal messale pure rom»no.
iN'ella basilica però di s. Marco si couser-
^
3j2 VEN
vò, sincliè a' 19 ottobre 1807 divenne cai-
tediale, il lilo Palriarchino , né il di lei
clero volle rinunziare a questo suo privi-
legio,se non quando dovettecederea tut-
ti gli altri suoi privilegi. In Aqiiileia poi,
allese le «nutazioni di sede, al dire di Le
Ijrun,ed i rapporti de'suoi patriarchi con
Koma, sì era insensibilmente introdotto
il rito romano, e ciò attesta il sinodo
d'Udine o aquileiese tenuto nel iSgG,
come pur notai, 1' ab. Diolicli riprodu-
cendone il decreto, insieuie all' altro del
sinodo veneto , ed a quello del patriarca
d'Aqiiileia Barbaro, col quale lo soppres-
se generalmente. L'ab. Cappelletti par-
landò del rito Palriarchino, ancb'egii di-
chiara , che la chiesa di Venezia usava
nelle sagre ufllzialure i riti slessi delle
chiese patriarcali d'Aqiiileia e di Grado;
riti de' quali ora non si conserva più ve-
i-una men)oria, tranne che sui Sacerdo-
tale e su altri libri, che trattano di sif-
fatte materie, dicendo inoltre di averne
svilupi)ato l'argomento nel e. 8 della sua
Storia della Chiesa di Fenezia. Aggi u n •
gè, che primo ad introdurvi uovilà e al-
terazioni fu nel i.° decennio del secolo
XIV il vescovo di Castello l^olo, il quale
imitarono a poco a poco altri vescovi e
patriarchi, sino al i58i, in cui gli apo-
stolici visitatori ne fecero sparii'e inlera-
inenle ogni avanzo. Gli antichi riti per-
ciò non erano rimasti che nella sola biisi-
lica ducale di s. Marco, la quale essendo
indipendente alfatto dalla giurisdizione
ordinaria del vescovo o del patriarca di
Venezia, e soggetta soltanto ed esclusi-
vacnente al doge, non li mulo mai, quan-
to alla sostanza, benché c]iianto ad alcu-
ne secondarie ceremonie vi abbia am-
messo de'cambiameiiti. E così continuò,
finche nel i 807 il patriarca Gamboni tra-
sfeii in essa, 7 giorni dopo il decreto vi-
cereale, la sua cattedrale residenza, al
modo narrato superiormente. Ilei», cav.
FahioMutinelli veneto, DelCosluine ve-
neziano sino al secolo XF IT, Sag^io,\(?.-
uezia dalla lipogralìa del Coujmercio
VEN
i83i, ecco quanto dice del rito Palriar-,
citino. Dipendendo dal patriarca di (ira-
do il vescovo di!VIalan)occo(e poi di Clii<Jg-:
già, dove fu trasferita la sede nel i 1 10),
nella cui diocesi erano comprese 1' isole
di RiaIlo,diOlivolo,di Spinalonga,di Dor-
soduro, di Lupao, e le Gemini, ed ele'lo
alla fine dell' Vili secolo Obelalto Ma-
rino figlio d' Eneogiro tribuno di Mala»
mocco a patriarca di Grado, il quale po-
scia con pontificia approvazione verme
risiedere come vescovo in Olivolo, accat!
de naturalmente che il rito delle chiese
di Venezia fosse 1' aquileiese, detto Pi
triarchino , perchè proprio tanto del pa
tiiarcatodi Grado, quantodell'altro d'A
quileia. Tale si mantenne sino alla metà]
del secolo XV, in cui la cattedrale e lut
le r altre chiese, toltane la basilica di s,
Marco, adottarono il romano. Il rito Pa
triarchino non dilleriva punto dal Grego
riano, coir aggiunta però di molti greci
stni anticamente introdottivi, oltre cert
altre costumanze tutte proprie della chic
sa di Venezia. Cagione d i uiolte di queste
fu certamente la ducale dignità , onde a
modo d'esempio nominavasi il doge al,
l'alto di benedire il cereo pasquale , prei
gavasi per esso nella messa, gli si porgevi
incenso quando interveniva alla celebrai
zione degli uffizi divini , si permettevi
eh' egli stesso desse al popolo la benedi
zione (trovo che questa davasi dal dog(
nel palazzo ducale, nella pubblica sagra
funzione della processione delle Mai ie, di
cui nel § Vili, n. 7; e quando il doge Da
ronle nel i583 visitò le monache ago*
stiuiane grigie di s. Andrea de Zirada
compartì ad esse la benedizione. Si pu
vedere il Cornaro, Eccl. 7 enet. A. D
Duci Benediclione deliir prò dignitai
Palaia j ed il § XIX, n. 3, ove parlo dell
prerogative esercitale da'dogi, inclusiva
mente all'inveslilure ecclesiastiche), e
due cori si canta va 110 nel giorno delle priii
cipali feste le lodi di lui. Perciò uw cor
cantava: Exaudi Christe, Exandi Chri
sU',ChrÌ6tus regnai, Cltrisius vicil,Chi
VEN
stns imperat. L' altro pure cantanilo v\-
spoodeyaiSertnissimoetexccllenUssimo
vrincì'pi, et domino nostro graliosissinio
Dtigratia inclyto Duci Fenetiarumsa-
liiSy honor, vitae, ac perpetua Victoria.
Eia un inno per la con!<ervazìoDe del
principe.Col medesimo Mutinelli, eia ci-
tata opera nel § XVI, n. 2, 3 e 4» '"'i"
giono de' costumi de' veneziani civili e
leligìosì, ed eziandio delle ceremonie u-
sate nelle loro nascile, tnutrimouii,esti e-
ina unzione e iiiorli.
§ VII. Delle nove Congregazioni del
Clero.
Decoroso ornamento della s.Chiesa Ve-
neziana sono le venerande IVove Congre-
gazioni del clero , antiche ed esistenti,
composte di sacerdoti veneti, che sebbe-
ne non sono, né rappresentano il corpo
del veneto clero , come dice il Corner,
formano però una società ed unione, in
cui vi sono persone per dottrina e per pie-
tà le più distinte del clero. Il clero vene-
to ue'sinodi diocesani formasi da' pieva-
ni e da'preti titolati, per modo che gli ar-
cipreti stessi, che sono rettori o presiden-
ti e capi delle congregazioni, non vengo-
no ammessi nel sinodo, se non siano o pie-
vani o almeno titolati d'alcuna parroc-
chia. Ciò non ostante le congreguzioni, o
presa ciascuna da se, o molto più unite
insieme, fanno un corpo tanto rispettabi-
le, in quanto che vi si vedono farne parte
i soggetti migliori del clero. Sino da'pri-
fuordii della nascente città, fu la cu-
ra dell'anime amministrata da'soli preti
secolari, il i.'^de'quali chiamato Felice ri-
siedette in s. Giacomo di Rialto, unica
parrocchia de'primitivi abitanti, a'quali
dispensava i sagramenti. Al crescere che
fece ben presto il numero de'cittadini, si
aumentò pure il numero delle parroc-
chie, nelle quali s'istituirono nuovi pa-
stori chiamali ne' tempi più rimoti cui
non)e di Plcan\ e poscia dalla plebe Io-
io commessa Plebani e in diakllu veue-
VOL. xc.
VEN 3i3
to P/ot'a«/, ossiano i Parrochi, delti an-
che Piei'aniy da Pieve sinonimo di Par-
rocchia. Come in tali ultimi articoli , io
continuerò a chiamarli col pi ù comune no-
me di P/evrt«/. A questi per accrescimento
del divin culto, e per aiuto nella coltura
dell'anime, furono in molte chiese ag-
giunti allri sacerdoti, onde formaronsi le
collegiale, e gli aggiunti cooperatori fu-
rono detti Titolali per distinguerli dagli
alili, che iniziati solamente a servir la
chiesa, aspettano d' essere al loro tempo
ammessi nel collegio capitolare; fors'an-
che pel riferito a Titoli. Il senato con de-
creto de'7 marzo 1496 stabilì, che piìi
non dovesse a' pievani eletti vescovi darsi
il possesso temporale di loro chiese, se
prima non si fossero spootaueamenle di-
messi dall'amministrazione e titolo di
pievani, per togliere il pernicioso abuso,
allora in corso, per cui i pievani destina-
li a'vescovati ritenevano in commenda le
parrocchie e ne godevano le rendile. Ma
ora conviene parlare delle IX congrega-
zioni, e- poscia dirò dell'auliche e dell'o-
dierne parrocchie nel § seguente, divise
in V decauie. Il fine di queste congre-
gazioni è principalmente il sulhagare i
defunti, e coir esempio loro eccitare il
popolo a SI importante opera di miseri-
cordia; e in fatti l'esempio di sì saggi e
piì ecclesiastici, eccitò le persone laiche
ad imitarle con alcun somigliante isti-
tuto, mediante la fondazione di pii <5'o-
dalizi o Compagnie o Scuole, col qual
vocabolo in Venezia si appellano le Con-
fraternite. Prese ognuna delle IX con-
gregazioni il nome di quella chiesa, in cui
fu istituita; e fu lai.' di tulle la congre-
gazione di s. Angelo , eretta nella par-
rocchiale dedicata all' Arcangelo s. Mi-
chele. Molli de' veneti storici trattarono
del ragguardevole corpo delle nove con-
gregazioni del clero. Distintamente e con
assai di erudizione se ne occupò ia ap-
posita operetta 1^ encomialo Flaminio
Cornei : De Cleri et Collegii noveni Con-
gregalionuni Fcneliavuni documenta et
21
3i4 VEN
pr ii'ilegì n, \enelns ij^^. Il sacerdofe
Giuseppe Cadorìn pubblicò la disserta-
zione : Cenni storici delle nove Congre-
gazioni del Clero veneto, Venezia i843.
Il eh. ab. Cappelletli, Le Chiese d' Ita-
lia: Chiesa patriarcale di Venezia, a p.
422 ne trnlta, ed io lo sen;tiirò. Dice a-
vello fallo ancora e più dill'usa mente de'
nominati, nel l. 3, cap. 6, della Storia
della Chiesa di Venezia j e queste slesse
notizie l'accolse pure in particolare li-
brello, stampato a Venezia nel i853, e
da lui offerto al medesimo venerando col-
legio delle IX congregazioni. La loro o-
l'igine rimonta al 977, e se ne reputa pri-
missimo istitutore il doge s. Pietro Or-
seolo. Miglior forma cominciò a pigliare
questa congregazione di chierici verso il
Il 17, quando per le largizioni pie di
benefattori fu divisa in più diramazioni,
sempre però tra loro congiunte nell' u-
nità d'un sol corpo. Nella loro origine fu-
rono istituite principalmeute per dedi-
carsi al decoro e magnificenza del divin
culto, e per suffragare colle preghiere e
cu'santi rili i defunti; perciò sempre in-
tervennero nelle pubbliche e più cospi-
cue solennità; onde furono e sono invi-
tale a'funerali più sontuosi e magnifici ;
perciò a poco a poco divennero ricche di
molli possedimenti, loro lasciati dulia re-
ligiosa beneficenza di diversi testatori, che
or complessivamente e in comune, or di-
stintamente e in particolare, ne accrebbe-
ro la dote con largizioni e legati. Ogni con-
gregazione è sotto l'invocazione e gli au-
spicii di particolar tilohue; variano poi gli
scrittori nel riferirne 1' online cronologi-
co sull'epoche della fondazione, perchè
essendosi incendiati i documenti, fu ca-
gione della varietà di opinioni. Però da
un documento deh i23 di Pietro Enzio,
che lasciò ad esse 5o libbre di denari, oltre
a molli altri legati a chiese e monasteri
di Venezia e delle lagune, si trae l'esi-
stenza di cinque congregazioni, 4 delle
quali senza dubbio erano quelle di s. Mi-
chele Arcangelo istituì ta uel 1 1 1 7, e quei-
VEN
le di 8, Maria Mater Domini, di s. Ma-
ria Formosa, e de'ss. Ermagora e For-
tunato, le quali si vogliono erette tutte in
un medesimo giorno, in conseguenza del
legato lasciato al clero da Antonia Mas-
ser. Quanto alla 5." è dubbio se sia slata
quella di s. Luca o di s. Silvestro, le qua-
li certamente esistevano neh 192, e que-
st'ultima probabilmente preesistente al-
l'altra,poiché è ricordata in qualche docu-
mento del I 1 70, unitauìente all'altre 4 e
chiamate Congregazioni di Rialto. Dopo
le nominate 6 congregazioni, segue quella
di s.Paolo apostolo, già esistente nel i 228.
L'8.^ congregazione è quella de'ss. Can-
ziano,Canzioe Canzianilla martiri, di cui
trovasi la 1.3 memoria nel i253. Ultima,
per assomigliare il numero complessivo
delle congregazioni a'g cori dell'angeliche
gerarchie, fu quella del ss. Salvatore,
istituita uel 1291 dal vescovo di Castel-
lo Moro, e in un documento del i3o5
trovasi nominata coll'ailre 8. Ciascuna
congregazione ha la propria nialrico
la o codice di leggi, che ne regola l'in»
terna disciplina e l'economia ; tutte poi
complessivamente hanno un solo codic
generale di costituzioni , che le dirig
nelle loro parlicoiarilà , in tullociò eh
non soffre varietà, e nel loro generale ii
tulli que'rapporti, che ponno aver le un<
colle altre. I sacerdoti d'ogni congregazio
no erano divisi in 3 ordini, che denonii
navansì parte intera, mezza parte, et
orazione: al presente non esistono che
due primi , a cagione della scarsezza del
numero degl'individui chele compongo
no. A chiunque vi entra, purché non si
favorito da parlicolari privilegi, era asSi
guato l'infimo ordine,cioè l'orazione, ù
cui dopo 6 anni di servitù alla inez
parlesì passava aWa parte intera. Og^u
l'infimo è la mezza parte, dal quale si
milmeute dopo 6 anni si passa alla/;<7r'
te intera. A seconda dell' ordine, a cui
appartiene, riceve ciascuno la porzione
degli emolumenti che gli spellano. JVou
vi SODO ammesi che i soli preti di Ve-
V E N
nezia; i pievani sono o!jl)lignli ad «iscri-
veisi all'una o aH'allia: i pievani del-
le chiese appartenenti alla già diocesi
di Torcello vi erano pure aggregali per
grazia: i canonici ponno entrarvi, ed
hanno posto dopo i pievani. Tiittociò
in vigore di particolari decreti. Ognuna
delle I X congregazioni è presieduta da un
arciprete,ei.\ ha inoltre un massaro, due
sindaci, un notare ed un nunzio. L* ar-
ciprete dura a vita: viene eletto dal ca-
pitolo de'confiatelli di parte intera, i
quali hanno soltanto voce attiva e pas-
siva; l'elezione dev'essere poi confermata
da due terzi de' voti degli arcipreti e de'
massari e siedaci coniponenti il pieno col-
legio: ha il titolo d'arciprete, eil è riputa-
to nell'ordine delle dignità ecclesiatiche.
Subito dopo l'arciprele segue il massaro,
detto in veneziano nia;>s('r, a cui è alìida-
to l'uffizio d'esigere e amministrare le
rendite della propria congregazione ; du-
ra un anno, ed è scelto tra'confralelli di
parte intera; è soggetto a particolari at-
tribuzioni e discipline, a tenore della
matricola della propria congregazione;
a lui tocca altresì sostenere del suo alcu-
ne spese annuali, specialmente per la so-
letmità del titolare della rispettiva con-
gregazione. Dopo questa carica, che nel-
l'onore e nel potere è sempre dopo l'ar-
ciprete, seguono le altre mentovate, cui
spetta relativamente l'attendere all'eco-
nomia, alla partizione delle rendile, all'è-
secuziooe delie leggi ed agli annunzi o
invili da farsi a'confialelli. Ogni congre-
gazione era composta di 36 confratelli,
poi fu limitata a aS.ed ora è ristretta a2 i .
La suprema reggenza dell'intero corpo
delle IX congregazioni, è costituita nel-
l'unione (li quell'ecclesiastica magistra-
tura che si dice Collegio. Esso è compo-
sto «le'g arcipreti, de' 9 massari, de' 3
smdaci maggiori e altri 6 sindaci mino-
ri. A questi nel 1637 furono aggiunti
anche i 3 cassieri delle congregiizioni de-
gli arcipreti, che formano la temporaria
presidenza del clero. La quale presidenza
VEN 3i^
per non aversi a radunare ad ogni lieve
occorrenza l'intero corpo imperante, fu
stabilita per dirigere gl'interni affari or-
dinari, limitandone de'soli straordinari
e più gravi la discussione e il giudizio al
pieno collegio. E' formala tale presiden-
za da 3 arcipreti, ognuno de' quali vi
dura 3 anni, per guisa che ogni anno ne
abbia ad uscire imo ed entrare un altro,
sicché ciascuno de' g arcipreti sottentri
alla sua volta a sostener l'incarico; questi
si (iìcotìo arcipreti presidì,ed ancosopra-
massari.Sono associati ad essi col titolo
di si/idaci maggiori, 3 de' sindaci mino-
ri di alli'e congregazioni che non sieno
quelle de' 3 arcipreti presidi; ciascuno
di questi vi dura egualmente 3 anni, fla
il collegio di queste congregazioni il po-
tere di formar leggi disciplinari ed eco-
nomiche, di mutarne all'uopo l'antiche,
d'abolirle o d'amplificarle: potere, ch'e-
sercitò incontrastabilmente per tanti seco-
li,quanti ne conta dalla sua sussistenza. In
fatti pel corso di essi e fra la serie di lauti
avvenimenti politici ed ecclesiastici, le con-
gregazioni sempre si conservarono nel pri-
mitivo loro spirito, protette nell'esercizio
de'Ioro diritti, favorite da' Papi con lu-
minose prerogative, e onorate di parti-
colare predilezione dalle primarie ma-
gistrature della repubblica veneziana. El-
leno difatti non conoscevano sopra di lo-
ro veruna podestà secolare, tranne quel-
la del maggior consiglio e del senato; fin-
ché poi con legge de'28 settembre 1468,
furonoanidate,qual corpo ragguardevole
e nobilissimo, alla tutela esclusivamente
del consiglio de'Dieci, del quale perciò si
trovano in grande numero i decreti per
esse emanati. E quanto all' ecclesìa«lica
loro autorità, formano esse un corpo di-
stinto affatto dal clero sinodale diocesa-
no, e nell'esercizio delle loro incombenze
e de'Ioro diritti non sono punto soggette
alia podestà ordinaria del patriarca. La
presidenza del collegio era ed è il tribu-
nale ecclesiaslicodi prima istanza, dinan-
zi a cui vengono trattali gli affari e sea-
3i6 VEN
lt>n7Ìate le liti appaitcnenli all'aramini-
struzione ed a'diritli delle congregazioni
nipdcsijne. Negli affari più rilevanti , e
ne'gravatni contro le sentenze della pre-
sidenza, è Irilìunale trap[>ellazione il pie-
no collegio; sopra cni nel caso di dispa-
I ila di giudizio, spelta al collegio medesi-
mo lo stabilire, come tribunale inappel-
labile, un giudice arbitro e arbitralo-
re, il quale, in vigore dell'aulorità con-
feritagli da esso collegio, prontinzi le sue
sentenze. Il clero delle IX congregazioni
è un corpo distinto affitto dal clero uni-
versale della diocesi di Venezia, iniperoc-
diè sebbene sia composto d'individui,
che appartengono al clero universale e
che isolatamente e individualn)ente di-
pendono dalla giurisdizione ordinaria del
supreitio pastore della diocesi; pure uni-
Io ne* suoi comizi e nell'esercizio delle
sue incombenze e de'suoi diritti, è fregia-
lo di tali e tante prerogative, concessegli
e dalla consuetudine de'secoliedalle pon-
tifìcie deliberazioni, che riesce immedia-
lamenle soggetto alla sola immediata po-
destà della s. Sede; come appunto vari
capitoli di canonici, e anticamente e al
dì d' oggi, sono od erano esenti dall'or-
dinaria giurisdizione del vescovo diocesa-
no, per pontificie concessioni. Per cui non
è a meravigliate, che anco in Veneziail
clero delle IX congregazioni goda tale
prerogativa. Che il clerodellelXcongre-
gazioni non è il medesimo corpo del cle-
ro universale diocesano, osserva il sum-
menlovato ab. Cadorin, si dimostra dalle
differenze ne' pareri insorte nelle stesse
congregazioni. Le congregazioni di s.
Canziauoe di s. Luca estesero a'pievaoi
di Torcello alcuni privilegi che aveano
concesso a'pievani di Venezia, mentre la
congregazione di s. Silvestro non volle
concedei li né agli uni e nè'agli altri. Dal
che evidentemente si arguisce la distin-
zione fra clero e clero, mentre nelle con-
gregazioni s'introducono e si escludono
sacerdoti che tulli lianno diritto di suf-
fragio nel sinodo veneto. Questa dislin-
VEN
zione venne pure dichiarata nel 1 594 dal
nunzio di Clemente Vili, e dal patriarca
in ogni tempo, come nel sinodo del 1 5()5
dal patriarca Friuli; nltrimenli nella sop-
pressione de'titoli e de' capitoli sarebbe-
ro state compi'ese anche le congregazio-
ni. Dimostrazione onorevole della slima,
in cui erano tentile leg congregaziotii e il
loro collegio, fu la deliberazione delsena-
to, il quale nel 1 434 comandò, che ciascu-
na di esse destinasse un deputato da man-
dat'si al concilio di Basilea, mentre era
ancor legittimo; acciocché questo cor-
po ragguardevole vi avesse anch' egli t
suoi rappresentanti, scegliendovi ciascu-
na un soggetto di dottrina, di pietà e di
senno distinto. Laonde fu scello un pie-
vano per ciascuna, e fu stabilita loro una
somma per le spese del viaggio e per un
congrtio sostentamento durante la loro
dimora in quella città, e lo stipendio al-
tresì per un servo di ciascuno. L'assegno
per ogni pievano fu di 100 ducati d'oro
per 3 mesi dal giorno della partenza da
Venezia, ed in seguito un ducato al gior-
no finché vi si fossero trattenuti; eie du-
cali mensili pel servo. All'autorità supre-
ma del collegio apparteneva il difende-
re e sostenere i diritti del clero univer-
sale della città negli alfiUM di gran rilie-
vo; al quale uffizio, come suo procura-
tore, Io elesse il clero cTiedesitno raduna-
to sinodalmente nella chiesa di s. ìMoisè
s't.'j novembre i 5 1 9, d'ordine del vesco-
vo di Fola Altobellu nunziodi Leone X,
e coli' assenso del patriarca Contarini.
Componevasi quel consesso di i55 sa-
cerdoti tra pievani e titolati , i quali for-
malmente elessero e deputarono, con-
sultores et defensore.i siios, ac etiani in
quantum expediat syndicos Hev, Pa-
tres doni, omnes \'e.neranduni Collegium
omnium venerahilium Congregationnm
f^enetiarum totius cleri praefati. . . . qui
nuncsuntetpro tempore erunt,ac illius
praesidentes venerandos.DeWa quale au-
torità conferitagli in perpetuo, si valse il
pieno collegio per difendere i diritti e
VEN
privilegi del clero nella fumosa lite, che
nel i649-5o,solto il paliiarca Morosini
ebbe n sostenere il clero medesimo con-
tro la curia patriarcale. E' inoltre parti-
colare incombenza del pieno collegio il
vegliare sull'esalla osservanza delle leg-
gi, massime sull'elezione delle dignità di
ciascuna congregazione, ogni volta che
ne succede la vacanza. Ha perciò il po-
tere, se mai ne fosse protratta l'elezione
oltre il tempo fissato, di procedervi da
perse; di punire i trasgressori confratelli
in ogni altra violazione delle leggi, e di
privarli, a proporzione delle mancanze,
o in tutto o in parte, e sì perpetuamen-
te che a tempo determinato, delle ren-
dile rispettive, e persino di cacciarli dal-
la congregazione. Tale fu sempre la slima
goduta da questo corpo, che nel 1 58 i fu-
rono aggregati alla più antica dellecon-
gregazioni il nunzio Lorenzo Campeggi,
ed Agostino Valerio o Valier vescovo
di Verona e poi cardinale, allora visitato-
ri apostolici di Gregorio Xlll in Venezia,
anche delle medesime congregazioni. Le
decisioni del collegio furono per più se-
coli l'estremo definitivo giudizio, tanto
negli affari che appartenevano o all'in-
terna amministrazione delle congrega-
7Ìoni, od al buon online e alla disciplina
di queste, quanto alle materie ecclesiasti-
che d;d clero diocesano portate al suo
tribunale. Non sempre però i confratelli
delle varie congrega/ioni si adattavano
religiosamente alle sentenze sui casi parti-
colari od anche agli ordini geiierali,che dal
collegio medesimo derivavano. La qual
cosa produceva non lievi disturbi talvol-
ta, anzi anche scandali. Perciò il colle-
gio supplicò il vescovo poi patriarca s.
Lorenzo Giustiniani nell' anno i443,ad
assumere egli stesso l'incarico d' arbi-
tro e arbilra/ore, per esaminare e deci-
dere qualunque causa e per qualunque
motivo insorta tra le dette congrega-
zioni, e che il giudizio suo avesse ad es-
sere inappellabile. La scrittura, che gli
conferì quest'autorità delegala, è di-
VEN 3.7
stìnta affatto dall' ordinaria sua dioce-
sana, come si apprende dall'encomiato
scrittore che la riporta. Da essa apparisce,
avere il prelato ricevuto dalle congrega-
zioni un'autorità, che non gli apparte-
neva come ordinario diocesano; e la stes-
sa sua adesione nell' accettarla attesta
chiaramente ch'egli prima non l'avea.
Quest'autorità amplissima e di supremo
grado, siccome a lui delegala non poten-
do esser trasfusa in altro suddelegato,
si fa palese dalla deliberazione presa nel
i465 dal collegio, in occasione che il
vicario generale del patriarca Bondime-
rio voleva ingerirsi di ordmaria autori-
tà in materie appartenenti alle congrega-
zioni, stimando di potervi aver duilto,
come in qualunque altro argomento re-
lativo all'amministrazione della diocesi.
Quello stesso collegio del clero, il quale
avea dato al patriarca l'autorità d'agire
come arbitro e arbitratore, dichiarò la
sua volontà di non volerne conoscere
investito che il solo patriarca , e non
già il suo vicario, con alto riferito dal
medesimo ab. Cappelletti. Del resto, s.
Lorenzo investito dell'autorità dì arbi-
tro e arbitratore pronunziò il suo giudi-
zio e stabilì sapientissime leggi regolatri-
ci del buon ordine e del prosperamento
di questo illustre corpo, pubblicandole
nel i44^» ^^ "'^" giunsero sino a noi.
Ad esse nuove discipline aggiunse il pa-
triarca Bondimerio nel 1460; edallret-
tanto fece in vigore della medesima au-
torità, \\ patriarca Gerardi nel 1470.
A oche delle costituzioni di questi due pre-
lati se ne deplora la perdila. Censì esi-
ste presso il medesimo autore, la bolla di
Paolo IV Ex solita , dell'i i settembre
I 558, colla quale approvò tutte le deli-
berazioni de' medesimi patriarchi, pro-
nunziate nella qualità d'arbitri e arbi-
tratori delle IK congregazioni; e con
quest'approvazione, il Papa implicita-
mente approvò il diritto dell'indipenden-
ra del pieno collegio dall'autorità ordi-
naria de'palriarchi, e riconobbe in essi
3.8 YEN
«lelegala l'auloiilà, che talvolta esercita-
no sulle congi'egazioni, quando ne siano
chiamati da esse a sostenerne l'uffizio. Pei"
Tauloritìi de'decieli e delle sentenze pro-
nunziate ne'vari tempi da' Ssunuueiito-
vati patriarchi, le congregazioni del cle-
ro furono regolate in bell'ordine per
lungo volger d'anni; sicché non insorse-
ro più controversie sino a'ieoipi del pa-
triarca Trevisan. Perciò, rirmovatesi
quelle, anche il collegio rinnovò 1' uso
del suo diritto «li eleggerea suo arbitro
e nrbilralorc per s()[)priinerle, tale pa-
triarca. Ei^li diuique, valentlosi dell'au-
torità conferitagli, compose il codice di
leggi, nominalo come (piello de'preileces-
sori, Sentenza Àrliilraria, e la promul-
gò a' 1 8 noveujbi» 1 558, poi stampala
nel i58i,allrf 4 edizioni rinnovandosi
successi vamenle,irordine della presiden-
za delli'congiegnzioni. Awcnnetalvolla,
che dali'udizio ti' arbitro e arbilralorc ,
il pieno collegio escludesse dalla sua scel-
ta il patriarca, e ad altra persona si diri-
gesse; il che vieppiù dimostra la sua as-
«ulula esenzione dall'ordinaria giurìsdi*
ziot)e di e^so. Dappoiché, come pure os-
servo il Corner, sebbene il collegio delle
congregazioni avesse deliberato di eleg-
gerlo senipre e in ogni sua occorrenza,
questa sua deliberazione tuttavia non lo
privava del suo naturale diritto di con-
cedere l'arbitraria autorità sopra di se a
chi meglio gli l'osse piaciuto, ogni volta
che il bisogno e le circostanze l'avessero
suggerito. E di questo suo diritto usò e-
gli appunto nel i647> al'o'chè per certo
litigio Ira le congregazioni di s. Luca e
s.Silvestroessendo stata rifiutata dal pie-
no collegio a' 2 aprile la scelta deWarbi-
tro e arbilratore nella persona del pa-
triarca Morosini, ne fu invece eletto a' 3
del seguente luglio Giovanni Quirini ar»
civescovodi Candia. Benché i diritti del
clero delle IX congregazioni, per tutto il
narrato, fossero cosi solidamente assicu-
rati per atti solenni e del clero stesso, e
de'pati'iarvhi nella qualità accetta tad'^r-
VEN
bilrie arbìlratori,e della ponllficia ap.
provazione, e della consuetudine e pre-
scrizione di tanti secoli; tuiiavia non
mancarono occasioni , nelle quali i pa-
triarchi cercarono di spogliamelo, per
esercitar essi d'ordinaria e assoluta auto-
rità, ciò che i loro predecessori aveano
esercitato per semplice e mera delegazio-
ne del collegio medesimo. Di qua deri-
varono maggiori vantaggi alle congrega-
zioni, perchè portatone alla s. Sede il
gravame, non solamente ne riuscirono
vincitrici, ma i loro diritti vennero con
maggior chiarezza e solidità manifestati.
Infatti, quando il patriarca l*riuli, nel si-
nodo diocesano del novembre i5q4. eb-
be a decretare alcune discipline, che of-
fendevano i diritti delle congregazioni e
si opponevano alle leggi stabilite per es-
se dalle sentenze arbitrarie de' patriar-
chi antecessori; espressamente trattando,
cioè nel cap. XIII, De Novem Congrega-
tionibus sacerdoluni et clcricoruni hujns
cii'italisj nel e. XI V, De Collegio Novcin
Congrcgalionum; e nel XV, De niunere
et auctoritatc procnralonini r. Cleri gè-
neralis et Cotlegii Noi'e.m Congregatio-
nnni: argomento,chea lui,dice l'ab. Cap-
pelletti, come ordinario diocesano, noa
apparteneva per nulla; le congregazio-
ni, rappresentate dal loro pieno collegio,
se ne appellarono al giudizio della s. con-
gregazione del concilio, ed ottennero a'
3o aprile 1096 il rinomato decreto che
riporta. Questo decreto, che pone in pie-
na luce tutti i diritti, che al patriarca e
alle congregazioni rispettivamente cora-
petono,e che nel confermare le discipline,
determinava con incontrastabile precisio-
ne quelle di tutti i tempi avvenire, chiu-
se r adito per 23o anni e più a qualun-
que nuova giurisdizionale intrapresa de'
patriarchi contro questo corpo ragguar-
devole del clero veneto; ed avrebbelo
chiuso anco più oltre, se uno spirito, non
saprebbesi dire, se di novità o di che al-
tro, come si esprime l'ab. Cappelletti,
non avesse istigalo il benetuerilo d'ai-
VEN
tronde e amatissimo patriarca Pyiker n
stabilire, non già colf auloritù tV arhi-
tio e arbitratole ^ die non eragli stala
conferita dal coliegiu delle congregazio-
ni, niacoll'ordìtiariti sua autorità patriar>
cale, un Piano costituzionale, che mu-
tava essenzialmente il sistema, aboliva
tutte le costituzioni , toglieva i privilegi
conceduti da tanti secoli alle IX congre-
gazioni, approvati e confermati da piti
Papi, da vescovi e patriarchi di Venezia.
Le quali cose, poiché non procedevano
da un potere legittimo, furono ripu-
tate nulle dalia più sana parte del cor-
po delle congregazioni: taluna di esse
neppure registrò queiratlo,acciocchè non
avesse mai da essere, non che adottalo,
neppure conosciuto; e lale altra di esse
continuò ad operaie nelle sue delibera-
zioni sulle norme delle sentenze arbitra-
rie legittimamente emanate da'patriarchi
Giustiniani, Bundimerio, Gerardi, Tre-
visau eCornaro; e lutle nell'osservanza
delie più essenziali loro discipline si at-
tennero alle leggi, che non potevano e
non potranno essere abolite o cambiate
da qualsiasi altra podestà, fuorché da
una pari a quella che le emanò. Né di
ciò si può fare alcun rimprovero all' ot-
timo patriarca Pyrker, il quale stranie-
ro, e non informato delle particolari di-
scipline della s. Chiesa Veneziana, pre-
stòcredenza troppo facile a chi l'avvicina-
va, siccome in altri argomenti, co^i an-
che In questo , ad operare mutazioni e
novità inopportune. Hanno le congrega-
zioni uu computista o ragioniere, il qua-
le oe regola e ne rivede i conti per l'e-
conomica amministrazione ; ed un nota-
ru o cancelliere, al quale é adidato l'in-
carico di registrare e autenticare gli atti
delie radunanze, delle deliberazioni, de-
gli ordini del collegio e della piesidenza.
Quest' ullizio di cancelliere incominciò
soltanto dopo la formazione del collegio,
cioè dopo il 1423. Sino al i53i ne so-
stenne l'incarico sempre un prete e per
lo più pievano, secondo l'uso di que'letu-
VEN 3.9
pi da per Intta l'ilalia, anclic ne^li alPi-
ri meramente civili. Ma nel dello 1 53 r il
maggior consiglio, dopo ripetute proibi-
zioni ponlificie flgli ecclesiastici di funge-
re l'incarico notarile, decretò esclusi i\a.
quest'uflizio, sì nel palazzo ducale come
in qualunque altra magislralnra, gli ec-
clesiastici : perciò anche il collegio delle
IX congregazioni fu costretto a valersi
in queste incombenze del ministero d'uà
secolare. La qual cosa durò sino al 1699.
D'allora in poi, per decreto del pieno col-
legio, vi soltentiò un confratello sacerdo-
te appartenente ad una delle congregazio-
ni, a sosleiifre di biennio in biennio l'in-
carico a tenore delle costituzioni rt/i/7rcz-
rie summentovale, e si continua tutto-
ra. Dal 1433 al i553, non avea il col-
legio un luogo determinato e stabile, in
cui radunarsi; ma ponendo mente agli
inconvenienti che ne seguivano, fu co-
mandato f\i\\V Arbitrarie di fissarne uno,
in vista particolaimente della debita cu-
stodia dell'archi vio,il quale trasferito qua
e là andava soggetto a pericoli e a dan-
ni. N' ebbe perciò uno per circa 3o an-
ni a s. Vitale; poi nel i584 lo trasferì a
s. Paterniano, della cui chiesa ragiono
nel n. 22 del § Vili, ove continua ad a-
\erlo, e sulla porta è scolpita l'iscrizione:
Deo Opt^ Max. -lì. Cleri Congrega-
tio - Nitm Collegiinn - Anno Domini
MDLXXXiiii. iNegli alti e documenti suoi
il pieno collegio e la presidenza fanno
fede pubblica al pari di qualunque altra
ecclesiastica magistratura. Sino al 1687
erano essi autenticati dal seguo del label-
lionato notarile del proprio cancelliere;
ma nell'indicato anno fu deliberalo di
stabilirne un apposito, il che ebbe edet-
lo nel 1 748, scegliendosi l'emblema iu
vigore : signuni Crucis aequilatere bi-
partituni et noi'eni Cherubini circurn-
ornatuin. Nello Stato personale del
Clero, ecco come e con qual ordine si
riportano le IX congregazioni. S. PaO'
lo Apostolo, eretta neh 228, nominan-
doai l'aiciprele e l'auziano attuali, e cosi
320 YEN
quelli delle altre. S. Maria Formosa,
eretta del i ì/\5. S. Luca Evangelista,
eretta nel i 192. S. Michele Arcangelo,
erettane) i 1 17 nella parruccliiale omo-
nima, la quale soppressa nel 1810 fu
truslata la congregazione , insieme alla
purrocchialitu, nella chiesa di s. Stefano.
S. Maria Mater Domini , eletta nel
ii3o. SS. Salvatore, eieUa nel 1291.
S. Silvestro, eretta nel 1 192. S. Cancia-
no martire, eietla nel 1 253, SS. Erma-
.YEN
gora e Fortunato, eretta nel 1 145. Pre-
sidenza generale economica del vene-
rando Clero delle IX Congregazioni.
Tre presidenti, 3 sindaci maggiori, can-
celliere, ragioniere, nunzio. Si avverte
che a' 2 I marzo termina il Irennio del
presidente e del i.° sindaco, altri suben-
trando per ultimi, co' passaggi de'prece-
denti.
(Continua 1' articolo nel volume se-
guente).
m
FINE DEL VOLUME NOVANTESIMO.
VB
BX 841 .n67 1840
sncR
fioroni . Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc ìesiastica
AFK-9455 (awsk)